Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

Se ci troviamo in un “Matrix”, come possiamo contattare il suo Creatore?

Nelle notizie (da news.com.au): “Gli scienziati dell’Università di Washington stanno conducendo esperimenti per scoprire se l’universo esiste all’interno di una simulazione al computer in stile Matrix creato dal supercomputer del futuro.

“L’esperimento potrebbe dimostrare che siamo solo pedine in una sorta di gioco per il computer più grande.

“Allora, chi ha creato questi super computer che potrebbero ipoteticamente avere potere sulla nostra esistenza?

“Il professor Martin Savage, uno dei fisici che lavorano al progetto dice che è poco chiaro.

Egli ha affermato: “Immaginate la situazione in cui possediamo un computer abbastanza grande che ci permetta di simulare il nostro universo, e iniziamo una simulazione sui nostri computer. Se questa simulazione durasse abbastanza a lungo, e avesse le stesse leggi del nostro universo, allora all’interno delle simulazioni emergerebbe qualcosa di simile al nostro universo, e la situazione si ripeterebbe all’interno di ogni simulazione”.

“In poche parole i fisici prenderebbero in considerazione la distribuzione dei raggi cosmici di altissima energia, al fine di cercare di individuare i modelli che potrebbero suggerire che l’universo è la creazione di un po’ di tecnologia informatica futuristica.

“Se si scoprisse che siamo giocatori in una sorta di programma per computer, il fisico ha suggerito che potrebbe esserci un modo di pasticciare con il programma, e giocare con le menti dei nostri creatori – il tutto, si capisce, in nome della scienza”.

Il mio commento: La Kabbalah rivela il programma di creazione del nostro mondo, dobbiamo dominarlo, e cambiare noi stessi in base ad esso, per rivelare il creatore di questo programma, per capire le sue intenzioni, motivazioni e obiettivi. E poi, dopo la correzione, il che significa la piena padronanza delle proprietà del creatore del programma, sviluppare al di fuori del “matrix”, nel mondo dell’infinito, cioè, possibilità illimitate.
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Nel calore della battaglia con i mulini a vento

Invece di tenere al principio del “non esiste nessuno tranne Lui“, il mio pensiero dipende da diversi fattori, che vedo davanti a me. Invece di guardare avanti per vedere oltre le persone, al di là del meccanismo, al di là di tutti i fenomeni naturali, e per vedere solo il Creatore e me, io, come una persona miope, guardo gli oggetti che sono vicini a me e li vedo come i fattori da cui dipende la mia libertà. Come Don Chisciotte, io combatto i mulini a vento, uno “scenario” senza vita.

Di conseguenza, il Creatore deve intensificare il male e le sofferenze, in modo che dovrò dare un’occhiata migliore a quello da cui la mia vita dipende. Lo fa in modo che non sarò in grado di fermare questa ricerca.

Noi vediamo l’esempio dello Stato di Israele: Ahmadinejad, Hamas, le minacce, i missili, Mubarak al posto di Sadat, Mursi al posto di Mubarak … il Creatore indurisce costantemente il cuore del faraone. Perché è così? perchè il popolo ebraico non vuole vedere la vera ragione di quanto sta accadendo. Nel frattempo, tutte le ragioni minori significavano solo una cosa: portare Israele al Creatore, quindi dobbiamo essere grati a loro per questo. Esse sono soltanto mezzi.

Di conseguenza, le persone devono essere un po’ più intelligenti, al fine di vedere con chi hanno a che fare e chi gestisce il mondo. I problemi ci ricordano solo qual è l’obiettivo, ed è facile sbarazzarsi di loro, se ci rivolgiamo al Creatore. Ma non ci rivolgiamo a Lui per ricevere “premi”, ma al fine di correggere noi stessi, al fine di aderire a Lui e portargli soddisfazione. Poi i “promemoria” attuali saranno annullati, e quindi l’ “angelo della morte” si trasformerà in un “angelo santo”.

Domanda: Quindi con chi stiamo lavorando, con il gruppo o con il mondo esterno?

Risposta: tutta la realtà, incluso il mondo esterno, me e il gruppo, è inclusa nel Creatore. Il mondo esterno mi dà un impulso negativo (1), evocando costantemente in me di rivolgermi al Creatore (2). Ma so che non posso rivolgermi a Lui direttamente. Per prima cosa deve rivolgermi al gruppo, e poi insieme ad esso verso il Creatore. Solo allora ho un vaso, un desiderio per esso, mentre nulla mi aiuterà se lavoro individualmente.

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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.12.2012, Scritti di Rabash)

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Deviatori sul percorso della luce

Domanda: In che modo lHanukkah, che ci viene raccontata come la data della vittoria dei Maccabei contro i Greci, è attuabile? Qual è il suo significato simbolico?

Risposta: Questa festa simboleggia il fatto che alla fine l’unità vince. Questa è la ragione per cui i Maccabei hanno vinto, e noi dobbiamo agire nello stesso modo.

Il significato della festa è molto semplice: se il popolo di Israele si unisce attraggono la luce, quindi vincono. Non con la forza. Tutte le forze del male possono essere sconfitte solo con l’unità, anche se molti si avvicinano già a questo approccio. In sostanza, questo è il nostro messaggio di garanzia mutua, che lascia fuori però un fattore chiave. Dopo tutto, i nostri nemici sono uniti ancor più di noi.

In realtà, Israele può vincere solo se la sua unità attrae la Luce. Poi attraverso Israele viene trasmessa ai nemici che li modifica da nemici in sostenitori. Questa è la vera vittoria.

Quindi la guerra si svolge in una dimensione totalmente diversa. Noi non lavoriamo sui fattori esterni, ma piuttosto sulla natura delle forze interne e con questo vinceremo la battaglia. Qui non dobbiamo dimenticare che abbiamo a che fare con una forza che tiene tutta la materia e che improvvisamente inizia a funzionare in modo opposto.

La forza di ricezione, dominante, con le regole crudeli del nostro mondo. Nel nostro mondo, i forti dominano gli altri e li usano a proprio vantaggio nella loro comprensione e sentimento, secondo i loro concetti.

Ma c’è un piccolo e debole gruppo, piccolo e debole secondo gli standard abituali. Nessuno prende in considerazione questo gruppo, anche se può essere come una lente di ingrandimento che fa passare la luce attraverso di essa, la grande forza della dazione. Questa forza non si accende nel gruppo stesso, ma nei suoi nemici, che poi si calmeranno, per essere corretti, ad esempio, questi sentono improvvisamente di avere a che fare con qualcosa di diverso in un posto completamente diverso.

Le nazioni del mondo pensano che Israele fa girare il mondo, e Israele è davvero in grado di fare questo, per il bene del mondo, ovviamente. Se non lo fa, allora è un male per il mondo. Così si scopre che il popolo di Israele porta sempre il mondo sia in modo buono che nel cattivo. Per questo hanno il libero arbitrio: Come dei “deviatori”, loro dirigono la Luce di Ein Sof (Infinito) in un modo o nell’altro, determinando la sua influenza sul mondo e la forma che prenderà.

La questione è se siamo in grado di vestire questa Luce con la giusta intenzione al fine di dare, o se non abbiamo la giusta intenzione. Dipende da noi, da l’organizzazione Bnei Baruch (BB). La Luce gocciola, e noi siamo in lei, ma siamo in grado di tenere la giusta intenzione?

Se lo facciamo, la Luce che Riforma raggiungerà tutti e il mondo sarà corretto. Poi, naturalmente, anche i nostri nemici scompaiono, o, in altre parole, i desideri e le forze ostili spariscono. Questo accadrà se saremo uniti, allora daremo alla luce il giusto abbigliamento dell’unione.

Se invece siamo separati non diamo alla Luce che passa attraverso di noi il diritto di “rivestirci” e si trasforma in tenebre per il mondo, il suo opposto. E’ un male sia per il mondo che per noi, poiché l’umanità tornerà ad essere contro di noi, con la sensazione che siamo la fonte di tutti i suoi guai.

Questa risposta continuerà fino a quando avremo finalmente capito che non c’è altro modo, e che dobbiamo correggere noi stessi per rendere noi stessi e il mondo intero parte del Creatore, portandoLe contentezza.

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L’invidia non è un difetto

Domanda: I Kabbalisti attribuiscono l’invidia alle qualità che aiutano la persona ad uscire da questo mondo ed entrare nel mondo spirituale. Ma perché dovrei invidiare gli altri? Dopo tutto ognuno è speciale e ognuno sta seguendo il suo sentiero personale. Perché mai l’unicità di un’altra persona dovrebbe rendermi geloso e spingermi sulla mia strada?

Risposta: Io evoco in me l’invidia, la brama e il desiderio di essere rispettato di proposito. Non è proprio come per qualunque persona normale che invidia il successo degli altri o che cerca la stima. In questo mondo noi invidiamo tutti i tipi di cose senza senso e veramente vogliamo cose frivole. Io, al contrario, prendo solo ciò che è necessario per vivere e non considero tutto il resto. Quando ho tutte le necessità di base, io costruisco me stesso per il lavoro spirituale e in questa cornice io utilizzo strumenti come l’invidia.

Diversamente, non avrò nulla con cui avanzare. L’invidia, la brama e il rispetto sono i tre approcci egoistici, e su cosa lavorerei senza di loro dentro di me? Sono queste tre qualità che mi tirano fuori da questo mondo; è come uscire dai mondi di BYA verso il mondo di Atzilut.

Così se voglio lavorare spiritualmente, guardo al lavoro degli altri e annullo me stesso davanti a loro. Allora vedo loro come i più grandi della nostra generazione: Loro sono andati molto avanti, loro hanno raggiunto la fine della correzione, e io li invidio. Se non li invidio sono senza forza e non mi posso muovere. Io ricevo tutta la forza per avanzare dal mio ego. Il giusto avanzamento con la giusta intenzione, che significa la forma che è rivestita nella materia è condotta a me dalla Luce, mentre la materia in sé stessa attraverso cui io ascendo è il mio proprio ego.

Domanda: Ma come posso difendere la giusta intenzione dall’invidia?

Risposta: L’intenzione viene costruita in relazione all’invidia, alla brama e al desiderio di stima. Tu cambi l’invidia in invidia verso il Creatore, il desiderio di rispetto in rispetto per il Creatore, la brama e urgenza di aderire a Lui. Senno, che cosa correggi? Che cosa costruisci, un castello immaginario sulle nuvole?

Domanda: Ma ancora, quando io provo invidia, il suo fuoco mi consuma.

Risposta: No, tu permetti a te stesso di evocare l’invidia, la gelosia, e il desiderio di stima solo dopo la restrizione, quando non è più per te, ma allo scopo di comprendere di determinare “lo spazio del lavoro”. Tutto dev’essere sotto controllo; altrimenti tu non puoi neppure cominciare.

In breve, prova. Non aver paura di cadere preda dell’invidia. Comincia a lavorare sopra di essa. Sei fortunato se invidi gli amici; è una cosa buona. Dopo tutto, non abbiamo altra forza per avanzare. Se vivessi da solo, senza un ambiente, sarei come un animale. D’altra parte, se la società mi incita e mi stimola mostrandomi costantemente che gli amici hanno ciò che mi manca, mi aiuta ad avanzare nella vita. Ho solo bisogno di un ambiente speciale che mi offra buoni esempi che io invidio.
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(Dalla parte 4 della Lezione quotidiana di Kabbalah 12.09.2012, “Pace nel mondo”)

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Due desideri impegnati con il pensiero della Creazione

Il desiderio si divide in due parti a causa delle “quattro fasi della Luce Diretta”. Il primo gruppo di desideri appartiene al livello della radice, la prima metà del secondo livello di spessore. Il secondo gruppo appartiene alla seconda metà del secondo livello – Bina, il terzo livello, ZA e il quarto livello, Malchut.

Il primo livello è ancora parte della diffusione della Luce che agisce sul desiderio. La seconda parte appartiene al desiderio di ricevere che sviluppa diverse azioni e che vuole assomigliare alla Luce, che significa che appartiene alla reazione del desiderio alla Luce. La sua prima porzione, la metà bassa di Bina è la pianificazione dell’azione, come una “testa”.

Ma quando il desiderio si sviluppa, ogni livello include tutti i livelli che lo precedono. Nella fase uno c’è la fase radice, nella fase due c’è la fase uno e la fase radice, nella fase tre c’è la fase radice, fase uno e fase due, nella fase quattro c’è la fase radice, fase uno, due e tre. Ciò significa che ogni livello include tutte le fasi precedenti e aggiunge ciò che principalmente lo caratterizza.

La fase quattro, Malchut, è di fatto la creatura in cui tutte le altre fasi sono incluse, i vasi che hanno assorbito gli attributi della Luce e sono perciò chiusi alla correzione. Il livello del desiderio più puro che si trova nella creatura è il livello radice e i livelli uno e due sono chiamati “Israele”, mentre i livelli tre e quattro sono le altre nazioni del mondo che non possono correggersi da sé perché la Luce opera nei primi livelli mentre il desiderio determina tutto negli ultimi livelli.

Perciò i desideri di “Israele” possono essere corretti sotto l’influenza della Luce. Loro hanno solo bisogno di attrarre la Luce verso di loro quando lavorano contro il loro ego. Loro hanno ancora un piccolo desiderio di ricevere ed è come se non li disturbasse nell’avvicinarsi al Creatore. Il terzo e il quarto livello non possono attrarre la Luce da sé stessi poiché il loro desiderio è così forte che loro non possono neppure pensare a queste correzioni.

Ma in accordo con il pensiero della creazione, questi desideri devono essere corretti dal momento che la quarta fase è la vera creatura e lo scopo del Creatore. Israele è la connessione tra il Creatore e Malchut che può assorbire le qualità della Luce e con il suo aiuto, quando è incorporata e connessa con il restante desiderio, correggere la sua parte spessa.

Così c’è una commistione di desideri e come risultato, Israele include le nazioni del mondo e le nazioni del mondo includono Israele. Questa incorporazione viene dall’Alto, ma più tardi ci dovrà essere un chiarimento con l’aiuto del lavoro di Israele. Questa parte del desiderio che è penetrata profondamente negli altri strati può attrarre la Luce che Riforma e con il suo aiuto, chiarire sé stessa.

Certamente Israele deve percepire la pressione dell’AHP, delle nazioni del mondo che hanno bisogno di questa Luce, affinché il desiderio di attrarre la Luce sia formato. Israele di per sé non ha bisogno di nulla; inizialmente è solo i vasi di GE, Bina. Ma quando fa esperienza della pressione delle nazioni del mondo, sente che ha bisogno della correzione.

Allora Israele richiama la Luce che Riforma e corregge sé stessa quando si connette al corpo collettivo, GE. Il desiderio collettivo che essi allora costruiscono è chiamato “Terra di Israele”, e la connessione tra loro è chiamata “Knesset Israel” (l’Assemblea di Israele) o Shechina, l’assemblea di tutte le anime di Israele, poiché questa parte è già indirizzata verso la Luce (Israele significa “Yashar El” – “dritto al Creatore”).

Se Israele si occupa della correzione, la Luce Circostante comincia ad agire persino sulla seconda parte del desiderio, sulle nazioni del mondo, quando porta loro pace. Se Israele non si preoccupa della propria correzione, le nazioni del mondo sentono pressione e iniziano a fare pressione su di lei più fortemente. Le nazioni del mondo spingono Israele ad unirsi con le buone o con le cattive.

Il processo di correzione è reciproco: GE lo inizia e poi le nazioni del mondo vi si uniscono. Come il processo avrà luogo dipende da Israele, se loro affrettano i tempi, che significa se aspirano alla correzione o meno.

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(Dalla parte 1 della Lezione quotidiana di Kabbalah 9.09.2012, Shamati #46)

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La formula per portare compiacimento al Creatore

Tutta l’umanità è un corpo spirituale e la correzione non è intesa per la parte che può essere spronata a farlo ma in realtà per la parte che non può.

È possibile recare compiacimento al Creatore solo se noi completiamo tutta la formula. Correggo me stesso allo scopo di connettermi a Israele—per correggerlo, e poi per correggere tutte le nazioni del mondo.

Questo significa che la mia preghiera dovrebbe includere i seguenti componenti: me che correggo me stesso per costruire un desiderio comune con gli altri, la parte corretta del desiderio chiamata “Israele” o “Shechina” e Malchut.

Tutto ciò è per connettersi con le nazioni del mondo—per recare compiacimento al Creatore.

Noi dovremmo pianificare la fine del processo e questo è il motivo per cui io lo inizio. Se io non fossi d’accordo con il risultato finale—compiacimento al Creatore, non comincerei l’intero processo, dal momento che allora ciò sarebbe un’azione egoistica.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 9.09.2012, Shamati 46)

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Quattro passi verso Keter

Quando si rivelano in noi delle intuizioni spirituali, di fatto cominciamo a vedere e a capire gradualmente e in modo sempre più chiaro che ogni cosa dipende dal “luogo” (il Creatore), il che significa dal numero e dall’intensità dei miei discernimenti che rivelano la realtà spirituale e che mi mostrano fino a che punto sono connesso a tutti gli altri. Tutto dipende dal numero dei discernimenti e principalmente dalla loro intensità e dall’intensità della connessione.

Ognuno di noi scopre improvvisamente diversi discernimenti della propria percezione egoistica, ma rinuncia al proprio ego al fine di connettersi con gli altri. Si scopre che una “ammaccatura” appare nel mio desiderio di fronte ad un “rigonfiamento” nel desiderio dell’amico, ed un “rigonfiamento” del mio desiderio appare opposto alla sua “ammaccatura.” Quindi ci connettiamo, poiché ognuno si arrende all’altro.

Si scopre che ho rinunciato ai miei interessi al fine di connettermi all’amico, ma lui, nella sua percezione, scoprirà questi “rigonfiamenti” del mio ego e annullerà sé stesso per connettersi con me. Dunque, noi non annulliamo il nostro ego, ma lo utilizziamo costantemente attraverso più “rigonfiamenti” e “ammaccature.” La nostra percezione sensibile e raffinata e la sua intensità dipendono dalla quantità di tali connessioni, nelle quali scopriamo sempre più discernimenti.

Questo è come il vaso generale costruito per l’interesse generale. Più scopro mancanze comuni, più posso annullare me stesso e connettermi con gli altri. Ma poi devo pensare al motivo per cui lo sto facendo —per la rivelazione della Shechina (Divinità). Qui devo raggiungere un’ulteriore connessione che è più interiore e per uno scopo più alto, scoprendo che è il Creatore.

Il Creatore non è una qualche personalità, ma un discernimento che ho rivelato come conseguenza della mia chiarificazione. È la Sefira superiore di Keter, che scopro dopo aver chiarito tutte le Sefirot che la precedono. Proprio come il comandamento dell’amore, che dobbiamo raggiungere, ma che in realtà non siamo in grado di raggiungere. Esso si rivela a noi da sé se attuiamo tutti i comandamenti che lo precedono.

Avviene lo stesso quando si tratta di connessione. Se io lavoro con il mio punto nel cuore nel gruppo e mi connetto con gli amici, allora all’interno di questa connessione, in tutte le quattro fasi, scopro la loro radice interiore chiamata Shechina. La Shechina simboleggia la rivelazione del Creatore.

Non posso costruire da solo quest’ultima fase, Keter, colui che dona. Si rivela poiché salgo i quattro gradini verso di essa.

Ho fatto tutto quello che era in mio potere, ho rivelato da solo le quattro fasi e le forme di connessione, e poi scopro la fase Keter sulla quale però non posso lavorare da solo. Questa è la Shechina. Da parte mia, posso completare il lavoro e così vi sarà una scoperta che mi attende, come è detto “ho faticato e ho trovato.”
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 13.06.2012, “L’Arvut (la mutua garanzia)”)

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Il Machsom è una barriera psicologica

Il Machsom è un punto psicologico fino al momento in cui io lavoro solo per il mio piacere, dopo di esso, io lavoro per il piacere del Creatore o del prossimo, per qualcuno al di fuori di me. Questo è ciò che devo raggiungere.

Questo limite, questo grado, viene chiamato il Machsom. Il confine tra il nostro mondo e il mondo spirituale è semplicemente psicologico. Se io mi prendo cura di me stesso, anche se al tempo stesso sto aspirando al Creatore, alla spiritualità, ma agisco ancora per me, questo, il mio stato, si trova attualmente al di sotto del Machsom e viene chiamato “Lo Lishma.” Se invece io realizzo che sto pensando solo al piacere del Creatore, in modo che tutto il piacere non sia per me, allora io, i miei desideri e le mie intenzioni, sono già oltre il Machsom e questo, il mio stato, viene chiamato “Lishma“.

Il Machsom è un punto psicologico che devo attraversare, e poi sarò nella spiritualità, nell’intenzione di dare. In seguito, quando mi trovo al di là del Machsom, devo alzare sempre di più i miei desideri e le mie intenzioni oltre il Machsom.

Oppure si può anche metterla in questo modo: Insieme all’ego che cresce in me, insieme a tutti i piaceri che crescono, io elevo il punto più alto del mio Machsom, mentre, sulla base del desiderio di provare piacere, viene rivelato come l’inclinazione al male, passo dopo passo, alzo il punto del Machsom fino a Ein Sof fino a quando tutti i miei desideri saranno davvero per la dazione.

Non è importante come la si mette: elevare le intenzioni sul Machsom o elevare la condizione del Machsom fino a Ein Sof, ciò che conta è che sto lavorando per correggere l’intenzione di utilizzare i desideri che crescono, non per me, ma per gli altri/il Creatore.
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Il dolore è un esame per l’amore

Amiamo il  Creatore  perchè è la sorgente da cui deriva il piacere. Chiaramente questo è un amore egoistico e condizionato. Se il creatore ci avesse mandato invece dolore, certamente avremmo risposto odiandoLo.

 

Ma quando una persona chiamata un “lavoratore del Creatore,” soffre facendo il lavoro spirituale, egli associa il dolore con il suo  egoismo  e cerca di correlare il Creatore con l’amore. Significa che divide se stesso in due parti, quella che riceve e quella che da. Nella parte che riceve egli sente la sofferenza ma desidera trascendere al di sopra di essa. E allora, considera le sue sofferenze un “controllo” del fatto che il suo amore copra veramente tutte le trasgressioni e che può veramente salire sopra tutti gli stati che lo fanno soffrire.

Poi, capisce, vede e conosce per certo che la sua attitudine verso il Creatore non dipende dal suo ego. Altrimenti, egli non ha mezzo o criteri per fare il controllo.

Quindi la relazione con il Creatore è basata sul fatto che egli si annulla per il fine della dazione, e che egli percepisce il suo egoismo originario come fosse una cosa peggiore della morte. Ma solo sotto questa condizione egli può essere sicuro che il suo amore per il Creatore è incondizionato e perfetto.
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(Dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah 12.08.2012)

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Baal Ha Sulam ha scritto un articolo intitolato “La ragione della Difficoltà nell’Annullare Se Stessi al Creatore.” Basicamente, questo è molto importante. Dopo tutto, la cosa che giace tra noi oggigiorno è il nostro ego, o “Io”. Se provassimo ad annullarlo, noi sentiremmo il Creatore nell’estensione della nostra nullificazione.

Il mio egoismo si estende al mondo dell’Infinito. Io gradualmente mi annullo; in altre parole, io lo correggo in 125 gradini e il Creatore continua a manifestarsi sempre più nell’egoismo corretto.

Lasciateci marcare il punto del cuore in rosso. Sono io e il mio egoismo è davanti a me. Io mi sforzo il più possibile per togliere queste “fette” di egoismo, fino a che non le correggo tutte. E ogni volta che le correggo, il Creatore diventa rivelato in esse.

In questo modo, l’ “Io” giace prima di noi, tra noi e il Creatore. Questa è la ragione per cui l’articolo è chiamato: “La ragione della Difficoltà nell’Annullare Se Stessi al Creatore.”

Una persona sperimenta difficoltà quando desidera annullare se stessa per il bene del Creatore, in altre parole, quando lui desidera sacrificare il suo “Io” per la qualità della Dazione. Dopo tutto, annullare te stesso significa smettere di occuparti di te stesso. Inoltre, questo è solo il primo stadio. E poi, una volta corretto me stesso il mio intero egoismo passato “smette di occuparsi” di me, io comincio a usarlo per lavorare per il bene degli altri.

Allora, la ragione completa del perché sia difficile annullare te stesso risiede nella persona che si sente come se il mondo intero rimanesse al suo posto, ma lui scompare. Allora lui con cosa viene lasciato? Sembra che sia assolutamente nulla. Lui lascia la sua famiglia e gli amici al fine di annullare se stesso per il bene della dazione.

Allora ciò che sono io, i miei amici, i parenti, il mondo, è tutto quello che è in me e quello che possiedo? Altri problemi e domande emergono. Non importa quanto io voglia farlo, improvvisamente mi sento che qualcosa di nuovo mi trattiene dal di dentro, non mi permette di aumentare o investire pienamente me stesso.

Così l’ego, l’unico male nel nostro mondo, è multisfacettato. E si tiene dall’essere rivelato sempre più. Sembra che io sia andato al di sopra di lui, che io non abbia bisogno di niente per me stesso, sia pronto per entrare negli altri ed esista solo in loro, ma proprio nel momento in cui arrivo a quel punto, diversi pensieri che mi forzano improvvisamente si svelano in me, diversi desideri, intenzioni a molteplice direzione e una volta ancora perdo la concretezza, l’intenzione corretta.

Allora, tutto questo problema, la ragione della difficoltà è semplice, il problema è la mancanza di percezione del Creatore. E l’unica cosa che può venirci in aiuto con tutti i nostri sforzi è solo percependo, rivelando il Creatore. Non può esserci nient’altro: Sia nel caso tu percepisca sempre te stesso, sempre rimarrà in te, e questo egoismo ti fa “traballare”, prendendo i tuoi pensieri da un’altra parte, sia che il Creatore ti sia rivelato e solo allora sarai in grado di essere nella potenza del Creatore, il potere della dazione, e non il tuo egoismo.

E, Baal Ha Sulam scrive che appena la persona sente il Creatore, la sua anima, il suo desiderio immediatamente vorrà connettersi alla radice, essere una parte di ciò, annullare se stessa senza un singolo pensiero, solo compiendolo naturalmente. Noi dobbiamo raggiungere questo stato, in altre parole, noi dobbiamo forzare il Creatore a essere rivelato in noi. E allora tutti i problemi scompariranno.

Per questa ragione, la cosa più importante che una persona ha bisogno di raggiungere è la percezione del Creatore al fine di sentire che è questa qualità, questa forza che riempie l’intero mondo e controlla tutto e non c’é nient’altro dietro a Lui. Nessuna mancanza di egoismo rimarrà vuota. Tutto ciò diventa riempito con il Creatore e diventa il Suo assoluto obbediente “attrezzo operativo” facendo tutto in accordo alla qualità della dazione e connessa con lei senza alcun problema.

La Luce superiore ha creato questo desiderio, lo ha rotto e formato nella forma che percepiamo. La Luce ha fatto specificamente il desiderio in questa maniera e l’ha cambiato completamente riempiendolo. Questo perché la cosa più importante di cui ha bisogno una persona è di raggiungere la percezione del Creatore, di sentire che la sua qualità riempie l’intero mondo e controlla e governa tutto in assoluto.

Questo sta succedendo ora, ma è celato a noi al fine di obbligarci a rivelarLo, a desiderare la Sua rivelazione. Noi dobbiamo raggiungere questo grado di disperazione dove comprendiamo che solo la rivelazione del Creatore può salvarci. Nessun altro appello potrà funzionare: venendo insieme, dandoci le corrette intenzioni, dandoci forza, comprendendo ciò che succede, anche unendoci – tutte queste cose saranno conseguenze della rivelazione del Creatore.

Baal Ha Sulam scrive che l’intero sforzo di una persona nel lavoro spirituale si deve manifestare nel raggiungimento di questa sensazione, in altre parole, la realizzazione del fatto che in realtà, l’unica cosa che gli manca e che risolve assolutamente tutti i problemi è la percezione del Creatore. Lui non deve pensare a nient’altro ma alla ricompensa principale che vuole ricevere per tutti i suoi sforzi; essere riempito dal Creatore.

Non ci sono domande in questo stato. Tutto è chiaro. Ma noi perdiamo la libertà di scelta in questo caso? Diventiamo come “pupazzi sacri”? Il Creatore ci governa e questo ci obbliga a operare attraverso la dazione. Questo significa che noi ci trasformiamo in “angeli”?

Questo no. Questo è perché la qualità della dazione, che noi riceviamo dalla percezione del Creatore, non nullifica l’egoismo. Lo riempie solo e, assieme, loro diventano come due categorie, due forze, due qualità, che si completano mutualmente. Una persona raggiunge la vera libertà di scelta quando ha queste due forze in egual proporzione. Il Creatore non sopprime l’egoismo e non lo nullifica; Lui lo bilancia in una maniera tale che la persona raggiunga l’abilità di esistere tra queste due qualità, queste due forze della natura.

E allora noi cominciamo a far crescere il nostro punto nel cuore, connettendo queste due forze insieme con esso. Lui cresce come una goccia di sperma nell’utero materno.

Baal Ha Sulam rimarca che è necessario sapere che non c’é differenza tra la grande luce e una piccola illuminazione, che raggiunge una persona. Dopo tutto, non ci sono cambiamenti nella Luce. Tutti i cambiamenti avvengono solo nella percezione.

In altre parole, noi siamo sempre nel completo, enorme volume di Luce, ma noi lo sentiamo solo nell’estensione della sua corrispondenza, nella similarità delle nostre qualità alle sue. E solo i nostri sforzi nel rivelare il Creatore creano le qualità più grandi in noi. Se una persona è capace di incrementare il suo desiderio diretto attraverso la qualità della dazione alla stessa estensione, lui aumenta la quantità di Luce che entra in loro.

Cosa può fare lui per incrementare il suo desiderio, per espanderli e prepararli per essere più vicino alla Luce? La risposta di Baal Ha Sulam a questo: lodando ed esaltando il Creatore, le qualità dell’amore e dazione, le qualità di relazionarsi col vicino e gli altri al di fuori di te stesso.

Quando una persona agisce in questa maniera, lui si sente grato verso il Creatore per averlo portato più vicino a Lui, per avergli dato almeno una costituzione, un qualche punto di partenza che gli consente di cominciare ad agire in questa maniera, di salire al di sopra del nostro mondo, il nostro stato egoistico. La persona acquisisce l’abilità o almeno sente lievemente il Creatore, la qualità della dazione, per capire un po’ di cosa si parla nel gruppo, cercando di trovare il suo centro – il sentimento che sorge tra noi.

Questi sono già dei flash preliminari di Luce. Anche se noi sentiamo questi come se fossero i nostri desideri, i nostri pensieri, come se ci fossimo mossi e trovato qualcosa in noi. In realtà, noi non siamo capaci di trovare niente in noi. Quando noi sviluppiamo certe sensazioni, tutte loro provengono dalle vibrazioni della Luce, che sono talvolta vicine e talvolta distanti da noi. Quando una sensazione di calore avviene tra noi, quando noi esprimiamo una migliore connessione, una più grande rete di relazioni, è solo perché la Luce superiore sta cominciando a manifestarsi.

E la cosa più importante è che in aggiunta all’importanza di tutto questo, io ho sempre bisogno di essere conscio e tentare costantemente di verbalizzare dentro me stesso quanto è importante per me la connessione con il Creatore, questo potere di dare, questa forza universale, che ora mi é nascosta; come la rivelazione di queste due forze ti darà l’opportunità di agire liberamente, di essere come il Creatore in relazione a chiunque altro, nella stessa intenzione, amore e dazione.

Questo non è accidentale, è stato il creatore che ha dato all’uomo l’opportunità di avanzare spiritualmente. Lui è con noi, con tutti gli amici in giro per il mondo. E, più importante, la persona crede questo che è, all’espandere sempre più i Kelim, il posto dove la Luce, il Creatore, si manifesterà eventualmente.

La gratitudine al Creatore deve essere sempre maggiore della richiesta; all’interesse deve seguire gratitudine affinché la mia attitudine verso la qualità della dazione venga realmente dal mio movimento nella sua direzione. E questo avviene solo quando io armonizzo me stesso alla gratitudine.

Noi abbiamo bisogno di esprimere gratitudine per tutto, anche la più spiacevole delle sensazioni. In questa maniera una persona comincia a comprendere l’unicità del governo del Creatore sopra di lui. Lui comprende e realizza tutto questo, anche le influenze più negative di cui fa esperienza in questo mondo, che sono designate per il suo bene, per il suo beneficiare. E il Creatore soffre di questo miliardi di volte più di lui, come noi soffriamo riguardo ai nostri figli.

Questo perché noi non dobbiamo incolparlo di alcuna cosa, essere arrabbiati con lui, o essere infelici per qualcosa. Quando una persona comprende che lui è sotto l’influenza di una singola, costante, eterna Forza, allora, ovviamente, questo stato non potrà esistere. Lui all’inizio sperimenta sempre la sensazione di gratitudine enorme come se ci sciogliessimo in esso e poi il suo interesse ci segue nella stessa direzione.

Ma, Baal Ha Sulam scrive che dal momento in cui una persona sperimenta tutto dentro il suo desiderio, lui non sarà più capace di valutare precisamente il grado attuale di connessione tra lui e il Creatore. Questo è perché il nostro desiderio egoistico, fino a che non è corretto, sempre “assorda” la valutazione della nostra connessione al Creatore. Non importa come Lo percepisco, anche se è nella miglior maniera possibile, io continuo ad avere sensazioni riguardo a questo e le valuto. E la mia valutazione è sempre più bassa. Questo perché è fatto nel mio desiderio egoistico e non corretto e questo perché io rimango sempre infelice riguardo qualcosa. L’egoismo rimuove un’enorme quantità di “ipertono”, “alte armoniche” dalla percezione del Creatore e lascia solo una povera luce.

Immagina: invece del mio amato apparire prima di me per abbracciarmi e ricoprirmi di baci, io sono stato spedito in un sottile pacchetto. Similmente, il mio egoismo alla fine rimuove completamente tutto: io ricevo qualche pacco che sembra assolutamente  insignificante.

Noi dovremo completare questo da soli: queste “armoniche”, “ipertono”, le cose filtrate dall’egoismo, le cose superiori sono tagliate, l’attitudine speciale, il piacere e la sensazione. Noi dobbiamo aggiungere queste cose che sono state filtrate dal nostro egoismo attraverso l’utilizzo della gratitudine ed esaltando il Creatore.

Se sarò in grado di fare questo, allora comincerò a percepire la manifestazione del Creatore precisamente in queste “armoniche” aggiuntive. Il filtro rimuove Lui e mi lascia senza niente tranne un piccolo, insignificante regalo, un piccolo brivido ed io dovrò restaurarlo. E lo faccio rivolgendomi a Lui con ammirazione ed essendo grato. Allora, nel dirigermi verso di Lui, il Creatore si rivela.
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(Dal Congresso di Kharkov “Uniting to Ascend” del 19.08.2012, Lezione 6)

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