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Cosa dobbiamo raggiungere quest’autunno

Abbiamo parlato e letto molto circa il nostro bisogno di unirci. Tuttavia, fino a poco tempo fa è stato un periodo relativamente tranquillo e noi non ci siamo ancora trovati pronti a renderci conto che il bisogno di unirci è il fattore decisivo e fondamentale, e tutto dipenda da questo.

Ne abbiamo sentito parlare per anni, ma non abbiamo capito che tutto quello che ci aspettiamo ha luogo precisamente nell’unione. Il “detonatore” non ha funzionato in noi, non c’è stato un “clic” interiore, ovvero la realizzazione che il risultato di tutto ciò che studiamo e facciamo è solamente in questo. Ma, ultimamente, sta incominciando ad entrarci dentro, soprattutto con l’introduzione dell’educazione integrale, che per prima cosa dobbiamo applicare a noi stessi.

In conseguenza alla nostra sequenza di congressi che continueranno fino in autunno, arriveremo alla qualità dell’ “automatismo”, nel senso che ci convinceremo che la correzione della nostra estraneità sta nell’unione di tutti noi insieme; questo è il nostro compito. Per quanto riguarda il desiderio per qualcosa di incomprensibile, più elevato, per la Luce, questo desiderio si manifesterà automaticamente se raggiungeremo l’unione corretta. Quindi, dobbiamo accettare il fatto che la realtà superiore, in termini di desideri (Kelim), è nascosta nell’unione. Più applicheremo questo concetto automaticamente, anche se è sempre più difficile gestire questo approccio, più saremo in grado di entrare nel mondo superiore.

Lo vediamo nell’esempio dell’esilio in Egitto, con il gruppo creato da Abramo. Al Faraone (l’egoismo) veniva chiesto, “Lasciaci andare!” In altre parole, “strappiamoci da te, andiamocene!” E quando queste parole furono esternate con sufficiente forza, arrivarono gli ultimi dieci colpi, le “dieci piaghe d’Egitto”.

In effetti, queste sono le ultime dieci manifestazioni dell’egoismo, quando lo spessore egoistico (Aviut) si esprime nei suoi ultimi dieci strati, quando una persona  è finalmente “maturata”. Sebbene queste dieci fasi di egoismo ci influenzino, esse ci sono anche di aiuto per elevarci e alla fine ci spingono nel mondo superiore.

In questo modo, l’egoismo stesso, mentre cresce (e cresce solamente nella misura in cui siamo pronti a connetterci al di sopra di esso), ci aiuta immediatamente. Diventa sempre più bollente e allora noi raggiungiamo un nuovo livello. Sono sicuro che dobbiamo iniziare a percepire queste dieci fasi dell’egoismo che cresce nella misura delle nostra unione. E allora, sentiremo che i nostri tentativi egoistici, da una parte, non ci danno niente, ma dall’altra parte, ci aggiungono un nuovo livello di connessione.

In altre parole, nella nostra unione abbiamo bisogno di iniziare a percepirci come più complessi, più “intricati” e, allo stesso tempo, vedere che questo sistema, come un circuito elettrico, è composto da varie componenti radio, che ancora non funzionano. Sembra che tutto sia in campo e noi proviamo ad unirci; solamente che ancora non c’è niente. Tuttavia, attraversando i colpi dell’egoismo, continuiamo a trovare sempre più nuovi spazi dove non c’è alcun contatto tra di noi a livelli più seri.

Ecco perché dovremmo vedere il nostro egoismo come un “aiuto contro me stesso”. Manifestandosi sempre tra di noi, aggiunge un’occasione per raggiungere l’ego comune che è necessario per il primo livello. Ciò significa che non c’è nulla “contro”, lavora insieme alla Luce, e noi dovremmo vedere in esso una sola singola azione da parte del Creatore: da una parte, la Luce, la linea di destra, e dall’altra parte, l’egoismo, la linea di sinistra.

In questo modo, esse lavorano di continuo, alternativamente, come due gambe, ed un uomo si muove in avanti nella linea di mezzo. Il Creatore, la Forza generale dall’Alto, controlla queste due proprietà, e dobbiamo metterle in pratica correttamente a partire dal fondo per diventare uguali al Creatore. La Luce ed il desiderio devono essere uguali per livelli, e più grandi sono, più vicini si innalzano al Creatore.

Il nostro gruppo Bnei Baruch è stato creato a metà degli anni 90, sebbene abbia degli studenti che mi arrivano dal 1991. Immaginate che da allora e fino ai tempi recenti abbiamo parlato a malapena dell’unione in modo serio. Abbiamo studiato le fonti, letto gli articoli, ma non potevamo ancora iniziare a farlo seriamente, in modo pratico. Solamente adesso abbiamo iniziato ad organizzare seminari per lavorare e sviluppare il metodo dell’educazione integrale, ma non ci eravamo impegnati in questo fino ad oggi perché era troppo presto.

Io sento che il gruppo ed il mondo sono adesso uniti e dipendono tra loro a vicenda. Fino ad oggi, non c’era una tensione come questa, non c’erano condizioni come queste che ci permettessero seriamente, attivamente e praticamente di iniziare a realizzare la nostra unione. Quindi, vedo i risultati degli ultimi mesi attraverso il desiderio (Kli) che creiamo. Il risultato dei nostri congressi precedenti è una sensazione sempre più grande del bisogno di unione.

Io dovrei comprendere che la spiritualità è tra di noi, solamente dentro di noi, solamente nell’incontro dei nostri desideri. Devo immaginare questa cosa automaticamente. Anche se l’egoismo si eleva al livello successivo, io devo sempre e comunque trovare questo stato velocemente, percepire la distanza, sperimentare l’odio di ciò che ci separa, ed aspirare ancora ad una maggiore unione.

Inoltre, questa unione sarà sempre più qualitativa. Non si tratta di una connessione a livello materiale, con le canzoni, o con le varie attività; al contrario, sarà sentita sempre più in profondità, sarà più interiore. Non sarà considerata in base ai parametri del nostro mondo, con le distanze e le persone ecc.

L’unione sarà scoperta sempre di più come una specie di sostanza spirituale, e sarà gradualmente rivelata come una rete di forze, come una connessione tra di noi che esiste nella realtà. Troveremo solo questo, e tutte le qualità esteriori che ancora immaginiamo scompariranno piano piano. Questo è il modo in cui il nostro Kli spirituale si manifesterà. Pensando alle questioni spirituali, immagineremo l’unione più chiaramente sotto forma di questa rete di connessioni tra di noi, dentro ogni Partzuf, tra i Partzufim, che è composta dalle Sefirot e dalle sub-Sefirot, e tutto si riunisce insieme nel sistema che è chiamato il “mondo”.

Questi mondi sono organizzati linearmente, in modo gerarchico, dipendono dall’egoismo e dal modo in cui noi ci lavoriamo ad ogni livello, da come viene dosato. E tutto questo rappresenta i 125 livelli della scala spirituale. E, allo stesso tempo, i mondi sono rotondi.

Questo intero sistema ci verrà presentato come l’unico esistente, e per noi sarà come dissolverci in esso gradualmente; noi non esistiamo, non c’è alcun corpo fisico, non c’è tutto il mondo fisico. Questo mondo confuso scomparirà.

Desidereremo la spiritualità comune invece di quella individuale, immaginandola solamente nella forma dell’unione che si manifesterà sempre più chiaramente tra di noi come una rete di forze. Ed in questa rete di forze, ci percepiremo veramente, percepiremo il nostro “io” interiore che esiste unito reciprocamente agli altri.

Allora, incominceremo a percepire cosa succede in questa rete invece di tutto quello che succede nel mondo materiale. Il nostro mondo è solamente una manifestazione esteriore della spiritualità nella forma che adesso siamo in grado di vedere. Ed è attraverso questi indicatori esteriori che dobbiamo cercare di scoprire la vera e sola rete esistente tra i desideri, l’intero sistema dell’universo. Questi tentativi incominceranno a manifestarsi nella coscienza di tutti, ed il sistema generale diventerà sempre più ovvio, determinando il solo esistente.

Penso che questo sia ciò che diventerà il risultato dei nostri sforzi e dei nostri congressi. Spero che succeda. Ma dipende dagli sforzi individuali di tutti e da quelli della nostra collettività nel movimento verso questo risultato.

Di conseguenza, inizieremo a collegare tutta la nostra conoscenza, il lavoro del gruppo, il lavoro con l’umanità, e gli studi delle strutture dei mondi spirituali. Tutto sarà aggiunto, delineando un unico quadro e noi in esso.

Questo dovrebbe essere il risultato del susseguirsi della serie dei nostri congressi. Mi piacerebbe moltissimo, quando saremo alla conclusione, che potessimo immaginarci molto chiaramente, a mente lucida, a vivere in questo sistema e percepire che esso determina il nostro stato interiore ed esteriore, lo stato del mondo, ed in generale di tutto. In un modo o nell’altro, questo quadro è creato sulla base di molti sforzi.
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(Dalla 2.a preparazione per il Congresso di Krasnoyarsk del 13.06.2013)

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Un prestito in termini spirituali

Baal Hasulam, “La Pace”: Queste sono le parole di Rabbi Akiva: “Il libro è aperto e la mano scrive”. Ogni stato in cui si trova una generazione è come un libro, e tutti i malvagi sono come le mani che scrivono perché ogni malvagio è scolpito e scritto nel libro fino a quando non sono così tanti che gli uomini non possono più sopportarli. In quel momento, essi distruggono questo stato di malvagità e si riorganizzano in uno stato migliore. In questo modo, ogni singola azione è calcolata e scritta nel libro, vale a dire nello stato.

Ed egli dice, “Tutti coloro che desiderano prendere in prestito posso venire e farlo”. Ciò significa che egli crede che questo mondo sia come un magazzino aperto senza un padrone, ma che ci sia un padrone presente, un custode che si trova nel magazzino e chiede ad ogni cliente il giusto prezzo per la merce che prende dal magazzino, nel senso dell’impegno nel Suo lavoro mentre egli è nutrito da questo magazzino, in una maniera che di sicuro lo porterà allo scopo della creazione, come a Lui piace.

Il suo scopo è di conseguire la dazione. Però, un uomo deve avere il potere per farlo, e non ha questo potere. Lo prende in prestito, anche se lo intende tutto per la dazione. Inoltre, è così anche se egli vuole ripagare, cioè, nel senso che non vuole usare nulla per se stesso. Egli usa il mondo intero per la dazione.

In base agli standard del nostro mondo, è impossibile riconoscere che un uomo come questo stia prendendo qualcosa in prestito. Voi sapete che si prende in prestito per un vantaggio personale. Qui, tutto è al contrario. A proposito, il divieto della Torà di dare in prestito con interesse deriva da questo. Nel mondo spirituale, nessun prestito deve essere restituito in misura maggiore di ciò che è stato ricevuto.

Quindi, le forze che non ho dall’inizio le prendo in prestito, ma non le prendo per me stesso. Esse non sono mie, le aggiungo solamente al desiderio per il bene della dazione. Invece che al Creatore, io dono a tutti, ed il mio intero obbiettivo è solamente di trasmettere abilmente questa dazione, come se arrivasse dalle Sue mani. Io non ho niente di mio a parte il mio altruistico io che stride con il desiderio egoistico al suo interno e che agisce al di sopra di esso. Perciò, in sostanza, non ho niente da restituire.

Domanda: Nonstante tutto questo, non è comunque chiaro. Come può una persona chiedere un prestito per sé nella spiritualità?

Risposta: Allora, ho detto che si tratta di un altro genere di prestito. Vedi, io non ho dei miei poteri di dazione. Inoltre, io (specificamente, io) voglio dare proprio come fa il Creatore. Io devo trasmettere e dare ciò che Egli desidera per il mondo.

Questo stato è descritto allegoricamente con una metafora che dice che il Creatore voleva donare alle nazioni del mondo il metodo della correzione. Però, esse non furono capaci di accettarlo. Quindi, Egli usò un gruppo di passaggio chiamato Israele, che significa “diritto al Creatore”. Gli uomini di Israele sono come i coordinatori che connettono la Luce superiore con l’AHP. Grazie a questo, Malchut può elevarsi in Bina e qui essere “addolcita”, in modo da passare la Luce dall’alto verso il basso.

Quindi, questo è chiamato prestito solamente perché un uomo non ha la forza della dazione, e la riceve dal Creatore. Tuttavia, egli non la usa per se stesso, come è solito avvenire nel nostro mondo egoistico. In questo mondo, un uomo cerca prima di tutto il vantaggio per sé, e poi, pensa al vantaggio degli altri, sia che si tratti di questioni finanziarie, benessere, o semplice piacere. Nella spiritualità, io non chiedo per me stesso. Voglio prendere parte alla vita del Creatore. Questa partecipazione è intesa completamente per la dazione. Per il bene di questa partecipazione, metto in moto tutto il mio desiderio al livello massimo possibile. Tutto il resto lo tengo temporaneamente “sotto chiave” sotto la restrizione.

Domanda: Quindi, come mai è necessario chiedere un prestito così per lo scopo della dazione?

Risposta: Si chiama ascesa, richiesta di correzione (MAN). Al Creatore io richiedo la forza di essere capace di esaminare, di correggere, l’azione stessa. Io voglio che Lui faccia questo, come è scritto:”Vieni dentro di me e compi l’azione della dazione”. E’ come un bambino appena nato che chiede aiuto alla sua mamma o semplicemente piange, e la mamma arriva e lo aiuta. Tutto il problema è di diventare internamente come “il pianto di un bambino”. E ci vuole tempo per impararlo…
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.04.2013 “La Pace”)

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Il buio d’Egitto prima dell’alba

Domanda: Cosa caratterizza la cima dell’esilio dal quale raggiungiamo la redenzione?

Risposta: Prima di tutto, l’esilio comincia quando noi sentiamo l’inclinazione al male che inizia quando questa inclinazione disturba la nostra connessione. Ho nostalgia per il Creatore e quindi ho nostalgia per la connessione, ma la mia natura mi sta bloccando il sentiero e non mi fa andare avanti. Questo è ciò che è realmente accaduto in quei tempi fra i figli di Giacobbe.

E al picco dell’esilio noi vediamo che il Faraone vince, e quindi ci troviamo nel “buio egiziano”, sotto il dominio smisurato dell’ “angelo della morte”, che non lascia speranza. Noi siamo così desiderosi di connetterci alla conoscenza che tutta la nostra vita dipende solo da questo, e contemporaneamente ne vediamo l’ impossibilità.

E precisamente dall’interno del buio che sentiamo il comandamento: “Andarsene”. E quindi la possibilità della salvezza ci è rivelata. In uno stato di impotenza assoluta, quando non vi è alcuna possibilità di salvezza, quando tutti sono disperati, senza speranza, soltanto il Creatore ci porta fuori alla luce, con la Sua gloria, attraverso Se stesso e tranne nient’altro che quella potenza superiore.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 06.06.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Amore che frantuma il “cuore di pietra”

Domanda: Che cosa posso dare al Creatore?

Risposta: Hai sentito un certo dispiacere nel ricevere dal mondo di Ein Sof (infinito) e ti sei fermato e hai detto a te stesso che non desideri più ricevere. Nel mondo della frantumazione, il mondo di Nekudim, siete stati frammentati dal momento che non è possibile ricevere al fine di dare. Sappiamo dal TES che il Partzufim superiore ha fatto un errore intenzionale nei calcoli. Ma perché siete stati frammentati? E’perché voi avete scoperto un amore che non si poteva ricevere per dare, che non si poteva restituire!

Il riempimento in sé non è importante, non le cinque porzioni di cui l’ospite si serve. Le cinque porzioni già appaiono nel mondo di Adam Kadmon, e vi è chiaro se è possibile riceverle o meno.

Tutto è chiaro per quanto riguarda le porzioni, ma ora si scopre che il padrone di casa ha un atteggiamento speciale verso di te, che Lui ti ama! E non può sopportare questo atteggiamento e si frantuma.

L’amore si frantuma nel modo più grave, dal momento che non avete nulla da restituire, non c’è niente che potete fare. Così come una persona che si dedica a qualcuno, come una moglie con il marito, credendo completamente a lui. Se lei gli mostra che è pronta a fare di tutto per lui, lui non può rifiutarla, è l’amore incondizionato.

E ‘impossibile resistere a questo amore che si rivela nella frantumazione dei vasi, la creatura non può pagare per questo, non ha nulla attraverso cui completarsi. Quindi, a seguito della frantumazione, abbiamo finalmente cominciato a cercare e scopriamo che cosa possiamo dare in cambio per l’amore del superiore.

Come risultato abbiamo capito che le “due grandi Luci” sono: Malchut e Zeir Anpin, la creatura e il Creatore che diventano uno: “Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me”.

Domanda: non posso pagare per questo amore solo con la mia dedizione, apprezzamento, ammirazione, e il riconoscimento della Sua grandezza?

Risposta: No, perché non hai altro parametro tranne il tuo desiderio, non puoi misurare l’amore e non sai cosa sia l’amore. Sai cos’è l’amore solo tramite il tuo vaso. Pensi che esprimere il tuo amore verso il Creatore è ripagare Lui con un Masach (schermo) di parecchi chilogrammi di desiderio, ma l’amore è tipico solo del Creatore. Se si misura e si calcola ciò poi grazie alla connessione tra di voi, la Luce del Suo amore riempie i due di voi. Questo significa che “siete coperti da una coperta”. La Luce di amore viene dal Creatore e avvolge due di voi dal momento che entrambi raggiungete l’adesione; poiché l’amore reciproco è chiamato adesione, avete i vasi comuni che vengono riempiti dalla Luce comune grazie al Masach comune.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2013, TES)

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Il legittimo perdono

Baal HaSulam, “L’amore del Creatore e l’Amore degli Esseri Creati”: Così, ogni Mitzvà che la persona compie colpisce il mondo intero. È come una persona che pesa i semi su una scala. Proprio come ogni seme che la persona mette sulla scala induce la decisione finale desiderata, in questo modo ogni Mitzvà che l’individuo compie prima del mondo intero è piena della conoscenza e sviluppa il mondo in quella direzione.

Si dice, “Ma un solo peccatore distrugge un gran bene.” Significa che il peccato di una persona riduce il peso sulla bilancia, come se quella persona avesse riportato indietro i fagioli che aveva messo sulla bilancia. Attraverso ciò una persona riporta il mondo indietro.

Domanda: Non capisco come possiamo raggiungere la correzione generale se ogni azione sbagliata compiuta da chiunque potrebbe rovinare tutto.

Risposta: C’è occultamento dall’alto verso il basso come il sistema dei mondi estesi, il che significa il sistema dell’occultamento. Esso opera in modo che, anche se noi, che siamo dei principianti, commettessimo dei grandi peccati, essi non conterebbero come tali.

Proprio allo stesso modo in cui perdoniamo un bambino che rompe qualcosa, in quanto non c’è nulla che possiamo fare. Ma quando cresce abbiamo alcune richieste e anche maggiori esigenze di una persona anziana, sebbene può anche essere perdonato la prima volta.

Quindi siamo operati e operiamo solo in base al nostro livello attuale, e in base a questo viene determinato il vantaggio o il danno che rechiamo alla società. Questo è il sistema di occultamento, la “giurisdizione spirituale”, che riduce l’influenza della Luce superiore e costruisce una sorta di cono in cui il punto più basso si distingue per le esigenze minime, al limite del “perdono”, e come noi ci eleviamo le esigenze si espandono sempre più.

È necessario che tu sappia inoltre, che nel tuo stato attuale, influenzi tutta la realtà. La persona è un mondo intero, ma non a scapito degli altri, e ognuno scopre tutto il suo mondo dentro di sé.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.06.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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La chiave per capire Lo Zohar

Se vogliamo capire Il Libro dello Zohar, dobbiamo immaginare il rapporto fra noi: come l’intensità della connessione aumenta e diminuisce secondo le nostre azioni e i nostri sforzi. La rete che unisce è descritta dettagliatamente nel TES (Talmud Eser Sefirot): Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut il Partzufim di Atik, ed Arich Anpin che è Keter, Aba ed Ima, che è Hochma e Bina e ZON, che è Zeir Anpin e Malchut.

Noi siamo connessi da questa rete, siamo inclusi al suo interno. Più chiara questa rete diventa, più in alto ci eleviamo. Meno chiara diventa, più in basso scendiamo. Noi operiamo in questo modo.

Così, tutto il nostro lavoro è di evocare il più possibile il legame con Ie dieci Sefirot in cui esistiamo. Poi, ognuno di noi vedrà se stesso come Malchut che opera in queste dieci Sefirot, fino a che esse prendano la loro forma finale, la forma del mondo di Ein Sof (Infinità).

Quindi, TES e specificamente Il Libro dello Zohar furono scritti per evocare in noi la visione che siamo in Malchut del sistema superiore, dal quale noi muoviamo, richiamando il sistema totale.

Noi siamo parte di una rete, e occorre stimolare questa rete. In tal caso, ognuno sarà colpito e così, sentendo l’altro, avrà anche la possibilità di esaminare e capire come operare in questo intero sistema.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.06.2013, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Il Libro dello Zohar – Introduzione, “La Madre dà in prestito i Suoi vestiti a Sua Figlia.” La Madre è Bina o YESHSUT. Sua figlia è Malchut. Malchut è il desiderio di godere, che non esiste in Bina. Malchut può essere associato a Keter solamente se riceve da Bina lo schermo e la Luce Riflessa. Questo è ciò che viene chiamato i “vestiti”, l’indumento principale, la vestizione di Hassadim.

Questo è un principio fondamentale, basilare della saggezza della Kabbalah: come ottenere tutta l’abbondanza che il Creatore vuole darci così tanto.

L’intero mondo spirituale è il sistema dei rapporti tra il Partzufim superiore, da Malchut a Arich Anpin. Malchut del mondo di Atzilut è il contatto con questo mondo. Arich Anpin è la correzione finale (Gmar Tikkun). Dunque, ci muoviamo sempre tra questi stati.

Malchut, trovandosi al punto del Parsa, deve cambiare tutti i suoi indumenti nei quali si trova al di sotto del Parsa, lasciando solamente un punto per sé, e al posto di questo riceve tutti gli indumenti al di sopra del Parsa. In questo modo si dice che avanza per mezzo della fede al di sopra della ragione, la lealtà dell’anima, e nessun indumento precedente rimane con essa – nessun pensiero, nessuna sensazione, nessun approccio, niente che le appartenga al di sotto del Parsa, niente che sia suo personalmente. Non c’è alcun “mio!”. Rimane solamente un punto, senza colore e senza forma. E tutto ciò che ricevo, lo ricevo da ciò che è al di sopra del Parsa, e questo diventa il mio “Io”, la mia realtà.

Questo è il passaggio nel mondo spirituale: sostituire tutto ciò che è al di sotto del Parsa con tutto ciò che esiste al di sopra. Niente rimane del passato in una persona – nessun ricordo, nessuna traccia, nessuna ragione, nessun sentimento.
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.05.2013, Il Libro dello Zohar- Introduzione)

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Un percorso inevitabile

Baal HaSulam, “L’amore del Creatore e l’amore degli esseri creati“: La fase immediatamente dopo “ama il tuo amico come te stesso” è l’adesione.

Il comandamento dell’amore per gli altri ci porta al livello dell’amore per il Creatore. Si tratta di un percorso sicuro con tutte le opportunità, gli stati, e i mezzi di cui abbiamo bisogno. E’ impossibile scappare da questo usando diversi pretesti come: dire che non lo sappiamo o che non abbiamo potuto agire, dal momento che ognuno ha ricevuto ciò che gli serve.

La correzione di “ama il tuo amico come te stesso” comprende tutte le altre correzioni ed è la più odiosa in quanto è opposta dalla nostra natura, ma non abbiamo altra scelta, anche se ancora non abbiamo capito che non è la nostra unica base. Finché non scopriamo la necessità di questa correzione, non possiamo accedervi alla strada che conduce alla meta.

Domanda: Come portiamo contentezza alla forza superiore trattando tutti gli altri bene?

Risposta: In sostanza, è la stessa cosa. Immaginate che tutti gli esseri creati, tutte le persone sono i “figli del Creatore.” Questo è quello che dicono le fonti. Quindi, se fate del bene al figlio, certamente portate contentezza al padre.

Una volta il Creatore ha detto a Giona, il profeta, che Egli non può semplicemente abbandonare la grande città di Ninive, con 250.000 abitanti, nonostante i loro peccati. Il messaggio è chiaro: “Se tu li tratti con amore e li salvi, allora Mi porterai soddisfazione.”

Il Creatore non ha alcun vaso (Kli) per ricevere la soddisfazione da noi, quindi il mezzo per riceverla è l’intera realtà che si diffonde tra noi, tra ognuno di noi e il Creatore. E in questa realtà le altre persone devono essere al primo posto.

Quindi la diffusione del metodo della correzione e il preoccuparsi di tutto il mondo sono le azioni più preziosi che ci hanno permesso di svolgere e dobbiamo concentrarci su di esse. Naturalmente dobbiamo prima correggere noi stessi per sapere come relazionarci con il mondo.

Il calcolo è il seguente: “Faccio di tutto per portare contentezza al Creatore. Esprimo questo desiderio nel preoccuparmi del mondo o, più precisamente, nel preoccuparmi delle persone. I livelli inanimato, vegetale, e animale della natura potranno anche essi aderire alla correzione. Al fine di prendermi cura delle persone, devo correggermi e quindi ho dovuto iniziare correggendo me stesso.
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(Dalla 4 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah  del 02.06.2013 , Scritti di Baal HaSulam)

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L’educazione integrale

Domanda: Io ancora non capisco cosa sia questa “educazione integrale” di cui parliamo tutto il tempo.

Risposta: In sostanza, si tratta di cambiare il nostro approccio, di un nuovo “insieme di dati”, di una nuova prospettiva del mondo. Che cosa è un “integrale?” Chiariamo questo in termini geometrici. Supponiamo che ci sia una certa area che può essere suddivisa in piccoli quadrati di una certa dimensione. Quindi l’area di ogni quadrato è un quadrato (1 … ²). Inoltre, abbiamo anche delle parti più piccole che non sono dei quadrati.

Come si fa quindi a calcolare l’area generale del corpo (S)? Noi aggiungiamo tutti i quadrati all’area e poi dobbiamo calcolare l’area delle parti speciali (S-?). Se stessimo parlando di peso, dovremmo vedere quale sia il loro centro di massa (He-?).

Quindi dividiamo questa zona in quadrati ancora più piccoli e quindi li aggiungiamo. La somma (Σ) è chiamata un “integrale” (). Così calcoliamo da zero all’ infinito (), fino ai più piccoli dettagli.

Nello stesso modo si raggiunge il livello più basso della razza umana attraverso l’educazione integrale, fino all’ultimo dettaglio. Alla fine ognuno di noi, ogni “quadrato” è uguale a tutti gli altri. È in questo modo che l’ educazione integrale si rivolge alla generalità, all’interezza e alla complessità.

L’educazione non correggerà l’ego. L’ego rimarrà così come è, e non c’è niente che possiamo fare con esso: non può essere ri-addestrato, rieducato per passare dalla ricezione alla dazione. L’educazione integrale un po’ “smussa gli angoli”, ma non corregge l’umanità. Con la sua attuazione noi avviciniamo solo le persone ad uno stato che ci permette di portare loro la Luce, e la Luce compie già il suo lavoro, che noi chiamiamo “riforma”. La conclusione è che i cerchi che costruiamo effettivamente cambiano solo dopo che passiamo la Luce alle persone.
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Il cordone ombelicale per la connessione a colui che è superiore

Domanda: Può succedere che il gruppo non fornisca ad una persona il supporto di cui ha bisogno?

Risposta: Il gruppo fornisce ad una persona tutto il supporto di cui ha bisogno secondo la misura in cui può sentirlo. La questione è se egli è abbastanza sensibile per sentire questo supporto. Forse, non è collegato al gruppo per nulla, quel che succede non lo interessa, e vive la sua propria esistenza.

Viene a lezione, studia e và a casa. Dopo di che potrebbe venire a lezione ancora dopo un paio di giorni quando non ha altri impegni più importanti. Non gli interessa quel che succede nel gruppo. Non sviluppa la sensibilità interiore che permette di sentire la risposta, un’impressione, un’ispirazione da loro. Così facendo non riceverà nulla dal gruppo.

Il gruppo è un vaso, un mezzo per aderire a colui che è superiore, il posto dove l’embrione aderisce all’utero materno, la placenta che permette ad una persona di aderire al Creatore. Nel frattempo egli è solo nella forma di un embrione ed il gruppo è tutto il mondo, come lo è l’utero della madre. Comunque più tardi, riceve la forma del mondo intero.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 29.04.2013, Gli scritti di Baal HaSulam)

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