In che modo i mass media influenzano i nostri atteggiamenti?

Le piattaforme, i canali e i siti web attraverso cui ci informiamo influenzano profondamente i nostri atteggiamenti e la nostra consapevolezza, c’è un divario enorme tra ciò che pensiamo di noi stessi, della nostra capacità di filtrare e valutare criticamente le informazioni, e ciò che accade realmente.

Partiamo dall’inizio. Se fossimo idealmente connessi gli uni agli altri, non avremmo bisogno di comunicazione, linguaggio o parola. Ad esempio, nel nostro corpo, mano, gamba e cervello sono collegati. Si comprendono a vicenda e sentono di appartenere allo stesso corpo. Ogni organo agisce con la massima efficacia a beneficio del sistema e tutto funziona in armonia.

Nel sistema umano, tuttavia, con l’aumentare dell’egocentrismo e della connessione interiore, è cresciuta anche la necessità di comunicazione esterna. Così abbiamo sviluppato lingue e culture, strumenti di comunicazione, giornali, radio, Internet e social network.

Naturalmente, l’umanità è strutturata come una piramide, ci sono sempre coloro che si trovano in cima, ovvero coloro che vogliono plasmare le opinioni altrui, determinare le politiche e dettare le prospettive. Sono loro a guidare i media e a dettare le agende.

Gli esseri umani si evolvono nel tempo e sentono un bisogno crescente di sapere cosa accade ovunque, in ogni angolo del mondo. Quando consumiamo informazioni dai media, che lo vogliamo o no, queste plasmano la nostra percezione. Le notizie che ci vengono proposte, il modo in cui vengono presentate, l’angolazione che assumono, tutto ciò modella le “cellule” del nostro cervello, i nostri sistemi interni di percezione ed elaborazione e definisce il modo in cui ci relazioniamo con ogni cosa.

In questo modo, la comunicazione plasma la coscienza. Svolge una funzione essenzialmente educativa. Siamo abituati a pensare all’educazione come a qualcosa che appartiene ai bambini e alle scuole, ma anche noi adulti siamo soggetti a processi comunicativo-culturali che influenzano il nostro modo di pensare. Così come le religioni hanno plasmato la visione del mondo dell’umanità in passato, nell’ultimo secolo Hollywood ha fatto lo stesso.

Nessun mezzo di comunicazione o giornalista può fornire informazioni completamente pure e imparziali. Ogni notizia è soggettiva, viziata da pregiudizi fin dall’inizio, consapevolmente o inconsapevolmente. Se accettiamo questo come un dato di fatto, possiamo passare a una domanda più significativa: ciò che i media ci raccontano oggi ci aiuta a soddisfare le nostre esigenze evolutive?

Quali sono, dunque, queste esigenze evolutive? Constatiamo che l’umanità sta diventando sempre più interconnessa e interdipendente. Allo stesso tempo, l’ego di ogni individuo continua a crescere. Le persone amano pensare di avere ragione, di essere intelligenti, di avere il controllo e desiderano che tutti gli altri stiano zitti. Queste sono le due direzioni opposte in cui ci troviamo oggi: quella della crescente interconnessione e quella dell’intensificarsi dell’ego. La collisione tra queste due direzioni potrebbe portare a un collasso sistemico totale.

L’unica speranza di salvezza risiede nel cambiamento dell’essere umano. Nel mondo di domani, sopravviverà solo una persona connessa, ovvero una persona più empatica, integra e capace di entrare in contatto con gli altri, con un approccio più maturo alla vita e una comprensione più profonda di come risolvere i problemi.

Questo è ciò che la comunicazione deve offrire. Deve creare un ambiente di valori integrali per ogni persona. Attraverso film, programmi, serie, reality show, teatro, musica, attraverso tutte le forme di espressione che abbiamo creato e che creeremo, dobbiamo progredire giorno dopo giorno.

Ci troviamo infatti di fronte a un processo di sviluppo senza precedenti, un’evoluzione fondamentale della natura umana.

Nella prima fase, dovremo riconoscere il problema, identificare cosa nelle nostre attuali relazioni e comunicazioni non è in linea con la direzione integrale dello sviluppo mondiale, cosa stiamo già perdendo a causa di ciò e cosa potremmo ancora perdere.

Quando giungiamo a una diagnosi chiara di ciò che deve cambiare e della forma che questo cambiamento dovrebbe assumere, possiamo passare alla costruzione di nuove relazioni e forme di comunicazione. In questa fase, è importante sottolineare i benefici che una connessione armoniosa e la complementarietà ci apporteranno. Ognuno di noi possiede un ego smisurato, che viene anche definito “inclinazione al male”, ma insieme possiamo trovare un metodo per superarlo, verso una connessione reciproca e complementare che si allinei con l’armonia che esiste naturalmente tra tutte le parti del creato. Per noi, in quanto esseri umani, questa connessione deve essere costruita attraverso un esame consapevole, la conoscenza e la scelta.

La prossima fase della nostra evoluzione consisterà nell’adattarci interiormente al mondo interconnesso e interdipendente che si è formato intorno a noi, elevando i nostri atteggiamenti a quelli di reciproca considerazione, sostegno, incoraggiamento e, in definitiva, amore. I mass media possono essere di grande aiuto in questo processo, se utilizzati come strumento educativo per promuovere tali valori in tutta l’umanità. Spero  questo cammino venga da noi intrapreso il prima possibile per potere godere dei frutti di una connessione armoniosa e pacifica tra di noi, invece di dover soffrire a lungo per la nostra incapacità di elevare i nostri atteggiamenti.

Basato su “New Life 131 – Mass Media, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il linguaggio del cuore?

La parola distingue la specie umana dalle altre parti inanimate, vegetali e animate della natura, e ci conferisce il titolo di “esseri parlanti”. Tutta la nostra comunicazione si è sviluppata attraverso il linguaggio, la parola, la lingua e la scrittura.

Esaminando l’evoluzione negli ambiti inanimato, vegetale e animato, osserviamo che la natura si evolve attraverso la connessione degli opposti e la comunicazione tra gli elementi. La terra, l’aria e l’acqua si influenzano reciprocamente, piante e animali sono interconnessi. La natura è una rete integrata che esiste sulla base di una reciprocità sistemica. L’azione di un particolare elemento completa quella degli altri e questa è la forma generale di comunicazione in natura.

Nell’evoluzione a livello umano, tuttavia, la comunicazione assume una forma opposta. Con la crescita dell’ego umano, il dialogo ha cessato di avere lo scopo di integrare e aiutare, diventando invece un mezzo per sfruttare gli altri e la natura a proprio vantaggio. Di conseguenza, le persone si sono allontanate dalla natura e le une dalle altre, creando la necessità di numerose parole, frasi, leggi e regole per definire ciò che è permesso e ciò che è proibito nelle diverse forme di connessione e relazione.

Si sono sviluppate diverse nazioni, lingue e  modelli di comunicazione, tra cui la lingua parlata, la lingua scritta, gli strumenti di comunicazione, i giornali, la radio, il cinema, la televisione e i social network. Alla base di ogni discorso si cela la stessa visione ristretta: “Cosa otterrò da te?”. Poiché un linguaggio interiore simile parla anche negli altri, non riusciamo a raggiungere una connessione che porti un senso di completezza.

Forse ci comprendiamo a parole e conosciamo la lingua parlata l’uno dell’altro, ma interiormente non riusciamo a sentire una connessione. La storia della Torre di Babele, la torre dell’egoismo umano, allude a questa incomprensione tra le persone. Descrive come gli esseri umani abbiano smesso di comprendersi a vicenda, si siano dispersi in tutte le direzioni e abbiano sviluppato una varietà di lingue e culture.

Oggi l’ego ha raggiunto proporzioni enormi, di conseguenza la comunicazione tra le persone è carente. È piena di bugie, inganni, falsità, sfruttamento, confusione, violenza e corruzione. L’elenco è lungo. Le coppie faticano a comunicare, così come i genitori e i figli e persino i team di lavoro.

Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti sulla stessa barca, reciprocamente influenzabili e dipendenti. Se non creiamo una nuova forma di comunicazione, un nuovo linguaggio, una nuova relazione tra noi e tutto ciò che non siamo noi, allora non avremo un futuro positivo. Al contrario, evolveremo verso un collasso totale.

Da ciò scaturirà la fase successiva nell’evoluzione del rapporto tra l’individuo e la società. L’obiettivo sarà quello di creare la sensazione di essere tutti un’unica famiglia, connessi come un tutt’uno, veramente a livello dell’anima. Avremo bisogno di un linguaggio che ci spinga a unire i cuori nell’amore.

Originariamente, da tale esigenza, si è formata la lingua ebraica. Le sue lettere, i suoi simboli e i suoi suoni rappresentano diverse modalità di questa connessione ottimale, una connessione orientata all’amore, alla generosità e a un’influenza reciprocamente armoniosa. L’ebraico è adatto a una connessione completa e complementare tra le persone, a forze che agiscono con il desiderio di giovare a tutti. Per questo l’ebraico è stato chiamato la “lingua sacra” e in esso sono stati scritti testi sacri, dove il termine “sacro” indica uno stato di reciproca generosità.

Quando la coesione interna del popolo d’Israele si incrinò e un odio immotivato si impadronì dei loro cuori, durante gli anni dell’esilio si astennero dal parlare ebraico, eccetto per lo studio dei testi sacri. Nella vita quotidiana, utilizzavano lingue locali, come il ladino (lingua giudeo-spagnola), lo yiddish e altre.

Con il ritorno nella Terra d’Israele, abbiamo ripreso a parlare ebraico, ma non abbiamo ancora compiuto il passo necessario per costruire quel legame d’amore che la lingua simboleggia. Quando inizieremo a imparare come farlo, e la saggezza della Cabala ne descrive dettagliatamente il metodo completo, scopriremo ciò che viene chiamata la “Torah interiore”, ciò che è racchiuso nei testi sacri, la forma di connessione simboleggiata da ogni lettera e parola ebraica, la natura intrinseca della realtà, il sistema operativo di tutta l’esistenza.

Abramo il Babilonese fu il primo a scoprirlo. Insegnò cosa sia la vera comunicazione. Parlò dell’unità di tutti, della gentilezza, della pace e dell’amore, e della necessità di elevarsi al di sopra dell’ego e di ogni odio che emerge e ci separa. Coloro che furono attratti dalla sua idea, provenienti da ogni parte dell’umanità, formarono una comunità, che in seguito divenne il popolo d’Israele. Impararono a parlare il linguaggio del cuore, direttamente da cuore a cuore e, unitisi “come un solo uomo con un solo cuore”, penetrarono nelle profondità del creato. Le crisi relazionali odierne, che si esprimono in una comunicazione inefficace, spingono noi e il mondo a elevarci a quello stesso livello di connessione di cui un tempo godevamo: la scoperta del linguaggio dell’amore, il linguaggio del cuore.

Basato su “Nuova Vita 130 – Comunicazione Cuore a Cuore” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché gli esseri umani hanno sviluppato il linguaggio?

Perché il linguaggio si è evoluto nella società umana? Qual era il suo scopo? E perché oggi le persone faticano sempre più a comprendersi a vicenda?

Tutta la natura si fonda su una forza motrice di base: il desiderio di vivere bene, di colmare ciò che si percepisce come una mancanza, di ricevere soddisfazione e piacere, di godere. Da ciò scaturiscono tutte le connessioni tra gli elementi dell’universo.

Quando osserviamo un movimento in un determinato luogo, esso è il risultato di una comunicazione tra corpi, forze, campi e altri fattori che non comprendiamo ancora appieno. Questo avviene a livello inanimato, ad esempio nell’interazione tra i pianeti. A livello vegetativo, la comunicazione è più intensa, come nel contatto fisico tra piante e radici degli alberi. A livello animato, osserviamo un’ampia comunicazione attraverso odori, movimenti, segnali e suoni. L’evoluzione è comunicazione, connessione, e il loro scopo è fornire a ciascun elemento ciò di cui ha bisogno per esistere. Senza comunicazione tra elementi e livelli diversi, inanimato, vegetativo e animato, non c’è vita né evoluzione. La comunicazione porta a varie forme di complementarità sistemica e la natura si evolve come un unico meccanismo integrato.

Gli esseri umani sono emersi dal mondo degli animali e, con la crescita del loro desiderio di far proprio l’intero universo per il proprio piacere, si sono disconnessi dal sistema naturale. Gli esseri umani si sono trasformati in creature dannose, capaci di agire d’impulso, senza riflettere. L’intensificarsi dell’egoismo ha portato alla perdita della capacità istintiva di connettersi in modo equilibrato e armonioso con le altre componenti della natura, capacità che ogni altra creatura possiede. Come conseguenza di questa perdita di comunicazione con la natura, gli esseri umani non la percepiscono più né la comprendono.

Qua e là, si possono ancora trovare esempi di persone che vivono a stretto contatto con la natura, ad esempio in giungle remote. Per loro, la foresta è un linguaggio. Attraverso i suoni degli animali, i profumi delle piante, le condizioni dell’aria, del cielo, della terra e altre fonti di informazione presenti in natura, ricevono informazioni sul mondo e sul suo rapporto con loro. Percepiscono come la divinità insita nella natura parli loro.

Man mano che le persone si allontanano dalla natura, anche trasferendosi in villaggi, diventano più distanti da essa e meno dipendenti da essa. Allevano pecore, possiedono un appezzamento di terreno e iniziano a organizzare sistemi di commercio e scambio, conducendo attività commerciali e così via. Di conseguenza, il linguaggio si trasforma da una forma integrale e reciproca a un linguaggio di ricezione, profitto e sfruttamento.

A differenza di ogni elemento dei livelli inanimato, vegetativo e animato, che prende dal sistema solo ciò di cui ha bisogno e contribuisce così all’equilibrio generale, l’essere umano, essendosi disconnesso dalla natura, non riceve più da essa il “programma” per una connessione equilibrata e armoniosa. Al contrario, gli esseri umani agiscono principalmente secondo impulsi egoistici sempre più forti, che danneggiano tutto e tutti coloro che li circondano. Mancano di un linguaggio di piena connessione con la natura, un canale diretto e aperto, senza limitazioni. La loro percezione si restringe a ciò che è più utile al proprio tornaconto in un dato momento.

Si è quindi creata una realtà in cui i vincenti sono coloro che sanno sfruttare gli altri in modo più astuto. Sono state quindi create leggi per cercare di limitare il danno, per definire i confini oltre i quali lo sfruttamento diventa illegale. Si sono formati accordi sociali per porre limiti alle interazioni, per definire ciò che è permesso e ciò che è proibito, e così via.

Da una prospettiva più ampia, le nostre vite sono studi sulla comunicazione e sul linguaggio. Gli educatori cercano di insegnare come relazionarsi correttamente con gli altri e con la società, e gli scienziati tentano di capire come entrare in sintonia con l’ambiente. Se non fossimo discesi dagli alberi, non avremmo bisogno di imparare a comunicare. Il linguaggio è nato per compensare il senso di connessione che abbiamo perso tra di noi e con la natura. Nella cultura, nell’arte, nella musica, nella danza, nel canto, nel teatro e nella letteratura, tutto è linguaggio, trasmissione di emozioni.

Fino a circa cinquemila anni fa, il linguaggio era molto semplice. Non c’erano molti fenomeni che le persone avessero bisogno di descrivere, spiegare, registrare o tramandare alle generazioni future. Il vocabolario era limitato, così come il linguaggio stesso. Poi, nella regione della Mesopotamia, culla della civiltà umana, emerse una significativa ondata di egoismo. In altre parole, il desiderio di godere per proprio tornaconto a spese degli altri crebbe enormemente. Ciò creò una distanza interiore tra le persone e le portò a smettere di comprendersi a vicenda. Da lì, si diffusero in tutte le direzioni e si svilupparono lingue diverse.

Man mano che la distanza interiore tra le persone aumentava, persisteva la necessità di mantenere i contatti, per questo il linguaggio si è evoluto. Il commercio, l’economia, le carovane di merci, sono tutte forme di comunicazione e trasmissione. Persino le guerre e le conquiste nel corso della storia sono scaturite dal desiderio di diffondere una determinata visione del mondo o ideologia.

Oggi, da un lato, assistiamo a un’abbondanza di tecnologie straordinarie. Dall’altro, le relazioni sono disastrose. Alla base di tutto c’è una crisi di comunicazione, una crisi del linguaggio. Proprio in un’epoca in cui il mondo è diventato un piccolo villaggio globale, abbiamo perso la capacità di comprenderci a vicenda. Questo accade in famiglia, sul lavoro, nella società, all’interno delle nazioni e, certamente, in tutta l’umanità. La violenza e l’intolleranza sono in aumento, la corruzione raggiunge livelli senza precedenti, l’economia crea bolle speculative sempre più grandi ogni anno, la guerra nucleare incombe a un ritmo allarmante e lo stato ecologico, ovvero ciò che abbiamo fatto all’ambiente, è doloroso da vedere.

Da qui, c’è solo una via d’uscita, e richiede l’apprendimento di una nuova lingua. Tracce di ciò si trovano nella storia della Torre di Babele, la torre dell’egoismo umano. Quando gli uomini smisero di comprendersi a vicenda, Abramo di Babilonia venne e parlò del linguaggio della gentilezza, la formula per una comunicazione complementare. Gentilezza significa aprirsi gli uni agli altri, ciascuno a tutti, con il desiderio di trasmettere tutto ciò che di buono c’è tra noi, da persona a persona. Un tale desiderio unisce tutti nell’amore, ci rende “un solo uomo con un solo cuore” e permette un flusso armonioso.

Questo luogo unificato è la meta verso cui la nostra evoluzione ci ha condotto, dall’inizio fino ad oggi. Muovendoci consapevolmente e per scelta verso di esso, ricominceremo a percepire il sistema della natura, la forza superiore che ci spinge verso una maggiore consapevolezza. Questo ci condurrà a un livello di connessione completamente nuovo con l’intera creazione, fornendoci risposte su chi siamo e perché esistiamo.

Basato su “Nuova Vita 129 – Lo sviluppo del linguaggio” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo i sensi umani vengono utilizzati nella comunicazione?

Quanto è influenzata la nostra comunicazione dal sistema sensoriale? Cosa esiste intorno a noi oggi che non percepiamo?

I tracker sono individui altamente qualificati, addestrati a interpretare i segnali più sottili presenti nell’ambiente. Sono in grado di individuare impronte, anomalie nel terreno e altri indizi quasi invisibili per identificare pericoli come le mine antiuomo o per seguire gli spostamenti sul territorio. Il loro lavoro richiede un livello eccezionale di consapevolezza sensoriale e di sintonia con la natura, capacità che un tempo erano possedute in modo più diffuso dagli esseri umani, ma che si sono in gran parte perse nel corso del tempo.

Allontanandoci dalla natura, abbiamo perso la sensibilità dei nostri sensi. Anche gli assaggiatori di vino, ad esempio, devono mantenere un’elevata acutezza sensoriale. Tuttavia, la maggior parte di noi non ne ha più bisogno. Da quando abbiamo abbandonato il mondo animale, abbiamo sviluppato sistemi che ci permettono di sopravvivere anche senza sensi particolarmente sviluppati.

Dietro il sistema sensoriale si cela il desiderio umano, il desiderio di vivere bene, di godere e di non soffrire. Questo desiderio attiva i sensi, indirizzandoli a individuare ciò che è benefico e ciò che può essere dannoso. Inoltre, all’interno di questo desiderio si cela la memoria, che accumula distinzioni: geni, ormoni, tratti innati, nonché influenze educative, sociali e culturali. Tutto ciò, nel suo insieme, forma in ogni individuo una percezione della realtà altamente soggettiva.

In una realtà del genere, di che tipo di comunicazione possiamo parlare? Tra chi e tra chi? Dopotutto, ogni persona è fatta in modo diverso interiormente e percepisce un’immagine diversa del mondo attraverso i propri sensi. Questa è la radice di tutti i problemi di comunicazione che incontriamo.

Chi riesce a comprendere a fondo la persona che ha di fronte è un venditore. I suoi sensi sono estremamente acuti. Ma vendere non significa comunicare nel senso di creare una connessione reciproca. Né i media che ci inondano di messaggi contribuiscono a costruire legami umani positivi. Al contrario, spesso seminano divisione e alimentano i conflitti.

A ciò si aggiunge il fatto che oggigiorno ci incontriamo sempre meno di persona, comunicando attraverso schermi, e si ottiene una realtà in cui ogni persona si allontana sempre di più dalle altre. Questo si riflette nel crollo del nucleo familiare e nella crescente mancanza di desiderio di coltivare le relazioni. La disconnessione porta all’isolamento, poi alla disperazione, alla depressione e al vuoto. Può esserci abbondanza materiale, ma la gratificazione emotiva è sempre più carente.

Allo stesso tempo, il mondo in cui viviamo sta diventando sempre più interconnesso. Ognuno influenza tutti e dipende da tutti. Questo ci porta a perdere il controllo sui sistemi che abbiamo costruito, come l’economia. Se in passato c’era una lotta ideologica tra comunismo e capitalismo, oggi è chiaro che nessuno dei due porta a una pace o a una realizzazione durature. Inoltre, se fino ad ora il denaro definiva chiaramente la comunicazione tra me e te, quanto valgo io, quanto vali tu e che tipo di affare è conveniente, oggi anche questo sta crollando.

Se ci fosse una buona comunicazione tra tutti noi, potremmo facilmente soddisfare i bisogni primari di ogni persona e di ogni famiglia. Con le tecnologie che abbiamo sviluppato, questo non è affatto un problema. Ma si registra un generale deterioramento delle relazioni. Le nostre risorse sono orientate alla difesa e all’attacco e la minaccia di una guerra nucleare mondiale è diventata una consuetudine.

Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti sulla stessa barca e non avremo altra scelta che imparare ad andare d’accordo, altrimenti affonderemo tutti. Allora, sorgerà la necessità di un nuovo senso: un senso integrale. Un senso che ci permetta di sentire tutti come un’unica entità, di percepire il mondo come un sistema le cui parti sono interconnesse, uguali e importanti.

La comunicazione di cui avremo bisogno sarà anch’essa radicalmente nuova, integrale, in grado di connettere le persone in modo positivo e di avvicinarle, favorendo la creazione di profondi legami emotivi. Di conseguenza, tutte le forme di connessione umana saranno potenziate. A livello culturale, artistico ed educativo, persone con una mentalità integrale creeranno opere integrali, musica, canzoni, opere teatrali, film, serie, videogiochi, volte a sviluppare un senso di connessione e unità.

Da una prospettiva evolutiva, ciò significa che fin dall’inizio della nostra esistenza sulla Terra siamo stati guidati dal desiderio individuale, il desiderio di ogni persona di raggiungere benessere, godimento, comfort, soddisfazione e tranquillità. Ogni interazione con gli altri e con l’ambiente è servita a questo desiderio, impartendo un comando dopo l’altro. Sia che ci avvicinassimo o ci allontanassimo da qualcuno, il calcolo era sempre: “Cosa ne ricaverò per me, di buono o di cattivo?” oppure, in un’altra versione: “Come posso usarti?”.

Ora stiamo avanzando verso un nuovo livello di percezione, composto da un desiderio integrale di connessione e complementarità, da un senso integrale che vede ogni persona come parte di noi stessi e da una forma di comunicazione integrale, ideale e complementare. Il mondo che si rivelerà va oltre ogni nostra immaginazione attuale. Auguro a tutti noi successo in questo cammino.

Basato su “Nuova Vita 128 – Comunicazione e Sistema dei Sensi” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché così tante relazioni finiscono per essere malsane o insoddisfacenti?

La vita è una sequenza di connessioni tra noi e l’ambiente che ci circonda, tutti i problemi iniziano con una comunicazione inefficace. Sempre più persone non si comprendono a vicenda, i figli non capiscono i genitori e i genitori non si comprendono tra loro. Lo stesso accade sul lavoro, per strada, nella società, all’interno di un Paese e in tutta l’umanità. Quando comprenderemo che questa è la radice della miriade di problemi che incontriamo oggi, saremo in grado di progredire verso un nuovo livello di comunicazione.

Il problema nasce dal fatto che alla base di ogni legame tra persone c’è un calcolo: “In che modo questo legame con quest’altra persona mi appaga?” “Cosa ne ricaverò?”

Ognuno di noi vede l’altro come una fonte di beneficio per sé stesso, quindi questo tipo di comunicazione può essere definito unidirezionale. Porta a scontri, discussioni, conflitti e guerre. È estenuante, deludente e soffocante.

Da qui nasce la sensazione di non avere energie per nessuno, il sogno ultimo diventa un angolo tranquillo, vivere su un’isola isolata senza disturbi.

Tuttavia, non possiamo trovare vera pace, felicità e appagamento in quella direzione. Raggiungere pace, felicità e appagamento richiede un cambiamento nel modo in cui ci relazioniamo con l’ambiente. Perché? Perché è impossibile provare vera soddisfazione e tranquillità da soli. Queste esistono solo come illusione.

Segnali di questo fenomeno si possono riscontrare in tutto ciò che acquistiamo, che si tratti di un nuovo capo d’abbigliamento, una nuova auto, una casa, una carriera, una relazione o qualsiasi altra cosa, persino un buon pasto. In breve tempo, il piacere derivante da ciò che possediamo svanisce come se non fosse mai esistito, e ci sentiamo di nuovo insoddisfatti, solo che ora in misura ancora maggiore.

I saggi, che studiarono a fondo questo fenomeno,  scrissero  a riguardo: “Non si muore con metà dei propri desideri in mano” e “Chi ha cento ne vuole duecento”. Scoprirono che per natura siamo tutti connessi all’interno di un unico sistema e che l’unico modo per ricevere vera realizzazione, soddisfazione e nutrimento è attraverso gli altri. Ciò richiede già un tipo di comunicazione fondamentalmente diverso, una comunicazione complementare.

Se nella comunicazione unidirezionale penso alla mia esistenza e il calcolo è “cosa otterrò da te”, nella comunicazione complementare l’intenzione che mi guida è “cosa otterrai tu da me”. Metto tutto ciò che ho a tuo vantaggio. Ti sento e comprendo ciò che ti manca, mi includo nel tuo desiderio e mi metto al tuo servizio.

Cosa ne ricavo? Chiedetelo a qualsiasi madre che si prende cura del proprio bambino. Quando ha l’opportunità di dare al suo bambino, prova un senso di pura felicità. Perché? Perché, per così dire, ha aggiunto a sé un altro recipiente di accoglienza e, quando lo riempie, si sente appagata molte volte. Certo, per una madre questo avviene in modo naturale, ma suggerisce la direzione di sviluppo desiderata.

La comunicazione complementare, che implica saggezza e un metodo che richiede apprendimento e pratica, si verifica quando una persona si connette a un’altra con amore. Più le persone sono distanti e opposte l’una all’altra, maggiore sarà il divario che le separa; se sviluppano la capacità di connettersi al di sopra di esso, la forza del legame, il piacere e la gioia si moltiplicheranno.

In generale, la comunicazione che intratteniamo attualmente si basa sulla sensazione che ogni persona sia separata dalle altre e questa percezione plasma la nostra visione del mondo. Quando inizieremo a sviluppare una comunicazione basata sulla connessione e sulla complementarietà, scopriremo gradualmente che il mondo intero siamo in realtà noi stessi, che non ci sono estranei intorno a noi, né confini o barriere, né domini separati di “mio” e “tuo”, ma che tutto è un unico dominio. Non esiste altro che una forza, la forza della natura. È la forza più intima, sublime e fondamentale che esista, ed è una forza d’amore completa, eterna e perfetta.

Basato su “Nuova Vita 127 – L’essenza della comunicazione, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché la comunicazione tra le persone si interrompe e come si può prevenire o risolvere il problema quando si verifica?

In linea generale, la comunicazione è l’essenza stessa della vita. Il mondo ebbe inizio con una particella di energia che generò due particelle opposte, e da allora tutta l’evoluzione si è svolta attraverso la connessione, varie forme di connessione e gradi di opposizione e distanza tra gli elementi connessi. In ogni caso, tutto ciò è comunicazione.

Nei livelli inanimato, vegetativo, animato e umano, all’aumentare dell’intensità degli opposti, aumenta anche la forza della connessione necessaria allo sviluppo della vita, una nuova modalità di connessione dà origine alla successiva forma di vita.

Anno dopo anno, scopriamo quanto siano interconnesse tutte le componenti della natura, quanto sia elevato il livello di integrazione tra tutti i suoi elementi. Sulla Terra, ad esempio, gli oceani, l’atmosfera, il calore del pianeta, le eruzioni vulcaniche, gli uragani e i venti costituiscono un unico sistema ecologico che tende all’equilibrio tra gli opposti. L’equilibrio richiede forze opposte, ma connesse tra loro. Questo equilibrio si esprime nella creazione di un numero sempre maggiore di forme di connessione, all’interno di sistemi sempre più complessi.

Alla base di ogni comunicazione c’è il bisogno di un dato elemento di appagarsi, che lo spinge a superare i propri limiti. Ogni connessione che si instaura si fonda sul calcolo: “Cosa ci guadagno io?”. Questo vale sia a livello atomico e galattico, sia nelle relazioni umane. Relazioni sentimentali, legami familiari e rapporti d’affari si formano tutti secondo lo stesso calcolo: “Ne vale la pena per me?”.

Tuttavia, oggi ci stiamo avvicinando a una situazione in cui questo programma di comunicazione non funziona più a livello di consapevolezza e percezione umana.

Stiamo scoprendo sempre più di non avere alcun controllo su ciò che sta accadendo. Tutte le forme di connessione umana che abbiamo costruito nel corso della storia sono sull’orlo del collasso. Queste includono il commercio, l’industria, l’economia, la finanza, le relazioni internazionali, il nostro rapporto con l’ambiente, così come l’istruzione, la cultura e i media, persino l’unità fondamentale dell’esistenza, la famiglia.

Non è che le persone non cerchino di comunicare, ma in qualche modo la comunicazione non funziona più. Ad esempio, le coppie decidono di sposarsi e, dopo poco tempo, scoprono che non c’è speranza. Sul lavoro, nella società, all’interno dei singoli Paesi e a livello globale, gli accordi non reggono e le alleanze non durano. La capacità di impegnarsi con gli altri è diventata sempre più difficile, questo rende complicata la pianificazione del futuro e ci espone a una situazione di rischio.

A questo punto, l’evoluzione ci spinge ad andare avanti e a ricercare un nuovo sistema di connessione, radicalmente diverso nella sua natura. Che tipo di sistema di connessione può essere? Non una connessione unilaterale, come lo è stata finora, del tipo “vediamo come posso essere soddisfatto da te e cosa devo dare in cambio”, ma una comunicazione che sia fondamentalmente bidirezionale e complementare.

Che cosa significa? Smetto di vedere l’altro come opposto a me. Al contrario, prendo in considerazione i suoi desideri e bisogni insieme ai miei, ed esamino come possiamo coesistere in una relazione complementare.

Comunicare a questo livello richiede di incorporare l’altro dentro di noi, di accettarlo per quello che è, senza alcuna interferenza del nostro ego, come se noi stessi non esistessimo. Un altro modo di vedere questo concetto è che usciamo da noi stessi, entriamo a vivere nell’altro e agiamo dall’interno di lui, attraverso le sue qualità. Un altro modo ancora per descriverlo è che ci connettiamo a tal punto che non rimane alcuna differenza tra noi.

Questo rappresenta un’evoluzione verso un diverso livello di valori. Ogni persona non esiste più per sé stessa, ma esistiamo per la vita stessa, per la comunicazione tra noi. Smettiamo di pensare a ciò che proviamo e desideriamo e iniziamo a pensare alla formazione di un nuovo livello di vita, come se fossimo partner che insieme danno vita a una terza entità.

L’entità comune che creiamo è una nuova forma di vita, in cui percepiamo l’unica forza della natura, la stessa forza che originariamente creò due forze opposte. È così che chiudiamo il cerchio e, attraverso una comunicazione completa tra di noi, ritorniamo consapevolmente al punto di partenza da cui tutto ebbe inizio.

In questo processo evolutivo, i concetti di tempo, movimento e spazio scompaiono, così come le nozioni di “noi” e “qualcuno al di fuori di noi”. Tutte le distinzioni della nostra attuale percezione terrena della realtà svaniscono e ci eleviamo verso un mondo di informazione, emozione, mente e cuore in forma pura, senza materia fisica. Questo è anche chiamato il mondo dei pensieri e dei desideri. È la prossima fase evolutiva che l’umanità deve raggiungere, la miriade di sviluppi tecnologici odierni non sono altro che una preparazione a tale stadio.

Pertanto, non dobbiamo disperare quando oggi assistiamo a un’interruzione della comunicazione. Ciò indica la necessità di elevarci a una forma di comunicazione ottimale e complementare. Auguro a tutti noi successo in questo percorso.

Basato su “New Life 126 – L’essenza della comunicazione, parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si sviluppa l’intelligenza collettiva negli ambienti di lavoro che adottano il metodo integrale?

L’approccio integrale allo sviluppo organizzativo mira a trasformare le relazioni all’interno di una struttura organizzata in quelle di una famiglia unita e affettuosa. Perché questo non è solo redditizio, ma anche essenziale? Perché deriva dalla tendenza evolutiva di cui facciamo parte e dalla mente collettiva che emerge attraverso una profonda connessione umana.

Di generazione in generazione, il mondo diventa sempre più interconnesso. Che ci piaccia o no, ci ritroviamo tutti sulla stessa barca. Ci influenziamo e dipendiamo gli uni dagli altri e siamo intrappolati insieme. L’aumento dell’ interconnessione è accompagnato da un ego umano in continua crescita, ovvero dal desiderio di godere a proprio vantaggio a spese degli altri. Ci sentiamo spinti a considerarci nel giusto, più intelligenti e di maggior successo rispetto agli altri, spesso calpestando chi ci circonda per raggiungere il successo personale.

La contraddizione tra queste due direzioni evolutive, un mondo che diventa integrale e interconnesso e una natura umana che si fa più egoistica e ristretta, è alla base di tutte le crisi che osserviamo oggi nelle relazioni. Questo vale a livello internazionale, sociale, aziendale, organizzativo, ma anche nella vita personale, nelle relazioni e nell’educazione dei figli. Gli individui moderni faticano ad andare d’accordo con chi li circonda, e questo è un problema serio.

Prima o poi saremo costretti a imparare a connetterci armoniosamente, come parti di un unico sistema integrato, altrimenti affonderemo tutti. Le organizzazioni che svilupperanno in anticipo questa capacità tra il proprio personale otterranno grandi progressi e risultati rivoluzionari. Il metodo integrale insegna come farlo gradualmente. La sua attuazione richiede di assegnare  fasce orarie fisse negli orari settimanali e giornalieri dei dipendenti, con la guida di esperti. L’obiettivo è costruire e mantenere un’atmosfera integrale, un ambiente connesso che offra a tutti esempi positivi di come relazionarsi gli uni con gli altri.

Fino a pochi decenni fa, nessuno pensava che le organizzazioni avessero bisogno di pianificare picnic, vacanze, giornate ricreative, palestre e altri benefit moderni per i dipendenti. Abbiamo poi capito che tali eventi e attività sono utili perché apportano benefici tangibili e, di conseguenza, i datori di lavoro ne traggono maggior profitto. Lo sviluppo organizzativo integrale è essenzialmente un passo consapevole verso la fase successiva. Non c’è altra scelta che migliorare le relazioni tra le persone all’interno delle strutture organizzate. Quanto più le persone sono emotivamente connesse, tanto più la produttività aumenta in modo drastico. Altrimenti, trascorrono il loro tempo in conflitto, cercando di ostacolarsi a vicenda, e l’organizzazione ne risente gravemente.

Una mente collettiva

Un nuovo tipo di connessione tra i dipendenti crea una mente collettiva, un’intelligenza collettiva all’interno dell’intera organizzazione. Grazie allo sforzo di ciascuno di superare il proprio ego, si raggiunge un nuovo stato comune.

Cosa significa elevarsi al di sopra del proprio ego personale?

Immaginate un tavolo in una tipica sala riunioni. Le persone siedono attorno ad esso discutendo di un determinato argomento. Ognuno è concentrato su se stesso, sui propri interessi, sulla promozione della propria opinione e sulla lotta contro gli altri. È una scena fin troppo comune assistere a urla, litigi, indifferenza e mancanza di rispetto in situazioni del genere. Alla fine raggiungono un determinato risultato, ma a quale prezzo?

Ora immaginate che le persone presenti nella stanza abbiano intrapreso un percorso di sviluppo integrale e instaurato un legame positivo. In tal caso, ognuno non vedrebbe le cose solo dal proprio punto di vista personale, ma da una prospettiva collettiva più ampia. Attorno a quello stesso tavolo, potrebbero raggiungere risultati di livello molto più elevato. Quanto più elevato? Dipende dal livello di connessione, dalla forza del legame tra i partecipanti.

È fondamentale comprendere che, quanto più ci eleviamo al di sopra del ristretto interesse personale, tanto più spazio si crea per la scoperta di nuovi pensieri ed emozioni, e di intuizioni brillanti. Il livello di connessione umana determina il livello di mente collettiva che può emergere tra gli individui. Pertanto, nulla potrà limitarne lo sviluppo. Quando un’organizzazione raggiunge questo nuovo livello di capacità, le organizzazioni non integrate faranno molta fatica a competere con essa.

Un aiuto contro se stesso

Da una prospettiva più ampia, ciò che ha elevato gli esseri umani al di sopra del mondo animale è stata la crescita dell’ego. Essendo egoisti e desiderosi di avere sempre di più, abbiamo sviluppato una capacità intellettuale. Questo ha portato l’umanità a grandi conquiste, ma anche a commettere errori. Perché gli animali non commettono errori? Perché agiscono secondo i loro istinti innati; sono direttamente connessi alla natura.

In questo contesto, il metodo integrale consiste nel riconnettere gli esseri umani con la natura, ma a un livello superiore. Se l’ego ci ha allontanati dalla natura, allora la connessione tra noi al di sopra dell’ego conduce alla scoperta di un livello superiore all’interno della natura stessa. Insieme, ci eleviamo a uno stadio di sviluppo permeato dall’intelligenza della natura, l’intelligenza che connette tutti gli elementi naturali in un unico sistema integrale. Allineare le nostre relazioni con l’integralità della natura ci riempie di emozioni e comprensione più elevate, e smettiamo di commettere errori.

È importante sottolineare che il metodo integrale non annulla, cancella o sopprime l’ego. Piuttosto, ci insegna a usarlo come leva. Questo viene definito nelle fonti come “un aiuto contro di esso”. “L’amore copre tutti i crimini” è la formula generale dello sviluppo. Significa che, man mano che l’ego si manifesta nelle relazioni, crea opportunità per costruire legami integrali ancora più forti. I “crimini”, gli attriti, diventano i mattoni della struttura integrale che creiamo.

Alla fine, impariamo a diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, come un gruppo unificato, vivendo nell’amore. Allora comprendiamo perché la natura ci ha allontanati da se stessa attraverso la crescita dell’ego e come possiamo ritornare a una connessione consapevole con essa attraverso relazioni armoniose e pacifiche. I due sistemi della natura egoistica umana e della connessione integrale, che integriamo insieme, ci donano un livello superiore di comprensione e percezione, che ci apre una nuova realtà.

Basato su “New Life 124 – Management and Leadership, Part 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono le competenze fondamentali per i leader nel mondo interconnesso di oggi?

Sul mercato troviamo molti consigli su come essere un manager di successo: trattare i dipendenti con rispetto, garantire loro stimoli intellettuali, ispirarli, dare il buon esempio e così via. La verità è che in un mondo interconnesso, questi consigli da soli non basteranno a un manager, a meno che non adotti un approccio integrato alla gestione e alla leadership.

L’approccio integrale si basa sull’analisi del trend di sviluppo complessivo. Insegna che, di generazione in generazione, la società umana diventa sempre più interconnessa e assume una forma circolare. Ognuno dipende da tutti gli altri, influenza tutti gli altri e questo ci impone di imparare a funzionare come un unico sistema integrato: sul posto di lavoro, a casa, nella società e nel mondo in generale, ovunque esistano relazioni umane.

Senza una connessione integrale, una complementarietà reciproca e la considerazione per gli altri come per se stessi, non avremo alcuna possibilità di sopravvivere in una realtà che ci mette tutti sulla stessa barca. Le organizzazioni che riconoscono in anticipo questa tendenza e iniziano a investire fin da ora nello sviluppo di un approccio integrale tra i propri dipendenti otterranno un vantaggio significativo e faranno un balzo in avanti. Le organizzazioni che non lo faranno avranno grandi difficoltà a funzionare.

Manager-Leader

Qual è il profilo di un manager o di un leader secondo l’approccio integrale? Cosa lo rende unico? Qual è il suo ruolo?

Innanzitutto, un manager-leader integrale è colui che mira a trasformare la propria organizzazione in una società integrale. Per farlo, deve a sua volta intraprendere un percorso di formazione specifico, studiare a fondo e sperimentare una gamma completa di emozioni, fino a diventare una persona dotata di consapevolezza integrale. Una persona di questo tipo sa come includere tutti in sé, e i dipendenti la percepiscono come parte integrante del gruppo.

Un manager-leader integrale comprende ogni dipendente, lo aiuta, partecipa con lui e, in tal modo, lo connette a se stesso. Un manager di questo tipo non deve possedere solo doti di comando, ma anche essere un educatore, perché il suo ruolo è quello di costruire un nuovo tipo di società all’interno dell’organizzazione.

Un compito immenso e di fondamentale importanza li attende. Le precedenti relazioni lavorative devono essere elevate a un livello completamente diverso. Al termine di un processo di sviluppo integrato all’interno dell’organizzazione, ogni dipendente si sentirà parte integrante di un sistema in cui tutti sono reciprocamente connessi.

Un manager senza “pose”

Un manager integrato dovrebbe distinguersi ed essere dominante?

Una persona che ricopre un ruolo del genere diventa dominante perché è apprezzata, stimata, riconosciuta e considerata un punto di riferimento. In questo modo, diventa un leader sociale. Si distingue, quindi, non per la sua posizione formale, ma per il rispetto che si guadagna tra la gente grazie alla sua influenza positiva.

I dipendenti iniziano ad apprezzare l’orientamento positivo che questi offrono nella vita e l’investimento che fanno su di loro. Li vedono innanzitutto come leader sociali e, di conseguenza, li considerano a tutti gli effetti dei manager-leader.

Un manager di questo tipo permette a tutti di sentirsi uguali, come in una famiglia in cui ogni membro si sente amato e in grado di contribuire al successo comune. Questo tipo di atmosfera fa miracoli, non solo migliorando la produttività, ma anche la vita personale di ogni individuo.

Se in passato il carisma da solo bastava a guidare i dipendenti, e le persone ammiravano i manager che apparivano importanti anche se erano solo figure gonfiate, oggi questo metodo non funziona più. Le persone non si lasciano più ingannare dalle apparenze. Un manager deve dimostrare ai propri collaboratori di star costruendo un ambiente di lavoro coeso, positivo, accogliente e sicuro, e di proteggerli come un genitore. I dipendenti devono sentirsi sotto la sua tutela e sapere che, se necessario, il manager si batterà per ognuno di loro.

Carisma integrale

Un buon dirigente integrale deve conoscere due cose fondamentali: come lavorare correttamente all’interno di una gerarchia (come una linea) e come operare in modo corretto all’interno di un rapporto di reciprocità (come un cerchio), oltre alla competenza, alla professionalità e alle capacità organizzative richieste.

Il carisma di un manager integrale non si esprime attraverso il desiderio di emergere, di controllare o di dimostrare il proprio valore, bensì attraverso un giusto equilibrio tra intelletto ed emozione, tra un approccio lineare e uno circolare. La capacità di integrare correttamente linea e cerchio costruisce una società integrale tra le persone che sono sotto la sua guida.

Questo è il carisma secondo il nuovo approccio. Aiuta il manager a ispirare, promuovere, motivare e organizzare le persone. Da un lato, dimostra forza e capacità di comando. Dall’altro, irradia calore, amicizia e sincera premura quando necessario. Soprattutto, sa come combinare questi due aspetti.

Non esiste una formula fissa che possa definire come un manager debba comportarsi in diverse situazioni. È fondamentale sviluppare sensibilità emotiva, capacità di empatia verso i dipendenti e un sincero interesse per loro, elementi senza i quali è impossibile gestire in modo completo.

Pertanto, solo se un dirigente si impegna a migliorare se stesso come persona e si integra autenticamente con i propri collaboratori, comprenderà come gestirli correttamente. Solo dopo aver subito una trasformazione interiore nel proprio atteggiamento verso gli altri, sentirà naturalmente come trattare i dipendenti nelle diverse situazioni, proprio come una madre tratta i propri figli.

Inserimento dei nuovi dipendenti

In un’organizzazione integrata, si crea una particolare atmosfera di connessione tra i dipendenti e si sviluppa un sistema di relazioni reciproche positive. Pertanto, un’organizzazione di questo tipo dovrebbe assumere un nuovo dipendente solo dopo che questi abbia completato un corso di preparazione integrale.

Conoscenze professionali, titoli di studio ed esperienza comprovata non bastano. I manager devono assicurarsi che la nuova risorsa non sconvolga il sistema e che la sua integrazione avvenga in modo fluido e graduale.

Nel corso di preparazione, i candidati partecipano a lezioni, seminari, giochi ed esercizi che sviluppano la loro capacità di relazionarsi armoniosamente con l’ambiente circostante. Durante tutto il corso, i candidati vengono monitorati per valutare la loro capacità di adattarsi alla cultura relazionale dell’organizzazione.

La loro capacità di ascoltare, accettare opinioni diverse, provare empatia in modo autentico, esprimere le proprie idee con rispetto, difenderle quando necessario e trovare soluzioni condivise ai problemi viene valutata attraverso discussioni e laboratori che simulano situazioni tratte dal lavoro, dalla famiglia e dalla vita personale.

In definitiva, un nuovo dipendente in un’organizzazione strutturata deve comprendere che sta entrando in un ambiente in cui dovrà essere in grado di relazionarsi con tutti. Tutte le sue qualità, anche quelle più astute, possono essere utili, a patto che siano finalizzate a coltivare rapporti positivi all’interno dell’organizzazione.

Basato su “New Life 123 – Management and Leadership, Part 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ne pensano le persone dell’idea di trascorrere la maggior parte della loro vita al lavoro?

Da un lato, trascorriamo la maggior parte della giornata al lavoro. Tutta la nostra vita ruota attorno ad esso e il senso di autorealizzazione di una persona è spesso misurato dai risultati che ottiene sul lavoro. Dall’altro lato, cresce la sensazione di grigia routine, stanchezza, esaurimento da lavoro, monotonia e noia. Il lavoro non offre più soddisfazione e il senso di vuoto aumenta. Anche i rapporti con gli altri si deteriorano giorno dopo giorno. È possibile un cambiamento radicale? La risposta è sì, ma solo dopo aver sviluppato un approccio integrale alla vita, una prospettiva completamente diversa da quella che abbiamo conosciuto finora.

L’approccio integrale all’educazione ci insegna che viviamo in un sistema integrale, il grande sistema della natura, e che al suo interno operano leggi assolute. La legge generale dello sviluppo afferma che la vita progredisce quando gli opposti si connettono. Oggi, mentre il nostro mondo diventa sempre più interconnesso e la dipendenza reciproca cresce, anche la specie umana deve assumere una forma integrale, connessa e complementare. Più a lungo ritarderemo questo processo, maggiore sarà il disagio che proveremo e sorgeranno diverse crisi. Ma se intraprenderemo questo percorso consapevolmente, attraverso la ricerca e la comprensione, esso ci eleverà a un livello di esistenza superiore. Appariranno nuove sfide, scoperte entusiasmanti e piaceri più profondi. Può essere davvero meraviglioso.

Da dove iniziare, dunque? Un’organizzazione che desidera sviluppare un approccio integrale tra il proprio personale deve dedicare del tempo specifico e intraprendere un percorso di apprendimento. Si tratta di un metodo completo che va studiato e praticato sotto la guida di esperti. I benefici si faranno sentire abbastanza rapidamente a tutti i livelli: nelle relazioni tra i dipendenti, nella cooperazione, nella produttività, nell’efficienza, nella creatività, nella propensione al contributo e, naturalmente, nei risultati economici.

Arrivare in un parco giochi

Sviluppare un approccio integrale all’interno di un’organizzazione offre a ogni persona uno spazio in cui crescere e prosperare.

Oggi andiamo al lavoro, svolgiamo i nostri compiti senza entusiasmo e cerchiamo di arrivare a fine giornata. In un’organizzazione integrale non veniamo semplicemente a “lavorare”, ma in un luogo di rinnovamento. Perché? Perché l’approccio integrale ci dà la sensazione che, man mano che cresciamo personalmente, anche l’ambiente che ci circonda si evolve. Sperimentiamo un processo costante di reciproco rinnovamento, proprio come fanno i bambini.

Vi ricordate quando, da bambini, vi svegliavate nei giorni liberi e saltavate giù dal letto pieni di entusiasmo? Il sole splendeva e volevamo correre subito fuori. “Dove sono i miei giochi? Dove sono i miei amici?” Ecco, potremmo sentirci così anche in un ambiente di lavoro coeso. Non sentiremmo alcuna pressione se fossimo circondati da persone che ci aiutano ad affrontare ogni situazione con serenità e piacere. Tutto dipende dall’ambiente sociale che ci circonda.

Sia i dipendenti che i dirigenti dovrebbero venire al lavoro come i bambini vanno al parco giochi, per divertirsi con gli amici. Cosa c’è di speciale in un parco giochi? È un luogo di incontro. Ovunque ci sia una connessione positiva, avviene lo sviluppo umano. Solo lì possiamo davvero fiorire.

Ricordiamo un gioco che amavamo da bambini. Il gioco in sé non era forse fisicamente facile. Ci arrampicavamo, saltavamo, correvamo e “lavoravamo” sodo. Eppure lo vivevamo come una sfida e ci divertivamo. A volte giocavamo l’uno contro l’altro, a volte insieme, ma avevamo sempre qualcosa in comune: ci piaceva giocare insieme.

Perché un tale sforzo è considerato un gioco? Perché genera piacere invece di essere percepito come una dura fatica? A quanto pare, tutto dipende dall’atteggiamento e dalle relazioni interpersonali. In un ambiente in cui esiste una tensione costante e tutti esercitano pressione sugli altri, ci sentiamo infelici. In una società amichevole che ci aiuta e ci sostiene, proviamo sicurezza, gioia e piacere.

Piena autorealizzazione

Prima di sviluppare una visione del mondo integrale, i dipendenti si misurano in base al proprio successo personale, a quanto riescono a progredire o a dominare gli altri. Dopo aver approfondito l’approccio integrale, il sistema di valori cambia. I membri dell’organizzazione iniziano a valutare quanto sia accogliente il loro ambiente, quanto li accolga e se esistano considerazione e supporto reciproci tra tutti.

Anche la definizione di autorealizzazione cambia gradualmente. Nella visione integrale del mondo, le persone apprendono un concetto chiamato: “Il centro del cerchio” e si pongono l’obiettivo di avvicinarsi ad esso.

Il “centro del cerchio” rappresenta una transizione graduale da una percezione ristretta ed egocentrica a una sensazione più ampia di essere tutti parte di un unico insieme interconnesso. Si passa dal sentimento dell’“io” al sentimento collettivo del “noi”.

Più le persone si sentono vicine al centro del cerchio, più si considerano realizzate. Muoversi verso il centro del cerchio significa rafforzare il legame tra tutti. Secondo la nuova definizione, questo rappresenta la forma più elevata di autorealizzazione. L’aspetto più bello è che ognuno può muoversi verso questo centro senza interferire con gli altri. Al contrario, tutti si trovano lì insieme e ognuno beneficia del successo altrui.

Non tenere le cose dentro

Cosa succede in un’organizzazione integrale quando qualcuno si arrabbia con un’altra persona? Prima di tutto, è importante non covare risentimento. Questo dovrebbe essere stabilito come regola di comportamento. Nelle organizzazioni integrali più avanzate, dove tutti hanno già interiorizzato che l’obiettivo principale è preservare il senso di appartenenza, ogni persona si impegna ad evitare di nascondere il proprio risentimento.

Perché? Perché vogliamo rimanere amici. Se qualcuno prova odio verso un collega, questo danneggia ognuno di noi e tutti insieme. Il legame complessivo tra noi ne risente e, pertanto, è necessario intervenire. La responsabilità reciproca richiede onestà interiore. Dobbiamo prometterci a vicenda di cercare di rivelare ciò che abbiamo nel cuore, in modo da poter mantenere un legame senza ostacoli, come in una famiglia.

Cosa fare concretamente quando sul lavoro nasce un sentimento di rabbia verso qualcuno? È preferibile che la persona offesa non affronti direttamente l’altra persona, ma risolva la questione insieme all’intero gruppo. In questo modo, tutti potranno imparare dalla situazione e rafforzare la pace tra di loro.

La persona che si sente ferita o arrabbiata dovrebbe rivolgersi al facilitatore che guida il processo integrale all’interno dell’organizzazione e chiedergli di organizzare un colloquio. Quando tutti si siedono in cerchio, in un formato chiamato workshop di connessione, la persona offesa descrive la situazione che si è verificata. Tutti i partecipanti ne discutono, riflettono sul caso e cercano una soluzione rafforzando il loro legame positivo.

È importante comprendere che, tra persone che desiderano costruire un legame autentico, nessun problema appartiene a un singolo individuo, ma a tutti. Se in un’organizzazione si respira un’atmosfera del genere, nessuno si sentirà offeso durante il processo. Anche se il problema è nato da un malinteso, una volta risolto diventa parte del passato. Da quel momento in poi, la relazione ricomincia da capo. Nessuno guarda indietro.

Si potrebbe dire molto di più sul metodo integrale. Concludiamo con l’auspicio di poter iniziare ad applicarlo al più presto e di muoverci insieme verso una nuova realtà positivamente connessa.

Basato su “Nuova Vita 122 – Il significato del lavoro nella nostra vita” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Un percorso basato su un’idea astratta

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per dedicarci alla Torah e alle Mitzvot [i comandamenti] è la rivelazione. Ovvero dobbiamo  rivelare la gioia e il piacere nascosti in essi, al fine di poterli vedere apertamente (Rabash,”Riguardo Hesed [la Misericordia]”).

Se ci venisse rivelato ora che la dazione racchiude molti piaceri, allora, come farebbe un  ladro, inseguiremmo questa qualità solo al fine di ottenere quei piaceri.

Da un lato siamo spinti dal piacere che sentiamo anticipatamente verso la dazione,  dall’altro siamo spinti  dalla sofferenza che proviamo dentro al nostro stato. Ma mentre avanziamo lungo questo cammino, ci rendiamo conto che si tratta di un grande piacere? Il beneficio della dazione ci viene rivelato nella nostra volontà di ricevere? Stiamo bruciando di desiderio al fine di dare per la promessa di ricevere piaceri?

Se ci trovassimo in questo stato, staremmo inseguendo le Klipot. Saremmo inclusi solo nella ricerca dei piaceri delle Klipot e non saremmo mai in grado di uscirne.

È per questo che il nostro cammino è chiamato: “Poichè la Torah emergerà da Sion”, cioè dalle “uscite” (Yetsiot), attraverso le delusioni, la confusione e non attraverso i piaceri. Se fosse attraverso i piaceri, allora sarebbe tramite la Klipa, che ti “compra” dandoti piacere: “Lavora per me”.

Con noi questo non accade, e questo è un segno che siamo sulla retta via, che le azioni compiute su di noi dall’alto sono davvero destinate a trasformarci in coloro che donano.

Non è semplice, è difficile, perché nei vasi di ricezione, nella nostra percezione egoistica, è impossibile discernere come farlo. Il nostro cammino è privo di piaceri. Non ci viene dato alcun compenso lungo il cammino per il quale valga la pena di lavorare, solo un’idea astratta: la grandezza del Creatore, la grandezza del gruppo.

E questo lo vediamo in noi stessi. Non progrediamo per mezzo dei piaceri, quindi non abbiamo nulla di cui preoccuparci. Solo se saremo veramente in grado di compiere un atto di dazione potremo goderne. Questo sarà un po’ come ottenere “doppio guadagno”.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 19/03/2026, Rabash, “A proposito di Hesed [Misericordia]”

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