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Leggere il libro della vita

Il Creatore ci ha disegnati con il desiderio di ricevere piacere. Il riempimento che sentiamo in questo piacere può essere dentro di noi – egoista, o all’interno di altre persone – per dare. Questo è ciò che si chiama la nostra vita, o più correttamente “il libro della nostra vita”, perché tutto il tempo necessita di essere rinnovato.

Questo libro si rinnova secondo un’informazione inclusa in noi sotto forma di Reshimot. Se queste si rivelano per conto loro, in maniera naturale, diciamo che avanziamo nella vita a suo tempo (Beito);

ma, se noi stessi svegliamo la forza che accelera la rivelazione di nuovi avvenimenti (Reshimo), allora avanziamo nella vita accelerando il tempo (Ahishena).

Se desideriamo progredire in questo mondo o nel nostro sviluppo spirituale, dobbiamo appropriatamente accelerare la rivelazione degli avvenimenti (Reshimot).

Lo sviluppo spirituale comincia quando si sveglia “il punto nel cuore”, il Reshimo spirituale.

Gradualmente, grazie ad un aiuto dall’alto, l’uomo passa dallo sviluppo naturale di questo Reshimo, al modo in cui comincia, per conto suo, ad accelerare lo sviluppo di questo Reshimo, con l’aiuto di una forza esterna, con l’influenza dell’ambiente. In questa maniera egli passa al cammino di Ahishena, il cammino della Luce.

Non riveliamo un nuovo libro; esiste già ed include in sé tutto il Mondo dell’Infinito: un desiderio che è pieno di Luce fino all’infinito.

Tutto però dipende dalla velocità con la quale lo “leggiamo”, cioè, in che misura riveliamo le Reshimot di questa realtà infinita che denominiamo libro.

Io divento il suo autore, perché per rivelarlo devo scrivere questo racconto della vita nel mio cuore, cioè, al di sopra dei miei desideri.

Racconto significa rivelazione; e per questo esigo la Luce Circondante che sveglia in me il prossimo Reshimo. In questa maniera, avanzo verso la meta.

Per questo, vedo tutto attraverso la luce che sviluppa, e non come passi obbligatori che non danno la possibilità di scegliere, cioè, attraverso l’oscurità.

La spiritualità è l’unione dell’oscurità e della Luce

Lo Zohar, capitolo VaEra, punto 90: … “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore”, significa con ambedue le inclinazioni, l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male, affinché le cattive qualità dell’inclinazione al male diventino buone …

Allora certamente non ci sarà differenza tra l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male ed esse saranno una.

Nel nostro mondo non ci accorgiamo della differenza qualitativa tra il male ed il bene. Per questo non capiamo che queste due qualità si decretano l’un l’altra e si assecondano e non può esistere l’una senza l’altra.

Vorremmo immediatamente annientare tutto il male e lasciar esistere solo il bene; ciò che in questo istante consideriamo come bene.

La spiritualità si rivela nella differenza tra qualità opposte e non nell’aspirazione ad escludere od eliminare una di esse.

Entrambe le qualità esistono per la loro rivelazione e lo stesso stato spirituale si allinea ad entrambe le qualità unite, alla Luce e all’oscurità.

Inizialmente, non abbiamo le corrette definizioni interiori e non ci è chiaro cosa è la Luce e cosa è l’oscurità.

Dopo averle distinte, chiariamo che questa è la Luce e questa è l’oscurità, e preferiamo la Luce al posto dell’oscurità. Allora, prendiamo tutta la Luce e tutta l’oscurità, e dalla totalità di queste due, creiamo il nostro stato spirituale.

Non sopprimiamo nessuna di esse, perché se ne annulli una, scompare l’altra. Per questo creiamo la linea media tra queste due.

Nel nostro mondo una tale struttura non esiste, questo fenomeno, la linea media, non è conosciuto. Tentiamo sempre di sradicare i fenomeni indesiderati e sgradevoli. Ci sembra che non dovrebbero esistere in questo mondo;

ma nella spiritualità c’è posto per tutto e tutto deve esistere eternamente. Solo quando si uniscono tra loro in modo corretto, ci sarà un luogo per la loro esistenza unita e non separata.

Per questo i peccatori ed i giusti, la ricezione e la dazione, la fede e la conoscenza, si basano gli uni sugli altri.

Per questo, per il conseguimento dell’obbiettivo, sono ugualmente importanti. Come è scritto: “L’uomo deve ringraziare tanto il male, quanto il bene”.

La correzione del male si rivela nel suo uso corretto, insieme al bene, dove ambedue, uniti ed uguali, partecipano alla rivelazione della loro Fonte, il Creatore.

La linea media, l’anima, si crea da queste due e rivela la loro Fonte, il Creatore.

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Le percezioni si raggiungono prima o dopo il Machsom?

Domanda: Tutte le qualità che leggiamo nello Zohar si percepiscono nella tappa della preparazione o dopo aver oltrepassato il Machsom?

Risposta: Prima di oltrepassare il Machsom, cominciamo a distinguere in noi differenti reazioni su questi nomi e denominazioni.

Nella misura in cui desidero ascendere al di sopra del mio desiderio di ricevere piacere, comincio a distinguere tra i desideri di dazione e ricezione. Non esiste nient’altro da rivelare.

È scritto: “In futuro, l’angelo della morte diventerà l’angelo della santità”. Cioè, non esistono desideri cattivi o buoni, ma desideri per la dazione o la ricezione. Tutto dipende da come li uso.

Tutta la differenza tra Aman, Terach, Abramo, Elazar, Rachele e Lavan risiede solo nell’intenzione per la dazione o la ricezione, e nella loro potenza.

Per questo, nella misura in cui l’uomo di sforza nell’intenzione di dare, percepire, capire, chiarire l’intenzione attraverso il gruppo, reagirà in differenti maniere su ogni uomo e ogni determinazione.

Fino ad un livello tale che si riveleranno i suoi “sapori” e sensazioni: quelli gradevoli e sgradevoli, quelli luminosi e fastidiosi. Egli comincia a distinguere le differenti sfumature in essi;

però, dopo il Machsom, l’uomo le rivela in maniera chiara e precisa, poiché esse si rivestono in lui e in pratica le rivela.

L’anima sta tra la Luce e l’oscurità

Lo Zohar, capitolo BeHar, punto 66: … ci sono due creazioni nell’uomo, la creazione per il bene e la creazione per il male. Con la Torà, lui le separa e il Creatore gli da un anima di Lui per dominare su ambedue, la quale è buona e leggera, il mondo a venire, e quella che è cattiva e oscura, questo mondo, come è scritto “E lui soffiò nelle sue narici l’alito della vita”.

Tutta la realtà proviene dalla separazione tra la Luce e l’oscurità, quando possiamo realmente cominciare a “filtrare” le qualità che appartengono a questo mondo ed al mondo a venire.

Con l’aiuto dei chiarimenti, discernendo le qualità per la dazione e la ricezione, cominciamo a creare noi stessi. Tutto ciò che studiamo in questo mondo è un’esistenza animale, cioè, la nostra natura.

Perché si chiama animale? Perché l’animale non può maturare e rimane nello stesso livello di sensazioni.

Per questo, prima di cominciare ad usare la Luce per creare se stesso – distinguendo tra le qualità di dazione e ricezione, unendo tutto il tempo queste qualità di dazione, desiderando stare con esse e da esse creare se stesso – esiste solo l’uomo in questo mondo.

Come da una goccia di seme nell’utero della madre comincia a costruirsi il corpo dell’embrione, in questo modo l’uomo – con l’aiuto del gruppo, dell’ambiente, degli studi, delle intenzioni e di differenti azioni – deve provare ad aggiungere ed accumulare sempre di più le qualità della dazione. In questo modo, si crea in lui il corpo spirituale.

Ogni volta egli rivela una parte in più della dazione, desiderando unirsi a questa qualità, e questa viene denominata la sua prossima reincarnazione.

Ogni volta egli vede la sua nuova vita, la sua nuova possibilità, per aggiungere una volta e poi un’altra a se stesso, le qualità dell’uomo che è simile al Creatore, alla dazione (l’uomo “Adam” proviene dalla parola “Edome”, simile).

L’incontro con il Creatore sul ponte dell’amore

Domanda: Come posso dare ad altre persone se devo sentire i loro desideri come miei? Significa che sto dando a me stesso?

Risposta: No, in ogni modo li sentirò “come” miei, però la differenza tra loro e me rimarrà. Resterà l’odio e al di sopra di questo, edificherò il ponte dell’amore!

Dentro c’è un desiderio verso di me e contro di loro. Al di sopra di questo desiderio c’è uno schermo (la Luce Riflessa), cioè, c’è il desiderio di riempire loro invece di me; e quando riempio questi desideri, lo farò con l’intenzione di dare.

La sensazione di me stesso e di loro davanti a me ed anche i loro desideri come i miei, tutto questo diventa il Partzuf spirituale della mia anima. Tutti i desideri che erano al di fuori di me, adesso entrano nel “corpo” della mia anima, perché li riempio per la dazione.

Solo questi sono quelli posso riempire. Io vi partecipo come colui che riempie, come la testa, “Rosh de Partzuf”! Tutto il mio corpo sono i desideri altrui.

Se disegno il Partzuf spirituale, vediamo che la sua testa è l’io originale ed il corpo è costituito dai desideri di altre persone; ma in ogni modo, chi posso riempire per dare? Me stesso?

Attraggo la Luce per dare agli altri attraverso me stesso. Cioè, sono la testa che decide di farlo; e quando li riempio, divento il Creatore rispetto agli altri.
Per questo, sento come il Creatore si rivela all’interno di questo corpo dell’anima, cioè, nei loro desideri che sono diventati i miei! Questo Creatore sono io! Ciò significa che io mi unisco al Creatore.

Perché questi desideri appartengono ad altre persone, però io le riempio. Il risultato è che divento simile al Creatore!

In questo stesso modo è organizzato il Partzuf spirituale: nella testa si trovano i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue decisioni su come bisogna agire, però nel corpo ci sono i desideri delle altre persone, i quali sono diventati per lui come suoi (amerai il tuo prossimo come te stesso). Per questo, lui sente il suo mondo nuovo e l’unione con il Creatore in questo corpo.

Il mondo di un animale è il mondo dell’uomo

Il Rabbi Akiva ha detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso; questa è la grande regola della Torà!”

Perché l’amore verso il prossimo è la grande regola, la base, ciò che ci divide chiaramente in due parti: quella animale e quella umana?

Se amo me stesso sono un animale. Se amo il prossimo sono un uomo. Se sono un animale sento solo questa vita materiale, e nella misura in cui comincio ad amare gli altri, comincio a percepire il Creatore, il Mondo Spirituale.

Dove sento la spiritualità? All’interno di questa stessa forza dell’amore che si chiama il mio vaso spirituale, il Kli.

Adesso il mio vaso è l’amore egoista, il desiderio di amare me stesso, nel quale oggi sto sentendo questo mondo. In una realtà egoista scopro ciò che è buono o male per me.

Il mondo, la moltitudine delle sue sfumature, lo sto scoprendo solo in relazione a me stesso. Tutti i suoi colori e suoni dipendono da se sono benefici o non per me. Ho paura di alcune cose, ne desidero altre, una cosa la rifiuto ed un’altra la attraggo.

Qualsiasi influenza, si scopre nei miei sensori come azione rispetto al mio amor proprio. Per questo, tutto ciò che non si relaziona a questo, io non lo vedo, non scopro la sua esistenza!

Davanti a me c’è il completo infinito, ma non lo sento! Rispetto a me questo infinito è come se non esistesse, perché non mi causa né bene né male.

L’amore egoista determina il volume dell’universo che sento. Di tutto il Mondo dell’Infinito, sento solo una minuscola sfera: il mio mondo.

Quando comincio ad uscire da me stesso, dal mio desiderio precedente, sentendo ciò che è buono per gli altri (ovvero per il prossimo), questo si chiamerà il Mondo Superiore, il Mondo Spirituale. Allora scoprirò un Universo totalmente diverso.

Anche se adesso, nel piano materiale, mi disconnetto dai miei pensieri e comincio a pensare ai miei amici, questo mondo sarà totalmente diverso. Perché ha diversi problemi e relazioni.

Per questo, quando scopro cosa è importante per il prossimo in relazione a me, questo si chiamerà il Mondo Superiore, spirituale.

Per lui continuerà ad essere lo stesso mondo materiale, egoista; ma quando desidera entrare nella stessa realtà e scoprire il suo mondo dal suo interno, questo diventerà per me la spiritualità.

Questo esercizio mi permette di uscire al di fuori di me stesso e percepire il Creatore. Percepirò proprio Lui in te. Come è stato detto: “Il Creatore si trova all’interno del suo popolo”.

Da cosa dipende il mio futuro

L’ambiente e il maestro sono gli unici fattori che determinano il futuro dell’uomo.

In ogni momento deve vedere il suo stato, come se ricevesse dall’alto tutto il necessario e l’unica cosa che gli resta da fare è di unirsi con l’ambiente corretto.

Questo è sempre presente, dobbiamo solo saperlo scegliere. In ciò consiste il nostro unico libero arbitrio, perché il resto è il risultato di questa scelta.

Per questo non devo preoccuparmi di niente, eccetto da dove ricevo la mia alimentazione, con chi sono in contatto, chi mi influenza! Cioè, pensare sempre non a me stesso, ma con quale ambiente sono connesso.

Se una persona vuole dirigere il suo sviluppo, la sua vita ed il suo destino, allora deve pensare solo con chi è in contatto.

Però, per un essere umano, non è caratteristico pensare a questo! Pensiamo costantemente a noi stessi. Chi sono e cosa mi succederà? Qual è il senso della mia vita?

Mi pongo queste domande internamente e sono corrette! Ma come penso di risolverle? Con cosa unisco la loro soluzione?

I cabalisti spiegano che la soluzione dipende solo dall’ambiente; e per questo, devo dirigere immediatamente il mio sguardo alle forze esterne che influiscono su di me, perché la loro influenza determina tutto il mio futuro.

In essenza questo non è qualcosa di esterno, ma l’unico sistema delle anime, una parte integrale del mio corpo spirituale, nel quale c’è stata la frammentazione e che devo correggere.

Solo lì posso cambiare qualcosa, con gli altri desideri non posso far niente.

È come se mi seppellissi in un archivio e leggessi un protocollo degli avvenimenti predeterminati da molto tempo. Posso influenzare in qualche modo solo il mio ambiente, ed è un peccato sprecare la mia attenzione su altre cose.

Il campo delle intenzioni

Una domanda che ho ricevuto: C’è l’intenzione personale e l’intenzione del gruppo. Quale dovrebbe essere l’intenzione del gruppo durante lo studio dello Zohar?

La mia risposta: Dovrebbe essere la stessa. L’intenzione del gruppo non può essere diversa. Un gruppo è la somma degli individui del gruppo; esso amplifica soltanto l’intenzione individuale di ognuno.

Devo connettermi agli altri perché la mia intenzione non porta abbastanza potere per attrarre la Luce che Riforma. Questa Luce mi rivela tutto ciò che leggo nello Zohar. Se i miei amici mi passassero le loro intenzioni e queste si unissero in me, rivelerei immediatamente l’essenza interiore di una storia che leggo nello Zohar, accadrebbe istantaneamente.

Il problema è che essi non desiderano rifornirmi con le loro intenzioni, nella stessa maniera in cui io sono incapace di passare loro la mia. Forse ne sto parlando, ma in realtà ciò non mi preoccupa molto.

In ciò risiede l’essenza dell’unificazione. Nell’unirsi con gli altri, ricevo la loro intenzione. Da solo, non posso rivelare niente. È l’intenzione che riceviamo reciprocamente, nient’altro. È solo attraverso la rete delle intenzioni che posso connettermi alle altre persone, e questa connessione avviene solo quando sono pronto a rifornire gli altri con l’energia della vita in modo tale che tutti loro vivano nella spiritualità.

Pensando in questa maniera, passo la mia intenzione a tutti. Mi unisco con gli altri in una rete di un organismo vivente ed allora diventa vivo; lo animo. Allora, ognuno dei miei amici possiede una forza vitale poiché ognuno di loro ha un’opportunità di passare la Luce ulteriormente.

La forza della vita o la Luce esiste tra di noi. Possiamo rivelarla solo in accordo alla nostra intenzione, alla nostra attitudine reciproca.

Può essere paragonata ad un campo elettromagnetico. Il campo non può essere identificato senza un circuito elettrico con i suoi conduttori che portano la corrente elettrica a scorrere nella rete, a muovere ed eseguire il lavoro nel campo magnetico. Un conduttore metallico che si muove nel campo magnetico passa la corrente elettrica; elettroni liberi si muovono in esso. Questi sono esattamente gli stessi processi.

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La preghiera del cuore


Lo Zohar, capitolo Shemot, punto 368: quando il Rabbi Elazar stava seduto a digiunare, stava pregando e diceva “È rivelato ed è saputo di Te, Signore mio Dio, e Dio dei miei padri, che ho sacrificato il mio grasso ed il mio sangue per Te e li ho serviti con il calore e la debolezza del mio corpo …”

C’è una grande differenza tra leggere queste parole dal libro delle preghiere, a che, dentro di me, succeda qualcosa ed esploda in un’aspirazione verso il Creatore, esprimendosi in parole.

Queste sensazioni si sono create dentro di me e diventano parole e frasi. Può anche essere che non conosca questo linguaggio … Non so come avviene, ma il risultato dei miei sforzi fa si che eguagli i miei desideri alla Luce e li unisca ad essa.

La Luce e i desideri producono questa reazione nell’anima: viene percepita nel mio cervello; questo trasmette l’indicazione agli organi delle articolazioni ed io le pronuncio, ma non so dove sono nate queste parole in me!

Tale deve essere la vera preghiera, quando tutto proviene dall’interno, dall’unione delle luci con i Kelim, dalle stesse basi profonde della creazione. Si crea gradualmente, il riempimento del desiderio con la Luce – tutta TaNTA (il Kli completo: Taamim, Nekudot, Taguin, Otiot) – fino a che essa arriva all’espressione, grazie all’apparato dell’articolazione.

È chiaro che Rabbi Elazar pronunciava questa preghiera non secondo il libro delle preghiere, ma trovandosi in questo stato di connessione con il Creatore.

Prima della distruzione del Secondo Tempio, il popolo di Israele era in connessione con il Creatore, cioè, nelle qualità di dazione ed amore. La sua preghiera era la sensazione nel suo cuore (nel suo desiderio). E’ scritto in questa maniera: “Cos’è una preghiera? È il lavoro nel cuore”;
però i Saggi della Grande Assemblea (Anshei Kneset HaGdola), sapendo che presto si sarebbe avvicinata una caduta nell’egoismo – l’occultamento del Creatore in ognuno – crearono per noi il libro delle preghiere. Questo libro narra degli stati che deve passare l’uomo.

Lo chiamarono Sidur che ci mostra l’ordine degli stati spirituali che dobbiamo passare nel nostro cuore, cioè, nel nostro desiderio;

ma siccome non lo possiamo fare durante il nostro esilio, a causa dell’assenza della connessione con la Luce (con il Creatore) perché la Forza Superiore è occulta, dobbiamo leggere meccanicamente le parole del libro delle preghiere. In qualche modo, proviamo ad immaginare cosa possano significare queste parole nella spiritualità …

Solo la Luce, durante gli studi della Kabbalah, provocherà in noi sensazioni, pensieri, sentimenti, parole e frasi della nostra preghiera, come risultato del lavoro del nostro cuore e non dell’apparato delle articolazioni.

“Verrà la madre e laverà il figlio”

Domanda: Baal HaSulam scrive che chiedeva al Creatore che gli diminuisse i gradi spirituali per poter portare alla gente la Kabbalah. Cosa significa questo?

Risposta: Per portare la Kabbalah alla gente bisogna essere proprio nel grado più alto, fin quanto possibile. Inoltre bisogna saper discendere ai gradi più bassi e poter in questo modo, trasmetterle il necessario.

Quando scelgo un professore per i miei figli, non assumo un bambino, ma un maestro qualificato e non mi importa se comincia insegnando loro l’alfabeto;

perché egli è più vicino alla fonte della Luce! Se un cabalista chiede che gli diminuiscano il suo grado spirituale, non significa che lo rifiuti! Poiché rifiutare è sinonimo di non voler dare al Creatore. Al contrario, quanto più elevata è la persona, maggiore è la sua dazione al Creatore!

Per la dazione agli inferiori, egli è disposto a creare in se stesso un addizionale Partzuf Searot (“i capelli”).

Egli stesso non discende. È simile a ciò che avviene quando un adulto gioca con un bambino: in quel momento si comporta come un bambino, ma non scende al livello del “bambino”.

Abbassando il suo grado, egli non perde nulla. Semplicemente, è più vicino agli inferiori e può stabilire un contatto con essi.

Nel Mondo Spirituale, la riduzione del livello è un’azione particolarmente difficile, perché è contraria al movimento verso il Creatore, verso l’alto;

poiché bisogna unirsi ai desideri non corretti e preferire la loro correzione agli studi del superiore.

Ciò esige di essere immerso nel sistema comune della connessione delle anime, per potere in questo modo, ricevere l’importanza della sua correzione congiunta.

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