Pubblicato nella 'Percezione della realtà' Categoria

Il tempo stretto in un punto


Ho ricevuto una domanda: Se la storia umana esiste solamente nella nostra percezione, allora perché è cosi lunga?

La mia risposta: Non è lunga, perché in realtà – non esiste il tempo. Il tempo è un reshimot che crea questo film dentro di te.

Una volta che ti colleghi a tutti gli altri, comprimerai cosi tanto il tempo, che le azioni succederanno molto veloci, una dopo l’altra. Tu puoi percepire il tempo come una stella che esiste per milioni di anni oppure come un insetto che vive soltanto alcune ore e dopo muore; tutto dipende dalla tua sensazione del tempo.

Noi sentiamo il tempo solamente perché il nostro egoismo si accende, stirando il tempo tra le azioni, tra i reshimot. Se non fosse per il nostro egoismo, le reshimot si manifesterebbero al istante, senza intervalli, e tutto sarebbe compresso in un punto.

Al di sopra dell’odio fino all’amore

Domanda: Se la rottura e l’odio tra noi restano, allora cosa correggiamo?

Risposta: Li correggiamo al di sopra della rottura e dell’odio. Non capiamo ciò poiché esistiamo in un solo mondo.

Abbiamo bianco o nero e non può essere bianco e nero insieme.

Non siamo capaci di trattenere nella nostra percezione niente che sia diviso ed unito allo stesso tempo. Per noi esiste solo un mondo.

Quando cominciamo ad uscire verso l’altra realtà, innanzi a noi appaiono due mondi e possiamo vedere, all’improvviso, che non c’è contraddizione tra il bene ed il male, tra l’oscurità e la Luce. Vediamo che queste due linee si uniscono nella terza che non è nera né bianca, come le percepiamo in questo mondo.

Ci stiamo avvicinando alla fine dello sviluppo egoista e nella rivelazione della globalità del mondo e della fisica quantistica, appaiono forme contraddittorie del mondo che la nostra mente non è capace di unire in solo una immagine del mondo.

La nostra mente non è d’accordo sul fatto che gli opposti siano connessi e che un oggetto possa avere due forme, due luoghi ecc …

In altre parole, in noi nascono nuove nozioni – già spirituali – del tempo, del movimento, dello spazio e dell’esistenza della realtà. Tuttavia, non c’è posto per queste nozioni nella nostra mente.

Per questo non siamo capaci di percepire come possa esistere la rivelazione del male al di sopra del quale, senza distruggerlo ma trattenendolo, costruiamo il bene.

Possiamo dire che lo immaginiamo in un certo modo, ma questa non sarà un’immagine reale, perché non abbiamo ancora organi di percezione per i due mondi insieme, per l’odio e l’amore, la divisione e l’unione allo stesso tempo.

Non siamo capaci di immaginarlo correttamente. Possiamo stare solamente in una delle qualità dei due opposti.

Per questo, abbiamo bisogno solo della rivelazione nella sensazione (Kli). Unicamente con questa rivelazione capiremo ciò di cui parlano i cabalisti. Per questo, la scienza della Kabbalah si chiama “saggezza nascosta”.

Non sono capace di sentire di cosa parlano prima di essere pronto a sentire, prima che arrivi la Luce e formi in me l’organo spirituale della percezione.

Allora, con lo sviluppo della sensazione e con la rivelazione nel desiderio di nuove qualità, comincerò anche a capire.

Quando arriva la quarta (ultima) tappa nello sviluppo di ogni qualità, avrò la sensazione e la comprensione dei fenomeni spirituali; ma non prima di questo.

Materiale correlato:

Laitman blog: Unire gli opposti va oltre la velocità della luce
Laitman blog: Sei stato scelto tra miliardi di anime

Cambiare strada: verso la contemplazione esterna


Domanda: Realizzando i nostri desideri a livello dell’impressione, stiamo obbligando la materia ad essere più benevola?

Risposta: Tutti noi siamo creati del materiale che viene chiamato “il desiderio di dilettarsi”.

Sotto l’influenza della Luce, questo desiderio ha raggiunto il suo peggiore stato: gode solo per ricevere ed ha solo conto di se stesso, è egocentrico e sente solo ciò che avviene dentro di sé. Questo “cortocircuito” crea in lui l’immagine di questo mondo.

Correggendo il nostro desiderio, sentiremo la realtà che è al di fuori di esso. Ciò che sento al di fuori del mio desiderio, in altri desideri, viene chiamato il superiore, il mondo spirituale. Lì viviamo una vita eterna.

Tutta la correzione consiste nel sentire la nostra esistenza non dentro, ma al di fuori; e la difficoltà è solo psicologica.

Perché alla fine desideriamo godere, cercando di fare qualcosa di buono; e raggiungiamo davvero il bene infinito, però solo a condizione di uscire da noi stessi.

Nell’uscire al di fuori, comincio a relazionarmi con la materia della creazione – con il desiderio di dilettarmi – come me stesso, perché tutto questo desiderio è mio. Allora essa diventa benevola.

Perché amare il mio amico più di me stesso?


Ho questa falsa percezione che ci sia qualcuno che esiste al di fuori di me, e che ci siano degli uomini vicini o lontani che posso allontanare, tradire o sfruttare. Ma questa non è altro che un’illusione. Si tratta di un gioco intricato, di un esercizio che mi fa valutare e convertire il mio desiderio finché non incomincio ad amare gli altri più di me stesso. Allora darò agli altri la mia unica seggiola e il mio unico cuscino, perché arriverò a vedere il loro desiderio, che prima non consideravo affatto, più importante dei miei.

Ci sono dei desideri che esistono dentro di me da quando sono nato e che percepisco come il mio “io”. Si tratta dei desideri più meschini, che hanno una pertinenza con Aviut uguale a zero. Il primo livello di Aviut si manifesta come se fosse separato dal mio “io”, come i miei familiari e parenti. Il secondo livello è anche più lontano, come le persone che mi procurano ogni genere di beneficio e dalle quali dipende, in qualche modo, il mio benessere – per esempio, i dottori, gli scienziati, e così via.

Il terzo livello è più lontano ancora – sono le persone che voglio sfruttare, anche se sono disposto a lasciarle vivere. Il livello più lontano in assoluto è il quarto; qui ci sono i miei nemici mortali.

Ne segue che più lontano è il desiderio che percepisco, maggiore è il suo potere paragonato al mio stesso desiderio. Perciò, quando mi attacco a questi desideri “esterni”, li vivo in modo molto più inteso di quelli che avevo prima. Questa è la ragione per cui, poi, sono così disposto a dare “il mio ultimo cuscino” a questi desideri.

Li preferisco al mio desiderio iniziale di Aviut uguale a zero, perché è così meschino. Infatti, quale è l’attuale misura dei miei desideri per il cibo, l’acqua, la famiglia, il denaro, e la conoscenza? Questi desideri sono veramente insignificanti quando li paragono agli altri miei desideri, i desideri dei miei “amici”. Questi sono i desideri che mi rendono capace di arrivare nei mondi spirituali e negli stati più elevati.

Se faccio in modo di unire a me, prima di tutto, i desideri dei miei amici rendendoli miei, questo si dice raggiungere il Mondo di Assiya. Seguono poi i Mondi di Yetzira, Beria, e Atzilut. Questi mondi rappresentano la distanza tra me e i miei amici.

Perciò, “ama il tuo amico come te stesso” non è uno slogan per gli uomini per far sì che cerchino la pace. Si tratta della correzione dell’anima, in cui mi unisco a tutto l’universo, correggo la mia percezione e la mia visione della realtà, e raggiungo l’eternità.

Io sono tutti i mondi; io sono Malchut del Mondo dell’Infinito – tutta la realtà che è stata creata dal Creatore.

La vita sotto anestesia


Domanda: se lo Zohar dice che tutto avviene solo all’interno della persona, allora perché sentiamo le sofferenze nel mondo materiale, nel mondo fisico?

Risposta: ma cosa è il mondo materiale? Divido così: dentro di me, che è la percezione interiore, e ciò che è esteriore, il mondo. Attualmente, mi sembra che in qualche posto al di fuori di me c’è stato un terremoto in Haiti o cade un aereo o avviene un incendio. Si tratta semplicemente della mia mancanza di percezione vera della realtà, perché tutto ciò avviene in me e non lo sento.

È come se qualcosa avvenisse ai miei piedi e non la sento, come se mi avessero fatto un’anestesia.

Il sogno non è la mistica, ma la realtà

Domanda: cos è il “sogno” menzionato dallo Zohar?

Risposta: il nostro organo di percezione (il vaso, il kli) si chiama “desiderio di ricevere”. In esso, sentiamo noi stessi e l’ambiente, il mondo; ma sentiamo soltanto ciò che viene captato dai nostri organi sensoriali, cioè, solo ciò che è determinato da essi come necessario, ciò che si trova in somiglianza con questi.

Non sentiamo niente dello spirituale, della dazione o dell’amore e non sentiamo l’altro mondo, che si basa non sulla ricezione, ma sulla dazione. Anche il nostro stato non è ancora il sogno dello stato spirituale, ma si trova al di sotto di quest’ultimo. È ciò che si chiama “kista de hayuta”, una tenue luce che ci vivifica.

Questa luce – reshimo (il gene informativo) – ci da la sensazione dell’esistenza in una realtà, affinché, a partire da questa, possiamo elevarci allo spirituale.

Questa realtà – che appare adesso innanzi a noi – successivamente scompare. Questa sensazione ci viene data principalmente affinché nel nostro sviluppo spirituale ci sentiamo indipendenti dal Creatore e possiamo svilupparci autonomamente.

Il livello del “sogno” si trova al di sopra della realtà di questo mondo, ma esistono molti tipi di sogni, cattivi e buoni. Lo Zohar ci racconta dei sogni dei ministri del Faraone, dei sogni di Giuseppe.

C’è un sogno nel quale la persona entra in forma intenzionale, scendendo da un livello più alto ad uno inferiore, al livello del sogno. C’è un sogno quando arriva la notte, ossia l’oscurità spirituale, e noi dormiamo. In esso allora, ci viene un sogno su una parte del Mondo Superiore.

Da un lato il sogno arriva dall’unione con un livello più alto. Dall’altro lato, per questo, è necessario perdere il livello inferiore; però in ogni caso, si tratta degli stati del nostro desiderio, che può essere in un livello completamente disconnesso dallo spirituale, in un livello di questo mondo o in uno più alto che è un po’ connesso con lo spirituale ed è chiamato “sogno”.

Il sogno non è il mistico, ma la realtà nella quale si trova l’uomo che si eleva al di sopra dei gradini spirituali; o egli avanza ed entra in forma intenzionale nello stato del sogno, oppure questo stato gli viene dato dall’alto.

Materiale correlato:

Laitman blog: Perché il sonno è 1/60 della morte

Se volete ricevere di più, date!

laitman_2009-11_8763Sebbene possa sembrare insolito, se voglio ascendere al livello spirituale successivo e ricevere così una Luce maggiore, devo “ uscire”, andarmene dallo stato in cui ho avuto appagamento, la Luce di Hochma, ed ascendere ad un livello che non ha la Luce di Hochma, ma solo la Luce di Hassadim. Mi sarà allora garantito di non cadere mai più dal mio livello spirituale, e nulla potrà mai più farmi del male.

In verità, nessuno può farmi del male se non io stesso! Un uomo è un piccolo mondo. Ogni cosa che vedo al di fuori di me esiste di fatto dentro di me; io lo immagino che esista al di fuori. Quando incominceremo ad acquisire delle sensazioni spirituali, sentiremo che queste qualità e questi fenomeni trapelano da dentro. Sembra ovvio che ogni cosa esista al di fuori, compresi i livelli della natura, inanimato, vegetativo ed animato, così come tutte le persone del mondo, tutte le stelle e l’universo intero. Infatti, come potrei farci stare tutte queste cose dentro di me!? Ma di fatto, io percepisco tutte queste cose dentro di me. E’ una grande sciocchezza guardare al mondo come ad una cosa esterna. Anche la scienza classica, che studia il mondo fisico, sta cominciando a trovarsi d’accordo con questo punto di vista, qualcosa di cui Il Libro dello Zohar ha scritto più di mille anni fa.

Tutte le cose e i personaggi descritti nello Zohar, come il Creatore e la creazione, Lea, Rachele, Isacco, Israele, gli angeli, gli spiriti maligni e le varie altre forze, me stesso e tutti i mondi che posso immaginare – tutto ciò esiste solo nella mia percezione. Perciò, quando leggo Lo Zohar, devo provare a sentire come se queste cose stessero succedendo dentro di me, mentre al di fuori – non c’è niente! Tutti gli amici con i quali studio, la televisione che trasmette la lezione per me – tutte queste cose sono le mie personali sensazioni.

Il desiderio di una matita di legno

laitman_2009-11_8713Domanda: esistono diversi materiali in natura: metallo, legno, pietra ed altri e sono totalmente passivi. Secondo la mia percezione, sono inanimati. Tuttavia, il desiderio è qualcosa di più attivo. Perché allora lei li chiama desideri?

Risposta: una matita è fatta di legno e desidera mantenere la sua forma o struttura: la connessione tra gli atomi. Se vuoi modificarla, vedrai che non desidera cedere al tuo intento di cambiarla, cerca di preservare la sua forma e resiste. Hai bisogno di fare uno sforzo per romperla, cioè, per rompere il suo desiderio di difesa e di conservazione.

Questo materiale è una forza. Valutando certi parametri di questo materiale, valuti la sua forza e la sua resistenza ad un’influenza esterna. Dovrai fare un grande sforzo per cambiare le sue qualità ed il suo stato. Questo lo chiamiamo desiderio o materia.

Materiale correlato:

Laitman blog:Superare la gravità terrestre
Laitman blog:Il mondo spirituale è percepito attraverso i desideri degli altri

Non avete mai visto niente del genere!


Siamo nati in questo mondo che presenta determinate condizioni e che era già regolato in una certa maniera. Lo conosciamo in questo modo. Non abbiamo sentito niente di diverso e siamo così abituati a questo mondo (nel quale tutto è naturale per noi) da non immaginare che sia soggettivo e che possa essere totalmente differente.

La nostra immaginazione e le nostre fantasie, non vanno al di là delle frontiere di ciò che siamo abituati a vedere in questo mondo. Per questo ci risulta così difficile comprendere ciò che i cabalisti ci dicono su un’altra realtà che si rivela ad una persona se raggiunge questa percezione.

Oggi giorno stiamo risvegliando una nuova realtà e, non appena il mondo intero la rivelerà, questa percezione provocherà il cambiamento della gente. Nella misura in cui la nuova realtà nasce dentro di noi, la scienza della Kabbalah parla specificamente di come possiamo sviluppare il sentimento interiore di questa nuova realtà ed evitare la sofferenza che sperimenteremmo se scegliessimo di arrivare a ciò involontariamente.

Materiale correlato:

La struttura della realtà
La percezione della realtà

Il gioco della vita contiene il Pensiero del Creatore

laitman_2008_32001Ho ricevuto una domanda: lei dice che se una persona per volontà propria, realizza consciamente il programma della creazione, raggiunge il piano del Creatore. Però, quando un bambino sta assemblando un rompicapo, tutto ciò che desidera è ricostituire l’immagine completa e non si connette con il pensiero di chi ha creato il gioco, non è così?

La mia risposta: il bambino non assembla semplicemente il contenuto della scatola che contiene i pezzi del rompicapo. Come risultato della sua attività, si sviluppa verso lo stato in cui scopre l’intelligenza di un adulto dentro di sé, molto simile a quella della persona che ha creato il rompicapo. Comincia a comprendere lo scopo e la funzione di ognuno degli elementi del gioco ed in questo, radica la sua crescita.

Tutta la nostra vita è un rompicapo, ma questo contiene il pensiero del Creatore che lo ha creato. Di conseguenza, nella misura in cui lo assembliamo con un desiderio conscio di raggiungere chi lo ha creato, Lo raggiungiamo. Dal principio siamo stati creati in maniera che, cercando il Creatore del mondo nel nostro stato (e la Kabbalah ci dice come farlo), Lo riveliamo. Lo sforzo della ricerca è l’unica cosa che ci viene richiesta, come un bebè che ha bisogno soltanto di nutrirsi per crescere.

Continuazione della domanda: e cosa mi dice di questi mondi spirituali, se riveliamo il Creatore nel nostro mondo?

La mia risposta: questo è il meccanismo interiore, la nostra connessione con il Creatore attraverso tutti i mondi. Io esisto in questo mondo unicamente nella mia percezione, comprensione e sensazione, mentre in realtà, esisto nel mondo dell’Infinito, connesso inseparabilmente al Creatore. Però, Lui vuole che io desideri questa connessione per mia propria volontà. Per questo mi sento distante e separato da Lui, affinché possa andare gradualmente verso di Lui, nello stato in cui già esisto e nel quale sono sempre esistito. Ho bisogno soltanto di aggiungere un po’ di sforzo per poter rivelare questo meccanismo.

Per esempio, la scienza moderna ha solo bisogno di osservare una goccia di sperma, per determinare le future qualità della persona che si sviluppa da essa. In altre parole, esiste già tutto nella goccia di sperma; tutto ciò di cui essa ha bisogno è la forza dello sviluppo. La stessa cosa si applica alla nostra anima: tutto è incluso all’interno di una minuscola scintilla di Luce e noi abbiamo soltanto bisogno di applicare il nostro sforzo. Non diamo vita ad una nuova creazione ma riveliamo semplicemente un meccanismo già esistente.

La nostra connessione con il Creatore esiste già. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è esprimere il desiderio di rivelarlo.

Materiale correlato:

laitman blog:La Luce del Creatore è infinita
laitman blog:L’eredità della grande anima è nostra
laitman blog:La Crisi è la Rivelazione delle Nostre Connessioni Spezzate
laitman blog:Come ampliare la Tua Percezione