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L’Occultamento della perfezione e anche della sua assenza

Noi abbiamo origine nello stato della perfezione totale, chiamato “il mondo dell’Infinito”. L’unica cosa che manca è la realizzazione di questa perfezione e questa può essere rivelata solo come “il guadagno della Luce a partire dall’oscurità”, cioè, in primo luogo si rivela la mancanza di perfezione e dentro di essa, la perfezione.

Col fine di creare la sensazione dell’imperfezione, si sviluppano, come una preparazione per noi, molti dettagli dell’occultamento nel mondo dell’Infinito. Il più grande occultamento è quello nel quale ci troviamo ora, in questo mondo, nell’ultimo dei 125 livelli di occultamento. Pertanto, questi livelli sono chiamati “mondi”, Olamot, che ha origine dalla parola Olama, occultamento.

Tutto quello che dobbiamo fare è rivelare il mondo dell’Infinito, la perfezione nella quale siamo, in accordo al piano della creazione “di beneficiare le creature”, col fine di capire che questo stato è davvero il più perfetto, meraviglioso e migliore di tutti gli stati possibili.

All’inizio ci sembra che il nostro oscuro stato di occultamento sia completamente tollerabile. Possiamo anche beneficiarne e non vogliamo spostarci da esso verso nessun altro luogo; però poi, riveliamo sempre di più delle cose che in questa vita non ci soddisfano e cominciamo a discernere quello che è imperfetto nel nostro stato e quello che può arrivare ad essere perfetto nel futuro.

È così che ci troviamo con molte cose che ci mancano (cioè, l’imperfezione): il cibo, il sesso, la famiglia, il denaro, l’onore e la conoscenza. È così che riveliamo che all’interno di queste fonti di riempimento, in via definitiva, non ci può essere perfezione. Il riempimento è possibile solo se esco da me stesso e riempio gli altri, diventando così uguale al Creatore, cioè devo rivelare il Creatore, il mio Creatore ed essere simile a Lui.

Dopotutto, lui non è presente nel mio stato materiale, nei miei desideri e necessità attuali. Allo scopo di trovarlo, ho bisogno di un’aspirazione completamente diversa, un bisogno per la dazione e come risultato della mia dazione a Lui, lo rivelerò dentro di me e raggiungerò l’adesione; cioè, acquisirò la stessa forma, la stessa qualità che ha Lui. Questo sarà il mio vero desiderio, quello nuovo, l’unico che mi manca, quello che definisce la mia imperfezione, e non c’è nient’altro! Esiste solo il desiderio di rivelare la qualità del Creatore dentro di me, finché non raggiungo l’adesione totale.

Quando una persona fa degli sforzi per raggiungere questo desiderio, lungo il cammino vede che ha bisogno dei mezzi per farlo: il gruppo, tutto il mondo, il maestro, i libri, lo studio ed il lavoro al di sopra della conoscenza. Alla fine, però, raggiunge la sensazione dell’imperfezione e capisce che la perfezione significa l’adesione con il Creatore, con l’attributo della dazione che si rivela nella persona; però adesso non c’è l’ha!

Questa realizzazione si chiama “Mi sono sforzato ed ho trovato”, perché adesso ha trovato il desiderio corretto, e se sperimenta il suo stato come imperfetto e manca solo dell’attributo della dazione (dare allo scopo di dare, o anche ricevere allo scopo di dare), allora si produce un cambiamento dentro di lei e passa dalla mancanza di perfezione alla perfezione. In questo senso, tutto è determinato dai suoi sforzi.

Tuttavia, gli sforzi non devono essere quello che voleva fare dall’interno del suo egoismo, ma in accordo a quello che ascolta dal maestro ed a quello che realizza nel gruppo. Lungo il cammino vede molti stati come questo, nei quali deve ridimensionarsi e realizzare le istruzioni dei nostri maestri, le guide nel cammino. È così che inclina la bilancia con i suoi sforzi, ridimensionandosi davanti al consiglio dei kabbalisti.

Quindi, partendo dalle “613 raccomandazioni” (Eitin) arriva alle “613 istruzioni della Torà” (Pkudin), il che significa che corregge i suoi desideri e merita una “scoperta”, la rivelazione del Creatore dentro la creazione.

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24 Luglio 2011, Shamati)

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Uno scontro dentro di me tra il nuovo ed il vecchio mondo

All’interno della testa di ogni grado (Rosh) si produce una collisione tra la Luce e lo schermo, cioè tra l’intenzione “per il bene della dazione” ed il piacere che sentiva direttamente all’interno del desiderio di ricevere. Piacere diretto è come se io sentissi qualcosa di saporito nella mia bocca e questo gusto è direttamente relazionato al mio desiderio.

Adesso però, devo causare un colpo, cioè devo introdurre un nuovo calcolo, devo mettermi tra il piacere e il desiderio che stanno insieme dentro di me. Devo stare tra di loro e dare loro una nuova forma di connessione, perché da loro due, voglio costruire il Creatore affinché possano trattarsi reciprocamente con la dazione!

Questo si chiama un colpo (Hakaa), poiché vengo in contro a questa connessione diretta tra il piacere e il desiderio, ed in virtù di questo, costruisco la testa del grado.

Il “volto” del Partzuf è la forma della sua dazione, che la persona deve costruire partendo dalle nuove relazioni che vuole stabilire tra il piacere e il desiderio. Lei si interpone tra loro e non li lascia in contatto diretto perché vuole che si relazionino tra loro nella forma della dazione. È così che si costruisce la forma del Partzuf spirituale.

Cioè, la forma del Partzuf si costruisce sulla base delle nuove relazioni tra il piacere e il desiderio, dopodiché il Partzuf non vuole accettare tutte le altre parti dei piaceri e dei desideri che non hanno potuto prendere la forma della dazione, la forma del Creatore. Risulta che si trova con un eccesso di desideri e di Luci che sono al di là dei suoi calcoli.

È li che allora nasce un conflitto tra questa forma diretta che resta, questo Partzuf aggiuntivo, separato, nel quale sono connessi direttamente il desiderio ed il piacere ed il nuovo Partzuf santo che è stato costruito, il quale contiene la corretta connessione tra il piacere e il desiderio, ciò che crea un “volto”. La persona sente lo scontro tra queste due forme: tra la ricezione di tutto per se stessi, come lo convince a fare il Creatore e la nuova forma di dazione che ha appena creato. Lo scontro reciproco di queste due forze si chiama “collisione delle Luci, quella circondante e quella interna”.

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.07.2011, Prefazione alla saggezza della Kabbalah)

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Elevati col fine di giustificare tutto

Nella Lettera 1 di Baal HaSulam c’è una parabola su di un re che si affezionò tanto ad un suo servitore, da volerlo elevare al di sopra di tutti i ministri …

Nominò il servitore come funzionario della guardia della porta della città e disse ad un ministro, che era un abile burlone, di fingere di mostrarsi contrario al regno …

Il ministro fece come il re gli aveva ordinato e con grande saggezza ed astuzia, finse di guerreggiare contro la casa del re. Il servitore rischiò la sua vita e salvò il re, lottando con devozione e valore contro il ministro, fin quando il suo grande amore per il re fu evidente a tutti.

Poi, il ministro si tolse l’abito e ci fu un gran riso perché aveva lottato così ferocemente per accorgersi poi che lì c’era stata solo finzione e che non era reale … Ogni elemento individuale di questa terribile guerra era diventato un giro di risate ed allegria …

(Poi per la seconda volta il re) disse a quel ministro che doveva vestirsi come un ladro ed assassino e muovere guerra feroce contro di lui. Il re sapeva che nella seconda guerra, lui avrebbe mostrato grande saggezza (Chokhmà) ed avrebbe meritato di restare a capo di tutti i ministri.

Allo stesso tempo, il servitore ereditò la “saggezza” (Chokhmà) dalla conoscenza posteriore e dall’amore della conoscenza precedente e quindi è stato innalzato per l’eternità.

È vero che tutte le guerre in questo esilio sono una vista meravigliosa e tutti sanno dentro di sé che tutto è una specie di ingegno ed allegria che porta solo il bene. Tuttavia, non c’è nessuna tattica per alleviare il peso della guerra e della minaccia su di sé.

In realtà non sappiamo perché dobbiamo attraversare tutte le sofferenze, i problemi, le guerre e la confusione e dall’altro lato, i chiarimenti, i successi, gli errori … Quale è lo scopo di tutta questa sofferenza?

Più tardi, in questo cammino, ci rendiamo conto gradualmente di come, partendo da questo, acquisiamo conoscenza, saggezza, potere e comprensione del sistema generale.

Studiamo le azioni del Creatore che ci vengono date, e come risultato Lo realizziamo e Lo capiamo, come è scritto, “Dalle tue azioni, ti conosceremo”. In base alla misura in cui Lo capiamo, cominciamo a sentirlo.

Tuttavia, la ragione per la quale, senza dubbio, dobbiamo arrivare a questo per mezzo di un cammino difficile, non ci è chiara. Adesso, mentre siamo ancora nel cammino della correzione, non siamo capaci di capirlo, ma solo quando ci eleviamo allo stato di perfezione al di sopra delle limitazioni, possiamo farlo. Allora, otterremo la mente e le sensazioni necessarie, i mezzi che ci abilitano a scoprire la giustificazione di questo cammino.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.06.2011, “Una parabola su di un re”)

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La preghiera delle diciotto Sefirot

La vera preghiera è “la preghiera delle diciotto benedizioni”. Si tratta delle nove Sefirot della Luce Diretta e delle nove Sefirot della Luce che viene Riflessa non in Malchut, che è il desiderio di ricevere piacere, ma in Yesod, che è al di sopra del desiderio egoistico. In altre parole, prevede l’intenzione di utilizzare Malchut per donare. Da qui derivano 18 tipi di relazione che abbiamo con il Creatore: nove dalla Luce Diretta e nove dalla Luce Riflessa..

Usare Yesod al posto di Malchut, significa agire dal lato della “misericordia” poiché stiamo cercando di trovare la proprietà della dazione, ci stiamo sforzando di diventare uguali alle “prime nove Sefirot” (Tet Rishonot), che discendono dal Creatore all’essere creato, Malchut, la 10.a Sefira. Ed il nostro unico desiderio è di rivelare queste nove Sefirot, le proprietà del Creatore, vale a dire, farle nostre, assorbirle, e diventare uguali ad esse nelle nostre nove Sefirot della Luce Riflessa.

Perciò, una vera preghiera si forma dentro di noi. Infatti, a causa del mio desiderio di diventare uguale alle prime nove Sefirot, mi impegno nelle nove Sefirot della Luce Riflessa e chiedo di utilizzarle affinché Malchut diventi totalmente uguale alle nove proprietà del Creatore che entra in essa. Dunque, le mie nove Sefirot della Luce Riflessa diventano il vaso (Kli) che accetta le nove Sefirot della Luce Diretta, ed io ricevo la Luce nella mia preghiera immediatamente.

Se sapessimo pregare così, allora impiegheremmo la Luce superiore nel modo giusto, cercando di capire come fare per ricevere la misericordia e la forza della dazione da essa e, da qui in poi, rivestiremmo la preghiera della nostra Luce Riflessa che sale dal basso verso l’alto. Dunque, la preghiera sarà un atto che contiene assolutamente tutto in sé, che rivela le prime nove Sefirot in Malchut; esse si percepiranno come le nove proprietà superiori in essa e come l’ascesa della Luce Riflessa da Malchut che sale dal basso verso l’alto, diventando “il rivestimento” per la Luce Diretta, mentre viene calcolata e ricevuta dalla Luce Riflessa. Tutto questo si compie attraverso la preghiera delle “diciotto benedizioni”. Dunque, “la preghiera delle 18 Sefirot” è la preghiera base nel lavoro spirituale.

Se “l’ascesa dei mondi” avviene durante il lavoro spirituale, negli stati come lo “Shabbat” (il Sabato), una “festività” speciale, allora si presenta come “la preghiera delle 18 Sefirot” che viene modificata perché una Luce più potente scende dall’Alto e fa sì che il lavoro al di sotto di essa, nella nove Sefirot della Luce Riflessa, cambi per contenere tutta la Luce ci arriva durante le feste. Questo è il modo in cui organizziamo il nostro lavoro spirituale.

Questa è la ragione per cui è scritto che “tutto è fatto con il potere della preghiera” e “ContemplateLo giorno e notte”, poiché la preghiera è un atto che contiene tutte le fasi che costruiscono il Partzuf spirituale: l’ingresso della Luce superiore, seguita dal calcolo nella testa del Partzuf, la sua interazione attraverso il contatto la Luce (Zivug de Hakaa Be Rosh), e l’espansione della Luce verso il basso. Tutto questo riguarda l’intero processo che il Partzuf affronta nel suo sviluppo: concepimento, nutrimento, maturità (Ibur, Yenika, Mochin). Tutto questo è contenuto nella preghiera delle 18 Sefirot: le nove Sefirot della Luce Diretta che si rivestono delle nove Sefirot della Luce Riflessa.

E tutto questo avviene mentre mantengo l’intenzione di essere trasformato invece che tentare di modificare la Luce superiore, che si trova in assoluta immobilità e brilla sempre al suo massimo splendore e al massimo della sua potenza nella testa (Rosh) di ogni livello spirituale. Un uomo, che è solamente al principio del suo lavoro spirituale, deve prendersi del tempo per esaminare il proprio atteggiamento rispetto alla forza superiore che è non si modifica. Questa forza colma l’intera creazione e non cambia.

Infatti, colui che è superiore è totalmente aperto verso di noi ed irradia tutta la sua Luce, mentre i cambiamenti avvengono solamente in colui che riceve. Perciò, la mia preghiera non è una supplica rivolta a colui che è superiore perché cambi, ma è invece la ricerca dentro di me dei desideri giusti che mi permetteranno di connettermi con la forza superiore e, piano piano, nutrire me stesso nel cammino che mi porta ad essere identico a Lui.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.05.2011, Shamati #113)

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Il mio obbiettivo è desiderare

Domanda: Com’è possible ricordarsi del Creatore per tutto il giorno? Com’è possible inserirLo in ogni momento della nostra giornata?

Risposta: Noi siamo in Malchut del mondo dell’infinito, che è completamente colmato dalla Luce. Però, invece di questo stato eterno e perfetto, noi vediamo e percepiamo le nostre qualità che ci dipingono il mondo che è davanti a noi. Perciò, se ci vogliamo dirigere verso il traguardo, verso la percezione del mondo dell’infinito, allora abbiamo bisogno della garanzia mutua del nostro ambiente. Gli amici ci devono dare la forza, il desiderio, la perseveranza, la diligenza, e la comprensione dell’importanza dello scopo.

Infatti, io ho solamente uno scopo – ottenere il giusto desiderio, e niente altro. Devo fare in modo di avere costantemente la percezione di non essere abbastanza impegnato a fare del bene al Creatore nel modo in cui Lui lo fa a me.

Si potrebbe obbiettare, “Ma io non so cosa Lui mi sta dando. A giudicare dalla mia vita, a volte potrei dire che sarebbe meglio che non mi desse niente.” Questo è vero. Ovviamente, ogni uomo rifiuta le cose in base ai propri difetti. Perciò, il mio atteggiamento verso il Creatore può essere definito in questo modo: io voglio raggiungere uno stato in cui avrò il desiderio di donare a Lui.

Ed il risultato arriverà grazie all’influenza della Luce, grazie agli sforzi che facciamo volta per volta. La Luce si spande su di noi ancora di più e, improvvisamente, queste illuminazioni creano il desiderio nell’uomo.

Non sappiamo cosa sia Lishma, il risveglio dall’Alto. Ma quando arriva, un uomo è in grado di dire, “Adesso so, adesso comprendo”. Un uomo deve fare degli sforzi, come un bambino piccolino, e da questi sforzi emergerà la percezione. Ma non prima di allora.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 07.05.2011, Shamati)

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L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

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Al notiziario in diretta: Tredici minuti sulla cosa più importante

La crisi che ha coinvolto il mondo era molto evidente nei congressi che abbiamo tenuto recentemente, compreso quello italiano di tre settimane fa e specialmente in quello di Madrid, Spagna, di una settimana fa. Le popolazioni sono nella confusione, ed il tasso di disoccupazione tra i giovani è del 40%. E le cose peggiorano tutti i giorni. Ci sono dimostrazioni e proteste che tengono occupate le strade delle città, e altro ancora.

Io sono andato di proposito a camminare per le strade di queste città per parlare con la gente. Nessuna delle persone con cui ho parlato sa che cosa fare e così le proteste continuano davanti ai palazzi del governo. Ma anche i governi non sanno che cosa fare. Tutti sono nella confusione e nessuno ha colpa di niente. Ma bisognerebbe capire che tutto succede perché ci troviamo ad affrontare la sfida della natura.

Il lavoro non può essere creato dal niente, da uno spazio vuoto. E a che scopo? In questo mondo esauriremmo le risorse naturali che ci sono rimaste ancora più velocemente, distruggeremmo la terra, e inquineremmo l’ambiente ancora un po’. Le nostre risorse di acqua e di aria diminuirebbero ancor più velocemente. Allora, perché dovremmo stimolare questa economia in deterioramento? Solo per dare un lavoro agli uomini? Con questo genere di conseguenze, è meglio non dare loro niente!

In Spagna, sono apparso sul più popolare canale televisivo nell’ora di massimo ascolto. Invece di parlare solamente per pochi minuti, che mi erano stati accordati in base alla programmazione, l’intervista è durata tredici minuti. Ve lo immaginate – tredici minuti durante le notizie del mattino, tra i servizi che riguardavano i fatti più importanti del giorno! Il fatto è che non riuscivano a smettere di intervistarmi.

Il mio suggerimento è stato semplice e si è tradotto in un consiglio pratico: dobbiamo mettere gli uomini seduti a studiare: gli uomini dovrebbero ricevere dei sussidi di disoccupazione (che rappresentano anche la più efficace strategia di risparmio) e si dovrebbe insegnare loro in quale genere di mondo stiamo vivendo, cosa c’è davanti a noi, e che genere di sfide la natura ci sta lanciando.

Non si tratta dei capricci di qualcuno o degli interessi di una certa parte di coloro che governano. Non si tratta di altro che della natura, che ci sta sfidando. E per noi la sfida sta nel cambiare. Non dobbiamo cambiare altro che noi stessi.

Dobbiamo diventare un apparato globale ed integrato, in risposta alla crisi attuale. Infatti, la crisi è la sensazione della mancanza di una propria conformità alla natura circostante. Perciò, se ci correggeremo in questo modo, ogni cosa si porrà in equilibrio e raggiungeremo uno stato di armonia. Questo è ciò che dovrebbe essere insegnato agli uomini.

L’intervista è stata apprezzata positivamente in tutta la Spagna, e anche in America Latina e nel Nord America, e questo perché con essa ho esposto il solo modo ragionevole per uscire dalla situazione che si è formata. E non si tratta solamente della Spagna. Grecia, Islanda, Italia ed altri paesi sono in una situazione identica, e ce ne sono molti altri che piano piano entreranno nella crisi. Ed in altri luoghi la crisi si sta presentando con sfumature differenti.

In questo modo la natura ci mette sotto il naso un chiaro compito da eseguire: dobbiamo cambiare. Dobbiamo integrarci con la Natura proprio come tutti gli altri elementi che si trovano in essa – i livelli inanimato, vegetativo ed animato. L’uomo non dovrebbe pensare di essere al di sopra della natura e che può fare tutto quello che desidera. Il suo compito più importante è di diventare consapevolmente una parte integrante di tutto l’insieme della natura.

Diventando una parte integrante della natura, l’uomo incomincia a capire di cosa si tratta e, improvvisamente, scopre in essa delle nuove altezze: i mondi di Assiya, Beria, Yetzira, Atzilut, Adam Kadmon, ed il mondo dell’infinito. Egli non permetterà più al suo egoismo di porsi come ostacolo tra lui e la natura, ed incomincerà a percepire la natura come qualcosa di trasparente.Alla fine egli comprenderà e diventerà consapevole delle forze che controllano ogni cosa, compreso lui stesso.

Questo è il compito che abbiamo di fronte oggi. Perciò, se lo desideriamo e se da qui in avanti useremo la forza dell’aspirazione che già esiste in molti uomini nel mondo, allora aspireremo veramente all’auto-correzione, alla rivelazione del mondo, ad uscire da questo stato di sogno e d’incoscienza. Allora conseguiremo l’uguaglianza con la natura, arrivando al livello del Creatore.

(Dalla 1.a lezione al Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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L’allegria è il segnale della dazione

Ieri mentre guardavo il nostro canale televisivo, ho visto una trasmissione del programma culturale presentato nel grande Congresso in Israele del passato autunno. Questa includeva la presentazione di differenti gruppi e di danze speciali di diverse nazioni del mondo dalle quali venivano le persone che hanno partecipato al Congresso. C’era un audience enorme ed un’atmosfera speciale, il che rendeva impossibile allontanare gli occhi dallo schermo. Dovevo guardare fino alla fine.

Non ho visto lì nessun volto deluso o abbattuto perché ogni persona era influenzata dall’aspirazione comune e tutta la sala era piena di allegria, speranza, emozione ed ispirazione; e non era nemmeno perché lì stava avendo luogo qualche speciale rivelazione spirituale, ma semplicemente perché l’umore della società influenzava tutti in questo modo. Ogni persona che era parte di questo si sentiva felice ed allegra in quel momento.

Questo è il potere dell’influenza della società ed è l’unica cosa che ci manca per avanzare in ogni momento. Nel cammino non possiamo esigere nessun’altra rivelazione oltre a quella della dazione, cioè la correzione che mi permette solo di dare, di connettermi agli altri e non esigere nient’altro, come Binà che non desidera niente per se stessa (Hafetz Hesed).

Il Creatore esige da noi che arriviamo ad essere come Lui: dare per il bene della dazione e dopo, ricevere per il bene della dazione. È per questo che il nostro avanzamento avviene sempre “al di sopra della conoscenza”, ovvero non possiamo chiedere che nessun’altra qualità o riempimento si manifesti nelle nostre sensazioni a parte quella della dazione. Inoltre, non mi importa neanche se mi verrà data l’opportunità di dare. Non mi aspetto niente dal Creatore in risposta, a parte l’aspirazione per la dazione che si sviluppa in me sempre di più.

Il mondo non capisce ancora questa attitudine ed anche noi ci stiamo solo avvicinando gradualmente ad essere capaci di ascoltare e capire qual è l’essenza qui, però non c’è un’altra strada da seguire. Tutta l’umanità è entrata già in questo processo di correzione e dobbiamo capire che non si può fare marcia indietro. Non possiamo fermare la storia. Tutto il mondo sta sperimentando uno sviluppo molto rapido nella direzione di questa nuova qualità, quella della dazione che comincerà a governare il mondo.

È per questo che i kabbalisti dicono che non abbiamo nessun altro mezzo a parte quello di organizzare un ambiente che ci appoggi nel cammino verso la meta e ci dia la forza, l’ispirazione e l’allegria. Non possiamo ricevere tutto questo dal Creatore e non possiamo specialmente riceverlo da noi stessi, ma solo dalla società.

Per questo la nostra divulgazione deve enfatizzare eventi ispiratori come ad esempio i programmi culturali dei Congressi. Questo significa “unirsi al bene”, che è il motto che abbiamo scelto. Quanti più programmi del genere abbiamo, che comunicano allegria, unità ed il potere che è stato acquisito, più grande sarà la forza della vita che questi daranno ad ogni persona.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.03.2011, preparazione al Congresso WE!)

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Corretto significa unito

Il primo principio da imparare per crescere: la Natura è unita e noi siamo l’esatto opposto.

Prima parte: Ricerche compiute sulla natura e sulla società mostrano che noi tutti siamo interconnessi. Gli uomini sono un singolo organismo o un singolo sistema dentro il sistema della natura.

Proprio come le parti di un corpo traggono beneficio dall’interconnessione, così noi ci dovremmo unire gli uni con gli altri al di sopra di tutte le differenze e per il bene di tutto il corpo.

Oggi stiamo gradualmente scoprendo questa necessità e perciò chiamiamo lo stato in cui si trova attualmente l’umanità globale o completo-integrale. E’ globale perché nei giorni nostri l’interconnessione tra tutte le popolazioni del mondo viene rivelata con forza. Tra tutte le sue parti e con tutte le sue differenze, non importa quali siano, la connessione è in fase di rivelazione come fattore necessario.

Tutto questo succede per conto della natura piuttosto che per il nostro desiderio di essere interconnessi oppure no. E’ semplicemente un fatto che giorno per giorno scopriamo di avere sempre più legami tra di noi.

Una domanda si pone: Questa connessione esisteva prima? O prima eravamo disconnessi e adesso la nostra interconnessione si è formata e si manifesta?

Questa domanda deve essere divisa in due parti. Da una parte, siamo e siamo sempre stati interconnessi ed esistiamo in una totale e perfetta unione. Questo è il nostro stato rispetto al Creatore e non è un criterio per misurare nulla. Questa unione è chiamata Infinito (Ein Sof): lo stato dell’infinito, il mondo dell’Infinito, Malchut dell’Infinito. Però, dobbiamo ancora raggiungere questa percezione dentro di noi.

In questo preciso istante, noi, tutta l’umanità, stiamo attraversando i livelli dello sviluppo. Dobbiamo rendere attuale la nostra interconnessione in ogni momento. Nel corso della storia ci siamo sviluppati lungo il livello inanimato, vegetativo, ed animato, finché non abbiamo conseguito il livello umano, dopo essere giunti qui, abbiamo ancora attraversato gli stessi sotto-livelli: inanimato, vegetativo, ed animato, fino a raggiungere l’era moderna del livello umano nel livello umano : “L’essere umano nell’uomo”.

Questo è il modo in cui abbiamo attraversato tutto il percorso della preparazione umana e abbiamo incominciato a sviluppare l’essere umano in noi. “L’essere umano nell’uomo” è la somiglianza con il Creatore che dobbiamo acquisire oggi. Oggi ci troviamo all’inizio delle fase dell’unione – l’unione che si concretizza dalla realizzazione, dalla consapevolezza e dal desiderio. E’ questo il modo in cui ci dobbiamo impegnare.

Questa è la ragione per cui ora non ci mettiamo in relazione al mondo dell’Infinito, ma in relazione a quanto comprendiamo, realizziamo, e in che misura siamo pronti a prendere la forma dell’unione che la natura o il Creatore ci mette davanti agli occhi. Non cerchiamo di essere degli uomini giusti, indipendentemente dall’idea che abbiamo di questo concetto. Dobbiamo realizzare la correzione in base alle condizioni in cui ci troviamo. “Corretto” significa unito. C’è una sola cosa che dobbiamo fare – unirci tra di noi.

Lungo il cammino dell’unione attraversiamo la fase della dazione per il bene della dazione (“Non fare agli altri ciò che tu stesso detesti”) e poi la fase della ricezione per il bene della dazione (“Ama il prossimo tuo come te stesso”). Questo principio rimane sempre lo stesso: tutta la crescita dell’uomo consiste nell’unione con il suo prossimo.

La natura si sta manifestando come sempre più globale e perciò dobbiamo essere globali ed uniti con essa.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.03.2011)

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Le caratteristiche speciali dell’anima

Lo Zohar , Capitolo “Yitro (Jethro),” paragrafo 190: Questo è un uomo arrabbiato, ma non si vede. Egli mantiene la sua calma, finge di essere saggio quando non lo è, e solleva sempre la testa per guardare. Al di fuori, egli è litigioso, ma nella sua casa non lo è. Egli non prende in considerazione la Torà per osservarla. Le parole degli uomini sono per lui un fastidio e risponde loro animosamente.

Lo Zohar parla della persona che è in noi, la quale è in continua fase di rivelazione. Ci sono 125 starti dentro il nostro comune desiderio di godere, ed ognuno di essi contiene i propri strati o livelli interiori. Ed ogni volta, dentro un nuovo desiderio viene rivelato uno nuovo livello o strato di qualità – una nuova immagine della persona dentro di me, l’immagine della mia equivalenza con il Creatore, l’immagine del Creatore dentro di me, l’immagine della mia somiglianza ed opposizione al Creatore.

La totale combinazione delle qualità interiori ed esteriori che sono presenti in Rosh (la testa), Toch (il corpo), Sof (i limiti del Partzuf dell’anima), i Kelim (desideri) che possono essere usati, ed i desideri che per adesso non possono essere usati poiché non c’è lo schermo sopra di essi, così come i desideri che non possono essere usati fino alla completa correzione, chiamati “Lev HaEven” (il cuore di pietra)—tutto l’insieme di questi desideri è chiamato l’essere umano che è in noi.

In ogni preciso momento del mio cammino nell’avanzamento verso lo stato dell’essere umano perfetto, io rivelo l’immagine dell’essere umano in me. Come posso riconoscere che tipo di persona viene ora rivelata in me e chi sono io in questo momento, in base ai segni interiori ed esteriori che scopro dentro di me?

Attraverso tutte le varie speciali caratteristiche che rivelo nelle Sefirot di Rosh, Toch, e Sof del Partzuf della mia anima, posso dire quale immagine è adesso evidente dentro di me. E’ come se leggessi la mia carta di identità che riporta una descrizione dettagliata delle mie caratteristiche.

Da qui capisco chi e cosa sono. Conosco me stesso, cioè le mie qualità, quali tra esse funzionano per il bene della dazione, quali no, quali sono ancora egoistiche, quanto le ho ristrette, in che misura sono nella Klipà, e in che misura sono passibili di correzione.

Tutto questo rappresenta l’immagine di una persona e non c’è niente oltre a questo. Questa immagine ingloba tutto.

Perciò, mentre leggiamo questo capitolo del Libro dello Zohar, dobbiamo continuamente pensare ai nostri stati spirituali come se srotolassimo la piccola di un film davanti ai nostri occhi, la rivela continuamente una nuova immagine della persona che è in me, fino a quando tutte queste immagini non si riuniranno insieme ed io raggiungerò un unico stato. Ad ogni modo, anche tutte le immagini precedenti vengono salvate. Allora, sulla base di tutti i peccati e di tutte le trasgressioni, io conseguirò l’immagine vera e perfetta: l’essere umano che è uguale al Creatore.

(Dalla 2.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 16.03.2011, Lo Zohar)

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