Pubblicato nella 'Lavoro interno' Categoria

Il desiderio e l’aspirazione

Domanda: Qual è la differenza tra il desiderio (Chissaron) e l’aspirazione (Ishtokekut)?

Risposta: Il desiderio (Chissaron) significa che io semplicemente voglio qualche riempimento, ad esempio sono assetato; mentre l’aspirazione (Ishtokekut) dipende da quanto ne ho davvero bisogno in un certo momento, cioè quanto soffro adesso perché manco di questo riempimento. Ciò significa che un’aspirazione è un’aggiunta ad un desiderio e questa, misura la forza del desiderio in un certo momento, quanto è disposto a soffrire il mio ego per raggiungere la meta desiderata.

In altre parole, quanto sei disposto a pagare per questa? Vediamolo adesso. Vuoi farlo? Non c’è problema. Quanto puoi dare? Possiamo misurare la tua aspirazione in accordo alla tua risposta. Tu dici: “Bene, cento”. “No, devi dare mille”. “Mille?”. Qui vieni messo alla prova secondo la quantità che sei disposto a pagare. Questo è il modo di misurare la tua aspirazione per la meta desiderata.

Allo stesso tempo, un desiderio in sé è semplice. Se qualcosa è gratis, la porterò via. È evidente che una persona viene valutata in accordo alla sua aspirazione. Il desiderio ci arriva dal Creatore, mentre aggiungiamo l’aspirazione tramite l’ambiente. Un’aspirazione è il frutto del nostro lavoro, il risultato dei nostri sforzi.

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

Materiale correlato:

Laitman blog: Avanzando dal contrario
Laitman blog: L’intenzione: ciò che importa è il risultato

Tutte le anime si riuniscono dentro di me

Nella spiritualità, la “ragione” rappresenta la Luce di Chokhmà (Saggezza) vestita in un vaso. In conformità a questa Luce, sentiamo e capiamo il Creatore. La chiave qui non è la Luce di Chokhmà attuale, ma la Luce di Hassadim (Misericordia) che la riceve, cioè secondo la misura della dazione della quale siamo capaci.

Queste due Luci si conformano e si adattano.

Nel nostro mondo riceviamo direttamente nel nostro desiderio una certa porzione di Luce senza che questa sia rivestita in esso, senza essere simili al Creatore. Per questo siamo molto limitati nella nostra ragione. Questa ci sviluppa perché non ci insegna cosa fare successivamente per rivelare il Creatore.

Al contrario, nel mondo spirituale, riceviamo la Luce superiore, la rivelazione del Creatore, nei vasi di dazione. Ciò significa che rivelo il Creatore con la comprensione completa di chi e cosa è Lui.

Nel nostro mondo posso guardare una persona e vedere una parete. Per me lei è “impenetrabile”, non capisco il suo linguaggio, non conosco le sue qualità o i suoi pensieri. È nascosta per me, però nel mondo spirituale, il nostro contatto significa l’unione. Genero all’interno dell’attributo della dazione, che è vestito nella Luce e pertanto lo capisco; cioè, capisco qualcuno che non sia me. Il mio desiderio assume la sua forma, la sua struttura e lo stesso processo viene applicato a tutti.

Mantengo grezzo, senza forma, questo desiderio di ricevere che appartiene a Malchut dell’Infinito e attraverso l’amore e la dazione, costruisco su questo desiderio diversi modelli per assumere le forme di tutte le anime che esistono al di fuori di me. Posso creare all’interno uno spazio per costruire un “gruppo” di anime e per tanto includo tutti dentro di me.

Però questo è possibile solo a condizione che io assegni all’interno del mio desiderio un posto per ogni anima, immaginando dove deve andare ognuna. Come posso sapere questa cosa? Semplicemente, nella misura in cui do, permetto agli altri di entrare.

L’immagine risultante è molto simile al logo del prossimo congresso di Mosca. Un cerchio è il mio desiderio completo e dentro di esso posso assegnare un segmento ad ogni amico. Il cerchio si riempie gradualmente di anime e facendolo, restituisco la mia anima a me stesso. Di fatto attualmente, questo esiste come se fosse al di fuori di me, ma tutto quello che percepisco che mi sembra essere al di fuori di me, è la mia anima.

Da questo si deduce che l’attributo della dazione che io genero non è altro che un mezzo, una condizione che permette alla mia anima di essere riportata dentro di me.
[41704]

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04. 2011, “La Mente attiva”)

L’atteggiamento corretto verso i libri sacri

Quando leggiamo un articolo Kabbalistico, abbiamo bisogno di sintonizzarci correttamente con la nostra percezione. Non una sola parola nella saggezza della Kabbalah parla del nostro mondo, mai. Noi non esistiamo in questo mondo. E’ un mondo immaginario; non è preso in considerazione affatto e non si accorda con l’intero sistema dei mondi. Semplicemente, non esiste!

Perciò, la Kabbalah non parla di questo mondo, del corpo fisico dell’uomo, o di certi luoghi geografici: la terra di Israele, il deserto del Sinai, l’Egitto, o la città di Babilonia. Si occupa solo degli stati interiori che una persona attraversa nella sua aspirazione a raggiungere la correzione, lo scopo della creazione.

Se una persona ha il punto nel cuore ed ha come obbiettivo lo scopo della creazione, lungo il percorso verso questo obbiettivo, incomincia a vivere vari stati. La saggezza della Kabbalah e tutti i libri Kabbalistici – la Torà, il Talmud, Lo studio delle Dieci Sefirot, il Mishna e così avanti – descrivono in particolare questi stati e questi livelli. Tutti libri “sacri” e spirituali parlano esclusivamente della “santità”, vale a dire del raggiungimento della proprietà della dazione, alla quale ci si riferisce come alla santità.

Dunque, mentre leggiamo questi articoli, ci dobbiamo completamente staccare da tutte le immagini e figure materiali che ci sono familiari ed immaginare solamente i livelli spirituali, vale a dire i livelli che ci avvicinano o ci allontanano dalla proprietà della dazione. Essi parlano solamente di questo. Questi libri descrivono il desiderio creato dal Creatore, i suoi stati in ognuno di noi, e la nostra esperienza sul cammino quando, dal nostro stato attuale, incominciamo ad aspirare alla proprietà della dazione, ad amarci reciprocamente, il che è chiamato “santità”.
[41393]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011 Gli scritti del Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: TES: Diario personale di un Kabbalista
Laitman blog: Il Maestro mi connette alla vita

Prima del punto di rottura desiderato

E’ scritto che tutti attraversano il Mar Rosso: uomini, donne, anziani, bambini, bestiame e così via. Anche noi dobbiamo raccogliere le nostre forze, ognuno di noi individualmente e tutti insieme. Se ci daremo dentro con questo sforzo, alla fine entreremo nel regno spirituale.

Non è mai successo prima e mai succederà che un persona sia pronta per l’esodo. Infatti, l’esodo dall’Egitto è un colpo che arriva dall’Alto, che ci porta da un posto in un altro. Un uomo non può identificare questo stato in anticipo e non ci sono possibilità di raggiungerlo indipendentemente. Non può essere misurato o prestabilito.

Abbiamo solamente bisogno di riunire le forze e forzare, spingere, finché non succede. Ed in più, accadrà senza un avviso, forzatamente, “in fretta e furia”. Potrebbe succedere domani, o dopo domani o tra una settimana, non ha importanza. Abbiamo solamente bisogno di anticipare la redenzione, e la acquisiremo.

Lasciate che mi rituffi nel passato, nell’inferno egiziano ancora e ancora, senza sentire alcun progresso. Lasciate che gli sforzi fatti un momento fa svaniscano nel nulla, lasciate che mi senta disperato e debole ancora. Lasciate che raccolga le mie forze daccapo ogni volta, per aspirare all’unione. Nonostante tutto questo, ho bisogno di continuare a tentare, sempre più duramente.

Baal HaSulam scrive che un desiderio vero, fisso e duraturo si forma gradualmente. Superando le difficoltà, alla fine raggiungiamo la forza che spara il nostro desiderio come una freccia – e riceve una risposta. Questo è il solo modo per sfuggire all’egoismo.

Dunque, non pensiamo di aver lavorato per niente. Niente affatto. E’ solo che i nostri sforzi si accumulano e alla fine producono un risultato. Dobbiamo soltanto essere sicuri di raccogliere i nostri sforzi; alla fine, raggiungono l’intensità necessaria e ci conducono più vicino al punto di rottura desiderato.

Penso che questo punto sia molto vicino. Dobbiamo solamente anticiparlo in ogni momento.

[41378]

(Dal discroso al pasto festivo del 22.04.2011)

La mente attuante del Creatore

Il Creatore è l’autentica forza che agisce nella realtà. Nel nostro cammino possiamo raggiungere il Creatore, il Suo piano, la Sua opera e pertanto diventiamo i “lavoratori del Creatore”, cioè partecipiamo noi stessi a questo lavoro come suoi Soci.

Affinché questo succeda abbiamo bisogno che ci venga rivelata la Sua mente. Dopotutto, alla fine ci eleviamo al grado più alto di tutta la creazione, al suo programma ed allo scopo che la anticipa.

“Il fine di un’azione sta nel suo pensiero iniziale”. Raggiungiamo il punto nella mente del Creatore dal quale Egli ha iniziato l’opera, nel quale Lui pensò alla creazione. Tutto ha origine a partire da questo piccolo punto, è la mente che agisce, che crea, quella che noi acquisiamo.
[41701]

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, “La mente che agisce”)

Questo infame pulsante

A lungo andare esiste solo un’azione che dipende da noi, con il cui aiuto possiamo esprimere il nostro desiderio. Tutte le altre azioni non funzionano.

Diciamo che sono consumato da un ardente desiderio di fare o cambiare qualcosa, di migliorare la mia vita. Esistono migliaia di interruttori davanti a me nella parete. Continuo a premere i pulsanti sperando di vedere dei cambiamenti, cerco di capire se ho attivato qualcosa, mentre perdo il filo della sequenza e mi perdo nel localizzare i pulsanti …

Così è nella nostra vita: ci disorientiamo a causa dei numerosi “pulsanti” che abbiamo appena il tempo di premere. “Rilassati”, consigliano i cabalisti. “In questo modo non avrai successo. Esiste solo un pulsante che devi premere per sentirti bene. Se ne premi altri, ti sentirai male”.

Allora, perché stanno lì quei pulsanti? Essi sono necessari affinché, mentre facciamo dei vani tentativi, diventiamo più pronti e troviamo il pulsante adeguato. Questo cammino è considerato “il cammino della sofferenza”.

Tuttavia, esiste un altro cammino, “il cammino della Torà”, nel quale la persona riceve delle istruzioni: “Non toccare nessun’altro pulsante della parete perché andrai a peggiorare le cose. Dopotutto, pensi che funzionino e ti aspetti dei buoni risultati. Il tempo passa, mentre continui a riporre le tue speranze ed aspirazioni non nel Creatore, non nell’unica forza che agisce nella realtà. In altre parole, stai servendo gli idoli. Inoltre, avendo le stesse aspettative, ritardi sempre di più il ritmo predeterminato della correzione. Come risultato, ogni pulsante premuto scorrettamente ed il ritardo che ne consegue, porta a conseguenze negative.

Allora qual è la soluzione? Abbiamo bisogno di trovare il pulsante adeguato il più rapidamente possibile. Nell’articolo “La Libertà”, Baal HaSulam spiega come fare. Se continui a ritornare allo stesso pulsante, premendolo sempre più forte, riesci ad aprire la fonte dell’abbondanza che ti corregge e ti riempie con tutto il bene che esiste.

Questo è l’unico pulsante che accende tutto il sistema, mentre tutti gli altri non sono connessi a niente. Premendoli, ti provochi solo dei disturbi, invece di attivare l’unico meccanismo di cui disponi. Allo stesso modo, l’inattività ti porta naturalmente dei problemi. Gli ingranaggi della realtà continuano a girare e se non contribuisci positivamente ad essi, il sistema automaticamente scivola verso la negatività.

È per questo che è necessario trovare il pulsante corretto tra tutti gli altri ed allenarti a premere solo questo, senza commettere errori. In questo consiste il nostro lavoro, chi non cerca la fortuna? È questa la “fortuna”.
[41796]

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Come utilizzare la tua Libertà
Laitman blog: Egoismo ed Amore

Schiavitù egiziana grande come l’universo

Il Faraone e tutti i suoi ministri sono schiavi leali del Creatore, cioè “angeli” o forze che realizzano il programma della creazione. Eseguono gli ordini della forza superiore, il Creatore, giacché oltre a Lui non esiste nient’altro. Ma per il momento il Creatore mette il Faraone con tutta la sua lealtà come un governatore che lavora per il Creatore e che governa l’uomo in questo mondo al posto Suo, per darci la sensazione di oscurità e portarci il bisogno di rivelare la forza opposta, quella dell’amore e la dazione.

Per ora, il Faraone stesso si sta rivelando nel nostro mondo. Prima, solamente i suoi aiutanti, i suoi ministri, c’erano rivelati. Non avevamo sentito parlare del Faraone stesso fino all’attuale fine dell’Esodo d’Egitto, quando all’improvviso è stato annunciato che un “nuovo re era sorto su l’Egitto”. Fino allora, alcuni direttori e ministri tenevano il controllo.

La stessa cosa successe nella storia dell’umanità. Eravamo influenzati da diverse piccole forze che spingevano lo sviluppo della società umana: nuove invenzioni, la scoperta di nuovi continenti, nuove tecnologie, finché abbiamo raggiunto un mondo globale. E qui il Faraone sta iniziando a rivelare se stesso. Lui è la forza che ostacola e che impedisce la nostra unione.

Ci sono molte persone nel mondo che già sentono che la salvezza risiede nella connessione. Vediamo che, dato il livello dell’interdipendenza, non ci rimane altra scelta poiché il mondo è diventato veramente globale. L’unico modo per migliorare la vita è di mettersi insieme. Non esiste altra via quando dipendiamo tanto uno dall’altro. Non ci sarà possibile divorziare uno dall’altro come in un matrimonio non riuscito e andare ognuno per conto proprio. Viviamo in un singolo, piccolo globo e non possiamo andare da nessun’altra parte: siamo chiusi a chiave, come in una gabbia.

Ma siamo incapaci di andare d’accordo uno con l’altro in questo mondo, di creare un governo mondiale comune, di arrivare a un’opinione comune e discutiamo costantemente. E questi disaccordi non finiranno, continuano ad aumentare.

Sarebbe molto strano vedere questo, poiché veramente dipendiamo tutti uno dall’altro: Europa, America e i paesi Arabi, Asia, Russia, Giappone e Cina. È cosi difficile unirsi in un posto, avere un altro “G-50” e arrivare a una sorta di accordo comune? Altrimenti, il mondo tornerà indietro semplicemente all’iniziale “caos e oscurità”.

Ma le persone non riescono ad arrivare a un accordo. La forza del male continuerà a mettersi nel cammino tra di loro, e non riusciranno capire come connettersi. Comprenderanno solamente la loro inabilità per farlo, ma non impareranno come raggiungerlo. E questo è cosi poiché rivelare i “mezzi” per la connessione è la stessa cosa che rivelare la forza superiore, e questa è l’unica cosa che può connetterci. Questo è lo stato verso il quale stiamo andando.

Non saranno tempi facili. Per ora, molte persone riescono a vivere come prima, come se non fosse diventato un mondo globale e loro potessero continuare a esistere senza prendere in considerazione gli interessi di tutti gli altri. Ma il nostro sviluppo ci porta assolutamente verso l’unificazione. Tuttavia, non ci sarà la forza per unirsi. È qui dove il Faraone, che ci sta separando, sarà rivelato.

E allora, com’è scritto su la schiavitù egiziana, “loro piangeranno (questa volta saranno i figli del mondo intero)” senza sapere cosa fare. E qui comprenderanno che esiste un metodo, la saggezza della Kabbalah, che rivela il Creatore alle creature in questo mondo.

Dopotutto, non saremmo capaci di fare nemmeno una vita comune in questo mondo senza rivelare questa forza. Semplicemente non saremmo capaci di esistere: ci distruggeremmo uno con l’altro. È in questo modo che abbiamo bisogno della Kabbalah, come mezzo per rivelare il Creatore, che sarà rivelato. E comprenderemmo che il mondo è stato creato in questa maniera e ha subito questo sviluppo soltanto per diventare come il Creatore e unirsi a Lui mentre lotta per rivelarLo. Perciò, l’intero programma della creazione sarà realizzato.
[41290]

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.04.2011, Gli scritti di Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il Faraone: Lo schiavo fedele del Creatore
Laitman blog: Lascia la redenzione al Creatore

Una cena in onore della vita spirituale

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Yehuda”): “Quel pane che mangiarono i nostri padri nella terra d’Egitto” (l’Hagada di Pesach)… Da questo si deduce che la Mitzvà di mangiare il Matzà fu data loro mentre erano ancora schiavi, e lo scopo della Mitzvà era per il tempo della redenzione, dato che loro partirono in tutta fretta.

Questo succede sempre quando passiamo da uno stato all’altro, lasciando il grado nel quale attualmente ci troviamo: la schiavitù d’Egitto, governati dall’ego, il Faraone, la nostra ostinata “inclinazione al male” che ci tiene in ostaggio e non ci lascia elevare al di sopra delle nostre gelosie, dell’odio, della lussuria e dell’ambizione.

Anche se lo capiamo bene, ancora non possiamo elevarci al di sopra di queste proprietà egoistiche, né unirci tra noi con legami che corrispondano al grado seguente all’uscita dall’Egitto. Siamo ancora incapaci di diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, di acquisire la garanzia mutua affinché la forza integrale dell’amore e della dazione, considerata come il Creatore, si riveli.

Pertanto, mentre siamo ancora schiavizzati dal Faraone, dobbiamo visualizzare il seguente stato: giocare a “credere” questo, allo stesso modo in cui i bambini, mentre crescono, giocano ad essere adulti. Così, dobbiamo giocare a vivere una vita da “adulti”, la vita spirituale.
[41010]

(Dalla 1°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

Materiale correlato:

Laitman blog: L’Egitto è tra di noi
Laitman blog: In Egitto dove scorre il latte ed il miele

A proposito dei congressi virtuali e una vera connessione

Domanda: Alla luce del prossimo congresso di Mosca, lei ha detto che è arrivato il momento di abituarci ai congressi virtuali, e a sentire una maggiore connessione perfino stando davanti ai nostri schermi. Cosa significa?

Risposta: I congressi sono un balzo in avanti. Ma in aggiunta, noi dobbiamo mantenere questa connessione quotidianamente e intensificarla. Grazie ai congressi, noi creiamo degli impulsi per l’unificazione, e durante gli intervalli tra ogni congresso è vitale per noi sostenere una connessione permanente e intensificarla giorno dopo giorno.

Non c’è altra scelta; noi dobbiamo raggiungere un mondo “rotondo”, globale e integrale. Non sono soltanto parole. Non dobbiamo rompere la connessione dopo tre giorni di congresso; la connessione deve essere alla base dell’agenda quotidiana del mondo. Questo è quanto ci è chiesto.

Quindi, dobbiamo coltivare quelle relazioni tra di noi che ci permetteranno di rimanere in connessione perfino virtualmente, senza sentirci ne vederci uno con l’altro. È per questo, prima di tutto, che Internet è emerso: il suo scopo è di aiutare il mondo intero a creare un legame d’interconnessione sano e a muoversi dall’unità virtuale corporea a quella spirituale. E noi dobbiamo utilizzare questo mezzo.

Perciò io suggerisco che i nostri prossimi congressi siano piccoli, di mille o duemila persone che si riuniscano nella stessa regione. E gli altri assisteranno virtualmente, senza che questo rovini niente per loro. Al contrario, tutti vivono in uno stato collettivo, e i partecipanti “virtuali” non sentono la minima debolezza unendosi con i partecipanti nel posto fisico.

Questo ci permetterà di fare diversi congressi all’anno; inoltre, saremo capaci di mantenere un legame giorno dopo giorno. Smettiamola di spendere tanti soldi per due grossi congressi all’anno, dopo i quali ancora sperimentiamo una discesa e un ritorno allo stato precedente. Io voglio trasferire l’ enfasi del congresso fisico a quello interno, e da quest’ultimo all’interconnessione interna quotidiana. È estremamente importante. Altrimenti non saremo capaci di costruire un luogo per la rivelazione del Creatore tra di noi.
[40975]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Baal HaSulam, lettera n.10)

Materiale correlato:

Laitman blog: Un vero ambiente virtuale
Laitman blog: Sistemi di connessione analogici (superiori) e digitali (inferiori)

Nello stato futuro siamo liberi

Baal HaSulam, “Questo è per Giuda”: “Questo anno qui … il prossimo anno, libero”. È scritto riguardo a questo che l’obbiettivo di questa Mitzvà (comandamento) è che possiamo evocare la redenzione garantita, destinata a noi, come nella Mitzvà di mangiare il Matzà dei nostri padri in Egitto.

In questo modo, dimostriamo la nostra fiducia nel fatto che usciremo sicuramente verso la libertà. Usciremo dalla schiavitù, sostenuti dal potere del nostro ego che intenzionalmente ci opprime. Quando cresciamo ansiosi di scuoterci e di essere disposti ad elevarci al di sopra dell’egoismo, allora ci liberiamo da esso.

Il Faraone indurisce il nostro cuore come se si aggiungesse del carico ai pesi con i quali una persona si allena. Ad ogni nuovo grado, dobbiamo sollevare più peso e con maggiore frequenza, col fine di acquisire un determinato risultato. Il Faraone è considerato come “un aiuto contro di lui”. Il Creatore stabilisce intenzionalmente il tiranno, il Faraone, contro di noi, per obbligarci ad unirci contro di lui.

Tuttavia, siamo incapaci di unirci a prescindere dal fatto che improvvisamente cerchiamo di farlo. Quanto più sforzo esercitiamo, più forte diventa il Faraone, caricandoci di un peso aggiuntivo. Ci sembra di essere indeboliti in questo cammino e che la nostra energia diminuisca, ma non è così. Al contrario, stiamo diventando sempre più forti, mentre il nostro lavoro è ancora più difficile in qualità e quantità.

Se non ci arrendiamo, ma continuiamo lungo questo cammino, allora possiamo costruirci un ambiente e prepararci ad uscire dall’Egitto. Tutto dipende dalla nostra preparazione. La nostra forza deve crescere a tal punto che il Faraone resterà senza pesi per indurire i nostri cuori. In quel momento ci libereremo dell’Egitto.

Non sappiamo in anticipo quando verrà finalmente quello stato in cui il potere della nostra unità e l’aspirazione per essa crescerà fino a superare la pesante mano del Faraone ed a lui non resterà niente con cui caricarci. Al contrario, quanto più avanziamo, più densa diventa l’oscurità. Cominciamo a costruire le “città della povertà” che non ci portano nessuna soddisfazione e piangiamo in virtù di questo pesante lavoro.

In altre parole, attraverseremo stati difficili. Alla fine, attraverseremo anche le “dieci piaghe” e la densa oscurità egizia, come la massima espressione di ogni tipo di problemi che dobbiamo superare se stabiliamo l’interconnessione tra di noi. Non importa quanto difficile sia e quanta discordia si senta tra di noi, se anche così ci uniamo, ci libereremo della nostra natura.
[41025]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Giuda”)

Materiale correlato:

Laitman blog: L’essere umano che si prende la responsabilità della Terra
Laitman blog: Dove comincia l’ essere umano?