Trovare Aaron e suo figlio dentro di noi

Lo Zohar: I filgi di Aaron si sono ubriacati di vino. Chi li ha lasciati bere? Davvero hanno potuto essere così sfrontati da ubriacarsi con il vino?

Naturalmente, essi si ubriacarono di vino come descritto dal verso, “Essi portarono al Creatore un fuoco straniero.” Significa che essi non furono in grado di sopportare la Luce che avrebbero dovuto accettare per il bene della dazione.

Invece un altro verso dice, “Successe per nascondersi dalla moglie di un altro.” Si tratta comunque della stessa cosa.

Dobbiamo ricordare che ogni cosa accade dentro una persona. Aaron è la qualità di Chesed (misericordia) che si sviluppa superando il desiderio egoistico che non è ancora corretto. Tuttavia, questo desiderio si risveglia solo nell’uomo che studia la Kabbalah.

Quando questo desiderio viene corretto, noi innalziamo tutti i nostri desideri e perciò raggiungiamo una maggiore somiglianza con il Creatore. I figli di Aaron rappresentano il conseguente sviluppo di questa qualità, che dipende anche dalla sconfitta del proprio egoismo.

Il vino rappresenta la Luce di Hochma. Bere il vino ed ubriacarsi significa attirare la Luce di Hochma dall’alto verso il basso (egoisticamente), invece di accettarLa dal basso verso l’alto, nella via di mezzo, nella Luce di Hassadim.

Dobbiamo “tradurre” tutto ciò che viene descritto nel linguaggio delle nostre qualità interiori. Come possiamo correggerci ed ottenere la qualità della dazione al di là del desiderio egoistico che cresce continuamente? Come ci innalziamo verso la dazione, verso il Creatore?

Come abbiamo letto, dobbiamo provare a trovare questi accadimenti e queste qualità nel nostro piccolo mondo interiore che viene descritto da ogni parola che leggiamo. Infatti, ogni uomo è un piccolo mondo.

La spiritualità si raggiunge mediante lo sforzo

michael-laitman_15Leggendo il Libro dello Zohar, immediatamente dobbiamo tradurre tutte le parole ed i nomi in due nozioni (qualità, forze, categorie) che contengono tutto; queste due nozioni sono la Luce ed il desiderio. Ogni persona deve dire a se stessa: “tutte queste parole sono differenti desideri e qualità che esistono dentro di me”. Devo riconoscerle dentro di me ed utilizzarle come un esempio, perché attraverso esse, il Creatore mi mostra la struttura della mia anima, il mio mondo, la mia struttura interna e tutto ciò che esiste, che Lui ha creato. Lui mi rivela lo stato esterno che c’è in me.

È così che dobbiamo cercare di vedere di cosa ci parla lo Zohar; e non dobbiamo disperare, perché acquisiamo tutto attraverso i nostri sforzi. Non appena ognuno di noi realizzerà la somma necessaria di sforzi, rivelerà il suo Mondo Superiore.

Non importa quanto siamo confusi durante la lezione, quanto “intorpidito” sia il nostro stato, quanto incapaci ci sentiamo nella mente e nel cuore (nella comprensione e nella sensazione), nessuno di questi sforzi dipende da noi. Dobbiamo ringraziare il Creatore per averci dato l’opportunità di stare davanti a questo libro.

I Kabbalisti chiamano il Libro dello Zohar, semplicemente “Il Libro”, enfatizzando così che non esistono altri libri, a parte questo. È perché il libro si riferisce ad una struttura, un sistema, un metodo che rivela il Creatore alla creazione.

Non dipende da quanto preparata sia la persona per la lettura del libro; dipende dalla sua anima. Tuttavia, si trova adesso nel migliore stato possibile per lei ed è seduta davanti al libro e comincia ad ascoltare la lezione sullo Zohar. Ciò significa che è capace di rivelarlo.

Lezione quotidiana di kabbalah – 01.02.10

Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “In Fine,” Articolo 27

Tutte le connessioni attraversano la linea di mezzo. È come un filo conduttore che fornisce tutti i cambiamenti e gli accenti
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“Prefazione alla Saggezza della Kabbalah,” Articolo 132, Lezione 57

Un’analisi viene sempre costruita paragonando due sistemi. Altrimenti ad un certo punto diventerò infelice nel mio mondo, ma senza una ragione o una soluzione.
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“Introduzione a Il Libro dello Zohar,” Articolo 19, Lezione 9

Il progresso umano è un tentativo di recintare l’influenza di forze esterne ed interne. Invece di correggere il male dentro di noi, lo mascheriamo.
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Cosa c’è di così speciale nello studio del Libro dello Zohar?


Lo studio del Libro dello Zohar richiede degli sforzi generali da esercitare nel desiderio e nel pensiero ( il cuore e l’anima) per unire tutto ciò che abbiamo studiato in precedenza nella scienza della Kabbalah sulla creazione, sul gruppo e sul mondo, sul Creatore, sulla percezione della realtà, sulla diretta ed indiretta influenza e sul dominio che provengono dall’Alto, sulla singolarità della forza che governa e sul suo scopo e su molti altri argomenti.

Ovviamente, quando un uomo comincia a studiare questo libro, egli non può unire tutte queste cose in un solo concetto nel modo giusto. Tuttavia deve provarci. Le descrizioni del Libro dello Zohar ci facilitano questo lavoro e ci spingono a farlo. Concentrando tutte le possibili descrizioni delle uniche forze che ci sono in natura – il desiderio e la Luce – è come se passassimo attraverso la cruna di un ago, attraverso il nostro punto nel cuore, il punto dei nostri sforzi, e dopo aver attraversato questa pressione entriamo nel mondo del Creatore che è senza limiti e colmo di Luce.

Perciò, è impossibili incominciare a leggere subito il Libro dello Zohar. E’ necessaria una preparazione perché il cuore e l’anima di un uomo possano assorbire tutto ciò di cui parla la scienza della Kabbalah, tutto ciò che richiede, i punti di vista, le visioni della vita e del mondo. Tutto questo deve formare il cuore dell’uomo e unirsi nello specifico sentimento che la Kabbalah ha verso il mondo. Allora l’uomo sarà in grado di percepire correttamente tutto ciò che Lo Zohar gli dice.

Tutto quello che ci succede ci serve per arrivare alla Kabbalah


La domanda che ho ricevuto: Studio la Kabbalah da qualche mese, dall’inverno del 2009, in principio tramite Internet con il Learning Center, mentre adesso partecipo alle lezioni del mattino, leggo i testi e sono parte di un gruppo. La mia domanda riguarda la tua risposta al blog “We Are Brought to Perfection Through The Cure Of Absolute Kindness.” ( Siamo condotti alla perfezione attraverso la cura della gentilezza assoluta”). Ero ballerino in una compagnia di danza, e da piccolo facevo delle gare di atletica. Ho avuto molti incidenti, ai piedi, alle ginocchia, ai tendini e dei seri problemi alla schiena che mi hanno portato ad aver bisogno di tre operazioni e di un intervento alla spina dorsale.
Negli ultimi tre anni ho preso dei farmaci oppiacei. Da sei mesi ho potuto smettere di usare questi farmaci così forti e adesso ne uso di più leggeri, quello cosiddetti da banco. Devo prendere delle medicine tutti i giorni, poiché, se non lo facessi, sentirei dolore per tutto il giorno.
Dimmi se ho ragione o torto. Sembra che io abbia dovuto patire tutti questi colpi per arrivare alla conclusione che ogni cosa è stata fatta come se fosse un assoluto bene/gentilezza per condurmi verso il mio destino, e che attraverso lo studio della Kabbalah troverò la calma e la fine del dolore e che non soffrirò più? Ciò significa che non dovrò prendere più delle medicine?
Dovrei cercare di smettere di prendere anche quelle che prendo adesso? Significa che posso aspettarmi una definitiva, e si spera prossima, liberazione da questo dolore?

La mia risposta: Tutto ciò che ti è successo fino ad oggi è successo perché tu potessi arrivare alla Kabbalah!

Le nozioni descritte nella Torah rappresentano delle azioni spirituali


La rivelazione del Creatore avviene nella Luce di Hochma. La Luce di Hassadim, la dazione per il bene della dazione, è una semplice preparazione per l’anima affinché possa ricevere la Luce. Attraversiamo la Barriera- Machsom, raggiungiamo la proprietà della dazione (l’intenzione “per il bene della dazione” – la proprietà di Bina) e rimaniamo in questo stato durante il periodo della correzione “40 anni nel deserto”, finché non raggiungiamo finalmente la correzione attraverso il riempimento dei nostri desideri con la Luce di Hassadim.

In seguito incominciamo “a ricevere per il bene di dare/della dazione”. “Entriamo nella Terra di Israele”, in cui la parola “Eretz” significa “Terra” e deriva dalla parola “Ratzon” – desiderio, e Isra-el sta per “ direttamente verso il Creatore” Noi usiamo i nostri desideri per il bene della dazione attraverso la rivelazione del Creatore (la Luce di Hochma nella Luce di Hassadim). Questa è la ragione per cui è scritto che il Creatore si rivela solo nella “Terra di Israele” (il desiderio di dare), e l’uscita da Israele è chiamata allontanamento o esilio (dalla dazione e dalla spiritualità).

Tra le parole “esilio” (Golah) e “redenzione” (Geula) c’è solo una parola di differenza, “Alef”, che sta per il Creatore (il Primo e il Solo nel mondo). “La Terra di Israele” è un desiderio in cui noi riceviamo per bene della dazione. Quei desideri attraverso i quali non siamo in grado di ricevere e di rivelare il Creatore, che servono solo per dare al fine di dare, ci dicono che non siamo ancora nella Terra di Israele, ma che siamo vicini.

Questa è la ragione per cui la Kabbalah descrive vari concetti come dei cerchi che si trovano intorno alla Terra di Israele. Poco a poco ci stacchiamo da Babilonia e conquistiamo la Terra di Israele correggendo i nostri desideri un passo alla volta. Nonostante questo abbiamo ancora a che fare con lo stesso desiderio, un desiderio che è rimasto uguale, solo che adesso è cambiato il nostro atteggiamento.

Usciamo da Babilonia, arriviamo in Egitto e poi lasciamo l’Egitto mentre attraversiamo vari desideri con delle intenzioni egoistiche. Ci troviamo d’accordo a restringere questi desideri, il che significa attraversare il Mare Ultimo.

Siamo pronti a sollevarci al di sopra del nostro egoismo, al di sopra della montagna del Sinai (la montagna dell’odio) e a connetterci con dei desideri che ci sono estranei (“Ama il tuo prossimo come te stesso”). Ciò non significa che acquisiamo gli stessi desideri del nostro prossimo, ma piuttosto che rovesciamo i nostri desideri come fossero dei guanti, ponendoci come scopo “il bene del nostro prossimo” invece del nostro solo bene.

In seguito siamo pronti a ricevere il piacere attraverso quei desideri, sebbene non per il nostro bene come prima, ma per il bene della dazione, per il bene del nostro prossimo. I desideri degli altri sono per noi più importanti dei nostri, e ci procurano un “indiretto” appagamento dei nostri desideri, come rovescio del “diretto” appagamento.

Ne segue che tutti i concetti descritti nella Torah – come l’Egitto, il Monte Sinai, i 40 anni in esilio nel deserto del Sinai, e la Terra di Israele – rappresentano delle azioni spirituali all’interno dello stesso desiderio. La sola cosa che cambia è il nostro atteggiamento verso il modo in cui cerchiamo di realizzare i nostri desideri. Allora, ciò che pensavano appartenesse alla geografia e alla storia diventa un intimo ritratto.

Poco a poco arriveremo alla giusta visione e sbalorditi ci chiederemo “Come posso essermi sbagliato così tanto pensando che la Torah ci insegnasse degli eventi storici e geografici del modo?” Non crederemo nemmeno di aver guardato alla Torah come ad un racconto storico. Diventerà così naturale per noi comprendere che la Torah parla dei desideri umani attraverso i quali raggiungiamo la spiritualità. La sola cosa che c’è al di fuori di noi è Olam HaMedumeh – un mondo di illusioni.

Tenere vivo il contatto con il Libro dello Zohar


La domanda che ho ricevuto: Se leggendo in libro dello Zohar, un uomo fosse capace di stabilire un contatto con il libro stesso, come potrebbe fare per mantenere vivo questo contatto?

La mia risposta: Quest’ uomo potrà riuscirci se non avrà paura di nulla che succederà da lì in poi e se sarà pronto a ricostruire questo contatto sempre ed ogni volta durante tutte le circostanze che gli si potranno presentare. Se invece è terrorizzato di perdere la sensazione di questa connessione, significa che gli manca la fiducia e che non è sufficientemente connesso con gli altri. Inoltre, egli non capisce che il suo progresso avviene nella qualità della dazione, che cresce sempre, si sviluppa e si intensifica dentro di lui. Infatti non c’è sviluppo se l’uomo ha paura e se si costringe. Se è preoccupato circa il suo futuro, allora è governato dall’egoismo invece che dal desiderio di dare.

Quando l’oscurità e la Luce diventano una cosa sola


Tutto proviene dal Creatore, la Forza Superiore. Sia la Luce che l’oscurità provengono da Lui, come è scritto, “E’ Lui che ha creato la Luce e l’oscurità”.

Quando ho il desiderio di rivelare il Creatore, devo prendere queste due forze e unirle insieme nel modo corretto. Proprio adesso sembrano essere in una posizione opposta tra loro ed io non capisco come due forze opposte possano derivare dalla stessa sorgente – per esempio, il bene e il male, la luce e l’oscurità, l’impurità (Klipa) e la santità, che si trovano in una lotta continua.

Quindi, com’è possibile unire la Luce e l’oscurità? Nel nostro mondo, spesso vediamo delle qualità e delle azioni che sono diametralmente opposte tra loro – alcune sono meravigliose e buone, o cattive, ripugnanti ed orribili. Com’è possibile combinarle insieme e attribuirle ad un’unica sorgente – il Creatore?

Nella spiritualità questa divisione e questa differenza tra le qualità è molto più grande che nel nostro mondo. Dunque noi dobbiamo costruire un sistema interiore che unisca insieme le forze opposte, perché questo è il modo in cui esse esistono veramente – in pace ed armonia, completandosi l’un l’altra. Nessuna di esse può esistere senza l’altra, il suo opposto.

Costruendo questo sistema dentro di me, comincio a comprendere la sua radice, a vedere da dove arriva questa opposizione e cosa sta succedendo veramente. E allo stesso tempo continuo a non capire. Questo concetto continuerà a non avere senso per noi finché non otterremo la capacità di realizzare noi stessi al di sopra della Barriera- Machsom, nella spiritualità.

Fino ad allora, possiamo trovarci sia su di un estremo che sull’altro, o essere spaccati tra i due, ma non siamo comunque in grado di essere uniti ed in armonia con tutte e due le forze opposte.

Attraverso il lavoro per unire dentro di me le due forze opposte, costruisco un punto di contatto tra di esse, un sistema in cui si uniscono nonostante siano opposte. Non serve sopprimere una delle due, come succede nel nostro mondo; entrambe devono invece raggiungere un’armonia completa.

Lo spazio che costruisco dentro di me è il mio “IO”, la mia anima, che è uguale al Creatore.
Il Creatore è uno, ma nei miei confronti, Egli si spezza in due forze – una positiva e una negativa, più e meno. Io collego queste due forze dentro di me in un solo sistema, e ne consegue che il sistema da me costruito tra il più e il meno è completamente uguale al Creatore.

In questo modo, io raggiungo il Creatore attraverso le Sue azioni. Quindi costruisco dentro di me un essere umano che è uguale al Creatore. Io sono una sola cosa nel sistema di Malchut, così come lo è il Creatore nel sistema di Keter. Tutto il nostro lavoro consiste nel raggiungere questa equivalenza.

Lezione quotidiana di kabbalah – 29.01.10

Preparazione alla Lezione
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Shamati #89, Parti 1 e 2, ”Capire le Parole del Santo Zohar”
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Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo ”Arrivare al Faraone” Articolo 178
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Tutto grazie alle donne


Domanda: Ieri le donne hanno fatto una conferenza mondiale dedicata al loro sviluppo spirituale e alla formulazione di domande sull’educazione e la formazione dei bambini. In che direzione devono andare le donne che studiano la Kabbalah, per aiutare ad aumentarla nel mondo?

Risposta: Mi ha dato molta gioia questa riunione. Mi sono sentito compiaciuto di avere l’opportunità di parlare con le donne. Ho sempre detto e lo ripeto che senza le donne non è possibile il nostro progresso spirituale. Quando la Torà parla di una storia su qualche uomo, al lato c’è scritta la parola “et”, che si riferisce al suo desiderio femminile, Nukvà, perché senza la donna, Nukvà, la Skhinà, il desiderio, non c’è niente che possiamo ottenere.

Pensiamo sempre alla Luce, però Questa deve avere un luogo nel quale arrivare e rivestirsi. Per questo i desideri delle donne, la loro connessione con la scienza della Kabbalah e la loro partecipazione sono molto importanti. Spero che molte donne arrivino alla Kabbalah e che partecipino al processo della correzione del mondo. Allora potremo essere sicuri che la correzione avverrà realmente e si farà rapidamente.

È scritto che grazie alle donne giuste, il popolo di Israele uscì dall’Egitto. La stessa cosa di applica a tutte le correzioni. Lo stesso è scritto sulla ricezione della Torà ai piedi del monte Sinai. Tutte le grandi imprese che realizzano gli uomini nel mondo, le fanno perché le donne li obbligano.

Per questo spero che ciò accada a tutti noi uniti. Che ci siano molte riunioni del genere, affinché una moltitudine di donne arrivino per aiutarci ed insieme a noi compiano questo sacro lavoro: rivelare il Creatore a tutti quelli che vivono in questo mondo.