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Tutto inizia dal gruppo

Abbiamo bisogno di costruire il nostro lavoro secondo una disposizione precisa.

  1. Non posso rivolgermi al tutto, al grande pubblico, prima che sia incluso con il gruppo (gruppo di dieci)
  2. Solo dopo che mi sono incluso in esso, ricevo la Luce circostante (Ohr Makif).
  3. Dopo di che influenzo l’intero, la gente, quello che noi chiamiamo “educazione”
  4. Ci uniamo a loro.
  5. Io porto il tutto al gruppo, che si chiama portare le “nazioni del mondo” a “Israele”, e tutti meritano la scoperta del Creatore.

Dal gruppo trasferisco al tutto (←) e dal tutto ritorna al gruppo (→), e per mezzo della luce Circondante riceviamo la Luce Interiore (Ohr Pnimi). Perché ora abbiamo un Kli, il desiderio di ricevere, insieme con l’intenzione.

Io mi trovo semplicemente nel mezzo, migliorando l’operazione. Io lavoro in un gruppo con Galgalta ve Eynaim (GE), e con il pubblico, che è l’AHP, e io sono rimasto a metà del terzo superiore (1/3) di Tifferet dove  c’è libera scelta.

Pertanto, se non sono incluso in un gruppo, non so da dove cominciare. Ognuno dei miei passi deve partire da questa inclusione e questa è l’azione più importante e il fondamento di tutte le azioni. Se vi è l’inclusione, allora è possibile continuare ad agire, se non c’è inclusione, allora è impossibile continuare. Infatti, dopo questo non agisco con le mie forze, ma in particolare per la forza della mutua inclusione che ho ricevuto dal gruppo, grazie alla sottomissione. La mia forza individuale è egoista e solo attraverso l’annullamento del mio ego, attraverso l’inclusione tra gli amici (1), posso ricevere da loro la forza di dazione, con il cui aiuto mi rivolgo al pubblico (2).

E poi io lavoro con esso anche in base a come ho lavorato con il gruppo di dieci. Il mio inserimento all’interno della società è come l’inclusione con il mio bambino a cui voglio dare tutto il bene. Io non condiscendo, anzi, chino il capo davanti al pubblico con l’amore.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.08.2013, conversazione riguardo le decine)

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Non costruire un “Vitello d’Oro”

E’ molto difficile convincere una persona, sebbene abbia già cominciato a studiare la Kabbalah, che dobbiamo connetterci con gli altri. Essa non ha un desiderio o un bisogno per loro. Al contrario, la persona media preferisce avvicinarsi ai suoi vicini e ad altri. Dopo tutto, sente che per lei è preferibile mantenere dei buoni rapporti ed evitare conflitti in modo da avere una vita più sicura.

Ma una persona che ha ricevuto un desiderio personale di scoprire il potere più alto, per scoprire il mondo e conoscere il significato della vita, diventa molto individualista. Non vuole essere connessa con nessuno, sente che la domanda essenziale si trova dentro di lei. Dunque le è molto difficile sentir parlare di connessione, che le appare come un gioco per bambini ed incomprensibile in qualsiasi forma.

E’ per questo che oggi sono molto felice per essere riuscito ad iniziare a parlare di questo. Siamo giunti vicini a trovare il punto fondamentale. Se saremo preoccupati di ciò tutto il tempo, tutto il resto sarà rivelato mediante essa al suo interno, all’interno della connessione fra di noi.

La nostra unità è quel punto nero attraverso cui passiamo la barriera (Machsom) verso un altro mondo, “la cruna dell’ago” di cui il Creatore dice: “Aprite un varco per me come la cruna di un ago”. Dopo esserci collegati con un solo cuore, in un unico desiderio, noi siamo connessi ad un punto. Tutti i nostri punti sono connessi ad un punto che crea un’ apertura come la cruna di un ago. Se ci prepariamo in questo modo, allora apriamo un passaggio verso il nuovo mondo, quindi il livello più alto sarà rivelato a noi, questo è il primo passo sulla scala spirituale.

Questa esigenza di connessione è preparazione per il ricevimento della Torà. E’ chiaro che non realizzeremo la connessione se non con l’aiuto del potere superiore. Ma il nostro lavoro è di sentire i bisogni di connessione e di costruire una preghiera comune.

E’ logico che non abbiamo nulla per cui pregare, sia privatamente sia collettivamente, fatta eccezione della necessità di raggiungere la connessione. E così scopriamo tutti i risultati positivi di cui abbiamo bisogno. Ma se decido da solo che devo capire di più, per avere più successo, o anche ad amare di più, questo dimostra la mia superbia. E’ necessario chiedere soltanto per la connessione, e di diverso da questo, nulla: questa sarà la nostra preghiera comune.

La “preghiera dei molti” non può essere diversa da questo –soltanto di unità. E non fa alcuna differenza quello che viene fuori da questo, i risultati saranno precisamente in base alla disposizione della scala o dei livelli che dobbiamo salire sempre più in alto. Non stabiliamo la loro disposizione; piuttosto decidiamo soltanto che dobbiamo connetterci sempre più forte tra tutti noi.

Questa significa che non chiedo una ricompensa. Essa verrà da sé, si scoprirà nella società, vale a dire nella connessione fra noi, e che stiamo cercando solo questo. Questa è una verità molto semplice, ma continua a scivolare perché il nostro ego si rinnova continuamente. Siamo ripetutamente forzati a ritornare alla ”preghiera dei tanti” nella quale siamo uniti come uno, in un’unica richiesta.

E se vogliamo aggiungere le altre richieste a questo, anche gli obiettivi spirituali più alti, come il successo nell’educazione integrale e l’attrazione di tutte le persone ad essa, ma poniamo questo come nostro obiettivo personale, allora ciò non è corretto. Questa volta è ancora lo stesso orgoglio che ci forza a decidere che tipo di connessione deve esserci fra noi. Così si costruisce un “vitello d’oro”.

Il “vitello d’oro” non è soltanto il lavoro di una persona per il bene del suo ego. Non dicono nulla di ciò nella Torà. Il “vitello d’oro” è il desiderio della persona di stabilire per se stesso la forma del suo avanzamento spirituale personale invece di desiderare semplicemente la connessione. Il “punto nel cuore” raccoglie tutti i punti e sale la montagna in modo da ricevere la Torà, la Luce che Riforma. E poi tutti i desideri che sono raccolti ai piedi della montagna si collegheranno allo stesso punto e spariranno nel punto di connessione.

Ma, nonostante tutto questo, una persona è attratta dal decidere qualcosa da sola, per aggiungere una sorta di richiesta privata che gli è indispensabile per il suo avanzamento a servizio del Creatore, questo è chiamato un “vitello d’oro”. Questi sono livelli spirituali molto elevati. L’intero sistema spiegato nella Torà di come ci dobbiamo muovere in modo da raggiungere il completamento della correzione, dall’inizio alla fine, è soltanto con la forza di connessione e con nient’altro.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 26.07.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Il Creatore in ogni oggetto del nostro mondo

Domanda: Com’è possibile arrivare a sentire che attraverso la cooperazione con un altro uomo io sto dando soddisfazione al Creatore?

Risposta: Perché succeda abbiamo bisogno di immaginare che dietro ad ogni amico, dietro al gruppo, si trovi il Creatore, che “non c’è nessun altro tranne Lui”, e che tutte le nostre relazioni sono infatti con Lui e non con nessun altro, è solo il quadro del mondo che mi confonde.

Adesso le persone sono sedute davanti a me. In questo io devo sentire che sono collegato a loro; sono collegato al Creatore. Più mi comporto rispetto a loro in una forma sempre più chiara e diretta, più intensamente io mi annullo davanti a loro, più intensamente mi annullo rispetto al Creatore. Dall’altra parte, più provo a donare loro correttamente, di portarli in questo stato, allora più sarò come il Creatore. Vale a dire, mi relaziono con loro sia come persone più grandi di quello che sono io (superiore) o come persone che sono più piccole di quello che sono (inferiore), ed io mi ritroverò sempre nel mezzo, tra questi e quelli.

In conclusione, sia con gli uni che con gli altri, questa è la mia relazione con il Creatore. E questo è ciò che mi viene dato in modo che io possa vedere il Suo rapporto rispetto a noi attraverso gli altri; è stabilito in questo modo affinché sia più facile per noi riuscire a lavorare con loro. Tutto dipende dalla nostra motivazione.
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(Dal Congresso di Stoccolma “Gioia ed Unione” 30.08.2013, Giorno Uno, Lezione 2)

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Il modo per sentire l’anima collettiva

Domanda: Lo stato del mio gruppo è uguale a ciò che acquisiamo con lo “Schermo“? Lo stato del gruppo è lo “Schermo”?.

Risposta: Quando spingo il mio ego, il mio “io” lontano da me, e voglio prendere parte al gruppo con tutta la mia volontà, allora conseguo il mio stato corretto. Se ognuno di noi fa la stessa cosa, allora incominciamo a creare ciò che è chiamato un “gruppo”.

Questa intenzione condivisa che è la somma (?) delle nostre intenzioni (Kavana), è chiamata “Neshama” (Anima). E’ completamente nostra.

Con la divulgazione del metodo integrale, il 99% dell’umanità inizierà a percepire quest’anima attraverso di voi. Tutto ciò che si trova sopra di voi è il gruppo, compresi i Kabbalisti delle precedenti generazioni e tutti coloro che sono veramente più in alto di voi. E tutto ciò che si trova al di sotto di voi è il 99% dell’umanità. E voi diventate il canale, il conduttore, tra il livello superiore e quello inferiore.

Domanda: E’ possibile dire che nel preciso momento in cui inizio a sentire che le informazioni stanno passando da me a loro, il gruppo incomincia a formarsi? E’ come se io fossi responsabile per coloro verso i quali faccio divulgazione, ed essi entrano automaticamente nello stato di gruppo?

Risposta: Essi sono collegati a te, diventano parte del sistema generale del mondo, sebbene non consciamente, come dei bambini piccolini. E lentamente, nella misura della loro partecipazione a questo, essi raggiungono la consapevolezza, la sensazione dell’anima collettiva.
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(Dal congresso in Stoccolma “Gioia ed Unione” 1° giorno 30.08.2013, Lezione 2)

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Lo Zohar: Il programma di controllo del “Computer” della creazione

Il Libro dello Zohar, “La Notte della Sposa,” Paragrafo 145: La parola HaVaYaH è scritta sei volte, e ci sono sei versi da “i Cieli dichiarano” e fino a “La Torà del Creatore è perfetta” (Tehilim [Salmi], 19:2-8). E questo è il segreto della parola BERESHIT, che è composta di sei lettere: “IL CREATORE HA CREATO ET (I) CIELI E LA TERRA,” sei parole in tutto.

Lo Zohar spiega il programma: “C’è un programma davanti a te. Leggilo, parlane, e discutine. Coloro che ci riescono, lo ricordano, e coloro che non ci riescono, lo dimenticano; non importa. Lavoraci. In ogni caso non lo comprenderai. Ma, impegnandoti in questo programma, leggendolo e volendo conoscere di cosa si tratta e di cosa parla, lo stai piano piano mettendo insieme dentro di te, dentro i tuoi vasi, nei tuoi discernimenti.”

Questa è la ragione per cui leggiamo del programma di funzionamento. Esso si riveste in noi nella misura in cui noi vogliamo che lo faccia. Il testo stesso ci aiuta ad essere in qualche modo connessi a questo programma.

Ci sono anime differenti. Per la prima generazione il programma che è stato scritto nella forma della Torà era sufficiente, le generazioni che sono seguite hanno avuto bisogno di aggiunte, i Profeti, la Mishnà, Gemarah, e sempre più nuovi libri. Nel complesso, però, essi spiegano tutti il programma iniziale, i cinque libri della Torà, aiutandoci a desiderare di mettere insieme questo programma dentro di noi di modo che inizieremo effettivamente a funzionare in base a questo programma.

Domanda: Se seguiamo l’analogia del computer e del programma, allora l’hardware è il nostro desiderio di ricevere. Cosa fa il programma con il desiderio di ricevere, come lo fa funzionare in modi diversi?

Risposta: Nel nostro caso l’ hardware, il desiderio di ricevere, non cambia. Rimane lo stesso. A giudicare dall’Hardware il computer è perfetto. Tutta la differenza tra i programmi sta nelle connessioni, nei loro numeri, nella loro capacità di connettersi.

Il software connette solamente tutte le parti del computer, dà un numero ad ogni casella di memoria, in base alla sua importanza, e collega tutte le celle. Di conseguenza, ogni cella di memoria contiene alcune informazioni e sono tutte collegate in base ad un certo ordine. Questo ordine può anche cambiare, ma fa tutto parte dello stesso software.

Questo è ciò che effettivamente abbiamo. Tutte le celle adesso contengono uno e zero e tutto dipende dalla connessione tra queste celle. Questa è la vita, questo è tutto il software, tutto il programma di funzionamento, e tutto ciò che c’è. Non prendiamo in considerazioni le attuali celle di memoria, non lo zero e non l’uno in ogni cella. Cos’è importante e cosa determina le cose è l’ordine della connessione tra le stesse e la dinamica delle reciproche connessioni che cambiano costantemente, poiché questo è ciò che determina il flusso di informazioni che viene percepito in noi come il flusso della vita. La stessa cosa succede adesso nel nostro corpo.
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(Dalla 2.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.07.2013, Il Libro dello Zohar — Introduzione)

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La radice del Lavoro Spirituale

La radice del lavoro spirituale sta nel trovare il fondamento delle azioni che il Creatore compie su di noi. Nel momento in cui riveliamo che il Creatore è ovunque, che Egli è alla base di tutto e che è Colui che sostiene tutto, di fatto iniziamo a lavorare nel capire e riconoscere tutto questo. La comprensione ed il riconoscimento sono al di sopra della ragione dentro dei nuovi vasi e non nei vasi che abbiamo adesso.

Quindi, la nostra ascesa lungo i livelli della rivelazione è la rivelazione della Provvidenza superiore e la comprensione che il Creatore ha preparato e predisposto tutti gli eventi ed è la causa di tutto quello che succede. Più in alto saliamo la scala del conseguimento, più profondamente scopriamo le nostre radici guardando indietro a tutta la strada compiuta per ascendere fino al mondo di Ein Sof (l’Infinito).

Ogni volta scopriamo che ogni ascesa ha una radice più profonda di quello che pensavamo. Ogni azione, anche la più piccola, ed ogni stato hanno migliaia di diverse ragioni che sono collegate a migliaia di altre importanti azioni che influenzano la precise fondamenta della creazione.

A noi sembra di attraversare diversi eventi e accadimenti personali nei nostri rapporti con gli amici, con il gruppo, con il mondo esterno, con la nostra famiglia, con noi stessi, ma improvvisamente scopriamo come tutto questo, anche i dettagli più piccoli, sono collegati a tutta la realtà, a migliaia di anni evoluzione del nostro mondo, ad altri cicli di vita, agli elementi dell’universo, di tutta la creazione, al di sopra di tutti i mondi.

In questo modo dal “davanti” percepiamo “ciò che è dietro”, e da “ciò che è dietro” percepiamo il “davanti”. Con questo reciproco aiuto – come si dice, ” Alle spalle e di fronte mi circondi” – riveliamo il Suo diretto ed indiretto controllo. Un uomo desidera ardentemente che il “davanti” e “ciò che è dietro” siano rivelati, allora il “davanti” è rivelato, ed in questo modo la Luce di Hassadim e la Luce di Hochmà gli vengono rivelate una dentro l’altra nei nuovi vasi, ed egli consegue le sue radici.

Dalle radici, egli già consegue Colui che le mette in azione, che le prepara e le aggiusta, che significa, il Creatore, come è detto: “Dalle Tue azioni noi Ti conosceremo“.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.07.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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Chi sta proiettando il film della nostra vita?

Ad ognuno di noi è stato dato un punto nel cuore, una Reshimò (gene spirituale) del livello successivo, e così cominciamo a realizzarla. Ma come farlo? Dopo tutto, da un lato, vi è un desiderio che si concentra sul Creatore, ma dall’altro, sembra che ci sono molte forze e fattori, e siamo attratti da un certo posto non sapendo cosa fare e come farlo.

Su ogni livello facciamo scelte senza sapere verso cosa siamo attratti, ciò che ci sta accadendo, o da dove provengono tutti gli attributi e i nuovi desideri che si trovano dentro di me, ecc.

Il risultato è che ho un problema ad unirmi alla forza superiore. Il mondo intorno a me, ossia i diversi fattori che mi influenzano, le persone, gli animali, la natura vegetale e inanimata, non sono oggetti corporei, ma forze che ci influenzano. Devo attribuirle al Creatore e capire che Lui è l’unica cosa che si trova dietro di loro, il direttore capo, il regista e l’operatore. È così a tutti i livelli e in ogni stato.

Ma c’è un problema: come faccio a raggiungere la rivelazione del Creatore? Rivelare il Creatore significa stabilire che solo Lui gestisce il mondo intero.

Egli ha creato un Masach (schermo) intorno a me sotto forma di una sfera sulla quale proietta un film perenne chiamato “il nostro mondo”, “il mio mondo”. Devo cercare di sapere chi sta proiettando questo film per me. È per questo scopo che mi viene mostrato il film sullo schermo in cui mi trovo. Ogni volta vengono proiettati persone, eventi e sentimenti diversi e tutto avviene solo affinché io possa rivelare il direttore sopra di loro, e che mi concentrerò solo su di Lui, attraverso tutti i problemi. Non esiste nessuno tranne Lui.

Ma tutto ciò che mi influenza nega l’unione con il Creatore e mi fornisce sensazioni e informazioni che sono totalmente opposte a Lui. Così mi sento diviso. Da un lato, ho la sensazione di questo mondo, di una moltitudine di cause e dei (non importa come lo chiamate). D’ altra parte, vi è solo una forza.

Il mio obiettivo è uscire dallo stato di molteplici cause, lo stato di sentirsi diviso, dal momento che io non capisco perché ho incontrato così tanti problemi su tutti i lati. E per di più, improvvisamente mi trovo in uno stato di crisi. Non mi sentivo così prima, non riguarda la rivelazione di questo sistema dal momento che non c’era nessuno per il quale rivelarlo.

La crisi mi spinge a mettere in discussione le molteplici cause. Cosa sta accadendo in questo mondo? Mi prende la paura animalesca del futuro: come vivere e cosa fare?

Il problema aumenta. Le domande che sorgono e le crisi si integrano tra loro e mi conducono ad un dilemma (Δ): ” Che cosa dovrei fare in questo mondo? Qual è la ragione di tutto ciò che accade?” Devo capire la ragione della crisi.

Nel momento in cui io so di cosa si tratta, sarò in qualche modo in grado di affrontarlo. Mi spinge a cercare; questo può richiedere anni, e potrebbe anche passare attraverso una terza e una quarta guerra mondiale. Tutti questi sono processi storici e possono essere molto lunghi e durare per decenni.

Finalmente dopo una lunga ricerca, mi rendo conto che c’è un Creatore, la forza che evoca tutto questo, che gestisce e determina tutto. Una persona comincia a chiedersi perché il Creatore fa tutto . Ma egli si chiede come noi, come le persone con un punto nel cuore. Il momento i cui una persona sente che c’è una certa causa che deve scoprire, è già il punto nel cuore.

Successivamente una persona raggiunge un gruppo di Kabbalisti, e si impegna nello studio e nell’educazione integrale e raggiunge gradualmente la correzione. Siamo già nello stato, quando dopo aver raggiunto la giusta connessione nel gruppo (cioè ciò che l’educazione integrale e l’educazione è – anche per noi), ci rendiamo conto della metodologia spirituale (“la realizzazione del gruppo”) e raggiungiamo la correzione.

Quindi l’obiettivo principale è come Baal HaSulam dice nell’articolo “Non esiste nessuno tranne Lui“, che anche se sentiamo una moltitudine di cause, dobbiamo constatare che esiste una sola causa per tutto ciò che accade. Questo è il nostro lavoro, il nostro chiarimento, e tutto.

Il Creatore ci manda tanti problemi che ci riducono in pezzi e dobbiamo concentrare loro solo su una causa. Questo avviene perché i molti problemi che vediamo sono in realtà tutti un solo problema, la nostra mancanza di comprensione, la nostra opposizione. Dal momento che siamo fatti di diversi attributi, la nostra opposizione a Lui si rivela sotto forma di molte contraddizioni differenti.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.07.2013, Shamati 59 “Riguardo il Bastone e il Serpente”)

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I “Più” e i “Meno” del Congresso

Domanda: Dopo il congresso, cerchiamo costantemente di mantenere il livello che abbiamo raggiunto lì, nonostante l’egoismo ulteriore che adesso stiamo scoprendo dentro di noi. Com’è lo stato che adesso ci si sta rivelando in relazione al processo che stiamo attraversando?

Risposta: Non possiamo salire come vogliamo se non diamo valore al nostro sforzo, che è la nostra ricompensa. Ora, dopo il congresso, dobbiamo essere felici che abbiamo perso il gusto dell’unione e che noi non sentiamo alcun desiderio di connetterci. I nostri rapporti sono diventati opachi, insapori e bui. Ma questo in realtà è grandioso dato che ora possiamo cercare di riempire il vuoto che ci viene rivelato!

Dobbiamo vedere questa opportunità come un regalo. Si tratta infatti di un vero e proprio dono dall’alto. Abbiamo voluto dare e ora abbiamo un vuoto che possiamo riempire! Quando potremo sentire di nuovo un simile vuoto?

Lo stato di unione durante il congresso ci è stato dato come esempio affinché ora possiamo essere in grado di fare la stessa cosa da soli. Durante il congresso ci è stato dato il “più” in modo che ora che è comparso il segno “meno” faremo la stessa cosa. Il più è l’esempio che è venuto dal Creatore. Ora abbiamo la possibilità di ripetere le sue azioni e raggiungere lo stesso risultato.

Il segno più si distingue per la salita mentre il segno meno indica una discesa. Il Creatore ci ha dato un esempio, Egli ci ha rivelato il sentimento, la forma, e ora dovremmo fare lo stesso. Noi, però, non diamo valore a questo sforzo e non ci sentiamo grati per questo, ma piuttosto malediciamo il Creatore e ci offendiamo per ciò che ha fatto con noi. Trascuriamo la possibilità di diventare come lui.

È durante una discesa che siamo in grado di provocare e attirare su di noi la Luce Circostante. Tutto il problema è che dobbiamo farlo, ma non lo facciamo.
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I passi per l’avanzamento spirituale

Domanda: Quali passi abbiamo bisogno di compiere per poter pensare e sentire tutto all’interno del centro del gruppo, perché è questo che è specificamente necessario per accelerare la nostra adesione come gruppo mondiale?

Risposta: La combinazione di tutti i metodi che Rabash ci insegna nei suoi articoli sono adatti per portare l’unione:

  • Annullare te stesso davanti agli amici.
  • Mostrare loro quanto per me sia importante lo scopo, quanto il Creatore è grande ai miei occhi.
  • Giocare di fronte a loro al fine di sollevarli, e con questo sollevo me stesso.
  • Ridurre me stesso davanti a loro, accettare tutto ciò che esigono da me.
  • Partecipare a tutto ciò che aiuta nella divulgazione perché tramite questo avviene la scoperta del Creatore tra le Sue creature. In particolare questo è il Suo primo, il più grande, e unico desiderio. Pertanto la divulgazione è il più grande mezzo per il nostro avanzamento.
  • Partecipare alle riunioni degli amici e al resto degli eventi condivisi.

Tutto questo al fine di riunirsi insieme, arrivare all’unione e creare un “Kli” condiviso, in cui si rivela il principio di equivalenza con il Creatore.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.07.2013, Shamati 59 “Riguardo il Bastone e il Serpente”)

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Taratura del cuore di dolcezza — amarezza

Quando la mente é d’accordo che la verità è nella dazione, una persona deve lavorare sul suo cuore, che secondo la sua natura, sente solo il ricevere come dolce e la dazione come amaro. Il lavoro di conversione della ricezione in dazione é il lavoro del cuore. Logicamente sono d’accordo e adesso devo sentire la dolcezza nella dazione. Questo si ottiene con l’abitudine, svolgendo certe azioni prima con vigore: ascoltando quello che dicono gli amici, avendo invidia di loro e provando a fare quello che fanno loro.

Queste azioni, che sono contro la mia volontà, attirano la Luce che Riforma su di me. Dopo tutto, non si tratta della mente che può essere persuasa, ma del cuore, dei desideri. Soltanto la Luce può cambiare il desiderio poiché lo creò in primo luogo. Allora se io lavoro sistematicamente per attirare la Luce Circondante sui miei desideri, gradualmente comincio a sentire l’importanza della dazione.

Ci vogliono diversi anni. Dopo tutto, dalla prima settimana del mio arrivo, sono venuto solo ad imparare, e a parlare proprio della grandezza della dazione. Vedo come gli amici ne parlano e ripeto dopo di loro, come un bambino che ripete quello che dicono gli adulti, anche se non capisce ciò che significa. Però consapevolmente eseguo azioni di dazione verso gli amici, il che significa che io studio con loro con l’intenzione di attirare la Luce che Riforma, per cambiarmi.

Continuo a pensare alla Luce che cambierà la mia attitudine verso la dazione. La dazione deve essere più di una semplice verità teorica che riconosco nella mia mente grazie all’ evidenza ottenuta. Ora sto cercando la Luce che cambierà il mio cuore quindi sentirò la dolcezza della dazione.

Alcune delle dolcezze che proviamo nella dazione sono il risultato delle mie azioni. Se aiuto gli amici, ricevo una risposta positiva da loro e mi sento già in quella dolcezza. Loro mi trattano in modo gentile come risposta alla mia dazione ed io comincio a rispettare me stesso per aver dato a loro e per aver aiutato gli altri. Significa che comincio a cambiare la mia attitudine verso la dazione perfino da semplici azioni corporali, che mi permettono di sentire il suo gusto dolce e piacevole.

Però il cambiamento più importante del sapore viene effettuato dalla Luce che Riforma. Tutto questo lavoro si chiama il lavoro del cuore.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.07.2013, Shamati 148 “ Il chiarimento di amaro, dolce, vero e falso”)

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