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Ubriachi di Luce

Tutto il nostro lavoro consiste nel raggiungere l’uguaglianza con le qualità della Luce. In rapporto a noi, la Luce si divide in 613 Luci (Taryag) e dentro di noi costruisce 613 desideri che però, alla fine, si tratta di un unico desiderio e della Luce.

Il nostro lavoro consiste nel conferire al desiderio di godere la stessa forma del desiderio di donare della Luce. Naturalmente, non possiamo trasformare il desiderio di ricevere piacere nel desiderio di donare. Prima di tutto il desiderio di ricevere piacere resta quello che è, ma noi ne riveliamo la forma: distinguiamo il desiderio di ricevere piacere dall’acqua, dal pane e così via. Tutte queste cose sono forme nelle quali il desiderio di ricevere piacere ottiene l’appagamento.

Per esempio l’appagamento che sperimentiamo in una certa forma di desiderio si chiama “pane”. L’appagamento che sperimentiamo in un’altra forma di desiderio si chiama “acqua”. L’appagamento che sperimentiamo in altre forme di desiderio si chiama “carne”, “pesce”, “dolce”, “aspro”, “amaro”, e così via. Tutto dipende dalle forme del desiderio di ricevere piacere, e lo stesso vale con ogni altra cosa, anche con la tecnologia, le onde magnetiche e gli spettri solari. Sono tutte forme di desiderio di ricevere piacere. La materia è desiderio, e tutto è determinato dalla forma che assume.

Al nostro desiderio di ricevere piacere dobbiamo dare la forma giusta, questo non significa che sarà più appropriato il desiderio di “carne” del desidero di “pane”. La forma giusta e appropriata è il modo in cui desiderio ricevere l’appagamento, che si chiama “pane, “carne” e così via. E’ il modo in cui faccio la distinzione che ancora mi proibisce di usare questi desideri a causa di una varietà di ragioni, poiché non sarei in grado donare in questa forma e di essere quindi uguale alla Luce.

Ci sono due elementi da considerare qui: il primo è il desiderio di ricevere piacere, che assume una certa forma perché altrimenti non sarebbe niente di più della materia senza forma, come è scritto: “Tutto viene dalla polvere”. Questa polvere deve assumere una certa forma perché non ha alcun valore di per se stessa. Ed io devo sentire il gusto nel desiderio di ricevere piacere. Il mio piacere dipende dalla grandezza del desiderio e dalla varietà di forme nelle quali può ricevere piacere, come il cibo, il sesso, la famiglia, il denaro, il rispetto, il potere, la conoscenza, in base alla scala di valori accettati nel mondo.

Inoltre c’è un’altra forma speciale che si riveste di questa materia: l’intenzione sia “per ricevere” che “per donare” alla quale di ci riferiamo come al lavoro del Creatore. In questa forma c’è la differenza tra la creatura ed il Creatore.

Non tutti gli uomini possono individuare questa differenza. Di regola gli uomini distinguono solamente la forma tipica che assume il loro desiderio di ricevere piacere: cosa e quanto vogliono rispetto agli altri. Tutta la loro analisi finisce qui, cioè non parlano della qualità del desiderio in relazione al Creatore.

Al fine di avere una vivida percezione spirituale rispetto al Creatore, l’uomo deve avere nel suo desiderio un altro elemento speciale, nel quale distinguerà se è prossimo alla dazione o ne è lontano, o più vicino alla verità che alla falsità. Questo elemento si risveglia in lui nella forma del cosiddetto punto nel cuore e non gli permette di sentirsi a posto con le forme che gli risultano comode rispetto al desiderio di ricevere piacere.

Egli deve sviluppare la sua strada verso la Luce che splende su di lui da lontano, in un modo che nemmeno lui sappia come e perché. Questa Luce risveglia nell’uomo il bisogno di conseguire l’uguaglianza delle sue qualità.

L’uomo gradualmente si eleva al di sopra del suo desiderio di ricevere piacere in tutte le sue forme diverse ed incomincia a prendersi cura dell’intenzione nella quale si ritrova, sia che si tratti dell’intenzione per il bene della ricezione o della dazione, e si mette alla prova rispetto a questa forma. La Luce continua a risvegliarlo e lo porta in un gruppo, attraverso il quale lo influenza, cioè la Luce lo influenza attraverso i desideri (Kelim).

L”uomo alla fine si trova in una condizione così negativa e scomoda che o prova a scappare dall’influenza della Luce che Riforma, la Luce Circostante, rifiutando di accettare le nuove forme, poiché succede sempre con una forte pressione, come se venissimo modellati come dell’argilla; oppure capisce e riconosce dalla disperazione di dover accettare la nuova forma, come conseguenza degli studi e dell’influenza del gruppo.

Egli allora comincia a lavorare nel gruppo, chiedendo alla Luce delle nuove forme per il suo desiderio. In principio si aspetta di ricevere dalla Luce delle cose belle, sperando di ricavare dalle nuove forme della Luce qualche vantaggio per il suo benessere, cioè per il suo desiderio di ricevere piacere, che è ciò che si chiama “la dazione per il bene della ricezione”.

Gradualmente e attraverso un disperato desiderio di conseguire quello che vuole e attraverso l’influenza della Luce Circostante che lo influenza per mezzo del gruppo, l’uomo raggiunge uno stato in cui non gli interessa più di nessuna condizione. Questo è ciò che viene chiamato “lavorare senza condizioni”, quando l’unica cosa che conta per lui è accettare la forma della Luce, le forme della dazione.

Egli non è in grado di comprendere precisamente cosa gli sta succedendo e perché sta vivendo questi stati, ma la natura delle forme che attraversa fanno sì che sia d’accordo ed accetti che tutto questo accada e comincia a ricevere potere al di sopra della sua ragione, come se fosse ubriaco di Luce. Desidera veramente accettare delle nuove forme e, cosa più importante, desidera sapere che gli viene garantito l’avanzamento verso la Luce, e se lo assicura partecipando al gruppo.

Quando l’uomo si prepara correttamente, facendo parte del gruppo, tentando di annullarsi davanti a lui e con l’accettazione della Luce che Riforma attraverso questo vaso comune e senza alcuna condizione, ma solo desiderando di annullarsi in modo che la Luce lo influenzi, allora questi due sforzi che compie durante lo studio ed il lavoro nel gruppo lo porteranno al successo.

Altrimenti si ritroverà in uno stato del quale è scritto: “Un pazzo seduto con le mani incrociate che mangia la sua stessa carne”, e può “divorarsi” per anni senza avanzare.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.11.2011,Lo Zohar)

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Domande sulle proprie relazioni con l’ambiente

Domanda: Negli ultimi tempi ho trovato delle persone che mi dicono che sto facendo male le cose. Sto vivendo la mia vita nella maniera sbagliata. Ho la moglie sbagliata. Il mio modo di vedere la vita è sbagliato, e altre cose sono sbagliate.

Nel gruppo gli amici mi dicono “come stanno le cose”, come se loro “conoscessero” il Creatore, come se fossero ad un livello superiore. Vedo che le persone si rivolgono a me senza rispetto per come io sono e per il contributo che do. Cerco di incontrare con rispetto le persone intorno a me e ascolto quello che hanno da dire, ed io non dico loro che stanno vivendo le loro vite nella maniera sbagliata.

Sono veramente turbato per questo e non so come riesco a sopravvivere ancora in questo mondo freddo. È solo il mio ego che mi mostra la sua faccia? Se così fosse, come posso correggerlo? (Ho urlato la mia domanda al Creatore, ma non ho ricevuto una risposta che io sia stato in grado di comprendere).

Risposta: Tutto questo è il Creatore che ti protegge dal tuo orgoglio. Sii d’accordo con tutti.

Domanda: Sono uno studente di Bnei Baruch e credo di comprendere tutti i concetti di questo blog. Tuttavia, tutti i miei tentativi di esprimere questi concetti alle persone vicine a me ma estranee alla Kabbalah, trovano diversi livelli di resistenza, del tipo “questa è un’utopia” a sfoghi di rabbia aggressivi con parole che non voglio ripetere qui.

Che cosa mi consiglia, oltre a migliorare la mia comprensione della Kabbalah e l’intenzione di raggiungere l’adesione al Creatore?

Risposta: Smetti di parlare e studia.
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Al Congresso con un cuore ardente

Domanda: Come possiamo, in maniera pratica, unire le nostre scintille al congresso di Dicembre?

Risposta: Dovreste arrivare al congresso con le scintille già unite, la preparazione ci propone questo.

Perché andrò al congresso? Evocherò l’unità interiore con gli altri attraverso diverse azioni esterne, per essere incluso in quel vaso spirituale nel quale tutti noi stiamo aspettando la rivelazione del Creatore. Tutta la nostra preparazione è diretta all’unione di queste parti.

Tutti i miei desideri e pensieri sono diretti allo scopo, alla rivelazione del mondo spirituale, il grado superiore, l’eternità e la perfezione, qualcosa di grande e sconfinato. Devo selezionare tutte le mie speranze e portarle verso l’unità con gli altri. Solo avendo unito tutti insieme il nostro desiderio ad un grado più alto, sentiremo il vaso comune che è stato creato da questi impulsi individuali e dalla Luce che li riempie.

La preparazione è arrivare al congresso con dentro il desiderio già formato, chiarito ed ardente.

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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.11.2011, “Matan Torah (La Dazione della Torah)”

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La forza che splende in te

Noi iniziamo il nostro percorso spirituale con un risveglio dall’Alto, dal così detto “punto nel cuore”, che si sveglia in certe circostanze e ad un certo momento in una delle nostre reincarnazioni. Non sappiamo il perché, ma ad un certo momento l’uomo sente la mancanza della sensazione di riempimento nel suo desiderio di gioire, in qualsiasi cosa faccia nella vita.

Dall’altra parte, inizia a sentire un nuovo desiderio addizionale che lo porta da qualche parte. Come succede spesso nelle nostre vite, inizia a sentire simultaneamente i due punti. Diciamo che inizia a sentirsi scontento in un lavoro e che presumibilmente un’altra occupazione potrebbe dargli più soddisfazione. Diventa insoddisfatto in diverse situazioni della vita, e allo stesso tempo inizia a vedere nuove possibilità.

Anche qui accade lo stesso, ad un certo momento divento insoddisfatto della mia vita, senza che questo richieda delle circostanze drammatiche, come bancarotte o altri problemi, semplicemente non sento soddisfazione. Allo stesso tempo inizio a seguire una nuova e non chiara direzione e arrivo in un posto che sembra mi soddisfi di più.

Qual è la differenza? Fino a questo punto non c’è nessuna differenza. Molte persone si uniscono a dei circoli, società, gruppi, o movimenti spirituali new age, oppure trovano soddisfazione praticando degli sport e attività hobbistiche.

All’inizio, quando la persona trova la saggezza della Kabbalah, non gli è chiaro quello che succede e come questo sia diverso dagli altri posti. Lui sente: “Se vuoi ottenere qualche cosa, tu devi unirti al gruppo” ma quest’idea non sembra essere speciale, dato che ci sono tanti altri posti dove questa si porta avanti condizione.

Spesso viene chiesto alle persone di unirsi agli altri e questo spesso impone uno sforzo esteriore. Ogni tanto è chiesto loro di fare uno sforzo interiore per connettersi agli altri, ad esempio, diciamo in una unità militare, dove tutti devono avere cura degli altri per arrivare al traguardo chiaramente egoista.

Questo è molto diverso in un gruppo Kabbalistico, nel quale dicono: “Solo raggiungendo la dazione otterrai una forza generale per donare”. Ma dove si prende? Non dovrai soltanto lottare per connetterti con i tuoi amici, ma dovrai anche chiedere che una nuova forza speciale si riveli dentro la vostra unione.

Questa nuova forza si rivelerà come risultato delle tue nuove attività, cioè il tuo desiderio di unirti in maniera non egoista, come in un gruppo militare, ma in conformità al consiglio dei Kabbalisti, gli insegnanti che ci conducono verso una nuova dimensione superiore. Se ascoltate quello che dicono e leggete quello che scrivono sulla dimensione superiore, vi unirete al gruppo e cercherete di raggiungere l’unità con i vostri amici. Imparerete anche come amare i vostri amici, e leggerete libri che delucidano la connessione e amore tra di voi.

Dovete aspettarvi che i libri e gli sforzi per connettervi con gli altri vi rivelino una nuova forza chiamata “dazione e amore”, allora crescerete da questa forza di amore e dazione. La forza superiore che splende in voi vi conferirà questa sensazione.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 01.11.2011, Gli scritti di Rabash)

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Mille studieranno e noi arriveremo alla luce come un solo uomo

I saggi hanno detto: “Mille persone vengono a studiare, ma solo un uomo arriva alla Luce. Lo studio di mille crea l’opportunità per una persona di arrivare alla Luce, perché tutto cresce nella forma di una piramide e non c’è un altro modo.

Tutto il livello inanimato da origine ad una pianta e tutto il livello vegetale ad un animale. E’ impossibile portare qualcuno alla Luce senza che mille comincino a studiare ed entrino nel livello più basso.

Sono le mille persone che costruiscono il vaso in modo che il loro lavoro risulterà in una forza che raggiunge la Luce. In altre parole, acquisiscono la loro unità generale.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 9.11.2011, Gli Scritti del Rabash)

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Deve accadere qui e adesso

Nel momento in cui entriamo nella sala del congresso, dobbiamo connetterci immediatamente al desiderio grande e collettivo, essere pronti per il congresso ed aspettarci che succederà qui e adesso! Dobbiamo pensare che accadrà necessariamente qui e adesso (come è detto riguardo all’attesa dell’arrivo del Messia, ogni giorno). Questo crea l’azione e succede davvero.

Arrivare al congresso non è abbastanza e dobbiamo prepararci. È una buona idea studiare il materiale del congresso. Non fa parte del mio piano sorprendervi con delle nuove idee, viceversa più familiarità avrete con il materiale e parlo di cose apparentemente conosciute, in risposta al nostro desiderio diretto a quello che avete letto ascoltato e studiato, più sarò capace di portare davvero delle nuove spiegazioni.

Mi piacerebbe vedere che le persone al congresso capiscano, sentano il materiale e sappiano in anticipo cosa dirò. Gli argomenti delle lezioni e le fonti su cui si basano si possono trovare nel materiale per la preparazione al congresso. Noi dobbiamo studiarlo perché non dovrebbero esserci sorprese e tutto il nostro avanzamento dovrebbe avvenire internamente, connettendo e rivelando dei nuovi stati.

Questo si chiama avanzamento. Le parole del materiale possono essere le stesse, ma l’impressione che lasciano e la profondità che rivelano saranno nuove, e noi le sentiremo in un nuovo modo e ad un altro livello.

Quindi dovremmo studiare il materiale e le canzoni con il cuore, in modo da esserci familiari. Questo è molto importante, infatti se abbiamo assaggiato qualcosa e poi lo riassaggiamo, sembra piacevole e nuova; ma quando assaggiamo qualcosa per la prima volta, ne sentiamo appena il gusto.

Si dice la stessa cosa sul peccato: la prima trasgressione non è considerata un peccato perché l’uomo non sa cosa può succedere e l’ha semplicemente provato; ma non appena l’ha “assaggiato” e vuole continuare, come disse Adamo del frutto dell’Albero della Conoscenza: “Ho mangiato e ne mangerò ancora!”, allora è già un problema.

Dovremmo “assaggiare” i materiali del congresso in anticipo in modo tale che, durante il congresso, “continueremo a mangiare” e a scoprire il vero gusto. Non è abbastanza leggere una mezza pagina e pensare di essere pronti. Noi dobbiamo costruire i vasi, i nostri strumenti di percezione, sistemarli proprio come un impasto caldo e lavorato, per riscaldarci. Il sentire o no qualcosa dipenderà dalla preparazione generale.

Più siamo preparati, più potremo riuscire velocemente, sia nel cuore che nella mente, e realizzeremo la rivelazione se entrambi cuore e mente lavorano correttamente.

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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.11.2011, “L’Amore per il Creatore e l’Amore per gli Esseri Creati”)

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Domande sull’ego, la divulgazione, la depressione ed i teenager

Domanda: Ho capito che nel nostro mondo ci sono delle leggi e delle forze. Quale legge o forza mi impedisce di raggiungere la dazione e perché? Come posso cambiare questo dentro me?

Risposta: Il tuo egoismo ti trattiene da questo scopo ma può essere domato solo da una forza esterna che agisca solo quando studi, comunichi con gente simile a te ed insegni agli altri, perché la forza della correzione è nascosta tra noi.

Domanda: Se il 99% dell’umanità non può cambiare niente da solo, esattamente cosa stiamo cercando di cambiare in loro con i nostri sforzi per la divulgazione?

Risposta: Noi, l’1%, dovremmo correggerci attraverso l’unione nel gruppo, ed attraverso la forza della nostra unità (Arvut) uniamo tutto quel 99% che è fuori dal gruppo. Vedi “L’Introduzione al Libro dello Zohar”, articoli 70-71.

Domanda: Può essere depresso un uomo o una donna che studia e divulga la Kabbalah ed è nel nostro ambiente? Se così fosse, quale ne è la ragione? Possono studiare la Kabbalah le persone che hanno una tendenza ereditaria e genetica alla depressione o alle manie?

Risposta: Nel nostro tempo, la depressione è il fenomeno più comune, e la sua cura è un coinvolgimento maggiore nelle attività del gruppo.

Domanda: A casa ho tre teenager che si rifiutano assolutamente di ascoltare la saggezza della Kabbalah. Come e quando posso parlare loro di questo argomento?

Risposta: Non parlare della Kabbalah finché non cresceranno e desidereranno ascoltarla da soli.
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Attiva il Gruppo

Nel gruppo c’è una costante circolazione di desiderio. Per me la chiave è essere più attivi nell’analisi e nella correzione, perché la mia attitudine corretta verso gli altri ritorna a me migliore e rinforzata, introducendo così dei cambiamenti nel modo in cui il gruppo mi influenza. In base alla misura in cui valorizzo gli amici, la mia debole spinta evoca una forte retroazione.

Tutto qui dipende da quanta importanza attribuisco loro. Potrebbe essere che il gruppo sia molto grande, ma non lo stimo per niente, o potrebbe essere che sia piccolo, ma lo considero come il miglior ambiente del mondo. Questa è la mia scelta. Cambio il mio destino costruendo con loro l’attitudine corretta. Fino ad ora  è avvenuto tutto secondo il piano della natura: sono cresciuto e loro mi hanno riempito di entusiasmo, ma adesso mi è stata data l’opportunità di creare un’attitudine identica verso di loro.

E’ possibile grazie alla frammentazione dei vasi, come risultato della quale oggi vedo i miei desideri come estranei, isolati e indipendenti da me. Ho l’opportunità di correggerli esternamente ed io stesso costituisco solo il punto che il Creatore ha accesso in me.

Tutta la realtà, tutte le anime sono davanti a me ed io sono una scintilla che ha bisogno di costruire l’attitudine corretta verso di loro e di relazionarmi a loro come il Creatore si relaziona agli esseri creati, perché queste anime sono il mio vaso spirituale. Mi è stata data l’opportunità di cominciare a relazionarmi a loro consciamente, intenzionalmente, e loro in risposta mi rinforzano. Scopro così gradualmente di avere una connessione con il Creatore e ne deriva che il mio vaso è Malchut riempito di Luce superiore.

Solo qui c’è la mia sola scelta. Il gruppo, da parte sua, mi darà tutto quello che mi è necessario, ma se non coopero selettivamente e non lo voglio specificamente, il mondo mi porta al cammino della sofferenza, chiamato “a suo tempo”.

Attiva il gruppo se vuoi essere sul cammino veloce e giusto verso lo scopo, perché dall’ambiente corretto riceverai la Luce, la forza dello sviluppo accelerato.

Oggi percepisci Malchut dell’Infinito come “questo mondo”. Questa realtà ti influenza e ti cambia in base al modo in cui ti ci relazioni. Tutto dipende dalla tua attitudine, dalla misura in cui crei ed inviti su di te l’influenza degli amici. Portali nell’angolazione corretta della tua percezione e loro faranno attecchire la Luce su di te, dopotutto hai a che fare con Malchut dell’Infinito data a te per il lavoro.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.11.2011, “Matan Torà [Il Dono della Torà])

 

Il congresso di Arava è una disconnessione programmata da tutti i disturbi

Domanda: A cosa serve l’isolamento del gruppo al congresso nel deserto di Arava?

Risposta: Ci riuniremo qui per gettare le basi di una nuova società, il cui scopo sia quello di raggiungere l’adesione al Creatore. Al fine di riuscirci, dobbiamo raggiungere l’adesione tra di noi, e per riuscire in questo, dobbiamo unirci, disconnetterci da tutti i disturbi che arrivano dal mondo esterno. Infatti siamo piccoli e ci dobbiamo dare forza a vicenda, e non dobbiamo lasciare che il mondo interferisca con quello che stiamo facendo. Questa è la ragione per cui andremo nel deserto.

In passato certi gruppi di Kabbalisti prendevano delle misure molto più straordinarie per isolarsi dall’ambiente esterno. L’uomo deve concedersi più di libertà da questo mondo confuso e insensato per raccogliersi un po’ di più in se stesso e capire quale sia il suo destino.

Nel turbine della vita, frastornati dal baccano delle radio e delle televisioni, non possiamo far emergere la voce sottile della nostra anima o raggiungere una labile ispirazione interiore. Il fatto è che non abbiamo l’energia per farlo. Anche i Kabbalisti, che hanno vissuto centinaia e migliaia di anni fa in un mondo completamente diverso, che non conoscevano le “meraviglie” dei mezzi di comunicazione, si isolavano, togliendosi dal loro ambiente abituale, addirittura “andavano in esilio”, lasciando le loro case senza portarsi dietro niente; vagavano per anni e tiravano avanti con quel che riuscivano a guadagnarsi per mangiare.

Noi non sappiamo nemmeno cosa stiamo perdendo nel mondo moderno, che ci subissa e ci insudicia con la sua sporcizia. Vogliamo ottenere qualcosa di meraviglioso? Se lo vogliamo, allora quali sforzi stiamo facendo per scappare da queste bassezze?

Varrebbe la pena trovare il tempo per questo genere di isolamento, durante il quale sentiremo solamente le nostre forze, senza i disturbi del mondo esterno. Prendiamoci un giorno nella vita per sentire che siamo noi invece di sentire chi sono loro, questi disturbi.

Ovviamente non costringiamo nessuno a partecipare e non facciamo una lista di chi verrà e di chi no. Non spuntiamo elenchi per il futuro. Chi non vuole o non può venire, non lo faccia. In questo senso, tutto è lasciato alla libertà individuale. Però, se un uomo viene, deve partecipare alle iniziative che il gruppo ha stabilito per aiutarci a staccarci da tutto, per sentire solamente noi stessi.

Non desiderate delle volte essere soli con voi stessi? Questo è anche il modo in cui il gruppo vuole essere solo con se stesso, per sentirsi. Entriamo in una stanza, chiudiamo la porta e restiamo con i nostri pensieri. Ed è così che vogliamo fare. In realtà, questa è un’idea chiara e comunemente accettata. Ma per noi non è solamente un minuto di riposo, ma un distacco dal “livello delle donne e dei bambini” per ascendere al “livello degli uomini”.

Nell’articolo “L’importanza del gruppo” il Rabash scrive: “Quando un uomo lavora lungo il cammino della verità, ha bisogno di isolarsi dagli altri uomini. Infatti il cammino della verità richiede una certa forza di carattere perché va contro il pensiero comune. Le opinioni del mondo sono costruite sulla conoscenza e la ricezione, mentre le opinioni della Torah sono costruite sulla fede e sulla dazione. Se un uomo è distratto, allora si dimentica subito di tutto il lavoro del cammino della verità e cade nel mondo dell’amore per se stesso. Solamente nel gruppo gli amici si aiutano a vicenda, e perciò ogni uomo riceve dal gruppo la forza per combattere le opinioni comunemente accettate”.

Il mondo superiore è il nostro mondo interiore. Dobbiamo spostare la nostra osservazione dall’esterno all’interno. Perciò, con l’aiuto degli amici, proveremo ad entrare in noi stessi, a guardarci dentro, per acquisire una saggezza profonda, per raggiungere l’intimo significato della Torah. Non c’è altra scelta e ne abbiamo bisogno.

Un uomo deve essere costantemente immerso nella sua interiorità, penetrare nelle sue profondità, ed è proprio qui che rivelerà il vero mondo. Il mondo esterno ci confonde di proposito in mondo che attraverso i conflitti e la resistenza, costruiremo la nostra strada puntando all’esterno. La nostra lotta consiste nel penetrare sempre più nel profondo la realtà del mondo che abbiamo davanti ai nostri occhi, e che ci spinge verso l’esterno.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “Arvut (Garanzia Mutua”)

Il vero lavoro è interiore

Domanda: Studio la Kabbalah da alcuni anni e per me è diventato chiaro che quello che importa di più è il mio lavoro interiore. Tuttavia mi sembra ancora di non capire realmente di cosa si tratti. Potrebbe spiegare più dettagliatamente che cos’è il lavoro interiore?

Risposta: Il mio lavoro interiore è cercare il più possibile di unirmi al lavoro interiore collettivo, di creare un vaso per la ricezione della Luce. La fine di un’azione è nel suo pensiero iniziale. Prima anelo allo stato nel quale io rivelo il Creatore. Che cos’è questo stato? È lo stato nel quale si uniscono diversi punti nel cuore. Se con questi punti nel cuore creo il giusto sistema unificato in cui risiede il potere della dazione, vi scoprirò la forza chiamata il “Creatore”. Scoprirò Lui in base al livello della nostra unione.

Il nostro lavoro interiore quindi è basato sull’unità, sulla garanzia mutua. È detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso, è la vera regola della Torah”. Una regola (Klal) che contiene tutta la Luce. Questa è l’unica cosa di cui ho bisogno, ed è per questo che vi sono concentrato.

Cerco di fare diverse cose che portino all’unione dei punti nel cuore. Cerco delle opportunità per unirmi e per risvegliare gli amici verso questo obiettivo. Mi interesso affinché tutti siano nella stessa intenzione, pensiero, sull’essere ispirati e connessi in modo che questo fuoco tra di noi possa ardere. Allora lì riveleremo il Creatore.

La Sua rivelazione è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno. L’essenza dell’intera saggezza della Kabbalah è la rivelazione del Creatore agli esseri creati in questo mondo.
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(Dalla 2° lezione del congresso in Arava del 28.10.2011)

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