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Toccare l’eternità

La saggezza della Kabbalah è nascosta dai nostri sensi e dalla nostra mente, appartiene a un’altra dimensione, e noi non possiamo accettare e studiare direttamente. Ma, a differenza degli animali, per esempio, che sono incapaci di capire la musica creata dall’uomo, abbiamo l’immaginazione, i dati iniziali (un punto nel cuore) per iniziare a cambiare noi stessi, e in questa misura di  studiare la scienza della Kabbalah, entrare in contatto con lei.

Questa è la cosa più importante in questo mondo. E non importa quanto la gente si sposta nello studio di questa scienza e quanti capiranno. Il lavoro autonomo si trova al di sopra di questo mondo, oltre il nostro inconscio, il desiderio di uscirne è di per sé una grande ed eterna occupazione.

Non un momento di studio della Kabbalah, voler avanzare, per rivelare la vera vita, uscire dall’ incoscienza, – non scompaiono, ed è accreditato per i tuoi sforzi.

È scritto che l’anima dopo la morte del corpo, chiede solo queste domande: “: Ti sei occupato della Torah?” Aspettavi la salvezza? “. “Ero impegnato nella Torah?” – cioè  “Ho provato a chiamare la luce che ritorna alla sorgente?”. “Aspettavo la salvezza?” – cioè  ,  aspettavo che la luce faccia questo lavoro, ho cercato di diventare un “colui che dà”?
Se una persona ascolta un po’ la saggezza della Kabbalah ed è impegnata in essa, spinge tutte le anime che sono intorno ad essa nel sistema generale di “Adamo”.

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Sogno ad occhi aperti

laitman_751Che cosa so di questo mondo? Qualcosa tocca il mio timpano, attraversa il sistema nervoso , produce processi elettrochimici nel cervello, i processi elettrochimici vengono confrontati e l’informazione ottenuta viene confrontata con l’informazione che contenevo già , memorizzata sotto forma di potenziali , ed io distinguo qualche suono , decifrandoli  in parole , comprensioni , senso.

Quanti processi ci devono attraversare per farci ricevere l’informazione “esterna” e che possiamo impressionarci da essa. Noi non conosciamo questi sistemi, loro si trovano sui livelli prestabiliti del desiderio di godere cioè inanimato , vegetale, animale e umano. Dentro di essi si producono azioni chimiche ed elettroniche, azioni di stabilire il materiale, il suo paragone.

In tutti questi processi aziona il desiderio di ricevere piacere (godere) , tutto ha luogo dentro di esso, inoltre filtra tutta l’informazione. Ancora prima della dimostrazione dell’informazione esso mi scarta ciò che è sgradevole, mi dà soltanto il piacevole, oppure all’incontrario, mi mostra ciò che è spaventoso o il desiderato.

Io vengo “comprato” dal mio desiderio e per questo interpreto il quadro deformato della realtà, “nei miei difetti”. A me sono sconosciuti questi difetti, davanti a me appare subito il quadro pronto.

Adesso noi siamo presenti nelle qualità , che non ci posso svelare lo stato spirituale,  ma ci disegna il quadro di questo mondo. Noi non abbiamo con che cosa paragonare questi quadri  e per questo nessuno si rende conto di dove si trova, non sente se stesso. Come nel sogno.

Noi facciamo nascere il Creatore tra di noi

In un gruppo kabbalistico abbiamo bisogno di raggiungere una tale connessione, che viene descritta come “Creatore”. Una misura di rispetto tra di noi, quando noi percepiamo l’altro come noi stessi. Devo controllare tutto il tempo: mi avvicino ad una connessione del genere o no? Cioè, mi avvicino al Creatore?

Noi facciamo nascere il  Creatore in mezzo a noi. Nei nostri rapporti, la tensione, la comunicazione, in uno sforzo di uno verso l’altro, tutti insieme riveliamo quello che viene chiamato il Creatore. Immaginate fossimo attratti l’uno all’altro in un cerchio, all’interno del quale viene rivelato qualcosa che si chiama “Vieni e vedi!” (Bore = BO-RE – Vieni e vedi).

Dopo tutto, abbiamo creato il kli comune con i dieci Sefirot della Dazione. Questo kli viene svelato, con il riempimento, se noi tendiamo a  rivelare questa forma corretta di connessione, di non passeggiare nelle fantasie su se stesso e il Creatore, ma sappiamo che dobbiamo scoprire.

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Dai tre ai cinque anni

Siamo venuti in questo mondo, nel senso di questa realtà, al fine di far uscire da esso il vero, la realtà più elevata, l’unica che esiste, passare dall’inconscio al venire a conoscenza.

In questa missione tutta nostra, in primo luogo, dobbiamo passare lungo la scala del livello inanimato, vegetale, animale, fino al punto in cui veniamo svegliati nel cuore, ossia entriamo nella vera realtà.

Quando finalmente scopriamo che è il nostro stato attuale (ritorno alla radice della nostra anima e il Creatore), ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di impegnarci in una sorta di sistema che ci aiuterà a raggiungere questo obiettivo. Dopo tutto, non abbiamo alcun prerequisito per questo – né la forza, né la voglia, né il pensiero, né la comprensione. Dove si trova il passaggio intermedio tra noi e l’impatto? Il che significa:  dove andiamo da qui?

Si dice che ci sono tre mezzi: il Rav, il gruppo, e libri. Ma bisogna essere abbastanza disperati per capire che cos’è veramente l’unico mezzo, e iniziare a utilizzarlo. Poi dobbiamo cominciare a contare il periodo preparatorio che va dai 3 ai 5 anni e controllare noi stessi in ogni momento – se sono in questo periodo che va “dai tre ai cinque anni” e visualizzare i cambiamenti che mi porteranno ad arrendermi. Dopo tutto, se avessi un risveglio, ed è il Creatore a darmi un tale desiderio, dovrei fare attenzione a compiere la mia missione spirituale. Se ho avuto un risveglio dall’alto, ignorarlo e rifiutare l’invito del Creatore ad andare verso Lui – sarebbe una vergogna inimmaginabile.

Pertanto, dobbiamo fare ogni sforzo per costruire in tutto il mondo un quadro di insieme e delle guardie di sicurezza che non mi permetteranno di uscire in un momento difficile in una posizione dove non ho alcun potere su di loro e come pensiero fisso e ogni genere di calcoli, e che mi farebbero dimenticare il percorso spirituale e i suoi obiettivi. Devo decidere per me stesso tutti i concetti di destra e tutta la sua profondità: qual è l’impatto, quali le condizioni della sua realizzazione e il mezzo, in risposta ad un desiderio di venire a fissare la luce. Dovrebbe essere chiaro in ogni percorso, al fine di capire – se mi trovo sulla strada che va “dai tre ai cinque anni” o se mi sono allontanato da essa.

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Bagnati dalla Luce

Durante la Convenzione, una persona attraversa diversi stati; esperimenta stati d’animo altalenanti, ogni tipo di pensieri passano dalla sua mente, alcuni di questi “a favore”, ed altri “in contro”. Ma cercheremo di spiegare ai principianti che tutto questo riguarda il lavoro interiore che ci sviluppa velocemente. Questi discernimenti ci fanno risparmiare anni di vita di sofferenze inutili.

Quello che attraversi in questi tre giorni di convenzione è più di quello che sperimenti in tutta la tua vita, e tutto questo è preparazione del tuo vaso spirituale interiore dal potere della Luce attratta da una enorme quantità di persone. Questo succede perché il Creatore è presente “all’interno della nazione”. L’unità contiene la Luce, e la Luce agisce su di noi!

Alcune persone capiscono molto bene queste cose, altre un poco meno, tuttavia, tutti sono influenzati dalla Luce in base ai propri livelli. Non c’é nessun rischio in questo. Una persona discerne i propri stati, e questo è di grande beneficio. Ne parleremo là.

Potete invitare chiunque. Un persona deve sentirsi totalmente libera nella convenzione. Avrà sempre l’opportunità di stare fuori, di sedersi, di conversare con gli altri (ci saranno degli stand con caffè, tè, biscotti), e dopo ritornare all’interno o perfino andare a casa e tornare il giorno dopo.

La persona deve mettersi in contatto con il proprio lavoro interno, e questo lascia una impronta su di lui. Non si deve fare pressione su nessuno; bisogna dare a tutti l’opportunità di mettersi in contatto con la Luce, con la spiritualità.

Non abbiate paura: è stato fatto un calcolo dall’Alto che riguarda tutti quanti, su quanta forza uno abbia bisogno di ricevere da questa massa di persone per poter avanzare. Non può avere degli effetti avversi.
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Tutti cambiamenti iniziano nell’interiorità

Rabash, Shlavey ha Sulam, 1985, articolo 19, “Vieni al Faraone”:E’ scritto: “Vieni al Faraone”. In altre parole, andiamo insieme dal momento che Io sono con te al fine di cambiare la tua natura. E desidero solo che Mi chiedi l’aiuto per cambiare la tua natura e riformarla dal desiderio di ricevere al desiderio di dare.

Il nostro desiderio egoistico è piccolo, e noi non abbiamo capito ancora il grado del nostro male e l’umiltà. Al contrario, pensiamo che siamo abbastanza buoni. La verità può essere trovata solo nella luce. Quando una persona è svegliata dall’alto, egli inizia a cercare lo scopo della sua vita, qualcosa accanto alla “bestiale” esistenza nel corpo.

Poi, con l’aiuto dei libri e l’ambiente, egli scopre gradualmente le modifiche in se stesso. Egli è portato fuori dello stato normale dell’esistenza, ed egli avanza ricevendo diverse e spesso radicali impressioni.

Infine, egli inizia a rendersi conto che ha a che fare con un cambiamento nella sua natura. Questa comprensione guadagna la sua attenzione a partire da questo momento, quando egli comincia a rendersi conto che il suo stato non è come dovrebbe per essere.

Per molti anni, una persona può essere in ascolto di questo e non sentirlo all’interno. Ma arriva un momento, quando sente che è la chiave e che è necessario cambiare la sua essenza. A questo punto, la Torah o il metodo di correzione dell’egoismo racconta ad una persona di se stessa. Quindi, la persona si concentra su se stessa. Egli non vuole correggere gli altri e non ‘ vuole essere distratto da qualcosa di esterno. La sua attenzione acquisisce un vettore inverso, e la persona inizia a guardare verso l’interno.

Ora è possibile utilizzare il metodo in pratica. Ha già una connessione con esso, mentre in precedenza egli era collegato solo con la saggezza generale. È scritto: “Si fidano dalla saggezza delle Nazioni e non si fidano della Torah nelle Nazioni”. Le “nazioni” coinvolgono coloro che ancora non desiderano correggere se stessi. E, contrariamente a questo, un ebreo (“Yehudi“) è una persona che, indipendentemente dal suo background genetico, ha capito che ha bisogno di raggiungere l’unicità (Yehud), la somiglianza alla qualità di dazione.

Essendo concentrato su se stesso, la persona vede fino a quanto egli cambia, non c’è nulla da aspettarsi dal momento che tutte le modifiche iniziano al suo interno. Quindi egli ricorda che aveva letto su di esso, nei testi Kabbalistici prima. D’ora in poi, egli è collegato con il metodo. Lui comincia a sentire che dipende dall’origine chiamata la Torah, i testi, l’insegnante e il gruppo che diventano cari a lui.

Solo allora la persona può capire che cosa significano queste parole: “Vieni al Faraone”.
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Forti debolezze

Nel nostro cammino spirituale ci sono due ostacoli o interrogativi estremamente seri, che vengono sollevati dal Faraone in persona.

1.“Chi è il Creatore affinché io ascolti la sua Voce?”. In altre parole, cosa di così importante è nascosto nella proprietà della dazione affinché io abbassi la mia testa davanti a lui?

Di fatto, questa ribellione della nostra natura ci aiuta perché vincendola, possiamo mantenere esaltata ai nostri occhi l’importanza della dazione sulla ricezione. Il crescente egoismo nega continuamente l’importanza della dazione e noi ci dobbiamo mantenere, fortificando la nostra connessione con il gruppo, affinché, sotto la sua influenza, cominciamo a desiderare la realizzazione della proprietà della dazione nuovamente dentro di noi.

2. “Cosa c’è per me nel lavoro?”. L’egoismo ci mostra che siamo deboli ed incapaci di raggiungere ciò che desideriamo. “Cosa ho a che fare con tutto questo? La tua meta può essere bella? Ma chi sei tu per raggiungerla?”

Quando due debolezze si impossessano di noi, bisogna capire che la persona non può essere liberata dalla prigione per conto suo. L’unica opportunità di farlo è con gli amici che vengono a salvarmi. Troverò le forze per avanzare solo nel gruppo, nella connessione tra di noi. Lì rivelerò la mia natura e mi renderò conto che manco di dazione.

Allora, io sperimento l’angoscia tra questi due poli: da un lato, abbiamo l’importanza della dazione e dall’altro la mia meschinità. Io acquisisco questi due fattori grazie all’ambiente.

Adesso tutto è organizzato in maniera corretta: io sono in basso, l’obbiettivo è sublime e profondo ed ho i mezzi per raggiungerlo. A questo punto, arriva un sentimento di certezza che chiamiamo Arvut (garanzia mutua). Dopotutto, so che attraverso il gruppo, riceverò tutta la forza necessaria.

Come so tutto questo? Di fatto, l’ambiente corretto è una struttura creata dal Creatore e si alimenta con il Suo attributo. Pertanto, se ci avviciniamo tutti, con legami di amore, allora la dazione comincerà a governare tra di noi.

Risulta che in realtà non uso il potere del gruppo, uso la proprietà della dazione che è nascosta nella nostra interconnessione, la quale non appartiene a nessuno degli individui perché è la forza del Creatore, che è rivelata tra di noi. Questa forza in particolare è unica e fa tutto il lavoro.

Pertanto, il cuore del Faraone, si trova nelle mani del Creatore. Il Faraone è la forza della ricezione, creata dal Creatore affinché noi costruiamo la dazione al di sopra del Faraone.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21 Ottobre 2010, Colui che fortifica il suo cuore).

Tre punti di riferimento prima del Congresso

Prima del Congresso, dovremmo concentrarci sulle seguenti tre cose:

1. Abbiamo fiducia nel fatto che esistiamo in uno, potente e corretto buon ambiente, e che stiamo rivelando il cammino verso l’unità reciproca e la reciproca dazione.

2. Concentriamo la forza del nostro pensiero per cercare il collegamento tra di noi.

3. Siamo contenti della nostra esclusività, contenti di questo stato speciale e dello stato che abbiamo raggiunto.

Tali convenzioni non si sono ancora verificate. Tutti noi lo sentiamo attraverso l’intensità, la pressione e la trepidazione piacevole che permeano in ciascuno di noi. E tutto questo ci viene dall’Alto. Ci viene un grande aiuto dall’Alto per mostrarci che dovremmo cercare di aggiungere ad esso ancora una mancanza, e cioè:

a. Gioia e realizzazione di una ascesa spirituale
b. La fiducia nel raggiungere l’obiettivo e
c. Lo sforzo interiore

Ho bisogno di unirmi con gli amici in una sola rete, al fine di rivelare la forza reciproca denominata “il Creatore” tra di noi. Nel nostro lavoro insieme, tutto lo studio serio è condotta all’interno di ogni persona, mentre all’esterno dobbiamo irradiare la gioia, la semplicità e la fiducia. Ci dovrebbero essere una risata all’esterno e una fiamma che brucia nel profondo.
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(Da un discorso sull’ Arvut 29/10/10)

Fino a che la larva diventi un essere umano

Il sistema del Governo Superiore chiamato “L’Albero dell’universo” scende a noi dall’Alto nella sua forma ideale, dove tutte le sue parti sono interconnesse in maniera appropriata. Ogni elemento è unito a tutti gli altri in assoluta armonia, riceve sostegno da tutti e sostiene tutti in accordo al suo grado nella forza comune del sistema, che risulta nella formazione di una sfera comune che simboleggia la perfezione.

Tutto questo è colmato dalla “illuminazione della Shechinà”, la Luce riempie tutti i desideri che esistono in armonia mutua affinché possano provvedere gli uni agli altri. La legge di questo sistema è che tutti agiscano solo nei loro interessi comuni, consciamente ed in maniera reciproca; ed è creato dal lato della Luce, la dazione o Creatore.

Ci troviamo nello stesso centro di questo sistema. Risulta che esisto in un mondo meraviglioso di Luce ed armonia spirituale, però a causa del fatto che resto nel mio egoismo, sono opposto al sistema e vedo il mondo in un modo completamente diverso.

La Luce Superiore ci nasconde di proposito la realtà perfetta solo perché sarebbe orribile sentire la sua perfezione! Pertanto, vedo semplicemente una piccola parte della vera realtà che mi circonda, la parte che sono capace di assorbire con il mio piccolo egoismo, però vedo tutto nella forma opposta, come male o bene. Lo percepisco nel grado e nella forma in cui sono capace di accettarlo e di vivere con esso.

Nella misura in cui mi correggo ed acquisisco il grado della dazione, questa sfera mi viene rivelata sempre di più, si amplia e mi mostra che sono ogni volta peggiore! Però, nel frattempo, sto già ricevendo la forza della dazione e sto correggendo me e la mia realtà. Questo continua fino a che la mia percezione si espande ed abbraccia tutta la sfera, tutto “l’albero”, tutto il sistema, ed allora posso sintonizzarmi con questo correttamente e con tutta la sua forza.

Tuttavia, per il momento, esistiamo al centro di tutto questo universo in una forma opposta ad esso, chiusi dentro il nostro piccolo mondo come un verme in un rafano acido.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19 Ottobre 2010 – Beit Shaar HaKavanot).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 07.11.2010

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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “BeShalach” (Quando Faraone mandò), Punto 411, Lez. 16
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