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I quattro livelli di comprensione

Domanda: Si dice che quando Rabbi Shimon e i suoi discepoli stavano creando il Libro dello Zohar, erano seduti in una grotta, Rabbi Shimon parlava, Rabbi Abba stava scrivendo, il figlio di Rabbi Shimon, Rabbi Eleazar, era all’ascolto “di bocca in bocca”, mentre il resto stava ascoltando con il cuore. Cosa significano questi diversi livelli di connessione?

Risposta: Oltre al linguaggio esterno, i Kabalisti possono utilizzare per la comunicazione, “il linguaggio dei rami”, c’è anche un collegamento interno chiamato ” Peh El Awzen “(da bocca a orecchio) a livello di Binà, quando l’ insegnante e l’allievo sono uniti in uno stato di Katnut (un piccolo Stato), nonché il collegamento, detto “Peh El Peh“(di bocca in bocca) a livello di Keter, nello stato di Gadlut (uno stato grande). Tale collegamento non richiede alcuna lingua: si capisce l’altro senza parole, tramite l’adesione interiore, l’unione.

In altre parole, possiamo comprendere l’altro in uno dei seguenti modi:

  • Dopo lunghe conversazioni, o
  • prendendo il suggerimento, o
  • iniziando a capirsi senza parole, o
  • essere diventati così uniti in un unico complesso che diventa impossibile dire che tu mi capisci e io ti capisco visto che siamo inseparabili, e non abbiamo bisogno di far passare nulla tra di noi.

Questi sono i livelli della connessione spirituale.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di  Kabbalah del  14.02.2011 , “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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Il dovere di imparare da un kabbalista autentico e saggio

Domanda: Come può sapere l’uomo se il suo maestro è un vero kabbalista?

Risposta: Come puoi sapere che si tratta di un vero kabbalista? Non può farti vedere dei veri diplomi o compiere dei miracoli che possano farlo sembrare un essere spirituale; poichè in seguito, come si fa a conoscere la spiritualità? Dunque, possiamo solamente ascoltare il nostro cuore e verificare se quello che ascoltiamo vibra dentro di noi, e ci unisce alla radice della nostra anima.

Io ho studiato in quattro cinque posti prima di trovare il Rabash. E di solito li lasciavo, non perché avessi trovato qualcosa di meglio, ma perché avevo capito che in quel posto non c’era altro da imparare. E in nessuno di questi c’era l’intenzione di illudermi; era solo che ognuno di loro aveva il proprio metodo, le proprie idee e le proprie disillusioni.

Tuttavia, stavo cercando un posto dove poter studiare la Kabbalah come una scienza. E quando incontrai il Rabash, capii immediatamente che i suoi studenti studiavano le fonti autentiche più importanti: Lo Zohar, i lavori dell’ Ari e di Baal HaSulam, che hanno composto i testi Kabbalistici più importanti, e capii che lui aggiungeva un profondo significato logico ai concetti, senza quegli atti religiosi esteriori e la meditazione.

In altre parole, egli usava un approccio strettamente scientifico senza girarci intorno. In quel tempo, mi ero già reso conto che tutto il resto non aveva niente a che fare con la verità. Avevo come il presentimento che in qualunque posto si parlasse di azioni legate al corpo fisico o alle fantasie, non ci fosse alcun legame con la spiritualità.

Avevo la chiara sensazione dell’esistenza di un ingresso dentro un mondo più interiore che non dipendesse dal corpo o dall’immaginazione, o da tutte le qualità che si hanno in un dato momento. È necessario che l’uomo riveli di avere dentro di sé il terreno pronto, ed io cercavo di sapere: come si fa? E quando arrivai al Rabash ed incominciai a studiare, vidi che quello era esattamente ciò di cui parlavo.

Baal HaSulam scrive che chiunque desideri ricevere la conoscenza spirituale deve trovarsi un maestro, un kabbalista autentico e saggio che possa essere giusto per il lavoro. Tuttavia, se percepisce di trovarsi in un posto che non fa per lui, non deve smettere di cercare. Il tempo scorre.
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Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.02.2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”

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Parlare ai sordi

Domanda: Se per l’uomo è impossibile comprendere ciò di cui parlano i Kabbalisti finché non entra nel mondo spirituale e conosce le radici, allora perché cerchi di spiegarci queste cose “in modo più chiaro”?.

Risposta: Io tento di svegliare in voi il desiderio di raggiungere le conquiste spirituali, e allora capirete ciò di cui parlo. Baal HaSulam ne scrive nel suo articolo “L’essenza della Saggezza della Kabbalah”:

E una volta che l’uomo ha conseguito pienamente le radici superiori con la sua propria volontà, egli è nella possibilità di esaminare in modo tangibile i rami che arrivano nel mondo e di sapere come ogni ramo si collega alla sua propria radice nel mondo superiore, in tutti i suoi ordini, per qualità e quantità.

Quando l’uomo conosce e comprende completamente tutto questo, allora istaura un linguaggio comune tra lui ed il suo maestro, vale a dire il Linguaggio dei Rami.

Attraverso questo linguaggio, i Kabbalisti sono in grado di trasmettere gli studi di questa saggezza, che si lega ai mondi spirituali superiori…

Ad ogni modo, quando un discepolo non è saggio e cerca di comprendere da solo questo linguaggio, cioè il modo in cui i rami segnano le loro radici, il maestro non può trasferire neanche una singola parola di questa saggezza spirituale, meno ancora discutere con lui nelle profondità di questa saggezza. E questo perché tra di loro non c’è un linguaggio comune da poter usare, e sono come muti.

Nella Kabbalah “proibito” significa “impossibile”. Nel nostro mondo certe azioni sono proibite perché se un uomo volesse compierle, egli potrebbe comunque compierle anche se proibite. Ma questo modo di comportarsi può succedere solo “nella fase della caduta dell’uomo” e al di sotto di essa. Nel mondo spirituale, se qualcosa è proibito, significa che non si può assolutamente fare.
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(Dalla 4.a parte della lezione giornaliera di Kabbalah del 14.02.2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”).

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Perché abbiamo bisogno del Linguaggio dei Rami?

Il linguaggio dei rami si raggiunge quando ascendi da questo mondo ed allora, nel Mondo Superiore, riveli le radici di tutto quello che esiste in questo mondo; però la meta non è semplicemente connettere il ramo con la radice.

Questo linguaggio non ci connette con il mondo spirituale ma con i nostri maestri! Questo è il mezzo che li aiuta ad insegnarci.

Non capiamo il linguaggio spirituale che parlano, visto che non lo impariamo. Non dobbiamo conoscerlo perché siamo già familiarizzati con esso dal nostro mondo. È per questo che possiamo ascoltarlo ed imparare da loro riguardo a ciò che avviene nel mondo spirituale.

Tu apri il libro nel quale sono scritti certi tipi di parole. Se non vivessi in questo mondo, allora non capiresti niente; però, a partire dal nostro mondo, siamo già familiarizzati con ciò di cui parlano i Kabbalisti e tu desideri raggiungere la radice per verificare cosa indicano nel Mondo Superiore, dato che non dicono una sola parola sul mondo materiale.

I kabbalisti non descrivono il nostro mondo neppure con una parola. La Torà non è connessa con il nostro mondo e la persona che la interpreta in questo modo si materializza e commette il più grande crimine, creando “idoli” per se stessa. La Torà parla solo dei mondi spirituali. Tuttavia, al fine di parlare il tuo stesso linguaggio, i kabbalisti descrivono il mondo spirituale usando parole del nostro mondo per risvegliare alcuni loro tipi di connessioni o attitudini dentro di noi.

Questo è stato pianificato deliberatamente nel pensiero della creazione affinché possiamo cominciare ad elevarci dal nostro mondo a quello spirituale. Pertanto, dobbiamo adottare tutti i mezzi per l’ esistenza in questo mondo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.02.2011, “L’Essenza della saggezza della Kabbalah”)

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Questo mondo è un dizionario di termini Kabbalistici

Da dove vengono le parole di questo mondo? Per quale motivo un contadino che tempo addietro viveva nelle vicinanze di Gerusalemme vide il Monte degli Ulivi e lo chiamò cosi? È cosi perché pensò che andasse bene il nome per quel posto. Il desiderio arrivò a lui dalla natura e la natura viene dall’ Alto.

Cioè, non c’è niente di accidentale nelle parole di questo mondo; vengono tutte dall’ Alto. È per questo che i Kabbalisti possono usarle per descrivere le radici spirituali, che è chiamato “il linguaggio dei rami”. E quando prendiamo i nomi di questo mondo e spieghiamo quello che si nasconde dietro essi in base alle loro radici spirituali, noi vediamo le differenze tra i mondi. È cosi che scopriamo quello che si trova tra di noi e il mondo spirituale.

Una pietra di questo mondo e una pietra del mondo spirituale, un albero di questo mondo e un albero del mondo spirituale, un uomo, una donna, un bambino, il fuoco, l’ acqua, è cosi come io studio la differenza tra i mondi e la forma alla quale io devo arrivare.

Tuttavia, il linguaggio dei rami non è inteso per tutte le persone, ma per quelle che sentono il mondo spirituale. Solo loro possono comprendere quello che succede tra il ramo e la radice. E loro si passano la conoscenza usando questo linguaggio.

Quando un Kabbalista descrive una determinata connessione con le radici e desidera trasmettere questa conoscenza a un altro, lui lo fa con il linguaggio dei rami.

Attualmente non usiamo questo linguaggio ma adoperiamo un linguaggio parlato. Quando sentirai la spiritualità, ascoltando le parole del tuo maestro che ti parla del mondo spirituale, comprenderai quello che dice. Oppure, lui t’ insegnerà come s’ insegnano le parole nuove a un bambino piccolo.

Immagina di essere nello stesso livello spirituale con il tuo insegnate e lui ti segnala un determinato fenomeno e ti dice come viene chiamato. Vedendo il fenomeno e sentendo il suo nome, puoi collegarli, mettere insieme la parola di questo mondo all’ oggetto spirituale. Questo significa imparare il linguaggio dei rami. Un neonato nel mondo spirituale impara il linguaggio dei rami nella stessa maniera nella quale un neonato in questo mondo impara il linguaggio terreno.

Più tardi avrai la possibilità di parlare con il tuo insegnante; avrete un vocabolario attivo.
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Una motivazione per nascere al più presto

Domanda: Baal HaSulam scrive che prima di iniziare a studiare Kabbalah è necessario capire che cosa sia. Come possiamo capire il suo linguaggio, che è cosi difficile?

Risposta: Per capire cosa sia la Kabbalah significa acquisire uno schermo per mezzo del quale innalzarsi al di sopra del proprio egoismo e vedere le azioni spirituali. Allora, sarai capace di comprendere un maestro Kabbalista e imparare da lui cosa fare a continuazione. Tu comprenderai e sarai capace di verificare tutto quello che lui ti dice in pratica, qui e adesso, come viene fatto dagli studenti in tutto il mondo.

Ma prima che tu nasca spiritualmente, come faccio a spiegartelo? Sarebbe come se io parlassi di questo mondo a un bambino che ancora non sia nato e si trovi nel grembo materno. I Kabbalisti ci parlano di un altro mondo. Non viviamo in questo mondo, all’ interno della sua sfera, come in una bolla, mentre ci viene detto quello che si trova al suo esterno.

Perciò, i testi Kabbalistici agiscono su di noi come un “rimedio miracoloso” (Segulà). Gli articoli sono scritti per i principianti, ma Lo studio delle dieci Sefirot è scritto per quelli che sono nati spiritualmente, che sono già “neonati spirituali” ai quali si può parlare del mondo spirituale. Grazie a questo loro avanzeranno e potranno esplorare il nuovo mondo nel quale sono nati.

Come per quelli che si trovano nel ventre materno, è solamente uno stimolo, un motivo per nascere al più presto.
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Fatti un Maestro ed un Gruppo

Domanda: C’ è differenza tra uno studente che studia Kabbalah in maniera personale con un maestro kabbalista e la maniera nella quale noi studiamo in un gruppo?

Risposta: Anche tu studi insieme a me nella lezione. Certamente è diverso che avere una lezione personalizzata, però oggi giorno non credo che sia possibile passare questa scienza a qualsiasi persona individualmente. Nel nostro tempo ciò è possibile solo per mezzo dello studio in un gruppo o attraverso Internet, nella maniera più ampia possibile, e non fa nessuna differenza dove si trova lo studente. Questo avanzerà, mentre il metodo individuale precedente non funziona più.

Non devi rammaricarti dell’ impossibile, ma devi usare tutto quello che hai. Ogni persona ha un governo dall’ Alto e il Creatore controlla tutto il processo. In nessuno luogo dove hai libertà di scelta puoi realizzarla e questo è tutto.

Non ho nessuno studente che sia vicino o lontano. Lo studente stesso determina continuamente quanto sia vicino e quanto avanza. Che un studente sia vicino o lontano da me, è determinato solo dalla quantità di desiderio di accettare il mio messaggio interiore, di assorbirlo e realizzarlo.

Questo non dipende dal fatto che una persona si trovi qui nella sala della lezione, o viva molto lontano e studi attraverso Internet, o se sia un uomo o una donna. Tutto dipende dallo studente e dalla maniera in cui utilizza i mezzi che vengono dati a tutto il mondo.

Inoltre è molto importante non dimenticare che è impossibile per lo studente rispettare il maestro se è negligente verso il gruppo. Questo è dovuto al fatto che il maestro è la parte più interna del gruppo, il messaggio che è dentro di esso. Pertanto, è impossibile che una persona disprezzi il gruppo mentre rispetta il maestro, la carica del gruppo.

Il gruppo è il nostro luogo comune con il maestro, il luogo nel quale ci troviamo. Ciò non esisteva in epoche anteriori, quando lo studente lavorava con il maestro faccia a faccia. Quando ci troviamo dentro il gruppo, ogni studente determina per conto proprio se si unisce con il maestro “Peh a Peh” (attraverso uno schermo comune) o “Peh a Ozen” (da bocca a orecchio, come quando studiamo la scienza normale). Alla fine di tutto questo, ci troviamo con il Creatore, perché tutto è unito fino al mondo dell’ Infinito.

(Dalla lezione sul Talmud Eser Sefirot del 7.01.2011)

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