Pubblicato nella 'Domande e Risposte' Categoria

L’illusione del profitto personale

Domanda: Come possiamo aiutarci a vicenda? Diciamo che io sono un contadino e passo la maggior parte del mio tempo senza comunicare con le altre persone. Come potrei eventualmente dare a loro?

Risposta: Mi dica, perché e per chi lavora nella sua terra? Noi pensiamo che lavoriamo per il nostro interesse, ma in realtà non è ciò che avviene. Molto tempo fa, gli esseri umani si trovavano al livello animato pensando solo a come nutrire sé stessi. Non sentivano di essere parte l’uno dell’altro né avevano un senso di appartenenza. Ma con lo sviluppo dei nostri desideri di ricezione, le persone non erano più in grado di provvedere a sé stesse. Così, uno divenne un contadino, un altro un pastore, e un altro ancora lavorava con gli utensili. È detto: “Andate e guadagnate l’uno dall’altro.” I nostri desideri crebbero ancora più complessi; di conseguenza, il nostro mondo divenne più complesso.

Alla fine pensiamo di servire noi stessi, ma di fatto serviamo gli altri. Viviamo sotto l’illusione di agire per il nostro beneficio personale, ma in realtà si tratta di un malinteso. Effettivamente, noi lavoriamo per ottenere il nostro stipendio, che non è altro che un inganno. Infatti, lavoriamo per dare e provvedere agli altri.

Ad esempio, tu coltivi pomodori e tutto il giorno pensi a come potresti venderli e cosa ci guadagneresti. Quindi ricorda, se non prendessi in considerazione te stesso tramite il prisma ingannevole dell’egoismo, vedresti che stai semplicemente cercando di trovare un modo di aiutare l’interesse altrui. Tu sei soffocato dall’illusione che tutto quello che fai è perseguire un guadagno poiché non sai in quale altro modo motivare te stesso, dato che ancora non capisci quanto il preoccuparsi per gli altri servirà allo scopo. Bene, puoi rimanere sotto l’impressione di questa menzogna se vuoi.

In realtà, la tua ricerca del profitto è un assoluto inganno. Presto il settore bancario crollerà, e tu lo vedrai. Allo stesso modo, incoraggiamo i bambini o invogliamo l’asino facendo dondolare una carota davanti al suo naso per farlo lavorare.

Domanda: Allora un Kabbalista coltiva pomodori, guadagna mezzo milione vendendoli, e pensa di continuo a come utilizzare questi soldi per il beneficio degli altri?

Risposta: Certo! In caso contrario, lui non starebbe lavorando per il bene della dazione. Che tipo di Kabbalista sarebbe se no?

Commento: Però, le persone sono costruite in modo che la maggior parte delle volte non pensano a cose del genere.

Risposta: Continui a dimenticarlo perché la tua percezione non è ancora connessa alla dazione. Una madre sente suo figlio dentro di sé, quindi lei non si dimentica mai del suo bambino. Internamente, essa non si separa mai da suo figlio; lei semplicemente non può tagliare il cordone ombelicale che li collega insieme. Aspetta, anche tu scoprirai il cordone che ti unisce agli altri.

Commento: Ma anche egoisticamente, non mi sogno il mio stipendio futuro per tutto il giorno?

Risposta: È vero! Tuttavia, hai sempre voglia di vari piaceri che ti attraggono. Un esperto riceve appagamento fisico e intellettuale dal fare bene il suo lavoro. Alla fine, scoprirete che state lavorando per il bene degli altri. Tutti noi siamo i lavoratori del Creatore; stiamo dando gli uni agli altri tutto il possibile contro la nostra volontà e non riconosciamo la nostra dazione. Invece di una bella e perfetta immagine del mondo, vediamo un’immagine perversa e malvagia che altera la realtà nel suo completo opposto.

Alla fine, dobbiamo “togliere i paraocchi” e alzare il velo dell’occultamento. Nulla cambierà, eccetto noi; ma quando cambierai, vedrai un mondo capovolto.
[80084]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 7.06.2012, “L’Arvut (la Mutua Garanzia)”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Come soddisfare i desideri degli altri
Laitman blog: La fine di un’illusione o il cambio di un paradigma

Come acquisire la propria anima

Domanda: In realtà io sono soltanto un corpo bestiale e non ho ancora una “anima.” Come posso acquisirla?

Risposta: Un’anima è parte del Creatore dall’alto. Si tratta di dazione; è il livello di Bina, il livello dell’amore generale.

Se si acquisisce questo attributo, vuol dire che si è ricevuto una parte di devozione dall’alto. “Dall’alto” significa che tu consideri il valore della dazione e dall’amore superiore rispetto a tutti gli altri tuoi desideri bestiali.

Se acquisisci questa parte dell’attributo, significa che hai ricevuto un’anima. Perché? Questo perché, con quella parte, sarai in grado di amare gli altri e di dare a loro. Percepirai un mondo diverso, l’altro mondo, qualcosa che è esterno a ciò che stai sentendo ora. Ogni sfera che stai percependo ora, come se tu fossi in essa e che ti circonda, è una sfera che senti dentro il tuo ego.

Se si acquisisce l’attributo della dazione, è come se si uscisse da questa sfera e si entrasse in una sfera superiore esterna a te. Raggiungi una sensazione extra corporea, uno stato emotivo speciale (extra sensoriale), e così inizierai a rivelare il mondo superiore, pensieri e desideri che puntano completamente alla dazione e all’amore. Ciò è chiamato una “addizione” al di sopra dei cinque sensi, con i quali al momento raffiguri questo mondo: vista, udito, gusto, olfatto, e tatto.

Si aggiungono sensi supplementari a questi cinque sensi, che operano in dazione, chiamati Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut nei quali percepisci qualcos’altro che è totalmente nella dazione. La nuova struttura che hai acquisito comincia ad assumere la forma dell’Adam, che somiglia al Creatore.

Ora, tu esisti in una sfera egoistica chiamata “questo mondo,” percepisci ogni cosa soltanto con il tuo ego, e questa è la tua vita. Supponiamo che tu espanda te stesso in tutte le direzioni verso qualche sfera esterna. Ciò che percepiresti in questo è chiamato il mondo superiore.

Perciò, i vasi che acquisisci insieme ad esso, i desideri e i pensieri, sono chiamati Adam, colui che assomiglia al Creatore. La Luce che ottieni dentro questi vasi, il riempimento, è il Creatore, l’attributo della dazione e dell’amore.

Poi, raggiungi un mondo ancora più grande, il livello successivo, e così avanzi sui 125 gradini. Ad ogni modo, qui, si ha già una mente superiore e delle sensazioni che aiutano a comprendere cosa stia succedendo. La cosa principale è quella di uscire dalla prima sfera poiché la sua natura è rivolta completamente all’interno, ed è opposta a tutte le altre sfere la cui natura è rivolta verso l’esterno.
[80887]

(Dalla seconda arte della Lezione quotidiana di Kabbalah 15.06.2012, Lo Zohar)

Materiale correlato:

Laitman blog: Lungo la traiettoria della Luce
Laitman blog: L’abbigliamento del Re

La Luce che si veste di parole più semplici

Domanda: Com è possibile vestire i principi Kabbalistici in parole ordinarie e più semplici, affinché tutti siano in grado di accettarli e di concordare con essi?

Risposta: Ad una persona che studia Kabbalah è chiaro che la connessione è vitale, poichè vi fu la “rottura dei vasi” ed ora stiamo cercando di incollare nuovamente i pezzi insieme. Quindi attiriamo su di noi la Luce della correzione AB-SAG, la Luce che Riforma, che ci connette. La Luce superiore, il Creatore, si rivela in questo vaso riparato, corretto.

L’intero processo è evidente. Stiamo cercando di connetterci e vediamo che non riusciamo a farlo, e così chiediamo in aiuto la Luce Circostante ed essa ci connette e ci riempie trasformandosi da Luce Circostante a Luce Interiore.

La domanda è come sia possibile spiegare tutto questo ad ogni persona in modo che lei o lui lo possa capire? Io dico che dobbiamo connetterci oltre le nostre domande.

Mai in tutta la storia abbiamo agito correttamente. Ma se ci connettiamo diveniamo “una sola famiglia” nella quale tutti amano tutti e siamo rispettosi dei bisogni degli altri.

Ora, all’interno della connessione che abbiamo raggiunto, ci osserviamo e vediamo che vi sono diversi strati, diverse parti della nostra società, che richiedono maggior attenzione: gli anziani, i bambini, le coppie giovani, le madri single, e i poveri che semplicemente vivono in povertà, e vi sono i ricchi. Solo grazie alla connessione scopriremo come sia possibile distribuire le risorse in modo corretto.

Adesso vi sono i rappresentanti del popolo seduti alle “tavole rotonde,” quindi vediamo come possiamo raggiungere l’unità prima di tutto. Poi distribuiremo in qualche modo la nostra torta generale. Se lo facciamo dalla nostra connessione e dal nostro amore, non vi sarà alcuna lamentela. La società sarà unita e consolidata, rivolta alla bontà e all’ottimismo, soddisfatta e tranquilla.

Possiamo spiegare tutto questo senza menzionare “la Luce che Riforma.” Anche se rimane inteso che è la Luce che compie tutti i cambiamenti positivi, le persone non hanno bisogno di saperlo. La Luce le raggiungerà attraverso i Kabbalisti che sono tra noi.
[81123]

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah 20.06.2012, “Workshop”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Prima fase completata: la prossima?
Laitman blog: Attacco massiccio

Insistere di fronte alla Grandezza

Domanda: Quando ricevo per il bene della dazione, l’abbondanza mi attraversa. Posso gioire di questo?

Risposta: Tu non gioisci dell’abbondanza che ti attraversa. E’ una maniera completamente differente di abbondanza, non come il riempimento egoistico. Tu, come un ospite, vuoi provare un dolce delizioso al fine di fare un favore al padrone che l’ha preparato. Potrebbe essere che il dolce abbia lo stesso sapore, ma non è così.

Domanda: Ma, quando amo qualcuno con tutto il cuore, dimenticandomi di me stesso, questa sensazione emerge in me tuttavia. L’amore è diretto nei confronti dell’altro, ma io sono colui che lo sente.

Risposta: Sì, la sensazione emerge dentro di te; comunque, consiste di diversi parametri. Dopotutto, tu ricevi il piacere di voler dare a colui che ami.

Immagina questo. C’è il desiderio di ricevere del Creatore e il desiderio di ricevere della creazione, che è quello che sei. Tu devi sentire il Suo ricevere il desiderio, sentire come Lui vuole donarti, per assimilare questo desiderio di ricevere dentro te stesso per darGli piacere.

Principalmente, stai facendo esperienza del piacere nella “testa”, significa nel desiderio che hai ricevuto da Lui. Allora questo torna fuori che là, dentro il Suo desiderio, tu fai il calcolo, “Come posso riempirlo?-almeno nell’ampiezza di quanto tu svilupperai il tuo ricevere desiderio.” In altre parole, nel tuo desiderio tu senti l’ampiezza, in cui tu stai riempiendo Lui, e questo è già l’abito della Luce di Hassadim.

Come risultato, noi stiamo parlando di piacere di un tipo veramente differente.

Domanda: Allora come può emergere la separazione se tutto è dentro di me?

Risposta: L’intenzione cade fuori dalla differenza tra l’uno e l’altro. Quando lo stimolo nei confronti della dazione al Creatore regna nella tua “testa”, concorde, il piacere diventa differente.

Domanda: Potremmo comparare questo con l’amore nei confronti di nostro figlio? Posso donargli un dolce senza neanche averlo provato?

Risposta: No, il piacere passa attraverso te, ma ora tutto è definito nel suo desiderio, non il tuo.

Domanda: Come posso adempiere con questa differenziazione tra me e lui?

Risposta: Nel primo stadio, noi saliamo al di sopra del nostro desiderio e solo al secondo stadio siamo capaci di percepire qualcosa di sconosciuto, facendolo nostro.

Al fine di rendere piacere all’oste, io devo sentire il Suo piacere, sentire quanto Lui gioisca per la dazione verso me e che piacere devo ricevere da Lui. Io devo sentire che questo piacere è arrivato da Lui e ed è dono d’amore, e non ragione.

Per mezzo del suo amore, Lui mi trasmette la sensazione di vergogna, che ora mi aiuta a fronteggiare con la situazione e a capirlo al fine di costruire una relazione differente. Io prendo il Suo piacere, io ricevo questo da Lui, ma io non faccio calcoli per il “dolce”, ma specificamente per questa dazione. Il “dolce” è il livello più basso, Nefesh de-Nefesh, e il piacere, che ho dato a Lui, è la totalità di NRNHY.

Qua è dove uno dovrebbe credere il non considerare se stesso:”Da quando io sto dando piacere al Creatore, Lui stesso!-Guarda solo a come Lui gioisce di me!” E’ qui, dove il principale calcolo è localizzato e non nel “dolce” in sé, che è stato dato a te semplicemente come un mezzo, permettendoti di creare la connessione con tutti i mondi. Il calcolo nella testa del Partzuf è diretto alle relazioni con il Creatore.

E questo è perché tu hai bisogno di sapere chi è il Creatore, come Lui agisce, e come darGli piacere, dal momento che i Suoi vasi, desideri, sono infiniti. Allora come proteggere se stessi in una qualche situazione? Comparato a questo, i piaceri diretti sono niente più di una scintilla, che hanno creato il desiderio, mentre tutto il resto è condizionato dalla grandezza del Datore.
[81523]

(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 27.06.2012, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Nascere nella spiritualità senza un taglio cesareo
Laitman blog: La schiavitù d’Egitto vuol dire che non hai il diritto di Dare

Condurre il desiderio alla Luce

Baal HaSulam, L’essenza della saggezza della Kabbalah”: Questa saggezza è divisa generalmente in due ordini paralleli e identici, come due gocce in uno stagno. L’unica differenza tra di essi è che il primo ordine si estende dall’Alto verso il basso a questo mondo, ed il secondo ordine passa dal basso verso l’Alto, esattamente tramite gli stessi percorsi e aggiustamenti impressi alla radice quando essi sono apparsi dall’Alto verso il basso.

La discesa avvenne in cinque fasi, dalla fase “radice” (zero) fino alla quarta fase, e vi sono esattamente le stesse tappe sulla strada dal basso verso l’Alto. Da dove provengono questi livelli? Dal desiderio che la Luce ha fatto passare tramite le stesse fasi di sviluppo.

Dunque la struttura è fissa e solo il modo in cui viene assemblata si chiama sviluppo. In realtà non è né sopra né sotto, noi scopriamo soltanto la complessità delle relazioni fra la Luce e il vaso in misura sempre maggiore. Prima, quando erano insieme, noi non potevano distinguerla, poi quando è stata aperta, il disegno è divenuto più complesso per via dei nuovi dettagli che sono stati aggiunti ai livelli di comprensione delle Sefirot, dei mondi, dei Partzufim, etc.

Successivamente, le Reshimot (geni dell’informazione) che erano state abbandonate dopo la discesa vengono realizzate durante l’ascesa.

Nel complesso, vi è un desiderio, una Reshimo, e la Luce che influenza entrambi e che costruisce un Masach (schermo), che significa il livello di compatibilità tra la Luce e il desiderio.

La Luce è buona e si chiama Luce che riforma, dal momento che il desiderio vuole qualcosa di totalmente opposto per via della Reshimo. Se ancora dirigiamo il nostro desiderio verso la Luce, noi lo poniamo sotto l’influenza della Luce, e la Luce trasforma il desiderio in un buon desiderio.

Domanda: Secondo il disegno, noi iniziamo l’ascesa dalla fase quattro, come se essa fosse la prima fase. Come funziona?

Risposta: È vero che qui vi sono due opposti. Se noi progrediamo nel nostro schermo e nell’utilizzo del desiderio, aumenteremo i livelli di spessore (la profondità del nostro desiderio), dalla fase della radice alla quarta fase. Discendiamo attraverso i livelli del desiderio sotto lo schermo, e innalziamo i livelli dello schermo stesso.

In ogni caso, durante lo spostamento verso questo mondo l’uso del desiderio diminuisce. La fase quattro in basso, non simboleggia il livello della “sostanza” del desiderio, ma il lavoro che dobbiamo fare con esso.

Perciò iniziamo l’ascesa con un piccolo desiderio in quanto non sentiamo la “sostanza” stessa, ma piuttosto se vi è uno schermo sopra di essa. Raggiungiamo la percezione della Santità o impurità, ma non il desiderio in se stesso.
[80340]

(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah 08.06.2012, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Lungo la traiettoria della Luce
Laitman blog: Il canale diretto della Luce

Attacco massiccio

Domanda: Le persone non sono generalmente interessate a ricevere informazioni sulle forme di interazione, introspezione e sviluppo nell’auto-realizzazione finché la loro vita non diventa insopportabile. Soltanto allora vanno da specialisti e sono disposti a impegnarsi in lavori interiori.

Questo significa che senza lo scenario “io non posso vivere così,” è impossibile trasmettere alle persone le informazioni riguardanti il metodo integrale?

Risposta: Ritengo che prima dobbiamo fare un lavoro intenso con le persone tramite varie campagne cinematografiche, teatrali e altre sulla piattaforma di Internet, le quali dimostrino chiaramente alla gente quegli eventi che, proprio come nei film, stanno accadendo agli altri e come possono essere affrontati.

Dobbiamo mostrare loro esempi, coinvolgerli in questo, e attraverso tali produzioni renderli partecipanti attivi, simpatizzanti e realmente coinvolti in queste trasformazioni. Dobbiamo mostrare loro come tutto ciò traspare attraverso l’esempio dell’eroe di qualche film, produzione o romanzo. Ma devono essere lavori seri, come quelli di Pelevin. Penso che in questo maniera, possiamo creare una richiesta per il metodo integrale. Mi pare che ciò debba precedere ogni altra cosa quando si tratta della popolazione generale.

Se invece stiamo parlando di determinate persone, rappresentanti della cultura e della scienza, allora dobbiamo cercare di rivestire il tutto nel formato e nella conoscenza di qualsiasi cosa essi si stiano occupando. Per tali persone, dobbiamo diffondere materiale riguardo la connessione, l’influenza umana sul mondo, e come si realizza linearmente e globalmente, integralmente, quale sia la differenza tra le due, e così via. Vi è anche un grosso problema con i bambini. Se mostriamo come la formazione integrale trasforma un bambino, noi infatti facciamo di lui o lei un essere umano, ciò potrebbe essere un chiaro esempio per i genitori.

Vi è un buon esempio di questo nel nostro paese. Qui in Israele, tra le altre cose, un dirigente scolastico può fare qualunque cosa voglia nell’ambito della scuola. A loro è stato dato un potere illimitato, e possono introdurre nuove discipline. Quando i presidi della scuola vengono a conoscenza della nostra metodologia, sono d’accordo nell’implementarla poiché sentono e comprendono che darebbe risultati positivi, per lo meno per ciò che riguarda la disciplina nella classe, la riduzione della violenza e i vari problemi relativi ai bambini.

Se concordano, noi allora poniamo la condizione che in primo luogo l’insegnante debba padroneggiare il metodo integrale. Andiamo a scuola una o due volte a settimana e conduciamo dei corsi sull’educazione e l’istruzione integrale. Pertanto, prima di educare i bambini, gli stessi insegnanti apprendono questa metodologia, e vivono sulla propria pelle tutta questa trasformazione.

Gradualmente, gli insegnanti diventano i nostri soci, colleghi e partner, anche se in generale sono sempre caratterizzati dal conservatorismo ed inizialmente non capiscono l’essenza della metodologia integrale. Tuttavia quando si impregnano di essa allora, a poco a poco, realizzano quanto beneficio traggono dal fatto di poter entrare in una classe senza paura, che l’atmosfera amichevole durante le lezioni diventi un fenomeno normale, che i conseguimenti accademici aumentano, e che i bambini ascoltano l’un l’altro e ricevono l’uno dall’altro poiché una lezione viene portata avanti come una conversazione fra loro.

Quando i bambini condividono la propria conoscenza a vicenda, la assorbono molto meglio rispetto a quando le informazioni sono ricevute tramite gli insegnati. Ciò, in sostanza, è come erano organizzate le vecchie scuole; i bambini semplicemente discutevano tutti i problemi fra loro e attraverso questo rivelavano e si arricchivano di conoscenza.

Qui accade una cosa molto interessante. Una volta che si conquistano gli insegnanti e si lavora con essi per un po’ di tempo sull’istruzione integrale, in cerchio come con i bambini, loro iniziano a sentire da sé stessi quanto sia cambiato il personale docente, quanto sia diversa l’atmosfera nella sala insegnanti, così come le loro relazioni con la direzione della scuola. Cominciano a sentire che vi è davvero qualcosa di rivoluzionario qui, qualcosa di completamente nuovo. E così diciamo loro che non è abbastanza lavorare con i bambini su questa metodologia soltanto a scuola, essi hanno bisogno di sentire lo stesso ambiente a casa, vale a dire, dobbiamo lavorare anche con i genitori.

Poi, durante gli incontri con i genitori, gli insegnanti iniziano a convincere i genitori che la nuova metodologia è necessaria per garantire che i loro bambini, la cosa più preziosa che hanno, possano divenire nuove persone reali, buone e gentili, capaci di comprendere correttamente il mondo, di interagire nella classe e completare la scuola con successo, ricevendo buoni voti, e che con essa non vi sarebbe violenza, droga e tutto ciò che sfortunatamente gira nelle scuole. Avvengono cose orribili lì, e noi siamo a conoscenza solo di una piccola parte di esse. Quella pressione, quell’ambiente a cui sono sottoposti i nostri figli, questa è la più saliente e vivida manifestazione dei tratti umani più negativi.

Quando diciamo ai genitori che per tale scopo è necessario creare un’atmosfera leggermente differente in casa, loro concordano immediatamente, soprattutto le donne. Questo è sufficiente poiché una donna “presiede” la casa, mentre un uomo, come sappiamo, esercita un’influenza molto piccola su tutto ciò che accade in famiglia. In questa maniera, noi iniziamo ad attrarre le madri verso la metodologia integrale, ed infine raggruppiamo sostanzialmente l’intera popolazione.

Tramite le donne, attraverso il successo dei bambini, questo si diffonde a macchia d’olio. Tutti gli altri cominciano subito a vedere, ascoltare e sentire. La catena da un dirigente scolastico ai genitori —costituisce già un’enorme quantità di persone che vengono introdotte nella ri-educazione.

Ciò dovrebbe essere assolutamente preso in considerazione.
[79986]

(Da una “Conversazione sull’Educazione Integrale” 20.05.2012)

Materiale correlato:

Laitman blog: Prima fase completata: la prossima?
Laitman blog: Educazione Integrale, Conversazione 1

Globalità: Che cos’è?

Domanda: Che cosa intende quando utilizza la parola “globale”?

Risposta: La globalità, secondo la mia comprensione (non secondo Wikipedia), ebbe inizio quando la nostra influenza sulla Natura smise di essere locale e divenne globale, il che significa che in sostanza, qualsiasi cosa io faccia, influenzo la Natura dell’intero pianeta —la globalità dello spazio.

Inoltre, non condiziono tutto il pianeta soltanto ora, nel momento presente, ovvero la mia influenza non si perpetua fintantoché dura la mia azione, ma piuttosto, influendo sulla Natura, io incido direttamente su tutte le generazioni successive, per l’eternità —la globalità del tempo.

Le nostre influenze negative sull’intera Natura e per l’eternità danno origine a conseguenze negative secondarie, terziarie, etc. Non siamo nemmeno a conoscenza della maggior parte di loro poiché non si sono ancora manifestate in natura —la globalità del meccanismo.

I nostri condizionamenti negativi verso la natura vegetale e animale ritornano nuovamente a noi, alla natura umana, nella loro forma di influenza negativa; come se non bastasse, ciò non avviene solo sotto forma di nostri cambiamenti fisiologici e psicologici. L’egoismo individuale di ciascuno finisce con l’essere globale, e non per nostra scelta. Comunque, il nostro egoismo personale si somma in un egoismo globale, incrementato dai mass media, e un egoismo globale ricade su di noi nella sua influenza generale su di noi, trasformandoci in mutanti egoistici —la globalità egoistica.

Questa globalità egoistica in particolare, deve essere corretta in globalità altruistica —questa è la nostra vocazione e la nostra salvezza dalla sofferenza, tramite cui la Natura ci spingerà nondimeno a raggiungere la globalità positiva in tutte le forme della civiltà umana: politica (un governo unito di un’umanità unita —“La Futura Generazione”), morale (tutti sono uguali, come in una famiglia), sociale (un’unica educazione globale determina il medesimo approccio nella scienza, cultura/religione), e spirituale (sotto un’unificazione globale, la rivelazione di una Singola Forza Superiore della Natura) —la globalità altruistica.

Oggi, la correzione del nostro atteggiamento verso il mondo è ancora utopia, che in greco vuol dire un’assenza di luogo. Ma l’accumulo di fenomeni negativi globali e le loro conseguenze creano un luogo, una somma di fenomeni negativi, che ci obbligherà ad accettare la correzione —un’utopia diverrà realtà.
[80100]

Materiale correlato:

Laitman blog: La teoria del contatto interiore tra le persone
Laitman blog: Imparare a capire il linguaggio della Natura

Un Kabbalista e il mondo

Domanda: Possiamo dire che solo il mio atteggiamento separa il mio attuale stato dallo stato successivo?

Risposta: L’atteggiamento determina tutto, o in altre parole, l’intenzione. Quando tu cambi la tua intenzione, tu cambi il mondo nella tua percezione. La differenza tra questo mondo e il mondo dell’Ein Sof (infinito) è nell’intenzione. Tutti gli stati differiscono solo secondo il tuo atteggiamento, la tua intenzione. In realtà non c’è niente ma solo lo stato di Ein Sof. Tutto il resto è un immagine che noi dipingiamo con la nostra intenzione.

Domanda: Oggi io odio e non mi piace la gente con cui vengo in contatto durante il giorno. D’altra parte, se io li rispetto, qualsiasi contatto con loro potrebbe portarmi piacere e potrei essere felice aiutandoli tutto il giorno. Questa è la buona connessione di cui ho bisogno oppure è la forza che rivelerà il fattore importante qui?

Risposta: È la cosa principale. Il punto è non di essere “carino”, o “dolce”. Devi unirti con gli altri, perché nell’unità scoprirai il Creatore. Nella Kabbalah, questo è chiamato una Mitzvà (comandamento): tu stai adempiendo un comandamento.

Nel complesso, lo scopo di tutte le nostre azioni è quello di diventare uguali a lui, come un ospite che diventa uguale al padrone di casa. In altre parole, di portare contentezza al creatore, proprio come lui ci porta a noi. Quindi il giusto atteggiamento verso gli altri dovrebbe essere finalizzato al raggiungimento di un buon atteggiamento verso il Creatore. Senza questo, che bisogno ho di essere in buoni rapporti con tutti quelli intorno a me? Per il mio bene? Questo è assolutamente contrario a quello che si aspetta da me.

Quindi si dice: “il fine dell’azione è nel pensiero iniziale” e “Israele, la Torà e il Creatore sono uno“; ed è su questo principio che noi dovremmo stabilire tutto.

Un Kabbalista utilizza qualsiasi contatto con gli altri solo per avanzare. Egli esegue le azioni fisiche necessarie per vivere la vita, ma egli calcola sempre quale energia, e quale attenzione è richiesta a lui al fine di eseguire azioni spirituali per portare contentezza al Creatore. Quindi un Kabbalista utilizza il mondo al fine di compiacere il Creatore.

Domanda: Egli ne gode facendo questo?

Risposta: Sì, non al fine di godere, ma per poter eseguire le azioni necessarie. Il piacere non è la ragione delle sue azioni.

Un tale atteggiamento cambia tutto, e grazie a questo tu vedi il mondo spirituale. Dopo tutto, le vostre relazioni con gli altri e con il Creatore diventano più chiare e scoprirete la rete delle forze, la rete delle relazioni, la rete dei pensieri, la rete delle intenzioni e la rete del loro funzionamento. Questo è ciò che effettivamente esiste. Quindi il nostro mondo diventa gradualmente meno importante per noi e anche la sua forma, come se si “evaporasse” in questa rete, poiché diventa insignificante.
[81816]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

Materiale correlato:

Laitman blog: Un uomo saggio guarda alla distanza
Laitman blog: Kabbalah per Principianti, “Israele, la Torah e il Creatore sono Uno” – 17.11.10

Desiderio e adesione

Domanda: Nel “Introduzione al libro dello Zohar,” Baal HaSualm dice che le anime “diventeranno degne di ricevere tutta la sua bontà, la gioia e il piacere che c’è nel pensiero della creazione e insieme a questo riceveranno una forte adesione.” Come facciamo ad avere bisogno di bontà e piacere se l’adesione con il Creatore è molto più qualitativa e sublime?

Risposta: Ho i vasi, significa i desideri nel cuore. In questi vasi, io ricevo in ordine di dare e per questo eseguo un’azione di dazione. Solo se il Creatore da’ a me, io do’ a lui.

Ma perché io eseguo l’azione di ricevere in ordine di dare? Perché sento la vergogna, un divario tra me e lui. Questo evoca in me la dazione al fine della dazione e quindi anche di ricevere con lo scopo di dare, in modo da assomigliarmi a lui. Agendo per assomigliarmi a lui, io riempio i miei vasi con il piacere di donare a lui e allo stesso tempo soddisfo la vergogna, il divario tra noi, e quindi ottengo l’adesione.

Due mancanze sono parte di questo processo:

  1. Il Creatore ha creato la mancanza in me per ricevere e godere. Io lo riempio così che Egli riceverà e godrà.
  2. La seconda mancanza è il risultato della vergogna. Io limito me stesso e riempio il mio desiderio con il raggiungimento dell’essenza del Creatore stesso. Sono diventato uguale a lui e ho ottenuto l’adesione.

Il Creatore è raffigurato a me come un Partzuf spirituale che è fatto di un “corpo” e una “testa”. In basso noi diventiamo uguali a lui nel “corpo” nel suo desiderio di portare la bontà agli esseri creati e nel mio desiderio di ricevere piacere. Sopra noi diventiamo uguali nella “testa”, che significa nelle intenzioni. Così l’adesione è in realtà formata sopra.
[81612]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

Materiale correlato:

Laitman blog: Scambio di disperazione con anticipazione
Laitman blog: L’abbigliamento del Re

Essere pronti per il Congresso: Secondo giro di domande

Domanda: Cosa dovrei fare se, durante il congresso, mi connetto via internet, e nel workshop, posso solo ascoltare il gruppo principale? Come dovrei incorporarmi nell’unità similmente alle persone che assistono fisicamente al congresso?

Risposta: Gli amici che conducono il workshop dall’altro lato dello schermo sono con me. Io sono anche connesso al gruppo principale, ascolto solo questi amici, e come appropriato, dò istruzioni e parlo. Non ascolto gli altri, quindi sono nella stessa situazione in cui mi ritroverei, ed è abbastanza per stare con me stesso. Se una persona si siede autonomamente di fronte ad uno schermo durante il workshop e apre il suo cuore il più fortemente possibile, lui è con noi.

Domanda: Come dovrebbero prepararsi al congresso i gruppi attorno al mondo?

Risposta: Come facciamo noi. Dopo tutto, le distanze non ci separano. Prepara materassi e cibo e qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno al fine di rimanere costantemente con noi, come noi. Allora, tu sicuramente farai esperienza degli stessi sentimenti, degli stessi riempimenti, degli stessi stati.

Domanda: Dovremmo avere un protocollo di questo congresso?

Risposta: Si, lo stesso protocollo nei workshop o nel gruppo in accordo con il fatto che una persona venga al congresso solo per la connessione. Da questo, è chiaro cosa dobbiamo fare.

Nessuno può lasciare nemmeno per un pò il congresso; nessuno fa niente al di fuori del framework. In breve, noi ci consolidiamo. Le persone che hanno svolto il servizio militare lo troveranno più semplice; hanno memoria di questo.

In una via o nell’altra, una persona dovrebbe seguire le sue sensazioni, e tutto dovrebbe seguire la sensazione di unità che nessuno può rivelare da solo. Dopo tutto, il momento in cui una persona lascia questa sensazione, questa necessità, il desiderare tutto ciò, lui cede.

Poi, lui ha bisogno di un protocollo al fine di agire secondo le regole. Allo stesso tempo, lui si mantiene nell’unità, e il protocollo è scritto nel suo cuore.

Questo si riferisce a tutti i gruppi. Le persone che non prendono parte nelle nostre attività giornaliere, ma sentono la necessità di partecipare, possono aggiungersi ai nostri gruppi, ma dovrebbe essere una partecipazione completa. Non puoi appena appena visitare gli amici durante il congresso per un paio d’ore e questo è tutto. Se una persona partecipa al congresso, dovrebbe essere dall’inizio alla fine e solo con il permesso del gruppo se le sue intenzioni sono veramente serie. Il nostro convegno non è per principianti, ma per coloro che seguono il nostro cammino e chi sente il bisogno di unità al fine di raggiungere il mondo spirituale.

Domanda: Come possiamo scegliere un ambiente più forte prima del congresso?

Risposta: Al fine di fare questo, dobbiamo unirci il più fortemente possibile. Io non scappo da un gruppo all’altro, non scelgo tra due gruppi. Io chiarifico il concetto di “gruppo” in se stesso.

Domanda: Una settimana fa, hai detto che l’1% di impegno durante la lezione del mattino è molto più forte di un 10% durante il congresso. Allora perché abbiamo bisogno del congresso?

Risposta: La lezione del mattino coinvolge maggiori difficoltà poiché è molto difficile lavorare contro un’abitudine, ma, infatti, da molte azioni durante la lezione del mattino, noi possiamo fare di più e raggiungere grandi risultati rispetto al congresso. Se faremo sufficienti sforzi durante la lezione del mattino, se saremo seri e penseremo costantemente a svolgere al meglio questo, noi non avremo bisogno di congressi. Loro non compenserebbero entrambi. Dopo tutto, ogni mattina la lezione è un evento speciale, uno stato importante.

Domanda: Cosa dovrebbe essere il risultato di questo congresso? Qual è la figura finale che vedi?

Risposta: Unità costante nella quale noi accediamo alla dimensione superiore.

Domanda: Come dovremmo ambire noi stessi con l’aiuto del congresso e del Creatore che fa tutto al fine che questa saggezza diventi un sapere comune e che quindi diventi l’approccio generale del gruppo?

Risposta: Tutto è rivelato nell’unità
[81965]

(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.07.2012, “Domande riguardo il Congresso di Consolidamento nel Nord di Israele”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Essere pronti per il Congresso: Primo giro di domande
Laitman blog: Perché andiamo al Congresso?