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La chiave per la felicità

Domanda: Noi possiamo progredire nella felicità?

Risposta: Se una persona è immersa nel suo ego, nel suo desiderio di ricevere, egli certamente non potrà essere felice perché questo gli porterà solo dolore. Ma se egli supera il suo ego non preoccupandosi di ciò che accade dentro di lui, per vivere ad un livello superiore e identificarsi con l’attributo della dazione, con il mondo, con tutto ciò che lo circonda, egli può essere costantemente felice.

Questo può essere esteso fino al punto che egli non sentirà ciò che sta accadendo con il suo corpo per niente. Il corpo può morire, ma la persona non sente che appartiene più al suo corpo.

Ora identifichiamo noi stessi totalmente con il nostro corpo. Ma se riusciamo a svilupparci in modo che gradualmente ci allontaniamo distinguendoci da esso, col tempo fermeremo la sensazione che siamo legati ad esso del tutto. È come se io galleggiassi al di sopra di questo corpo, e infatti è così, perché mi identifico con l’attributo della dazione e vivo in esso, e questa è la chiave per avanzare nella felicità.

Io posso raggiungere questo se sono incorporato nell’ambiente e insieme ad altri costituisco una forza generale di gruppo che non è egoista, ma che è formata da tutte le nostre scintille spirituali che sono collegate sopra il nostro ego. Il nostro ego perde il suo valore e noi ci alziamo nelle scintille e li vediamo come priorità assoluta. Come risultato noi iniziamo a vivere in queste scintille che sono collegate e creano un armoniosa forza di gruppo.

Inoltre, sviluppando la forza della dazione reciproca, che significa che noi possiamo richiedere questa forza di dazione dal campo di forza superiore, dal Creatore, noi possiamo costantemente sentirci felici. Tutto dipende da come una persona dirige se stessa rispetto al gruppo e da come il gruppo si dirige rispetto al Creatore, per quanto riguarda il campo della dazione e dell’amore.

Questo è l’unico fattore che determina tutto. Devo staccarmi dal mio “sé” e innalzarmi al livello di “noi”; e tutto verrà accettato con gioia! Non è semplice, ci sono salite e discese, ma questo è il modo in cui avanziamo. Ogni volta noi riceviamo un ego aggiuntivo, un ulteriore desiderio di godere, in modo che diventiamo sempre più forti e ci colleghiamo di più al campo della dazione. Questo è l’unico modo per avanzare.

Se una persona si identifica con l’obiettivo, egli accetta tutto ciò che le accade nel percorso con gioia perché capisce che è un mezzo per raggiungere l’obiettivo.

Ma se una persona pensa solo sul suo stomaco — assorbito in se stesso, incapace di elevarsi al di sopra di se stesso, poi certamente camminerà con una faccia acida, soffrirà in vita e avrà sempre lamentele circa l’ambiente, circa il gruppo, gli amici, il Creatore e l’insegnante — tutto dipende da come una persona ha lo scopo di se stesso.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2012, Shamati 30)

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Guardie e ladri

Domanda: Ci sono delle società e delle istituzioni pubbliche: la polizia, le forze armate, i maestri di scuola, ecc. C’è un’istituzione deviante che non è riconosciuta, ma è lì: è il mondo criminale, che vive conforme alle proprie leggi.

Il sistema integrale proposto significa costruire una nuova istituzione?

Risposta: No, noi proponiamo una metodologia integrale come l’inclusione di tutte queste istituzioni come elementi necessari. Lasciamo esistere queste istituzioni, incluse quelle criminali, se ciò è necessario per la società, e attraverso questo, la società si pulirà, si proteggerà oppure cambierà sé stessa. Qualsiasi cosa esista nella società, c’è posto – per tutto. Ci sono guardie e ladri. Uno non può esserci senza l’altro.

In questa maniera, l’insegnamento dell’integrazione integrale si porta avanti con esito nelle prigioni degli Stati Uniti. Le autorità delle prigioni sono molto contente di questo; accettano tutti i nostri materiali e inviano lettere di ringraziamento. Immaginate cos’è ricevere una lettera di ringraziamento di un custode di una prigione con 5000 detenuti!

L’organizzazione carceraria vede i prigionieri diventare gradualmente uomini, non bestie. Nelle prigioni le persone generalmente si brutalizzano. In poche settimane le condizioni lì dentro fanno diventare qualsiasi persona normale uguale a tutti gli altri perché l’ambiente influenza tutti. E qui accade un miracolo: La situazione all’improvviso si stabilizza, diventa confortevole e facile. La violenza e tutti i tipi di problemi scompaiono.

Perciò vogliamo entrare in tutti i settori della società. Non c’interessa che tu sia un ladro o un ufficiale della polizia. C’interessa che tu faccia un corso di educazione integrale e diventi diverso nella tua “istituzione”, nella tua comunità. E quindi, tutte le strutture, da quelle legittime a quelle criminali inizieranno a cambiare.

Noi non diciamo loro come cambiare le istituzioni. L’intero ambiente cambierà attraverso i cambiamenti nelle persone. Così come l’egoismo ha creato tutta una serie d’istituzioni, da quelle legali a quelle criminali, il suo egoismo integrale cambierà tutto questo.
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(Tratto da una “Conversazione sull’educazione integrale” del 11.05.2012)

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Egitto: Abbondanza e vuoto

Domanda: La Torà descrive l’Egitto come una nazione di abbondanza per il nostro ego. Dove è oggi questo “Egitto” e tutta la sua abbondanza?

Risposta: Infatti, i figli di Israele hanno pianto nel deserto per il cibo ricco che avevano mangiato in Egitto. La terra era come un vaso traboccante. Dopo tutto, Nilo è un nome per la Luce di Hochma, che riempie pienamente il desiderio egoista.

In questa maniera l’Egitto ha offerto abbondanza materiale, e inoltre ha premiato i figli di Israele, le persone lungo il percorso spirituale, con la Terra di Goshen, il più ricco dei suoi territori dove si poteva vivere in prosperità. Non è una coincidenza che si siano moltiplicati in Egitto, poiché lì il desiderio egoista vive benedetto e s’ingrassa.

Ma il problema è che un giorno “un nuovo re” si eleva dall’ Egitto e all’improvviso io scopro che l’egoismo regna in me e il suo potere è il mio giogo. Ed è allora che i figli di Israele urlarono dal loro lavoro: “Porta via quest’abbondanza, io non la voglio, per me, questa non è vita. Cosa ricavo da tutte queste fortune se sto affondando nella disperazione e l’impotenza e non so per quale motivo vivo”. Uno potrebbe pensare, dimenticatene e godi. Ma no, io non posso. E non è che io non ci provi: semplicemente non posso, ed è così.

E questo è “il nuovo re d’ Egitto” che oggi regna in me e che mi mostra che la mia vita è negativa. In questo modo il Faraone porta i figli di Israele più vicino al Creatore. Loro stessi non possono fare un singolo passo, ma il Faraone causa che si sentano vuoti, che si disperino della vita con tutte le sue fortune. Costruiscono le città di Piton e Ramses; in altre parole, cercano di avere successo lavorando su un desiderio egoista: una nuova macchina, una vacanza esotica, e così via. Ma il risultato è un maggiore senso di vacuità. Non dà niente ai “figli di Israele” dentro di me.

Se un centinaio di anni fa si dava a una persona comune ciò che adesso hanno i poveri, in quel momento poteva sembrare una ricchezza. Hai un posto per vivere e dormire, hai un tavolo e una sedia, hai del pane e alcuni alimenti nel frigorifero, non stai morendo di fame, e in qualche maniera puoi alimentarti. Tuttavia, il desiderio egoista è cresciuto e adesso non ha più soddisfazione dalle cose materiali. Invece, finisce in “Egitto”, in bisogno spirituale. Non è una coincidenza se nelle prosperose nazioni scandinave ci sia un così alto tasso di suicidi, mentre in Africa, le persone muoiono di fame ma non cercano di uccidere sé stesse.

Perciò, l’Egitto è l’abbondanza sulla quale regna un crescente sentimento di vacuità. Questo è esattamente ciò che sta accadendo nel nostro mondo. In essenza, il mondo si sta spostando verso l’esodo dall’Egitto, poiché non ha più bisogno del Faraone che porta sfortuna, con il quale è impossibile lottare, uno che ti porta alla disperazione e all’impotenza. Apparentemente tutto è in abbondanza, ma ci sentiamo impotenti davanti ai problemi moderni. Come risultato, le persone sono pronte per uscire dall’ Egitto, anche se non comprendono da dove stanno uscendo e dove stanno andando.

Nella stessa maniera, le persone di Israele non erano consapevoli di quello che stava accadendo e gridavano a Mosè: “Dove ci stai trascinando? Che cosa stai complottando contro il Faraone? Perché ci costringi a scappare attraverso questa sfortuna? Loro non volevano scappare per niente, ma Mosè e Aronne, cioè i Cohen hanno disposto questo per loro dall’alto.

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.06.2012, “L’Arvut”, La Garanzia Mutua)

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Gli Workshop: dibattiti non solo verbali ma un’ascesa verso l’unione

Domanda: Come lavoro con il gruppo al fine di chiarire correttamente tutto ciò che mi sta succedendo?

Risposta: In primo luogo, cerca di connetterti con gli amici. Lascia i chiarimenti per ora; non hai gli strumenti giusti per chiarire le cose. Prima è necessario acquisire i mezzi, un vaso spirituale con il quale potrai chiarire ciò che ti sta succedendo. Al momento la vostra attitudine verso la vita è distorta.

Oggi è necessario costruire un nuovo vaso nel gruppo dal momento del chiarimento e in realtà tutto dipende dalle relazioni reciproche che una persona ha con l’ambiente.

Domanda: Stiamo cercando di fare questo nei workshop. Come possiamo chiarire correttamente le domande che lei ci presenta?

Risposta: Devi desiderare di connetterti sulla base delle mie domande. La domanda stessa non è tanto importante quanto tutto ciò che lei dirà nelle discussioni. Le parole sono necessarie affinché noi ci elevassimo al di sopra di loro e pensare costantemente su come collegarci con gli amici. Non importa quali sciocchezze può dirmi l’amico, io mi elevo al di sopra di esse perché voglio connettermi con lui. Devo vedere gli amici come i più grandi della nostra generazione e d’altra parte, io mi elevo dando loro la mia parte della dazione generale.

Il lavoro si svolge su due livelli: sotto — l’odio e la grossolanità, e sopra — l’amore e la purezza. Se queste due cose esistono, c’è già un certo tipo di vaso. Se si raggiunge un tale grande divario tra la grossolanità e la purezza allora la luce, il Creatore, si rivela.

Fino ad allora, si lavora costantemente nei workshop, in connessione e nello studio al fine di ottenere questo divario, che per noi è la meta chiamata “Monte Sinai.”

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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah  dell’ 8.06.2012, “L’Essenza della  Sagezza della Kabbalah“)

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Una famiglia armoniosa in una società egoista

Domanda: Come è possibile in una società egoista, cambiare il sistema delle relazioni economiche domestiche di una famiglia in un sistema di relazioni integrali? In che modo è possibile guardare questa situazione?

Risposta: Se la società rimane individualista, poi l’individualismo sotto l’influenza del sistema di formazione e di educazione integrale cambierà; percepirà il mondo in un modo nuovo. Quindi, in che modo una persona potrà cambiare il suo piccolo mondo?

Penso che le persone come in una famiglia inizieranno a relazionarsi con tutto ciò che fanno, interagendo tra di loro e scambiando informazioni riguardo la loro piccola casa mutua dal punto di vista del consumo economico corretto. Questo significa che avranno tutto il necessario per la vita. E tutto il resto, la sensazione di appagamento, armonia, felicità, ricchezza, tutto ciò che una persona vuole, verrà loro specificamente dal sentimento della loro relazione armoniosa con il mondo.

Naturalmente, insieme a questo, l’influenza del mondo egoistico non armonico gli si affaccerà, ma essi saranno in realtà, in ogni caso, internamente pieni di felicità e di armonia che acquisiranno costantemente per se stessi.

L’economia domestica cambierà. Di necessità, le persone saranno soddisfatte con del cibo semplice, vestiti semplici, mobili semplici e così via. La ricerca del piacere ha superato i confini degli interessi corporei, perciò questi bisogni non verranno trovati a livello dell’auto moderazione, ma in un livello naturale, necessario e corretto per l’esistenza.

La stessa cosa riguarda anche il livello del reddito. Quando una persona capisce che non ha nessuna richiesta speciale, quando guarda al mondo in questo modo, allora di certo, tutto sarà semplicemente facile e gratuito.

Inoltre, il bisogno naturale delle persone di comunicare sarà al livello dell’ambiente, che gli riunirà secondo la loro struttura, in accordo all’integralità. In questo modo, questi gruppi e queste società si svilupperanno.
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(Da una conversazione sull’educazione integrale, 21.05.2012)

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Per l’amore di entrare nel mondo

Domanda: C’è una tale nozione “a lungo raggio” dove alla fine dovrebbero essere le nostre azioni  a guidare gli workshop ?

Risposta: Lo facciamo solo per andare nel mondo. Abbiamo bisogno di elaborare questo sistema, afferrare saldamente la nostra unione, il centro del gruppo. Dobbiamo sentire il modo in cui cominciamo a vedere in esso la manifestazione dello stato maggiore, la Forza Superiore, come ci riguarda, come ci aggrappiamo ad esso, e come ci tiene, per non lasciarci andare. Ognuno di noi dovrebbe capire chiaramente come lavora su tutte le sue manifestazioni egoistiche, rifiuti, ecc.

Quando questo metodo viene correttamente stabilito in noi, guardiamo il mondo in modo diverso. Vedremo tutto ciò che è contro di noi come aiuto “contro di noi,” non solo “contro”. E allora saremo in grado di portare questo nel mondo.

Dopo tutto, tutto è cominciato da movimenti di resistenza in tutti i paesi. Per questo motivo, abbiamo cominciato ad uscire e a fare dei cerchi.

Ed ora, facciamo questi circoli, queste “tavole rotonde” dentro di noi. Abbiamo bisogno di lavorare fuori spiritualmente su di un grado diverso, per andare nel mondo, e per iniziare a diffonderli non, come abbiamo fatto prima, ma in una forma più intensa e luminosa, collegata con la radice superiore, in modo che il mondo senta che non è solo un accordo tra noi, ma che c’è una forza con cui risolvere i problemi. Questo è importante.
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(Dalla Lezione virtuale del 20.05.2012, Nozioni di base di Kabbalah)

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Il mondo si sta aprendo con grande velocità

Domanda: Perché trovo così facile parlare della saggezza della Kabbalah se succede di farlo per noi stessi, ma quando comincio a parlare alla gente di mutua garanzia, diventa così difficile e devo riflettere attentamente e fare grandi sforzi?

Risposta: Questo è grandioso! Ora stai scoprendo che quando parli della saggezza della Kabbalah, stai utilizzando parole prive di significato per te, riguardanti un mondo che non senti ancora. Ma se tu inizi a parlare usando il linguaggio di questo mondo, di mutua garanzia, odio, vicinanza, alienazione e connessione, inizi già a sentire forti emozioni e quindi capisci quanto sei lontano da questi concetti.

Infatti, diventa realmente difficile parlare di questo perché fino a quando si utilizza il linguaggio della Kabbalah, tutto viene fuori molto agevolmente: Reshimot, Partzufim, Masachim (schermi) che salgono e scendono da un luogo ad un altro, restrizioni, Luce ritornante, Luce diretta… tutto questo sembra essere grandioso. Tu giochi con le parole come un prestigiatore in un circo gioca con le palline, ma in realtà, queste rimangono solo parole.

Quando tu cominci a legare le parole ai tuoi sentimenti senza usare il linguaggio della Kabbalah, ma piuttosto la lingua di questo mondo, scopri quanto è estraneo per il tuo cuore. Ecco perché diventa così difficile.

Dobbiamo iniziare a usare parole che sono più vicine al cuore, e poi capirai in che misura il cuore non è d’accordo con loro. Abitua il tuo cuore utilizzandole gradualmente, poco a poco. Questo è ciò che ci sta accadendo oggi; stiamo avanzando correttamente.

Dobbiamo avanzare al ritmo del mondo che si aprirà a noi senza forzarlo, ma semplicemente utilizzando le opportunità date a noi: collegare le diverse organizzazioni, dando fuori opuscoli e volantini, diffondendo materiali attraverso Internet, dando lezioni, ecc. Poi vedremo come la strada si aprirà per noi.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2012, Shamati #30)

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Il giorno del Signore e la notte del Signore

Domanda: Dall’articolo di Baal HaSulam sul libro Shamati. “Qual è il giorno del Signore e la notte del Signore nel lavoro”, per favore può chiarire che cosa sono “il giorno e la notte del Signore in opposizione ai nostri giorni e notti?

Risposta: E’ scritto: Per quale motivo dovresti avere il giorno del Signore? È oscurità e non luce. La domanda è: Qual è il giorno del Signore? Se uno lotta per raggiungere la similitudine con le proprietà del Creatore, allora il giorno del Signore è lo stato nel quale uno è capace di donare. Non è sul riempire i propri desideri, ma piuttosto uno stato contrario a un desiderio soddisfatto quando uno chiede solamente una cosa: ottenere la qualità di dazione, la proprietà di fede al di sopra della ragione.

In altre parole, nei desideri che cambiano costantemente, uno sente l’oscurità e non vuole che la Luce splenda in sé perché potrebbe significare che uno si trovi nello stato chiamato “dentro la ragione”. Il Creatore desidera che noi otteniamo una nuova natura, che ci permetterà di  sentire che solamente quando ci eleviamo oltre la sensazione di oscurità possiamo effettivamente imparare a donare a Lui.

Che cosa possiamo donare? Unicamente la nostra aspirazione! È a questo punto che iniziamo a ringraziare il Creatore per far di noi degli egoisti e garantirci dei grandi desideri individuali con i quali possiamo giocare e, nel farlo, imparare ad andare contro di loro. È come se il Creatore volesse soddisfare tutti i nostri desideri egoistici e noi fossimo spaventati di ricevere da Lui. È così che ci eleviamo oltre i nostri desideri, questo processo ci dà l’opportunità di ricevere un “dono”, un aiuto, dal Creatore, che a sua volta ci permette di realizzare che la nostra opposizione ha il ruolo dell’attuale aiuto. È il nostro tangibile dono al Creatore.

La nostra preghiera non è mai genuina, poiché i desideri che emergono in noi sono completamente egoisti. E quindi, anche se noi preghiamo per acquisire la qualità di dazione, le nostre azioni hanno origine ancora dal desiderio corrotto di ricevere, il desiderio che portiamo dentro di noi, il desiderio di avere “in nostro beneficio”. È per questo che le nostre richieste non sono autentiche e sono chiamate “miskhak”, un gioco.

Dall’altra parte, il Creatore gioca anche con noi, com’è detto: Lui pratica (gioca) con Leviatan. Significa che lo scopo, che è la connessione del Creatore con le creature, è solo in pratica (gioco) non è questione di desiderio e bisogno. Di conseguenza, diventa possibile pregare e chiedere a Lui di garantirci la qualità di dazione in maniera “non seria”, e quindi portando la Sua seriosità e la nostra seriosità in equivalenza. Questo promuove la nostra similitudine con Lui, l’equivalenza della forma.

Tutto quello che dobbiamo chiedere è la Luce costante del Creatore, di fluire oltre le nostre condizioni interne che accadono a causa delle Reshimot. Non c’è altro da chiedere oltre di essere “trasportati” oltre le Reshimot come se fossimo sulle onde, oltre qualsiasi desiderio che emerga in noi e tutte le proprietà che abbiamo. Dovremmo lottare per elevarci sopra di esse per poter essere capaci di donare al Creatore.

Questa è l’unica cosa che possiamo dare a Lui; non c’è altro che possiamo donare. Se non riceviamo il potere di donare a Lui, non saremo capaci di generare da noi questa proprietà.

Se ci venisse detto che la conoscenza formale sarebbe il nostro profitto nel coinvolgerci nella Torà e Mizvot, (invece dell’autogratificazione) uno potrebbe dire: “Io la considero oscurità e non Luce”, poiché questa conoscenza ci porta all’oscurità.
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Alimentazione: La dieta naturale

Domanda: Quale dovrebbe essere il nostro approccio al consumo al fine di mantenere il benessere dei nostri corpi?

Risposta: Io soffro di una leggera forma di diabete. Mi piacciono i dolci, lo zucchero, ed è la causa del mio diabete. In natura non vi è zucchero, solo dolci come frutta e miele. Se non avessi abusato dello zucchero, non mi sarei ammalato.

Vi sono molti cibi che produciamo soltanto con lo scopo di riempire il conto in banca di qualcuno, e di conseguenza, di riempire gli ospedali di pazienti. L’umanità deve rivedere tutte le sue azioni e pian piano escludere dal consumo tutte quelle cose che contengono veleno. Innanzitutto dobbiamo garantire i rifornimenti necessari e quindi arrestare la produzione di cose dannose.

Proprio come combattiamo il fumo, dobbiamo combattere ogni altra cosa che sia dannosa per la nostra salute. La Natura contiene una selezione d’ingredienti quali frutta, verdura, carne, pesce, acqua, e via dicendo. Queste sono le cose a cui ci dobbiamo limitare. Se non esiste in natura, allora non vi è dubbio che sia nocivo per la salute. Si dovrebbe trovare un utilizzo corretto per qualsiasi cosa esista in natura.

Commento: Oggi, una dieta simile finirà con l’essere più costosa di una dieta regolare.

Risposta: Non sto dicendo che dobbiamo ritornare all’essere vegetariani, tutto al naturale, alla biologia pura priva di genetica. Non avremo scelta in questo ambito perché non saremo in grado di sfamare tutta l’umanità. Tuttavia, dobbiamo condurre più ricerche e creare le tecnologie necessarie. Per esempio, io ho un amico che coltiva frutta e verdura nel deserto di Arava senza usare pesticidi chimici; piuttosto lui utilizza dei batteri speciali che mangiano gli insetti nocivi.

Vi sono diversi modi per affrontare il problema, ma la cosa più importante è che a tutti venga assicurato il cibo. Poi gradualmente ci muoveremo verso l’eco-compatibilità.

L’educazione integrale deve riguardare tutti gli aspetti delle nostre vite, in modo da condurci verso la correzione e lo sviluppo. Facendo questo, assicureremo la salute in aggiunta ad un approccio equilibrato verso tutte le forme di attività umana. Questa rivoluzione nelle nostre coscienze e interrelazioni finirà per influenzare la tecnologia, l’economia, l’agricoltura e tutti gli altri aspetti della nostra vita.

(Da KabTV “Una Nuova Vita” Episodio 11, 9.01.2012)

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Il Creatore governa con amore

Domanda: Nel cammino spirituale il mio desiderio egoistico si affronta con sensazioni spiacevoli.

Risposta: Fino al punto in cui finalmente ti alzi e senti quanto buono é realmente. Proprio ora sei orgoglioso di te stesso come un gallo pomposo, quindi per forza che non è piacevole. Ma dopo, tu comincerai a valorizzare l’attitudine del Creatore e vedrai che Lui sta veramente mostrando umiltà. E’ detto che là dove rivelerai la grandezza del Creatore, rivelerai la Sua modestia.

Non c’è nulla che sia più grande della modestia, benché l’egoismo non sia d’accordo. La modestia è il risultato di una reazione alla Luce Circostante del Creatore, che è il livello maggiore. Non appare alla prima volta, è preceduto dalla realizzazione del fatto che l’Uno superiore governa con amore. Per noi, potenza significa tirannia e oppressione, mentre in spiritualità è l’opposto: L’Uno Superiore ti mostra l’estensione alla quale Lui si china prima di te. E cominci ad avvalorarLo per questo.

Domanda: In questo caso, chi lavora con chi: Lui con me, o io con Lui?

Risposta: E’ un lavoro mutuo. E’ detto “Io sono il primo.” In altre parole, il superiore ti porta tutti i tuoi stati; tu sempre esisti all’interno delle circostanze create da Lui. Quindi, prima di tutto, devi ricordarti che vivi in un mondo che Lui ha formato. E dopo, devi guardare te stesso di lato: ”Come sto reagendo a questo? Sono capace di fare qualcosa o sono completamente debole? Sono arrabbiato? Ho ceduto? Come rispondo al mio stato attuale? Posso cambiare a uno stato desiderato? E che cos’è esattamente?

Nella ricerca per i significati per permettere questa transizione, scopri che è possibile cambiare solo il tuo stato verso il superiore. Questo significa che devi chiedere a Lui di farlo.

In quanto al superiore, Lui ha costruito un ordine ristretto, una catena di stati attraverso la quale Lui ha bisogno di guidarti. Se sei in accordo con il Suo piano, se chiedi di andare al prossimo stato, allora puoi rivelarLo come buono e propizio. Dopo di questo, tu lo desideri e questo ti riempie. Comunque, se tu non chiedi per il prossimo stato, allora si manifesterà attraverso qualità cattive e brutte sensazioni.

Così è impostata la catena, e tutto dipende dalla tua preparazione. Forzando lo stato successivo, lo ricevi come un regalo, e viceversa, rigettando il nuovo stato lo sentirai come una forma di sofferenza, che tuttavia continua a insegnarti qualcosa.

Domanda: Questo significa che la mia richiesta determina le sensazioni lungo il cammino?

Risposta: Si. Tu hai bisogno di innalzare MAN, una richiesta per la correzione.

Domanda: Comunque, l’umiltà mi priva della forza. E’ impossibile avanzare in questa maniera finché lo sviluppo non sia costruito in un forte desiderio egoistico. Che cosa rimarrà dopo la rinuncia a me stesso? Forse otterrò una nuova mente, ma essenzialmente io, me stesso, non esisterò a lungo.

Risposta: La rinuncia a se stessi è realizzata attraverso il potere della mente, per mezzo di conoscenza vicina con il Creatore, quando chino la mia testa, quando lavoro completamente al mio desiderio. La rinuncia a se stessi è una transizione attraverso un’azione di dazione, io comincio precisamente con la rinuncia, io accetto un nuovo ordine di lavoro in accordo con ciò che ho bisogno di unire con coloro che mi circondano maggiormente, penetrare i loro desideri, e formare un nuovo vaso. Questo richiede tante diverse e interdipendenti azioni fino a che non riesco a mettere insieme delle parti tra loro dipendenti.

Quindi non c’é fine in questo modo. Il Creatore semplicemente vuole che diventi “un bravo e intelligente ragazzo”. Quando ti chini prima del Creatore, ti stai veramente inchinando prima della proprietà della dazione, elevandola al di sopra del tuo egoismo, e continuando a lavorare con questa proprietà. Allora cominci ad attribuire al tuo ego la dazione.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.05.2012, Baal HaSulam “600,000 Anime”)