I Kabbalisti sulla Torà nascosta e la Torà rivelata, Parte 2

Cari amici, per favore, fate le vostre domande su questi passaggi degli scritti dei grandi kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

La realizzazione della Torà comincia con “Sod” (Segreto) e termina con “Peshat” (Letterale).

La Torà nascosta implica che il Creatore si nasconde nella Torà, da lì il nome “la Torà occultata”. Reciprocamente, viene denominata “rivelata” perché il Creatore viene rivelato dalla Torà.

Di conseguenza, il cabalista ha detto e noi lo troviamo nel libro delle preghiere del Gaon de Vilna, che l’ordine della riuscita della Torà comincia dall’occulto e termina nel rivelato (Peshat). Questo significa che attraverso il lavoro corretto, nel quale una persona scava prima nella Torà nascosta, le viene così concessa la Torà rivelata (il significato rivelato), quella letterale. Così, una persona comincia con l’occulto, chiamato Sod (segreto) e quando le viene concesso, finisce con il letterale (quando tutto si rivela completamente).

-Baal HaSulam, Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, Articolo 103

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I Kabbalisti sullo Studio della Kabbalah, Parte 6

Cari amici, per favore, fate le vostre domande sui passaggi degli scritti dei grandi kabalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

Riguardo all’obbligo che ogni persona ha di studiare la Saggezza della Kabbalah

Ho convenuto di rivelare (alle masse) tutti i segreti del mondo (ed il loro scopo), poiché è il momento di rivelare il Creatore, come è richiesto in questi tempi. Più grandi e migliori di me (i kabbalisti del passato) hanno sofferto la calunnia generalizzata su questi argomenti (la divulgazione della Kabbalah), poiché il loro spirito puro li pressava per correggere la generazione, per dire parole nuove e rivelare l’occulto, al quale l’intelletto della masse non era abituato (per aiutarle ad avvicinarsi allo scopo della creazione attraverso il cammino della Luce e non attraverso il cammino della sofferenza).

-Rav Kook, Lettere Raia 2, 34

E forse queste interpretazioni potranno tranquillizzare la mente, però il problema è che non hanno una soluzione scientifica su come un oggetto spirituale (forza) può avere un contatto con atomi fisici per far si che si mettano in movimento. Tutta la loro saggezza (la saggezza dei filosofi) non li ha aiutati a scoprire un ponte grazie al quale attraversare questa crepa profonda e larga che si estende dall’entità spirituale all’atomo fisico. Pertanto, la scienza, non ha ottenuto niente da questi metodi metafisici.

-Baal HaSulam, La Libertà
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Preparazione per il Congresso

Il mondo si sta preparando per il Congresso di Kabbalah 2010!

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La Luce della nostra vita

Domanda: Se Lo Zohar parla solo dei tipi di connessione tra anime, allora cos’è la Luce che riveliamo?

Risposta: La Luce è la sensazione di connessione tra di noi. Niente altro viene rivelato.

Se non ci sono cambiamenti nella connessione tra di noi, che siamo parti dell’anima comune, allora non c’è Luce, non sentiamo la vita. Tutto è morto. D’altra parte se le parti del Kli sentono incessantemente dei cambiamenti nella connessione tra di loro, questo significa che c’è vita che fluisce attraverso il Kli, c’è Luce nell’anima. Dato che varie, reciproche inclusioni ed unificazioni avvengono tra le parti, questi cambiamenti forniscono la sensazione di vita o Luce all’interno del Kli.

Se si fermano per un istante, tutto sarà silente e morto ma se tutto cambia, questo crea una sensazione di Luce, la sensazione di vita all’interno del corpo dell’anima. Quindi è sbagliato pensare che la Luce è esterna ed estranea o che arriva al Kli da fuori. Comunque noi presentiamo la cosa in questo modo, nei nostri grafici, in modo da spiegare schematicamente i fenomeni che avvengono all’interno del Kli, ricezione e dazione, l’interno e l’esterno. Noi parliamo della Luce in relazione al Kli.

Quindi sentire la vita significa rivelare continuamente nuove sfaccettature della nostra unione e dei costanti cambiamenti nella connessione tra parti diverse del nostro Kli comune (desiderio, vaso o anima).
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Virus dannosi

Tempo fa, un piccolo gruppo di persone, uscì dall’antica Babilonia. Essi chiamarono se stessi Isra-El, a causa della loro aspirazione “diretti al Creatore”. Poi, 2000 anni fa, questo gruppo si è frammentato e si è mescolato a tutte le altre nazioni, che una volta, anche erano Babilonesi.

Adesso, a causa della conseguente fusione reciproca, oltre 2000 anni di dati spirituali di tutti si sono mescolati. Un nuovo gruppo Isra-El (Yashar El, quelli che aspirano al Creatore) sta apparendo e sta cominciando a formarsi dalla moderna Babilonia.

Adesso, questo gruppo di persone, deve capire la condizione della garanzia mutua (Arvut) tra di loro; e se ci sono delle parti in esso che non adempiono alla mutua garanzia, esse causano un grande quantità di male alla connessione di tutti gli amici.

A causa di queste persone irresponsabili, il gruppo denominato Isra-El (che desidera raggiungere il Creatore, la somiglianza con Lui e la Sua rivelazione) non può riuscirci. Dobbiamo essere sicuri di non avere “virus” del genere in questo gruppo.
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Matematica spirituale

Domanda: Perché ci sono dodici tribu e soltanto dieci Sefirot ?

Risposta: Qualche volta, quando facciamo riferimento alle Sefirot ne contiamo dieci, in altre occasioni, quando facciamo riferimento alle fasi dell’espansione della Luce dall’Alto verso il basso diciamo che ce ne sono cinque, e quando parliamo di Zeir Anpin contiamo sei Sefirot. In verità non c’è altro che cinque fasi. Se stiamo aggiungendo qualcosa, è perché desideriamo enfatizzare che in Zeir Anpin non ci sono più di sei Sefirot e, in questo caso, invece di cinque Sefirot generali, ne contiamo dieci.

Alcune volte desideriamo mettere in rilievo che queste dieci Sefirot sono allineate con le tre linee. In questo caso, noi diciamo che ogni proprietà, fase o Sefira ha la propria relazione individuale con le altre Sefirot, d’accordo alle linee sinistra, destra e centrale. Allora, invece di dieci Sefirot, parliamo di dodici: Il nome a quattro lettere del Creatore HaVaYaH (Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut) è moltiplicato per le tre linee in ognuna di esse totalizzando dodici. Questo è soltanto un metodo per mettere in rilievo una caratteristica specifica.

Alcune volte parliamo di tredici, altre di sette (Zeir Anpin e Malchut), altre volte di otto Sefirot (Zeir Anpin con il suo Malchut ed un Malchut separato) e cosi via. Uno non deve pensare che cosi facendo si possano eliminare alcune Sefirot, alcune parti del Parzuf. Usiamo diversi calcoli solamente per esprimere lo stato nel quale si trovano a passare le nostre anime: linea destra,linea sinistra, le tre linee, il piccolo stato (Kadnut), o il grande stato (Gadlut).

Per esempio, noi diciamo che nel piccolo stato ci sono solamente Galgata ve Eynaim (GE) e non AHP (Azwen, Hoten, Peh) ma semplicemente non si sta usando dato che non c’è la forza dello schermo su di esso. Tutti i titoli o nomi ci indicano solamente la forza per la quale un desiderio delle dieci Sefirot è impegnata.
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I Kabbalisti sulla Torà nascosta e la Torà rivelata

Cari amici, per favore, fate le vostre domande su questi passaggi degli scritti dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

Realizzare la Torà comincia con “Sod” (segreto) e si conclude con “Peshat” (letterale)

Chi sfiderebbe a trasmetterlo dal cuore delle masse ed esaminare il suo cammino quando la sua realizzazione è incompleta persino nelle due parti della Torà chiamate “Pshat” (letterale) e “Drush” (interpretazione)? Nella sua opinione, l’ordine delle quattro parti della Torà (PaRDeS) comincia con il Pshat, dopo il Drush, dopo Remez (insinuare) e alla fine viene compreso il Sod. (Questa è l’opinione degli ignoranti sulla realizzazione della Torà).

Tuttavia, è scritto nel Sidur (Libro ebraico delle Preghiere) del Gaon de Vilna, che la realizzazione comincia (specificamente) con il Sod. Dopo che la parte del Sod della Torà viene realizzata, è possibile realizzare la parte del Drush e dopo la parte di Remez. (Solamente) quando ad una persona viene concessa la scioltezza in queste tre parti della Torà, è meritevole della realizzazione della parte di Pshat della Torà.

–Baal HaSulam, Introduzione al Libro, Panim Meirot uMasbirot, Articolo 1
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Quando il mondo è compresso in un punto

Domanda: Perché fare il confronto tra la crescita della la garanzia mutua e una stretta apertura che dobbiamo ancora trovare? Se non investo negli amici, cioè propormi di buttare giù tutte le barriere e confini e dare tutto, questo significa cercare di trovare un unico punto?

Risposta: Il passaggio tra due mondi è sempre stretto. È come un parto, come venire fuori dal grembo di una madre nel mondo. È come se andassimo attraverso una gola di disgrazie sotto la pressione della “fatica delle contrazioni.” Questo è, infatti, quel piccolo punto che dobbiamo ampliare, rendendolo un ristretto passaggio.

Inoltre, la garanzia mutua è una concentrazione estremamente potente di pensieri, desideri, passioni, intenzioni e obiettivi di una persona, quando improvvisamente, lui vede che tutti si uniscono, rivelando la sua dipendenza dal prossimo. È proprio il prossimo e non i vicini. Tutto ciò che comprime e contratta in un insieme. Questo punto rivela un’apertura nel mondo dell’infinito per noi, ma abbiamo bisogno di passare attraverso di essa tutti insieme.
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Una guida al Libro dello Zohar: Scalare i passi dell’egoismo

Frammenti del mio prossimo libro, Una Guida al Libro dello Zohar

Sia detta la verità: Non siamo capaci di collegare sia i buoni momenti che quelli cattivi al Creatore ne di comprendere che tutto viene soltanto da Lui e solamente con lo scopo di un traguardo positivo. Perciò il nostro lavoro consiste nel chiedere a Lui la forza di collegare tutto quanto a Lui come l’unica fonte.

Il nostro ego cresce costantemente, diventando più forte, peggiore e sempre più crudele. Questo ci forza a voltarci verso il Creatore più frequentemente per ricevere continuamente una forza maggiore da Lui per superare il nostro egoismo. Questo è cosi affinché il nostro ego non ci confonda, facendoci pensare che ci sia qualcun altro oltre Lui e che Lui non è soltanto buono e fa delle buone cose.

Per cui, a causa di questo ego che cresce, noi saliamo sempre di più finché il nostro egoismo occulto in noi è rivelato, e noi acquisiamo completa adesione con il Creatore diventando proprio come Lui.

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Purificare l’intenzione

Nel nostro lavoro ogni passo è calcolato dalla nostra intenzione. Ogni nuova azione richiede una nuova intenzione più acuta. Le azioni in se possono prendere delle forme diverse, ma la chiave di tutto sta nel sapere quale esito io desideri ottenere come risultato dei miei sforzi.

Qui è dove dobbiamo misurarci: Quanto m’importa della ricompensa, e di che tipo di ricompensa si tratta? Non parliamo di ricompense corporali, ma di valori più esaltanti di natura spirituale anche se possono avere vettori diversi: per il bene della ricezione o per il bene della dazione.

Se una persona chiede la ricompensa per il suo lavoro nel Kli, allora la sua intenzione mira alla ricezione. Vuole sentire, capire raggiungere, scendere e cosi via. In altre parole, non importa quale sia esattamente il mio desiderio. Se il traguardo è in relazione a me e si sta effettuando un’esaminazione nei miei desideri, allora il mio calcolo, anche se spirituale, è ancora egoistico.

Anche se io desidero arrivare all’amore fraterno, amore per gli altri ed amore per il Creatore, io ho ancora bisogno di indagare più a fondo ed esaminare come descrivo questi termini: Qual’è il loro contenuto, impurità o santità? Allora, in essenza, una persona esamina i risultati del proprio lavoro: nel proprio Kli oppure con il Creatore.

Uno potrebbe pensare: “Forse potrei mettere un lettore nel Creatore per vedere se gli piaccio o no? E dopo? Se il risultato è positivo, mi sentirò felice e con l’anima riscaldata? Oppure se il mio scopo è soltanto Lui, senza alcun contatto con me stesso?”

Tutti questi discernimenti possono essere fatti solamente se stiamo facendo un lavoro genuino, cioè rivelando il Creatore dentro il gruppo. L’amore degli amici serve come un tipo di purificatore delle intenzioni e dei desideri, con l’aiuto dei quali io vengo purificato dal calcolo egoistico ed io non sbaglio nell’esaminare chi sono io, cos’è il gruppo, e fino a che punto io sono fedele a questo e non a me stesso.

Come risultato, io realizzo che sono incapace perfino del più piccolo atto di dazione. È sotto le mie capacità. Allora, io vado verso il gruppo perché gli amici mi danno la sensazione dell’Arvut (garanzia mutua) e loro possono fornirmi la forza di dazione.

La grandezza degli amici e del gruppo mi forniscono energia, la quale continua fino ad un certo livello, finché io costruisco il mio Kli. Fatta questa correzione, io desidero usarla, ed è allora quando nel gruppo io scopro il Creatore, a cui io avevo aspirato dall’inizio. Soltanto ora, io vado verso di Lui insieme agli amici, dal nostro comune desiderio, per chiedere la forza della fede. Perciò noi raggiungiamo l’adesione a Lui.
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