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Le fasi della formazione della mente: risvegliare la vita dalla pietra

La seconda fase, Binà, è caratterizzata dalla sua comprensione. Pertanto, una persona che la raggiunge nel suo sviluppo inizia a relazionarsi in modo diverso con ciò che sente. Anche quando sente che è nel buio, quando si sente male nell’indurimento del cuore, è come se stesse nella nebbia o in una nuvola scura, ma allo stesso tempo inizia ad acquisire dei poteri per staccarsi dai suoi sentimenti e per chiarirli in modo indipendente.

Questo gli permette di essere d’accordo con ciò che il Creatore fa con lui e di giustificare le azioni del Creatore, in quanto il Creatore vuole innalzare la persona al di sopra dei suoi sentimenti e lasciare che li osservi da un altro punto di vista. Ciò avviene perché ora è in una posizione difficile, prova dolore, che può chiarificare con la mente al di sopra dei suoi sentimenti. Così può accettare volentieri questo stato duale, dal momento che alla base di questo doppio atteggiamento può costruire un nuovo stato, più alto dello stato precedente e superiore al suo desiderio.

In questo modo una persona raggiunge la seconda fase (Behina Bet) anziché la prima fase (Behina Aleph). Si innalza dal livello vegetativo e inizia a muoversi in modo indipendente. Non si limita a sentire soltanto il bene e il male che arriva come fosse una pietra senza vita che non può reagire, bensì inizia a determinare da sé stesso lo stato in cui si trova.

Lui giustifica le azioni che lo possono aiutare ad avanzare e stabilire una relazione con il Creatore, e determina il trattamento del Creatore come “buono e benefattore” in ogni stato, inclusi gli stati in cui ci sentiamo bene o male nella nostra percezione egoistica. Ora è in contatto con il Creatore al di sopra di tutti questi stati.

Però voglio svilupparmi ancora di più e ottenere un tale stato per “fare restrizione” su me stesso sopra l’oscurità. Questo significa che non mi interessa ciò che sento nel mio desiderio di ricevere; non influisce su ciò che provo verso il Creatore, la sorgente. Non mi relaziono alla Luce come ad un piacere, come nella prima fase dove si sente solo il piacere o la mancanza del piacere. Io presto attenzione alla Luce come nella fase due, innalzo la Luce che ritorna sempre più in alto, non per via di un buon sentimento, bensì per aderire al Creatore al di sopra di questo sentimento.

Questo vuol dire che mi unisco al processo che la Luce mi provoca, con il quale mi insegna ad essere costantemente connesso ad essa, ai suoi piani, al di sopra di tutto il bene e di tutto il male. Poi aderisco a Lui al di sopra della mia sensazione.
[80432]

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 12.06.2012, Shamati #121)

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Fate strada alla Luce!

Domanda: Che cos’è importante durante il congresso: che l’amico sia in permanente annullamento di se stesso davanti al flusso generale o nel costante scrutinio interiore del proprio stato, alla ricerca di nuove sensazioni?

Risposta: No, non ha niente con cui scrutinare il proprio stato! Lui non ha la Luce interiore! Non ha niente. Lui attira la Luce interiore essendo incluso negli altri, e la Luce rivela questi stati in lui. Altrimenti penserà con la sua testa e non arriverà a niente. Deve fare strada alla Luce che gli mostrerà i suoi seguenti stati interiori superiori.
[84780]

(Tratto dalla lezione virtuale del 29.07.2012)

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La realizzazione che non lascia dubbi

La saggezza della Kabbalah utilizza solo quei termini e quei nomi che sono reali e che riflettono la realtà. Questa è una legge immutabile di tutti i Kabbalisti: “Ciò che non è stato realizzato è impossibile da nominare e definire.” Finché un oggetto non è stato completamente rivelato, come se lo si stesse tenendo nella mano, i Kabbalisti non lo chiamano raggiungimento, ma qualcos’altro come comprensione, conoscenza, e così via.

In questa maniera, comprendiamo un fenomeno fin dalle sue fondamenta, dall’inizio della creazione fino alla fine, in ogni dettaglio. E più lo realizziamo dentro i nostri vasi di percezione, più diverremo arricchiti e complessi in egual misura. Dopo tutto, tutti i mondi sono dentro di noi e l’intera immagine appare all’interno. Non studio un fenomeno esterno bensì qualsiasi cosa accada dentro di me, e nel processo, comprendo me stesso sempre di più e realizzo in misura sempre maggiore che non vi è nulla fuori di me. Se prima vedevo il mondo come un’entità esterna era dovuto ad una percezione distorta, o meglio in realtà, era una proiezione riflessa nel mio cervello.

In definitiva, la realizzazione spirituale non lascia alcun dubbio, così come non si dubita delle cose basilari o elementari, ad esempio di quante dita vi siano nella mano. E questo è il motivo per cui è scritto da molte parti che la Kabbalah non richiede prove, dal momento che non può offrire alcuna prova ad una persona che non sia nella realizzazione. Le parole di fede qui non sono d’aiuto; una persona deve ascendere ad un livello di raggiungimento, deve sentire dentro di sé gli schermi, le Luci e i vasi. Poi egli vedrà la realtà—la vedrà in prima persona con la sua visione interiore.

Allora anche il nostro mondo all’improvviso sembrerà essere all’interno. Infatti, quando i desideri vengono corretti, una persona sente le sfaccettature e le manifestazioni del mondo dentro di sé. Quando lavoriamo in un gruppo, cercando di portare gli amici più vicini all’unione, nella connessione, e all’Arvut (garanzia mutua) in modo da diventare come un solo uomo con un solo cuore, allora attraverso ciò ci prepariamo a questa percezione comune, la quale dipende interamente dalla persona stessa. E questo è il motivo per cui la realizzazione spirituale non ha confini. Tutto ciò che vediamo all’esterno si sposta all’interno, divenendo una parte di noi.
[80337]

(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah 8.06.2012, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”)

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Pazientemente e ostinatamente proseguire sul sentiero

Domanda: Cosa devo fare in modo che la Luce mi senta: urlare, piangere?

Risposta: Non importa come la vostra richiesta sarà espressa verso l’esterno, se ballerete o piangerete, urlerete o tacerete. La cosa principale è per la richiesta di penetrare il più profondamente possibile nel cuore. C’è solo un modo per controllarla: è il vostro desiderio rivolto in modo sempre più preciso nei confronti della connessione, poiché solo tramite la connessione puoi avvicinarti alla Luce?

Se la luce non risponde alla vostra richiesta, significa che non avete ancora il desiderio. Il Desiderio nel cuore, questa è una richiesta verso la Luce. Se sviluppate il desiderio dentro di voi, allora la Luce inizierà a influenzarlo e riempirlo.

Si dice che ogni persona è in continua preghiera, la luce colpisce ogni desiderio che sorge nel nostro cuore. Dopo tutto, la Luce è a riposo assoluto, è una forza che riempie tutta la creazione, il campo di forza informativo in cui siamo tutti immersi come in un oceano d’ acqua. E il momento in cui appare un desiderio in me, colpisce la Luce.

Ma il fatto è che ci sono desideri che non vanno nella stessa direzione con lui. E la luce funziona ancora su di loro perché interessa tutto, è una legge immutabile, come in fisica. Ma poiché questi desideri non corrispondono alla Luce, la Luce li sviluppa in una forma negativa fino a quando una persona scopre che lui o lei si sentono male. Poi si comincia a cercare una causa e si scopre che ci si stava muovendo nella direzione sbagliata e si ha bisogno di cambiare i propri desideri. Questa è chiamata la via della sofferenza.

In alternativa, posso utilizzare il metodo proattivo, che spiega ciò che si deve chiedere, al fine di corrispondere alla luce fin dall’inizio. Per fare questo aderisco ad un gruppo, che mi incoraggia, alimentando il mio desiderio. Nessuno di noi si vuole unire, ma quando tutti noi parliamo dell’importanza della connessione, legge della natura, siamo rimasti colpiti dal nostro ambiente.

Così ho scelto un ambiente che mi infonde con i pensieri giusti e desideri, che parla continuamente sui vantaggi di unificazione e le grandi conquiste che sono possibili attraverso di essa. E poi vedo che non posso fare a meno di connessione con gli altri, e comincio a desiderarla.

Se tutto funziona in questo modo corretto rispetto agli altri e ci vogliamo unire insieme almeno in qualche modo, allora la luce comincia ad influenzare noi e ci porta più vicino alla connessione. E quando ci porta al primo, il più piccolo della connessione dei nostri desideri, allora si rivela in loro come la Luce di Nefesh. Questo significa che abbiamo iniziato a vivere, siamo nati nel mondo spirituale. Cioè, siamo uniti insieme anche se per il momento è attraverso la più debole connessione iniziale.

Poi continuiamo su questo tipo di collegamento, realizzato già avendo una sensazione del nostro stato e il processo in corso. Ancora una volta cominciamo a chiedere, ora per un collegamento ancora maggiore. La luce ci interessa più fortemente e ci eleva al livello di Ruach, dal grado ancora vegetativo. Questo significa che possiamo andare da soli, sentiamo un certo movimento nelle nostre connessioni con l’altro, la capacità di fare qualcosa di noi stessi. Il grado di Ruach significa che non siamo semplicemente nati nel mondo spirituale, ma stiamo agendo e  vivendo all’interno di essa! Ruach (vento) è un grado vegetativo e significa la capacità di muoversi.

E poi avanzare ancora di più e raggiungere il grado di animato, Neshamà (anima). A questo punto una persona finisce i suoi cicli di reincarnazione. C’è un grado ancora più elevato alla fine della correzione (Gmar Tikkun) in cui tutti saranno corretti e si uniscono insieme. Ma per ora abbiamo bisogno di salire lungo i gradi precedenti, e tutto questo progresso accade solo in un gruppo, in unità, al fine di rivelare la Luce che riempirà il legame corretto tra noi.

In altre parole, se otteniamo la giusta connessione tra di noi, il sentimento della nostra unità è chiamata una sensazione di luce.

Chiedere in ogni modo possibile, ancora e ancora, e ogni volta che riceverete un impressione, chiarirete le Reshimot, e alla fine accadrà. La cosa più importante è continuare. È necessario studiare, partecipare alla vita del gruppo, cercare di avvicinarsi a tutti, e poi verrà. Secondo quanto è scritto: “Ho lavorato e ho trovato”.

E se non è ancora successo, vuol dire che per ora c’è ancora un’ insufficienza, anche se non di tempo e di azioni, ma il vostro desiderio interiore deve ancora svilupparsi e diventare perfetto. Nuove Reshimot più avanzate ancora avranno bisogno di apparire, il che vi farà rendere conto, grazie al vostro lavoro, e poi accadrà.

Si può urlare e piangere, ma non sarà di aiuto. Solo una cosa aiuta: meticolosamente e con perseveranza, pazienza e ostinatamente continuare il vostro percorso.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’ 8.06.2012, Scritti di Rabash)

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L’illusione del profitto personale

Domanda: Come possiamo aiutarci a vicenda? Diciamo che io sono un contadino e passo la maggior parte del mio tempo senza comunicare con le altre persone. Come potrei eventualmente dare a loro?

Risposta: Mi dica, perché e per chi lavora nella sua terra? Noi pensiamo che lavoriamo per il nostro interesse, ma in realtà non è ciò che avviene. Molto tempo fa, gli esseri umani si trovavano al livello animato pensando solo a come nutrire sé stessi. Non sentivano di essere parte l’uno dell’altro né avevano un senso di appartenenza. Ma con lo sviluppo dei nostri desideri di ricezione, le persone non erano più in grado di provvedere a sé stesse. Così, uno divenne un contadino, un altro un pastore, e un altro ancora lavorava con gli utensili. È detto: “Andate e guadagnate l’uno dall’altro.” I nostri desideri crebbero ancora più complessi; di conseguenza, il nostro mondo divenne più complesso.

Alla fine pensiamo di servire noi stessi, ma di fatto serviamo gli altri. Viviamo sotto l’illusione di agire per il nostro beneficio personale, ma in realtà si tratta di un malinteso. Effettivamente, noi lavoriamo per ottenere il nostro stipendio, che non è altro che un inganno. Infatti, lavoriamo per dare e provvedere agli altri.

Ad esempio, tu coltivi pomodori e tutto il giorno pensi a come potresti venderli e cosa ci guadagneresti. Quindi ricorda, se non prendessi in considerazione te stesso tramite il prisma ingannevole dell’egoismo, vedresti che stai semplicemente cercando di trovare un modo di aiutare l’interesse altrui. Tu sei soffocato dall’illusione che tutto quello che fai è perseguire un guadagno poiché non sai in quale altro modo motivare te stesso, dato che ancora non capisci quanto il preoccuparsi per gli altri servirà allo scopo. Bene, puoi rimanere sotto l’impressione di questa menzogna se vuoi.

In realtà, la tua ricerca del profitto è un assoluto inganno. Presto il settore bancario crollerà, e tu lo vedrai. Allo stesso modo, incoraggiamo i bambini o invogliamo l’asino facendo dondolare una carota davanti al suo naso per farlo lavorare.

Domanda: Allora un Kabbalista coltiva pomodori, guadagna mezzo milione vendendoli, e pensa di continuo a come utilizzare questi soldi per il beneficio degli altri?

Risposta: Certo! In caso contrario, lui non starebbe lavorando per il bene della dazione. Che tipo di Kabbalista sarebbe se no?

Commento: Però, le persone sono costruite in modo che la maggior parte delle volte non pensano a cose del genere.

Risposta: Continui a dimenticarlo perché la tua percezione non è ancora connessa alla dazione. Una madre sente suo figlio dentro di sé, quindi lei non si dimentica mai del suo bambino. Internamente, essa non si separa mai da suo figlio; lei semplicemente non può tagliare il cordone ombelicale che li collega insieme. Aspetta, anche tu scoprirai il cordone che ti unisce agli altri.

Commento: Ma anche egoisticamente, non mi sogno il mio stipendio futuro per tutto il giorno?

Risposta: È vero! Tuttavia, hai sempre voglia di vari piaceri che ti attraggono. Un esperto riceve appagamento fisico e intellettuale dal fare bene il suo lavoro. Alla fine, scoprirete che state lavorando per il bene degli altri. Tutti noi siamo i lavoratori del Creatore; stiamo dando gli uni agli altri tutto il possibile contro la nostra volontà e non riconosciamo la nostra dazione. Invece di una bella e perfetta immagine del mondo, vediamo un’immagine perversa e malvagia che altera la realtà nel suo completo opposto.

Alla fine, dobbiamo “togliere i paraocchi” e alzare il velo dell’occultamento. Nulla cambierà, eccetto noi; ma quando cambierai, vedrai un mondo capovolto.
[80084]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 7.06.2012, “L’Arvut (la Mutua Garanzia)”)

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Come acquisire la propria anima

Domanda: In realtà io sono soltanto un corpo bestiale e non ho ancora una “anima.” Come posso acquisirla?

Risposta: Un’anima è parte del Creatore dall’alto. Si tratta di dazione; è il livello di Bina, il livello dell’amore generale.

Se si acquisisce questo attributo, vuol dire che si è ricevuto una parte di devozione dall’alto. “Dall’alto” significa che tu consideri il valore della dazione e dall’amore superiore rispetto a tutti gli altri tuoi desideri bestiali.

Se acquisisci questa parte dell’attributo, significa che hai ricevuto un’anima. Perché? Questo perché, con quella parte, sarai in grado di amare gli altri e di dare a loro. Percepirai un mondo diverso, l’altro mondo, qualcosa che è esterno a ciò che stai sentendo ora. Ogni sfera che stai percependo ora, come se tu fossi in essa e che ti circonda, è una sfera che senti dentro il tuo ego.

Se si acquisisce l’attributo della dazione, è come se si uscisse da questa sfera e si entrasse in una sfera superiore esterna a te. Raggiungi una sensazione extra corporea, uno stato emotivo speciale (extra sensoriale), e così inizierai a rivelare il mondo superiore, pensieri e desideri che puntano completamente alla dazione e all’amore. Ciò è chiamato una “addizione” al di sopra dei cinque sensi, con i quali al momento raffiguri questo mondo: vista, udito, gusto, olfatto, e tatto.

Si aggiungono sensi supplementari a questi cinque sensi, che operano in dazione, chiamati Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut nei quali percepisci qualcos’altro che è totalmente nella dazione. La nuova struttura che hai acquisito comincia ad assumere la forma dell’Adam, che somiglia al Creatore.

Ora, tu esisti in una sfera egoistica chiamata “questo mondo,” percepisci ogni cosa soltanto con il tuo ego, e questa è la tua vita. Supponiamo che tu espanda te stesso in tutte le direzioni verso qualche sfera esterna. Ciò che percepiresti in questo è chiamato il mondo superiore.

Perciò, i vasi che acquisisci insieme ad esso, i desideri e i pensieri, sono chiamati Adam, colui che assomiglia al Creatore. La Luce che ottieni dentro questi vasi, il riempimento, è il Creatore, l’attributo della dazione e dell’amore.

Poi, raggiungi un mondo ancora più grande, il livello successivo, e così avanzi sui 125 gradini. Ad ogni modo, qui, si ha già una mente superiore e delle sensazioni che aiutano a comprendere cosa stia succedendo. La cosa principale è quella di uscire dalla prima sfera poiché la sua natura è rivolta completamente all’interno, ed è opposta a tutte le altre sfere la cui natura è rivolta verso l’esterno.
[80887]

(Dalla seconda arte della Lezione quotidiana di Kabbalah 15.06.2012, Lo Zohar)

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La Luce è sempre la risposta ad una richiesta

Baal HaSulam, “Il Corno del Messia”: E grazie a ciò, Rashbi lo concesse a sé e rivelò la saggezza di ciò che è occultato nei suoi libri, Lo Zohar e il Tikkunim. Tuttavia, lo fece con grande cura, in quanto lo permise solo a Rabbi Abba, che fu in grado di svelare con indizi, così che solo i saggi dei figli d’Israele comprendano, e i saggi delle nazioni del mondo non comprendano.

La ragione di ciò è che se la gente governata dall’egoismo scoprirà qualcosa in questa saggezza, non sarà capace di progredire. In un altro articolo, Baal HaSulam riporta l’esempio di un frutto acerbo che può far male ad una persona. Le risposte ricevute senza uno sforzo, senza auto-avanzamento, non fanno altro che bloccare la strada di una persona.

La saggezza della Kabbalah è rivelata gradualmente, così che una persona comprenda di più in base alla sua crescita spirituale interiore, e quindi progredisca. Tuttavia, se ricevesse delle risposte in anticipo, senza far crescere e sviluppare un vaso, esse la fermerebbero e non le permetterebbero di avanzare. Allora non avrebbe bisogno di cambiare e di acquisire nuovi attributi, e gli impedirebbe di scoprire da sé la via verso il mondo spirituale.

Questo è il motivo per cui i Kabbalisti hanno avuto grande cura nel non rivelare alle persone cose che non sono ancora capaci di capire. La saggezza si acquisisce secondo la disponibilità della persona. Noi studiamo al fine di evocare la Luce che Riforma, e quando essa ci corregge, iniziamo a comprendere e a percepire il materiale che studiamo.

Il processo è come segue: Ci connettiamo in un gruppo di una decina di persone, e poi con il potere della nostra unione possiamo innalzare MAN alla forza superiore. Come risposta, riceviamo la Luce che Riforma, il che significa la Luce Circostante (Ohr Makif – OM). Questo è ciò che ci cambia, o meglio, ciò che ci unisce veramente () e ci corregge, e grazie a questa correzione noi scopriamo il mondo superiore nei nostri attributi corretti.

Per cui queste sono le fasi del processo:

  1. Ci uniamo
  2. Innalziamo MAN per la correzione
  3. La Luce Circostante ci corregge
  4. Riveliamo la realtà superiore

Se non compiamo i due passaggi principali, connettersi e innalzare MAN, allora non accade nulla. Pertanto, i Kabbalisti scrissero i loro libri in più fasi, secondo il nostro avanzamento nel nostro studio. Quando lo leggiamo per la prima volta, scopriamo il nostro ego. Così capiamo che vi è una sola scelta, elevarsi verso l’unità (), e poi scopriamo che non è sufficiente e che dobbiamo elevare MAN. Se lo facciamo, allora la Luce Superiore, la Luce Circostante (OM) completa il lavoro.

I libri Kabbalistici si rivelano a noi in accordo a queste fasi, e tutto proviene dallo studio. Nella prima fase, rivelo il male, nella seconda fase, vedo che non posso farci nulla e che ho bisogno di connettermi agli amici, e nella terza fase, comprendo che non ci riusciremo senza una richiesta che la Luce ci connetta poiché non siamo capaci di farlo da soli. Allora la Luce arriva e completa il lavoro. La prima metà del lavoro è sotto la nostra responsabilità e la seconda metà è soddisfatta dall’Alto ed è chiamata “il lavoro del Creatore.”
[80985]

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 20.06. 2012 a Toronto, “Il corno del Messia”)

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Insistere di fronte alla Grandezza

Domanda: Quando ricevo per il bene della dazione, l’abbondanza mi attraversa. Posso gioire di questo?

Risposta: Tu non gioisci dell’abbondanza che ti attraversa. E’ una maniera completamente differente di abbondanza, non come il riempimento egoistico. Tu, come un ospite, vuoi provare un dolce delizioso al fine di fare un favore al padrone che l’ha preparato. Potrebbe essere che il dolce abbia lo stesso sapore, ma non è così.

Domanda: Ma, quando amo qualcuno con tutto il cuore, dimenticandomi di me stesso, questa sensazione emerge in me tuttavia. L’amore è diretto nei confronti dell’altro, ma io sono colui che lo sente.

Risposta: Sì, la sensazione emerge dentro di te; comunque, consiste di diversi parametri. Dopotutto, tu ricevi il piacere di voler dare a colui che ami.

Immagina questo. C’è il desiderio di ricevere del Creatore e il desiderio di ricevere della creazione, che è quello che sei. Tu devi sentire il Suo ricevere il desiderio, sentire come Lui vuole donarti, per assimilare questo desiderio di ricevere dentro te stesso per darGli piacere.

Principalmente, stai facendo esperienza del piacere nella “testa”, significa nel desiderio che hai ricevuto da Lui. Allora questo torna fuori che là, dentro il Suo desiderio, tu fai il calcolo, “Come posso riempirlo?-almeno nell’ampiezza di quanto tu svilupperai il tuo ricevere desiderio.” In altre parole, nel tuo desiderio tu senti l’ampiezza, in cui tu stai riempiendo Lui, e questo è già l’abito della Luce di Hassadim.

Come risultato, noi stiamo parlando di piacere di un tipo veramente differente.

Domanda: Allora come può emergere la separazione se tutto è dentro di me?

Risposta: L’intenzione cade fuori dalla differenza tra l’uno e l’altro. Quando lo stimolo nei confronti della dazione al Creatore regna nella tua “testa”, concorde, il piacere diventa differente.

Domanda: Potremmo comparare questo con l’amore nei confronti di nostro figlio? Posso donargli un dolce senza neanche averlo provato?

Risposta: No, il piacere passa attraverso te, ma ora tutto è definito nel suo desiderio, non il tuo.

Domanda: Come posso adempiere con questa differenziazione tra me e lui?

Risposta: Nel primo stadio, noi saliamo al di sopra del nostro desiderio e solo al secondo stadio siamo capaci di percepire qualcosa di sconosciuto, facendolo nostro.

Al fine di rendere piacere all’oste, io devo sentire il Suo piacere, sentire quanto Lui gioisca per la dazione verso me e che piacere devo ricevere da Lui. Io devo sentire che questo piacere è arrivato da Lui e ed è dono d’amore, e non ragione.

Per mezzo del suo amore, Lui mi trasmette la sensazione di vergogna, che ora mi aiuta a fronteggiare con la situazione e a capirlo al fine di costruire una relazione differente. Io prendo il Suo piacere, io ricevo questo da Lui, ma io non faccio calcoli per il “dolce”, ma specificamente per questa dazione. Il “dolce” è il livello più basso, Nefesh de-Nefesh, e il piacere, che ho dato a Lui, è la totalità di NRNHY.

Qua è dove uno dovrebbe credere il non considerare se stesso:”Da quando io sto dando piacere al Creatore, Lui stesso!-Guarda solo a come Lui gioisce di me!” E’ qui, dove il principale calcolo è localizzato e non nel “dolce” in sé, che è stato dato a te semplicemente come un mezzo, permettendoti di creare la connessione con tutti i mondi. Il calcolo nella testa del Partzuf è diretto alle relazioni con il Creatore.

E questo è perché tu hai bisogno di sapere chi è il Creatore, come Lui agisce, e come darGli piacere, dal momento che i Suoi vasi, desideri, sono infiniti. Allora come proteggere se stessi in una qualche situazione? Comparato a questo, i piaceri diretti sono niente più di una scintilla, che hanno creato il desiderio, mentre tutto il resto è condizionato dalla grandezza del Datore.
[81523]

(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 27.06.2012, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Non resisterti al cambiamento

Baal HaSulam, Introduzione al Libro dello Zohar, punto 4: Perciò, coloro che reclamano che per la nostra bassezza e per non essere niente non valgono perché Lui ci guardi, e quindi, Lui ci ha lasciato, non fanno altro che mostrare la loro ignoranza. Cercate di immaginare, se doveste incontrare un uomo che fa delle creature, precisamente per soffrire e agonizzare durante le loro vite come facciamo noi, e non solo questo, ma anche nasconderle dietro di se, senza desiderarle vederle, ne aiutarle almeno un poco. Come lo vedreste basso e spregevole! Si può pensare tale cosa di Lui?

Siamo molto limitati nei nostri sentimenti e nelle nostre abilità cognitive, nella nostra auto-percezione, e nel percepire ciò che è sopra di noi come le leggi di tempo e spazio. Perciò non possiamo comprendere accuratamente e stabilire la giusta attitudine verso la vita e verso il Creatore.

Non è per caso che si dice: “Non mostrare a un folle un lavoro fatto a metà”. Vedendo una piccola parte della realtà, possiamo determinare il disegno generale? Perfino nelle nostre vite ci sono degli stati diversi. La maggior parte non può nemmeno immaginare in anticipo che uno stato passerà e diventerà lo stato opposto. Perciò, se parliamo di ciò che è occulto da noi, è possibile arrivare a una conclusione?

Io credo tuttavia che questo non ci fermi. I Kabbalisti volevano risparmiarci un duro lavoro, colpi e il prolungamento del tempo, e allora ci dicono fin dall’inizio che il Creatore è buono e benevolente e in uno stato di assoluto riposo. Dopo tutto, la perfezione non è soggetta a cambiamenti; per il contrario, tutti i cambiamenti avvengono in noi. Accadranno in un modo o nell’altro, ma noi possiamo determinare la forma che prenderanno.

Tu puoi valutare i cambiamenti egoisticamente misurando quanto piacere ti porteranno, e gli puoi valutare in maniera diversa, in base a quanto ti portino vicino a Colui che dona – fino a che punto riesci a somigliare a Lui. Se valuti i cambiamenti secondo quanto ricevi, soffrirai finché imparerai a valutare gli stati nei quali ti trovi e la vita stessa con altri valori, in base alla tua vicinanza al Creatore e la tua somiglianza con Lui. In base a questi calcoli saranno costruiti i gradi della tua ascesa come uomo (Adamo) che somiglia (Domeh) al Creatore. Questo è infatti il punto.

Allora c’è un inizio, il processo stesso e una fine. Gli eventi accadono e non puoi dire niente, e non puoi nemmeno determinare come cambierai. Devi solo determinare il tuo sentimento: Come accettare i cambiamenti inevitabili. Questa è l’unica cosa che dipende da te.

Le persone che accettano il loro sviluppo sono desiderabili e sono chiamati “giusti”. Quelli che  resistono a questo sviluppo e non lo vogliono sono chiamati “cattivi”. Di conseguenza ci sentiamo bene o male: Il sentimento della vita, il nostro sviluppo, realtà, tutto dipende da quanto tu aspiri o “calibri” te stesso per percepire ciò che ti sta accadendo. E senz’altro, ciò che deve accadere accadrà, ma dipendendo dalla tua calibrazione interiore, chiamata correzione, tu puoi sentire l’ampio raggio di emozioni dal meno Ein Sof (Infinito) al più Ein Sof. Tutto dipende dal grado del tuo accordo con quello che sta accadendo.

È per questo che la saggezza della Kabbalah ci aiuta. Se una persona è d’accordo con i cambiamenti e le correzioni, se vuole essere corretto e accettare tutti i nuovi passi desiderati, se perfino vuole affrettare questi passi qualsiasi cosa porti il futuro “oltre la ragione”, oltre tutti i calcoli, perché si trova già nello stato di fede e dazione, allora non è più importante quello che accade al momento. In questo caso la persona accelera lo sviluppo, lo sente speciale, sublime, e meraviglioso, e questo è desiderabile agli occhi del Creatore.

Tutti dovrebbero arrivare a questa forma di sviluppo, e fino ad allora non avanzeremo poiché non possiamo avanzare in una maniera cattiva. Una persona può rimanere semplicemente ferma, ricevendo nuovi problemi e sofferenze ogni volta nel presente livello, finché sarà d’accordo di cambiare se stesso e a stabilire una buona attitudine verso il proprio sviluppo. E allora a ogni livello la persona prepara se stessa in anticipo oppure accetta ogni cambiamento come un colpo, che fa che lui cambi sotto la pressione di diverse forze. In ogni caso, i cambiamenti sono necessari, perciò consciamente o sotto una pioggia di colpi, la persona sarà costretta ad accettare lo sviluppo come una cosa meravigliosa e desiderabile.
[80713]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Il Sistema decimale dei gruppi

Domanda: Perché la fase successiva del lavoro riguarderà l’unione dei gruppi? Come ci si collega all’unione dentro ogni gruppo e al lavoro individuale di un uomo?

Risposta: Infatti, l’unione incomincia da un gruppo di dieci persone. L’essere umano è costruito in modo tale da poter comprendere specificamente questo numero di persone. Dieci è un numero “orientativo” che può andare bene, non troppo grande, non troppo piccolo. Si chiama “Minyan“, nel senso che è ciò che può essere “contato” (Limnot). La nostra percezione è strutturata in modo tale che comprende solamente questo genere di sistema, in quanto avvolge completamente la nostra struttura interna (le dieci Sefirot).

Ad una lezione in cui parliamo delle nostre impressioni, ma dove in generale si leggono degli articoli e si discute del materiale, può prendere parte un ampio gruppo di partecipanti, fino al mondo intero. Perciò, durante il lavoro tra noi sediamo in gruppi di dieci, mentre alle lezioni ci può essere una qualunque quantità di uomini che siano in grado di capire e discutere tra loro usando il linguaggio Kabbalistico.

Dobbiamo solo stare attenti a non farla diventare un’abitudine, e per questa ragione abbiamo bisogno di aumentare continuamente il desiderio dentro di noi e l’importanza dello scopo. Ogni volta metteremo in mostra un nuovo aspetto della rivelazione del Creatore.

Unendoci al gruppo, creiamo un “Unico”, una comunione tra tutti noi, che non appartiene a nessuno in particolare, ma che appartiene a tutti noi insieme. Si tratta di un’ essenza più elevata, di una “fusione”. Non è semplicemente la somma di noi, ma una specie di aggiunta ad ogni volta. E questo perché per arrivare a formare questa somma, ogni uomo deve avere cancellato il proprio egoismo. Il concetto di Unico, che è qualcosa al di sopra di noi, è formato da tutte queste cancellazioni dell’egoismo personale. In questo modo costruiamo il nostro livello superiore.

Se ci unissimo semplicemente come degli egoisti per un profitto comune al fine di costruire qualcosa insieme o per vincere, come una squadra di pallone, allora il risultato sarebbe la somma vuota dei nostri sforzi. Invece, se cancelliamo il nostro ego, allora costruiamo un nuovo vaso comune al di sopra di tutti noi.

E’ una cosa che riguarda tutti noi; quei dieci che sono seduti in cerchio in una discussione stanno cancellando loro stessi e stanno esaltando il gruppo e gli amici. La Sefira più elevata, Keter, si definisce in base al modo in cui ascolto gli altri, al modo in cui pongo il gruppo, il Creatore, e lo scopo al di sopra di me stesso. Ed io mi considero inferiore e mi abbasso rispetto ai miei amici. In questo modo viene definita la mia Malchut.

Dopo che ognuno avrà chiarito questi due punti, Keter e Malchut, uniremo tutte queste Keters e Malchuts insieme. E se ognuno di noi lo farà con la necessaria capacità richiesta per il primo livello di rivelazione della Luce, allora la Luce sarà rivelata in questa spaccatura tra le Keters, unite in una sola cosa, e le Malchuts unite. Ci sarà come un bagliore interno tra di esse, poiché abbiamo cancellato il nostro ego.

Sebbene non sia ancora la restrizione o lo schermo, la Luce si sta rivelando e sta incominciando a lavorare nella misura della nostra opposizione all’egoismo e del nostro desiderio di unirci. E questo perché entrambi questi principi sono già spirituali. Stiamo esaltando la spiritualità, la dazione, e stiamo disprezzando la materialità, la ricezione; stiamo facendo le azioni che siamo capaci di fare, come dei bambini piccolini.

E allora le dieci persone, sostenendosi a vicenda e pronte ad unirsi, creano una grande tensione, una distanza tra la Keter unita e la Malchut unita, costruendo in questo modo il nostro vaso spirituale comune. E quando lo avremo costruito tra dieci di noi, capiremo che il resto degli amici intorno al mondo stanno facendo gli stessi sforzi in questo preciso momento. Tutti i nostri sforzi comuni sono uniti insieme indipendentemente da quanto è grande il gruppo.

Se dopo i nostri sforzi per unirci in cerchio vorremo includere tutti gli altri gruppi dentro di noi, allora staremo unendo tutti quanti insieme. E allora si formerà un vaso potente ed enorme, capace di rivelare il primo livello della Luce, in base all’uguaglianza delle qualità. Maggiore è la distanza tra la Keter comune e la Malchut comune, più grande sarà il vaso, e forse lo sarà già abbastanza per la prima rivelazione della Luce.

La Luce viene rivelata piano piano, in porzioni: Nefesh, Ruach, Neshama, e così via. E se la riveleremo, allora sarà rivelata in ogni gruppo ed in ogni persona in base ai suoi propri sforzi, di più in alcuni di meno in altri in base agli sforzi personali.

Questa è la ragione per cui dobbiamo desiderare di connetterci a tutti i gruppi e agli amici separati, e anche al mondo intero poiché rappresenta un vaso enorme. E lì che si trova il vero desiderio di godere, e se lo uniremo a noi anche in una forma passiva, allora ci vedremo aggiungere molta materialità. E se noi, con il nostro desiderio per la spiritualità, lavoreremo su questa materialità, allora riceveremo il dono di una capacità maggiore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012 “conversazioni su dopo i congressi”)

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