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E’ la luce che dà vita all’uomo

Lo Zohar è la Luce che Riforma, e Il Libro dello Zohar è anche chiamato “la Luce Superiore.” Noi potremmo godere di questa Luce solo se noi sapremmo come attrarla, noi saremo nell’equivalenza della forma con essa.

Che cosa potremmo fare al fine di raggiungere l’equivalenza della forma con la Luce? La Luce dona, io come posso dare? Se io stringo la connessione con gli amici, annullo un po’ il mio ego al fine di connettermi agli altri, provando a essere più vicino agli altri attraverso diverse azioni, eventi, e con la divulgazione, io divento un po’ più simile alla Luce. Nella misura in cui mi avvicino a Lei, io sono ricompensato essendone maggiormente influenzato.

La Luce è fissata nella dazione, ma con le azioni mi porto a più stretto contatto con Lei e Le assomiglio di più. Così, io sono ricompensato dall’influenza della Luce, e come risultato il mio vaso diventa quello che dà.

In accordo con il mio cambio interiore, quando io divento colui che dona nei miei desideri e attributi, io comincio a scoprire i cambiamenti che accorrono in me. Improvvisamente io scopro questi desideri e pensieri (nel mio cuore e nella mente) che sono completamente differenti da quelli che avevo avuto precedentemente. Così sento più e più cambiamenti dentro me stesso fino a che non raggiungo un nuovo stato dove sento:”Ecco qua, sono cambiato!” Questo cambiamento rivela una nuova collezione di attributi, desideri, e pensieri in me che sono chiamati un Partzuf, uomo (Adamo), o il Creatore, che sono tutti la stessa cosa.

Dovuto a questa nuova struttura, la somma degli attributi, desideri, e pensieri in me, io scopro una nuova figura interna, che è un “umano”, ed io in questo, scopro la sua radice, la ragione che l’ha fatta nascere, che è il Creatore. Così noi scopriamo il nostro sviluppo spirituale.

Speriamo che dal nostro desiderio ardente per il livello di Adamo, ciò significa che di ritorno dall’annullamento del nostro ego, la connessione con gli altri e con l’intero mondo, e lo studio dello Zohar, noi godremo dalla Luce che Riforma e riceveremo la forma di “umano”.
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(Dalla 2° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.06.2012, Lo Zohar)

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La chiave per la felicità

Domanda: Noi possiamo progredire nella felicità?

Risposta: Se una persona è immersa nel suo ego, nel suo desiderio di ricevere, egli certamente non potrà essere felice perché questo gli porterà solo dolore. Ma se egli supera il suo ego non preoccupandosi di ciò che accade dentro di lui, per vivere ad un livello superiore e identificarsi con l’attributo della dazione, con il mondo, con tutto ciò che lo circonda, egli può essere costantemente felice.

Questo può essere esteso fino al punto che egli non sentirà ciò che sta accadendo con il suo corpo per niente. Il corpo può morire, ma la persona non sente che appartiene più al suo corpo.

Ora identifichiamo noi stessi totalmente con il nostro corpo. Ma se riusciamo a svilupparci in modo che gradualmente ci allontaniamo distinguendoci da esso, col tempo fermeremo la sensazione che siamo legati ad esso del tutto. È come se io galleggiassi al di sopra di questo corpo, e infatti è così, perché mi identifico con l’attributo della dazione e vivo in esso, e questa è la chiave per avanzare nella felicità.

Io posso raggiungere questo se sono incorporato nell’ambiente e insieme ad altri costituisco una forza generale di gruppo che non è egoista, ma che è formata da tutte le nostre scintille spirituali che sono collegate sopra il nostro ego. Il nostro ego perde il suo valore e noi ci alziamo nelle scintille e li vediamo come priorità assoluta. Come risultato noi iniziamo a vivere in queste scintille che sono collegate e creano un armoniosa forza di gruppo.

Inoltre, sviluppando la forza della dazione reciproca, che significa che noi possiamo richiedere questa forza di dazione dal campo di forza superiore, dal Creatore, noi possiamo costantemente sentirci felici. Tutto dipende da come una persona dirige se stessa rispetto al gruppo e da come il gruppo si dirige rispetto al Creatore, per quanto riguarda il campo della dazione e dell’amore.

Questo è l’unico fattore che determina tutto. Devo staccarmi dal mio “sé” e innalzarmi al livello di “noi”; e tutto verrà accettato con gioia! Non è semplice, ci sono salite e discese, ma questo è il modo in cui avanziamo. Ogni volta noi riceviamo un ego aggiuntivo, un ulteriore desiderio di godere, in modo che diventiamo sempre più forti e ci colleghiamo di più al campo della dazione. Questo è l’unico modo per avanzare.

Se una persona si identifica con l’obiettivo, egli accetta tutto ciò che le accade nel percorso con gioia perché capisce che è un mezzo per raggiungere l’obiettivo.

Ma se una persona pensa solo sul suo stomaco — assorbito in se stesso, incapace di elevarsi al di sopra di se stesso, poi certamente camminerà con una faccia acida, soffrirà in vita e avrà sempre lamentele circa l’ambiente, circa il gruppo, gli amici, il Creatore e l’insegnante — tutto dipende da come una persona ha lo scopo di se stesso.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2012, Shamati 30)

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Gli Workshop: dibattiti non solo verbali ma un’ascesa verso l’unione

Domanda: Come lavoro con il gruppo al fine di chiarire correttamente tutto ciò che mi sta succedendo?

Risposta: In primo luogo, cerca di connetterti con gli amici. Lascia i chiarimenti per ora; non hai gli strumenti giusti per chiarire le cose. Prima è necessario acquisire i mezzi, un vaso spirituale con il quale potrai chiarire ciò che ti sta succedendo. Al momento la vostra attitudine verso la vita è distorta.

Oggi è necessario costruire un nuovo vaso nel gruppo dal momento del chiarimento e in realtà tutto dipende dalle relazioni reciproche che una persona ha con l’ambiente.

Domanda: Stiamo cercando di fare questo nei workshop. Come possiamo chiarire correttamente le domande che lei ci presenta?

Risposta: Devi desiderare di connetterti sulla base delle mie domande. La domanda stessa non è tanto importante quanto tutto ciò che lei dirà nelle discussioni. Le parole sono necessarie affinché noi ci elevassimo al di sopra di loro e pensare costantemente su come collegarci con gli amici. Non importa quali sciocchezze può dirmi l’amico, io mi elevo al di sopra di esse perché voglio connettermi con lui. Devo vedere gli amici come i più grandi della nostra generazione e d’altra parte, io mi elevo dando loro la mia parte della dazione generale.

Il lavoro si svolge su due livelli: sotto — l’odio e la grossolanità, e sopra — l’amore e la purezza. Se queste due cose esistono, c’è già un certo tipo di vaso. Se si raggiunge un tale grande divario tra la grossolanità e la purezza allora la luce, il Creatore, si rivela.

Fino ad allora, si lavora costantemente nei workshop, in connessione e nello studio al fine di ottenere questo divario, che per noi è la meta chiamata “Monte Sinai.”

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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah  dell’ 8.06.2012, “L’Essenza della  Sagezza della Kabbalah“)

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Sofferenze innecessarie

Alcune persone pensano che il Creatore possa essere raggiunto torturandosi, soffrendo. Ma il Creatore non ha bisogno delle nostre sofferenze. Lui non ci invia le sofferenze. Noi le sentiamo perché in accordo con la natura della creazione, la Luce e il desiderio sono opposti uno con l’altro. E rivelando quest’opposizione, una persona deve realizzare che questo sentimento è dato unicamente per essere superato. È solamente un segnale che ci permette di sentire l’opposizione e la separazione dal Creatore.

Prima di tutto dovremmo essere felici di avere questo segnale, e spostarci da questo sentimento amaro il più presto possibile. Dopo tutto, volontariamente o meno, consciamente o inconsciamente, attraverso questa sensazione spiacevole incolpiamo il Creatore, la fonte di tutto quello che ci sta accadendo. E perciò io trovo me stesso opposto e separato da Lui, e questo è chiamato un peccatore.

Io devo lottare solamente per sentimenti più leggeri, per avvicinarmi al Creatore. La ricerca della sofferenza da parte delle persone deriva dall’orgoglio. Dopo tutto, si pensa di dover essere ricompensati, pagati e tolti dalle sofferenze. Questo viene da un fraintendimento dell’intero sistema della realtà.

Il Creatore è chiamato bene che fa del bene, e Lui desidera dare del bene. Lo scopo della creazione è di ricevere piacere, e il Creatore ha creato le creature per poter deliziarle. E se in un determinato momento senti dei momenti sgradevoli, dovresti usare questi sentimenti per spostarti in avanti e giustificare il Creatore rimanendo in uno stato assolutamente buono.

Non possiamo baciare e amare il bastone che ci colpisce; è una delusione e ipocrisia. Se una persona lavora correttamente, si alza con l’aiuto dell’ambiente e una nuova scala di valori poiché apprezza la qualità di dazione ogni volta sempre di più. Usa ogni momento; quando c’è un’opportunità di elevarsi, vede che ancora non ha raggiunto la piena sensazione di perfezione; è imprigionato nella dazione del Creatore che è assolutamente buono. Non si calma nemmeno un momento perché il suo scopo è quello di dare piacere al padre senza preoccuparsi delle proprie sensazioni, gradevoli e sgradevoli. Continua ad avanzare usando queste buone e cattive impressioni per trovare quello che può essere migliorato per raggiungere la dazione.

Perciò la persona continua a muoversi, elevandosi oltre l’oscurità e sconforto ogni volta che accade. Dopo tutto, puntano alla sua lontananza e mancanza del Creatore. Perciò è grato per tutte queste scoperte; questi sono peccatori rivelati in sé, che possono superare e sollevarsi verso l’adesione con il Creatore.

E poi, tutto questo male rivelato diventerà una benedizione, un regalo. Darà il benvenuto all’oscurità con gioia preparando sé stesso per questo in anticipo in un ambiente adeguato. Ogni momento che verrà rivelata l’oscurità nei suoi sensi e nella sua mente, lui cercherà ciò che ancora non è corretto.

Lui non cerca la sofferenza; cerca i dettagli neri nella propria percezione per poter correggerli. Dopo tutto, lui si è preparato in anticipo per correggersi e non soffre invano, sarebbe semplicemente sciocco.

Qui c’è un calcolo completamente diverso riguardo a tutti gli eventi che accadono a un uomo nel mondo. Lui vede tutto come un mezzo per elevarsi oltre i disturbi e cercare di fondersi con il Creatore. Significa che sta salendo la montagna del Creatore. Durante tutto il suo viaggio lui è diffidente di qualsiasi sentimento sgradevole più lungo di un momento, e poi lo supera dovuto all’alta importanza. Dopo tutto, la persona li riceve come un segnale o un trampolino per l’elevazione, un’opportunità per giustificare il Creatore, di elevarsi da questo sentimento verso la dazione. E questo dipende dall’importanza del traguardo e la grandezza del Creatore. Allora lui apprezzerà molto i mezzi, che si sono rivelati a lui in maniera opposta, negativa, dandogli l’opportunità di costruire sé stesso.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.06.2012, Gli scritti di Baal HaSulam, lettera 8)

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La fede che brilla in una notte oscura

Se il Creatore si rivela o arriva almeno un po’ più vicino ad una persona secondo l’equivalenza della forma che essa ha raggiunto, la persona non deve consentire a sé stessa di essere accecata e godere di questa piacevole sensazione durante la salita. Al contrario, il tempo dell’ascesa è il luogo più adatto per lavorare, quando noi chiediamo di aggiungere il massimo sforzo al fine di mantenerci più stretti nello studio, nel gruppo, nei libri e nella divulgazione.

Dovremmo cercare di massimizzare questo tempo e capire che nessuno garantisce che tutto questo non si fermerà al minuto successivo. Pertanto, ora, si devono utilizzare tutti i mezzi che abbiamo, per legare sé stessi allo stato di ascesa, così che, anche se lo stato piacevole si trasformerà nell’esatto opposto e diventerà oscuro e sgradevole — uno stato di nebulosità, confusione e impotenza — quindi anche in questi stati che sono pieni di disperazione, si desidera rimanere aderenti al Creatore.

Questa vicinanza non sosterrà gli stati piacevoli, ma anche se ti senti male ora nel tuo desiderio di ricevere, tu vuoi rimanere fedele per aderire al Re. Così né le salite né le discese potranno influenzarvi anche se sentirete o non sentirete un riempimento nei vostri vasi di ricezione. Al contrario, è quando non c’è nessun riempimento che si può essere sicuri che si sta operando senza alcuna ricompensa, al fine della dazione.

Per fare questo avete bisogno di un “patto”. Se brami per la dazione, scoprirai che puoi formare una grande alleanza con il Re, e che il Creatore manterrà questo patto. Così si può essere sicuri che quando le discese arrivano e ci si sente completamente vuoti e non ci si puo’ mantenere nella dazione, grazie al vostro lavoro precedente, sarete in grado di rimanere aderiti anche nel “buio”.

Tutto il nostro lavoro avviene di “notte”, dove ci sono la dazione e la fede. Come si dice: “Dacci la tua grazia al mattino e la tua fede nella notte,” dal momento che è la “notte” il momento in cui la fede e la dazione sono rivelate.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2012,Shamati 76)

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Il Creatore governa con amore

Domanda: Nel cammino spirituale il mio desiderio egoistico si affronta con sensazioni spiacevoli.

Risposta: Fino al punto in cui finalmente ti alzi e senti quanto buono é realmente. Proprio ora sei orgoglioso di te stesso come un gallo pomposo, quindi per forza che non è piacevole. Ma dopo, tu comincerai a valorizzare l’attitudine del Creatore e vedrai che Lui sta veramente mostrando umiltà. E’ detto che là dove rivelerai la grandezza del Creatore, rivelerai la Sua modestia.

Non c’è nulla che sia più grande della modestia, benché l’egoismo non sia d’accordo. La modestia è il risultato di una reazione alla Luce Circostante del Creatore, che è il livello maggiore. Non appare alla prima volta, è preceduto dalla realizzazione del fatto che l’Uno superiore governa con amore. Per noi, potenza significa tirannia e oppressione, mentre in spiritualità è l’opposto: L’Uno Superiore ti mostra l’estensione alla quale Lui si china prima di te. E cominci ad avvalorarLo per questo.

Domanda: In questo caso, chi lavora con chi: Lui con me, o io con Lui?

Risposta: E’ un lavoro mutuo. E’ detto “Io sono il primo.” In altre parole, il superiore ti porta tutti i tuoi stati; tu sempre esisti all’interno delle circostanze create da Lui. Quindi, prima di tutto, devi ricordarti che vivi in un mondo che Lui ha formato. E dopo, devi guardare te stesso di lato: ”Come sto reagendo a questo? Sono capace di fare qualcosa o sono completamente debole? Sono arrabbiato? Ho ceduto? Come rispondo al mio stato attuale? Posso cambiare a uno stato desiderato? E che cos’è esattamente?

Nella ricerca per i significati per permettere questa transizione, scopri che è possibile cambiare solo il tuo stato verso il superiore. Questo significa che devi chiedere a Lui di farlo.

In quanto al superiore, Lui ha costruito un ordine ristretto, una catena di stati attraverso la quale Lui ha bisogno di guidarti. Se sei in accordo con il Suo piano, se chiedi di andare al prossimo stato, allora puoi rivelarLo come buono e propizio. Dopo di questo, tu lo desideri e questo ti riempie. Comunque, se tu non chiedi per il prossimo stato, allora si manifesterà attraverso qualità cattive e brutte sensazioni.

Così è impostata la catena, e tutto dipende dalla tua preparazione. Forzando lo stato successivo, lo ricevi come un regalo, e viceversa, rigettando il nuovo stato lo sentirai come una forma di sofferenza, che tuttavia continua a insegnarti qualcosa.

Domanda: Questo significa che la mia richiesta determina le sensazioni lungo il cammino?

Risposta: Si. Tu hai bisogno di innalzare MAN, una richiesta per la correzione.

Domanda: Comunque, l’umiltà mi priva della forza. E’ impossibile avanzare in questa maniera finché lo sviluppo non sia costruito in un forte desiderio egoistico. Che cosa rimarrà dopo la rinuncia a me stesso? Forse otterrò una nuova mente, ma essenzialmente io, me stesso, non esisterò a lungo.

Risposta: La rinuncia a se stessi è realizzata attraverso il potere della mente, per mezzo di conoscenza vicina con il Creatore, quando chino la mia testa, quando lavoro completamente al mio desiderio. La rinuncia a se stessi è una transizione attraverso un’azione di dazione, io comincio precisamente con la rinuncia, io accetto un nuovo ordine di lavoro in accordo con ciò che ho bisogno di unire con coloro che mi circondano maggiormente, penetrare i loro desideri, e formare un nuovo vaso. Questo richiede tante diverse e interdipendenti azioni fino a che non riesco a mettere insieme delle parti tra loro dipendenti.

Quindi non c’é fine in questo modo. Il Creatore semplicemente vuole che diventi “un bravo e intelligente ragazzo”. Quando ti chini prima del Creatore, ti stai veramente inchinando prima della proprietà della dazione, elevandola al di sopra del tuo egoismo, e continuando a lavorare con questa proprietà. Allora cominci ad attribuire al tuo ego la dazione.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.05.2012, Baal HaSulam “600,000 Anime”)

Il mondo spirituale – Il mondo delle qualità

Il Creatore non è una personalità. È proibito immaginare qualsiasi cosa del mondo immateriale spirituale. È il mondo delle qualità, non delle forze così come noi intendiamo la parola.

Oggi, quando pensiamo ad una forza, immaginiamo delle forze fisiche. E per il momento, non discuto su questo. Io non voglio correggere questo grado di relazione alla spiritualità perché ci dà una certa sensazione del campo.

Noi vediamo un campo, la sua intensità, le sue caratteristiche e la diminuzione o l’incremento della sua forza che è proporzionale al quadro della distanza. È così che si espande qualsiasi campo fisico. Questo ci dà l’opportunità di operare perlomeno con qualche cosa che esiste intorno a noi in natura o in tecnologia. Perciò, per il momento possiamo immaginare le forze spirituali e il campo spirituale in questo modo.

Ma in generale, il campo spirituale è una qualità, una proprietà, non è nemmeno una forza.

Tuttavia noi diciamo “la forza del ricevere”, “la forza della dazione”, “la collisione”, e così via. In altre parole, parliamo di forze. Ma più tardi sentiremo che si tratta solo di due qualità che interagiscono una con l’altra in questa maniera: la proprietà del Creatore e di chi è opposto a Lui, la proprietà della creatura che Lui ha creato. Interagiscono in modo che tra di loro, tra queste due proprietà, si possa elevare l’uomo, la coscienziosità – è quello che è l’uomo.

E quando si arriva alla materia di questo mondo, qualsiasi fisico quantico ti potrà dire che non c’è materia, non ci sono nemmeno le particelle elementari. Tutto è offuscato, diventa una nuvola, scompare nel nulla e si spande come pelle di zigrino. Non c’è un punto, non ci sono delle forze, niente, solo nuvolosità nel luogo che previamente appariva come particole che esistevano simultaneamente in posti diversi. Cioè, i fisici si stanno avvicinando ai limiti del mondo fisico.

È per questo che è impossibile parlare di qualcosa di figurativo. Al contrario, arriveremo al punto dove tutti i raggiungimenti successivi, che noi chiamiamo spirituali, cioè oltre l’egoismo, non saranno figurativi, ma qualitativi.

Ad esempio, un cane vede il mondo come pezze di odori. E noi percepiremo il mondo non come figure e immagini, ma in una forma di diverse qualità: egoismo più grande, egoismo più piccolo, dazione più grande, dazione più piccola, interazione mentre si colpisce, penetrazione, e così via. Soltanto qualità! Questo è il mondo superiore. E anche noi percepiremo noi stessi in forma di qualità.

Perfino oggi vorresti vedere l’essenza dell’uomo e non il suo corpo.
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(Tratto dal programma TV “Fondamenta della società integrale”, 08.04.2012)

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Un filo vivo

Noi cresciamo unicamente con l’aiuto dell’ambiente, come bambini che prendono esempio dagli adulti. Nella misura in cui io apprezzo il mio ambiente, esso servirà di esempio per me. Se io vedo quelli intorno a me come delle persone ordinarie, non meglio di me, che cosa posso imparare da loro?

Se lavoro su di me, sul mio ego, per poter elevare gli amici, io li vedo come gli emissari del Creatore. Dopo tutto, oltre la persona c’è solamente il Creatore, com’è detto: “Non c’è niente tranne Lui”. Io posso crescere in tale ambiente.

Io cresco precisamente con la comprensione che non c’è nessun altro oltre il Creatore. Io devo vedermi costantemente in contatto con il Creatore, e come risultato, controllare quali attributi e pensieri mi separano da Lui, in “parole” e specialmente in “fatti”.

Questo è tessuto e diventa una richiesta, una preghiera, perché la persona inizia ad avere paura della disconnessione dal pensiero e da questo sentimento che può essere il primo, e molto debole sentimento di connessione con il Creatore. Se io riesco a sentire questo filo sottile che mi lega con il Creatore, io devo avere cura che non si rompa e scompaia. Nessuna interruzione può negare la ricognizione che io ho, che sono legato al Creatore da questo filo sottile.

Questa paura inizia a vivere in me, perciò io accetto tutti i problemi e difficoltà che sorgono nei miei pensieri estranei, nei desideri e confusione, io la prendo come una “compagnia”. Io vedo che il Creatore m’invia tutto questo perché io superi gli ostacoli e rafforzi la nostra connessione.

Io non posso superare gli ostacoli da solo, ed io devo chiedere aiuto al Creatore. Allora il Creatore mi da potere, e invece di essere un filo quello che ci unisce, adesso ce ne sono due.

Allora arriva un altro ostacolo, e grazie a questo, io ricevo un terzo filo. Poi, gradualmente, i fili vengono tessuti insieme e diventano una fune spessa che mi lega al Creatore.

Io non dovrei chiedere che “tutti i mali che vengono dovrebbero morire”, cioè che tutti gli ostacoli dovrebbero scomparire. Altrimenti, come potrei costruire la mia connessione con il Creatore? Io devo chiedere che il male sia “riformato” e voltato verso il Creatore, cioè, significa usare questi ostacoli, e mentre io li supero io rafforzo il mio contatto con il Creatore.

Ed io ho cura costantemente di preservare e rafforzare il filo che ci unisce, ed esso diventa gradualmente un tubo da dove fluisce l’energia della vita.

All’inizio io ricevo il potere della vita solo dal sentimento della connessione, ma più tardi io inizio a conoscere il suo carattere, le sue diverse facce, le sue diverse forme. Io accumulo esperienza: Quali ostacoli ho affrontato, come gli ho superati, grazie a quale richiesta, come ha sistemato questi ostacoli il Creatore per poterne fare dei fili che ci legano insieme. Perciò, io imparo come mi tratta il Creatore mentre io faccio diventare positivi gli stati negativi.

Io lavoro su questo contrasto di bianco e nero: Una volta io vedo il viso arrabbiato del Creatore sullo sfondo di un disturbo, e un’altra vedo i Suoi occhi dolci e amorevoli. Allora io inizio a conoscerlo da questi due aspetti, come un padre, che a volte guarda il figlio con un amorevole viso sorridente e altre volte con rigore, e in questo modo mi insegna.

Io rafforzo costantemente il contatto tra di noi, e i livelli di questa connessione determinano i livelli della scala spirituale. All’inizio la connessione è molto debole, solo per afferrarlo come un embrione nel ventre della madre. Ma più tardi la persona inizia a essere più attiva, uno stato chiamato Yenika (alimentare). Allora diventa “adulto”, che significa che lui sa come usare questa connessione coscienziosamente; lui la evoca più o meno e attraverso essa riceve la Luce per un certo traguardo.

Tutto questo dipende da quanto forte la persona si aggrappa al gruppo che gli provvede supporto, imparando costantemente. Allora la connessione si forma da questi fili sottili che sono creati dai suoi sforzi infiniti per non permettere che questa connessione si rompa nemmeno per un momento, che porta la persona alla rivelazione. Ma tutto il lavoro inizia dalla paura reverente che la connessione della persona con il Creatore si possa rompere.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.05.2012, Shamati n.61)

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E l’oscurità brillerà come la Luce

Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot” punto 138: Tuttavia dovreste sapere che la distanza tra i vestiti della Torà in questo mondo e i vestiti della Torà nel mondo di Azilut è incommensurabile…

“Vestiti della Torà” sta a disegni immaginari. Di fatto, non ci sono vestiti per niente, ma piuttosto esiste la Luce, e un vaso che dipinge la propria “realtà” contro la Luce al grado della loro similitudine. La Luce sta per assoluta dazione, e la sensazione del vaso dipende dal livello della sua corrispondenza con la Luce.

È questo quello che s’intende con vestiti della Torà, gli involucri che occultano la Luce dal vaso, dalla persona. E senz’altro, al livello di questo mondo dove uno è corrotto al massimo, succede che gli schermi che coprono la Luce siano i più grandi occultamenti possibili.

Tuttavia, la Torà in se, cioè la Luce nei vestiti non cambia tra la Torà di Azilut e la Torà di questo mondo, com’è scritto: “Io il Signore non cambio” (Malachi 3:6).

La Luce rimane costantemente in completo riposo, tuttavia, essa scende verso la persona in base al suo livello. Attraversa i “vestiti” che sono intesi per aiutare in qualche maniera la persona che li ottiene, e copre il proprio ego, facendo questo rivela la Luce, dato che riesce a cambiare il tipo di vestiti da oscuranti a rivelatori.

È cosi perché l’occultamento è il motivo per la rivelazione. Dopo questa correzione, dopo la rivelazione, l’occultamento è per la rivelazione come uno stoppino è per la luce che lo afferra. Più grande sarà l’occultamento, più grande sarà la Luce che si aderirà a esso quando sarà corretto. Perciò, tutti questi vestiti grezzi nei quali è vestita la Torà, in questo mondo, il loro valore non è inferiore alla Luce che vestono, ma è il contrario.

Indichiamo la Luce in rosso e i vestiti in blu. Più in basso scendiamo attraverso i mondi di Azilut, Beria, Yetzira e Assiya (ABYA), più vestiti troveremo. La Luce dell’Infinito è costante; tutto dipende dal posto dove si trova la persona che riceve. Certamente i principali vestiti del mondo di Assiya rivelano finalmente la Luce più potente alla persona. È chiamato “l’ordine opposto delle Luci e dei vasi”.

Domanda: Che cosa sono di fatto i vestiti?

Risposta: Schermi occultanti, c’è una legge sulla similitudine delle proprietà: Se tu possiedi un certo potenziale negativo (-), la Luce manifesterà se stessa negativa (-) in modo che ci sia uguaglianza tra di loro (=). Altrimenti sei incapace di rimanere in vita.

La Luce deve diminuire se stessa al tuo livello. È per questo che il sistema dei mondi (Olamot) esiste- il sistema degli occultamenti (Alamot): La Luce diminuisce fino al punto che tu la possa tollerare.

Domanda: Che cosa fa diventare i vestiti occultanti in rivelanti?

Risposta: Lo fa la persona. Sollevandosi oltre la ragione, uno prende la decisione di creare un vestito e chiede che esso nasconda il suo egoismo; allo stesso tempo lui lotta per essere sopra il proprio ego e di sollevarsi al livello della dazione. È cosi che una persona ottiene uno schermo e inizia a lavorare “in cima” a esso.

Nella stessa maniera il fuoco aderisce allo stoppino: La profondità dei nostri desideri, la nostra separazione dal Creatore, e le nostre aspirazioni eventualmente trascendono nella Luce. Non c’è Luce da se. I nostri sforzi intensificano lo spessore del desiderio, e l’oscurità inizia a illuminare. Senza lo stoppino non c’è il fuoco poiché il fuoco non può bruciare nel vuoto; ha bisogno di carburante, che brillerà e illuminerà come la Luce.

Domanda: Di che cosa abbiamo bisogno per questo?

Risposta: Dobbiamo accettare l’occultamento come il più grande aiuto che ci permette di muoverci gradualmente e avvicinare alla forza donante.
[78400]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.05.2012, Introduzione allo studio delle dieci Sefirot)

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Molte reincarnazioni in un solo corpo

Domanda: Che cos’è una reincarnazione?

Risposta: Io sono nel desiderio di ricevere e scopro la frammentazione delle Reshimot (ricordi), significa che sento il mio legame con l’ambiente e il Creatore come se fosse rotto. Quindi io faccio gli sforzi per connettermi con l’ambiente al fine di diventare un recipiente adatto per il Creatore, per la Luce.

Supponiamo di lavorare sopra il mio desiderio frantumato, io ho chiesto e ottenuto l’influenza della luce che corregge il mio legame con i vasi frantumati che sono vicini a me, e noi collegandoci abbiamo raggiunto una maggiore compatibilità con la luce. Ora il vaso che è stato corretto da me viene riempito con la luce di Nefesh. Così io ho adempiuto al desiderio frantumato che è stato rivelato a me. Questo significa che ho vissuto una vita e ho eseguito una correzione.

Ora il livello successivo si è rivelato a me. Il precedente desiderio muore, non avrò più bisogno di lui. La luce che esce dal Partzuf spirituale precedente e si rivela nel prossimo Reshimo è maggiore e più avanzata. Questo significa che questo è ancora più rotto! Ma con l’esperienza che ho dalla vita precedente, so già come correggerlo. Pertanto, io continuo ad avanzare per correggere me stesso.

È necessario collegare i vasi rotti che sono ancora di più in opposizione uno rispetto all’altro e devo chiedere alla luce di connetterci. Così passa una vita dopo l’altra fino a quando raggiungo la mia correzione completa. Allora, i frantumi delle Reshimot cessano di essere evocate e rivelate dal momento che io ho corretto tutte le rotture, nel senso che ho attraversato tutte le mie vite. Queste vite non hanno nulla a che fare con il nostro corpo materiale che vive come un animale. È soltanto simile a un animale dal momento che la nostra vita simboleggia l’avanzamento del desiderio di ricevere.

In contrasto con la natura inanimata, vegetale e animale, noi siamo animali speciali in cui il desiderio di ricevere cambia continuamente e alla fine raggiunge un punto morto, che noi sentiamo oggi. Ci rendiamo conto improvvisamente che non è vita e che non capiamo dove stiamo andando. Le sofferenze ci obbligano a cominciare a chiedere sul senso della vita, circa il suo scopo e la sua radice. Nel desiderio che si sviluppa nei livelli inanimato, vegetale e animale, c’è già l’inizio di una nuova brama che ci obbliga a chiedere su ciò che c’è nel livello sopra di me.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.06.2012, Scritti di Rabash)

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