Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Cambiando te stesso, tu cambi la realtà

Il punto nel cuore, che non ha alcuna forma o direzione, è simile alle mie cellule spirituali “staminali”, da cui posso liberamente costruire me. Questo è la fine della corda generata per me dallo stato finale che devo raggiungere. La messa a terra di esso, posso ora costruire tutto il resto intorno, esercitando il mio libero arbitrio.

Tutta la realtà è divisa in me e il mondo esterno. E se io so come usare correttamente la realtà esterna, posso cambiare me stesso, realizzando così il mio libero arbitrio. La libertà risiede esclusivamente nella capacità di cambiare se stessi e non il mondo! Il mondo è solo l’impronta delle mie proprietà.

Ho solo bisogno di sapere come correggere le mie proprietà, come modificare la combinazione di queste qualità iniziali, naturali in me. Per fare questo, mi sono dato un “Kli” (strumento), una leva, una “gru” che posso utilizzare per capovolgermi e sollevarmi! Allora, l’intera realtà cambierà. Vedo che tutto è diverso ora, come se io fossi nato in un nuovo mondo.

Così, si sostituisce la mia vista della realtà o la realtà stessa? Io cambio la realtà! Dopo tutto, la realtà è ciò che si trova dentro la mia percezione.
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 02.12.2010

Talmud Eser Sefirot, Punto 2, Lezione 3
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 62, Lez. 30
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Scritti di Rabash, Articolo: “Possente Roccia della mia Salvezza”
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L’inesauribile mezzo per l’avanzamento

Più forte ci uniamo, più scintille di dazione possiamo includere nella qualità di ricezione. Essenzialmente, lavorando all’unione, noi lavoriamo per unire queste qualità.

Non siamo capaci di lavorare con il desiderio del piacere nella sua forma pura. Quando ci avviciniamo ad esso, vediamo che non è inteso per lavorare per la dazione affatto. Allora cosa possiamo fare con esso, considerando che ha la natura opposta?

Si rivela che non abbiamo la possibilità di ricevere per amore della dazione e questo significa che non possiamo dare nessun piacere al Donatore. C’è una barriera tra il Creatore e la creazione, che blocca tutti gli sforzi della creazione per conseguire la dazione reciproca.

La nostra unica via è quella di unire le qualità. Come possiamo fare ciò? Dobbiamo elevare Malchut e includerla dentro la qualità di Bina.

Il nostro lavoro è costruito sullo stesso principio: una persona in relazione al gruppo è come Malchut in relazione a Bina. Diventando parte del gruppo, ci si annulla nello stesso modo come Malchut si annulla davanti a Bina.

Non è importante da che tipo di persone è formato il gruppo e se hanno già conseguito la qualità spirituale. Respingendo se stessa, una persona riceve la Luce Superiore attraverso essi. Non la riceve dalle loro qualità esterne, ma dalla loro essenza interiore che, in una certa considerazione, è già corretta.

Perciò, il gruppo è un’inesauribile mezzo, Bina pura. Con l’annullamento di me stesso, posso ricevere tutto attraverso esso. Se sono piccolo, riceverò una piccola influenza della Luce Circostante dal gruppo. Se sono grande, riceverò una grande Luce dal gruppo, che mi correggerà. Con la mia attitudine verso il gruppo, io determino che cosa è il gruppo per me.

Questo non dipende dagli amici. Essi possono essere totalmente nuovi alla Kabbalah, e allo stesso tempo inchinandomi al loro desiderio spirituale, mi addentro e mi sintonizzo dentro al loro stato corretto, anche se non hanno ancora iniziato a correggere se stessi.

Siamo già tutti nella nostra correzione finale e quindi con la mia attitudine verso gli amici posso risvegliare e ricevere una qualsiasi delle forme intermedie che mi conducono là. Tutto dipende da me, non da loro. Io stesso determino il livello su cui attiverò questa struttura chiamata “il gruppo”.

Allora, l’amore degli amici diventa l’amore del Creatore. La giusta attitudine verso di loro è la giusta attitudine verso di Lui. Non posso allontanarmi dagli amici e dare al Creatore qualcosa in più di ciò che do a loro.

Il gruppo è il mezzo che aiuta a “formare” se stesso, per dare a se stesso la forma della dazione. Con l’incanalamento dei miei desideri attraverso il gruppo, è come se li sintonizzassi e li dirigessi al Creatore nel modo giusto.

La legge universale della rispondenza contraria

La luce riempie i vasi del desiderio nell’ordine inverso (secondo la legge della rispondenza contraria).

La luce deve corrispondere al desiderio. Quanto più profondo è il desiderio e più forte su di esso lo schermo (intenzione), tanto più forte sarà la luce che verrà attirata.

Ma questa luce non rivestirà necessariamente quello stesso desiderio che l’ha attirata!
Inizialmente la luce entra nei più piccoli vasi del desiderio – che è proprio il contrario di quel desiderio al quale era destinata.

Da ciò deriva tutta la confusione in questo mondo e gli enigmi nella superiore gestione. L’uomo, a prezzo di enormi sforzi e sofferenze, ossia lavorando coi desideri più potenti, si procura proprio l’intelletto più acuto, la più fine percezione e sensibilità.

Lo vediamo da noi stessi, sopportando una gran quantità di scosse a causa dei nostri desideri più grossolani, proprio “nella carne”, incominciamo a sperimentare improvvisamente una nuova facoltà intellettuale, su scalini più alti.

Così lavora la legge della rispondenza contraria della luce e del desiderio (erekh afukh orot ve kelim).

Io sopporto un colpo per via del mio egoismo, conosco il male, e a causa della sofferenza di questo ego grossolano e primitivo, improvvisamente incomincio a comprendere meglio lo spirito, il Creatore…..Sembrerebbe che una cosa sia collegata all’altra ?….
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(Da una lezione sul “Beit Shaar Ha Kavanot“, 30.11.2010)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 01.12.2010

Dal Libro dello Zohar: “I Germogli”, Pag. 7, Punto 5, Lezione 1
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Talmud Eser Sefirot, Punto 1, Lezione 2
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 60, Lez. 29
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Scritti di Rabash, Lettera 43
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Il fegato ha un’anima?

Domanda: Nel suo libro Beit Shaar Kavanot, Baal HaSulam descrive che l’anima superiore (Neshamà) è nel cervello, lo spirito (Ruach) nel cuore, mentre l’anima più bassa (Nefesh) nel fegato! Ci può spiegare questo?!

Risposta: I Kabbalisti usano le parole di questo mondo, perché tutto quello che c’è in questa realtà discende dal mondo spirituale. Questo è il motivo per cui è possibile descrivere le Forze Superiori con parole terrene.

Noi non abbiamo altra scelta dato che nella spiritualità non esiste un linguaggio, solo forze. Non siamo in grado di dare loro alcun nome o assegnare loro dei numeri . Tuttavia, le nostre definizioni devono sostenere la corretta corrispondenza per essere in grado “di parlare con noi.”

I Kabbalisti trovano una soluzione semplice e meravigliosa: usano parole che appartengono a questo mondo per dare un nome ai fenomeni Superiori. Essi percepiscono la spiritualità, il senso delle sue forze, i fenomeni, le azioni; essi vivono lì! Osservano la spiritualità attraverso questo mondo come se fosse trasparente. Vedono i poteri che agiscono dietro ogni oggetto di questo mondo e dietro l’intera immagine.

E’ come guardare attraverso un vetro trasparente e vedere una forza spirituale che si trova all’altra estremità del mio “asse visivo”. Vedo una forza che lavora dietro ogni persona e ogni azione in questo mondo, e, pertanto, è facile trovare un collegamento tra di loro. Per me, sono la stessa cosa!
Le differenze tra loro compaiono solo relativamente ad un “osservatore”, la persona che li rivela. Egli divulga o attraverso i suoi cinque sensi del corpo o li percepisce dentro i cinque organi di percezione spirituale.

Oltre a questo, tutti i fenomeni sono identici. Dopo tutto, il nostro mondo è immaginario e sentiamo il nostro modo di fare solo attraverso le nostre sensazioni. Se riusciamo ad ottenere altri organi della percezione, vedremo le cose come se si verificassero contemporaneamente su due schermi paralleli.

Poi, tutto si chiarisce e non dobbiamo mai più confonderci. Ci rendiamo conto che cosa il “cervello”, il “cuore”, il “fegato” e l’”Ibur YenikaMochin“(concetto, disegno di sostentamento, mentale) rappresentano. Riconosciamo il significato spirituale di tutte le parole terrene, come “salire”, “caduta”, “abbraccio”, “accoppiamento”, “sinistra”, o “destra”. Essi hanno solo un significato e non possono averne altro.

Noi raggiungiamo la spiritualità attraverso il nostro mondo materiale e il senso come sua radice. Essa diventa lucida e “apparente” per noi, ma il linguaggio che lo descrive deve essere “preso in prestito” da questa dimensione materiale, come se noi “stendessimo”, una pellicola trasparente su di esso.

Si è abituati a vedere immagini materiali, certo, ma ora si conservano solo i loro nomi che vengono ulteriormente trasferiti su uno schermo parallelo nella spiritualità, dove aderiscono nel posto giusto. Si inizia usandole senza alcuna confusione: non c’è bisogno di spiegare il loro significato per gli altri perché, salendo verso il mondo spirituale, attraverso la corporeità, ciascuno vedrà la stessa immagine e sapranno cos’ è un’illusione!

“L’anima nel cervello” significa che la Luce chiamata Neshamà (anima) abita in un Kli (vaso) spirituale chiamato “cervello”. Al di là  della Luce e del Desiderio, non c’è niente altro.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 25/11/10, Beit Shaar HaKavanot)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 30.11.2010

Dal Libro dello Zohar: “La rosa”, Punto 3, Lezione 3
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Talmud Eser Sefirot, Punto 1, Lezione 1
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 59, Lez. 28
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “Corpo e Anima”, Lez. 6
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Un pesce non lo peschi senza fatica

Ogni uomo si illude che il Creatore abbia per lui un particolare riguardo, a differenza che con altri.

Ciò succede proprio a tutti. Infatti ognuno sente di provenire da una sua particolare radice Superiore.

Siccome negli altri egli non sente questa radice, gli pare di essere un caso a parte. Così lavora la forza di rottura.

Però non c’è male senza bene, – bisogna solamente servirsi in modo appropriato di questa sensazione della propria particolarità.

In altre parole, invece di sentirsi figlio dello zar, nato nel palazzo, l’uomo deve, colle proprie forze, raggiungere il gradino che si chiama “figlio” (“ben“). E qui si tratta di un duro e difficile lavoro.

L’uomo deve cancellare questa sua “eccezionalità”, che presume di se, smetterla con tutte le scuse e le speranze che – dice lui – gli competono, e capire, che senza fatica non si ottiene niente.
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(Dalla lezione su una lettera di Baal Sulam, 26.11.2010)

Aggiustate la mia anima!

Domanda: Cosa possiamo ancora fare, per dar modo alla luce superiore di sollevarci al primo gradino spirituale?

Risposta: Riprovare ancora! Non c’è altra risposta. Tentar di verificare: sei sicuro di rivolgerti alla luce superiore o alla sua fonte – il Creatore?

Li colleghi questi fattori insieme? Altrimenti stai deviando dal cammino e non ti rivolgi al giusto posto, e non ci porti il (kli) vaso rotto della tua anima, dicendo:
“Aggiustamelo, per favore, qui!”.

Poniamo che tu prenda un secchio bucato, arrivi dal fabbro e gli dici: “Guarda, qui c’è un buco. Vorrei che tu me l’aggiustassi”. Allora lui, secondo la tua richiesta, vede il buco e l’ottura.

Così è nel tuo caso. Tu devi portare il tuo (kli) recipiente/desiderio colla rottura, e dire cosa bisogna fare e cosa significhi per te essere riparato. Allora la luce, sicuramente, lo farà.

La luce è tenuta a farlo, ma solo farlo! L’intenzione, il proposito all’azione e la preparazione devono essere tue. La luce immediatamente solo incolla, salda oppure mette un rattoppo, e questo è tutto. Questo lo fa lei. Ma il resto lo devi fare tu.

E a più alti gradini spirituali tu dovrai presentarle il tuo kli, ben sapendo come si è rotto e in quale modo dovrà essere riparato.

Infatti tu già prenderai l’esempio della riparazione dall’alto, essendo pienamente, o in parte, consenziente. Lassù tu apprenderai non solo l’intenzione, ma i modelli di riparazione.

(Da una lezione sul Libro dello Zohar, 28.11.2010).

La porta dell’Inferno

Lo Zohar, “Introduzione a Lo Zohar. Capitolo: “BeLaila De Kala” (La notte della sposa), “Articolo 138: … e la colpa è diventata come un errore per lui, come è scritto,” Se il Signore non fosse venuto in mio aiuto, la mia anima avrebbe quasi dimorato con Dumah. “Ma il resto della gente deve aver paura che non sarà in grado di dirlo prima dell’angelo, che è stato un errore, e cadranno nelle mani di Dumah, all’inferno”.

Quando riusciremo a correggere alcune parti del Malchut, un sottile filo resterà a collegare le parti che sono impossibili da correggere per noi. Noi dobbiamo “nutrirle” e permettere loro di rimanere in vita in modo che possiamo correggerle in seguito.

C’è sempre un “fermo” che ci tiene “legati” per egoismo. È simile alla “porta dell’inferno” attraverso la quale siamo in grado di immergerci improvvisamente nell’intenzione egoistica. Questo avviene dove si nasconde un problema.

Siamo in grado di conservare lo schermo che ci impedisce di ottenere piacere per il nostro bene?  Se non possiamo mantenerlo, le luci spariranno, e si rimarrà nel buio dell’”inferno.”  Non abbiamo la possibilità di conservare una piccola porzione di egoismo senza aprire le porte e di garantire l’illuminazione minima che è di vitale necessità per la propria esistenza ?

Il Libro dello Zohar parla della possibilità di conseguire tale obiettivo. Stiamo correggendo i nostri errori, mentre il male intenzionale sarà corretto solo nell’ultima fase del nostro lavoro.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 21/11/10, “Hakdama, BeLaila De Kala” La notte della Sposa)