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Preparandosi per un evento storico

Domanda: nella vita esistono situazioni che presentano incredibili possibilità. Nel giro di un giorno si celebrerà un Congresso Internazionale di Kabbalah in Israele, dedicato al libro dello Zohar, al quale parteciperanno migliaia di persone. Come dobbiamo prepararci per questo incontro se, vogliamo che accadano veri cambiamenti?

Risposta: è davvero una situazione molto particolare. Per la prima volta nella storia ci viene data l’opportunità di risolvere tutti i nostri problemi, tanto in Israele quanto in tutto il mondo. Questo è ciò che la rivelazione del Libro dello Zohar può ottenere.

Questo incontro darà ad ognuno la chiave per la soluzione, che può essere parziale o totale, può essere nella vita personale, nazionale ed anche globale. Può anche appartenere all’esistenza di tutta la realtà, perché tutto proviene dalla stessa radice.

Durante il congresso, studieremo ciò che Baal HaSulam ci spiega: come possiamo realmente cambiare il nostro destino. Per ora abbiamo a nostra disposizione tutti gli strumenti e le opportunità per farlo, dobbiamo soltanto utilizzarli correttamente. Studieremo tutto questo e lo metteremo in pratica quando ci riuniremo.

Penso che quelle persone, il cui desiderio non è semplicemente di ascoltare da lontano tutto ciò che la Kabbalah dice, ma desiderano davvero attivare questa saggezza e cambiare la loro vita ed il loro destino, parteciperanno a questo congresso, virtualmente o fisicamente. Spero che saranno presenti persone che hanno saputo della Kabbalah solo da uno o due mesi e l’hanno rivelata all’ultimo momento. C’è posto per tutti.

Se un uomo cerca il modo di cambiare la sua vita e vuole sapere un po’ di più riguardo se stesso, il suo futuro e la possibilità di cambiare le cose, allora la scienza della Kabbalah gli permetterà di riuscirci. Non esiste altra possibilità.

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Le tracce per trovarlo


In ogni nuovo attimo del tempo, un Reshimo danneggiato entra in noi ed il nostro compito è aggiustare il mondo che esiste nel nostro interiore. Per aiutarci a farlo, lo Zohar è scritto come un manuale di istruzioni pronto all’uso.

Dobbiamo solo leggerlo e cercare dentro di noi le proprietà delle quali ci parla. Dobbiamo tradurre tutto ciò che è scritto nello Zohar nei nostri desideri e nelle relazioni tra essi. Tutto il libro tratta di questo, ed è così che è stato scritto.

La Torà e tutti gli altri libri sacri furono scritti allo stesso modo perché anche essi furono scritti per coloro che sentono la spiritualità. Tuttavia, lo Zohar è stato scritto con un’abilità eccezionale; i suoi autori sapevano come spiegare ogni dettaglio, se pur minimo che fosse. Ci insegna come portare l’immagine esteriore del mondo dentro di noi. In ciò consiste tutto il nostro lavoro.

Una volta fatto ciò, anche tutto il mondo comincerà a svegliarsi, perché tutti siamo
connessi. Se alcune persone ancora non sentono questa interconnessione, è solo una cosa temporanea. È come svegliarsi di mattina con una gamba addormentata. Non puoi sentirla, ma gradualmente cominci a risentirla. La stessa cosa è vera rispetto al resto del mondo.

Il gruppo cabalista è un gioco di desideri che esiste al di fuori di me e mi appoggia nel mio scopo di connettere le mie parti esterne ed interne. Il gruppo mi aiuta a cercare di entrare dentro di me, spingendomi dall’esterno per riportarmi all’interno. Agiamo collettivamente perché il gruppo è pronto per diventare una persona con un solo cuore, insieme a me.

È come se questa pedina “esterna” si muovesse nella mia direzione per conto suo. Questi desideri mi sembrano estranei, però quanto più desidero sentirli come propri, si avvicinano a me. Intanto, il Creatore si occulta dentro questi desideri facendoli sembrare estranei a me, per forzarmi a cercarlo e riconoscerlo all’interno di questi
desideri.

Il Creatore sostiene le nostre battaglie

Il Libro dello Zohar, Capitolo Shmini (Nell’ottavo giorno), punto 25: destra e sinistra, misericordia e giudizio. Israele si trova alla destra e le nazioni idolatre alla sinistra. Israele, anche se malvagio e si arrende si trova alla destra, non aderisce alla sinistra e non si mescola mai ad essa. Per questo è scritto, “Salva con la Tua mano destra e rispondimi”, poiché quando ascende la destra, Israele, che aderisce ad essa, si eleva e si incorona con essa. Allora il lato sinistro e tutto ciò che proviene da esso, si arrende, come è scritto, “La Tua mano destra, oh Signore, spezzi il nemico”.

Non dobbiamo concentrarci sulla linea sinistra, perché se cominciamo a farlo, analizzeremo i nostri desideri e ci sembrerà che stiamo facendo discernimenti, e di fatto facendo fronte alle nostre cattive qualità, ma in realtà ci staremo mescolando ad esse e questo non è buono.

Bisogna ignorarle come se nemmeno esistessero. Non dobbiamo desiderare di avere a che fare con esse, ma aspirare alla linea di destra. Quando aspiriamo alla meta spirituale, all’adesione con il Creatore, con il Grado Superiore, la dazione, allora la Sua Luce ci correggerà, correggerà le nostre qualità egoistiche e la linea sinistra.

Noi da soli non potremo mai opporci a queste qualità, così la cosa migliore da fare, è mantenerci lontani da esse. La linea sinistra si sveglia in noi affinché afferriamo la destra. Questo è il nostro cammino, tuttavia, se ci rivolgiamo verso la linea sinistra, pensiamo di essere eroi, capaci di lavorare con questi desideri e sconfiggerli; ma questo non accadrà mai. Soltanto il Creatore li può sconfiggere per noi. Questa battaglia la sostiene il Creatore, non noi.

Non abbiamo la forza per farlo. Colui che aspira al Creatore è piccolo, debole ed incapace di opporsi alle qualità egoiste da sé. Il Creatore aggiusta tutto e tutto ciò che abbiamo bisogno di fare, è desiderare che avvenga. Dobbiamo soltanto arrivare a fare la richiesta corretta.

Per questo tutto il nostro lavoro si chiama “Il lavoro del Creatore”, perché la Forza Superiore, il Grado Superiore, il Creatore, realizza tutte le azioni mentre noi esprimiamo soltanto il nostro desiderio che ciò accada.

Tutto il nostro lavoro si riduce nel desiderare che accada. Questo si chiama “Io sveglio l’alba”, quando il cavallo (noi) obbedientemente si muove solo, intuendo il desiderio del fantino (il Creatore) in anticipo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 19.02.10

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Dirigete il vostro desiderio all’Altissimo!


Nella saggezza della Kabbalah è risaputo che in tutto ciò che si fa, una metà è dal basso e l’altra metà dall’alto. Ciò viene denominato “metà dello shekel nel lavoro spirituale”. Prepariamo il nostro desiderio, il vaso (il kli) e lo offriamo all’Altissimo; questa è la nostra metà del lavoro, e la seconda metà viene fatta dall’Alto. In questa maniera arriviamo alla collaborazione.

La stessa cosa avviene durante la lettura del Libro dello Zohar. Però anche se non c’è più la stessa ispirazione con la quale si è soliti cominciare gli studi di questo libro e di quando si arriva per la prima volta alla scienza della Kabbalah (perché questo succede a mezzo del “combustibile” dell’Altissimo), dobbiamo vedere che nel nostro lavoro, stiamo costruendo una volta e poi l’altra, i nostri Kelim (i vasi della percezione), i nostri desideri, aggiungendo ogni volta anche i desideri dei nostri amici, dell’ambiente, aumentando l’importanza dell’avanzamento spirituale.

Proprio quando si indurisce il cuore, quando non ci prefiggiamo lo spirituale, capiamo che con ciò ci è data la possibilità di aggiungere qualcosa dei nostri stessi amici; e se non abbiamo la conoscenza, allora ci viene data la possibilità di chiederla; e se non abbiamo la sensazione, allora possiamo proporci di ottenerla, di desiderare che arrivi dall’Alto, anche se non nasce da noi stessi. Dunque cosa può esserci dentro di noi? Desideriamo qualcosa di nuovo, di più alto. Però per scoprire questa cosa nuova, più alta, ci è data la possibilità di arrivare alla preghiera, di sentire l’assenza del sapore, della sensazione, della comprensione, affinché desideriamo e sentiamo la necessità. Non appena abbiamo questa necessità, questo desiderio, dall’Alto arriva il riempimento.

Per questo il nostro lavoro non consiste nell’ottenere il riempimento, come nel nostro mondo. No! Il mio lavoro consiste nel desiderare. Allora arriverà il riempimento, perché nel nostro mondo lavoriamo per ricevere il salario, il piacere, per ottenere qualcosa che mi riempia; però nello spirituale non devo lavorare in questo, perché “la Luce Superiore si trova in uno stato di totale riposo” e “più un vitello desidera poppare, più la vacca desidera dare la poppata”. Devo solo desiderare di ricevere questo riempimento, desiderare di bere e mangiare, di sentire tutta l’abbondanza che è preparata per me dall’Alto e “si trova in uno stato di totale riposo”; cioè che esiste intorno a me senza limitazioni. Tutto il mio lavoro consiste nel desiderare questo.

Agite secondo le leggi del mondo in cui vivete


La domanda che ho ricevuto: Nella mia vita quotidiana provo ad immaginare che ogni cosa che mi capita sia parte del mio desiderio. Questa mia visione è corretta, o finirà per confondermi?

La mia risposta: Ogni cosa dipende dalle conseguenze di questa visione. Il mondo si comporta secondo delle leggi che sono immutabili. Finché non uscirai da questo mondo per entrare nel mondo spirituale e non comincerai a percepirlo con i tuoi sensi in modo chiaro e corretto, ti è impedito di comprendere il mondo spirituale anche se già esiste e sarebbe già bello che pronto per te.

Io posso esistere nel mondo spirituale solo se mi trovo in un certo livello spirituale, anche se continuo ad esistere in questo mondo a livello corporale. Entrambi questi livelli esistono finché non raggiungerò la fine della correzione, a quel punto questo mondo svanirà dalla mia immaginazione. Tuttavia, fino al giorno della mia correzione completa, vivrò ed esisterò in questo mondo seguendo le sue leggi, senza fantasticare se dovrei seguire quaggiù le leggi della natura spirituale.

Non ho bisogno di far entrare il mondo spirituale in questo mondo, e non dovrei innalzare questo mondo nel mondo spirituale. Il livello corporale mi obbliga a seguire tutte le leggi che esistono in esso, come lo si evince dalle regole, “Un dottore ha il diritto di curare”, “Un giudice non vede al di là dei suoi occhi” e “Se non lo faccio io, chi sarà dalla mia parte?”

Mentre, la regola, “Non c’è niente oltre Lui” riguarda il mondo spirituale. E non c’è alcun legame tra le leggi di questo mondo e le leggi del mondo spirituale. Questo legame è per noi nascosto e dunque “non esiste”. Dobbiamo vivere in modo realistico, solo all’interno dei confini di ciò che percepiamo veramente.

Il bene ed il male sono degli stati spirituali


Quando rivelo le forze negative del mondo spirituale, chiamate Klipot, e le forze del bene che sono ad esse opposte (come è scritto, “il Creatore le ha messe una contro l’altra – il male contro la santità) allora raggiungo un livello di esistenza dentro questi sistemi paralleli dei mondi del bene e del male. Allora percepisco il paradiso e l’inferno come opposti tra loro. E’ impossibile percepire uno senza l’altro.

Speriamo di raggiungere tutto questo e di essere dei “peccatori” di cui parla la Torah. Essere un peccatore significa esistere in opposizione al proprio stato di “giusto”; si ha quando ci si alterna tra essere “peccatori” e “giusti”, essendo uno e poi l’altro e viceversa. “Zizzagando” in questo modo, un uomo avanza verso l’alto.

Tutto questo si riferisce al sistema dei mondi spirituali che stiamo considerando. Non c’è nulla lì che rassomigli ai coloriti scenari del paradiso e dell’inferno con cui la religione ci terrorizza. Dobbiamo liberarci da tutte queste superstizioni primitive e comprendere che niente può succedere al nostro corpo a parte la disintegrazione, visto che il corpo non è altro che una materia fatta di proteine.

Dobbiamo comprendere che ci sono sole due forze che agiscono dentro di noi – la ricezione e la dazione. Anche se possono essere chiamate in diversi modi. Ogni cosa è composta da queste due forze e ogni cosa esiste solo dentro di noi.

Un nome è un desiderio (HaVaYaH) con la Luce (Ohr Pnimi) in esso, che è stata raggiunta da un essere umano. Un nome santo si riferisce alla proprietà della dazione, ed un nome malvagio si riferisce alla qualità della ricezione. Anche il nome del peggior mascalzone descritto nella Torah si riferisce alla rivelazione del Creatore, ma dalla parte opposta; si riferisce alla proprietà dell’egoismo dentro l’uomo. Tutti i nomi positivi si riferiscono alla rivelazione del “Suo” viso, della “Sua” bontà, della proprietà della dazione dentro l’uomo. Tutto questo parla della rivelazione del Creatore dentro l’uomo.

Tutte le forze positive e negative che agiscono “al di sopra” di questo mondo sono la rivelazione delle forze del Creatore sia dal Suo lato di fronte che dal Suo opposto, così come disse Mosé, “E tu vedrai la Mia schiena ma non vedrai il Mio volto”.

Non esiste nulla a parte la creazione e il Creatore, ed il Creatore può essere sia rivelato che nascosto alla creazione. Il nostro compito come creazione è di rivelare il Creatore – la sola forza che agisce nell’universo. Tutto il resto che noi oggi percepiamo come “il mondo esterno” è solo dentro di noi, ma nei nostri desideri non è stato ancora rivelato.

Questo è lo scenario che dobbiamo immaginare. Dobbiamo capire che niente è peggio del nostro stato attuale, lo stato della separazione completa dal Creatore. Vale a dire che il nostro mondo è il peggiore di tutti i mondi (gli stati o condizioni).

Come colorare il colore nero


Lo Zohar: E sebbene l’essenza del cuore di pietra (Lev HaEven) non possa essere corretta, ciononostante il suo colore viene corretto, perché il suo colore nero è incluso nei tre colori della santità (la dazione) delle prima nove Sefirot e riceve da esse la Luce e la correzione. Questo permette al colore nero di esistere e di essere adatto per una futura distinzione (alla Fine della Correzione).

Mentre aumento il mio desiderio di diventare uguale al Creatore attraverso le mie azioni, usando il mio desiderio (Malchut) di essere come la dazione, percepisco le azioni e le qualità del Creatore nelle prime nove Sefirot della mia anima. Intanto, neutralizzo e smetto di usare i desideri che appartengono a Malchut (il cuore di pietra). Come risultato di questa analisi e dei miei sforzi per evitare di lavorare nei desideri di Malchut (il cuore di pietra), Malchut viene permeata da una luce sottile.

In seguito, una volta che sono diventato completamente uguale alle prime nove Sefirot nel mio desiderio di donare, attraverso la più ampia correzione possibile dei miei desideri, che ora uso “per il bene della dazione”, io scopro che anche il cuore di pietra può essere usato per il bene della dazione. Scopro che è proprio perché l’ho sempre rifiutato e allontanato da me e perché non sono mai stato disposto ad usarlo che ho ricevuto una certa sensazione di dazione. Dunque il colore nero finisce per inglobare in sé tutte le sfumature e le ombre dei colori che ho usato nelle prime nove Sefirot.

Ci sono solo alcuni colori – il bianco, il rosso, il verde ed il nero, ed io sono in grado di usarli tutti tranne il nero. Poiché non uso il colore nero, gli altri colori permettono al nero di includerli in sé in una certa misura, e ne consegue che il colore nero diviene adatto all’uso. Questo è il significato del verso, “In futuro l’angelo della morte, l’egoismo, diventerà un angelo benedetto, la qualità dell’amore e della dazione.” In altre parole, alla Fine della Correzione il concetto di “proibito” sarà revocato, poiché avremo la forza di usare tutti i nostri desideri per il bene degli altri.

Allora tutte le restrizioni e le proibizioni svaniranno dalle nozioni di tempo, movimento e spazio. Questo stato si chiama il Mondo dell’Infinito – un mondo senza limiti, in cui posso vivere senza limiti e mi vengono offerte delle opportunità illimitate.

Viviamo Nel Mondo Inverso

La nostra percezione della realtà si divide nei Kelim interni, “la radice”, “il corpo”, “l’anima”, che sento come me stesso e per questo faccio attenzione ad essi, ed i Kelim esterni, “i vestiti” ed “i palazzi” che percepisco come estranei, come non miei e per questo sembrano opposti ai Kelim interni.

Quanto più amo i miei Kelim interni, più odio i Kelim esterni, e li separo e valuto sempre gli uni opposti agli altri. Tra i Kelim interni ed esterni c’è il limite della divisione. A partire da questo, guardo all’esterno solo con il punto di vista di come può l’esterno essere per il mio beneficio; cioè, sempre in maniera egoista, con odio. Quanto più male va agli altri, tanto meglio andrà a me.

La forza della partizione fa questa divisione: provo piacere del mio riempimento e del fatto che gli altri ne manchino. Valorizzo sempre il mio stato in funzione di questo limite: la differenza tra me e tutto il resto del mondo; quanto peggio va il mondo, tanto meglio è per me (se ciò non minaccia la mia sicurezza).

L’essere umano è fatto in maniera tale che ha paura solo quando riceve notizie su un disastro nel mondo che possa condizionarlo. Tuttavia, se questo non lo riguarda, è affascinato dal sentire queste notizie. Egli valorizza sempre se stesso in relazione agli altri, cioè in relazione ai Kelim esterni, “i vestiti” ed “i palazzi”, che sembrano estranei. “Estranei” non significa che mi siano indifferenti ma che il loro benessere mi avvelena la vita. Se sto guadagnando 10.000 al mese e gli altri solo 5.000, allora che piacere provo! Però se qualcuno guadagna 20.000, allora soffro a causa della disillusione …

Una Formula Diversa Della Felicità: 1+1=1

Domanda: se io sono un egoista che può gioire quando ad un vicino bruciano la macchina e soffrire quando ne compra una nuova, dove ottenere una formula diversa per raggiungere la felicità?

Risposta: se vuoi soffrire delle disgrazie che cadono sul tuo vicino e rallegrarti delle sue gioie, devi sposarti con sua figlia, allora egli sarà parte della “tua” famiglia.

Capisci adesso? È necessario avere una connessione con lui, affinché i suoi Kelim si uniscano ai tuoi! Se diventate come una famiglia, allora potrai godere di tutti i suoi successi e guadagni, hai bisogno solo di connettere i tuoi Kelim ai suoi. Al contrario, ogni suo guadagno diventa una gran perdita per te.

Il percepire i Kelim degli altri come esterni ci permette di ascendere ad un livello diverso. Questa è stata, in primo luogo, la ragione della rottura. Poiché se adesso riesco a connettere questi Kelim esterni a me, acquisirò gli attributi del Creatore, che in altro modo, non avrei mai ricevuto!

Il Creatore mi ha diviso in due parti e mi ha dato la sensazione che una delle parti sia estranea a me. Però, in verità, quali sono le persone a me estranee, dato che tutto l’universo consiste unicamente di Lui e di me? Per tanto, una persona diversa da me non è altro che la maniera in cui Lui si presenta a me! Se adesso connetto questa persona esterna a me stesso, ciò significa che adotto le qualità del Creatore.

Lui ha creato dentro di me questa separazione artificiale tra “me” e “Lui”, nella quale la parte esterna si chiama “le tuniche e i palazzi” o “altra persona”. Adesso all’interno del mio desiderio ci sono due parti: io ed il “mio prossimo”. È necessario che lavori per connettere il mio prossimo a me, perché in questa maniera potrò ottenere gli attributi della dazione e dell’amore per il prossimo.

Quando ci riuscirò, comincerò a sentire la stessa cosa verso il Creatore. Lui si trova al di la di tutta questa zona, però conto su di un mezzo che mi permette di immaginarlo e sentirlo, posso passare dall’amore per il prossimo all’amore per il Creatore, e così raggiungere una connessione con Lui. L’opportunità che riceviamo di percepire la realtà come divisa in due parti è una sorta di patente speciale e salvezza, perché ci permette di cercare di unire la parte esteriore con quella interiore. In altro modo, saremmo senza speranza …

Dobbiamo usare la totalità di questo mondo come un mezzo per la nostra correzione, poiché tutto il mondo è stato creato per noi, con l’obbiettivo di raggiungere il Creatore!