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Gli antefatti della moderna crisi: Un breve studio dall’inizio della Creazione

La saggezza della Kabbalah ci parla di tutta la realtà. A cominciare dal preciso inizio del suo sviluppo, ci porta attraverso tutte le fasi fino al suo completamento.

Il punto iniziale è la forza superiore chiamata “natura” o “Creatore”. Non avendo alcuna idea di cosa possa precedere questo punto, noi lo chiamiamo “madre”. Non c’era nulla prima di esso. La nostra storia prende inizio dal momento in cui la forza superiore ha incominciato a creare i livelli della materia: inanimato, vegetativo, e parlante.

Per prima cosa, essa usò la sua propria forza per formare delle forza di sostegno che erano fatte di essa ed in essa erano incluse. Queste forze si divisero immediatamente in due: la materia della creazione e la forza del Creatore, in altre parole, il più ed il meno, luce e tenebre che influenzarono la materia per provocarne lo sviluppo. Sotto l’influenza di queste due forze, la materia incominciò a reagire, a rispondere, a provare delle sensazioni, e di conseguenza ad evolvere.

Una di queste due forze chiamata “la linea di destra” è colmata dalla natura del Creatore, l’amore e la dazione e, di conseguenza, è in grado di dare la vita alla materia. L’altra forza è la forza dell’egoismo, opposta al Creatore e che agisce nonostante Lui. Ad ogni modo, nella realtà, entrambe queste forze funzionano in base ad un progetto superiore.

Il Creatore agisce dall’alto con la Sua unica forza che è divisa in due: la forza della dazione e della ricezione. La nostra materia si trova nel mezzo. Dunque, sono queste due forze che ci mettono in moto. Esse influenzano la materia e ne stimolano lo sviluppo ai livelli inanimato, vegetativo, animato e parlante.

All’inizio, questo sviluppo influenza solamente le forze che gradualmente formano la materia, fino a quando la materia non raggiunge la fase finale. Allora la materia esplode. Grazie a questa esplosione, uno straordinario evento si compie. Le due forze, il più ed il meno, si mescolano insieme. Prima, esse lavoravano sulla materia da entrambe le parti, e adesso sono arrivate al punto di rottura, si includono l’una nell’altra, e coesistono nella materia, mescolate insieme al punto che risulta impossibile distinguerle.

Fino ad ora, il processo è avvenuto solamente al livello delle forze, del pensiero e del progetto. Invece, adesso, la forza si trasforma in materia di questo mondo. In primo luogo, dobbiamo dire che il posto dove si trova il nostro spazio si è manifestato come conseguenza del Big Bang. Prima di questo, non c’era spazio per il nostro universo. Poi, la materia incominciò ad evolvere dalla scintilla dell’energia spirituale, da un piccolo punto di Luce. Questa minuscola particella di Luce spirituale bastò per creare la materia dell’intero universo.

In seguito, durante il suo sviluppo, la materia creò le galassie, il Sistema Solare, ed il pianeta Terra dove noi cresciamo seguendo lo stesso percorso, diviso in base ai livelli inanimato, vegetativo, animato e parlante, che si muovono parallelamente allo sviluppo spirituale.

In conseguenza di quanto detto, al quarto livello di sviluppo, la forza del Creatore e la sua forza opposta alla fine si mescolarono, e così noi ci ritroviamo nella situazione in cui siamo.

La preparazione è finita. Da adesso in avanti, dobbiamo verificare cosa fare dopo. Abbiamo due forza mescolate insieme. Esse hanno completato il loro sviluppo e cozzano così tanto l’una contro l’altra dentro di noi, che non sappiamo cosa fare. Ci sentiamo male.

A questo punto, incontriamo la saggezza della Kabbalah, il metodo che ci permette di bilanciare e di unire queste due forze, costruendo un equilibrio ed un’armonia tra esse.
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(Dalla 2 lezione del Congresso di Roma del 21.05.2011)

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Dietro i volti si nasconde il Creatore

Rabash, Shlavey HaSulam (Gradini della Scala), articolo “La Torà è chiamata la linea media”: Bisogna avere fede nel fatto che “Non esiste nessuno tranne Lui”, il che significa che solo il Creatore lo obbliga a fare buone azioni. Però, dato che non ha ancora meritato di sapere che è obbligato dal Creatore, il Creatore si investe in altre persone (come se esistesse al di fuori della persona) e realizza queste azioni con il loro aiuto.

Crediamo di essere circondati da molte persone, che ci influenzano in diverse maniere e che dobbiamo reagire davanti a loro; però, se cominciamo a relazionarci con loro (“loro” ovvero il gruppo di persone che studia la Kabbalah e non tutto il mondo esterno) come manifestazione del Creatore, come la Sua presenza tra di noi, come la sua immagine davanti a noi, allora mentre ci uniamo nel gruppo, cominciamo a studiarlo e raggiungerlo.

Bisogna avere fede nel fatto che dietro le immagini umane si trova il Creatore che realizza tutte le azioni delle persone.
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(Dalla lezione 8 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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La formula di valenza dei desideri

Domanda: Perché il Creatore non ha creato il desiderio di gioire che allo stesso tempo fosse in dazione? Per quale motivo non ha creato solamente la dazione senza la ricezione? Perché dobbiamo rivelare questa proprietà di dazione da noi, esercitando il nostro libero arbitrio? Per quale motivo abbiamo bisogno di quest’attitudine “doppia” verso la creatura, dove la materia in se, il desiderio di gioire, é egoista e cattivo, mentre la forma che deve acquisire è buona?

Risposta: Se io tratto queste due forme opposte in maniera corretta, è grazie a loro che io ottengo una corretta attitudine verso l’oste. La corretta attitudine non può apparire se io non le metto in contrasto una contro l’altra, cioé il desiderio di dazione che posso sviluppare in me contro il desiderio di ricevere che è inserito in me nella forma negativa opposta alla dazione.

Quindi, io ringrazio sia per la forma negativa sia per la forma posititva, per il cattivo stato cosi come per quello buono. Dopo tutto, la forma negativa è necessaria e corretta  e insieme si uniscono in una forma e conducono a un solo scopo.

Vediamo che nel mondo corporale gli atomi sono formati da una combinazione di due forze opposte, il meno e il più e le particelle neutre. Dunque, le connessioni accadono tra due elementi diversi che sono opposti.

Allora, gli atomi si combinano in diverse strutture, molecole e cristalli. Gli elementi chimici entrano in connessione in base alla loro valenza, cioè, il numero di elettroni  (le particelle negative) che esistono nell’orbita che sono libere per creare una connessione.

Tutta la vita si basa sull’unificazione e sulla separazione, nella connessione a ogni tipo di forme. Tutte queste sono manifestazioni del desiderio di gioire. Se una molecola ha due elettroni che sono liberi per fare una connessione con altri, questo indica la loro abilità di connettersi. Parliamo sempre del desiderio che misuriamo sia dal numero di elettroni liberi o relativo alla forze o ad altre qualità, come le forze di attrazione o repulsione.

Come risusltato, si tratta sempre di desiderio. Luci gialle e verdi, suoni diversi, l’acqua e il cielo sono diversi tipi di desideri. Noi siamo dentro questo desiderio. Non è stato creato nient’altro che desiderio.

Tuttavia, dentro questo desiderio, io ho la sensazione del “me” e il mondo circostante: i livelli inanimato, vegetativo, animato e parlante, o in termini di qualità spirituali: “radice, anima, corpo, vestiti, palazzo”, che sono desideri. Io devo unirmi e controllarli tutti in modo di poter donare con il loro aiuto.

L’intero disegno della realtà, i milliardi di persone, l’universo e i mondi spirituali rivelati nelle connessioni tra di noi sono forme di desiderio. Io non posso fare nient’altro che rivelare sempre di più quello che c’è all’interno di questo sistema, questa sfera. É rivelato a me in base a quanto io sia capace di donare con l’aiuto di tutte queste forme di desiderio.

Noi viviamo nelle nostre sensazioni, ed è per questo che non comprendiamo quello che sia il desiderio stesso. Piuttosto comprendiamo “Io sento, io desidero”. Il desiderio non esiste separatamente, ma soltanto mentre lo sento. Il desiderio percepito è già “io”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2011, “Prefazione alla Saggezza della Kabbalah”)

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L’anima di tutte le cose viventi

Il Libro dello Zohar, Capitolo “Trumà (Donazione)” punto 217 “L’anima di tutte le cose viventi” è l’anima che esce da Colui che vive per sempre, Yesod de ZA. E poiché lui è Suo, dato che tutte le benedizioni vengono avanti da Lui e sono in Lui, e Lui annaffia e benedice in giù, verso Malchut, quest’anima che viene avanti da Lui ha l’autorizzazione di benedire questo luogo, Malchut.

Malchut è il desiderio che ogni volta prende forme diverse nella sua intenzione di donare, e allora sente di essere riempito da Yesod. Questo significa che Malchut diventa similare a Yesod in base alla legge di equivalenza della forma. In realtà diventa come le prime nove Sefirot perché Yesod comprende tutte quante le prime nove Sefirot.

Quando Malchut somiglia alle prime nove Sefirot, questo significa che la creatura diventa similare al Creatore ad un certo livello. Nella misura della similitudine tra di loro, in base alle loro simili proprietà, Malchut ottiene la stessa forma delle prime nove Sefirot ed esiste in adesione e unicità con loro.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2011, Il Libro dello Zohar)

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Il Creatore agli occhi della creatura

Solamente un piccolissimo punto nero, che si trova dentro una Luce infinita, ci separa dal Creatore. Ci si riferisce a questo punto come “all’esistenza dal nulla” (Yesh Mi Ain). Si tratta, in sostanza, della base primaria dell’intera creazione, della nuova realtà sprigionatasi “dal nulla”. Il resto deriva “dall’esistenza” dal Creatore.

Questo punto è creato dal Creatore, mentre tutta “l’esistenza” (Yesh), che è aggiunta a questo punto, deve giungere da noi, dai nostri sforzi. Così, alla fine, arriviamo all’uguaglianza con il Creatore, all’adesione, allo stesso Suo livello.

Prima di tutto, questo punto di creazione si sviluppa nelle quattro fasi di espansione della Luce Diretta, per cui questi quattro livelli di dazione inseriscono nel punto “dal nulla” tutti i principi basilari. Da parte della Luce non sono necessarie altre azioni; basta così. Il resto si manifesta come reazione di questo punto che è stato colpito dalla Luce, ha assorbito le sue proprietà, ed è, di conseguenza, in grado di agire da solo.

Dunque, dal mondo dell’Infinito, dallo stato in cui si era unito con la Luce, incomincia a ritirarsi per formare il nostro mondo attraverso le dieci “Sefirot dell’occultamento” (Sefirot Blima) che assorbono la Luce all’interno, dentro la creatura. Grazie a questo, la creatura cresce dal punto in cui è opposta al Creatore, raggiungendo la maggior distanza possibile da Lui, che è considerata come “questo mondo”.

Questa ritrazione del punto ( sia qualitativo che quantitativo) abbraccia tutte le proprietà e le posizioni. Di conseguenza, l’essere creato non ha alcuna qualità che sia in grado di coincidere nella minima parte possibile a quelle del Creatore. Noi pensiamo che questo significhi una caduta, una discesa, ma è assolutamente il contrario. Si tratta della rivelazione della nostra natura, il punto nero preciso che è stato creato dal Creatore!

Questo sviluppo è necessario per rivelare quanto questo punto “dal niente” sia opposto all’esistenza, a ciò che “esiste”. Si tratta di ciò che conseguiamo da tutta questa discesa, sebbene non in una volta sola, ma con il tempo, scendendo sempre più in profondità, quando raggiungiamo “questo mondo” e facciamo esperienza dello sviluppo del nostro egoismo, cioè ci rendiamo conto di essere in posizione opposta al Creatore. Perciò, attraversiamo tutti i livelli della natura, a partire dall’inanimato, vegetativo ed animato, fino a quando non raggiungiamo quello più basso in assoluto, “l’umano”.

L’essere umano raggiunge la consapevolezza di essere lontano ed opposto al Creatore e conclude che questo è il male. Dalla consapevolezza del male, egli continua a studiare se stesso ed il Creatore ancora di più, come “il vantaggio della Luce che proviene dalle tenebre” e capisce che è necessario correggersi. Quindi, egli raggiunge la vera opposizione al Creatore.

Quando l’uomo inizia la sua correzione, egli inizia, da una parte, a risalire verso il mondo dell’Infinito, eguagliandosi al Creatore. Dall’altra parte, così facendo, capisce ancora di più di essere opposto al Creatore.

Solamente alla fine completa della correzione (Gmar Tikkun), quando ritornerà al punto iniziale, Malchut dell’Infinito, egli otterrà la totale comprensione, consapevolezza e farà esperienza di ciò che l’esistenza (Yesh), la proprietà del Creatore, significa.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 8.05.2011 “Tutti coloro che soffrono per il mondo”)

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Una questione di proporzioni

Domanda: La vita nel nostro mondo si manifesta come un malanno senza fine, con poche pause per dare ad un uomo il tempo di rimettersi in piedi dopo un colpo, solo per poi riceverne un altro. Questa è la storia dell’umanità e la vita di ogni singola persona. Che genere di progresso è questo e dove sono i doni che il Creatore dona alla creazione?

Risposta: Immaginiamo che io sia una galassia lontanissima e che guardi alle infinite distanze dello spazio, cercando qualcosa in questo infinito. Accelero alla velocità della luce e, lentamente, attraversando miliardi di anni luce, mi avvicino alla nostra galassia, al nostro sistema solare, e alla nostra terra. Atterro sulla superficie della terra, e qui scopro gli uomini.

E’ difficile immaginare un raffronto in base al quale paragonare queste differenti proporzioni. Allo stesso modo, noi non comprendiamo in che genere di sistema ci troviamo. Sappiamo come effettuare le misurazioni e fare le ricerche in base ai nostri parametri e secondo le nostre proporzioni. Consideriamo il peso in base a quanto possiamo sollevare, la distanza in base a quanto riusciamo a vedere lontano, il bene ed il male – ciò che è bene e ciò che è male per noi. Tutto il nostro quadro di riferimento è un minuscolo frammento rispetto all’intera sovrastruttura e le nostre distinzioni sono poca cosa.

Però, ora noi stiamo parlando del sistema spirituale nel quale il nostro intero universo è impercettibilmente piccolo. Stiamo parlando di meccanismi che sono enormi a causa delle loro caratteristiche qualitative. Paragonato ad essi, tutto il nostro mondo si trova in una sola unica qualità – un piccolo desiderio egoistico che è tenuto in vita da una piccola scintilla di Luce. La materia di questo desiderio è creata come “qualcosa dal niente” attraverso la Luce che si è aperta una strada in essa, delineando un’esatta proiezione della creazione spirituale.

Ed ora, da questo stato, speculiamo sulla sofferenza di tutta l’umanità. Esatto, è così che ci sentiamo. Ogni uomo nega le cose in base alla propria imperfezione e giudica in base a quello che i suoi occhi vedono. Ma cosa si può fare? Questo è il modo in cui dobbiamo avanzare, ed in questo preciso momento non siamo in grado di percepire niente di più. C’è una tela gigantesca davanti a noi, ma non riusciamo a distinguerla.

Siamo soltanto in grado di comprendere leggermente il semplice fatto che c’è una mancanza di desiderio, ed una mancanza di vaso. Le domande dilagano: “Può il Creatore che non cambia cambiare? Può Egli creare una pietra che non può sollevare? Perché all’inizio ci ha fatti così imperfetti?” Ma tutti questi enigmi sono inutili.

Dobbiamo capire un principio basilare dalle nostre vite: dobbiamo attraversare degli stati opposti. Soltanto da questi opposti, riconoscendo il vantaggio della Luce dall’oscurità, formiamo il vaso per delle sensazioni più elevate. Quando acquisisco il vaso che è pronto per questo, il mondo si spalancherà davanti a me. Niente si nasconderà ai miei occhi dietro ad un muro di pietra. Devo semplicemente costruire il vaso dentro di me per vedere la realtà.

Questo sviluppo è necessario ed il Creatore non può realizzarlo prima del tempo. Perché? Per adesso, io non so il perché. Posso fare delle congetture, ma non arriverò a niente. Ignorerò ogni cosa, dicendo, “Non ci credo! Egli potrebbe farlo!” E non c’è niente altro davanti ai nostri occhi.

C’è però una regola: Il vantaggio della Luce si ottiene dall’oscurità. Ogni cosa viene valutata solamente dal suo opposto. Questa è la ragione per cui dobbiamo attraversare queste fasi passo per passo, formando i vasi che rivelano la realtà in cui ci troviamo.

Noi siamo nel mondo dell’Infinito, ma non ce ne rendiamo conto. Così sviluppiamo i nostri vasi. Ci è stata data l’opportunità di svilupparli o, detta in modo diverso, di correggerli. Ci sono stati dati di proposito dei desideri imperfetti che sono opposti a quelli corretti. A che scopo? Per farci crescere e riunirli, per comprendere e rivelare il mondo.

Non c’è altra strada da prendere. Ed inseguito giustificheremo la creazione. Il lungo processo, che dura parecchie migliaia di anni nel corso dei quali soffriamo, è la verità in base al nostro riferimento. Tuttavia, nella realtà non ci rendiamo conto in quale genere di proporzioni ci troviamo. Oltre a questo minuscolo “spazio”, c’è un mondo intero là fuori che non abbiamo mai visto. Siamo come dei vermi che vivono nei ravanelli – questo è l’esempio che fa Baal HaSulam.

Domanda: Ma perché si parla a questo verme di Colui che dona e del Suo amore?

Risposta: Per farlo aspirare a tutto questo, per fargli comprendere che c’è uno scopo per il quale vale la pena cercare di uscire dal ravanello. Inoltre, non si arriva soltanto a comprendere tutto questo, ma si ricevono anche i mezzi per farlo. Noi tutti siamo come i vermi dentro i ravanelli, ma se ognuno di noi iniziasse a spingere gli altri verso l’esterno, ce la faremmo ad uscire fuori.

Perciò, c’è una soluzione. Fintanto che ci sentiremo sazi di questo mondo, nessuno ci offrirà una spinta. Ma adesso ci stiamo trovando in un nuovo sistema globale e ci è stata data la soluzione.

(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, “Matan Torà [Il Dono della Torà]”)

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La rivoluzione della Luce

Domanda: E’ possibile spiegare il metodo Kabbalistico usando i termini della scienza moderna?

Risposta: Si può spiegare la trasformata matematica di Fourier ad una mucca? Si tratta di livelli differenti. Un uomo che non ha il “sesto senso”, il punto nel cuore, non può capire di cosa si sta parlando. Non ne sente il bisogno e, perciò, non ha senso parlargliene. Quindi, nella nostra grande divulgazione, ci dobbiamo adeguare ai desideri delle masse piuttosto che a quelli di coloro che studiano la Kabbalah.

Nel corso di tutte le generazioni, il mondo non ha capito i Kabbalisti. Ed il mondo ha ragione: dal loro livello, gli uomini non sono ancora in grado di capirli. E’ scritto nei Salmi, “Tu salvi gli uomini e gli animi…” –ma quando? Oggi non si può spiegare agli uomini l’intenzione altruistica Lishma. E’ perfino difficile parlare loro di un argomento come la percezione della realtà. E’ un tema affascinante e provocatorio, ma essi non ne capiscono e non ne colgono l’essenza, perché proprio non riescono a farlo.

Perché un uomo possa essere veramente capace di ascoltare le parole sulla correzione dei suoi desideri, egli ha bisogno di un livello di desiderio in più. Ma, fino ad allora, noi possiamo solamente accelerare il suo sviluppo usando dei mezzi esterni. In un modo o nell’altro, fintanto che non sente la puntura nel suo cuore, egli non comprenderà le nostre spiegazioni.

Questo è il modo in cui il mondo è strutturato. Gli uomini si trovano su diversi livelli di sviluppo, e anche alla fine della correzione rimarranno i livelli inanimato, vegetativo, animato ed umano. Pertanto è scritto, “Tutti Mi conosceranno dal più piccolo al più grande tra di loro,” cioè ogni uomo in base al proprio livello.

Verrà il momento in cui vedremo come gli uomini incominceranno ad afferrare le nostre parole: alcuni per mezzo di termini scientifici, altri per mezzo del linguaggio delle sensazioni, altri ancora grazie ai semplici esempi, tutto servirà all’uomo per unirsi agli altri. Alcuni uomini devono conseguire e percepire l’adesione, hanno bisogno di prendervi parte attivamente, mentre per altri non serve. Tutto è determinato dai propri desideri.

Non dovremmo pensare che ogni uomo riceva il desiderio per la dazione e la rivelazione del Creatore nella stessa misura. Infatti, ogni uomo ne riceverà in base al proprio vaso, che sarà colmato grazie all’inclusione comune con gli altri vasi.

Questa è la ragione per cui i Kabbalisti hanno nascosto la loro conoscenza fino ad oggi. Ma adesso questa conoscenza può essere rivelata, sebbene ogni uomo ne ascolterà solamente una parte insignificante. Nonostante questo, nella sua totalità la Luce ha iniziato a lavorare sulla grande massa del desiderio comune. Questa è la rivoluzione che sta succedendo nel mondo oggi. La crisi moderna è essenzialmente un’ inclusione reciproca dei desideri.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah dello 07.05.2011, Shamati)

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Non ci sono errori, ma solo rivelazioni!

Domanda: E’ possibile non fare errori lungo il cammino spirituale?

Risposta: A dirti il vero, noi non facciamo errori. Riveliamo il desiderio non corretto, che nella realtà non si presenta come un desiderio danneggiato, ma che serve a fornirci il contrasto e la differenza che esistono tra due stati opposti. Se non fosse così, non percepiremmo alcuno stato.

Perciò, errori e disgrazie non ci riguardano mai. Lo stato opposto deve essere rivelato. Noi siamo delle creature, e non siamo in grado di percepire alcun fenomeno di per se stesso. Possiamo soltanto percepire un fenomeno attraverso la misurazione, la valutazione e la percezione di esso rispetto a qualcosa d’altro. Ci deve essere un “io” e un “ciò che io sento”, un oggetto rispetto ad un altro.

E’ impossibile percepire alcun fenomeno di per sé, perché questa sarebbe la percezione del Creatore prima che creasse la creazione, quando è perfino impossibile dire di Lui che è il bene e che fa il bene. Per chi Egli è il bene? Per chi fa il bene? Infatti, il bene può essere valutato soltanto rispetto al male che già esiste.

Perciò, non possiamo nemmeno parlare dell’essenza del Creatore nel modo in cui tentano di ragionarci sopra i filosofi, perché non abbiamo la capacità di percepire questa essenza, e nemmeno le parole per descriverla. La creazione inizia nello stato di opposizione al Creatore, in una seppur minima distanza da Lui. Questa “minima distanza” dona alla creazione il suo status, la sensazione di una cosa opposta all’altra – bianco contro nero, “il vantaggio della Luce deriva dall’oscurità”. In questo caso, c’è qualcosa di cui parlare.

Noi non sappiamo nemmeno come un fenomeno possa esistere di per sé. Possiamo forse creare qualche forma che non abbia delle caratteristiche, dei limiti, peculiarità, e tonalità di colori – niente di tutto questo? Non siamo in grado di percepire questo genere di cose. E’ qualcosa che non percepiamo. Se non sono presenti delle sfumature o delle caratteristiche, allora non sviluppiamo alcuna percezione.

Infatti, tutti i nostri sensi, come i cinque sensi terreni, sono costruiti sul fatto che una certa influenza colpisce le mie terminazioni nervose, e allora io ricevo una certa impressione: visiva, uditiva, tattile, olfattiva o gustativa. Abbiamo bisogno delle terminazioni nervose, ci deve essere un contatto, una reciproca interazione tra due opposti – e allora arriveremo alla percezione. Se non ci sono contatti, allora non si ha alcuna sensazione. Quando incomincio a percepire il Creatore? Dal momento del contatto (Hakaa), dello scontro tra il desiderio e la Luce.

(Dalla lezione del 24.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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La materia tessuta dal desiderio per mezzo della Luce

Baal HaSulam, lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Histaklut Pnimit” (riflessione interiore), articolo 36: il desiderio di ricevere è la sostanza dell’essenza … nominiamo la prima forma dell’essenza con il nome di “prima sostanza dell’essenza”, posto che non abbiamo nessuna realizzazione o percezione di nessuna sostanza.

Ci sono cinque tipi di sensazioni: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto ed il tatto. Sentire un oggetto come se questo fosse materiale significa toccarlo. Solo toccandolo posso essere sicuro che esiste ed è materiale.

La realtà più affidabile è quella che può essere toccata e tenuta nelle mani. Io posso chiamare qualcosa sostanza se questa mi si rivela attraverso il tatto, però in realtà, questa non è sostanza. Semplicemente, ho cinque organi di percezione e l’influenza della Luce sul mio senso del tatto crea in me l’illusione della sostanza. Se non avessi il corpo con i recettori nervosi nella pelle e non potessi percepire la realtà nella quale mi trovo grazie ad essi, non potrei sentire il mondo materiale che sento oggi.

Cos’è l’odore? L’influenza della Luce sui recettori del mio olfatto mi da la sensazione dell’olfatto e l’influenza della Luce sui recettori del gusto mi da la percezione del gusto; è la stessa cosa riguardo alla vista e l’udito. Tutte le mie sensazioni vengono attraverso le terminazioni nervose che si trovano sia dietro il timpano sia all’interno dell’occhio.

Pertanto, tutto quello che abbiamo, sono i cinque organi di percezione. Alla fine, essi attraggono a noi tutta la realtà: il nostro corpo e tutto il mondo davanti a noi. Io percepisco la sostanza attraverso il mio senso del tatto, mentre il resto dei miei sensi, l’olfatto, il gusto, l’udito e la vista, attraggono le caratteristiche aggiuntive della supposta “realtà”, della quale il mondo ed io siamo parte.

La Luce attrae per me tutta l’immagine. In realtà, non c’è nient’altro che il semplice desiderio che viene influenzato dalla Luce, la quale da vita a tutte queste forme. È per questo che mi sembra che tutti esistiamo come corpi fisici.

Questa è la ragione per la quale Baal HaSulam dice che “il desiderio di ricevere è la prima forma dell’essenza”, e perciò definiamo la prima forma come “sostanza”, perché non abbiamo la realizzazione dell’essenza. Pertanto, esistono la materia, la forma rivestita nella materia, la forma astratta e l’essenza. La materia è il desiderio di provare piacere percepito da noi attraverso gli organi del tatto, con l’aiuto degli altri organi di percezione.
[45244]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 7.06.2011, Talmud Eser Sefirot)