Un Congresso su un altro pianeta

Domanda: Oggi inizia il Congresso Integrale dell’America Unita. Ci saranno più di 500 studenti nuovi che parteciperanno, studenti dell’Education Centre che entreranno a far parte di diversi gruppi del Nord e del Sud America. Per molti sarà il primo incontro con l’ambiente corretto. Come possiamo accoglierli nella maniera corretta?

Risposta: Dobbiamo innalzarci al di sopra delle differenze di questo mondo; ignorarle. Abbiamo un punto spirituale che dobbiamo raggiungere, è esattamente quello da cui dobbiamo dipendere, quindi facciamo un salto al di sopra di questo mondo, partiamo e dimentichiamo le nostre attività quotidiane e tutte le differenze che esistono fra di noi per i prossimi giorni. Non parliamo o pensiamo alla corporalità affatto, come se fossimo arrivati su un pianeta diverso dove si svolge il congresso.

Dovremo distaccarci da tutto ciò che non è necessario e lasciare tutto dietro di noi. Non devo chiarire ciò che accade nella mia vita ordinaria corporea durante il congresso, e neanche ciò che succede nella mia vita quotidiana spirituale. E come se mi spostassi verso un’altra interfaccia, cancellando tutto ciò che esisteva, entrando in un nuovo atmosfera inter-planetario. Questo è l’unico posto dove voglio essere per i prossimi tre giorni, o almeno per la durata del congresso.

Mi connetto come se non esistesse un domani. Il passato fino a ieri è cancellato. Altrimenti sarò costantemente confuso tra me stesso e gli altri, tra ieri e oggi e non capirò più niente.

Dobbiamo stabilire un nuovo livello di esistenza, totalmente nuovo che non ha niente a che fare con quello che avevamo prima, non personalmente e neanche per quanto concerne il gruppo. La storia delle relazioni tra le persone che una volta erano con noi, e che ci hanno lasciati ecc è irrilevante, non vogliamo ricordare niente. Ora dobbiamo vedere tutti semplicemente su un livello spirituale, e nient’altro.

Le lingue e le culture diverse non sono importanti. Le persone che si sono riunite qui hanno un solo desiderio ardente, di connettersi per rivelare il Creatore. Nient’altro. Non voglio sapere altro su di loro, perché il desiderio e l’impulso di connettersi con gli altri e rivelare il Creatore, è un desiderio che non ha niente a che fare con le differenze al livello di questo mondo. Dobbiamo semplicemente distaccarci ed arrivare a qualcosa di nuovo, nuove relazioni che esistono sul nuovo pianeta. Il mondo vecchio rimane in lontananza per poi scomparire; siamo in un posto nuovo, in nuove emozioni e pensieri, guardando solo in avanti, disconnettendoci da tutto ciò che era ieri. Non esiste ieri. Siamo tutti totalmente distaccati da tutto.

È detto che una persona dovrebbe vedersi come nuovo ogni giorno, facciamolo quindi, almeno una volta.
[120560]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.11.2013, Una conversazione sul congresso in America)

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Una forza positiva

Creiamo energia con le nostre azioni comuni di unità. Ma dobbiamo anche usarla correttamente per tutti, per unire il gruppo.

L’energia che ricevo dal gruppo è la mia ricompensa per essere fedele al gruppo. Divento una parte integrante di un tutto nella misura della mia fedeltà; Io sono pronto per loro a fare qualsiasi cosa che considero necessaria per me.

Questo significa che uso il gruppo in modo corretto e posso continuare a richiedergli energia allo scopo di diventare ancora più vicino ad esso.

Do me stesso senza un pensiero che loro mi riempiranno con i loro valori e quindi senza dubbio questa parte diventa incorporata nella garanzia reciproca.
[24043]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.10.2010, Scritti di Baal HaSulam)

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Un amaro cammino incompleto

Baal HaSulam: “L’essenza della religione ed il suo scopo”: Più dolce è il frutto alla fine, più amaro e sgradevole è nelle prime fasi del suo sviluppo. E così succede con i generi animati e parlanti: per la bestia, la cui mente è piccola alla fine, che non desidera tanto mentre cresce. Mentre l’uomo, la cui mente è grande alla fine, vuole molto mentre si sviluppa. “Un vitello grande è chiamato bue”; vale a dire, ha la forza di stare sulle sue gambe e camminare, e l’intelligenza di evitare i pericoli sulla sua strada.

Mentre un bambino di un giorno appare come se fosse senza capacità…

In questo modo, abbiamo approfonditamente mostrato le condotte della Sua Provvidenza nel nostro mondo, che è solamente una guida con uno scopo. La qualità della bontà non è assolutamente apparente prima che la Creazione arrivi alla sua completezza, alla sua maturazione finale. Invece, prende sempre la forma della corruzione agli occhi di chi guarda e ascolta. In questo modo vediamo che il Creatore dona alle Sue creature solamente il bene, ma che il bene arriva solamente per mezzo di una Guida che ha uno scopo.

Primo, deve essere chiaro che ci troviamo in un processo evolutivo. Questo è quello che vediamo nel mondo. Inoltre, è chiaro che sebbene la nostra evoluzione ci porti verso stati migliori, il processo per arrivarci può comportare dei guai e dei problemi che di fatto ci spronano a svilupparci. Vediamo tutto questo anche nella natura inanimata, vegetativa ed animata.

Vediamo tutto lungo la strada nella forma di diverse pressioni da tutte le parti – fastidi, delusioni, preoccupazioni – ma questo è il modo in cui il processo evolutivo avviene. Baal HaSulam fa l’esempio del frutto che al principio è amaro ma diventa dolce quando alla fine matura. Lo stesso vale con l’uomo che nasce senza forze e senza capacità di ragionare e poi cresce al di sopra del livello animato.

Questo dimostra che le fasi che attraversiamo lungo il cammino di sviluppo sono opposte da ciò che ci aspetta alla fine quando raggiungiamo l’obbiettivo. Perciò, Baal HaSulam dice che non c’è nessuno di più saggio di colui che ha esperienza. E il saggio che ha esperienza è solamente il Kabbalista che ha già attraversato tutte le fasi dello sviluppo ed ha conseguito la loro forma completa. Solamente queste persone ci possono parlare di ciò che succede lungo il cammino.

In questo modo comprendiamo la risposta alla domanda principale sul nostro sviluppo: come possiamo essere sicuri che il Creatore sia bene assoluto? E’ perché Lui precede tutto e non ha bisogno di nessuno. In questo caso, se Egli controlla e gestisce il mondo e fa tutto, se non c’è nessuno a parte Lui, allora come può essere che soffriamo? Perché tutti gli esseri creati ed il mondo intero soffrono, anche se il Creatore dona tutto ciò che è buono?

La risposta è che noi siamo sotto la guida decisa che ci porta all’obbiettivo attraverso le sofferenze, perché altrimenti non saremmo capaci di muoverci in avanti. Quando raggiungeremo l’obbiettivo, raggiungeremo lo stato del bene che viene di fatto conseguito alla fine e non al principio o a metà del cammino. Ed inoltre, le fasi di questo cammino hanno di fatto lo scopo di confonderci e metterci fuori strada nascondendo il risultato finale.

(Dalla 3.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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L’indice della felicità

Nelle notizie (da Pravda): “L’indicatore del livello del PIL è sempre più criticato. Secondo gli esperti, questo non è un buon indicatore di benessere sociale. Il PIL non può stimare il flusso internazionale del reddito, della produzione di servizi da parte delle famiglie, della distruzione dell’ambiente, della qualità delle relazioni sociali, sicurezza economica e personale, la salute e la speranza di vita.

“Il PIL aumenta quando cresce la criminalità, l’inquinamento, i disastri e le minacce per la salute pubblica comportano costi per le azioni di protezione o di risanamento. Gli economisti suggeriscono di utilizzare l’indice della felicità’ invece del PIL. L’ONU ha adottato una risoluzione per cui la felicità debba essere inserita tra gli indicatori di sviluppo.

“Nonostante l’ampio interesse del pubblico per l’indice della felicità, questo indicatore è puramente soggettivo. Dal punto di vista di ciascun individuo, lo stato di felicità è considerato la più alta realizzazione, che comprende tutte le altre acquisizioni desiderate: l’intelletto, la ricchezza, la salute, la fama, l’amore, la pace, i bambini, la gioia, e così via.”

“Otto von Bismarck ha detto riguardo alla felicità: ‘Per essere felice una persona ha bisogno di essere in buona salute, ricco e essere pazzo. Senza quest’ultima, le prime due qualità non contano! ‘”

Il mio commento: Il metodo di sviluppo integrale dell’uomo crea una sensazione di felicità esterna, collettiva, e la qualità di essere pazzo, non è più necessaria per la felicità.
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Compassione indifferente

Oggi, non mi piace la vita che ho davanti agli occhi. Cosa può farmi cambiare questa impressione?

Commento: La Luce.

Risposta: Ma se la Luce mi riempie, allora una piacevole sensazione nasconderà i problemi di tutti, “Perché dovrei occuparmene? A quel paese tutto il mondo. Sì, sta soffrendo. Sì, è in agonia; non importa; e allora?”

Infatti, io sono indifferente e non vedo la connessione tra la sofferenza del mondo ed il mio stesso stato. Se sto bene, allora il Creatore è buono e fa il bene secondo me. Per quanto riguarda i dolori degli altri, la loro importanza dipende da quanto sono in grado di percepire il mondo.

Per esempio, se coloro che mi odiano soffrono, allora il Creatore è per me il massimo della perfezione. In altre parole, io valuto la sua gentilezza non in base alle loro sensazioni ma in base alle mie. Allora, ne consegue che i problemi dei miei nemici mi danno piacere, “Gli sta bene! Ancora un po’!” Questo è il mio criterio del bene del Creatore, non quello assoluto, ma quello che passa attraverso le sensazioni che ho creato con il quadro che mi appare davanti agli occhi.

Ma perché l’uomo medio soffre al vedere il dolore degli altri?

Commento: Perché ha paura che il loro dolore si allarghi a lui.

Risposta: Vero. Egli ha paura per se stesso.

Se io non avessi un desiderio egoistico, allora non sentirei compassione per gli altri perché non temerei lo stesso destino. In questo modo, il desiderio egoistico mi aiuta a condividere il dolore degli altri; agisce contro la sua stessa natura. Io non ho niente a che fare con questi uomini, ma le loro disgrazie minacciano di influenzarmi, e allora mi dispiace per loro.

Da una parte è chiaro che se io mi libero dei rapporti che ho con loro, se mi innalzo al di sopra dell’umanità, allora sarò indifferente alle loro sofferenze. “In conclusione, il Creatore è mio padre, quindi mi elevo a Lui. Qui, saremo insieme a Lui, e perché mi dovrei preoccupare del resto?” Perdendo il desiderio egoistico, avrò perso la minaccia di una possibile sofferenza.

Allora, potrebbe essere possibile fare un accordo con il Creatore, “Se io adempio a tutti i Tuoi comandamenti, a tutto ciò che Tu dici, saremo costantemente connessi”. In questo caso, la sofferenza del mondo non mi toccherà affatto.

Ne consegue che più forte sarà il mio desiderio ed il mio rapporto con il Creatore, più mi allontanerò dal mondo. Non sento proprio cosa succede alle persone. Soffrono, ed io sono come una pietra, indifferente, tutto qua.

Cosa può essere fatto se, al contrario, io entro in empatia con la sofferenza degli altri? Per farlo ho bisogno di sentirmi distante dal Creatore, tagliato fuori da Lui, e come gli altri, dipendo da varie circostanze sulle quali non ho alcun controllo.

Ecco perché siamo così afflitti dalla crisi, per sentire la nostra dipendenza da qualche forza sconosciuta. C’è un allontanamento dalla religione per la stessa ragione. Altrimenti, un uomo non sentirebbe compassione per gli altri, non si sentirebbe dipendente da loro. L’atteggiamento egoistico verso il Creatore che non passa attraverso l’amore per gli altri come se stessi non ha come obbiettivo l’amore per gli esseri creati che hanno amore per Lui, questo è ciò che mantiene la fiducia in me che tutto vada bene, che sto facendo tutto correttamente, e che gli altri non mi riguardano.

Se perdo la sensazione della mia connessione con il Creatore, allora mi ritrovo sempre più dipendente dagli altri, sono costretto a stabilire una connessione con loro e attraverso loro una connessione con Lui. A dire il vero siamo tutti in pericolo e viviamo delle minacce da qualunque parte arrivino, che si tratti dell’ambiente, del sistema finanziario, o mancanze spirituali. Un uomo scopre l’instabilità del suo stato attuale, del suo rapporto, ma non la sua personale dipendenza dal Creatore, ma la mancanza della collettività totale,

Ecco perché lo stato attuale della nostra situazione ci incoraggia ad essere corretti.
[119208]

(Dalla 4.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 28.10.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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“Come ridurre il tasso della povertà a metà”

Nelle notizie (da The Atlantic): “Con l’invio ad ogni adulto e bambino di 3.000 dollari l’anno, il governo potrebbe ottenere una riduzione storica di povertà. Pensate a come si potrebbe garantire la sicurezza sociale per tutti, non solo per gli anziani.[…]

“Il vantaggio di dare a ognuno circa 3.000 dollari è che è una politica molto facile da eseguire, e potrebbe essere un modo sicuro per ridurre la povertà a metà. Ma è un grande programma: che richiederebbe circa 907 miliardi dollari nel 2012, pari al 5,6 per cento del PIL della nazione. […]

“Ma possiamo permettercelo? Certo. Per cominciare, potremmo aumentare le tasse, in primo luogo per i ricchi, che sarebbero disposti a pagare di più in nuove tasse di quanto avrebbero ricevuto dagli introiti di base, e quindi dalla classe medio-bassa e dalle famiglie povere, e che sarebbero arrivati in anticipo. Ci sarebbe anche un sacco di spazio per tagliare le spese fiscali sui proprietari di case, conti pensione personali, plusvalenze escluse quelle scomparse, e le esclusioni sui rendimenti degli investimenti sulle rendite. Questo sommerso stato di welfare di abbondanti costi di centinaia di miliardi di dollari ogni anno. C’è anche la questione del bilancio militare di 700 miliardi dollari, che potrebbe richiedere qualche rifilatura. […]

“L’attrazione verso un tale programma è immenso. Potete ottenere un assegno dal governo ogni mese, non importa quanto producete o quanto lavorate. Forse questo convincerà che il lavoro di pochi americani in più non vale la pena, rispetto alla stragrande maggioranza che probabilmente continuerà a lavorare senza dover preoccuparsi di perdere il loro assegno, quindi si potranno muovere lungo la scala del reddito. Questa sicurezza potrebbe non solo tenere le persone fuori dalla povertà. Ma potrebbe anche far chiedere ai lavoratori migliori salari e condizioni di lavoro, perché sapranno di avere sempre qualcosa su cui contare. In altre parole, questo potrebbe livellare il campo di gioco per il 99 per cento in basso alla scala sociale “.

Il mio commento: Quindi, vediamo come sta nascendo l’idea della equa divisione razionale delle provviste per la popolazione. Ci sarà sempre meno e meno lavoro. Ma è necessario occupare le persone, e con che cosa se non con il metodo dell’educazione integrale e di istruzione, che guarirà completamente la società.
[119924]

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Il canale che porta al fiume della Luce

Il cammino verso la rivelazione consiste nell’implementare tutte le condizioni, ripetutamente, su tutti i gradini, fino a quando una persona non arrivi alla rivelazione, senza limite, senza fine, di adesione perfetta. Raggiunge l’adesione su tutti i gradini. Ogni gradino è simile a quello dopo, la differenza è soltanto nella qualità e quantità dei dettagli che si accumulano li, e ci fanno percepire un grandino come il mondo nuovo, ogni volta.

Israele, la Torà, e il Creatore sono uno” deriva dal fatto che inizialmente, ci troviamo nel mondo dell’Infinito, completamente uniti con la forza del Creatore, la forza della Luce. Li, non esiste differenza tra il vaso e la Luce, e quindi non esiste Israele, cioè uno che aspira al Creatore. L’essere creato diventa Israele soltanto sotto la condizione che è separato dal Creatore ma comunque aspira ad aderirsi a Lui ed arrivare all’adesione, rimanendo indipendente.

Sono necessarie due condizioni opposte: Da un lato, separazione dal Creatore, e dall’altro, adesione, Vale a dire, uno deve rimanere indipendente-questo è l’intero significato della creazione.

Israele, la Torà e il Creatore devono connettere per noi tutto il tempo nella loro forma finale- quanto siamo in grado di immaginarlo per ora. La creatura è uguale al Creatore fino a quanto può immaginare l’immagine del Creatore. Le sue proprietà che sono già state rivestite sulla creatura. Immaginiamo noi stessi come già alla fine del cammino, cioè avendo completato il nostro gradino attuale, perché non siamo in grado di pensare a qualcosa che va oltre il nostro gradino attuale.

Ma aspiriamo almeno a questo, cioè desideriamo diventare Israele e raggiungere l’adesione completa con la forza della dazione e dell’amore per i maligni e per i giusti, per i nemici e gli amici nella stessa maniera, fino alla fine della correzione. Anche se in realtà, questo è soltanto il nostro grado attuale. Dopotutto, tutto ciò che riusciamo soltanto ad immaginare, l’intera creazione da un lato all’altro, esiste dentro questa struttura, questa minuscola Sefira, che si rivela per noi ora, nel frattempo. E ancora, dobbiamo immaginare che vogliamo rivelare tutto, correggere ogni cosa, e aderire al Creatore in ogni cosa. Vogliamo farlo in modo che il mondo intero diventi la mia anima, e tutte le proprietà sono corrette verso la dazione e l’amore.

Ci immaginiamo corretti in questo modo, per aspirare a questo, studiamo e facciamo tutte le azioni necessarie per ottenere lo stato finale. “Israele, la Torà e il Creatore sono uno”. Ma nel cammino verso l’ottenimento della meta finale, è necessario riempire tutti i comandi del Creatore, cioè studiare ogni tipo di dazione, che è ciò che facciamo all’interno del gruppo. La cosa più importante è l’amore per gli amici, dove si chiariscono tutte queste nozioni.

Avendo ricevuto questi strumenti dall’amore degli amici, i vasi di Galgalta ve Eynaim, con il loro aiuto potrai correggere i vasi di ricezione, AHP, di quello stesso gradino, cioè quelli che sono fuori dalla struttura del gruppo, fino al gradino dove iniziamo a relazionarci verso tutti  esattamente nella stessa maniera. Ci relazioniamo al gruppo come il nostro posto di lavoro interiore e la fonte di forza. Eppure, il posto di lavoro reale è l’AHP, cioè il mondo intero.

GE sono creati per prendersi cura di AHP. La frammentazione è avvenuta principalmente per questa ragione e le scintille di dazione dal GE sono penetrate in AHP. In questo modo, i rudimenti della correzione sono stati creati in AHP. Dopotutto senza, AHP non ha alcuna speranza di correzione.

Per questa ragione dobbiamo sempre prepararci nel nostro GE, nel gruppo, nello studio, la nostra connessione, un abbraccio amichevole, e nei seminari, e dopo uscire e lavorare con i desideri di AHP. La vera realizzazione avviene in AHP, mentre la preparazione è in GE.

Anche se sembra a noi come se ci correggessimo da soli, mentre lavoriamo tra di noi nel gruppo, essenzialmente questo è solo il lavoro di preparazione.

Il nostro lavoro è detto “lavoro del Creatore” Non agiamo noi stessi, ma la Luce. Nel frattempo, ogni volta dobbiamo rivelare l’area dove la Luce potrà agire, come è detto: “Apri la punta dell’ago…” La nostra richiesta, innalzando una preghiera, MAN, apre il canale verso la Luce, dentro il quale entra ed opera. Il Creatore adempie il Suo lavoro, e noi dobbiamo soltanto aprire l’entrata per Lui. Questo è detto rivelare al mondo: Ogni volta arriviamo ad un mondo nuovo.
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(Dalla preparazione alla Lezione del 11.09.2013)

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