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La società futura: le basi del comportamento umano

Domanda: Baal HaSulam scrive che le basi per la società futura non saranno l’istruzione e l’opinione pubblica, ma qualcosa di più serio. Dopotutto, l’istruzione e l’opinione pubblica da sole non saranno in grado di convincere gli egoisti a diventare altruisti. Cosa può essere?

Risposta: Non saranno solo l’istruzione e l’opinione pubblica. In un tale sistema, ognuno deve considerare quale contributo deve dare al fondo comune e ricevere da esso solo ciò che è assolutamente necessario per lui.

Intere organizzazioni lavoreranno su questo, assicurando che ogni persona dia la sua parte nel cosiddetto vaso comune.

Domanda: Baal HaSulam dice anche che un valore più elevato, la Forza Superiore, può diventare tale base. Come sappiamo dalla Kabbalah, la Forza Superiore è la qualità della dazione e dell’amore. Diventerà il massimo ideale per l’umanità e tutti saranno d’accordo. Come può accadere?

Risposta: È molto semplice, poiché le persone che sentono di voler donare perché vogliono aiutare gli altri, per appagarli, riceveranno a loro volta un appagamento spirituale, che li porterà a un livello superiore di esistenza.

E così, la società si eleverà gradualmente con tutti gli organi di controllo, tutti i conteggi e si riorganizzerà in modo tale che non ci sarà bisogno di polizia, supervisori o cose del genere. Invece, ci sarà una  volontaria e onesta valutazione da parte di ogni individuo.

In altre parole, l’umanità raggiungerà uno stato in cui sentirà la Forza Superiore. Lavorare per Essa, attraverso il lavoro per gli altri, diventerà sostanzialmente il carburante di una persona.

Domanda: Stai parlando di uno stato ideale nel quale  le persone provano questa sensazione.   Ma cosa succede se una persona non la sente?

Risposta: Se una persona è a un livello tale da non sentire affatto le azioni spirituali, allora ha bisogno di essere coinvolta in esse. La società deve abbracciarla e mostrarle che più fa del bene, più benevolenza la società le mostrerà; più fa del male, meno la società lo tollererà.

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Dal programma “Era dell’ultima generazione” di KabTV 8/8/24

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Il “caffè sospeso” rieduca i ricchi

Nelle notizie (NPR):

“Il 27 marzo 2013, John Sweeney, un idraulico irlandese, ha aperto una pagina Facebook chiamata Suspended Coffees. Il suo messaggio era semplice: Offri una tazza di caffè a uno sconosciuto, perché un atto di gentilezza può cambiare la vita. Otto ore dopo, la pagina aveva ottenuto più di 20.000 like.

“Suspended coffee”, o “Caffè sospeso”, è una tradizione che proviene da Napoli e risale almeno all’inizio del XX secolo. Quando i clienti pagano il caffè, pagano anche in anticipo per una tazza da dare a qualcun altro, di solito qualcuno che altrimenti non potrebbe permetterselo. …
Una sfida per fare della gentilezza attraverso il caffè un punto fermo della cultura americana è che “siamo una società che non è molto a suo agio, culturalmente, nel chiedere aiuto”.

Domanda: È possibile creare una tale armonia per l’umanità in modo che coloro che hanno soldi e opportunità presentino qualcosa senza il loro nome e gli altri lo usino senza umiliarsi alla richiesta? Ci avvicinerebbe all’armonia o no?

Risposta: In parte sì.

Domanda: Qual è l’elemento più importante qui? Il fatto che sia offerto e che sia anonimo?

Risposta: È naturale, senza cognomi, senza nulla. Né chi dà né chi riceve. È così che tutto esiste in incognito.

Domanda: C’è armonia in questo?

Risposta: Certo.

Domanda: Il fatto che io dia qualcosa di mio senza pretendere nulla in cambio rende il mondo più accogliente, migliore?

Risposta: Parzialmente. Il nostro egoismo non ci permette di farlo tutti i giorni. Si può fare per una settimana o poco più, ma non sempre.

Domanda: Quindi non può essere un processo di educazione a portarci a questo e a vivere sempre così?

Risposta: No.

Domanda: Ci devono essere degli alti e bassi?

Risposta: Altrimenti sarebbe come una specie di tassa e così via.

Domanda: Non sarebbe più uno sforzo?

Risposta: Sì, e deve esserci uno sforzo.

Domanda: È chiaro che questo è un processo di educazione più per chi sospende, cioè per una persona ricca. E per chi accetta, cosa c’è invece? C’è qualche tipo di educazione per lui?

Risposta: Deve capire che qualcuno ha pensato a lui. E quindi, quando avrà la stessa opportunità, dovrà farlo anche lui.

Domanda: È bellissimo! È in atto un processo di educazione reciproca?

Risposta: Sì.

Domanda: È possibile farlo?

Risposta: Si tratta di un accordo reciproco. Naturalmente si può fare. È possibile arrivarci attraverso l’educazione. Una persona viene educata così e poi diventa un’abitudine. Ci pensa, non lo dimentica e lo fa. Oppure può essere sotto pressione, come una specie di tassa.
Ma non c’è altro modo, perché l’egoismo in noi cresce costantemente e richiede di essere alimentato.

Domanda: Quindi una persona si adatterà in qualche modo a questi sforzi?

Risposta: Sì.

Domanda: Possiamo dire qual è la via definitiva all’armonia?

Risposta: L’approccio finale all’armonia è quando non sentiamo che il nostro egoismo ci costringe a fare qualcosa. È quando ci eleviamo al di sopra di esso e siamo veramente liberi. Si tratta, ovviamente, di un’impresa acrobatica! Ma accadrà.

Domanda: Ci conduci lentamente in un mini vicolo cieco e poi improvvisamente dici: ‘Ma accadrà.’ Vuoi calmarci o accadrà davvero?”

Risposta: Sono sicuro che accadrà, l’umanità deve arrivare a questo. È scritto nei nostri geni.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di Kab TV del 13/5/24

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Cosa ci offre precisamente lo studio della Torah?

Da una lettera:
Sono un’insegnante con poca esperienza e non sono ebrea. Ma mi ha sempre interessato il fatto che voi insegniate a leggere ai vostri bambini dall’età di tre anni. So che viene prestata molta attenzione alla memorizzazione del testo.
“Voi” è riferito agli Ebrei.

È noto che i bambini delle scuole elementari sapevano leggere fluentemente l’intera Torah a memoria. Erano anche in grado di dire quante volte e in quale pagina viene menzionata una determinata parola.

Ho molte domande. Certamente, ci hanno insegnato molto all’università, ma le tue risposte sono particolarmente importanti per me. Prendo molto dai tuoi programmi. La prima domanda è: A cosa porta iniziare l’istruzione a tre anni?

Risposta: Porta allo sviluppo.

Domanda: “Cosa offre una memorizzazione così rigorosa del testo?”, chiede.

Risposta: Porta anche allo sviluppo della memoria.

Domanda: Qual è lo scopo di tutto questo per il bambino?

Risposta: Lo scopo è che conoscano bene la Torah, possano ricordare qualsiasi parte a memoria e citarla.

Domanda: Perché proprio la Torah?

Risposta: Per sviluppare in una persona capacità che non possono essere sviluppate da nient’altro. Con nient’altro. Ho parlato con molte persone che hanno studiato la Torah in questo modo e dicono che è impossibile trasmettere questo a coloro che non l’hanno studiata. I testi della Torah “legano” la mente di una persona in un insieme armonioso.

Domanda: Quindi, in linea di principio, l’obiettivo è avvicinare una persona a questa armonia?

Risposta: Sì.

Domanda: Come legge la Torah un Kabbalista?

Risposta: Un Kabbalista non legge la Torah, la vede. Essa evoca immagini dentro di lui. Non quelle illustrate nei libri. Vede le proprie immagini personali dietro le parole.

Domanda: Tutti questi strati vengono in un certo senso rimossi?

Risposta: Questo è impossibile da spiegare.

Domanda: Un’altra domanda da parte sua: “Il progresso ci ha portato al punto in cui memorizzare i testi non è più necessario. Le informazioni possono essere ottenute istantaneamente. Quali sono secondo te i vantaggi e gli svantaggi di tutto questo?”

Risposta: Il fatto che possiamo destreggiarci tra testi, libri ed enciclopedie come vogliamo e trovare citazioni in pochi secondi, da un lato è naturale. Ma dall’altro lato, toglie l’anima da tutto questo. Il risultato è pura informazione.

Domanda: E invece c’è un’anima nell’imparare la Torah in questo modo?

Risposta: In questo modo sì. Certamente!

Domanda: La sua ultima domanda: “Ho appena iniziato a insegnare. Qual è la cosa più importante da insegnare ai bambini?”

Risposta: La cosa più importante da insegnare ai bambini è avere il giusto atteggiamento nei confronti del materiale che stai insegnando loro. Devono capire che il processo di apprendimento stesso li sviluppa. Pertanto, non importa nemmeno cosa studi, ma è il processo stesso che trasforma un bambino piccolo in una persona.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 8/4/24

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Cosa fare quando i fratelli si odiano?

Da uno spettatore:

Perché i fratelli possono odiarsi così tanto? Vedo che la stessa cosa accade con le nazioni fraterne. È lo stesso con Israele e gli arabi. Siete fratelli, avete lo stesso padre: Abramo. E vi odiate l’un l’altro così tanto! Ho due figli, sono già adulti e non sono riuscito a riconciliarli. So che si uccideranno a vicenda quando si incontreranno. Perché Dio fa questo?

Risposta: Questa è una conseguenza della nostra natura, la natura egoistica del nostro mondo e di noi stessi. In ogni atomo, in ogni molecola, in ogni insieme di particelle viventi, tutto è costruito sull’idea di sopprimere gli altri e di essere al di sopra di loro. Questa è la natura: egoismo assoluto.

Domanda: Il nostro mondo è così?

Risposta: Sì.

Domanda: Bene, certo, questo è il mio atteggiamento verso gli altri, siano essi vicini o lontani. Ma perché con i fratelli?

Risposta: I fratelli sono anche peggio perché dentro di loro l’odio reciproco è costantemente in fermento poiché ciascuno crede inconsciamente che l’altro gli abbia portato via i genitori e viva a loro spese. Questa sensazione li fa combattere costantemente.

Domanda: Ma sono comunque fratelli, con gli stessi genitori. Come questa cosa può essere cambiata? Esistono metodi, percorsi o pratiche?

Risposta: No, non ce ne sono perché questo risale alla profondità del tempo, alla nascita del nostro mondo. E così continuerà fino a che noi decideremo di cambiare questo mondo dentro di noi!

Domanda: Ora ti stai avvicinando alla domanda che è stata posta alla fine: “Perché Dio ha fatto questo?”

Risposta: In modo che noi potessimo cambiare noi stessi.

Domanda: Vuol dire che finché ciascuno di questi fratelli non lavora su se stesso, tutto è destinato a fallire?

Risposta: Sì.

Commento: Tu lo dici spesso e Baal HaSulam, il grande Kabbalista, scrisse che il futuro dell’umanità è di diventare un’unica famiglia. Noi parliamo di fratellanza. Ma intendiamo una cosa diversa, intendiamo vicinanza.

La mia risposta: Quando il Bore lo desidera, noi lo faremo. Ma quando dobbiamo agire, allora vediamo quanto la natura sia contro di noi.

Domanda: Allora, non possiamo farlo con le nostre mani?

Risposta: No, non possiamo.

Domanda: Quindi cosa dobbiamo fare affinché il Bore faccia questo?

Risposta: SupplicaLo di cambiare la nostra natura.

Domanda: Devo sentirmi male a causa dell’ odio che provo per mio fratello?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma ci sentiamo male quando odiamo nostro fratello, giusto? O no?

Risposta: No.

Domanda: È Lui che fa sì che io mi senta male per questo odio?

Risposta: Sì.

Domanda: Stai affidando ogni cosa a Lui? Lasci che sia Lui a occuparsene?

Risposta: Chi altrimenti?

Commento: Se tutto dipende da Lui, ci sentiamo scoraggiati. Non possiamo fare nulla. Lasciamo che sia Lui a occuparsi di tutto e basta.

La mia risposta: Tu puoi chiedere.

Domanda: In linea di principio abbiamo un solo lavoro, quello di chiedere?

Risposta: Chiedere al Bore.

 

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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La Via del Coraggio passa attraverso la Timidezza

Domanda: La Timidezza voleva nascondersi da se stessa. Ma dove? L’Astuzia gli consigliò: “Perché non ti stabilisci con il Coraggio, con lui non è così spaventoso”. La Timidezza andò dal coraggio, ma ebbe paura di bussare alla porta, quindi si sdraiò sull’uscio. Da allora, la strada per il coraggio passa attraverso la timidezza.
È vero?

Risposta: Sì, perché con una natura egoistica è impossibile raggiungere il coraggio senza la paura. Come affrontano tutto questo le persone coraggiose? È perché superano la timidezza.

Domanda: Quindi più una persona è timida e più supera la timidezza, più è coraggiosa? Quindi fondamentalmente siamo timidi?

Risposta: Sì, perché dentro di noi abbiamo l’egoismo. Questo ci impedisce di agire in modo sconsiderato contro noi stessi; dove c’è la possibilità di farci del male, non lo permette.

Domanda: Quindi c’è sempre un rischio?

Risposta: Sì.

Domanda: Ed è il nostro egoismo a causare tutto ciò? Perché allora la timidezza è così disprezzata?

Risposta: La timidezza è disprezzata, ma è importante capire che è un sentimento umano e molto forte. Ci protegge, tra l’altro, da molti problemi che potremmo causare a noi stessi e agli altri.

Domanda: Quindi una persona che ammette di essere timida non è disprezzata da te?

Risposta: No, non è disprezzata. Devi solo sapere come bilanciare questa forza e prenderti cura di te in ogni situazione tenendo conto di quanto è necessario.

Domanda: Esiste il coraggio senza la paura?

Risposta: No, solo se si tratta di uno stato patologico.

Domanda: Quindi la consideri una patologia quando c’è una totale incoscienza?

Risposta: Certo. Guarda gli animali, come si comportano. Non attaccano incautamente nessuno. Controllano, fanno dei cerchi e così via. E solo allora, se necessario, si buttano in avanti.

Commento: Sì, è vero. Solo nei cani rabbiosi, a quanto pare, questo è disabilitato.

La mia risposta: Sì.

Commento: Quindi è effettivamente una patologia se una persona è puramente spericolata, coraggiosa, come si suol dire.

La mia risposta: Questo non è coraggio.

Domanda: Come dovrebbero essere allevati i bambini? Quando diciamo a un bambino: “Non essere timido, sii coraggioso”.

Risposta: Pondera tutto.

Domanda: Con chi stai parlando in questo momento?

Risposta: Al bambino. Soppesa tutto ciò che è a favore e contro. E solo se sei convinto che non ci sia altra via, attacca.

Commento: Ora ti stai rivolgendo al bambino come a un adulto, come a qualcuno dotato di saggezza.

La mia risposta: Cosa puoi fare? Anche con gli adulti è così.

Domanda: Ma dovrebbe essere questo l’atteggiamento nei confronti di un bambino? Quindi valuta, pondera tutto, a favore e contro? E solo dopo questo…?

Risposta: Sì.

Domanda: È questa la cosiddetta educazione?

Risposta: Certo.

Domanda: Un bambino può farlo?

Risposta: Possono farlo. Dato che questa cautela, timidezza, può aiutarli.

Domanda: Di che età del bambino stai parlando?

Risposta: Un bambino piccolo. Dai tre anni.

Domanda: Puoi dire “ponderare” a un bambino di tre anni? Sederti davanti a loro e dire “pondera”? Si può trattare un bambino come un adulto già da una così giovane età?

Risposta: Sì.

Domanda: Se un genitore si comporta così, cosa dici riguardo al genitore?

Risposta: Che il genitore insegna al proprio figlio un approccio equilibrato col mondo.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 22/01/24

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Cosa dovrebbero insegnare i media

Domanda: Come possono tutti i media che ci circondano trasformarsi in media kabbalistici, ossia che riportino informazioni utili e non solo stupide?

Risposta: I media dovrebbero educare le persone in modo da indirizzarle verso un’unificazione globale e integrale. Non possono fare altro.

Naturalmente non si tratterebbe di un’educazione kabbalistica, ma di una corretta unità sociale e morale. L’unità kabbalistica arriverà alle persone gradualmente.

Quando cominceranno a connettersi correttamente tra loro sotto la guida dei kabbalisti, allora cominceranno a sentire che in questa unione c’è una specie di forza interna, una proprietà interna, che li eleva e li ispira. Allora cominceranno a comportarsi in modo diverso.
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Da “I Got a Call” di KabTV. Media kabbalistici” 18/1/2012

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Pretendere la bontà è ignobile

Colui che ti ha fatto una volta una cortesia sarà più pronto a fartene un’altra rispetto a colui che tu stesso hai obbligato (Benjamin Franklin).

Risposta: Questo é buono, è vero.

Domanda: È un altro modo per dire: “Non aspettarti del bene da qualcuno a cui tu hai fatto il bene”?

Risposta: Sì.

Commento: Ma io mi aspetto segretamente cose buone.

Risposta: Sì, come se avessi pagato e ora lo vuoi indietro.

Domanda: Sì, ti ho fatto del bene, quindi anche tu fai del bene a me. È sbagliato?

Risposta: Non è che sia sbagliato, è ignobile.

Domanda: Quindi è nella nostra natura, giusto? Abbiamo una natura squallida.

Risposta: Senza dubbio.

Domanda: Quindi, se faccio del bene a qualcuno, secondo Franklin, è contagioso e posso farlo ancora e ancora e ancora?

Risposta: Sì, in genere accade come un’abitudine e l’uomo sviluppa già il bisogno di fare del bene.

Domanda: Quindi, puoi svilupparlo come un muscolo? Semplicemente esercitandolo?

Risposta: Sì.

Domanda: Lei consiglia a un uomo di fare questo?

Risposta: Certo, perché no?

Domanda: Quando dici “bene”, cosa intendi? Fare del bene a un altro, cosa è bene per lui?

Risposta: Non so cosa sia bene per lui! Quello che è bene per lui, è quello che dovrei fare.

Domanda: Ma prima di farlo, devo scoprire cosa è bene per lui? O decido in base alla mia percezione?

Risposta: Devi comunque scoprirlo. Devi conoscere l’altro e metterti nei suoi panni. E devi fare una cosa così buona, un’azione così buona che si adatti proprio a lui.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28.12.2013

 

Il 27 Marzo 2024 sarà possibile seguire un Webinar speciale “LA SAGGEZZA DELLA KABBALAH E IL SENSO DELLA VITA” pagina iscrizione: https://bit.ly/SensoDellaVita

 

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Il fattore principale dell’educazione

Domanda: Quando ero un bambino, dall’età di sei anni fino ai sedici, i miei genitori mi portavano allo stadio per correre cinque chilometri. Ogni fine settimana andavamo in montagna e correvamo per 24 chilometri. Dopodiché, ho sviluppato un odio profondo per lo sport.

Quando si dà a un bambino un’educazione che lo aiuterà in futuro, come si può essere sicuri che non si spaventi e non scappi da essa?

Risposta: L’educazione deve avvenire sotto l’influenza dell’ambiente. I genitori sono, ovviamente, buoni. Ma in linea di principio, in qualsiasi società, un bambino non viene educato dai genitori. Viene educato dall’ambiente, dalla comunità, da una grande famiglia, come un gregge.

Già nel grembo materno, il bambino viene educato. Poi nasce e cresce accanto alla madre, vicino al suo seno, dopo si allontana un pò e la sua educazione avviene sotto l’influenza della società.

Questo significa che prima abbiamo lo sviluppo animale interiore, poi, dopo la nascita, quello esteriore, preparatorio, il periodo dell’allattamento. Fino all’età di tre anni, il bambino non è socialmente sviluppato, ma a partire dall’età di tre anni, la società entra a far parte della sua educazione.

Qui, non ci deve essere traccia dell’influenza dei genitori. È l’influenza della società che mostra a un individuo ciò che è importante, che l’interazione con la società stessa è importante e anche l’integrazione con essa.

Questa è la corretta educazione, soprattutto nella nostra epoca in cui stiamo entrando nel periodo di una società globale integrale, che si sta ancora formando, e che in un modo o nell’altro si realizzerà. Quindi, più insegniamo al bambino l’arte della comunicazione e dell’integrazione con la società, meglio è per lui. Sarà poi la società a dirgli se deve correre allo stadio.

Ma solo insieme con gli altri. Così sarà più semplice, più facile, più interessante e attraente per lui. Lo farà con piacere, e non sotto la pressione dei suoi genitori.

Vedi le impressioni che hai! Se lo avessi fatto con i tuoi coetanei, forse ti saresti impegnato dieci volte di più, saresti stato ispirato, come con tutti i giochi dell’infanzia.

 

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Da KabTV’s “Ho ricevuto una chiamata. L’influenza della società”. 30/4/11

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Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

I cani aiutano i bambini autistici?

I bambini autistici tendono a ritirarsi e trovano difficile comunicare con le persone intorno a loro.  Si sentono soli e i cani sono davvero un modo per aiutarli. 

I bambini autistici spesso sviluppano relazioni speciali con i loro cani, accarezzandoli, abbracciandoli e prendendosi cura di loro con pazienza e devozione.

Cosa dà un cane a un bambino autistico che gli esseri umani non danno?

Quando un cane si abitua ad una persona, è disposto ad accettarla come superiore, sia come padrone che come amico, senza considerare se sia o meno autistico. 

Il cane non è un amico a livello di empatia con il disagio del bambino, ma c’è un sentimento e una sensibilità comuni tra il bambino e il cane.

È questa sensibilità che manca molto alle relazioni umane nel nostro mondo attuale. 

Possiamo così imparare dai cani l’importanza di aumentare la nostra sensibilità reciproca. I cani provano molto, chiedono molto e vogliono essere leali. Quest’ultima, tuttavia, è la caratteristica principale che possiamo imparare dai cani: la lealtà, verso i nostri amici e verso il nostro padrone, cioè verso le leggi della natura che guidano ogni nostro desiderio, pensiero e movimento. Più diventiamo leali nel prenderci cura degli altri e nello sviluppo di un atteggiamento di donazione, simile alla forza donatrice della natura, più ci bilanceremo con la natura e sperimenteremo più armonia, pace e felicità che riempiranno le nostre vite.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

È giusto spingere tuo figlio a dedicarsi ad attività che non vuole intraprendere?

L’educazione di un bambino dovrebbe avvenire sotto l’influenza della società circostante.

I genitori sono un aspetto molto importante della nostra educazione, ma in linea di principio, in qualsiasi sistema sociale, i bambini non vengono educati dai genitori, ma dalla società e dalla comunità che li circonda, cioè da una grande famiglia.

Siamo influenzati dal momento in cui siamo nel grembo di nostra madre. Nasciamo e cresciamo vicino alle nostre madri, poi ci allontaniamo un po’ e la nostra educazione avviene sotto gli influssi della società.

In altre parole, prima ha luogo lo sviluppo interiore di tipo animalesco, poi si passa ad un periodo di accudimento fino all’età di tre anni, in cui si è ancora esseri non socialmente sviluppati. Poi, a partire dai tre anni, la nostra educazione include la società.

Quando siamo sotto l’influenza della società, apparentemente non dovremmo mostrare alcuna traccia dell’influenza dei nostri genitori. La società ci mostra quindi che sono importanti le nostre interazioni sociali e l’integrazione con la società stessa. Questa è la forma corretta di educazione, soprattutto nella nostra epoca in cui stiamo diventando una società interconnessa e interdipendente a livello globale.

Pertanto, più insegniamo ai bambini l’arte della comunicazione e dell’integrazione con la società, maggiori saranno i benefici che ne trarranno. Sarà poi la società a determinare i tipi di attività in cui i bambini vorranno impegnarsi.

Tuttavia, questo sviluppo avviene insieme agli altri. Per i bambini diventa più facile, più interessante e più attraente impegnarsi in varie attività. Parteciperanno volentieri alle attività che la collettività ritiene piacevoli, senza la pressione dei genitori.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.