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Il Popolo Eletto

Domanda: Chi è il popolo eletto?

Risposta: Il popolo eletto è costituito dalle anime che si riuniscono ed elevano una MAN (preghiera) al Bore affinché Egli porti loro la MAD (Risposta), essi vogliono unirsi con l’aiuto di questa luce e ricevere una porzione di avanzamento verso il Creatore.

Questa nazione porta con sé una capacità unica (Sgula) ereditata dai suoi avi. Tale capacità si risveglia, in chiunque studi la kabbalah, indipendentemente dalla propria origine.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 24/11/24, Scritti di Rabash ‘Abrahamo generò Isacco’

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Le preghiere sono un ordine fisso di correzioni?

Ogni nuovo stato è un processo di correzione. Un nuovo stato è chiamato: ”un nuovo giorno”. Questo nuovo stato arriva dall’alto, e noi non abbiamo alcuna influenza su di esso, se non attraverso il nostro sforzo di eseguire le correzioni di quel giorno. Le correzioni ad ogni livello sono essenzialmente le stesse, ma le condizioni esterne cambiano e il lavoro della persona cambia di conseguenza.

L’ordine delle correzioni rimane lo stesso poiché ogni struttura del vaso ad ogni livello include dieci Sefirot. Tuttavia, la sensazione è completamente diversa perché la luce e il vaso differiscono. Pertanto, senza affinare il nostro Io interiore, vediamo tutte le preghiere come un’unica preghiera, cioè quella che leggiamo dal Siddur. Tuttavia, se affiniamo il nostro Io interiore, ogni preghiera è sempre nuova.

Nella Parte 12 de Lo Studio delle Dieci Sefirot, è scritto che il giorno inizia nella sera; cioè, la preparazione per il giorno successivo comincia dall’energia del giorno precedente. Questa preparazione include lo Shema della sera, lo Shema prima di dormire e continua per tutta la notte grazie al giorno precedente. Ma dalla mezzanotte in poi, i vasi cambiano.Viene creato un vaso completamente nuovo, che viene preparato attraverso i sacrifici del mattino. Poi segue lo Shema per i sacrifici, lo Shema per il Creatore della Luce, e così via.

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Quando la preghiera è perfetta?

Raggiungiamo una preghiera perfetta quando il nostro cuore è in perfetto accordo con il Creatore e non c’è nulla, tra noi e il Creatore, che disturbi la sensazione che “Egli è il buono che fa il bene”. Di conseguenza, la nostra preghiera si allinea con ciò che è scritto nel Siddur (libro di preghiere) o con ciò che è scritto nella Parte 12 dello Studio delle dieci Sefirot: i Sacrifici, lo Shema, le Diciotto Benedizioni, e così via.

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I discernimenti vengono tutti insieme o uno dopo l’altro, in una serie di discernimenti?

Entrambi. Ogni stato comprende dieci Sefirot. Malchut percepisce l’immagine del Bore attraverso le prime nove Sefirot. Sentiamo l’atteggiamento del Bore nei nostri confronti in base al vaso che possediamo. Per esempio, se abbiamo nove canali nel nostro vaso, riceviamo il Bore attraverso questi nove condotti, che si concludono in Malchut. Questa è chiamata “immagine del Bore” che, in ogni momento, definisce i nostri sentimenti, il nostro mondo e la nostra realtà.

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Perché ci sono così tante distinzioni in un unico cuore, in un unico sentimento e in un’unica fonte?

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A ogni livello, correggiamo sempre di più i nostri strumenti sensoriali, attraverso i quali sentiamo il Creatore e la nostra relazione con Lui. La nostra preghiera diventa allora più autentica.

 

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Elevare l’importanza della preghiera

Domanda: Nelle ultime lezioni abbiamo riflettuto su ciò che ci manca per portare contentezza al Creatore e siamo giunti alla conclusione che ci manca l’importanza della preghiera. Come possiamo elevare l’importanza della preghiera in tutto il Kli mondiale?

Risposta: L’importanza della preghiera dipende davvero dall’intero Kli mondiale.
Dobbiamo pensarci, impegnarci per ottenerla e risvegliare continuamente dentro di noi un desiderio ancora più grande di rivolgerci al Creatore e chiedergli di elevarci. Tutto dipende esclusivamente dalla nostra richiesta e dalla Sua risposta.

Domanda: È corretto rivolgersi al Creatore con l’intenzione che solo Lui può concederci la qualità della dazione e dell’amore?

Risposta: Certamente, è esattamente così che accade. Tuttavia, per giungere a una tale supplica al Creatore, dobbiamo prima sentire quanto siamo distanti da Lui e quanto sia incredibile l’azione del Creatore quando ci aiuta a elevarci.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 17/11/24, Scritti di Rabash “Abramo si alzò”

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Imparare le Qualità dei Saggi

Domanda: Come fa il corpo a imparare le qualità del saggio? In che modo possiamo agevolare tale apprendimento?

Risposta: Per aiutare il corpo cerchiamo di unirci e di elevare una preghiera collettiva. In questo modo attiriamo la luce superiore che ci corregge.

Domanda: Possiamo supporre che un piccolo annullamento di noi stessi ci dia la forza per il successivo annullamento un pò più consistente?

Risposta: Sì, succede sempre così. Per questo non ci fermiamo mai, ma continuiamo a chiarire anche i problemi più insignificanti.

Domanda:Come possiamo elevarci al di sopra della mente e della ragione per imparare la qualità dei saggi?

Risposta: Soltanto insieme attraverso una preghiera collettiva al Bore.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 17/11/24, Scritti di Rabash “Abraham si innalzò”

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Perché l’atteggiamento verso il Creatore si chiama preghiera?

Tutti i sentimenti che proviamo nel nostro cuore hanno origine dal Creatore e, quindi, il sentimento del cuore non si chiama “preghiera“. La preghiera è il nostro appello al Creatore. La parola ebraica per “preghiera” (Lehitpalel) deriva dalla parola “giudicare” (Lehaflil), ovvero è un auto-giudizio, una valutazione della connessione che abbiamo con la fonte dei nostri sentimenti: il Creatore.

Poiché la fonte dei nostri sentimenti è buona e benevola, la nostra preghiera esprime la differenza tra i nostri sentimenti e tale bontà e benevolenza. Scopriamo il livello della mancanza nel nostro cuore. La preghiera è la sensazione della differenza tra una persona e il Creatore.

In altre parole, se potessimo misurare la differenza tra ciò che il Creatore mette nel nostro cuore e ciò che il nostro cuore sente e come rispondiamo, vedremmo il livello della nostra imperfezione. Allo stesso modo, se fossimo completamente corretti, sentiremmo pienamente il bene e la benevolenza. Più opposta è la nostra sensazione, maggiore è l’entità della nostra imperfezione.

Questo non solo indica il livello del nostro difetto, ma anche la nostra posizione spirituale. Poiché il Creatore dona una forza di bontà e benevolenza attraverso tutti i 620 canali, possiamo sapere quali canali percepiamo di più o di meno, dove sentiamo bene o male.

Se abbiamo un quadro completo dell’anima, percepiamo e sentiamo tutto, sappiamo dove siamo a ogni livello e possediamo un quadro chiaro del nostro stato corretto paragonato al nostro stato attuale. Tutti gli aspetti con cui valutiamo il nostro atteggiamento verso il Creatore sono chiamati collettivamente “preghiera.

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Nella preghiera, che cosa è sotto il controllo di una persona?

È scritto: “Ho faticato e ho trovato”. Lo sforzo è sotto il controllo di una persona, ma il risultato no. Perché? Perché stiamo lavorando sulla nostra anima senza conoscerne la struttura o i percorsi di sviluppo. Dobbiamo solo provare, applicare lo sforzo, sia in quantità che in qualità; non dobbiamo preoccuparci dei risultati, del percorso o degli eventi che potremmo incontrare. Non dobbiamo preoccuparci del ritmo del nostro progresso o della nostra forma finale. Questo perché, non solo non conosciamo la nostra forma finale, ma in ogni nuovo stato non abbiamo idea di dove arriveremo. Persino un grande kabbalista come il rabbino Shimon Bar-Yochai sapeva che stava ascendendo al livello della correzione finale (Gmar Tikkun) solo perché ne riconosceva il lato posteriore. Se non ne avesse visto il posteriore, non avrebbe saputo quale livello stava per raggiungere. Un nuovo stato si risveglia in ogni momento. Nasce da una memoria interna chiamata “Reshimo” (reminiscenza).

La gente pensa che un kabbalista conosca e veda tutto dall’inizio alla fine del mondo. Un kabbalista, tuttavia, sa solo ciò che ha attraversato nel suo cammino spirituale. Sa cosa ha raggiunto fino al suo livello attuale e non ciò che non ha ancora sperimentato. Pertanto, i livelli spirituali sono definiti “ascese” e “scoperte”, scoperte di ciò che era precedentemente sconosciuto.

In un’ascesa spirituale, lo sforzo deve quindi essere mirato al di sopra della nostra attuale comprensione, in contrasto con la comprensione e i pensieri nel nostro stato attuale. Questa è sempre la relazione del livello inferiore con il livello superiore perché il lato posteriore di un livello superiore è più oscuro e meno corretto del livello inferiore.

Lo sforzo in sé non contiene alcuna indicazione riguardo al risultato. Non ha alcuna correlazione diretta con la grandezza dell’obiettivo. Una persona si impegna in una determinata questione e ottiene un risultato che non si aspettava, perché ogni volta viene rivelata una nuova parte della sua anima che prima le era nascosta.

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Preghiera dal profondo del cuore

Poiché è scritto “metà” comprendiamo che non ci viene richiesto più della metà; la nostra metà è chiamata: preghiera. La preghiera scaturisce dal nostro cuore come risultato delle nostre emozioni. Deve irrompere dalla profondità del cuore prima che iniziamo a criticare il sentimento nel nostro cuore con l’intelletto, prima che iniziamo a pensarci o a comprenderlo. Il sentimento nascosto nel cuore prima che cerchiamo di controllarlo si chiama “preghiera”.

Se la preghiera precede il nostro controllo su di essa, perché ci viene detto che dobbiamo pregare e raggiungere una preghiera, come se questa dipendesse dai nostri sforzi o dalla nostra libera scelta?

La risposta è che dobbiamo raggiungere il desiderio chiamato ”preghiera” attraverso diverse azioni che ci aiutano ad avvicinarci al desiderio corretto. La preghiera è una sintesi; é il risultato della nostra preparazione. Di conseguenza, ogni volta che preghiamo, sentiamo nel nostro cuore un certo tipo di connessione con il Bore e la nostra preghiera al Bore è sempre nuova.

Una persona può aprire un normale libro di preghiera, scritto duemila anni fa dagli Uomini della Grande Assemblea, e pronunciando le stesse parole ogni giorno, sentire qualcosa di nuovo ogni giorno. L’interpretazione cambia così tanto che le parole pronunciate ieri non sono più adatte oggi. In una simile preghiera sentiamo di non aver mai detto le parole che abbiamo pronunciato oggi.

Quali parole dobbiamo scegliere nella nostra preghiera? In primo luogo devono essere parole che parlano della gloria del Creatore. Perché? Perché nella gloria del Creatore non si parla della Sua essenza – Chi è o Cos’è – ma si parla delle Sue qualità e di come le apprezziamo. La misura in cui apprezziamo le qualità di dazione del Bore è l’estensione con cui misuriamo la forza della nostra connessione, della nostra vicinanza e del nostro allineamento con il Creatore.

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