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I Kabbalisti sulla libertà di scelta, Parte 7

Cari amici, per favore, fate delle domande su questi passaggi dei grandi kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’influenza dell’ambiente sulla persona

“Fatti un maestro e comprati un amico” significa che per raggiungere la meta, una persona deve realizzare un nuovo ambiente per se stessa: il maestro, gli amici e quelli che la aiuteranno ad ottenere la grandezza del suo Maestro. Ed allora la dazione al Maestro potrebbe diventare la ricezione da lui,fin quando questa possa dar luogo ad azioni per il bene del Creatore. E posto che la grandezza del Maestro dipende completamente dall’ambiente, la persona sola non può raggiungere la meta: la rivelazione del Creatore.

Baal HaSulam, “Un discorso per la conclusione dello Zohar”

Se una persona vede in che modo il suo ambiente insulta la correzione e non apprezza correttamente l’atto del raggiungimento della similitudine con il Creatore, la grandezza della proprietà dell’amore e della dazione, non può imporsi sull’ambiente. Pertanto, una persona non può ottenere la Sua grandezza e lo offende durante il proprio lavoro, come fanno loro.

E posto che una persona non ha la base per ottenere la Sua grandezza, ovviamente non sarà capace di dare, ma solo di ricevere per se stessa, dato che dare gioia al Creatore non le porterà piacere.

Baal HaSulam, “Una discorso per la conclusione dello Zohar”

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I Kabbalisti sulla libertà di scelta, Parte 5

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L’influenza dell’ambiente sulla persona

Ognuno ha la sua radice spirituale, ma le sue forze vengono rivelate solo attraverso l’ambiente nel quale si trova. È come il grano seminato nella terra, le cui forze si manifestano solo attraverso il suo ambiente. Pertanto, solo in materia di scelta dell’ambiente viene valutato il regno dell’uomo su se stesso e per questo deve ricevere la ricompensa o il castigo.

-Baal HaSulam, “La Libertà

La misura della grandezza del Creatore e della meta non dipende dall’individuo, ma dall’ambiente. E anche se uno è pieno di virtù, ma l’ambiente non favorisce il suo sviluppo, sarà incapace di svilupparle.

Baal HaSulam, “Un discorso per la conclusione dello Zohar”

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I Kabbalisti sulla libertà di scelta, Parte 4

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L’influenza dell’Ambiente sulla Persona

Dall’inizio della propria vita, una persona ha la libertà di scegliere un tale ambiente, tali libri e tali guide che le impartiscono buoni pensieri. Se la persona non lo fa, è destinata a cadere in un cattivo ambiente, che è abbondante ed attraente e che la indurrà alla cattiva azione. Sarà certamente punita, non a causa dei suoi pensieri cattivi o delle azioni, nei quali non ha scelta, ma perché non ha scelto di essere in un buon ambiente, perché in esso c’è certamente una scelta.

-Baal HaSulam “La Libertà

Chi si sforza di scegliere continuamente un ambiente migliore è meritevole della ricompensa. Ma in questo caso anche, non a causa dei suoi buoni pensieri ed azioni, che arrivano a lui senza la sua scelta, ma a causa del suo sforzo di acquisire un buon ambiente, che gli porta questi buoni pensieri ed azioni.

-Baal HaSulam, “La Libertà

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Kabbalah per il mondo

Oggigiorno un completo nuovo paradigma, una nuova veduta del mondo, e un nuovo approccio si sta sollevando davanti a noi, cosa che non era mai accaduta prima d’ora. Nel passato noi cambiavamo il mondo, ma adesso il mondo è invariabile e dobbiamo cambiare noi stessi.

Questi cambiamenti interiori possono avvenire solo per la sua scelta, con il proprio desiderio, con una decisione coscienziosa che si fa a ogni singolo passo. E la Kabbalah è essenzialmente il metodo, il piano d’azione in questo percorso.

Per definizione, la scienza della Kabbalah è la rivelazione del Creatore alla creazione. Cambiando, una persona raggiunge similarità con la natura. Ed essere similare alla natura significa essere similare al Creatore. Una persona (Adamo) è chi è similare (Domeh) al superiore. E questo lo dobbiamo scoprire costantemente in questo processo che sta spingendo il mondo in avanti.

Avendo un metodo Kabbalista ed essendo i suoi rappresentanti nel mondo, dobbiamo aiutare tutta l’umanità a scoprire questo metodo in qualunque maniera. Ovviamente bisogna farlo anche considerando la resistenza delle persone ai cambiamenti, non li vogliono e non li vogliono vedere. Questo è vero, tuttavia, è cosi che tutto deve essere. Da parte nostra, dobbiamo migliorare la nostra presentazione per portare il metodo alle persone in una maniera confortevole e gradevole.

Altrimenti, il mondo soffrirà ancora di più, un giorno dopo l’altro, immerso nella confusione, impotente e smarrito. Le persone arriveranno a essere talmente confuse che i problemi scateneranno le guerre. Dopo tutto, quando sei confuso e disorientato sotto una pioggia di colpi, i nervi possono saltare.

E dopo desidererai qualsiasi cosa per fermare il caos. Perfino la guerra potrà sembrare la salvezza poiché si pensa che metta ordine su tutte le cose. Cosi come una persona può andare in collera, cosi l’umanità, nei giorni attuali, sappiamo che potrebbe significare una guerra mondiale.

Dipende da noi: Quanto velocemente riusciremo ad assimilare la scienza della Kabbalah e presentarla in maniera chiara e corretta a tutto il mondo. Tutti insieme, noi dobbiamo essere un’organizzazione educativa illuminante che aiuti a spiegare alle persone come cambiare in modo di poter stabilire la giusta connessione e quindi arrivare all’equivalenza con la natura o con il Creatore, il che è la stessa cosa.

Se non raggiungiamo l’equilibrio e l’armonia con la natura, allora, oltre ai fallimenti sociali sentiremo i suoi colpi devastanti, che finiranno con noi. Dopo tutto, anche nella società umana odierna, siamo incapaci di qualsiasi cosa finché non cambiamo noi stessi. L‘egoismo sta evocando un’enorme quantità di problemi sociali, ma non possiamo fermarli.

La società consumista sta esaurendo la terra, 200 anni dell’era industriale hanno esaurito tutte le sue risorse e molto presto saranno completamente asciutte. Bere l’acqua, avere l’olio e altre risorse, tutto sta arrivando alla fine. Alla fine non saremo capaci di condurre una vita normale, per non menzionare gli eccessi. Anche cosi, siamo incapaci di tirarci indietro, di limitare la produzione e la contaminazione.

E non saremo capaci di farlo se non cambiamo la natura umana. Nessuna soluzione artificiale ci sarà d’aiuto. Mettiamo le nostre speranze in metodi vecchi, ma la natura non accetta più di essere “pagata a credito” da noi. Accetterà da noi soltanto una cosa: armonia con essa e omeostasi con questo sistema globale.

Il bisogno di cambiare l’uomo ci sta forzando, a noi Kabbalisti, a uscire dai precedenti limiti e a iniziare ad agire su scala mondiale. E non abbiamo altra scelta. Come scrive Baal HaSulam nel suo articolo “La scienza della Kabbalah e la sua essenza” Come insieme, la Kabbalah è la rivelazione del Creatore. Dove? Nella persona. Conforme a che cosa? La sua equivalenza di forma. Una persona acquista similitudine con il Creatore, la completamente avvolgente natura globale, diventando una sola cosa con essa.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.07.2011, L’insegnamento della Kabbalah e la sua essenza)

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I Kabbalisti sulla libertà di scelta, Parte 2

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La persona ha libertà di scelta?

Il significato delle loro parole “Pertanto, scegli la vita” è che il Creatore stesso mette la mano sulla buona fortuna, dandole una vita di piacere e soddisfazione nella vita corporea che è piena di tormento e dolore e vuota di ogni contenuto. Lei scappa da questa vita, che è più dura della morte.

E la scelta di una persona si riferisce solo al consolidamento del cammino e dello scopo ed alla correzione dell’ego per dare gioia al Creatore, Lishmà. Solo in questa maniera una persona è destinata ad una vita di felicità e di piacere.

Tuttavia, prima che la persona arrivi ad una correzione completa c’è certamente la scelta di fortificarsi sulla buona strada, usando tutti i tipi di mezzi e tattiche fino a completare il lavoro della correzione e a non cadere sotto il suo peso nel mezzo del cammino.

-Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, 4

Tutte le qualità indecenti della nostra natura le ha radicate in noi il Creatore e ci ha creati con ogni bassezza.

Rabash, “Lettera N°29”

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Perché non sono il principe William?

Nel cammino spirituale, ci confrontiamo con una domanda: cosa facciamo con le nostre qualità innate? Qualcuno ha un buon carattere, ha un buon giudizio, è intelligente, non è ostinato ed è d’accordo quando l’occasione lo richiede, si inserisce rapidamente nel gruppo, attrae la Luce ed avanza. Un altro odia tutti, non vuole far niente, rimanda le cose, in poche parole, agisce come un cattivo ragazzo; ma è davvero colpa sua se è nato così?

Cosa deve fare? Esistono diversi tipi: di mente semplice ed ingegnosi, poco fortunati e talentuosi, veloci e lenti, arroganti, ambiziosi e così via. Le caratteristiche sono molte ed ognuno ha la sua combinazione. Il Creatore mi ha dotato di un pacchetto specifico di proprietà e non ho potere su questo. Non è dipeso da me, io non ho scelto la lista.

Allora, dove è il mio libero arbitrio? Dove è l’uguaglianza nel cammino spirituale? Dove è il grado di scelta che tutti condividiamo? Dove è l’ipotetica opportunità che tutti abbiamo? Non solo siamo diversi, ma inoltre, il destino è buono con alcuni e duro con altri. A volte le persone devono affrontare problemi che non auguriamo nemmeno ai nostri nemici.

Tuttavia, si suppone che il libero arbitrio si basi inizialmente sull’uguaglianza delle opportunità, non è così? Dov’è questa opportunità, uguale nella linea iniziale, più avanti nel cammino? Non è uguale per tutti.

In risposta a questo, Baal HaSulam spiega perché l’essere creato deve svilupparsi specificamente in questa maniera. La verità è che abbiamo la nostra origine nello stato dell’esistenza finale, nello stato perfetto. È detto: “La fine di un’azione è nel suo pensiero iniziale”. È come se il Creatore stesse dicendo: “Desidero vedervi tutti in questo stato specifico”. Lui ha creato inizialmente questa condizione finale, nella quale esistiamo in tutta la nostra gloria e perfezione.

Come possiamo andare verso di esso volontariamente? Per farlo, dalla perfezione finale si espande un cammino inverso verso di noi, verso questo mondo. Sia che abbiamo molti “difetti” e “mancanze”, che siamo tutti differenti, che abbiamo destini individuali e combinazioni di qualità, tutto questo ha la sua radice e si “estende” dallo stato finale e completo.

Qualcuno può chiedersi: “Perché la situazione si è ordinata in questa maniera? Perché non sono il principe William, il cui matrimonio è stato visto in tutto il mondo? Ed infine, perché lo stato perfetto da vita a degli stati imperfetti, distorti e con diverse mancanze?

Baal HaSulam risponde a queste ed altre domande nel suo articolo “La Libertà”.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

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Non mi piacerebbe ripetere un anno di scuola

Ci sono due cammini: uno lungo ed uno corto, il cammino della sofferenza e quello della Torà. Di fatto, lungo il cammino della sofferenza non avanzo. Tuttavia, ogni volta che resto a braccia incrociate, la sofferenza mi arriva attraverso i colpi e mi riporta al cammino della Torà.

Allo stesso modo, un bambino al quale non importa studiare si trova “sotto i colpi del destino”: non gli viene permesso di giocare all’aria aperta fin quando non ha fatto i suoi compiti e resta nello stesso grado per ripetere l’anno. Dopo aver sofferto per un certo periodo, sente la necessità di sedersi a studiare. Francamente, i genitori di oggi non dispongono del necessario per questo, ma il Creatore ne ha il potere ed i mezzi. Lui ci obbliga a fare i compiti ed a continuare ad avanzare verso lo scopo.

Pertanto, lo scopo della sofferenza è che ci dirigiamo verso il cammino della Torà, poiché la correzione si produce solo in virtù della Luce che Riforma. Tuttavia, nel corso degli avvenimenti, nella misura in cui non desidero ricorrere alla Torà, vengo bombardato dai colpi che mi obbligano a farlo.

Dopotutto, io sono solo desiderio di ricevere. Tutto quello di cui ho bisogno è che mi isolino lontano dai “giochi” che mi privano dei piaceri, che mi tormentano con le sofferenze, ed io, come un piccolo tesoro, sono disposto a fare ciò che è necessario. Cosa possiamo fare se siamo piccoli e deboli ed abbiamo solo una soluzione? Ricorrere noi stessi alla Luce che Riforma.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

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I Kabbalisti sulla libertà di scelta, Parte 1

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La persona ha libertà di scelta?

Tutti siamo come macchine, funzioniamo e creiamo attraverso delle forze esterne, il piacere e il dolore, che spingono e tirano da noi secondo la loro volontà, quando lo considerano opportuno. Risulta che qui nessuno è libero, né sta in piedi da solo.

-Baal HaSulam, “La Libertà

Quando esaminiamo le azioni di un individuo, troviamo che sono obbligate. Egli è obbligato a realizzarle e non ha libertà di scelta. Questo perché il governo superiore lo ha messo tra il piacere e il dolore. E non c’è differenza qui tra l’uomo e l’animale. E se questo è il caso, non c’è nessuna libertà di scelta, ma è il governo superiore che conduce tutti dove vuole, senza chiedere la loro opinione sull’argomento.

D’altra parte, anche il tipo di piacere (ciò che mangia e la maniera in cui veste) è completamente al di fuori della propria e libera scelta, segue solo la volontà della società. D’altra parte, nella maggioranza dei casi, faccio tutto questo contro la mia volontà, che è di comportarmi con semplicità e vestirmi comodamente. Così dimmi, dove è il mio libero arbitrio?

-Baal HaSulam, “La Libertà

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Il manuale d’istruzioni del bene

Noi ci troviamo in una realtà sconosciuta e, oggi come oggi, mentre viviamo in questo mondo, continuiamo a non capire dove ci troviamo, in base a quale programma ci sviluppiamo, e verso quale traguardo ci stiamo muovendo. Non capiamo niente della nostra vita, ed essendo nascosti da una specie di scudo che si chiama occultamento, ci consideriamo svegli ed intelligenti, in quanto abbiamo la conoscenza, delle opinioni personali, ed il libero arbitrio.

Ma quando le avversità della vita e la sofferenza ci colpiscono, capiamo di non poter fare nulla, ci rendiamo conto di non comprendere nulla, e di non avere altra scelta che comportarci in modo intelligente. Specialmente adesso, in questo periodo di crisi, vediamo che non possiamo fare altro che avvicinarci alla realtà in modo corretto, e capiamo di non avere la minima capacità di comprendere i problemi che stiamo affrontando. Anche se a volte comprendiamo qualcosa con un minimo di anticipo sul tempo, questo non ci rende capaci di cambiare il nostro stato o di comportarci in modo diverso. Anche se decidiamo di dover necessariamente cambiare ed incominciamo a comportarci in modo diverso, non abbiamo la forza di cambiare il nostro comportamento. Allora, a cosa servono queste decisioni se non siamo in grado di cambiarci, influenzarci tra di noi, ed il mondo intero?

Anche quando vediamo che non ci facciamo altro che del male e che, di fatto, ci stiamo portando alla morte, siamo comunque incapaci di fermarci. Che cosa insensata, che spreco! Daremmo semplicemente fine alle nostre vite sprofondando nel nostro desiderio di godere, che ci ucciderebbe del tutto, se non ricevessimo la Torà, il mezzo per correggere il desiderio egoistico, per incominciare dal punto più basso possibile, il momento prima della morte, ad innalzarlo fino al massimo, al livello del Creatore, il punto più elevato possibile, che è la qualità opposta alla nostra: la volontà di donare.

Questo significa che “la Torà” a cui ci si riferisce è la cosa più importante di tutte. Senza di essa non si ha la possibilità di conseguire nulla. Non ci possiamo sviluppare attraverso la sofferenza. L’influenza della sofferenza permette solamente al desiderio di godere di svilupparsi. I colpi e le disavventure ci fanno cercare questo desiderio con tutti i mezzi possibili pur di sbarazzarci dei guai e, alla fine, è questo stesso desiderio che ci porta alla morte per evitare la sofferenza. Quando il desiderio percepisce la sofferenza come insopportabile a causa della sua totale opposizione alla Luce, questo desiderio è disposto ad annullarsi completamente, è disposto a tutto tranne che a soffrire.

In questo caso, la Torà si presenta come il solo mezzo che ci conduce alla vita, alla correzione, e all’esistenza. Questa è la ragione per cui non c’è alcun cammino della sofferenza, e nessun cammino della Torà. La Torà deve essere rivelata all’umanità per permettere agli uomini di usarla. Ed essi la devono rivelare nel modo giusto – come la Luce che corregge. Ma se essi non usano la Torà correttamente, nel senso che non la mettono in pratica, ciò significa che stanno seguendo il percorso della sofferenza. Se la usano correttamente, allora seguono il cammino della Torà, il cammino della Luce. E se si trovano in mezzo tra uno e l’altro, avanzano secondo “il cammino terreno”.

Perciò, l’articolo di Baal HaSulam “la Rivelazione della Divinità (Matan Torà)” è molto importante, poiché ci dice il modo in cui possiamo ricevere la Torà. C’è una dazione della Torà dall’alto, e c’è una ricezione della Torà dal basso. Tutte le sofferenze ci arrivano perché non usiamo correttamente la Torà, la Luce che corregge, che ci fa uscire per portarci verso la fonte del bene. Tutto dipende dai nostri sforzi di diventare il bene. Perciò, non ci manca niente tranne che questo mezzo. Allora, scopriamo come ricevere la Torà ed arrivare al bene!

(Dalla 4.a parte cella lezione quotidiana di Kabbalah del 19.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)

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Una marionetta che si anima da sé

Domanda: Perché dobbiamo affrontare un processo così lungo, complicato ed oscuro che va contro la nostra logica ed il comune modo di pensare?

Risposta: Il punto è che alla fine, all’essere creato dal Creatore, dobbiamo aggiungere il nostro desiderio, il nostro bisogno di fare esperienza di Lui, per ricevere la Luce superiore e l’appagamento spirituale. Io devo presentarmi con un mio proprio desiderio, con l’impazienza e una grande brama.

E per arrivare ad avere un mio proprio desiderio, devo partire dal suo capo opposto, dal non volere nulla di tutto questo! Solo giungendo a questo desiderio dal suo capo opposto posso dire che è mio! Altrimenti, non lo è.

Supponiamo che io voglia qualcosa in questo preciso istante. Da dove arriva questo desiderio? Se io scavo in profondità, scoprirò che non è effettivamente mio, ma che deriva da qualche causa esterna: geni, ormoni, informazioni accumulate nella mia memoria, ambiente, ed i bisogni del mio corpo e della natura. Ciò significa che vengo risvegliato da dentro, ma non si tratta affatto di un mio desiderio; invece, è il richiamo della natura. E, schiavo del mio istinto naturale, incomincio a rincorrere quello che voglio.

Quello che voglio adesso è cibo, sesso, famiglia, benessere, potere, onore e conoscenza. Ma lo voglio veramente? No, non lo voglio! Può essere che io sia nato in questo modo o può essere stato l’ambiente ad influenzarmi, in ogni minuto della mia vita, risvegliando in me questo genere di desideri. Ma non si tratta dell’ “IO” che sono.

E’ come se io fossi una marionetta senza esserne nemmeno consapevole. Credo di essere il padrone della mia vita e, come un eroe, combatto per accaparrarmi quello che voglio. Ma poi salta fuori che non è affatto quello che voglio. Chi sono io, allora, se agisco come un robot? Piango, mi sforzo, lavoro duramente, per poi rendermi conto che sto appagando i desideri di qualcun altro e non so nemmeno di essere uno schiavo.

Dipendo completamente dai fili che mi tirano e che mi controllano in ogni momento.
Se avessimo la possibilità di vederci dal di fuori, vedremmo esattamente questo: siamo delle marionette che non hanno nulla di proprio, nessun desiderio personale o possibilità di appagarli. Non siamo quelli che possono stabilire i propri obbiettivi e, apparentemente, non siamo neanche umani, ma siamo dei pupazzi di stoffa legati a dei fili che ci muovono in su e in giù.

Tuttavia, quando sento un desiderio dentro di me, non sono IO a sentirlo? Si tratta di una bella domanda, poiché la sensazione si presenta nella forma che è prescritta per me. Un certo disturbo si presenta dentro la marionetta, degli impulsi elettrici la attraversano, ed incomincia ad agire e reagire.

Se ci esaminiamo con questa accortezza, vedremo che non c’è creatura qui! Questo è il momento in cui incominciamo a comprendere qual è stato il lavoro del Creatore: come creare il desiderio primario e basilare che non arriva da Lui. Come può fare un pupazzo che, nonostante sia di stoffa, ottiene la vita ed incomincia a pensare e a desiderare da sé? Inoltre, come si rendono suoi i desideri, i pensieri, e le azioni? In caso contrario, l’intera creazione sarebbe un semplice giocattolo, una burla totale.

Non ci rendiamo neanche conto di quanto sia stato difficile crearci in modo che potessimo costruire qualcosa da soli dentro noi stessi, qualcosa che si possa chiamare “uomo” (Adamo), cioè “uguale” (Domeh) al Creatore, autonomo ed indipendente nelle proprie scelte, azioni, e desideri, e non semplicemente un parassita.

Perciò, siamo destinati ad attraversare degli stati insoliti e strani, fino a quando non otteniamo un desiderio che sia nostro. E solo quando arriveremo a questo momento saremo chiamati “umani”, Israele. Ci si riferisce a coloro che sono ancora controllati dall’Alto come alle “nazioni del mondo”. Mentre ci si riferisce a coloro che sono già evoluti ed hanno un proprio desiderio che li spinge verso il Creatore come Israele (Yashar El, “dirittti al Creatore”).

Quindi lo scopo dell’essere che è stato creato è di ottenere questo desiderio e di utilizzarlo, ed è verso questo scopo che la Luce superiore ci sta portando. Essa ci porta solamente a renderci conto di quanto sia necessario questo scopo, mentre meritare questo desiderio è il nostro lavoro. Qui, non possiamo ricevere niente di pre-confezionato perché in questo caso, non sarebbe un merito.

Dunque, il Creatore ci risveglia una volta con il piacere ed un’altra volta con la sofferenza, usando queste due particolari redini per farci creare dentro di noi qualcosa di nuovo.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2011 “spiegazione dell’articolo, ‘prefazione alla saggezza ella Kabbalah’”)

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