Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

La gravidanza è un sacrificio per il bene del bambino

Domanda: Che significa “il superiore discende verso l’inferiore e diventa come lui?”

Risposta: Quando il superiore discende verso il basso, non significa che un elefante diventa una mosca. Se fosse così, non sarebbe una “discesa” ma piuttosto una trasformazione qualitativa. “Scendendo verso il basso” significa che l’AHP di uno acquista i desideri, i pensieri, e le azioni che sono orientate solamente al benessere dell’inferiore.

Quando una donna è gravida, il suo utero comincia a lavorare come un sistema per assicurare lo sviluppo della goccia di seme. Esso non si trasforma in una goccia di seme ma diventa un luogo destinato alla sua crescita. Ciò implica “una discesa dal superiore all’inferiore” perché la madre è completamente devota al suo bambino nelle sue intenzioni e pensieri. L’inferiore definisce gli obiettivi del superiore e le forze in modo che il superiore agisca soltanto per il bene del bambino. Abnegazione completa della parte superiore per il bene dell’inferiore significa che discende in basso e diviene simile a lui.

Una madre deve diminuire se stessa e modificare se stessa per il minore. Il suo utero ottiene tutte le qualità necessarie per assorbire una goccia di seme. L’utero è un sistema vivente molto complicato regolato da processi multipli. Anche adesso gli scienziati non capiscono esattamente come funziona. E’ un meccanismo divino che unisce il superiore all’ inferiore.

Il superiore discende verso l’inferiore e si trasforma in esso, il che significa che esso agisce solo a beneficio dell’inferiore, soltanto per il suo bene. L’inferiore delinea le azioni del superiore. Simile al bambino che siede nel passeggino e indica a sua madre dove vuole andare e lei spinge il passeggino in avanti come il suo motore. Significa che la madre serve il bambino e diventa come lui. Lei si aggrappa ai suoi desideri e li attua attraverso se stessa.

Tutti i sistemi cominciando da Malchut del mondo dell’infinito fino all’ultimo stato che si prende cura della goccia di seme sono orientati soltanto verso i benefici della crescita del feto. Significa che il superiore diventa simile all’ inferiore e il Creatore agisce per il beneficio della creazione.

L’utero é un meccanismo divino estremamente complicato che si prende cura del feto ed è in grado di far crescere un essere umano da un gene informativo (Reshimo). Questo sistema abbraccia tutto: programmi di sviluppo, produzione delle materie necessarie, creando mille condizioni essenziali.

Dobbiamo coscienziosamente, consapevolmente e volontariamente passare questo processo di concezione spirituale e crescita che osserviamo in natura. Significa che l’ingresso di una goccia di sperma al posto giusto dentro l’utero del superiore deve essere fatto volontariamente. Dobbiamo essere pronti a dare noi stessi per la tutela del superiore. In modo da avere il nostro seme spirituale fecondato, dobbiamo lavorare duramente per tanti anni.

Il processo di concepimento è così significativo che incarna il concetto di connessione con la natura nella sua completezza.

Simbolizza la nostra unità e la divulgazione. E’ per questo che lo studiamo nell’ottava parte dello Studio delle Dieci Sefirot su come collegare l’inferiore alla parte superiore e al superiore del superiore. Questo meccanismo è insito nel cuore stesso delle nostre vite e forma il nostro avanzamento.

Riguardo al gruppo e al Creatore, siamo sempre i più bassi. Ci sono altri considerati più bassi rispetto a noi, e in relazione a loro siamo il superiore. Il sistema appare in questo modo: inferiore, superiore e superiore del superiore.
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(Dalla 3° parte della Lezione  quotidiana di Kabbalah del  23.09.2013, Lo Studio delle Dieci Sefirot)

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Una doppia richiesta e una doppia risposta

Anche mentre siamo sotto il dominio delle forze egoistiche, le bucce (Klipot), possiamo risvegliare la parte superiore. Solo coloro nei quali è stato risvegliato il punto nel cuore possiedono il potenziale per connettersi al Creatore, ma con un’intenzione che è ancora egoistica. Una persona si rivolge al Creatore con le intenzioni che sono ancora egoistiche e quindi viene considerata in balia delle forze impure.

Più grande è la forza che la persona possiede di rivolgersi al Creatore ancora mentre lo fa per se stessa, più grande è l’egoismo (Klipà). Pertanto, come è scritto “Colui che è più grande del suo amico, il suo desiderio è più grande del suo”. Il grande malvagio, le enormi forze dell’egoismo, di cui parla la ToràBalaam, Balak, il Faraone (il guscio generale), Haman, Ahaseurus, e le sette nazioni che occupano la terra di Israele, prima dell’arrivo degli ebrei: tutti questi attributi vengono risvegliati in una persona in base al suo livello. Maggiore è il guscio nel quale una persona si trova, maggiore è la Santità che le viene assegnata in contrasto con esso.

La salita inizia quando in una persona si risveglia il punto nel cuore mentre è in cattività della forza egoistica, Klipot, e nell’intenzione di ricevere per se stessi. Nonostante l’intenzione egoistica di ricevere in cui il punto nel cuore esiste, non per scelta, esso solleva una preghiera (MAN). Sebbene la preghiera sia egoistica, allo scopo di ricevere, è ancora una preghiera dell’inferiore, del guscio che risveglia il livello superiore di agire. Poi, il superiore comincia a lavorare su questa preghiera e la solleva da un livello ad un altro fino a Ein Sof (infinito). Tuttavia, noi impariamo solo circa tre livelli: quello inferiore, il superiore e l’estremità superiore. Tutti gli altri livelli funzionano allo stesso modo.

Questo trio opera costantemente: l’inferiore, il superiore e l’estremità superiore. L’inferiore si trova nell’egoismo, e il superiore, che sente il dolore dell’inferiore e sa come tradurlo correttamente, elabora la preghiera corrotta dell’inferiore trasformandola in una preghiera corretta e la solleva al superiore che si trova nella santità, scollegato dall’inferiore corrotto. Così, nell’estremità superiore, ci sono già tutta la Luce e la forza necessarie per prendersi cura dell’inferiore.

Il superiore si solleva fino all’estremità superiore con una doppia preghiera: la preghiera dell’inferiore e la sua risposta ad essa. Così, l’estremità superiore da’ il doppio della grandezza di cui ha bisogno per prendersi cura dell’inferiore. Quando raggiunge la grandezza, può già prendersi cura dell’inferiore corrotto. Così, si scopre che il “primo nato” che si chiama Partzuf superiore riceve il doppio dall’estremità superiore, la sua parte e la parte dell’inferiore corrotto. Questo è il modo in cui funziona la catena.

Questa è l’unica azione nella nostra correzione ed essa ci porta fuori dalle Klipot. Quindi, la prima condizione è la preghiera. Tutto il nostro lavoro spirituale, tutta la realtà che sentiamo, è disposta e pronta ad aiutarci ad elevare una preghiera verso il superiore. Non esiste nulla, tranne che la nostra richiesta. Questo perché noi non siamo capaci di eseguire nessuna azione fatta eccezione per la possibilità di chiedere. Questo è in realtà ciò che dimentichiamo.

Finalmente capiremo che non esiste nessuno tranne Lui e che il Creatore è buono e benefattore, che in realtà esiste una sola forza che opera, su cui è scritto: “Io sono il primo e sono l’ultimo”. Tutto questo ha lo scopo di aiutarci a scoprire in qualsiasi momento la nostra richiesta.

La richiesta dell’inferiore deve essere organizzata correttamente per dare. Se chiediamo per noi stessi, siamo nelle Klipot sotto il dominio di forze impure egoistiche. Se continuiamo a chiedere per noi stessi, troviamo noi stessi più a fondo in questo egoismo.

Tutte le nostre richieste, tutte le mancanze, anche dagli stati più vergognosi – salgono ancora verso l’alto. L’unica domanda è in quale forma. Se le richieste non sono in equivalenza della forma con il superiore, esse sono ancora accettate e influenzano il sistema e il suo sviluppo. Ma in questo caso, le forze ci obbligano a torturare noi stessi e vediamo il mondo diventare sempre più malefico e buio. Noi avanziamo, ma per la via della sofferenza, nel suo tempo.

Se le nostre richieste vengono fatte in base al desiderio del superiore, si risvegliano tutti i livelli di correzione e salgono fino a Ein Sof e ci portano verso la nuova Luce che chiarirà, correggerà, e riempirà i nostri vasi allo scopo di dare. Poi, avanzeremo attraverso il percorso di “Io lo affretterò”.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah dele 22.09.2013)

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La Metodologia di un decollo Spirituale

Una cosa fatta da una persona sola, non viene mai presa in considerazione, perché da sola non è in grado di compiere un’azione spirituale. “Spirituale” significa che è diretto verso la correzione della frammentazione ed è orientato verso la connessione che richiede la partecipazione della forza comune. Se qualcuno fa qualcosa da solo, agisce sempre dall’egoismo, visto che non è in grado di alcun’altra azione.

Quindi un’azione del genere non viene preso in considerazione. Uno immagina di impiegare un grande sforzo e si priva di così tanto e crede di assumere una potenza enorme, ma non c’è scopo ai suoi tentativi e non verranno presi in considerazione. Nel tempo, uno diventa indignato perché non vede alcun avanzamento e non si muove in alcuna direzione, è deluso dalla sua abilità di raggiungere la spiritualità. Ma ciò non significa che egli non sia in grado di raggiungerla; semplicemente non ha preso le misure giuste.

A volte possiamo impiegare dai 10-15 anni per capire dove siamo e finalmente sentire quello che ci è stato detto così tante volte fin dal primo giorno di studio. Soltanto dopo tanti anni una persona inizia a realizzare che il potere spirituale può essere ottenuto soltanto dal gruppo, l’ambiente, e soltanto in relazione al proprio auto-annullamento. Uno può annullarsi anche se non comprende i suoi pensieri o desideri, ma soltanto ad un livello semplice di azioni fisiche. Più egli abbassa la propria testa, più accetterà i pensieri e desideri degli altri che sono orientati verso la spiritualità. Questi sì che saranno pensieri e desideri spirituali visto che la persona li riceve dal reprimere l’egoismo! Quindi avanzerà un passo alla volta; è detto che tanti centesimi formano una grande somma.

Quindi, ama l’amico come te stesso è necessario e l’unico prerequisito che serve come leva e trampolino di lancio per ottenere la meta. Se una persona non fa uno “zero” di se stesso in relazione ai suoi amici “uno”, non raggiungerà la forza spirituale e non procederà col suo aiuto.

Procedere significa che con il suo aiuto può annullare se stesso ancora una volta, poi sarà ispirato dal gruppo di nuovo, e attraverso questa ispirazione viene in contatto con il Creatore. Allora, sembra che ci sia un bambino piccolo in confronto al gruppo di adulti.

Ho la sensazione di grandezza ascendendo a spirale, questo viene detto “a cerchi”.

Non esiste altra opportunità di avanzare. La rete, l’unico vaso che è stato frammentato, è proprio davanti a noi, proprio in questo momento. Anche se non possiamo attivamente lavorare con il 99% del vaso perché non vogliamo diventare i nostri genitori in questo tipo di lavoro, abbiamo comunque gli amici, che ci ha dato il Creatore, che ci ha riuniti per aiutare gli altri ad annullarsi davanti agli altri e ricevere la forza da ognuno di noi. Con l’aiuto della forza continueremo il nostro avanzamento verso il Creatore.
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(Dalla prima parte dalla lezione quotidiana di Kabbalah 04.07.2012, Gli Scritti di Rabash)

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Dal ramo alla radice

Baal HaSulam, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”: …ogni mondo inferiore è una copia del mondo che è al di sopra di esso. Dunque, tutte le forme nel Mondo Superiore sono meticolosamente riprodotte, sia in qualità che in quantità, nel mondo inferiore.

Dunque, non c’è un elemento della realtà, o un accadimento della realtà nel mondo inferiore, di cui non si trovi la corrispondenza nel mondo che è al di sopra di esso, uguali come due gocce d’acqua del mare. Ed essi sono chiamati “la Radice ed il Ramo”. Ciò significa che l’elemento nel mondo inferiore è ritenuto un ramo del suo modello che si trova nel Mondo Superiore, essendo la radice dell’elemento inferiore, poiché qui è dove l’elemento del mondo inferiore è stato impresso e costituito.

I livelli inanimati, vegetativi, animati e parlanti di questo mondo (si veda il diagramma sotto, segnato in giallo) rappresentano l’ultimo anello nella catena dei mondi. Il mondo materiale è un ramo. Al di sopra di esso, c’è il mondo delle radici (segnato in rosso), che è, di fatto, il ramo di un altro mondo che è superiore ad esso. Quindi, sia i mondi “inferiori” (il nostro mondo e quello successivo) originano da una sola radice che è al di sopra di entrambi (segnato in verde).

In definitiva, c’è più di un mondo là fuori, ma in questo diagramma ne mostreremo solamente tre di essi. Tuttavia, le forme e gli elementi della realtà e tutti gli accadimenti avvengono senza cambiamenti e sono uguali in ogni mondo, sia in qualità che in quantità, poiché noi abbiamo a che fare con una realtà che è divisa in livelli separati solo per la nostra percezione.

In sostanza, il nostro dovere è di riconnettere tutti i mondi dentro alle nostre sensazioni. Possiamo farlo usando il solo ed indivisibile linguaggio dei rami…I Kabbalisti hanno scoperto un glossario completo e commentato che è collegato al nostro mondo fisico, sufficiente per creare un’eccellente lingua parlata. Questa lingua ha permesso loro di conversare delle questioni nelle Radici Spirituali e nei Mondi Superiori menzionando semplicemente il ramo tangibile inferiore di questo mondo che è ben identificabile ai nostri sensi fisici. Noi riconosciamo, percepiamo, e formuliamo questi nomi e questi appellativi nel nostro mondo.

Anche se hanno origine attraverso la nostra natura corporale, essi si sono comunque guadagnati il diritto di essere espressi attraverso le definizioni dei loro rami, e di essere organizzati di fronte ai nostri sensi qui, in questo mondo tangibile. I Kabbalisti li associano alle loro radici.

Tutta l’interezza delle cose e degli eventi discende verso di noi attraverso la catena dei mondi, fino a quando non si “riveste” in sensazioni che sono intrecciate con parole e nomi, che, a loro volta, sono collegati alle Radici Superiori, verso le quali il ramo fisico punta perché è collegato ad essa, essendo la sua copia, dirigendoci in questo modo all’origine, alla Luce Superiore.

Tutti i fenomeni discendono attraverso al catena dei rami e delle radici. Noi diamo loro nomi con le parole e gli appellativi che sono legati ad essi su questo piano e che sono profondamente incorporati nella nostra consapevolezza e nei nostri sensi.

Quando sentiamo la parola “vetro”, sappiamo di sicuro cosa significa. Lo stesso vale per il fenomeno spirituale. Il fatto che non possieda la sostanza materiale del vetro è irrilevante, e non è nemmeno importante che gli manchi la forma del vetro. Mantiene comunque la sua essenza poiché il suo punto centrale è lo stesso a tutti i livelli.

Non c’è nessun altro modo per definire un fenomeno o un evento. La saggezza della Kabbalah usa un linguaggio preciso che è collegato alle radici permanenti della natura Superiore. Si basa su un sistema, perpetuo ed immutabile.

Mentre ci sviluppiamo, ai nostri occhi solamente i rapporti tra le varie parti della Kabbalah cambiano, sebbene le parti, di per sé, rimangono intatte. Ecco perché la Kabbalah è conosciuta come “la saggezza autentica”: tutto ciò che messo nel suo linguaggio è sempre vero. Infatti, non possiamo cambiare l’ordine dei rami e delle radici e delle relazioni tra loro: il solo cambiamento è nella nostra percezione.

E, naturalmente, l’uso del linguaggio dei rami determina un numero di conseguenze. In particolare, grazie ai loro libri, i Kabbalisti possono guidarci alle ascese spirituali e, grazie ad essi, possiamo portare avanti vari studi, ecc.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.06.2012, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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Collegamenti

I saggi hanno detto: “Una persona deve sempre essere coinvolta con la Torà e le mitzvot anche se è in Lo Lishma, perché da Lo Lishma arriva a Lishma“.

Nell’articolo “613 Raccomandazioni e 613 comandamenti”, l’Introduzione al Libro dello Zohar ci spiega che una persona consiste di 613 desideri, e per correggerli dobbiamo eseguire 613 comandamenti. Dopo tutto, questo è precisamente ciò che ci è stato comandato di fare: correggere ogni desiderio e usarli per il piacere della dazione.

In generale, i desideri o i comandamenti sono divisi in Mitzvot: 248 positive e 365 proibite. Sui desideri “proibiti” dobbiamo imporre una restrizione (Tzimtzum) e non utilizzarli. E con le 248 Mitzvot (desideri), abbiamo bisogno di usarle come ricevere per il piacere di dare. Ed è così che la persona corregge tutti i suoi 613 desideri per il piacere della dazione: parte di essi attraverso l’azione e parte di essi attraverso la non azione.

La Luce che Riforma corregge tutti i desideri. Una volta era Pnimi Ohr (Luce Interiore), che riempiva i desideri, e dopo che è stata rimossa da loro e fu lasciata fuori come Ohr Makif (Luce Circostante). Ora tutti i desideri sono danneggiati con l’intenzione per il piacere della ricezione, ma siamo in grado di collegarli con l’Ohr Makif in modo che possa influenzarli e correggerli con l’intenzione di essere per il piacere di dare, invece di essere per il piacere di ricevere. E’ dopo che, per il grado di cambiamento di intenzione di essere per il piacere di dare, che Ohr Makif entrerà nel desiderio nel ruolo di Ohr Pnimi.

In questo modo ci serviamo degli intermediari, come “collegamenti” tra l’Ohr Makif e il desiderio corrotto. Questo è il nostro lavoro.
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(Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 26.08.2013, Introduzione “Gioia nei giorni festivi e non dare ai poveri”)

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