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La Luce di Chokhmà, la base della vita

Baal HaSulam, lo Studio delle Dieci Sefirot, Parte 1, “Tabella di domande e risposte per il significato delle parole”: domanda 5, Cos’è Ohr Chokhmà? Una Ohr (Luce) entra nell’essere emanato nella prima espansione della Luce Diretta ed è il nutrimento generale e l’essenza dell’essere emanato.

Da parte del Creatore, la creazione termina nelle quattro fasi dell’espansione della Luce Diretta, Malchut del mondo dell’Infinito. Cioè, Lui creò il punto “a partire dall’assenza” (Yesh mi Ain), che si sviluppa lungo le quattro fasi, sotto l’influenza della Luce superiore che lo circonda.

L’influenza del Creatore sul punto della creazione è chiamata fase zero, Keter, ed all’interno di questo punto, hanno luogo le fasi dello sviluppo, uno, due, tre e quattro. La quarta ed ultima fase dello sviluppo del punto “a partire dall’assenza” sotto l’influenza della Luce è chiamata Malchut del mondo dell’Infinito.

Questo è ciò che il Creatore voleva dare all’essere emanato per sviluppare il desiderio di provare piacere in questo punto, in maniera tale che la percezione, la sensazione della Luce, l’attitudine del Datore verso di esso è considerata come “infinito”. È chiaro che qui non stiamo parlando di distanze fisiche, ma definendo le qualità dell’essenza interna di questo punto. Adesso questo percepisce e sente il Creatore, lo assorbe al suo interno senza nessuna restrizione, il che viene chiamato infinito senza fine.

Questo punto della creazione accetta completamente, senza nessuna restrizione da parte sua, tutto quello che il Creatore vuole dare, grazie alle Sue qualità di essere buono e benefattore. Tutto quello che succede più avanti è già la reazione dell’essere emanato per essere arrivato, con l’aiuto del Creatore, ad uno sviluppo così alto, completo e meraviglioso.

Adesso, accettando tutto quello che il Creatore gli da, l’essere emanato comincia a cambiare internamente e da parte sua, reagisce alla Luce che lo riempie. In altre parole, questa è la reazione dell’invitato a tutto il bene che ha sentito provenire dall’anfitrione ed alla soddisfazione data da Lui. Adesso, deve rispondere a questa soddisfazione ed all’amore che le è stato rivelato.

Questo non termina nello stato di Malchut del mondo dell’Infinito, anche quando da parte del Creatore, il lavoro è finalizzato. Adesso, l’essere emanato costruisce dentro di sé ogni genere di schermi ed occultamenti; rifiuta i regali, desidera occultare la relazione con l’Anfitrione finché non raggiunge la reciprocità.

Inoltre, tutto questo succede all’interno dell’invitato, è come se l’Anfitrione neppure lo sapesse. L’invitato rifiuta ed accetta, pone diverse condizioni col fine di accettare il regalo dell’Anfitrione. Tutto quello che succede sotto Malchut del mondo dell’Infinito è lo sviluppo interno dell’essere emanato che desidera riuscire ad essere come il Creatore.

È per questo che “La Luce di Chokhmà è la Luce che entra nell’essere emanato nella prima espansione della Luce Diretta”, cioè durante la prima influenza diretta della Luce circostante che questo sente. In realtà, tutto esiste nella Luce superiore, ma in base al grado del suo sviluppo, l’essere emanato sente come se la Luce alterasse la sua influenza su di lui. Proprio la prima influenza della Luce superiore sull’essere emanato, che è “il nutrimento generale e l’essenza dell’essere emanato”, è chiamata Luce di Chokhmà (Saggezza).

In altre parole, sono seduto dall’altro lato dell’Anfitrione e con tutto davanti a me. Vedo di fronte a me tutto il “cibo”, la fonte della vita e senza di essa, non posso esistere, morirò.

Tuttavia, dopo aver ricevuto questo alimento ed aver cominciato a vivere (come è detto, “Se non c’è farina, non c’è Torà), posso fare dei calcoli rispetto alla mia ricezione. È per questo che la Luce di Chokhmà è chiamata la base della vita ed è presente, in maniera aperta o nascosta, in tutte le azioni reciproche tra il Creatore e la creatura.

Anche quando parliamo dello stato in cui c’è solo una Luce, Hassadim (Misericordia) e nessuna ricezione, si dice che si è “quasi” separati dalla Luce di Chokhmà. Non si è completamente separati dalla ricezione, ma “quasi”.

È la stessa cosa nella nostra vita fino al un certo livello necessario, minimo, il quale non viene né condannato, né elogiato, poiché è necessario per sostenere l’esistenza. Questa è la quantità di ricezione delle necessità basilari della vita, definite dallo stesso essere emanato.
[45803]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

La separazione porta una discesa e l’unità un’ascesa

Baal HaSulam, Shamati, articolo 34, “Il beneficio di una terra”: Ogni forma punta verso un’altra forma (spiritualmente opposta). Cosicché tutte le discese nelle quali uno sente la separazione (dagli altri e dentro di loro, dall’unione con il Creatore) sono un’opportunità per discernere tra qualcosa ed il suo opposto.

In altre parole, uno deve imparare il beneficio delle ascese dalle discese. Al contrario, sarebbe incapace di apprezzare l’importanza di essere stato avvicinato dall’Alto e delle ascese che gli vengono date … (Come è detto:) “Tanto come la Luce supera l’oscurità”.

Dopotutto, solamente a partire dalla separazione possiamo valorizzare l’unità tra di noi e stimare il raggiungimento della nostra unione come il raggiungimento del Creatore, della forza superiore. Dobbiamo cercare di dare le definizioni corrette: la separazione tra di noi è una discesa, mentre l’unità tra di noi è un’ascesa. La separazione, che significa uno stato di discesa, deve portarci la sensazione dell’assenza della Luce, mentre un’ascesa deve essere sentita come la presenza della Luce superiore, la Luce della dazione e dell’amore.

Dobbiamo interpretare correttamente le proprietà spirituali, le definizioni spirituali. Allora, gradualmente cominceremo ad adattarci ad esse ed a vedere il valore spirituale più elevato nelle parole tanto odiate da noi oggi: “unità”, “amore” e “adesione”.

Solo allora uno può accedere e considerare il fatto dell’adesione, per il quale il diletto ed il piacere nel Pensiero della Creazione possono essere acquisiti e questo è “Il Suo desiderio di fare il bene alle Sue creature”.
(41832)

(Dalla lezione 8 del Congresso WE! Del 3.04. 2011)

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Il cammino verso il Creatore è unico per tutti

Domanda: E’ vero che una donna può sintonizzarsi con il Creatore solo attraverso il gruppo degli uomini?

Risposta: Certamente no! La donna deve anche sintonizzarsi personalmente con il Creatore! Questo movimento attraverso il gruppo degli uomini è necessario solo per portare tutti noi a questo grado; però sintonizzarsi con il Creatore continua ad essere un processo individuale.

Come non può una donna essere connessa con il Creatore? Stiamo avanzando insieme: gli uomini non possono avanzare senza il desiderio delle donne, mentre le donne non possono avanzare verso il Creatore senza lo sforzo degli uomini. Tutto questo deve essere come tenere un bambino per mano.

Il movimento è la nascita in ogni nuovo stato, quando generiamo lo stato successivo. La donna non può essere un padre unico e neanche l’uomo. Devono restare insieme per creare una famiglia ed aver cura del cerchio famigliare comune, dopodiché loro producono i nuovi stati.

Però, tanto gli uomini, quanto le donne, hanno una relazione personale con il Creatore, mentre il movimento può avvenire solo nel gruppo. Mi sintonizzo con il Creatore in maniera individuale, ma come ricevo il riempimento? Lo ottengo attraverso il gruppo.

L’impatto dell’ambiente tanto sugli uomini, quanto sulle donne, è cruciale. La donna non può avanzare se non riceve l’influenza dell’ambiente, anche se è più per gli uomini che per le donne.
[41978]

(Dalla lezione virtuale in russo, Fondamenti della Kabbalah del 21.04.2011)

Unirsi dentro le due forze della natura

Ci sono solo due forze nel mondo: la forza della dazione e quella della ricezione. Interagendo l’una con l’altra, devono arrivare all’equilibrio, all’adesione e all’unità.

Il desiderio di ricevere comincia a formarsi all’interno del desiderio di dare, della Luce. Questa, influenza costantemente il desiderio di ricevere sviluppandolo, mentre il secondo risponde alla Luce. In questo modo cominciano ad interagire e come risultato, il desiderio di ricevere piacere si evolve fino a raggiungere l’abilità di agire da solo, di sperimentare, pensare e reagire davanti al desiderio di dare.

Pertanto, questi due desideri diminuiscono gradualmente, diminuendo sempre di più. Alla fine, questo ci permette di analizzare dei dettagli molto acuti che combinati, ci rendono capaci di costruire il sistema completo. È come se da un’analisi globale passassimo ad una ricerca molto acuta (come se stessimo utilizzando le pinze), la quale ci permette di ottenere informazioni non disponibili in un approccio generale. Quest’ultimo ci fornisce quello che manca nell’analisi particolare.

Come risultato, abbiamo bisogno di arrivare ad uno stato nel quale il generale ed il particolare siano totalmente analizzati e corretti. Per questo c’è stata la discesa dai mondi spirituali fino a questo mondo, seguita dallo sviluppo in questo mondo. Nel processo del suo sviluppo, il nostro mondo attraversa le stesse quattro tappe ed arriva alla creazione del desiderio di dare: dal basso verso l’alto, col fine di ritornare al Mondo dell’Infinito.

I kabbalisti, spiegandoci questo processo, sono molto attenti. In primo luogo sono scienziati e questa è la fisica delle due forze che agiscono nella creazione, la quale spiega come queste forze discendono a noi affinché ci connettiamo e cominciamo a lavorare con esse. Dopotutto, esse si realizzano solo nei nostri desideri, intenzioni e discernimenti.

In natura, queste due forze sono in equilibrio, ma si suppone che dobbiamo entrare in mezzo a loro ed assemblarle noi stessi, incorporarle entrambe completamente. Come la natura, il Creatore è composto di queste due forze, la sua forza della dazione e la forza della ricezione, attraverso la quale, Lui ci influenza in modo tale che noi stessi dobbiamo costruirci a partire da queste due forze. Questo è ciò che implica tutto il programma della creazione e dell’evoluzione.
[42017]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.05. 2011, Talmud Eser Sefirot)

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L’intenzione è il piano d’azione completo

Domanda: Cos’è “l’intenzione”?

Risposta: Diciamo che il desiderio si trova in uno stato ed ora vuole passare ad un altro; per farlo è necessario indurre un’azione che lo trasporti dal primo al secondo stato. Il piano comporta quanto segue: la conoscenza precisa di dove sono, dove voglio stare e quali azioni e forze sono necessarie affinché io passi da uno stato ad un altro. Tutto questo programma è quello che chiamiamo “intenzione” o piano.

È come se “il piano della creazione” fosse il programma completo che definisce con cosa iniziare e con cosa terminare, quali passi seguire nel cammino, come utilizzare i materiali, le forze e gli strumenti per realizzare il suo pensiero iniziale. È detto: “Il risultato finale è nel suo pensiero iniziale”.

Nell’intenzione, tutto questo esiste potenzialmente e dopo si realizza nella pratica. Ciò significa che l’intenzione appare in me solo quando sono molto cosciente della situazione attuale e so esattamente quello che voglio acquisire. Cos’è che chiedono di solito: “Quali sono le tue intenzioni? Cosa vuoi ottenere? Quali risultati ti aspetti?”.

L’intenzione è un’espressione della necessità di un cambiamento che abbiamo già pianificato, compreso, sperimentato, implementato e portato a termine. L’azione stessa si realizza per mezzo della forza della Luce e pertanto, non corrisponde alla creatura. Solo le intenzioni hanno a che fare con la creatura: quanto ha conosciuto se stessa, il Creatore, come ed in che modo questo fa agire il Creatore. Una persona deve sapere il più possibile.

Mentre continuo a crescere, ascendendo lungo la scala dei gradi spirituali, chiedo sempre di più al Creatore, specificando tutti i dettagli delle Sue azioni. So già come agisce e come mi influenza, conosco in ogni dettaglio e particolare, come avrà luogo dentro di me, nel mio “corpo” (i desideri). Dalla mia esperienza di Lui e me, so già come avverrà tutto.

Alla fine ottengo certi dettagli che possono dirigere il Suo programma per Lui: capisco questo programma nella sua totalità, ogni suo elemento, tutti i suoi meccanismi fino ai suoi più piccoli giri. Quando arrivo alla fine della correzione (Gmar Tikun), arrivo a conoscere nella sua totalità il Suo piano dall’inizio alla fine, tutti i passi, dal Suo lato e dal mio. Ciò significa che ho acquisito l’intenzione completa.

La Luce è sempre in azione; però, come agisce e come devo esigere che Lui mi trasformi, tutto questo è il lavoro della persona che ha bisogno di conoscere il Creatore, la relazione tra la Luce e il desiderio.
[42121]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 3.05.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Attenti al cane!

Domanda: Sentire odio verso gli altri, io sento come se un “animale” fosse nascosto dentro di me, che è più forte di me. Come posso guadagnare potere su questo “animale”?

Risposta: Guadagnare potere sul nostro ego è possibile solamente a una condizione: che possiamo vedere quanto perdiamo da questo “animale” che ci controlla. Noi siamo governati dal nostro ego che non ci permette raggiungere una vita eterna e perfetta in un mondo buono e gentile.

Se io potessi vedere quanto mi ruba l’ego, quanto mi abbia preso e non mi dia niente, allora io lo odierei. Ma non lo odio ma perfino lo amo; m’identifico con esso, perché, infatti, la mia intera vita è per soddisfarlo. Come faccio a sentire che l’ego è la morte per me?

La cosa più importante che io possa fare è entrare in un gruppo, l’ambiente che possa innalzare l’importanza della spiritualità per me,’importanza della dazione e l’unità con gli altri, perché grazie a questo in particolare io rivelo la vita nel livello umano. Se io sono impressionato dall’ambiente e questo mi può influenzare io acquisto la forza sufficiente per superare il mio ego.

Tutto il nostro lavoro e i nostri sforzi sono necessari per la rivelazione del male, il nostro desiderio egoista. Oggi mi sembra utile per me: Più desidero, più guadagno, più potere acquisto, o rubo. Di più, di più, di più…..Nella nostra società, quelli che hanno un grande ego sembrano avere più successo.

Devo convincermi che ottenere una buona vita in questo mondo mi priva di avere una bella vita spirituale e mi inganna dipingendomi una bella vita qui, in questo mondo. Questo è possibile solamente in un ambiente che mi “faccia un lavaggio di cervello”, che m’influenzi, che mi persuada. L’opinione dell’ambiente può lavorare cosi tanto su di me, che io vorrò superare il potere del mio egoismo.

Allora io inizierò a sperimentare la vita in un livello diverso, che non ho mai sentito prima. Questo succede istantaneamente, non c’è una transizione. Io sento immediatamente che c’è vita fuori di me, non dentro di me, mentre io cercavo di soddisfare me stesso sempre di più.

Contrariamente, io sento vita quando io esco da questo “animale” che non può assorbire niente.
Facendo il primo passo, io scopro il mondo spirituale. Che cos’è il “mondo spirituale”? La realtà nella quale io vivo attualmente è chiamata “questo mondo”. Ma la realtà che io sento fuori di me, nella connessione con i miei amici, con un essere umano, è chiamata “mondo superiore”, poiché è il livello umano, che è superiore a quello animato.
[45184]

(Dalla prima lezione del Congresso in Spagna, 03.06.2011)

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Lo specialista del desiderio

Domanda: Perché è molto più facile leggere quelle parti dello Zohar che Baal HaSulam spiega usando i termini kabbalistici?

Risposta: Ciò è dovuto al fatto che ci è chiaro che queste sono definizioni tecniche e non immagini terrene. Comunque, tutto dipende dal livello di attitudine della persona.

Se invito uno specialista ad aggiustare il mio computer, gli indico le immagini sul mio schermo e gli dico che non mi piacciono le tonalità dei colori o la qualità dello schermo, ma lui non guarda l’immagine presente. Uno specialista di computer guarda i segnali elettrici, le forze che creano queste immagini all’interno, la quantità di colori istallata nel sistema. Lui non si preoccupa dell’immagine in sé, visto che per lui non è nient’altro che un riflesso esterno, un simbolo di quello che succede all’interno, quello che indica il funzionamento adeguato o inadeguato del computer.

D’altra parte, quando gli mostro quest’immagine e gli chiedo come regolarla, lui me lo spiega in termini tecnici: “Qui hai bisogno di rimpiazzare HGT, NHY, di riconciliare le forze delle linee di destra e di sinistra …”, ed io non capisco neanche di cosa stia parlando.

Noi non ci confondiamo per quello di cui parla lo Zohar in questo o quest’altro modo, se è il linguaggio delle leggende o il linguaggio della Kabbalah, ma per la nostra incapacità di discernere correttamente l’immagine attuale e di renderci conto di cosa stia parlando. Ogni parola dello Zohar indica un desiderio che deve essere corretto. Non c’è nient’altro al di fuori di questo.

Il Creatore ha dato luogo al desiderio e questo deve essere portato alla correzione e riempito. Fin quando questo non raggiunge la sua correzione, seguita dal riempimento, stiamo solo parlando del desiderio. Non appena questo si corregge e si riempie, smetteremo di parlarne e cominceremo a discutere del prossimo grado, un desiderio più profondo, il desiderio che segue immediatamente.

È così che correggiamo un desiderio dopo l’altro, strato dopo strato. Quest’avvicinamento per tappe verso tutto il potere dei desideri dentro di noi, che correggiamo passo dopo passo, uno dopo l’altro, è chiamato Mishpatim, giudizio o reincarnazione delle anime. “Reincarnazione delle anime” significa che io sperimento sempre queste trasformazioni interiori.
[42584]

(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.05.2011, Il Libro dello Zohar)

Una guerra mondiale o una garanzia mondiale?

Dobbiamo divulgare la saggezza della Kabbalah nel mondo molto più attivamente, affinché la gente, influenzata da un pensiero comune ed un desiderio collettivo, possa capirla molto presto. Dopotutto, la realizzazione, la comprensione ed i pensieri si muovono dagli uni agli altri. In questo modo, possiamo portare avanti il nostro sviluppo lungo il cammino dell’ambiente e comprare molto tempo.

Grazie al nostro sforzo comune e all’assistenza mutua che è considerata una “garanzia”, noi raggiungeremo il punto nel quale esigeremo un cambiamento. La forza superiore sarà rivelata e con il suo aiuto, ci eleveremo al di sopra dell’egoismo, usciremo “dall’Egitto”.

Sarà così per i gruppi kabbalistici, così come per l’umanità. Se la forza superiore non si distende nel mondo, se non c’è la possibilità di riformare noi stessi con l’aiuto della saggezza della Kabbalah, cambieremo il cammino della correzione, accompagnati da una tremenda sofferenza, incluso dalle guerre mondiali.

Il Creatore odia i corpi egoisti e vuole fare il possibile per rompere il nostro ego, includendo gli eventi più drammatici che si sono susseguiti nella storia. L’uomo affronta due cammini di correzione del desiderio egoista: quello della Luce (Achishena, accelerando il tempo) e quello della progressione naturale per mezzo della sofferenza (Beitò, a suo tempo).

Noi dovremo sperimentare quanto odio gocciola dal nostro desiderio egoista per la natura, per il Creatore, oppure sviluppare dentro di noi lo stesso tipo di odio irreconciliabile verso la nostra natura egoistica.

Dobbiamo raggiungere lo stato di “pianto”, dopodiché il Creatore, la Luce, si rivelerà e correggerà la nostra intenzione da egoista ad altruista. Fin quando questo stato non viene raggiunto, dobbiamo arrivare alla conclusione che non c’è uno stato peggiore di questo e non resteremo nel nostro ego un momento in più. La domanda è: come arriveremo a questo stato? Soffrendo dei colpi o attraverso la valutazione?

Il risultato, tuttavia, è solo uno: non sono d’accordo a tollerare il mio ego per altro tempo e lo odio più di ogni altra cosa al mondo, preferirei essere morto piuttosto che vivere questo tipo di vita. Se sento questo nel profondo del mio egoismo, la Luce comincerà a lavorare in me.

Tutto ha luogo in accordo alle leggi della natura. Io non posso produrre un pianto più forte ed attrarre la Luce in questo modo. Siamo di fronte ad una legge molto severa, la Luce superiore, e sperimentiamo degli stati specifici, tappa dopo tappa, quando la Luce comincia a lavorare in accordo all’ordine dei gradi spirituali, le Luci ed il desiderio si dispiegano in noi.

Per questo non ha senso sedersi ed aspettare che succeda da sé; non succederà niente. Prima di tutto, abbiamo bisogno di un desiderio per la correzione, un odio totale per il nostro egoismo. Arriveremo definitivamente a questo, o attraverso il cammino della sofferenza o attraverso quello della Luce, l’uno o l’altro. Allora il Creatore si rivelerà e ci correggerà.

Ci fu un tempo nel quale solo pochi eletti furono capaci di una tale correzione, ma adesso, tutto il gruppo ed anche tutto il mondo in generale, passerà attraverso questo. Adesso dobbiamo attraversare gli stessi gradi e gli stessi stati.

Comunque, quando ci sono molte persone, loro possono assistersi, sostenersi a vicenda ed arrivare ad una rivelazione collettiva, perché tutte sono connesse, tutto ciò che una persona può sentire e capire passa dagli uni agli altri. Così, grazie alla garanzia, uno può rapidamente raggiungere la comprensione generale, sperimentarla e decidere che dobbiamo elevarci al di sopra dell’egoismo.
[42214]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4.05.2011, Shamati 19)

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Shamati 19
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È ora di cominciare a prendersi cura del mondo

Quando una persona comincia a far pratica nel gruppo, cercando di uscire da se stessa ed unirsi ai desideri degli altri nell’amore e nella dazione, lavorando al di sopra del suo egoismo, scopre una distanza che la separa da loro: la piena misura del suo odio e la resistenza egoista. Gradualmente, comincia a vedere come questa distanza sia infinita, tanto è distante dagli altri.

Tuttavia, quando una persona lavora su se stessa ed acquisisce una certa vicinanza, scopre che la distanza, la Luce superiore, la forza superiore, è occulta. Ne risulta che la distanza tra lei e gli altri è divisa in 125 stati o passaggi. In tutto, questo cammino si divide in cinque mondi, ognuno dei quali consta di 5 Partzufim, mentre ogni Partzuf è composto da 5 Sefirot, che vengono anche contate come 10.

Ad ogni nuovo passaggio, la persona si adatta con maggiore precisione alla forma considerata come un Partzuf spirituale che include 10 Sefirot. Avanziamo rivestendoci in esse e strutturandoci in maniera interna per coincidere con esse. Gradualmente, cresciamo avvicinandoci alla loro forma ideale, fin quando tutta la struttura dell’Albero della Vita si riveste nella persona. Per questo si dice che l’uomo è l’Albero della Vita.

Oggigiorno, nella tappa finale dell’evoluzione dell’umanità, il nostro egoismo è appagato; non ha uno sviluppo maggiore. Pertanto, ci sentiamo depressi, stanchi, ricorriamo alle droghe e al terrore, insoddisfatti della maniera in cui viviamo.

In essenza, il nostro appagamento egoista è l’impulso per uscire verso una realtà più elevata, per essere arricchiti dall’amore. Di fatto, non abbiamo altra opzione. Crediamo di essere limitati dal mondo integrale che ci blocca, ma questo è al di là di questo punto. È arrivato il momento in cui l’umanità si elevi ad un altro livello esistenziale, a una dimensione superiore. È per questo che il mondo sta cambiando così rapidamente davanti ai nostri occhi.

Speriamo di poter educare il pubblico su come raggiungere l’amore e l’unità, affinché possa entrare nella nuova dimensione, prendendo una scorciatoia gradevole, senza drammatici colpi. È l’unica ragione per la quale stiamo lavorando in tutto il mondo e parlando a tutti della nostra esperienza.

La nostra percezione del mondo ci impone di spiegare alla gente, non appena possibile, che il mondo sta entrando in un nuovo stato, che la natura è del tutto globale. Dobbiamo spiegare che la natura ci mette in una specie di “bolla” nella quale lavora solo una forza e se non ci armonizziamo a questa forza, affronteremo enormi problemi.

Ma come possiamo armonizzarci alla forza unica? Per farlo, dobbiamo essere connessi allo stesso modo in cui i livelli, inanimato, vegetale ed animato della natura sono uniti in maniera istintiva. Tutta l’ecologia non è altro che una rete integrale di relazioni, nella quale solo l’uomo, nel suo egoismo, distrugge questo equilibrio. Se non ci armonizziamo alla natura, non sopravvivremo.

Pertanto, stiamo facendo circolare la Kabbalah e spiegando all’umanità il bisogno di unirci, per elevarci al di sopra dell’egoismo ed allinearci il più possibile per coincidere con la natura. Al contrario, siamo un cancro nel corpo, che consuma il suo ambiente e muore.

È evidente che c’è una differenza tra il progresso interno, personale, individuale ed il nostro lavoro su scala mondiale che offre una minore qualità. Tuttavia, realizziamo questo compito, semplicemente perché è il momento di cominciare ad occuparci del mondo. A questo è destinata la saggezza della Kabbalah.
[44749]

(Dalla lettura di Roma del 20 Maggio 2011)

Che non ci siano i ricchi o i poveri?

L’essenza del metodo è di risvegliarci in modo che ci possiamo muovere il più velocemente possibile, per prendere la forza dello sviluppo nelle nostre mani e controllarla. Questa è la ragione per cui organizzo un ambiente composto da persone come me, in modo che mi influenzi e mi dia un’aggiunta di potere. Vale a dire, tutto dipende dalle impressioni che ricevo dall’ambiente- questa è la misura della mia capacità di avanzare.

Ma io esisto in un sistema di forze e devo sapere come ottenere da questo sistema il meglio e la massima influenza, così da non danneggiare me stesso e l’ambiente. In verità, il male causato all’ambiente mi ritornerà. In questa influenza c’è una forza che si chiama “l’occhio malvagio-il malocchio”, cioè l’egoismo umano non corretto e non coperto da uno schermo, che un uomo può mettere in moto senza saperlo. Oppure l’uomo può essere anche consapevole di queste azioni, ma non può farci niente.

Se un uomo vede che qualcuno ha più successo di lui, diventa geloso, sia che lo voglia oppure no. Il che può essere anche una cosa positiva, una gelosia produttiva, che spinge l’uomo verso lo sviluppo. Cioè, si potrebbe trattare di “un occhio positivo”, che si ha quando invidio qualcuno e provo a progredire. Oppure può essere “l’occhio malvagio-il malocchio”, quando sono così geloso che voglio uccidere l’altro uomo, perché è più grande di me e questo avvelena il mio spirito.

C’è una barzelletta a questo proposito: “Stai facendo una rivoluzione che cancellerà i ricchi dal mondo? Noi stavamo sognando un mondo senza i poveri…” Lo stato che desideriamo fa tutta la differenza: che non ci siano i ricchi o i poveri? Con quale occhio guardiamo?
E lo stesso vale nel lavoro spirituale: quando guardiamo ad un amico che è più grande di noi, vogliamo farlo cadere o vogliamo avanzare?
[44024]

Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26/05/2011, Gli scritti del Rabash