Pubblicato nella 'Congressi' Categoria

A proposito dei congressi virtuali e una vera connessione

Domanda: Alla luce del prossimo congresso di Mosca, lei ha detto che è arrivato il momento di abituarci ai congressi virtuali, e a sentire una maggiore connessione perfino stando davanti ai nostri schermi. Cosa significa?

Risposta: I congressi sono un balzo in avanti. Ma in aggiunta, noi dobbiamo mantenere questa connessione quotidianamente e intensificarla. Grazie ai congressi, noi creiamo degli impulsi per l’unificazione, e durante gli intervalli tra ogni congresso è vitale per noi sostenere una connessione permanente e intensificarla giorno dopo giorno.

Non c’è altra scelta; noi dobbiamo raggiungere un mondo “rotondo”, globale e integrale. Non sono soltanto parole. Non dobbiamo rompere la connessione dopo tre giorni di congresso; la connessione deve essere alla base dell’agenda quotidiana del mondo. Questo è quanto ci è chiesto.

Quindi, dobbiamo coltivare quelle relazioni tra di noi che ci permetteranno di rimanere in connessione perfino virtualmente, senza sentirci ne vederci uno con l’altro. È per questo, prima di tutto, che Internet è emerso: il suo scopo è di aiutare il mondo intero a creare un legame d’interconnessione sano e a muoversi dall’unità virtuale corporea a quella spirituale. E noi dobbiamo utilizzare questo mezzo.

Perciò io suggerisco che i nostri prossimi congressi siano piccoli, di mille o duemila persone che si riuniscano nella stessa regione. E gli altri assisteranno virtualmente, senza che questo rovini niente per loro. Al contrario, tutti vivono in uno stato collettivo, e i partecipanti “virtuali” non sentono la minima debolezza unendosi con i partecipanti nel posto fisico.

Questo ci permetterà di fare diversi congressi all’anno; inoltre, saremo capaci di mantenere un legame giorno dopo giorno. Smettiamola di spendere tanti soldi per due grossi congressi all’anno, dopo i quali ancora sperimentiamo una discesa e un ritorno allo stato precedente. Io voglio trasferire l’ enfasi del congresso fisico a quello interno, e da quest’ultimo all’interconnessione interna quotidiana. È estremamente importante. Altrimenti non saremo capaci di costruire un luogo per la rivelazione del Creatore tra di noi.
[40975]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Baal HaSulam, lettera n.10)

Materiale correlato:

Laitman blog: Un vero ambiente virtuale
Laitman blog: Sistemi di connessione analogici (superiori) e digitali (inferiori)

Tieni la testa bassa ed innalzerai il gruppo

Rabash, Scritti sociali, Shlavey HaSulam (Gradini della scala), Articolo “A proposito dell’Importanza degli Amici”: ogni studente deve sentirsi il più piccolo tra tutti gli amici, in questo modo sarà in grado di ricevere l’apprezzamento della grandezza da tutti. Questo perché colui che è più grande non può ricevere da colui che è più piccolo, meno ancora essere colpito dalle sue parole. Solo colui che è inferiore è colpito da ciò che colui che è più grande apprezza.

E’ detto a questo proposito: “Ho imparato molto dai miei maestri, di più dagli amici, e di più ancora dai miei studenti.” In che modo un uomo può imparare dai suoi studenti?
Se io mi abbasso ed invece innalzo loro ai miei occhi, allora attraverso di loro sono in grado di ricevere. Infatti, nelle nostre anime, ci troviamo tutti dentro un sistema unito.

Questa è la ragione per cui Rabbi Hanina Ben Dosa (1° secolo AC), un grande Kabbalista, diceva che stava imparando moltissimo dai suoi studenti perché aveva l’opportunità di annullarsi ed abbassarsi davanti a loro.

Così dobbiamo fare noi nel nostro gruppo, grande ed unito, dove dobbiamo valorizzare specialmente coloro che stanno lavorando duramente sull’auto-rinuncia, anche se a guardare da fuori non sembra così. Questo lavoro è il più difficile, poiché si dirige proprio contro l’ego. Ma più mi abbasso, più ricevo. Anche in senso egoistico, ne vale la pena.

Nel mondo esterno, stiamo vedendo lo stesso: tenendoci a freno, possiamo ascoltare gli altri ed imparare qualcosa. Invece, se siamo arroganti, non impariamo niente da nessuno. Se io mi metto al di sopra degli altri e li disprezzi, rimarrò vuoto.

Quindi, la rinuncia al sé ha i suoi benefici anche da un punto di vista egoistico; è la condizione sulla quale mi posso legare al gruppo. Ma mentre nella società egoistica abbasso la testa per ricevere dagli altri il più possibile, nel nostro gruppo, mi abbasso davanti agli amici per ricevere l’influenza spirituale, la consapevolezza della grandezza dello scopo e del Creatore, la forza che mi aiuterà ad innalzarmi al di sopra del mio egoismo. Qui sta la differenza: al di fuori, io mi comporto allo stesso modo, ma ho in mente un diverso scopo.

Ogni studente deve esaltare i meriti dell’amico come se fosse il più grande della sua generazione. Allora l’ambiente lo influenzerà.

Io posso ricevere solamente da un livello superiore. Dunque, non solo mi devo abbassare, ma devo anche esaltare l’ambiente che mi circonda, il gruppo, e gli amici.
[39916]

(Dalla 5.a lezione al Congresso WE! del 02.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il futuro dipende del Gruppo Virtuale
Laitman blog: Il Maestro mi connette alla vita

Ci siamo riuniti qui….

Scritti di Rabash, 1984, “Lo scopo della società”: Ci siamo riuniti qui per stabilire una società per tutti quelli che desiderano seguire il cammino e il metodo di Baal HaSulam, il cammino attraverso il quale ascendiamo i livelli dell’uomo, per non rimanere come una bestia…Ed è per questo che ci riuniamo qui, per stabilire una società dove ognuno di noi segue lo spirito di dazione verso il Creatore.

Cos’è lo “spirito di dazione verso il Creatore”? Tutti si confondono con questi termini. E in genere Rabash scrisse i suoi articoli in un linguaggio al quale non siamo abituati. Dobbiamo scrivere ancora queste parole per renderle chiare. “Donare al Creatore” significa svegliare la forza generale della natura (perché Creatore è natura) e acquisire la forza di dazione in somiglianza alla natura, in uguaglianza della forma.

Baal HaSulam ci da un esempio con un ospite e un’ anfitrione. Io posso rivelare la dazione dell’anfitrione fino al grado in cui io desideri donare a lui. Ma, come posso desiderare questo? Dopo tutto è invisibile agli occhi e non lo rivelerò finché io rivelo il mio desiderio interiore di donare a lui.

Io posso rivelarlo solamente all’interno dell’aspirazione per lui. Con il mio desiderio di donare, raggiungendo l’equivalenza della forma o lo stesso “stile” dell’anfitrione, io rimuovo l’occultamento e “apro il velo”.

Per fare questo mi è stata donata la società, il gruppo, dove posso praticare la dazione. Allora, nello stesso luogo, tra gli amici, scopro l’anfitrione, il Creatore, e continuo a donare a Lui, attraverso il gruppo e insieme al gruppo. È in questa maniera che Lo riveleremo.

Questo è il nostro lavoro: Vogliamo unirci tra di noi per rivelare la forza generale della natura, la forza di dazione che è dentro di noi, nel gruppo. Li, all’interno, si rivela a noi e li scopriamo il mondo spirituale che consta di cinque livelli o di cinque mondi. Li scopriamo Parzufim, livelli, Sefirot, e tant’altro.

(Dalla quinta lezione del Congresso WE! lo scopo del gruppo)

Materiale correlato:

Laitman blog: Apri la porta al domani
Laitman blog: La scala per l’infinito

I rappresentanti del mondo superiore

Oggigiorno abbiamo tutte le possibilità di progredire spiritualmente e di far circolare la saggezza della Kabbalah in tutto il mondo. Unificandoci nel nostro gruppo in tutto il mondo, attraverso la connessione delle nostre scintille spirituali, “i punti nei cuori”, agiamo come rappresentanti del sistema superiore, spirituale nel nostro mondo. Inoltre, facciamo circolare la saggezza della Kabbalah insieme. Non abbiamo bisogno d’altro.

Ci troviamo nella cima di una piramide dello sviluppo dell’umanità. In base alla misura nella quale ci uniamo, questa influenzerà il mondo intero. Dobbiamo anche portare tutto il mondo più vicino a noi.

Tuttavia, non dobbiamo pensare che tutto il mondo debba studiare la Kabbalah, o che tutte le persone siano destinate a comprendere quello che essa sia. No, assolutamente! Questo è simile a un corpo umano, del quale il 99% è composto di materia governata dal cervello. Intanto, il cervello è il popolo che lotta per la spiritualità.

Il resto accetterà questa struttura del mondo, questa coscienza gli dominerà, e loro si avvicineranno a noi. Ma, nella stessa maniera nella quale nel mondo attuale la maggior parte delle persone vive una vita normale e non hanno bisogno di grandi conquiste, cosi in futuro il resto delle persone parteciperanno passivamente nel processo spirituale.
[39623]

(Dalla prima lezione del Congresso WE! 01.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il mondo intero è come una piramide
Laitman blog: Guida per Il Libro dello Zohar: L’entrata nel Mondo Spirituale

Un ascensore per il mondo spirituale

Rabash, Gli Scritti del Rabash, Shlavei HaSulam (I gradini della scala), Articolo “Cosa cercare nella Riunione degli Amici”: La risposta è che l’amore degli amici, che è costruito sulle basi dell’amore degli altri, attraverso il quale essi possono raggiungere l’amore del Creatore, è l’opposto di ciò che normalmente viene considerato amore degli amici. In altre parole, l’amore degli altri non significa che gli amici mi ameranno. Piuttosto, sono IO che devo amare gli amici.

Di regola, ci avviciniamo all’amore degli amici in modo naturalmente egoistico: “Lasciamo che loro siano i primi ad amarmi, e poi io li amerò.” Mi aspetto che loro siano un esempio per me, e solo allora sarò disposto a seguirli. E’ uguale a preparare delle domande al Creatore: “Prima devi farTi vedere, e poi farò quello che desideri.”

Se io sostengo il gruppo o il Creatore su ciò che hanno iniziato, dopo che si sono già rivelati, significa che sto agendo egoisticamente. Devo chiedere al gruppo solamente la grandezza dello scopo. Nessuno può raggiungere la consapevolezza della grandezza da solo; ne parliamo solamente per elevarci artificialmente a questo livello. E questo è ciò che ci fa crescere in modo indipendente.

Se l’amore degli amici mi fosse rivelato in anticipo, la mia reazione si baserebbe su considerazioni puramente mercantili. Mi rivolgerei agli amici come a dei qualsiasi uomini con cui sono in affari. Infatti, sarebbe un piacere per me fare affari con loro. Perciò, non dovrei cercare alcun segno di un atteggiamento favorevole del gruppo verso di me.

Il Libro dello Zohar parla dei discepoli di Rabbi Shimon: ogni volta che erano insieme, all’inizio sentivano un reciproco odio, e poi iniziavano a studiare superandolo. Quindi, dobbiamo incominciare a convincere noi stessi: “Qualunque cosa veda, la vedo nello specchio del mio ego.” Ognuno giudica in base ai propri difetti. Solo dopo arriviamo all’amore autentico che si trova al di sopra dell’odio.

Perciò, la chiave è non fidarsi dei propri occhi e del proprio cuore. Semplicemente non mi devo concentrare sugli altri; lasciamo che facciano quello che vogliono. Per quanto riguarda la mia specifica condotta, devo comportarmi come dice il mio maestro. Se incomincio ad aspettarmi qualcosa dagli altri, non li vedrò mai fare qualcosa di buono. Il Creatore fa così intenzionalmente, in modo che io veda sempre i difetti nel gruppo, poiché vedo gli amici attraverso il prisma del mio egoismo.

Sento risentimento e repulsione verso gli amici; non ho il minimo desiderio di unirmi a loro, di sedermi, e di parlare con loro, e ho un migliaio di scuse per rifiutarmi di farlo. Pur tuttavia, devo mettere da parte tutti gli ostacoli e capire che è un gioco che si sta giocando con me per uno scopo.

Se sono arrivato in una cerchia di persone che hanno un desiderio spirituale, significa che il Creatore mi ha scelto. E poiché Egli li ha scelti, io devo “aderire” a loro. E’ “l’utero” dove crescerò. Non ho scelta: devo connettermi con gli amici, credere che essi sono di fatto i più grandi della generazione, i migliori rappresentanti dell’umanità, che sono arrivati per innalzarmi. Il gruppo è l’ascensore che mi porta nel mondo spirituale.
[39930]

(Dalla 5.a lezione del corgresso WE! 04.02.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Invidiare gli amici
Laitman blog: Cerco I miei fratelli…

Che cosa hanno in comune la Columbia, Tbilisi, il Cile, Haifa, e Odessa?

Più elevata è la frequenza con la quale scegliamo, ripetutamente, in favore del punto nel cuore e dell’unione, più veloce sarà il nostro cammino. Quando ci riuniamo nei grandi congressi e ci includiamo gli uni negli altri con i nostri desideri, allora io compio un’azione e tutti gli altri compiono una miriade di altre azioni che si uniscono alla mia. Se io restassi da solo, non completerei mai questo lavoro!

In questo modo, il Creatore ci aiuta. Egli ha diviso l’enorme desiderio da Lui stesso creato in molte parti. Quando ogni parte svolge il suo lavoro, aggiunge questo lavoro a quello di ogni altra parte. Ne consegue che se siamo, diciamo, 800. e nel corso di alcuni giorni di un congresso ognuno di noi compie 100 azioni, allora ne risulta che ognuno ha compiuto 80,000 azioni. Ecco perché siamo tutti collegati insieme! E oltre agli uomini presenti nella sala del congresso, ci sono molti altri amici sparsi per il mondo che si uniscono a noi tramite le nostre trasmissioni.

Prima di venire a tenere questa lezione, ho ricevuto delle lettere e biglietti di benvenuto da Mosca, San Pietroburgo, da Israele, dalla Germania, e da molti altri luoghi. Guardiamo a come molti uomini si sono uniti nei nostri centri in giro per il mondo. Proprio adesso sullo schermo abbiamo Tel Aviv, la Galilea, Rehovot, Minsk, la Columbia, Donetsk, Tbilisi, il Cile, Odessa, Beer Sheba, Haifa, Ashkelon, Hadera, e molti altri ancora.

Siamo in molti e se usiamo i giorni del congresso correttamente, allora salteremo verso il livello successivo e può darsi che realizzeremo la legge che è chiamata, “Ha fatto degli sforzi ed ha trovato!” Questo può succedere. Tutto dipende da noi.

Se un grande numero di uomini si unisce a noi ed ogni uomo include gli altri, allora ogni uomo riceverà una forza sufficiente. Abbiamo lavorato sulla nostra unione molto bene e dunque abbiamo acquisito la conoscenza. Abbiamo studiato e ci siamo preparati per tutto l’anno, discutendo continuamente che c’è un solo “noi”, che siamo insieme, e che il mondo spirituale si rivela solamente nella connessione tra di noi. Quindi, speriamo di riuscire a mettere in pratica questa unione.

(Dalla 1.a lezione al congresso WE! Del 01.04.2011)

La chiave per aprire lo Zohar

E’ perfino difficile immaginare in quale misura la prima stesura del Libro dello Zohar sia paragonabile al testo che abbiamo a disposizione oggi. E’ circa 20 volte inferiore. La maggior parte del libro è andata persa. Ma i Kabbalisti scrivono che non abbiamo bisogno di averne di più. Il ricordo del libro che era serve a noi, perché ci fornisce la necessaria assistenza.

E’ molto difficile discutere del Libro dello Zohar in quanto è un testo assolutamente straordinario. Inoltre, è scritto in un modo veramente singolare. Baal HaSulam spiega che ci sono due tipi di anime: Un tipo ha la radice nella Luce Interiore e l’ altro nella Luce Circostante.

Noi ci troviamo nel sistema completo delle anime, e la connessione tra di noi si sviluppa lungo una corrente interiore tra le anime e anche nello spazio circostante. Ogni sistema elettrico è costituito in questo modo, con delle resistenze (circuiti di resistenza), condensatori e fili di induzione. Tutti questi elementi funzionano insieme, con i campi elettromagnetici e le resistenze in mezzo. Alcune parti di questo sistema accumulano energie dentro di sé, mentre le altre trasformano la corrente elettrica in un campo magnetico e vice versa, il campo in corrente elettrica che scorre al suo interno.

Il sistema delle anime funziona nello stesso modo. Anche gli autori del Libro dello Zohar dovevano avere questi due tipi di anime. Questa è la ragione per cui essi studiavano seguendo un modo molto specifico. Si sedevano in cerchio. Rabbi Shimon parlava di ciò che stava conseguendo, mentre i suoi discepoli ascoltavano, discutevano ciò che rivelava, gli ponevano delle domande e ricevevano delle risposte. Rabbi Aba ascoltava quello che si diceva e lo metteva per iscritto.

Tutto questo avveniva durante la conversazione. Naturalmente, la conversazione consisteva nella trasmissione delle forze e delle Luci tra queste anime, che avevano origine sia dalla Luce Interiore che da quella Circostante. L’anima di Rabbi Shimon originava dalla Luce Interiore, e quella di Rabbi Aba dalla Luce Circostante. Dunque, Rabbi Aba fu in grado di registrare tutto ciò che Rabbi Shimon diceva in forma criptata, in modo che oggi ogni uomo può comperare Il Libro dello Zohar, leggerlo, e non capirci niente.

Per arrivare al cuore di questo libro, un uomo deve realizzare una certa preparazione nella connessione con gli amici. Essi devono formare tra di loro lo stesso esatto modello di relazione che c’era tra gli autori dello Zohar. Nell’organizzare un gruppo come questo (non è una regola che ci devono essere solo 10 persone, ce ne potrebbero essere anche 10,000), nello sforzo di unirsi e di scoprire di cosa parla il Libro a proposito della loro reciproca connessione, essi diventano uguali al gruppo di Rabbi Shimon. E poi essi ricevono l’influenza della Luce dal gruppo stesso.

Poiché alcuni di noi si trovano nella Luce Interiore ed altri nella Luce Circostante, incominciamo a riceverne l’influenza come una radio riceve le onde. Allora incominciamo ad ascoltare che ciò che il Libro dice, al livello di Bina (sentire è il livello di Binà) e anche a vedere (al livello di Hochmà), in base al nostro livello spirituale. E se non abbiamo raggiunto la reciproca connessione al livello di Binà, vuol dire che ci stiamo ancora preparando per arrivarci.

Perciò, si ha un segno di avanzamento spirituale quando, come gruppo, mentre si legge Lo Zohar, si incominciano a percepire attraverso questo testo le forze e le proprietà che il testo stesso descrive. Questa è l’essenza propria del Libro. Questo libro è una guida, un manuale di istruzioni. L’uomo che riesce a penetrarlo sente quanto è in grado di innalzarsi con questo libro e scopre i livelli spirituali, come se di fatto stesse salendo lungo una scala.

Spero davvero tanto che nel corso delle nostre lezioni, quando incominceremo a leggere Il Libro dello Zohar, tutti insieme adotteremo la giusta intenzione per ottenere il massimo possibile da questa fonte.
[39994]

(Dalla 4 lezione al congresso WE! del 02.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Rabbi Shimon: Un uomo invisibile
Laitman blog: La Luce dello Zohar

Invidiare gli amici

Una delle leggi che riguarda il lavoro nel gruppo è molto singolare e, a prima vista, estremamente egoista: dobbiamo coltivare l’invidia dentro di noi. E’ detto: “Contrasta l’invidia, aumenta la saggezza.”

Dovrei invidiare tutti i miei amici con un “buon” tipo di invidia. Desiderare di vederli tutti come dei grandi per essere come loro. Non sono “verde dall’invidia” poiché non voglio che loro perdano i loro vantaggi. Al contrario, desidero diventare uguale a loro.

Questa invidia è assolutamente positive e necessaria. Vale la pena coltivarla dentro di noi. In sostanza, un simile approccio è accettabile anche dal nostro egoismo – basta non oltrepassare il limite tra l’invidia positiva e negativa. Come faccio a riconoscere la differenza?

Se invidio qualcuno in modo negativo, non amo questa persona. E nel caso contrario: quando ho un’invidia positiva, io provo dell’amore. Invidiare un altro uomo in un modo giusto mi aiuta ad ascendere e ad avanzare, in quanto percepisco la sua influenza correttamente.

Negli Scritti del Rabash, Shlavey HaSulam (I gradini della scala), articolo “a proposito di Al di Sopra della Ragione,” il Rabash scrive:

“L’invidia che egli sente verso gli amici quando egli vede che essi hanno delle qualità migliori delle sue. Questo lo spinge ad acquisire le loro buone qualità, che lui non possiede e delle quali è geloso.

Dunque, attraverso la società-il gruppo, egli acquista delle nuove qualità che adotta vedendo che sono ad un livello superiore del suo, ed egli ne è invidioso. Questa è la ragione per cui ora egli può essere più grande di quando non aveva una società-un gruppo, dal momento che acquisisce dei nuovi poteri attraverso la società-il gruppo.”

Guardando agli amici, un uomo dovrebbe provare a vedere in loro le buone qualità che a lui mancano. E’ un test molto positivo. Ovviamente, non guardiamo a ciò che si vede fuori. Un uomo può essere bravo a cantare, un altro a cucinare, un altro ad organizzare, ma non dobbiamo prendere in considerazione queste cose. La chiave è vedere quanto cuore gli amici mettono nello scopo e nell’ambiente circostante. L’amico vuole conseguire la spiritualità, e questo è ciò di cui dovrei essere invidioso.

Se io vedo questa cosa in tutti gli amici, avanzo verso l’ingresso nel mondo spirituale. Incominciamo a metterci alla prova: cosa provo per l’ambiente che mi circonda? Invidiamo gli amici in modo positivo? Diamo loro il giusto valore? Se sì, ci stiamo muovendo in avanti.

Se, invece, non abbiamo ancora smesso di disprezzarli e ancora pensiamo che non siano gli amici con cui unirci, vuol dire che siamo assolutamente lontani dallo scopo. Ognuno lo rifiuta in base ai propri difetti. Il Rabash ne scrive in un altro articolo in Shlavey HaSulam, “A proposito dell’importanza degli amici”:

“Dunque, se un uomo vede delle colpe nel proprio amico, ciò non vuol dire che il suo amico abbia queste colpe, ma queste colpe sono invece in lui, in quanto egli manca dell’amore per gli amici, e così egli vede le colpe nel suo amico. Da quanto detto sopra ne consegue che egli non dovrebbe aver cura della correzione delle colpe del suo amico che lui gli attribuisce, ma egli stesso ha bisogno di correggere il difetto che egli ha creato nell’amore per gli amici. E quando egli si corregge, egli vedrà solamente i meriti del suo amico e non le sue colpe.”
[40005]

(Dalla 5 lezione al Congresso WE! DEL 02.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Essere determinati lungo il cammino
Laitman blog: Cerco I miei fratelli…

Innalzarsi al di sopra del problema per risolverlo

Nel livello umano di questo mondo possiamo studiare, conoscere e in qualche maniera controllare i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Anche se non nel migliore dei modi, comunque, siamo capaci di comprendere e di cambiare la natura fino ad un certo punto.

Tuttavia, non possiamo controllare l’umanità, la società umana, e questo si manifesta sempre più chiaramente in tutto quello che facciamo. Siamo incapaci di allevare una generazione, i nostri figli, nella maniera corretta. Prima non pensavamo a questo, ma oggigiorno stiamo affrontando il problema: la giovane generazione è completamente indipendente da noi e siamo incapaci di fare qualcosa con i giovani.

Se potessimo farli diventare delle persone ragionevoli, delle buone persone (anche se non sappiamo esattamente cosa significhi questo), perlomeno i nostri figli avrebbero una buona vita. Tutte le generazioni hanno avuto la speranza che le loro vite difficili sarebbero state compensate dai successi dei loro figli. Ma adesso siamo in un periodo di transizione: noi, come se ruzzolassimo nella cima della fiducia, iniziamo a scendere, abbiamo perso tutta la speranza che la vita della nuova generazione sia migliore della nostra. Ed è per questo che le persone non vogliono più formare delle famiglie e avere dei figli.

Essenzialmente siamo di fronte a questo problema: se vogliamo costruire una vita normale per sette miliardi di persone in un livello semplice, corporale, dobbiamo esistere nel piano spirituale. Trovandomi nel grado umano (4) io posso governare i livelli più bassi: inanimato (1), vegetativo (2), e animato (3). Tuttavia, per mantenere il mio grado sotto controllo, devo innalzarmi al di sopra di questo, al livello spirituale (5). Allora, partendo da quest’ultimo sarò capace di governare il mio grado umano (4).

Perciò lo stato di questi stati è molto semplice: per riparare l’educazione, la famiglia, le relazioni interpersonali, gli affari, l’ecologia, l’economia, per fare fronte a nuove malattie, virus, io devo capire da dove deriva tutto questo, per quale motivo, quali sono le forze che regolano il livello umano. Queste forze non esistono qui. Ciò significa che devo innalzarmi a un livello più alto.

Questo è il motivo per il quale Baal HaSulam fu felice dell’opportunità di rivelare la saggezza della Kabbalah a tutto il mondo, e non solo per se stesso, per una manciata di discepoli. E anche se questa “manciata” di discepoli è aumentata a pochi milioni di persone che seguono le nostre lezioni, parliamo di tutti nel mondo.

Presto raggiungeremo uno stato che non siamo in grado di descrivere. Senza la conoscenza elementare su come governare il mondo dal quinto livello, l’uomo non riuscirà ad avere successo in nessuna delle aree della vita sociale. Perfino adesso, i programmi che l’umanità inizia a beneficio della famiglia, il paese e il mondo, s’intasano e falliscono.

Pertanto, la Kabbalah è necessaria non soltanto per aiutare me e te ad entrare nella spiritualità. La crisi massiva si accumula in un sistema molteplice di crisi che spinge il mondo intero verso l’ascesa a un livello più alto.

Ci distinguiamo dal resto dell’umanità poiché, essendo nel quarto livello, riceviamo il “punto nel cuore”, il desiderio di entrare nel quinto livello. Siamo motivati ad andare avanti da una buona spinta, mentre il resto del mondo viene spinto da grosse sofferenze che arrivano da dietro. Veniamo ingannati con una “caramella”, l’aspirazione a qualcosa di buono, mentre il resto del mondo si muove attraverso la disperazione, spinti da un ”bastone”. Sono animali che non sanno dove andare né come far fronte ai disastri che succedono dappertutto. E questo è solo l’inizio.

[39591]

Materiale correlato:

Laitman blog: Saggio amore
Laitman blog: Perché quando sembra che ho tutto mi sento male?

Una canzone conosciuta suona meglio

Tutti abbiamo bisogno di prepararci per il congresso in modo da arrivare con un animo elevato. Dobbiamo familiarizzare con tutto il materiale di preparazione, guardare tutti i filmati e imparare tutte le canzoni che canteremo li.

In questo senso, non ci dovrebbe essere nessuna novità o sorpresa per te. Più familiarizzerai con il materiale, più forti saranno le impressioni per te. Impariamo dalla struttura dei mondi che la prima unità tra le parti maschile e femminile non genera una nuova vita, ma crea vasi (Kli). La Luce si rivela in questo Kli soltanto iniziando dalla seconda unione.

Prima di tutto, la persona deve preparare i propri desideri (vasi, Kelim) ed è per questo che vale la pena familiarizzare con tutto il materiale. Se tutto è familiare alla persona, lui o lei sarà capace di raggiungere una connessione più forte durante il congresso. Se invece vediamo qualcosa per la prima volta, non saremmo capaci di dominarlo. Noi ancora non abbiamo il desiderio per questo, non c’è un posto per ricevere soddisfazione all’interno; è soltanto il primo incontro.

Ma un’incontro non è abbastanza per noi, vogliamo la partecipazione e riempimento. Questo è possibile se hai familiarita’ con il programma. Non stiamo parlando d’impegni individuali, ma piuttosto che dobbiamo sapere e partecipare in tutto quello che si svolge in scena.
[38808]

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.03.2011)