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Come utilizzare Il Libro dello Zohar

Domanda: Sento che non traiamo il massimo possibile dal testo del Libro dello Zohar. Come possiamo valerci del testo kabbalistico ?

Risposta: Inizialmente devi immaginare che fra te e gli altri ci sono tutti i mondi: dal punto dove ti trovi tu, all’ Infinito (Ein Sof). Qualora tu riesca ad avvicinare qualcuno e pienamente collegarti a lui, significa che hai raggiunto l’ Infinito (Ein Sof). Se tu riesci ad arrivare a qualcunaltro ed a collegarti a lui completamente, significa che hai raggiunto l’ Infinito.

Per questa strada tu attraversi i mondi, i parzufim, le sefirot, e ti procuri tutti i dettagli possibili della percezione. Lo Zohar te li descrive metaforicamente e ti racconta di innumerevoli azioni per l’ instaurazione di reciproche connessioni.

Mentre incominci ad avvicinarti a ciò che ti descrive il testo, incominci a percepire il mondo spirituale. Un flusso di donazioni da te agli altri e dagli altri a te – questa è “la luce superiore”, che tu vuoi scoprire.
Questo è il rinnovato legame cogli altri, che tu vuoi correggere.

Accomodandolo secondo i tuoi desideri egoistici, è possibile che tu riesca ad ottenere per un po’ di tempo una bella vita. Tuttavia l’ esempio della rivoluzione in Russia ci fa vedere dove porta questa strada.

Ma se tu sei fermamente deciso a donare, se vuoi che la tua connessione venga corretta dalla luce del Libro dello Zohar, se ti sforzi di cercarvi dentro ciò che stai leggendo, scoprirlo, conoscerlo ed assimilarlo, allora il testo ti porterà alla correzione del legame, e tu trarrai dal libro il massimo possibile.

Perseverando sentirai veramente come lo Zohar trasformi completamente il tuo modo di percepire, riempiendoti di nuovi colori ed entusiasmo.

Tu vedrai coi tuoi propri occhi come si sta rinnovando il legame e come in esso incomincino a manifestarsi gli stati descritti dallo Zohar.
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(Dalla lezione sul Libro dello Zohar del 23.11.2010)

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Staccati dall’estraneo

La nostra riunione deve svolgersi ad un nuovo livello di qualità. Dobbiamo riunirci in modo che ognuno internamente si unisca agli altri e lasci fuori il proprio desiderio egoistico.

Con sè deve solamente portare la sua aspirazione allo spirito, che si chiama “scintilla di luce“. Si deve letteralmente tuffare nel gruppo, staccando il suo contatto coll’estraneo.

A questo punto le scintille di tutti si riuniranno in una unica. Grazie a questo distacco, io mi ritrovo col desiderio comune di ricevere piacere, che non si trova nel mio ego, ma in esso trovo il sentimento del Mondo Superiore e del Creatore.
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(Dalla lezione su Rabash 05.11.2010)

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Tu lo hai ottenuto, adesso passalo!

Domanda: Come possiamo diventare uguali al Creatore, la cui proprietà è la dazione, mentre siamo stati creati con il desiderio di ricevere e siamo rimasti per sempre con questo desiderio?

Risposta: Se cominci a dare agli altri attraverso il tuo desiderio di ricevere, incrementerai solo la tua dazione.

Esistono due nature:

1. La Luce = La Fonte della Luce = Il Creatore = Colui che da

2. Il Desiderio = Il Ricettore = La Creatura.

La Creatura non da mai, riceve solamente. Quando leggiamo che la creatura diventa come il Creatore, si riferisce alla “ricezione per la dazione”, ciò che significa, ricevere e passarlo!

Però non posso passare la Luce come una cosa che può essere passata nel nostro mondo da una persona all’altra. Allora, come funziona? Come posso darti qualcosa? Io ricevo dal Creatore e non può essere diversamente, perché io sono il desiderio di ricevere piacere.

Il desiderio di ricevere non può dare, questo non esiste in natura. La Nostra natura funziona solo per consumare ed assorbire. Questa è una legge della natura che non può essere violata. Allora, come do a te, un estraneo? Qui si produce un’azione molto speciale.

La Luce Circostante proviene dal Creatore stesso e questa Luce corregge. Questa Luce esegue una correzione e ci connette tutti. Allora non ti sto dando, io ricevo, ma ricevo nei tuoi desideri. Questo è quello che significa per me dare a te.

Io mi connetto a tutto il “corpo” dell’anima collettiva in me, tutto questo diventa qualcosa di mio, ed allora ricevo da questo, però si riferisce come alla mia dazione a questo “corpo”. Questo è il trucco meraviglioso che succede qui. Quando percepisco un’altra persona come parte di me, ricevo per questa persona, ed è come se stessi dando. Puoi obbiettare e dire: che genere di dazione è questa? È la stessa ricezione!

Diciamo che esista una persona alla quale non ho voluto dar nulla e all’improvviso, mi rendo conto che è mio figlio. Allora, sono pronto per dargli tutto, perché lo percepisco come parte di me. Tuttavia, possiamo chiamare questa dazione? Per esempio, se già gli avevo dato prima di sapere qualcosa di lui, allora sicuramente la possiamo chiamare dazione; ma adesso, che genere di dazione è questa quando è il mio stesso figlio? È lo stesso che dare a te stesso.

Tutto questo sarebbe verità se io scoprissi che altre persone sono assolutamente una parte di me; però, il problema è che l’odio rimane tra noi. Questo è un grande beneficio e dobbiamo amarlo. Un’altra persona continua ad essere un’estranea per me, però la Luce Circostante viene e crea un’attitudine amorosa al di sopra del mio odio. Amore e odio restano come due linee: la destra e la sinistra, con me in mezzo ad esse. Questa è la ragione per la quale ci si continua a riferire a questa come “dazione”.

Nella linea di destra, percepisco l’altro come qualcuno vicino a me, come parte di me, come qualcuno per il quale sono disposto a sacrificare tutto, perché questa persona può anche essere me stesso. Nella linea di sinistra, la odio e sono disposto a distruggere ogni piccola parte di lei. Queste due linee esistono unite e simultaneamente nella linea di mezzo.

Questo continua fino alla fine della correzione, il Gmar Tikun; e nessuno sa cosa viene dopo.
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(Estratto dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20 Ottobre 2010- La Libertà.)

Perché mi alzo per la lezione?

Domanda: Tre o quattro volte a settimana mi alzo per la lezione e non capisco davvero perché. Cosa succede qui? Perché lo faccio?

Risposta: Tu ricevi un esempio dall’alto: il Creatore ti forza ad uscire dal tuo sonno, e vieni alla lezione. Ciò è destinato a mostrarti che sei capace di alzarti e di venire alla lezione, ma solo tre volte a settimana, quando il Creatore ti sveglia. Il resto lo lascia alla tua decisione. Adesso vediamo cosa fai quando non ti da questo impulso. Se non capisci perché sei qui, devi analizzare la situazione. All’apparenza vieni qui perché se non lo fai, ti senti male. In conclusione, vieni per sfuggire al male.

Domanda (continuazione): Allora cosa devo fare per cominciare a venire tutti i giorni e per mia scelta?

Risposta: Per questo hai bisogno di un altro tipo di combustibile. Hai bisogno di venire qui non per sfuggire al male, ma per prendere coscienza dell’importanza dello scopo. Hai bisogno di alzarti non perché diversamente succederanno cose spiacevoli, ma perché ti sta aspettando uno scopo elevato.

Domanda (continuazione): Come elevo lo scopo ai miei occhi?

Risposta: Sei incapace di farlo da solo. Lo scopo non può essere ottenuto individualmente. Qui hai bisogno di vedere il tuo vero stato. C’è un solo sistema di anime, simile al Creatore, dentro il quale la Luce interna della vita (NRaNJaY) è rivelata. Questo è il Creatore. Siamo separati da questo stato da 125 “filtri” che indeboliscono la Luce. Voglio ricevere la forza per ritornare a questo stato.

Osservando il sistema delle anime, vedo che unisce tutti in un tutt’uno, e grazie a questo, la Luce le riempie e da loro vita. Di conseguenza, per ascendere, devo stabilire una connessione più forte con gli amici.

Il Creatore non si relaziona con nessun individuo solo. Qualsiasi passo verso la correzione deve essere considerato come un livello più grande di unione nel gruppo.

Si conclude che se ci unissimo in anticipo con gli amici, riceveremmo da loro l’aspirazione ed il combustibile per venire alla lezione quotidiana. Mentre adesso sei isolato da loro, anche a livello corporeo, la fiamma che brucia dentro di loro non ti si attacca.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26 ottobre 2010 – Tutto Israele ha una parte nel mondo a venire.)

Due finestre della nostra realtà

Domanda: Come raggiungiamo la connessione appropriata affinché la Luce sia rivelata tra di noi?

Risposta: Immagina di avere due finestre davanti a noi, come lo schermo del computer. In una di esse, noi vediamo un sistema nel quale siamo perfettamente connessi gli uni con gli altri. Questo viene chiamato “Il Mondo dell’Infinito”. Nell’altra finestra, vediamo il sistema che è adesso davanti a noi, nel quale l’odio governa invece dell’amore; questo sistema è chiamato “questo mondo”.

Sono due sistemi differenti. Il Mondo dell’Infinito vive ed esiste, è chiamato il primo (Alef) ed il terzo (Gimel) stato della realtà. È l’unico stato creato dal Creatore, nel quale Egli vive.

Tutti gli altri stati, dal Mondo dell’Infinito fino a questo mondo, i 125 gradi della connessione tra di noi (125 stati), esistono affinché noi ascendiamo gradualmente. Tutti gli stati, eccetto quello dell’Infinito, sono chiamati “mondi”, cioè occulti, nascosti. Lo stesso Mondo dell’Infinito, ma più nascosto, vago e non completamente riconoscibile è chiamato Mondo di Atzilut. Uno, più indefinito è il Mondo di Berià e così via.

Ogni mondo è simile al mondo superiore e a quello inferiore, in ogni dettaglio e componente. L’unica differenza è nel grado della rivelazione della Luce in esso. Quanta meno Luce c’è, tanto più oscuro è. È come quando noi vediamo durante il giorno e tutto è chiaro e di notte, tutto è oscuro, comunque, c’è poca differenza tra la Luce e l’oscurità.

In altre parole, esistiamo nello stesso stato conosciuto come “Mondo dell’Infinito”; solo 125 gradi di occultamento lo bloccano da noi; e posto che l’occultamento è così grande fino all’ultimo grado, nel quale noi esistiamo nel nostro mondo, siamo considerati come separati completamente dalla spiritualità. Noi non abbiamo neanche la più piccola sensazione degli stati e dei gradi tra di noi e del Mondo dell’Infinito, come se esistessimo qui e non esistesse nient’altro.

Esistiamo in questo mondo, nella nostra “finestra” del nostro “schermo”, ma c’è un’altra “finestra” nello stesso “schermo”, il Mondo dell’Infinito, come se già fossimo lì (a prescindere dal fatto che non siamo ancora capaci), provandoci diventiamo simili al Mondo dell’Infinito, come se volessimo raggiungerlo.

Lo stesso principio funziona in tutte le parti: quando io desidero ottenere la fonte dell’energia evoco una grande influenza attraverso l’ispirazione di avvicinarmi ad essa. Queste sono leggi precise della fisica che operano qui, non c’è niente che sia immaginario o mistico.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29 Ottobre 2010, “Lo Zohar”)

L’Amore viene ordinato dalla natura

È arrivato il momento di ritornare al sistema naturale, ad una coesione vicina che la Natura, il grado di Binà ci richiede. Dobbiamo dirigerci verso l’equivalenza, l’omeostasi e la similitudine delle proprietà ed ascendere dalla frammentazione totale al livello nel quale saremo completamente connessi come parti di un corpo sano.

Tutte le forze che ci influenzano lo fanno con un unico scopo: spingerci ad una forma naturale di reciprocità ed amore; però, se il nostro egoismo è cresciuto mentre non abbiamo scoperto la connessione corretta tra di noi, allora la discrepanza tra gli stati, la differenza tra l’unificazione richiesta e la separazione concreta, viene sperimentata come sofferenza.

A causa di questo la vita diventa più difficile. I sistemi supplementari designati per addolcire il predicamento o spaventarci non possono più aiutarci, poiché siamo entrati nella tappa finale dell’evoluzione e dobbiamo unirci in un sistema globale integrato.

Oggi giorno l’umanità scopre che tutti siamo connessi con vincoli indistruttibili ed è per questo che dobbiamo semplicemente implementare la legge della natura stessa, la legge della correzione nell’interazione delle parti della creazione.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29 Ottobre 2010 – Spiegazione sull’articolo, Prefazione alla saggezza della Kabbalah)

Ai piedi del Monte Sinai

Domanda: Quale è la connessione interna tra gli amici?

Risposta: Questa connessione interna avviene tra le scintille spirituali. Ognuno di noi ha il suo “Io” egoista e oltre a questo, esiste una scintilla spirituale, il “punto nel cuore”. Uno può essere “azzurro” ed un altro “verde”, ma ognuno ha un punto nel cuore e tutti sono dello stesso “rosso”. Sono questi punti “rossi” che dobbiamo connettere.

Se connettiamo i nostri punti nel cuore, la connessione tra di loro è ciò che viene considerato un vaso spirituale (non gli stessi punti, ma la loro connessione). Nel grado in cui tutti si annullano, ci sarà amore tra di noi, in opposizione all’odio e attraverso la differenza tra l’amore e l’odio, misuriamo l’elevazione dell’anima, la grandezza del vaso spirituale.

Tutto il lavoro avviene all’interno della persona, quando questa vede negli altri solamente le loro scintille spirituali e desidera unirsi ad esse. Dopo cominciamo a vedere all’esterno in che maniera questo si riflette sull’attitudine di una persona verso il gruppo, verso i risultati collettivi e la preoccupazione per gli altri. Dallo sforzo interiore si espande verso l’esterno e diventa un’azione pratica.

Se posso connettermi a queste scintille spirituali, i corpi cominceranno ad agire in forma diversa in accordo ad esse. Tutto dipende da noi e speriamo di rendercene conto seriamente durante il congresso.

Sono sicuro che capiremo questi principi. Dopotutto, le persone vengono al Monte Sinai senza conoscenza o comprensione, ma prima dobbiamo riuscirci.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28 Ottobre 2010 – La mente che lavora)

La connessione è vita

La nostra caratteristica naturale è l’amor proprio: una forza egoista di odio e rifiuto. È in questa maniera che noi, inizialmente, percepiamo noi stessi. Dall’altra parte, tutto nel mondo è permeato dalla forza della connessione reciproca, la forza dell’amore e dell’attrazione.

La Kabbalah parla di amore proprio in questo senso, senza implicare assolutamente niente di quello che etichettiamo come “amore” nella vita mondana. Amore significa che io assorbo il desiderio di un altro per soddisfarlo il meglio possibile. Questo fenomeno ha la sua radice nelle quattro fasi della Luce Diretta. La prima fase (Bechinà Alef) ci presenta il desiderio di ricevere piacere. La seconda fase (Bechina Bet) è il desiderio di compiacere, con il quale si intende che proprio ricevendo, sarà capace di dare piacere al Creatore. Questa tappa viene considerata come Binà o Elokim. Tutta la creazione risultata da questa.

Più avanti, appare la terza fase (Bechina Ghimel), la quale riceve piacere per il bene della dazione, seguita dalla quarta fase (Bechina Dalet), Malchut, che è ricezione pura.

Adesso, nella fase di Malchut, dobbiamo arrivare ad essere simili a Binà, la dazione pura. Unificando i desideri principali, ricevere e dare, formiamo il desiderio di ricevere per dare. Così, parlando di amore, coinvolgiamo la forza di Binà che desidera ricevere tutta la grande Luce dall’Alto con il fine di passarla, senza che resti niente per noi stessi. È questo che dobbiamo raggiungere mediante la correzione.

Come risultato, tutto il sistema è diviso in due parti: una è davanti e al di sopra di me ed un’altra sta dietro e al di sotto di me. Io ricevo tutto dall’Alto, dal Creatore e lo passo agli altri; le cellule si comportano allo stesso modo quando servono il corpo.

Cosa ha una cellula individuale? Niente. Riceve solo e lo passa agli altri e tutte sono connesse da legami di amore. Allora cosa è nascosto in questa dazione collettiva? L’interconnessione delle parti crea uno spirito unico, un campo speciale che è la vita stessa.

Non si sente viva individualmente né una cellula e neppure un organo, ma la connessione corretta permeata dalla dazione reciproca, genera la sensazione di vita in essi. Generano la vita non in ognuno di loro separatamente, ma proprio nella connessione reciproca. La chiave non è in loro; essi compiono semplicemente una condizione, cioè creare l’equivalenza della forma e dopo, il Creatore si veste nella loro connessione. Questa è la vita dell’essere creato.

La connessione reciproca tra di noi crea un luogo per la Luce. In altre parole, è il Kli (il vaso) nel quale sperimentiamo la vita nel grado della nostra connessione. L’essere creato vive nella misura della sua similitudine con il Creatore, la forza cosmica dell’amore e dell’unità che governa nell’Universo.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29 Ottobre 2010 – Kallut Adam)

Flottare nei cerchi di Luce

Il desiderio che funziona con lo schermo è considerato come “una linea” e senza lo schermo “un cerchio”. Il lavoro comune tra la linea ed i cerchi muove i desideri (anime).

Un cerchio ed una linea sono due diverse forme di comportamento: una linea è un comportamento individuale, un cerchio è un comportamento collettivo. I cerchi si relazionano con i desideri come se questi non avessero lo schermo.

Allora, essi muovono i desideri come in un campo gravitazionale o magnetico, contando non il grado di correzione del Kli (vaso) stesso, ma la forza che agisce in questa parte del campo. Pertanto, i cerchi possono influenzare i desideri che non hanno lo schermo.

Al contrario, “linea” sono i desideri che sono passati attraverso la Prima Restrizione (Tzimtzum Alef); essi caratterizzano una persona che ha uno schermo anti egoista. Se non ho uno schermo, non sono influenzato dalla linea, poiché non sono relazionato ad essa, non ho nessun attributo in comune con questa.

Pertanto, nel presente, siamo lanciati da un lato all’altro soltanto dalla forza dei cerchi, che è considerato come “un ambiente” (Sviva). Il sistema delle relazioni tra le nostre anime è subordinato a queste leggi.

All’interno del sistema, ci sono cerchi che agiscono, i “cerchi del Tzimtzum Alef” con il centro nei punti di Malchut. Esistono inoltre i “cerchi del Tzimtzum Bet (la seconda restrizione)”, con il centro nei punti di Binà, dove i desideri di ricevere finiscono e i desideri di dare cominciano.

Ogni parte del desiderio, ogni minimo dettaglio che contiene entrambi i tipi di desideri, che appartengono al Tzimtzum Alef o al Tzimtzum Bet, è influenzato dai cerchi del Tzimtzum Alef e del Tzimtzum Bet. Supponiamo che ho i desideri che posso già discernere e quelli che non sono discerniti fino alla fine della correzione (Gmar Tikkun). In accordo a questo, saranno influenzati da un campo e non saranno influenzati dall’altro.

In altre parole, esistiamo in entrambi i campi, il campo del Tzimtzum Alef e quello del Tzimtzum Bet, che ci circondano. Questo campo comune contiene tutta la memoria, tutto il programma, lo Scopo ed il Pensiero della Creazione e tutti i nostri stati dell’esistenza fino al Gmar Tikkun. Dobbiamo solo armonizzarci con esso;

però come ci riesco se non sento questo campo? Questa è la Luce Circondante, ma non posso stabilire una connessione con la Luce. Allora, faccio una connessione con il desiderio, con gli amici, con qualche parte del sistema integrale e cerco di diventare simile a questi, in accordo alle leggi contenute nella Luce con il meglio delle mie possibilità.

Mediante ciò, ricevo un impatto più grande dalla Luce, riesco ad essere più sensibile ad essa e come risultato, mi influenza in maniera più forte. La Luce in sé non diventa più forte, è stabile, ma devo affinare le mie percezioni per sentire un effetto più grande di questo campo di Luce. È così che mi muoverò in esso!

Quanto più sensibile sono alla Luce, più rapidamente nuoterò in questo campo di forza, gravitando dalla periferia fino al centro. Nel centro del campo, ci può essere simultaneamente una enorme oscurità ed una gigantesca forza di impatto. Tuttavia, a causa di questo contrasto, arrivo all’azione “diretta”, “alla linea” più presto. In questa maniera, muovendomi “nei cerchi”, arrivo alla “linea” ed acquisisco uno schermo anti egoista.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 1 Novembre 2010 – Beit Shaar HaKavanot)

Forti debolezze

Nel nostro cammino spirituale ci sono due ostacoli o interrogativi estremamente seri, che vengono sollevati dal Faraone in persona.

1.“Chi è il Creatore affinché io ascolti la sua Voce?”. In altre parole, cosa di così importante è nascosto nella proprietà della dazione affinché io abbassi la mia testa davanti a lui?

Di fatto, questa ribellione della nostra natura ci aiuta perché vincendola, possiamo mantenere esaltata ai nostri occhi l’importanza della dazione sulla ricezione. Il crescente egoismo nega continuamente l’importanza della dazione e noi ci dobbiamo mantenere, fortificando la nostra connessione con il gruppo, affinché, sotto la sua influenza, cominciamo a desiderare la realizzazione della proprietà della dazione nuovamente dentro di noi.

2. “Cosa c’è per me nel lavoro?”. L’egoismo ci mostra che siamo deboli ed incapaci di raggiungere ciò che desideriamo. “Cosa ho a che fare con tutto questo? La tua meta può essere bella? Ma chi sei tu per raggiungerla?”

Quando due debolezze si impossessano di noi, bisogna capire che la persona non può essere liberata dalla prigione per conto suo. L’unica opportunità di farlo è con gli amici che vengono a salvarmi. Troverò le forze per avanzare solo nel gruppo, nella connessione tra di noi. Lì rivelerò la mia natura e mi renderò conto che manco di dazione.

Allora, io sperimento l’angoscia tra questi due poli: da un lato, abbiamo l’importanza della dazione e dall’altro la mia meschinità. Io acquisisco questi due fattori grazie all’ambiente.

Adesso tutto è organizzato in maniera corretta: io sono in basso, l’obbiettivo è sublime e profondo ed ho i mezzi per raggiungerlo. A questo punto, arriva un sentimento di certezza che chiamiamo Arvut (garanzia mutua). Dopotutto, so che attraverso il gruppo, riceverò tutta la forza necessaria.

Come so tutto questo? Di fatto, l’ambiente corretto è una struttura creata dal Creatore e si alimenta con il Suo attributo. Pertanto, se ci avviciniamo tutti, con legami di amore, allora la dazione comincerà a governare tra di noi.

Risulta che in realtà non uso il potere del gruppo, uso la proprietà della dazione che è nascosta nella nostra interconnessione, la quale non appartiene a nessuno degli individui perché è la forza del Creatore, che è rivelata tra di noi. Questa forza in particolare è unica e fa tutto il lavoro.

Pertanto, il cuore del Faraone, si trova nelle mani del Creatore. Il Faraone è la forza della ricezione, creata dal Creatore affinché noi costruiamo la dazione al di sopra del Faraone.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21 Ottobre 2010, Colui che fortifica il suo cuore).