Pubblicato nella 'Israele' Categoria

Esau e Giacobbe: Una battaglia per il comando

Dr. Michael LaitmanDomanda: La Torà dice che Giacobbe seguì il consiglio della madre e finse di essere suo fratello Esau. In questo modo, ricevette con l’inganno la benedizione di Giacobbe. Di cosa tratta questa storia?

Risposta: Isacco rappresenta la linea di sinistra. Esau e Giacobbe rappresentano le due linee che derivano da lui. Nessuna di queste linee può esistere senza le altre.

Giacobbe era colui che doveva ricevere la benedizione, poiché era stato scelto per indicare e mettere in pratica l’intero processo di correzione. Egli è colui che ha fatto avere tutto quello che serve per raggiungere lo stato corretto alla fine del processo.

Però, Isacco aveva dato la vita anche ad Easu perché è assolutamente impossibile avanzare senza la sua linea. In sostanza, la linea di Esau è la linea del desiderio, del vuoto, del bisogno e della pretesa di essere appagati. In altre parole, Esau rappresenta la sensazione di vuoto, di sofferenza, e di inseguimento.

Ecco perché Esau andava nei campi (il campo della vita), che stanno ad indicare il fondamento dell’esistenza umana nella capacità di essere dei soggetti relativamente liberi. Senza questa base, la vita umana non ha alcun senso. Senza la qualità che si chiama Esau, una persona non può oltrepassare lo stato chiamato Adam (Uomo), e così rimane allo stato animato. Ciò spiega perché Esau è stato il primogenito di Isacco al quale egli doveva trasferire tutto quello che aveva.

Al contrario, per Rebecca, la moglie di Isacco, non fu così perché il programma della creazione era stato originariamente inserito in Giacobbe e non in Esau. In sostanza, Giacobbe non è un discendente di Isacco, lo è invece di Abramo. Egli è il figlio di Isacco, ma non è il suo primogenito.

Questa disposizione dimostra chiaramente che il programma della creazione è un fattore ausiliario, mentre la questione della creazione è la cosa basilare. Lo stesso si applica alla natura. Anche se Israele (“la direzione per me” – לי ראש) è la direzione dell’umanità, sebbene l’umanità sia la materia basilare del desiderio che condurre all’unità, all’adesione al Creatore.

Domanda: Ciò significa che Esau (un desiderio vuoto che richiede appagamento) rappresenta il mondo contemporaneo?

Risposta: Le forze più oscure e più forti si devono trasformare nelle più leggere. Il popolo ebraico è obbligato a portare le masse a fondersi con il Creatore. Il Creatore sta aspettando Esau, mentre a Giacobbe è assegnato di adempiere il suo ruolo.

E’ una battaglia per il comando, chi tra loro ne sente di più l’importanza. Si tratta di una suddivisione delle funzioni e dell’identificazione di quale tipo di connessione con il Creatore ognuna di queste funzioni comporta. La lotta continuerà fino all’ultimissimo stato, momento in cui la competizione tra loro si trasformerà in connessione e riempimento l’uno nell’altro. L’egoismo non può raggiungere questo risultato da solo.

Infatti, Giacobbe non capiva proprio perché fosse coinvolto in questo problema. Era il cocco di mamma; non aveva dei desideri immensi, e nemmeno bisogni senza fondo come invece aveva Esau.

Dall’altra parte, Esau era enorme, forte e maestoso, ma allo stesso tempo era infelice e vuoto. Dobbiamo comprendere questo ruolo non invidiabile. Se guardiamo all’umanità misera, infelice e sofferente che guadagna miliardi di dollari senza avere nessuna indicazione di cosa farsene, è molto difficile provare dell’invidia. Esau rappresenta le masse generali che devono essere rimesse in ordine.

Esau pretende una risposta da Giacobbe. Uno dei principali anti-Semiti, come Henry Ford, aveva capito questo fatto e ne aveva scritto. Nonostante questo, gli Ebrei vogliono ancora scappare in America e confondersi lì. Farebbero qualsiasi cosa pur di non essere identificati come Ebrei.

Domanda: Anche Giacobbe fece dei piccoli sforzi per resistere alla sua missione, ma sua madre lo forzò a seguirla. Infatti, chi è “la madre”? Chi spinge il popolo Ebraico ad agire come Giacobbe?

Risposta: La madre è la qualità di Bina. E’ la qualità della dazione e dell’amore che realizza in modo chiaro questo programma il quale, in caso contrario, non sarebbe mai messo in pratica rispetto a tutta l’umanità.

Questa particolare madre ha due figli, i quali sono entrambi nati dall’amore chiamato Bina. Essi si distinguono solamente in base all’intenzione di mostrare all’umanità il modo di unire le qualità di Esau e le qualità di Giacobbe, e di dimostrare all’umanità come direzionare correttamente queste qualità. La qualità chiamata Giacobbe deve intenzionalmente coprire le qualità di Esau. Se questo succede, allora tutto funziona bene.

In generale nessuno dei due fratelli può essere rimproverato per nulla. Solamente acquisendo un genuino libero arbitrio lo possiamo mettere in pratica nella nostra vita. Io direi che attualmente stiamo attraversando questo stato. Sebbene non sia attuale di per sé, infatti, è iniziato al tempo dell’Ari, nel 16° secolo.

Nonostante questo, siamo molto indietro. Guardate a quello che sta succedendo nel mondo! Dobbiamo realizzare la missione di Giacobbe il più presto possibile. In caso contrario, Esau ci farà una pressione ancora più forte. La cosa più impostante in assoluto è di renderci conto che siamo noi che innestiamo la pressione, non facendo niente.
[148353]

Da Kab.TV “Porzione Settimanale della Torà” 14.11.2014

Materiale correlato:

I Kabbalisti sul Linguaggio della Kabbalah, Parte 3
Il mondo è dentro di me

Chi determina il destino del mondo?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Sempre durante il periodo di massimo splendore dei paesi, era il periodo migliore e più libero anche per gli ebrei. Non erano amati, ma non erano odiati come dopo la seconda guerra mondiale. E poi il mondo scivolò in una grande crisi generale. Perché succede che quando c’è il male nel mondo, allora è ancora peggio per gli ebrei?

Risposta: Gli ebrei sono l’unico gruppo (la potenza) nel mondo in grado di influenzare lo stato del mondo. Questo è così perché da un lato, loro sono collegati al Creatore e dall’altro, sono collegati alle nazioni del mondo. Ciò significa che sono tra l’intera umanità e il Creatore. E dipende dal loro comportamento verso la Luce Superiore, il potere della vitalità, se questa arriverà attraverso di loro alle nazioni del mondo.

Gli ebrei sono la parte della transizione, “Maavar” in ebraico; e da qui viene la parola “Ebreo.” Da tutta l’umanità, solo che questa nazione ha la libertà di influenzare il modo in cui il mondo avanza, attraverso la sofferenza o la felicità, verso la meta finale, il raggiungimento di equivalenza o di adesione con il Creatore.

Come può il mondo relazionarsi agli ebrei se loro fanno il mondo così crudele? E le nazioni del mondo, giustamente danno la colpa agli ebrei per questo, perchè gli ebrei con la loro inattività, invitano la rivelazione delle forze cattive invece di quelle buone. Le nazioni del mondo dicono direttamente che tutta la sofferenza del mondo è causata solo dagli ebrei. Con questo dichiarano la loro dipendenza dagli ebrei, la loro debolezza di influenzare il proprio destino.

Come potresti trattare quelle persone che capisci di avere nella loro mano la determinazione del tuo destino, vale a dire, il tuo destino dipende da loro, anche involontariamente, ma semplicemente con la loro esistenza hanno trasformato la tua vita in miseria?

“C’è un altrettanto grande obbligo per un ebreo di mostrare la sua umanità verso tutta la razza umana. … Che ha cominciato a compiere nel senso della sua esclusività ma che non è ancora capace di portare a termine, l’antica profezia che per mezzo suo tutte le nazioni della terra dovrebbero essere benedette. “(Henry Ford,” I Problemi più importanti del mondo, ” ha finanziato la stampa di 500.000 copie di “I Protocolli degli Anziani di Sion, che sono stati distribuiti negli Stati Uniti nel 1920).
[147451]

Materiale correlato:

La connessione con la Luce
Allo scopo di diventare un adulto

Nel ciclo di festa

Dr. Michael LaitmanCapodanno è solo l’inizio di una lunga catena di correzioni interiori su cui abbiamo iniziato a camminare. Cominciamo a comprendere la nostra missione in questa catena quando arriviamo al Giorno del Giudizio (Yom Kippur) dove giudichiamo noi stessi in modo rigoroso.

Decidiamo cosa dovrebbe essere fatto per ottenere la forza che abbiamo messo davanti come il nostro scopo. Questa forza è unica, noi dobbiamo diventare come una sola persona, per unire tutta l’umanità.

Questa associazione comprende non solo un piccolo gruppo, una volta fuggito dall’ Antica Babilonia, e non solo le persone di Israele, a questa unità con il sistema generale della Natura dovrebbe arrivare tutta l’umanità. Così capiamo la potenza e l’unicità del Giorno del Giudizio.

Il Punto culminante del Giorno del Giudizio – è una lettura di un brano del libro dei Profeti “Maftir Giona” del profeta Giona, inviato da Dio a Ninve con un avvertimento: se il popolo non si pentirà, la città sarà distrutta. La storia ci dice che Giona voleva fuggire dalla sua missione, di porre rimedio (correggendo) tutta l’umanità, che è rappresentata dalla città di Ninve. Ma, si rende conto che, la sua fuga fallisce, ed egli è tenuto ad adempiere il suo incarico.

Così il popolo di Israele, come il profeta Giona, conoscendo la sua missione e possedendo gli forzi per realizzarla, per forza deve aiutare, per se stesso, tutto il mondo, tutta la “città di Ninve.”

E poi arriva la festività di Sukkot, quando ci sediamo all’ombra di una capanna speciale, di una Sukkah, che significa, che ci copriamo con uno schermo. I quattro simboli di Sukkot: il Lulav (ramo di palma), Hadassim (rami di mirto), Aravot (rami di salici del fiume), Etrog (agrumi) – rappresentano l’intera HaVaYaH, poi ci sono quattro fasi di rilevazione di un potere superiore nel suo corretto desiderio di godere.

Nel nostro desiderio egoistico ci sono quattro strati, che dobbiamo risolvere. L’egoismo – è ciò che si frappone tra noi e ci impedisce di unirci. E se siamo in grado di saldare strette insieme tutte le forme di egoismo (prendendo i quattro simboli di Sukkot) e inviare direttamente alla forza dell’unità, significa che facciamo una benedizione “arba minim.”

Dopo la festa di Sukkot viene la festività di “Simcha Torà” (La gioia della Torà). Ci rallegriamo da quel potere superiore, che per tutto il tempo veniva da noi e ci aiutava a fare le correzioni, passando attraverso tutte le fasi di esse.

Poi veniamo alla festa di Hanukkah. Questa è la condizione che non vogliamo nulla – guardiamo solo le candele festive, ma non le usiamo. Hanukkah – è una festa spirituale, perché ci rallegriamo solo della luce, proprio a quello, come all’interno di noi regna il supremo potere e ci separa dal nostro egoismo, dal male in noi. E tutti noi vogliamo aderire a questo potere superiore.

La festa successiva – Purim, che sta davanti a Yom Kippur (Ki-Purim – “Come Purim“). In Yom Kippur  si rispetta il digiuno completo, e a Purim, il contrario, si mangia tanto, si beve, e ci si diverte. C’è un comandamento per ubriacarsi a Purim al punto in cui non è possibile distinguere Haman da Mordechai, un peccatore da un giusto.

Dopo tutto, non siamo così effimeri, come in Hanukkah, privi di ogni egoismo – e  viceversa, rimediamo il male. Noi rimediamo tutto il vecchio egoismo e gli impulsi cattivi contro l’unità. E per questo, questa celebrazione è inversa al Giorno del Giudizio, Yom Kippur, che è “come Purim“. In Yom Kippur si rivelano solo i desideri non corretti, e in Purim già si correggono.

Ora siamo in grado di unire tutti i desideri e le aspirazioni in unità. Chiunque può fare regali agli altri, mostrando il suo amore. Così arriviamo allo stato di “un giusto non può essere diverso da un peccatore”, perché tutto si può rimediare. Si può (è permesso) fare qualsiasi cosa, e questo sarà un bene! Non c’è alcuna differenza tra le persone. Tutti i nostri impulsi, desideri, pensieri – sono giusti.

E la prossima festa è la Pasqua, simboleggia la nostra costante uscita dal male verso il bene, dalla schiavitù alla libertà. Usciamo dal nostro egoismo, “Trascendiamo” (Pesach) attraverso di essa, ci liberiamo dalla schiavitù, dalla forza del nostro desiderio egoistico che ci governa, e ci  eleviamo al di sopra di esso.

Poi si inizia il conto dei giorni dell’ Omer, quando calcoliamo le correzioni dei nostri desideri fino ad arrivare alla festa di Shavuot -Il dono della Torà. Lì scopriamo che siamo obbligati ad ottenere un potere superiore, che ci correggerà, perché abbiamo solo l’inizio del male.

Infatti, oltre all’inizio del male, si è creato pure un mezzo per correggerlo – La Torà, la luce che ritorna alla sorgente. La festa di Shavuot, la ricezione della Torà, significa che dobbiamo ottenere il potere dall’ alto per la nostra correzione. Con questa forza costruiamo noi stessi, ma non possiamo rimanere in questo stato e ci dividiamo. Questo crollo rappresenta il giorno del 9 di Av. Così si chiude l’intero ciclo.

Ed è per questo, che abbiamo costruito noi stessi e siamo crollati, comprendiamo i motivi della nostra caduta e la profondità del male. Prima di questo il male era nascosto e non è stato mostrato abbastanza, ma ora ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di una correzione ancora più grande. Rimediando a questo male, raggiungiamo la fine della correzione.

E ‘ lo stesso, come fare la promessa di non mangiare dolci, e improvvisamente entriamo nella pasticceria, dove ci sono così tanti deliziosi pasticcini, che dimentichiamo completamente la nostra promessa, che lo zucchero per noi – è veleno. Il piacere ti prende come sua preda, e ti ritrovi sotto il suo potere.

La stessa situazione sorge il 9 di Av, solo su grandi dimensioni. Ma da questo crollo impariamo la profondità di correggere noi stessi, per resistere contro questa grande “pasticceria”, che ci confonde.

Dopo tutto, è necessario rimediare a noi stessi e non in relazione a qualche piccola caramella, e su tutto l’ego enorme.

Così arriviamo alla fine della correzione – arriviamo all’unità e con questo diventiamo uguali con tutta la natura. Ma questo non è sufficiente. La storia del profeta Giona ci ricorda che dobbiamo prenderci cura del resto dell’umanità. E poi il popolo di Israele, che deve correggere se stesso, deve trasmettere questo metodo a tutta l’umanità – viene da lui, come nella città di Ninve per metterla a posto.

Così tutto il mondo può arrivare ad uno stato di prosperità, e con questo si chiude il cerchio, che per noi simboleggia le festività ebraiche.
[144254]

Dal Programma Nr.434 “Una Nuova Vita” 14.09.2014

Materiale correlato:

Abbiamo bisogno di un nuovo inizio!
Un Nuovo Anno: Un nuovo gradino della scala spirituale

Non permettere un’altra catastrofe su scala universale, Parte 2

Dr. Michael LaitmanDomanda: Come possiamo evitare i problemi prima che arrivino, relazionandoci al governo superiore, in considerazione anche del fatto che non esiste nulla a parte Lui?

Risposta: Senza aspettare che i problemi si manifestino, dovremmo trasformarli in conseguimenti di grandezza, misericordia, e rivelazione del governo superiore. L’infelicità è la conseguenza della stessa Luce Superiore che io prendo dentro di me per il bene della dazione e che mi procura sofferenza attraverso l’effetto che ha su di me.

Infatti, se io non la ricevo nella forma corretta, per il bene della dazione, quando entra nel mio desiderio egoistico, provoca una rottura. Questo è ciò che viene percepito come sfortuna, morte, problemi, fame e malattie. E’ tutta la stessa Luce, poiché non c’è nulla a parte la Luce ed il desiderio.

La Luce viene verso di noi perché è spinta a farlo in base al programma della creazione, il piano di sviluppo naturale in base allo scorrere del tempo. Il momento perché si manifesti dentro al desiderio è arrivato e noi dobbiamo essere pronti ad accettare questa Luce per il bene della dazione.

Ma il nostro desiderio non è pronto! Non siete pronti? Nonostante tutto, la Luce entra nel desiderio e provoca una sensazione di oscurità. Noi non siamo in grado di prendere in noi la Luce per il bene della dazione; non abbiamo né la restrizione del nostro ego e nemmeno lo schermo. Questa oscurità si manifesta come catastrofi, guerre, problemi ed epidemie. Queste terribili sciagure si manifesteranno se non saremo capaci di fermarle, e tutto questo a causa della mancanza della correzione dei desideri.

Tutto è fatto dalla Luce Superiore, e per noi può essere sia l’elisir di vita che un fatale veleno. Siamo noi a scegliere cosa sia! Perciò, il popolo di Israele non ha nessuno da rimproverare. Noi stessi siamo stati la causa di quello che ci è successo, soprattutto nel 20° secolo, e non importa quanto doloroso sia parlarne. Io sono cresciuto in una famiglia che ha sofferto enormemente per l’Olocausto.

Ma niente può essere fatto se è una legge di natura. Ed ora, secondo il programma generale di sviluppo, che si realizza in base allo scorrere del tempo in modo naturale, siamo arrivati ad una situazione uguale a quella che esisteva prima dell’Olocausto. Se non ci prepareremo, allora la Luce si avvicinerà ancora di più a noi e troverà di nuovo un vaso non corretto. Un’oscurità terribile sarà rivelata in questo vaso, in questo desiderio, il che provocherà dei problemi terribili nel mondo.

Questa situazione influenzerà ogni persona, ogni nazione, ed ogni parte del mondo e tutte le civiltà, che oggi, in base a varie stime, sono sei o otto. Tutti saranno colpiti nella misura in cui ognuno di noi si sarà già sviluppato, ed è colpa nostra se ancora ci manca lo schermo e la Luce riflessa, che è l’essere pronti per la connessione. Nel linguaggio terreno comune, si parla di mancanza di una buona comunicazione tra le persone. Questo è l’esempio di unione che la nazione di Israele deve mostrare al mondo.
[147271]

Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2014, Shamati #1

Materiale correlato:

Una vecchia trappola sui percorsi da fare

Non permettere un’altra catastrofe su scala universale, Parte 1

Dr. Michael LaitmanDomanda: perché, quando si sente che non c’è altro oltre il Creatore, la prima cosa che si pensa è a tutto questo male che si è verificato nel mondo: le guerre, l’Olocausto che ha preso milioni di vite?

Risposta: Una persona non è d’accordo con il fatto che non c’è nessun altro oltre al Creatore perché sembra che elimina la persona stessa, inclusa la sua esistenza. Non capisce di cosa si tratta.

Ad oggi, le persone non sono d’accordo con il modo in cui il governo superiore tratta il popolo di Israele, il gruppo che cerca “diritto al Creatore” (Yashar-Kel), che Abramo ha organizzato come un popolo. Anche oggi, la gente ancora lamenta questo disastro.

Però sarebbe più corretto trasformare tutta la memoria della catastrofe nella base di correzione. Il Museo dell’Olocausto e il memoriale dovrebbe mostrare perché ciò è avvenuto, da dove è venuto questo difetto terribile, e cosa ci deve insegnare. Dovrebbe insegnarci come ci possiamo alzare da questa afflizione.

Al posto della catastrofe, possiamo far crescere un’attitudine nuova del popolo d’Israele al Creatore, che è più maturo e propositivo. Basta lacrime e promesse che non succederà mai più, ciò non ci protegge dai disastri futuri. A quel tempo non siamo riusciti ad evitare il disastro, e quindi non possiamo oggi.

Cosa si può fare allo scopo di essere in grado di influenzare gli eventi e non permettere che questo succeda un’altra volta? Come possiamo imparare dal passato e trovare la forza che ci permette d’ora in poi di agire in modo che effettivamente non accada mai più? Oggi dobbiamo correggere il danno che non abbiamo potuto eliminare nei giorni della catastrofe. Pertanto, si è svolto allo scopo di fare correzioni sullo stesso sentiero della sofferenza.

L’unicità del governo superiore non è accettato dalla persona comune con tutti i suoi guai e le tragedie di questa vita che deve attraversare. La gente non capisce come è possibile che il Creatore ha trattato la nazione d’Israele così male, la quale era il gruppo “aspirante diretto al Creatore,” guidandoli attraverso tale sofferenza.

Basta guadare il sentiero che ha attraversato il popolo d’Israele, e tutta la sofferenza sperimentata da noi durante i 2 000 anni di esilio. Perché questo è accaduto? Quale era il nostro errore e perché non abbiamo imparato da esso? Perché fino a questo giorno, non vogliamo trarre conclusioni? Infatti, con l’antisemitismo che cresce di giorno in giorno, oggi può essere una catastrofe ancora peggiore di quel che è accaduto in Europa 70 anni fa.

Questo è un argomento molto doloroso, però si deve discutere. Non c’è via d’uscita, e dobbiamo guardare a quel che è successo in termini dello scopo della creazione e delle forze che agiscono in natura. La nostra tristezza per coloro che perirono è solo il passo iniziale verso la produzione di un’azione pratica attraverso la corretta educazione per il popolo d’Israele e il mondo intero.

Questa educazione deve mostrare alla gente quali forze terribili possono essere rivelate se non le cambiamo in forze buone. La scelta è nelle nostre mani! Noi stessi scegliamo chi può assumere potere su di noi: la forza del male o la forza del bene, il Faraone/egoismo, o il Creatore/dazione; deve essere uno dei due.

Dobbiamo spiegare questo nei programmi televisivi, nei workshops, e nelle discussioni. Ciò vale non solo per gli ebrei. Oggi, siamo talmente avanzati che il mondo intero deve essere incluso nella correzione. È per questo il governo superiore ha cominciato a trattare il mondo nello stesso modo in cui trattava il popolo d’Israele prima.

Nel passato, il governo superiore ha domandato solo al popolo d’Israele di avvicinarsi alla dazione, però ora questo si chiede al mondo intero. Così, il mondo intero è sulla soglia di una grande sofferenza: la guerra di Gog e Magog, la terza guerra mondiale già descritta dai profeti, oltre alla moltitudine di problemi e miseria. E tutto questo può succedere perché il mondo non avanza sul percorso corretto.

Certo, il popolo d’Israele soffrirà di più perché deve passare la Luce al resto del mondo. Però il mondo intero verrà anche coinvolto in questo disastro. Non sarà come in precedenza, una catastrofe solo per il popolo ebreo. Rivolte, problemi e rivoluzioni si verificheranno in qualsiasi località del mondo. Vediamo già la prima agitazione dei conflitti che sono destinati a esplodere nel futuro e ad avvolgere tutta la terra.
[147266]

Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 29.10.2014, Shamati #1

Materiale correlato:

Le origini dell’antisemitismo
L’Anti-Semitismo come un fenomeno naturale

Racconti Brevi: Le scuole di Kabbalah

Dr. Michael LaitmanDal tempo in cui una piccola parte dei Babilonesi si riunì ad Abramo e cominciarono a lavorare insieme sull’unità fra loro, è iniziato il punto di partenza del popolo ebreo.

Anche se non era ancora un popolo formato, il gruppo di discepoli di Abramo, che erano Kabbalisti, ricevettero da lui il metodo di unità con lo scopo di rivelare il Creatore e cominciarono ad andare avanti.

Dal punto di vista Kabbalistico, andare avanti non è la storia del loro trasloco dalla terra di Canaan, la discesa in Egitto e il ritorno alla terra di Israele, ma la crescita del loro egoismo e la loro costante salita sopra esso. Infatti, l’ideologia con cui erano d’accordo nell’antica Babilonia ha continuato a lavorare in loro.

Nel processo di crescita dell’ egoismo, il popolo ha cominciato a cambiare ed è diventato più sofisticato, sia egoisticamente che altruisticamente. La loro unità ha subito metamorfosi varie e ha preso diverse forme.

Pertanto, la scuola di Abramo si è trasformata nella scuola di Isaac, poi in nella scuola di Giacobbe, e, finalmente nella scuola di Mosé. Tutti loro rappresentano una varietà di movimenti del popolo per una rivelazione crescente dell’ego e l’aumento sopra di esso.

La scuola di Isaaco ripresenta il desiderio del popolo di rompere con il suo egoismo e salire certamente sopra esso. Questo è il sacrificio di Isacco, quando una persona è pronta, è pronta a massacrare il suo egoismo. Infatti, prima pensa che questo sia l’unico modo di mantenere il suo movimento in avanti.

Poi la scuola di Giacobbe si è formata, essa crede che uno non debba uccidere l’egoismo, ma bilanciarlo con la proprietà di clemenza, rappresentata da Isaaco (la spietatezza del giudizio), poi essa cambia nella proprietà di Israele, la quale significa diretto al Creatore.

Questo è un movimento serio in avanti, nel quale sia le forze egoistiche che altruistiche, si riuniscono, con l’egoismo che rimane in fondo e l’altruismo che sorge sopra di esse. Così, sorgendo e cadendo in sincrono, si muovono insieme. In questo modo le persone crescono, componendo le due parti della natura al loro interno, e nella simbiosi corretta fra loro, rivelano il Creatore.

Il movimento spirituale d’Israele porta gradualmente il popolo in Egitto. Lo sviluppo in Egitto significa che l’egoismo del popolo sorge anche di più, al livello di Faraone, e ad essi è stato richiesto di salire sopra di esso.

Il Faraone rappresenta l’egoismo, il quale semplicemente non può elevarsi al di sopra e utilizzare. È necessario che venga tirato fuori rapidamente, per correggerlo in piccole porzioni, trasformandolo in altruismo.

Il popolo d’Israele, trovandosi prigioniero in Egitto, cioè in un stato estremamente egoistico, ha scoperto che non poteva seguire l’ideologia di Abramo. Un nuovo leader (guida), il cui nome era Mosé, apparve fra loro. Egli è riuscito ad organizzarli in modo che hanno capito che il progresso doveva essere basato sul distacco dall’egoismo. Questo significava che dovevano scappare dalla prigionia in Egitto, la cattività dell’egoismo, e lentamente cominciare a correggere le sue parti.

Mentre in Egitto, sotto la pressione di un ego enorme, il popolo era nello stesso confronto, come nell’antica Babilonia. Mosè comprese che era necessario fare un altro sforzo, per uscire dall’Egitto e andare alla terra di Canaan, come il gruppo di Abramo una volta uscito da Babilonia.

La terra di Canaan simboleggia lo stato spirituale che dà alla gente l’opportunità di unirsi internamente fra loro, di sorgere sopra l’egoismo e allontanarsi da esso, cioè, lasciare l’Egitto, entrare nel deserto del Sinai e dirigersi verso la terra di Israele.

Questa è l’essenza della scuola di Mosè, il seguace diretto di Abramo. Nella storia dello sviluppo spirituale, non vi è alcuna personalità più luminosa di Mosè. Dopo tutto, il gruppo di Abramo è venuto da Babilonia, dopo essere salito sopra l’egoismo manifestato ed era abbastanza, però ora i suoi seguaci, scappando dall’Egitto, devono non solo salire sopra un ego enorme, ma anche correggerlo gradualmente.

[146711]

Da Kab.TV “Racconti Brevi” 22.10.2014

Materiale correlato:

Racconti Brevi: Giacobbe e lo sviluppo del gruppo di Abramo
Racconti Brevi: L’evoluzione del gruppo di Abramo-Giuseppe

Racconti Brevi: Scalando il Monte Sinai

Dr. Michael LaitmanAvendo attraversato tutti la fase della vita in Egitto e l’esodo dall’Egitto, il popolo d’Israele ha raggiunto uno stato chiamato, il Monte Sinai. Essi cominciano a capire che stanno affrontando delle montagne enormi di male, la parola “Sinai” deriva dalla parola ebraica “odio” (odio reciproco), la repulsione profonda che sentono le persone, l’una verso l’altra che è molto più grande di quello che si è sentito in Egitto.

Mentre in Egitto o nell’ antica Babilonia non lo capirono e non erano pienamente consapevoli di questo; ora il male si rivela a loro al suo massimo.

Di conseguenza la gente si sente perplessa, impotente, e non può nemmeno immaginare che cosa dovrebbe fare. Però Mosè allevia la loro mente, promettendogli di organizzare e fissare la connessione tra loro e il Creatore. Questo è il suo ruolo poiché egli è il legame tra il popolo di Israele e la Forza Superiore. La gente non poteva fare nulla senza il suo aiuto e la sua guida, senza la sua connessione con il Creatore.

Egli si arrampica sul Monte Sinai mentre la gente non sente questa connessione ed è pronta a ritornare in Egitto. La cosa principale per loro è sentire di avere qualcosa, qualcosa di tenero! L’odio spaventa la gente semplice.

Immagina di vivere in un condominio nel quale tutti ti odiano profondamente. Hai paura di uscire dal tuo appartamento, di aprire una finestra, senti la corrente di odio enorme da tutti i lati, non puoi dormire, e stai perdendo il tuo appetito. Questa situazione è terribile! Questo è esattamente ciò che sentono le persone ai piedi del Monte Sinai. La natura vera del loro ego si rivela e vedono che non possono superarla in ogni caso poiché la connessione con il Creatore che li ha aiutati non molto tempo fa è andata via.

Però Mosè gli promette di salire a questo livello di connessione, per stabilire il contatto fra loro, e li porta fuori da quest’odio. Solo lui può salire sopra la montagna dell’ego, ma è solo un piccolo attributo in noi.

Nel momento in cui si stacca dal popolo, essi perdono la speranza di connettersi al Creatore e l’unica speranza che vedono è nella creazione del vitello d’oro, il quale credono può unirli. Non c’è nient’altro a cui possono aggrapparsi.

Sono pronti a impiegare i loro gioielli in oro e donarli in modo che qualcosa li unirà. Perché rispetto all’odio profondo che sentono, il piccolo ego che s’incarna nel vitello d’oro egoisticamente li collega almeno in una certa misura.

Quando egli scende dal Monte Sinai, Mosè si avvicina alle persone che vogliono connettersi al Creatore tramite lui e stabilire un contatto fra loro, ma vede una volta ancora che si inchinano al loro ego (il vitello d’oro). Poi rompe due tavole del patto ricevuto sul Monte Sinai, poiché ora questo non è adatto alle persone giacché sono cadute a un livello diverso.

Mosè sale sul monte, vale a dire ancora una volta l’ego, e quando si connette con il livello superiore di amore e dazione sopra di esso, riceve una seconda istruzione dal Creatore. Quando scende da questo livello spirituale, egli porta la gente al piano per l’unità: la rivelazione del Creatore tramite loro avvicinandoli nell’unità interna tra di loro.

Il piano include tutte le leggi principali della Torà, e la più importante è “ama il tuo prossimo come te stesso,” e la gente è pronta a tenerla e ad unirsi.

Il giorno in cui Mosè scende la seconda volta dal Monte Sinai, si chiama Yom Kippur (il Giorno dell’Espiazione). Egli porta alla gente le due tavole, il che significa le dieci condizioni in contrasto con le dieci piaghe d’Egitto. Per soddisfare queste condizioni a livello spirituale, raggiungono un livello di unità fra loro, in cui il Creatore si rivela e si fondono in completa unità con Lui. Questo è lo scopo della loro correzione.

[146719]

Da Kab.TV “Racconti Brevi” 22.10.2014

Materiale correlato:

Racconti Brevi: La Fonte delle pratiche spirituali
Racconti Brevi: L’evoluzione del gruppo di Abramo-Giuseppe

Conquistatori di vette spirituali

Dr. Michael LaitmanDomanda: Gli Israeliani amano l’avventura. Molti di loro viaggiano fino agli estremi confini della terra per fare escursioni lungo i sentieri “estremi”. Amano il richiamo della natura, sia l’agghiacciante ‘rafting’ o trekking nel circuito dell’Annapurna, non i percorsi turistici più pericolosi, i quali all’ improvviso diventano una tragedia come recentemente riportato dalle notizie.

In genere la gente prova a dominare la natura, a raggiungere le sue vette nel senso figurato e letterale, le quali possono costargli la loro vita. Da dove viene questo desiderio?

Risposta: Ci sono veramente quelli che sono molto attratti dalle sfide della natura. Per esempio, qualcuno sente veramente che deve attraversare l’oceano su una zattera fragile o navigare intorno al mondo.

La consapevolezza e la conquista della natura dà ad una persona la sensazione di soddisfazione interiore. Nonostante gli ostacoli difficili sul sentiero, la natura non ci esaurisce mentalmente, ma al contrario, soddisfa, rinnova, guarisce, e ci fa rivivere. Dopo tutto, siamo fisicamente suoi figli, e solo nel nostro sviluppo sul livello umano ci allontaniamo da essa e vogliamo esserle al di sopra.

Per quanto riguarda i viaggi e le avventure, suppongo che nessuna nazione può paragonarsi a quella israeliana andando sulle spedizioni estreme, in “fughe dalla civilizzazione” o la penetrazione senza tempo in luoghi dove si può sperimentare se stessi attraverso la natura. Si possono trovare gli israeliani in tutte le estremità della terra, e qualche volta è difficile per le persone credere che la nostra popolazione [di Israele] è pari solo a sei milioni.

Questo impulso è il risultato della nazione che è molto piccola, ma con un desiderio molto sviluppato. Eppure, in linea di principio, le persone sono soddisfatte con un viaggio a Parigi o Londra, ma è un desiderio con radici profonde. Vogliamo conoscere il mondo, dove viviamo, e attraverso esso, la realtà superiore, la forza che gestisce il mondo.

Questa spinta è radicata in noi, poiché nel passato abbiamo toccato la forza universale. Abbiamo costruito una connessione con essa e il sistema intero di creazione. E ora, questa memoria si chiama Reshimo (reminiscenza) della saggezza della Kabbalah, è latente in noi e ci risveglia ad aspirare a tale connessione.

Così guardando alle avventure moderne degli israeliani rispondendo al richiamo della natura, vedo questo come una fase di transizione che alla fine ci risveglierà al riconoscimento della natura, non solo in larghezza ma anche in profondità.

Con il passare del tempo, la gente capirà che non c’è nulla di speciale in questi tour; sono abbastanza vuoti, privi di contenuto. Invece di familiarizzare con cascate e negozi esotici – anche se questo ha il suo fascino – si può prendere confidenza con il sistema globale possente della natura che riposa su un’armonia più alta, divina.

Acquisire familiarità con questo sistema, essere integrato al suo interno, è veramente un piacere meraviglioso. Lo sviluppo dell’umanità porta a questo, e speriamo che non ci sia molto altro da fare fino a quel momento.

Allora cercando per nuovi sentieri, la gente si girerà verso una nuova guida: la saggezza della Kabbalah.

Domanda: In altre parole, è possibile sostituire le sfide connesse con pericoli fisici con qualcos’altro?

Risposta: Si, questo è nelle sfide spirituali, i viaggi dell’anima e la prospettiva verso vette spirituali. Si tratta di un’avventura incredibile, che tuttavia richiede più coraggio ed eroismo che scalare l’Himalaya. Perché quando uno scalatore sale il Monte Everest, egli, infatti, soddisfa il suo ego, andando man mano con la sua spinta egoistica. Qui deve lottare con se stesso nella sua ascesa alla vetta spirituale.

Questa vetta spettacolare apre davanti a lui un mondo infinito e una vita senza fine. Rivela aree di natura che non si trovano nella nostra dimensione. Comunque, allo scopo di arrivare lì, una persona deve cambiare le sue fondamenta, lavorare contro il suo ego, lasciando la montagna della sua natura in basso, odiandola.

Gli alpinisti salgono anche sopra se stessi, sperimentando un tipo di odio verso la montagna, essi stanno arrampicandosi e vogliono conquistare. Questo ricorda in parte una ascesa spirituale, in cui devo conquistare la montagna del mio ego, odiarlo, ma non così tanto da annullarlo. Invece sarà possibile salire sopra di esso. Per me, questa è la sfida più grande.

Si spera che la gente capirà che meravigliose escursioni li attendono, i picchi abbaglianti che assicurano l’ avventura, in modo che non possano essere paragonati a ciò che può offrire la madre Terra.

Infatti, non ho conquistato montagne di 8 000 metri, però durante la mia vita ho visto quasi tutte le meraviglie del mondo. Posso dire che l’avventura che proviamo quando conquistiamo la montagna dentro di noi è più meravigliosa di quella.

[146349]

Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 21.10.2014

Materiale correlato:

Una generazione di cercatori
Una felice unione con le festività della Natura

Racconti Brevi: Giacobbe e lo sviluppo del gruppo di Abramo

Dr. Michael LaitmanLa corretta restrizione dell’ego che porta all’equilibrio tra la qualità di Abramo di Hesed (misericordia) e la qualità di Isacco di Gvura (forza) è necessaria per avanzare spiritualmente e per prendere ciò che queste due qualità hanno in comune.

Ciò che hanno in comune è la fase successiva nello sviluppo del gruppo di Abramo che si chiama Giacobbe, poiché la connessione tra la linea di destra (Abramo) e la linea di sinistra (Isacco) disegna gradualmente la linea di mezzo (Giacobbe).

E’ proprio a questo punto che possiamo parlare dell’inizio della effettiva realizzazione del metodo della Kabbalah, perché ora comprende le due linee, quella di destra e di sinistra, la qualità di Hesed (dazione) e la qualità di Din (ricezione), che crea una terza forza che le connette nel modo corretto. La terza forza è chiamata Giacobbe.

La formazione della linea di mezzo (la qualità di Giacobbe) nel gruppo Kabbalistico che uscì da Babilonia è la base per lo sviluppo della saggezza della Kabbalah. Ogni movimento nello sviluppo spirituale è realizzato gradualmente ed è possibile ascendere al livello successivo solamente quando aggiungiamo la linea di sinistra alla linea di destra.

Se io mi trovo ad un certo livello, devo aggiungere la linea di sinistra e tutti i diversi tipi di desideri egoistici e di problemi ed elevarmi al di sopra di essi per ascendere al livello successivo. Questo è il solo modo con cui posso comprendere il livello successivo. In altre parole, gli spazi piatti sui gradini della scala sono le qualità del bene e l’ascesa da un livello al successivo sono le qualità della dominazione, del rispetto e del potere, al di sopra delle quali ascendo.

Questo è il modo in cui viene costruita la scala dell’ascesa spirituale chiamata la scala di Giacobbe. Giacobbe include sia le forze del bene che del male e le unisce correttamente realizzando interiormente il metodo della graduale ascesa lungo la scala. Giacobbe è proprio l’inizio dello sviluppo spirituale che è corretto e che ha un suo significato.

Questo spiega l’esistenza della linea di sinistra nel nostro mondo. Origina dal Creatore che ce la dona in modo che possiamo ascendere ancora più in alto al di sopra di noi stessi, fino a quando non conseguiremo il Suo livello.

La giusta combinazione tra la linea di destra e di sinistra, la qualità di Abramo e di Isacco, è compresa nella qualità di Giacobbe e che viene chiamato anche Israele. Se prendiamo queste due forze della natura e le colleghiamo correttamente e saliamo lungo la scala di Giacobbe, in questo modo diventiamo Israele (Yashar- El), che significa diritto al Creatore. Quando usiamo queste due forze, ci possiamo concentrare accuratamente sull’obbiettivo e dirigerci, porci, e lavorare costantemente sulla linea di mezzo.
[146502]

Da Kab.TV “Racconti Brevi” 05.10.2014

Materiale correlato:

Racconti Brevi: L’evoluzione del gruppo di Abramo-Giuseppe
Racconti Brevi: Politeismo o una provvidenza singola

Racconti Brevi: La Fonte delle pratiche spirituali

Dr. Michael LaitmanL’Antica Babilonia è stata la culla di diverse correnti e di diversi metodi spirituali. Prima del tempo di Abramo, i Babilonesi vivevano in pace, in amore e amicizia come i discepoli di Noè avevano insegnato loro. Tuttavia, dopo la crescita dell’ego, iniziarono ad allontanarsi gli uni dagli altri e si divisero in molti gruppi.

Ogni gruppo iniziò ad adorare un proprio dio (una qualità o forza) come conseguenza di una propria inclinazione interiore. Non si trattava di adorare semplicemente delle pietre o degli alberi, ma di adorare le forze della natura. In questo modo, apparvero molti dei che includevano la magia bianca e nera, l’astrologia e altri metodi, e questi dei esistono ancora al giorno d’oggi.

Abramo visse una tragedia reale quando si rese conto che doveva separarsi da tutti e che doveva creare una scuola radicalmente nuova. La differenza tra la sua scuola e le altre era enorme perché la sua metodologia si basava sull’uso delle forze negative per conseguire un’inclinazione positiva. Gli insegnamenti di tutte le altre scuole erano costituiti su un metodo per placare le forze negative della natura e per vivere in accordo e in armonia con queste forze.

Abramo credeva che non c’è nulla di negativo nel mondo. Se una cosa sembra negativa, è solamente perché non la usiamo nel modo corretto. Nel momento in cui iniziamo ad usare le forze negative correttamente, elevandoci al di sopra di esse con l’aiuto delle forze positive, iniziamo immediatamente ad ascendere. In questo modo le forze negative sono proprio essenziali, poiché esse originano tutte dal Creatore che è buono e generoso. E’ solamente l’uso che facciamo di queste forze ad essere sbagliato. Il sistema spirituale obbliga un uomo a lavorare su se stesso in modo da collocare le sue qualità positive e negative in modo corretto.

Con la divulgazione e la spiegazione del suo metodo, Abramo incontrò dei periodi molto difficili con i suoi concittadini. Di conseguenza, egli dovette lasciare l’antica Babilonia e staccarsi totalmente da ciò che nel cuore e nella mente conosceva dal precedente livello, cioè, doveva rinunciare totalmente al politeismo e a tutti i tipi di pratiche spirituali. Egli sapeva che c’è solamente l’uomo, e la società nella quale l’uomo vuole assomigliare al Creatore, ed il Creatore stesso.
[146494]

Da Kab.TV “Racconti Brevi” 15.10.2014

Materiale correlato:

Racconti Brevi: L’evoluzione del gruppo di Abramo-Giuseppe
Racconti Brevi: Politeismo o una provvidenza singola