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Una cena in onore della vita spirituale

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Yehuda”): “Quel pane che mangiarono i nostri padri nella terra d’Egitto” (l’Hagada di Pesach)… Da questo si deduce che la Mitzvà di mangiare il Matzà fu data loro mentre erano ancora schiavi, e lo scopo della Mitzvà era per il tempo della redenzione, dato che loro partirono in tutta fretta.

Questo succede sempre quando passiamo da uno stato all’altro, lasciando il grado nel quale attualmente ci troviamo: la schiavitù d’Egitto, governati dall’ego, il Faraone, la nostra ostinata “inclinazione al male” che ci tiene in ostaggio e non ci lascia elevare al di sopra delle nostre gelosie, dell’odio, della lussuria e dell’ambizione.

Anche se lo capiamo bene, ancora non possiamo elevarci al di sopra di queste proprietà egoistiche, né unirci tra noi con legami che corrispondano al grado seguente all’uscita dall’Egitto. Siamo ancora incapaci di diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, di acquisire la garanzia mutua affinché la forza integrale dell’amore e della dazione, considerata come il Creatore, si riveli.

Pertanto, mentre siamo ancora schiavizzati dal Faraone, dobbiamo visualizzare il seguente stato: giocare a “credere” questo, allo stesso modo in cui i bambini, mentre crescono, giocano ad essere adulti. Così, dobbiamo giocare a vivere una vita da “adulti”, la vita spirituale.
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(Dalla 1°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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A proposito dei congressi virtuali e una vera connessione

Domanda: Alla luce del prossimo congresso di Mosca, lei ha detto che è arrivato il momento di abituarci ai congressi virtuali, e a sentire una maggiore connessione perfino stando davanti ai nostri schermi. Cosa significa?

Risposta: I congressi sono un balzo in avanti. Ma in aggiunta, noi dobbiamo mantenere questa connessione quotidianamente e intensificarla. Grazie ai congressi, noi creiamo degli impulsi per l’unificazione, e durante gli intervalli tra ogni congresso è vitale per noi sostenere una connessione permanente e intensificarla giorno dopo giorno.

Non c’è altra scelta; noi dobbiamo raggiungere un mondo “rotondo”, globale e integrale. Non sono soltanto parole. Non dobbiamo rompere la connessione dopo tre giorni di congresso; la connessione deve essere alla base dell’agenda quotidiana del mondo. Questo è quanto ci è chiesto.

Quindi, dobbiamo coltivare quelle relazioni tra di noi che ci permetteranno di rimanere in connessione perfino virtualmente, senza sentirci ne vederci uno con l’altro. È per questo, prima di tutto, che Internet è emerso: il suo scopo è di aiutare il mondo intero a creare un legame d’interconnessione sano e a muoversi dall’unità virtuale corporea a quella spirituale. E noi dobbiamo utilizzare questo mezzo.

Perciò io suggerisco che i nostri prossimi congressi siano piccoli, di mille o duemila persone che si riuniscano nella stessa regione. E gli altri assisteranno virtualmente, senza che questo rovini niente per loro. Al contrario, tutti vivono in uno stato collettivo, e i partecipanti “virtuali” non sentono la minima debolezza unendosi con i partecipanti nel posto fisico.

Questo ci permetterà di fare diversi congressi all’anno; inoltre, saremo capaci di mantenere un legame giorno dopo giorno. Smettiamola di spendere tanti soldi per due grossi congressi all’anno, dopo i quali ancora sperimentiamo una discesa e un ritorno allo stato precedente. Io voglio trasferire l’ enfasi del congresso fisico a quello interno, e da quest’ultimo all’interconnessione interna quotidiana. È estremamente importante. Altrimenti non saremo capaci di costruire un luogo per la rivelazione del Creatore tra di noi.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Baal HaSulam, lettera n.10)

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Avanzando dal contrario

Il nostro desiderio è cominciare a prendere la forma corretta. Desideriamo unirci per rivelare un strappo verso l’unita dentro ogni persona malgrado l’egoismo. Questo è molto importante, malgrado il mio egoismo, faccio degli sforzi per aspirare interiormente ad avvicinarmi agli amici, per mantenere con tutti una stretta relazione, come persone che sono vicine a me in spirito e proposito.

La cosa più importante adesso per me è di essere capace di avere fiducia in loro. Se siamo uniti, allora loro si assicurano del fatto che io non mi dimentichi del nostro cammino e che diventi solo più forte nel consolidamento comune.

Aspiro ad unirmi agli amici e spero che questa aspirazione mi abiliti a ricevere un desiderio insaziabile di unità con loro. Questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Dall’inizio alla fine della correzione, questa è l’unica cosa che ci viene richiesta.

È per questo che è scritto che amare il prossimo come se stessi è la regola che conclude e riassume tutta la Torà. Non c’è nient’altro a parte questo e dobbiamo dirigere il nostro cammino unicamente in questa direzione. Non importa quanto ci rifiutiamo, se vogliamo realizzare il programma della creazione per mezzo di un scenario accelerato, c’è solo un’opportunità: cominciare dal contrario, dallo stato più odioso e ripugnante e da lì adottare delle misure verso l’amore per il prossimo.
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Nello stato futuro siamo liberi

Baal HaSulam, “Questo è per Giuda”: “Questo anno qui … il prossimo anno, libero”. È scritto riguardo a questo che l’obbiettivo di questa Mitzvà (comandamento) è che possiamo evocare la redenzione garantita, destinata a noi, come nella Mitzvà di mangiare il Matzà dei nostri padri in Egitto.

In questo modo, dimostriamo la nostra fiducia nel fatto che usciremo sicuramente verso la libertà. Usciremo dalla schiavitù, sostenuti dal potere del nostro ego che intenzionalmente ci opprime. Quando cresciamo ansiosi di scuoterci e di essere disposti ad elevarci al di sopra dell’egoismo, allora ci liberiamo da esso.

Il Faraone indurisce il nostro cuore come se si aggiungesse del carico ai pesi con i quali una persona si allena. Ad ogni nuovo grado, dobbiamo sollevare più peso e con maggiore frequenza, col fine di acquisire un determinato risultato. Il Faraone è considerato come “un aiuto contro di lui”. Il Creatore stabilisce intenzionalmente il tiranno, il Faraone, contro di noi, per obbligarci ad unirci contro di lui.

Tuttavia, siamo incapaci di unirci a prescindere dal fatto che improvvisamente cerchiamo di farlo. Quanto più sforzo esercitiamo, più forte diventa il Faraone, caricandoci di un peso aggiuntivo. Ci sembra di essere indeboliti in questo cammino e che la nostra energia diminuisca, ma non è così. Al contrario, stiamo diventando sempre più forti, mentre il nostro lavoro è ancora più difficile in qualità e quantità.

Se non ci arrendiamo, ma continuiamo lungo questo cammino, allora possiamo costruirci un ambiente e prepararci ad uscire dall’Egitto. Tutto dipende dalla nostra preparazione. La nostra forza deve crescere a tal punto che il Faraone resterà senza pesi per indurire i nostri cuori. In quel momento ci libereremo dell’Egitto.

Non sappiamo in anticipo quando verrà finalmente quello stato in cui il potere della nostra unità e l’aspirazione per essa crescerà fino a superare la pesante mano del Faraone ed a lui non resterà niente con cui caricarci. Al contrario, quanto più avanziamo, più densa diventa l’oscurità. Cominciamo a costruire le “città della povertà” che non ci portano nessuna soddisfazione e piangiamo in virtù di questo pesante lavoro.

In altre parole, attraverseremo stati difficili. Alla fine, attraverseremo anche le “dieci piaghe” e la densa oscurità egizia, come la massima espressione di ogni tipo di problemi che dobbiamo superare se stabiliamo l’interconnessione tra di noi. Non importa quanto difficile sia e quanta discordia si senta tra di noi, se anche così ci uniamo, ci libereremo della nostra natura.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Giuda”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 08.05.2011

Scritti di Baal HaSulam “Tutti coloro che soffrono per il Pubblico”
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Articolo “Il Nonno”, Punto 299, Lezione 10
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Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 1, Histaklut Primit, Lezione 9
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Baal HaSulam Giornale “La Nazione”, Articolo abbreviato “L Individuale e la nazione”
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Il Faraone: Lo schiavo fedele del Creatore

Se potessimo vedere il gioco che il Creatore fa con noi, potremmo capire che tutto quello che succede nelle nostre vite è concepito con l’intenzione di portarci all’unica meta: la necessità di ricorrere al Creatore. La forza che ci sviluppa gradualmente e ci obbliga a ricorrere a Lui è chiamata “Faraone”, il servo fedele del Creatore.

Il Faraone ci inganna astutamente, dandoci dei colpi e degli ostacoli lungo il cammino; questo è tutto il lavoro del Faraone. Il nostro avanzamento dipende da come accettiamo questi colpi, le delusioni e le opportunità. Non dobbiamo vederli come una casualità, ma vedere la mano “guida” del Creatore e pensare a come reagire davanti ad essa. Chiarire queste situazioni è ciò che ci aiuta ad avanzare.

Il chiarimento si produce solo attraverso la nostra connessione, perché solo allora abbiamo un punto di vista corretto che ci permette di capire ciò che vuole il Creatore. In ultima istanza, Lui ci chiede di unirci come “un solo uomo con un solo cuore”. Se guardiamo tutto quello che ci succede da questo punto di vista, rileveremo presto ed in maniera corretta ciò che la forza superiore vuole da noi. Questo è molto semplice, ma solo se una persona non si sbaglia nel vedere tutto quello che le sta accadendo, e lo fa dal punto di vista corretto.

Tutti i colpi e le preoccupazioni ci portano all’acquisizione dell’attributo della dazione. Siamo Venuti per il bene del nostro egoismo e del nostro orgoglio, fino a che tutti questi colpi e cambiamenti formano un’attitudine corretta dentro di noi, la quale ci permette di capire dove siamo in relazione alla forza della dazione.

Però, nel momento in cui cambiamo, capiamo che tutto questo è stato fatto per amore. Il Creatore non ha voluto affermare il suo potere e farci piegare. Non era geloso del nostro amore e dell’impegno con il Faraone. È stato solo il suo grande amore per noi ciò che lo ha obbligato ad insegnarci gradualmente e Lui ha sofferto più di noi per quello che ci succedeva, allo stesso modo in cui i genitori soffrono nel fare un’iniezione ad un bambino ammalato e nel dargli una medicina amara.

Non c’è mai stato e mai ci sarà un trattamento negativo da parte del Creatore. Ci può essere solo l’amore assoluto.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.04.2011, Baal HaSulam, lettera 10)

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I preziosi rivestimenti dell’amore

Domanda: Che cos’è l’atto della dazione e come lo si raggiunge?

Risposta: Il Rabash scrive nelle sue lettere che io devo assalire il cuore dell’amico con dei doni, come se gli sparassi addosso delle frecce o delle pallottole. E anche se il mio amico avesse un “cuore di pietra” (Lev HaEven) coperto da un’ impenetrabile armatura (Klipà, guscio), allo stesso modo io, colpendolo ripetutamente, devo a poco a poco aprire una breccia nella sua armatura ed entrare nel suo cuore.
E poi, riempirò il suo cuore con doni e con amore. Questo è il modo in cui posso conquistare il cuore dell’amico ed acquisire così la proprietà della dazione. Lo faccio perché desidero penetrare nel suo cuore e sentirmi come se ci fossi dentro. Non si tratta del nostro solito cuore egoistico, ma piuttosto del preciso spazio spirituale, “il luogo”, dove desidero unirmi con lui. E’ il luogo dove mi sforzo per fami strada. La lettera del Rabash n°40 dice:

Ogni dono…che egli fa al suo amico è come una freccia o una pallottola che apre un varco nel suo cuore…

E anche se egli vede che il cuore del suo amico è come una pietra… (tuttavia) con le pallottole che gli spara ripetutamente, i tanti piccoli fori diventano un varco…dove l’amore di colui che fa il dono cade come una tempesta e lo colma completamente di sé. E il calore dell’amore fa uscire le scintille dell’amore dell’amico, e allora questi due amori formano un solo rivestimento dell’amore che ricopre entrambi.

Ciò significa che un unico amore circonda e avvolge tutti e due e da questo momento in avanti essi diventano un solo uomo. Infatti, essi sono rivestiti sotto un solo rivestimento comune, e si annullano l’uno davanti all’altro.

Possiamo starci su molto tempo, dire delle belle parole, e discutere di infiniti temi, ma dopo tutte le domande e le risposte, c’è soltanto un’azione che molto probabilmente ci farà andare avanti nella giusta direzione. Questo è ciò di cui scrive il Rabash. Il nostro lavoro tra gli amici può sembrare invisibile all’esterno, mentre brucia dentro di noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011 Shamati No, 86)

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Un invito ad attraversare la barriera-Machsom

Ci troviamo alla soglia di una grande unione di sforzi. Le opportunità si stanno rivelando davanti ai nostri occhi secondo il progetto spirituale, e allora realizziamole. Siamo in grado di compiere una serie di attacchi e di dirigerli come delle pallottole al centro dell’obbiettivo, fino a quando non raggiungeremo il risultato.

Io vedo perfettamente le opportunità davanti a me. Non dovremmo pensare di non essere pronti, che ancora ci manca qualcosa, o che ancora non capiamo niente. Niente è chiaro in Egitto, non facciamo altro che scivolare nell’oscurità e qui rimaniamo. E più mettiamo le cose a posto, e più tutto finisce nel vortice di una nuova confusione.

E’ importante non disperare quando ci sentiamo sottosopra. A giudicare dalle azioni che poi compiamo, vedo che adesso siamo in grado di fare qualcosa. “Come possiamo essere capaci di fare qualcosa?” potremmo chiedere. E’ vero, ma quando scopriremo di non essere capaci, all’improvviso arriverà la redenzione.

Non ho dubbi che attualmente ci troviamo in uno stato meraviglioso e molto positivo. Siamo invitati ad entrare nel mondo spirituale. La festa di Pesach arriva come uno strumento di aiuto.

E oltre a questo, abbiamo bisogno di sentire la responsabilità per tutto il mondo che, invece, si trova nei guai. Se non raggiungiamo il momento della spaccatura che ci porta al mondo spirituale, ci aspettano delle grandi disgrazie. Gigantesche catastrofi si stanno presentando in diversi paesi. La situazione sta diventando sempre più complicata, e dobbiamo ristabilire l’equilibrio – non quello che c’era prima, ma un equilibrio spirituale.
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 06.05.2011

Scritti di Rabash, Lettera 33
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Articolo “Il Nonno”, Punto 263, Lezione 9
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Rav Yehuda Ashlag, Introduzione alla Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 13, Lezione 7
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Rav Yehuda Ashlag, Articolo “La Libertà”, Lezione 18
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Quella sfuggente “fede al di sopra della ragione”

Shamati n.13, “Il melograno”: La misura del riempimento è tanto quanto un uomo è capace di andare al di sopra della ragione, questo è detto Romemut.

C’è soltanto il vuoto in un luogo quando non c’è alcuna esistenza, come è scritto, “la terra pende al di sopra del niente”. Sai dire qual è la misura del riempimento di un luogo vuoto? La risposa è, in base alla elevazione di ciascuno della propria fede al di sopra della ragione.

Ciò significa che il vuoto dovrebbe essere colmato con l’elevatezza, vale a dire con al di sopra della ragione, e con la richiesta al Creatore di donare all’uomo questa forza. Ciò significherà che tutto il vuoto che è stato creato, si riverserà sull’uomo perché senta di essere vuoto, e questo soltanto perché lo colmi con Romemut (la grandezza) del Creatore. In altre parole, l’uomo deve prendere ogni cosa ponendosi al di sopra della ragione.

Noi non sappiamo cosa sia “la fede al di sopra della ragione”. E’ la separazione totale da tutti i nostri calcoli. Ricordo come dopo tre o quattro mesi che avevo iniziato a studiare con il Rabash, gli domandai, “Che cos’è la fede al di sopra della ragione, poiché è scritto che un uomo dovrebbe essere sempre in essa?” A quel tempo, mi ero anche scritto sulla mano che un uomo non deve dimenticarsi di pensare alla fede al di sopra della ragione, anche se non sapeva cosa fosse. Mentre me ne stavo seduto in macchina dietro al volante accanto al Rabash, guardai a quello che avevo scritto sulla mano e gli domandai: qual è il significato di questo concetto?

Come risposta mi fece un esempio che è, naturalmente, limitato ai confini del nostro mondo: supponi che un tuo amico ti chieda a prestito mille dollari e poi ti restituisca una busta che sembra contenere l’intera somma. Ma poi scopri che dentro c’è solamente un dollaro. Il tuo amico dice che la busta ne contiene mille, ma tu ne conti soltanto uno. Dove sono gli altri 999$?

E’ qui che l’uomo può avanzare per mezzo della fede al di sopra della ragione. Cioè, si consegue questa correzione (piuttosto che giustificare semplicemente l’amico per il suo debito!) in modo che si percepisce questo dollaro come se fosse mille invece di uno, come se l’amico avesse restituito tutto.

Ma come si percepiscono i 999$ che mancano? Questa è ciò che si chiama la forza della fede al di sopra della ragione. E’ impossibile capire cosa significhi anzitempo. Solamente quando questa forza viene rivelata dentro di noi come risultato dei nostri sforzi interiori, dentro i nostri desideri, quando cambiamo, allora vediamo che possiamo veramente riconciliare la conoscenza con la fede, e questa fede è la dazione invece della ricezione.

In ogni caso, tutto questo non sarà chiaro fino a quando un uomo non avrà effettivamente acquisito questa qualità.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati)

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