Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

Com’è stato temperato l’acciaio

Dall’articolo di Rabash: “La contradizione dei vecchi, è una costruzione, la costruzione dei giovani è una contradizione”. “I vecchi” sono quelli che sono abituati al lavoro di Dio, “Giovani” sono coloro che stanno iniziando il loro lavoro. Una contradizione è una discesa o caduta, il che significa che prima c’è stata un’ascesa nel lavoro, il quale è considerato una costruzione, cioè che loro hanno considerato le ascese, ma la contradizione è quando loro hanno sentito la caduta, che viene dall’occultamento del Creatore, cioè che il Creatore occulta Se stesso da loro, e questo è chiamato una contradizione. La contradizione del vecchio è quando loro dicono che il Creatore ha inviato loro l’occultamento, e da questo risulta che loro sono già in costruzione, poiché hanno creduto che il Creatore ha cura di loro e per questo loro hanno ricevuto sostentamento.

“I vecchi” sono coloro che sono abituati al lavoro spirituale, e loro sanno come interpretare ogni stato, come raggiungerlo e come far sì che sia di beneficio. Perciò perfino la loro “contradizione” è costruzione.

Questo è dovuto a che loro non dimenticano e si sostengono dell’intenzione che tutto proviene dal Creatore, anche nella discesa. Allora, è durante le discese, rimanendo fedeli, sostenendosi nella loro fede, nell’intenzione di donare perfino durante le discese, che loro costruiscono le ascese. La discesa stessa diventa un’ascesa.

L’ascesa non viene dopo la discesa, ma è la discesa stessa se la persona la attribuisce al Creatore, allo scopo della creazione, e comprende che lei lo sente nei desideri di ricevere e aggiunge l’intenzione adeguata a questo: La discesa stessa viene da un’ascesa.

La persona immediatamente si eleva dalla discesa che sente nel desiderio egoista, per mezzo della rivelazione del vaso corrotto. Allora smette di muoversi verso l’alto e verso il basso in un’onda di ascese e discese. É sempre felice delle discese, perché non è dopo che sono finite, ma durante, che lei aderisce al Creatore. Allora la contradizione che sente il vecchio va verso di loro, dato che per questo loro costruiscono un’adesione ancora più intensa con il Creatore.

I “giovani” sono coloro che ancora non hanno potere, non hanno ancora il supporto necessario dall’ambiente che possa stabilizzarli, che gli permetta di voltarsi dalla discesa verso l’ascesa, in adesione. Sicché loro continuano ancora ad utilizzare le loro ascese in maniera egoista e godendo della buona sensazione, dimenticando cosi l’intenzione. Allora l’ascesa diventa discesa, e la costruzione diventa distruzione. Lo stato è determinato dall’intenzione della persona.
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(Tratto dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 08.07.2012)

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Un Kabbalista e il mondo

Domanda: Possiamo dire che solo il mio atteggiamento separa il mio attuale stato dallo stato successivo?

Risposta: L’atteggiamento determina tutto, o in altre parole, l’intenzione. Quando tu cambi la tua intenzione, tu cambi il mondo nella tua percezione. La differenza tra questo mondo e il mondo dell’Ein Sof (infinito) è nell’intenzione. Tutti gli stati differiscono solo secondo il tuo atteggiamento, la tua intenzione. In realtà non c’è niente ma solo lo stato di Ein Sof. Tutto il resto è un immagine che noi dipingiamo con la nostra intenzione.

Domanda: Oggi io odio e non mi piace la gente con cui vengo in contatto durante il giorno. D’altra parte, se io li rispetto, qualsiasi contatto con loro potrebbe portarmi piacere e potrei essere felice aiutandoli tutto il giorno. Questa è la buona connessione di cui ho bisogno oppure è la forza che rivelerà il fattore importante qui?

Risposta: È la cosa principale. Il punto è non di essere “carino”, o “dolce”. Devi unirti con gli altri, perché nell’unità scoprirai il Creatore. Nella Kabbalah, questo è chiamato una Mitzvà (comandamento): tu stai adempiendo un comandamento.

Nel complesso, lo scopo di tutte le nostre azioni è quello di diventare uguali a lui, come un ospite che diventa uguale al padrone di casa. In altre parole, di portare contentezza al creatore, proprio come lui ci porta a noi. Quindi il giusto atteggiamento verso gli altri dovrebbe essere finalizzato al raggiungimento di un buon atteggiamento verso il Creatore. Senza questo, che bisogno ho di essere in buoni rapporti con tutti quelli intorno a me? Per il mio bene? Questo è assolutamente contrario a quello che si aspetta da me.

Quindi si dice: “il fine dell’azione è nel pensiero iniziale” e “Israele, la Torà e il Creatore sono uno“; ed è su questo principio che noi dovremmo stabilire tutto.

Un Kabbalista utilizza qualsiasi contatto con gli altri solo per avanzare. Egli esegue le azioni fisiche necessarie per vivere la vita, ma egli calcola sempre quale energia, e quale attenzione è richiesta a lui al fine di eseguire azioni spirituali per portare contentezza al Creatore. Quindi un Kabbalista utilizza il mondo al fine di compiacere il Creatore.

Domanda: Egli ne gode facendo questo?

Risposta: Sì, non al fine di godere, ma per poter eseguire le azioni necessarie. Il piacere non è la ragione delle sue azioni.

Un tale atteggiamento cambia tutto, e grazie a questo tu vedi il mondo spirituale. Dopo tutto, le vostre relazioni con gli altri e con il Creatore diventano più chiare e scoprirete la rete delle forze, la rete delle relazioni, la rete dei pensieri, la rete delle intenzioni e la rete del loro funzionamento. Questo è ciò che effettivamente esiste. Quindi il nostro mondo diventa gradualmente meno importante per noi e anche la sua forma, come se si “evaporasse” in questa rete, poiché diventa insignificante.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Desiderio e adesione

Domanda: Nel “Introduzione al libro dello Zohar,” Baal HaSualm dice che le anime “diventeranno degne di ricevere tutta la sua bontà, la gioia e il piacere che c’è nel pensiero della creazione e insieme a questo riceveranno una forte adesione.” Come facciamo ad avere bisogno di bontà e piacere se l’adesione con il Creatore è molto più qualitativa e sublime?

Risposta: Ho i vasi, significa i desideri nel cuore. In questi vasi, io ricevo in ordine di dare e per questo eseguo un’azione di dazione. Solo se il Creatore da’ a me, io do’ a lui.

Ma perché io eseguo l’azione di ricevere in ordine di dare? Perché sento la vergogna, un divario tra me e lui. Questo evoca in me la dazione al fine della dazione e quindi anche di ricevere con lo scopo di dare, in modo da assomigliarmi a lui. Agendo per assomigliarmi a lui, io riempio i miei vasi con il piacere di donare a lui e allo stesso tempo soddisfo la vergogna, il divario tra noi, e quindi ottengo l’adesione.

Due mancanze sono parte di questo processo:

  1. Il Creatore ha creato la mancanza in me per ricevere e godere. Io lo riempio così che Egli riceverà e godrà.
  2. La seconda mancanza è il risultato della vergogna. Io limito me stesso e riempio il mio desiderio con il raggiungimento dell’essenza del Creatore stesso. Sono diventato uguale a lui e ho ottenuto l’adesione.

Il Creatore è raffigurato a me come un Partzuf spirituale che è fatto di un “corpo” e una “testa”. In basso noi diventiamo uguali a lui nel “corpo” nel suo desiderio di portare la bontà agli esseri creati e nel mio desiderio di ricevere piacere. Sopra noi diventiamo uguali nella “testa”, che significa nelle intenzioni. Così l’adesione è in realtà formata sopra.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Non resisterti al cambiamento

Baal HaSulam, Introduzione al Libro dello Zohar, punto 4: Perciò, coloro che reclamano che per la nostra bassezza e per non essere niente non valgono perché Lui ci guardi, e quindi, Lui ci ha lasciato, non fanno altro che mostrare la loro ignoranza. Cercate di immaginare, se doveste incontrare un uomo che fa delle creature, precisamente per soffrire e agonizzare durante le loro vite come facciamo noi, e non solo questo, ma anche nasconderle dietro di se, senza desiderarle vederle, ne aiutarle almeno un poco. Come lo vedreste basso e spregevole! Si può pensare tale cosa di Lui?

Siamo molto limitati nei nostri sentimenti e nelle nostre abilità cognitive, nella nostra auto-percezione, e nel percepire ciò che è sopra di noi come le leggi di tempo e spazio. Perciò non possiamo comprendere accuratamente e stabilire la giusta attitudine verso la vita e verso il Creatore.

Non è per caso che si dice: “Non mostrare a un folle un lavoro fatto a metà”. Vedendo una piccola parte della realtà, possiamo determinare il disegno generale? Perfino nelle nostre vite ci sono degli stati diversi. La maggior parte non può nemmeno immaginare in anticipo che uno stato passerà e diventerà lo stato opposto. Perciò, se parliamo di ciò che è occulto da noi, è possibile arrivare a una conclusione?

Io credo tuttavia che questo non ci fermi. I Kabbalisti volevano risparmiarci un duro lavoro, colpi e il prolungamento del tempo, e allora ci dicono fin dall’inizio che il Creatore è buono e benevolente e in uno stato di assoluto riposo. Dopo tutto, la perfezione non è soggetta a cambiamenti; per il contrario, tutti i cambiamenti avvengono in noi. Accadranno in un modo o nell’altro, ma noi possiamo determinare la forma che prenderanno.

Tu puoi valutare i cambiamenti egoisticamente misurando quanto piacere ti porteranno, e gli puoi valutare in maniera diversa, in base a quanto ti portino vicino a Colui che dona – fino a che punto riesci a somigliare a Lui. Se valuti i cambiamenti secondo quanto ricevi, soffrirai finché imparerai a valutare gli stati nei quali ti trovi e la vita stessa con altri valori, in base alla tua vicinanza al Creatore e la tua somiglianza con Lui. In base a questi calcoli saranno costruiti i gradi della tua ascesa come uomo (Adamo) che somiglia (Domeh) al Creatore. Questo è infatti il punto.

Allora c’è un inizio, il processo stesso e una fine. Gli eventi accadono e non puoi dire niente, e non puoi nemmeno determinare come cambierai. Devi solo determinare il tuo sentimento: Come accettare i cambiamenti inevitabili. Questa è l’unica cosa che dipende da te.

Le persone che accettano il loro sviluppo sono desiderabili e sono chiamati “giusti”. Quelli che  resistono a questo sviluppo e non lo vogliono sono chiamati “cattivi”. Di conseguenza ci sentiamo bene o male: Il sentimento della vita, il nostro sviluppo, realtà, tutto dipende da quanto tu aspiri o “calibri” te stesso per percepire ciò che ti sta accadendo. E senz’altro, ciò che deve accadere accadrà, ma dipendendo dalla tua calibrazione interiore, chiamata correzione, tu puoi sentire l’ampio raggio di emozioni dal meno Ein Sof (Infinito) al più Ein Sof. Tutto dipende dal grado del tuo accordo con quello che sta accadendo.

È per questo che la saggezza della Kabbalah ci aiuta. Se una persona è d’accordo con i cambiamenti e le correzioni, se vuole essere corretto e accettare tutti i nuovi passi desiderati, se perfino vuole affrettare questi passi qualsiasi cosa porti il futuro “oltre la ragione”, oltre tutti i calcoli, perché si trova già nello stato di fede e dazione, allora non è più importante quello che accade al momento. In questo caso la persona accelera lo sviluppo, lo sente speciale, sublime, e meraviglioso, e questo è desiderabile agli occhi del Creatore.

Tutti dovrebbero arrivare a questa forma di sviluppo, e fino ad allora non avanzeremo poiché non possiamo avanzare in una maniera cattiva. Una persona può rimanere semplicemente ferma, ricevendo nuovi problemi e sofferenze ogni volta nel presente livello, finché sarà d’accordo di cambiare se stesso e a stabilire una buona attitudine verso il proprio sviluppo. E allora a ogni livello la persona prepara se stessa in anticipo oppure accetta ogni cambiamento come un colpo, che fa che lui cambi sotto la pressione di diverse forze. In ogni caso, i cambiamenti sono necessari, perciò consciamente o sotto una pioggia di colpi, la persona sarà costretta ad accettare lo sviluppo come una cosa meravigliosa e desiderabile.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Il Sistema decimale dei gruppi

Domanda: Perché la fase successiva del lavoro riguarderà l’unione dei gruppi? Come ci si collega all’unione dentro ogni gruppo e al lavoro individuale di un uomo?

Risposta: Infatti, l’unione incomincia da un gruppo di dieci persone. L’essere umano è costruito in modo tale da poter comprendere specificamente questo numero di persone. Dieci è un numero “orientativo” che può andare bene, non troppo grande, non troppo piccolo. Si chiama “Minyan“, nel senso che è ciò che può essere “contato” (Limnot). La nostra percezione è strutturata in modo tale che comprende solamente questo genere di sistema, in quanto avvolge completamente la nostra struttura interna (le dieci Sefirot).

Ad una lezione in cui parliamo delle nostre impressioni, ma dove in generale si leggono degli articoli e si discute del materiale, può prendere parte un ampio gruppo di partecipanti, fino al mondo intero. Perciò, durante il lavoro tra noi sediamo in gruppi di dieci, mentre alle lezioni ci può essere una qualunque quantità di uomini che siano in grado di capire e discutere tra loro usando il linguaggio Kabbalistico.

Dobbiamo solo stare attenti a non farla diventare un’abitudine, e per questa ragione abbiamo bisogno di aumentare continuamente il desiderio dentro di noi e l’importanza dello scopo. Ogni volta metteremo in mostra un nuovo aspetto della rivelazione del Creatore.

Unendoci al gruppo, creiamo un “Unico”, una comunione tra tutti noi, che non appartiene a nessuno in particolare, ma che appartiene a tutti noi insieme. Si tratta di un’ essenza più elevata, di una “fusione”. Non è semplicemente la somma di noi, ma una specie di aggiunta ad ogni volta. E questo perché per arrivare a formare questa somma, ogni uomo deve avere cancellato il proprio egoismo. Il concetto di Unico, che è qualcosa al di sopra di noi, è formato da tutte queste cancellazioni dell’egoismo personale. In questo modo costruiamo il nostro livello superiore.

Se ci unissimo semplicemente come degli egoisti per un profitto comune al fine di costruire qualcosa insieme o per vincere, come una squadra di pallone, allora il risultato sarebbe la somma vuota dei nostri sforzi. Invece, se cancelliamo il nostro ego, allora costruiamo un nuovo vaso comune al di sopra di tutti noi.

E’ una cosa che riguarda tutti noi; quei dieci che sono seduti in cerchio in una discussione stanno cancellando loro stessi e stanno esaltando il gruppo e gli amici. La Sefira più elevata, Keter, si definisce in base al modo in cui ascolto gli altri, al modo in cui pongo il gruppo, il Creatore, e lo scopo al di sopra di me stesso. Ed io mi considero inferiore e mi abbasso rispetto ai miei amici. In questo modo viene definita la mia Malchut.

Dopo che ognuno avrà chiarito questi due punti, Keter e Malchut, uniremo tutte queste Keters e Malchuts insieme. E se ognuno di noi lo farà con la necessaria capacità richiesta per il primo livello di rivelazione della Luce, allora la Luce sarà rivelata in questa spaccatura tra le Keters, unite in una sola cosa, e le Malchuts unite. Ci sarà come un bagliore interno tra di esse, poiché abbiamo cancellato il nostro ego.

Sebbene non sia ancora la restrizione o lo schermo, la Luce si sta rivelando e sta incominciando a lavorare nella misura della nostra opposizione all’egoismo e del nostro desiderio di unirci. E questo perché entrambi questi principi sono già spirituali. Stiamo esaltando la spiritualità, la dazione, e stiamo disprezzando la materialità, la ricezione; stiamo facendo le azioni che siamo capaci di fare, come dei bambini piccolini.

E allora le dieci persone, sostenendosi a vicenda e pronte ad unirsi, creano una grande tensione, una distanza tra la Keter unita e la Malchut unita, costruendo in questo modo il nostro vaso spirituale comune. E quando lo avremo costruito tra dieci di noi, capiremo che il resto degli amici intorno al mondo stanno facendo gli stessi sforzi in questo preciso momento. Tutti i nostri sforzi comuni sono uniti insieme indipendentemente da quanto è grande il gruppo.

Se dopo i nostri sforzi per unirci in cerchio vorremo includere tutti gli altri gruppi dentro di noi, allora staremo unendo tutti quanti insieme. E allora si formerà un vaso potente ed enorme, capace di rivelare il primo livello della Luce, in base all’uguaglianza delle qualità. Maggiore è la distanza tra la Keter comune e la Malchut comune, più grande sarà il vaso, e forse lo sarà già abbastanza per la prima rivelazione della Luce.

La Luce viene rivelata piano piano, in porzioni: Nefesh, Ruach, Neshama, e così via. E se la riveleremo, allora sarà rivelata in ogni gruppo ed in ogni persona in base ai suoi propri sforzi, di più in alcuni di meno in altri in base agli sforzi personali.

Questa è la ragione per cui dobbiamo desiderare di connetterci a tutti i gruppi e agli amici separati, e anche al mondo intero poiché rappresenta un vaso enorme. E lì che si trova il vero desiderio di godere, e se lo uniremo a noi anche in una forma passiva, allora ci vedremo aggiungere molta materialità. E se noi, con il nostro desiderio per la spiritualità, lavoreremo su questa materialità, allora riceveremo il dono di una capacità maggiore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012 “conversazioni su dopo i congressi”)

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E’ la luce che dà vita all’uomo

Lo Zohar è la Luce che Riforma, e Il Libro dello Zohar è anche chiamato “la Luce Superiore.” Noi potremmo godere di questa Luce solo se noi sapremmo come attrarla, noi saremo nell’equivalenza della forma con essa.

Che cosa potremmo fare al fine di raggiungere l’equivalenza della forma con la Luce? La Luce dona, io come posso dare? Se io stringo la connessione con gli amici, annullo un po’ il mio ego al fine di connettermi agli altri, provando a essere più vicino agli altri attraverso diverse azioni, eventi, e con la divulgazione, io divento un po’ più simile alla Luce. Nella misura in cui mi avvicino a Lei, io sono ricompensato essendone maggiormente influenzato.

La Luce è fissata nella dazione, ma con le azioni mi porto a più stretto contatto con Lei e Le assomiglio di più. Così, io sono ricompensato dall’influenza della Luce, e come risultato il mio vaso diventa quello che dà.

In accordo con il mio cambio interiore, quando io divento colui che dona nei miei desideri e attributi, io comincio a scoprire i cambiamenti che accorrono in me. Improvvisamente io scopro questi desideri e pensieri (nel mio cuore e nella mente) che sono completamente differenti da quelli che avevo avuto precedentemente. Così sento più e più cambiamenti dentro me stesso fino a che non raggiungo un nuovo stato dove sento:”Ecco qua, sono cambiato!” Questo cambiamento rivela una nuova collezione di attributi, desideri, e pensieri in me che sono chiamati un Partzuf, uomo (Adamo), o il Creatore, che sono tutti la stessa cosa.

Dovuto a questa nuova struttura, la somma degli attributi, desideri, e pensieri in me, io scopro una nuova figura interna, che è un “umano”, ed io in questo, scopro la sua radice, la ragione che l’ha fatta nascere, che è il Creatore. Così noi scopriamo il nostro sviluppo spirituale.

Speriamo che dal nostro desiderio ardente per il livello di Adamo, ciò significa che di ritorno dall’annullamento del nostro ego, la connessione con gli altri e con l’intero mondo, e lo studio dello Zohar, noi godremo dalla Luce che Riforma e riceveremo la forma di “umano”.
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(Dalla 2° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.06.2012, Lo Zohar)

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Una prova di altruismo

Domanda: Che cos’è l’amore del Creatore?

Risposta: L’amore è l’opportunità di sentire la carenza di un altro (vaso) usando i miei vasi. Nel nostro mondo noi amiamo perché questo ci dà piacere: cibo familiare e delizioso, persone che ci compiacciono, i miei figli a cui sono naturalmente attaccato. Noi chiamiamo questo amore.

Ma l’amore spirituale non è quando io riempio i miei vasi con qualcuno o qualche cosa, ma quando sento i vasi degli altri. È completamente opposto a ciò che siamo stati abituati a pensare sul concetto dell’amore. Il mondo spirituale è opposto al mondo corporale. Se io mi preoccupo dei vasi degli altri e cerco di riempirli nel modo in cui lui vuole riempirli, significa che io amo quella persona.

Finché ci amiamo uno con l’altro va tutto bene, facciamo un accordo con il Creatore per poter sostenere questa relazione, anche se tutto cambia per differenti motivi esteriori. Non importa cosa succeda, io voglio mantenere la stessa forza di amore e connessione tra di noi.

La domanda è, come posso fare questo se all’improvviso io scopro che il Creatore è responsabile di tutti i miei problemi? Il mio fedele e amato compagno all’improvviso non mi guarda più e m’invia tutti i tipi di problemi e difficoltà. Mi tradisce in tutti i modi e fa tutto contro di me e diventa il mio principale nemico. E allora, come posso mantenere la buona attitudine verso di Lui in tali condizioni?

Ma l’adesione con il Creatore significa che io ho attraversato diversi stati e sono arrivato allo stato nel quale io non ricevo niente da Lui, niente oltre il sentimento di oscurità. Ma sopra tutto questo io costruisco una relazione di amore, dazione e connessione, nonostante i problemi e le sofferenze che Lui causa al mio ego. In uno stato del genere, si può chiamare adesione.

I vasi in cui io ottengo l’adesione devono essere ristretti e occulti. Sopra di loro c’è il mio Masach (schermo) e Luce Ritornante, e c’è adesione nei vasi di dazione.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06. 2012, “Shamati n.76”)

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La chiave per la felicità

Domanda: Noi possiamo progredire nella felicità?

Risposta: Se una persona è immersa nel suo ego, nel suo desiderio di ricevere, egli certamente non potrà essere felice perché questo gli porterà solo dolore. Ma se egli supera il suo ego non preoccupandosi di ciò che accade dentro di lui, per vivere ad un livello superiore e identificarsi con l’attributo della dazione, con il mondo, con tutto ciò che lo circonda, egli può essere costantemente felice.

Questo può essere esteso fino al punto che egli non sentirà ciò che sta accadendo con il suo corpo per niente. Il corpo può morire, ma la persona non sente che appartiene più al suo corpo.

Ora identifichiamo noi stessi totalmente con il nostro corpo. Ma se riusciamo a svilupparci in modo che gradualmente ci allontaniamo distinguendoci da esso, col tempo fermeremo la sensazione che siamo legati ad esso del tutto. È come se io galleggiassi al di sopra di questo corpo, e infatti è così, perché mi identifico con l’attributo della dazione e vivo in esso, e questa è la chiave per avanzare nella felicità.

Io posso raggiungere questo se sono incorporato nell’ambiente e insieme ad altri costituisco una forza generale di gruppo che non è egoista, ma che è formata da tutte le nostre scintille spirituali che sono collegate sopra il nostro ego. Il nostro ego perde il suo valore e noi ci alziamo nelle scintille e li vediamo come priorità assoluta. Come risultato noi iniziamo a vivere in queste scintille che sono collegate e creano un armoniosa forza di gruppo.

Inoltre, sviluppando la forza della dazione reciproca, che significa che noi possiamo richiedere questa forza di dazione dal campo di forza superiore, dal Creatore, noi possiamo costantemente sentirci felici. Tutto dipende da come una persona dirige se stessa rispetto al gruppo e da come il gruppo si dirige rispetto al Creatore, per quanto riguarda il campo della dazione e dell’amore.

Questo è l’unico fattore che determina tutto. Devo staccarmi dal mio “sé” e innalzarmi al livello di “noi”; e tutto verrà accettato con gioia! Non è semplice, ci sono salite e discese, ma questo è il modo in cui avanziamo. Ogni volta noi riceviamo un ego aggiuntivo, un ulteriore desiderio di godere, in modo che diventiamo sempre più forti e ci colleghiamo di più al campo della dazione. Questo è l’unico modo per avanzare.

Se una persona si identifica con l’obiettivo, egli accetta tutto ciò che le accade nel percorso con gioia perché capisce che è un mezzo per raggiungere l’obiettivo.

Ma se una persona pensa solo sul suo stomaco — assorbito in se stesso, incapace di elevarsi al di sopra di se stesso, poi certamente camminerà con una faccia acida, soffrirà in vita e avrà sempre lamentele circa l’ambiente, circa il gruppo, gli amici, il Creatore e l’insegnante — tutto dipende da come una persona ha lo scopo di se stesso.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2012, Shamati 30)

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Un embrione: Un estraneo o un nascituro, dalla Terra o dall’Alto?

Dalle notizie (New Scientist): “E’ uno dei più grandi misteri della gravidanza: come un feto evita di essere attaccato dal sistema immunitario della madre”. …

“Il corpo materno normalmente risponde a cellule o tessuti estranei attraverso il rilascio di molecole che promuovono l’infiammazione e richiama le cellule immunitarie (cellule T) per distruggere gli invasori. Ma durante la gravidanza questo processo si spegne. Questo significa che nonostante sia contenuto materiale genetico dal padre, l’embrione si può stabilire nell’uretra materna e crescere sicuro senza avere risposte immunitarie. …”

“Il team di Erlebacher (Adrian Erlebacher alla New York University School of Medicine e colleghi) trovarono queste cellule della caduca, il contorno dell’uretra dove si impianta l’embrione, che non producevano gli usuali segnali chimici causanti infiammazioni e promozione di cellule T in quella zona. Ispezioni ravvicinate di queste cellule deciduali rivelano cambianti nella struttura del DNA attorno ai geni che generalmente producono questi segnali chimici, facendo sì che rimangano silenti. …”

Il mio commento: L’annullazione della sintesi delle proteine per la segnalazione del corpo estraneo avviene sotto l’influenza di forze “innaturali” di amore e dazione, che crescono nel corpo egoista in relazione alla sua progenie che si sviluppa in questo. Esso è dovuto alla penetrazione della Luce superiore nel desiderio che questa ha creato nella prima delle quattro tappe dell’espansione della Luce. E la Luce nel desiderio dà al desiderio la Sua proprietà, la proprietà di creare, la quale è simile al processo di riproduzione, gestazione e nascita.

Il processo di concepimento, nascita, allattamento e apprendimento è simile all’atto di creazione del Creatore. Avviene nella fase 2, Bina che vuole essere come la fase 0, Keter. Così, ad un livello istintivo del desiderio (0-1-2-3), la creatura, che è forzata dal desiderio, diventa simile al Creatore. E nella quarta parte del suo sviluppo, si sforza nel diventare come il Creatore consciamente, nel conseguire la Sua attitudine verso le creature e in comparazione a se stessa, nel processo della sua correzione; questo è riproduzione spirituale, sviluppo dell’anima: la sua concezione, sviluppo prenatale, nascita, allattamento e crescita, fino alla piena equivalenza con il Creatore.
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Sofferenze innecessarie

Alcune persone pensano che il Creatore possa essere raggiunto torturandosi, soffrendo. Ma il Creatore non ha bisogno delle nostre sofferenze. Lui non ci invia le sofferenze. Noi le sentiamo perché in accordo con la natura della creazione, la Luce e il desiderio sono opposti uno con l’altro. E rivelando quest’opposizione, una persona deve realizzare che questo sentimento è dato unicamente per essere superato. È solamente un segnale che ci permette di sentire l’opposizione e la separazione dal Creatore.

Prima di tutto dovremmo essere felici di avere questo segnale, e spostarci da questo sentimento amaro il più presto possibile. Dopo tutto, volontariamente o meno, consciamente o inconsciamente, attraverso questa sensazione spiacevole incolpiamo il Creatore, la fonte di tutto quello che ci sta accadendo. E perciò io trovo me stesso opposto e separato da Lui, e questo è chiamato un peccatore.

Io devo lottare solamente per sentimenti più leggeri, per avvicinarmi al Creatore. La ricerca della sofferenza da parte delle persone deriva dall’orgoglio. Dopo tutto, si pensa di dover essere ricompensati, pagati e tolti dalle sofferenze. Questo viene da un fraintendimento dell’intero sistema della realtà.

Il Creatore è chiamato bene che fa del bene, e Lui desidera dare del bene. Lo scopo della creazione è di ricevere piacere, e il Creatore ha creato le creature per poter deliziarle. E se in un determinato momento senti dei momenti sgradevoli, dovresti usare questi sentimenti per spostarti in avanti e giustificare il Creatore rimanendo in uno stato assolutamente buono.

Non possiamo baciare e amare il bastone che ci colpisce; è una delusione e ipocrisia. Se una persona lavora correttamente, si alza con l’aiuto dell’ambiente e una nuova scala di valori poiché apprezza la qualità di dazione ogni volta sempre di più. Usa ogni momento; quando c’è un’opportunità di elevarsi, vede che ancora non ha raggiunto la piena sensazione di perfezione; è imprigionato nella dazione del Creatore che è assolutamente buono. Non si calma nemmeno un momento perché il suo scopo è quello di dare piacere al padre senza preoccuparsi delle proprie sensazioni, gradevoli e sgradevoli. Continua ad avanzare usando queste buone e cattive impressioni per trovare quello che può essere migliorato per raggiungere la dazione.

Perciò la persona continua a muoversi, elevandosi oltre l’oscurità e sconforto ogni volta che accade. Dopo tutto, puntano alla sua lontananza e mancanza del Creatore. Perciò è grato per tutte queste scoperte; questi sono peccatori rivelati in sé, che possono superare e sollevarsi verso l’adesione con il Creatore.

E poi, tutto questo male rivelato diventerà una benedizione, un regalo. Darà il benvenuto all’oscurità con gioia preparando sé stesso per questo in anticipo in un ambiente adeguato. Ogni momento che verrà rivelata l’oscurità nei suoi sensi e nella sua mente, lui cercherà ciò che ancora non è corretto.

Lui non cerca la sofferenza; cerca i dettagli neri nella propria percezione per poter correggerli. Dopo tutto, lui si è preparato in anticipo per correggersi e non soffre invano, sarebbe semplicemente sciocco.

Qui c’è un calcolo completamente diverso riguardo a tutti gli eventi che accadono a un uomo nel mondo. Lui vede tutto come un mezzo per elevarsi oltre i disturbi e cercare di fondersi con il Creatore. Significa che sta salendo la montagna del Creatore. Durante tutto il suo viaggio lui è diffidente di qualsiasi sentimento sgradevole più lungo di un momento, e poi lo supera dovuto all’alta importanza. Dopo tutto, la persona li riceve come un segnale o un trampolino per l’elevazione, un’opportunità per giustificare il Creatore, di elevarsi da questo sentimento verso la dazione. E questo dipende dall’importanza del traguardo e la grandezza del Creatore. Allora lui apprezzerà molto i mezzi, che si sono rivelati a lui in maniera opposta, negativa, dandogli l’opportunità di costruire sé stesso.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.06.2012, Gli scritti di Baal HaSulam, lettera 8)

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