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Il Gruppo è la Mia Ombra

Il gruppo è la mia copia, la mia ombra, così come io sono l’ombra del Creatore Io ricevo dai miei amici molto di più di quello che do loro. Non dipende da loro o dal loro comportamento, ma solo dalla mia attitudine verso di essi. Questo ambiente è anche il Creatore. E’ l’opportunità che Lui mi ha dato per lavorare con Lui, avendo creato per me un’illusione di qualcosa che esiste al di fuori di me, mentre, in realtà, solo il Creatore esiste al di fuori di me.

Questo è il perchè dobbiamo sempre risvegliare l’ambiente fino a raggiungere lo stato in cui l’ambiente mi influenza, così che io desideri unirmi con esso e attraverso esso unirmi al Creatore. Io non posso raggiungere il Creatore senza l’ambiente, perchè proprio l’ambiente è un mezzo esterno attraverso il quale posso vedere l’immagine del Creatore.

Se non ho il desiderio di unirmi al gruppo, allora non sto mirando allo scopo , al Creatore. Dopotutto chi è il mio vicino? La forza della rottura che è avvenuta nella spiritualità mi ha diviso in due parti, me e il mio vicino. Per quale ragione? E’ perché io possa discernere le mie mancanze al fine di unirmi al Creatore.

Più presto porterò questo ambiente vicino a me, anche se mi appare estraneo, più sarò vicino al Creatore. Sono stato deliberatamente dotato con una duplice percezione così che io possa vedere una parte di me estranea e da odiare.

Questo è il perchè “ama il tuo vicino come te stesso” è la regola principale della Torah. Questa è l’unica cosa che la Luce corregge, non esiste niente altro per la correzione. Se non chiedi per questa correzione, allora tutti i tuoi sforzi saranno invano. Tutto il resto è un inutile grido in una regione selvaggia.

Aspettare la cura dello Zohar

Quando leggo il testo dello Zohar, non è bene che il testo mi nasconda lo scopo della lettura. Verifico costantemente: cosa desidero esattamente nel leggerlo?

In primo luogo, desidero che la lettura del Libro dello Zohar mi riveli la mia malattia, il mio egoismo e dopo mi curi, aiutandomi ad acquisire l’attributo della dazione invece di questo. Voglio acquisire l’unità con gli altri che aspirano allo stesso scopo. Questa si chiama “intenzione prima dello studio”.

Dopo aver preparato l’intenzione o la ragione per la quale leggo il Libro dello Zohar, allora posso cominciare la lettura. Se posso mantenere l’intenzione costantemente, allora posso permettermi anche di ascoltare il testo ed il suo significato.

È simile ad una persona ammalata che si trova in uno stato critico: legge un libro di medicina solo per scoprire la cura. Non le interessa nient’altro! Non la preoccupa lo stile del testo o i dettagli della storia! Cerca solo il rimedio (l’elisir della vita, la Luce)!

Per tanto, la cosa più importante è che dobbiamo avere l’intenzione corretta e dopo possiamo ascoltare i dettagli che ci racconta lo Zohar. Non esiste niente di più importante che ricevere “la cura medica”, perché non riceviamo la vera storia fin quando non entriamo in questo stato noi stessi.

Allora, perché gli autori dello Zohar hanno scritto per noi tutte queste storie? Lo hanno fatto affinché facessimo lo sforzo di mantenere l’intenzione. Solo dopo, nella misura in cui sarà possibile, possiamo permetterci di ascoltare la storia, desiderando rivelarla per mezzo dell’intenzione. Dobbiamo accorgerci che non stiamo vivendo questi stati e non capiamo il testo, ma se desideriamo rivelarlo ed aspirare allo stato interno che si descrive, allora potremo capire il testo e connetterci ad esso.

Il mio primo desiderio è raggiungere la qualità spirituale attraverso l’attitudine corretta verso il Libro dello Zohar. Dopo di che posso prestare attenzione al testo ed assicurarmi di capirlo correttamente. Questo viene chiamato “voler raggiungere ciò che si studia”, come è scritto nel punto 155 dell’Introduzione al Talmud Eser Sefirot.

Il testo dello Zohar è il luogo nel quale io compio il mio lavoro interiore e faccio i discernimenti su dove mi trovo. Prima ho un’intenzione relativa allo scopo e dopo una sensazione relativa al testo.

Dobbiamo sentire le profondità degli strati della realizzazione. Questo viene chiamato “Sforzarsi nella Torà e nei Comandamenti” e “Studiare la Torà”.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12 Settembre 2010, sullo Zohar).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 07.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 38
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 624, Lez. 32
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 123
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 7
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La perfezione non cede

Tutto ha origine nell’Infinito, nello stato iniziale, e il modo in cui noi possiamo raggiungere una correzione completa, è il soddisfare tutte le condizioni ivi stabilite. Nello stato di Infinito, il desiderio di ricevere è inflessibile, ma non ci arrendiamo di una iota all’adesione, all’unità o all’eguaglianza con il Creatore.

Nell’Infinito, non c’è fine o confine, neppure un particolare che potrebbe sfuggire al Suo calcolo. Questo è il motivo per cui è chiamato Infinito. Esso non è legato ad un luogo (desiderio), la quantità o la qualità di realizzazione, ma sta nella decisione, senza riserve, dell’essere creato all’adesione al Creatore. La conseguenza è che i gradi di ascensione spirituale dal nostro mondo all’Infinito, sono i “gradi di compromesso”: nella misura in cui la creatura continua a rifiutarsi di eseguire un calcolo preciso per equivalenza.

Nella fase iniziale del suo lavoro, l’uomo guarda tutto attraverso il prisma della sua prestazione personale. Questa è la sua natura, egli è stato creato in questo modo. Questo periodo è lungo e alla fine porta alla disperazione. Allo stesso modo, durante tutta la sua storia, l’umanità ha subito duri colpi nella vita mentre inseguiva il piacere, fino a quando allineando le delusioni non ha raggiunto la massa critica. Avendo imparato da esperienze dolorose, il che significa aver gustato il loro risultato amaro, abbandona la competizione perché si è convinti che non porterà soddisfazione né sentore.

Così, si comincia gradualmente a disprezzare la realizzazione egoistica per il suo effetto amaro. Fuori dalla disperazione, facciamo un nuovo calcolo: nell’altruismo sperimenteremo l’adempimento. Questo è il modo, colpiti dalla Luce, la catena di Reshimot (geni spirituali, ricordi), che era emersa fin dall’inizio della nostra discesa dall’Infinito, ci realizziamo.

Due linee entrano in gioco: la linea diretta dall’Alto verso il basso e la linea inversa dal basso verso l’Alto. Ora, invece della propria gratificazione, una persona realizza calcoli basati sul suo coinvolgimento nella dazione. Il risultato è la ricompensa per i suoi cambiamenti. Non è stato sperimentato il desiderio di ricevere, ma quello di dare.

Ma qual è la differenza? Dopo tutto, siamo esseri creati e dovremmo sentirci appagati. Tuttavia, per sentirci allo stesso modo del Creatore, dobbiamo essere equivalenti a lui. Ecco perché, d’ora in poi lavoreremo sulla nostra capacità di ricevere piacere dalla stessa azione e non da il risultato finale della dazione.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 10/4/10, “Che cosa è l’aiuto che si dovrebbe chiedere del Creatore”)

Mantenere la traiettoria spirituale

Domanda: Come restare costantemente nella traiettoria spirituale, cioè nel momento di prendere una decisione, come promuovere prima lo spazio spirituale e l’unità rispetto ai guadagni materiali?

Risposta: Non appena riusciamo a creare questo tipo di connessione tra noi “uno spazio per la rivelazione del Creatore”, immediatamente scompare. È così affinché possiamo prendere questa decisione una volta e poi un’altra. Ogni momento deve essere “un inizio”. Ciò che aiuta una persona a fare costantemente questa scelta è solo un ambiente forte che le permette di mantenere una connessione (vedere Baal HaSulam, La Libertà).

È impossibile che riusciate a mantenere questa decisione per conto vostro per più di un momento. Abbiamo bisogno di integrarci nella società corretta, come piantare un seme nel suolo e ricevere lì l’impressione dell’importanza dello scopo. Allora, potrete unire i punti delle decisioni, modellandoli in una linea destra verso la meta.

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La preparazione è la chiave del successo nello studio

Domanda: Come si prepara uno studente per ogni lezione?

Risposta: Ogni studio inizia con la preparazione, e abbiamo bisogno di capirne l’importanza. La preparazione allo studio significa chiarire che cosa voglio ottenere da essa. Poi, lo studio diventa un mezzo per raggiungere l’obiettivo. La preparazione, precisamente, determina la direzione in cui io vado avanti nello studio. Per questo motivo, la preparazione è più importante dello studio, e questo è ciò che lo studente deve imparare.

La saggezza della Kabbalah differisce dalle scienze concrete in cui la direzione è chiara fin dall’inizio: io voglio sapere e nient’altro. Mentre, nella Kabbalah non voglio sapere. Piuttosto, voglio cambiare me stesso allo scopo di impegnare me stesso verso gli altri. L’intero studio è un mezzo per realizzare questa connessione con gli altri e, attraverso di loro, con il Creatore.

Se ho imparato ogni tipo di informazione durante lo studio, ma non ho fatto il minimo passo verso la mia correzione interiore, significa che lo studio è stato inutile. Ciò che è mancato allo studio sono stati la dovuta preparazione, l’intenzione e obiettivo. Questo è l’unico modo per valutare se l’intenzione era corretta. La conoscenza in sé per sé è irrilevante.

Alcune persone sono attratte dalla struttura dei mondi superiori e le loro azioni. Altri sono più interessati agli aspetti psicologici, la storia, e le tendenze di sviluppo. Mentre, i Kabbalisti non prestano alcuna attenzione alla quantità della conoscenza, dato che “non è il saggio che apprende” (Lo HaHacham Lomed). Ogni cosa dipende dall’utilizzo della saggezza per la correzione dell’anima.
[22.354]

(Dalla parte quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 10/1/10, “L’approccio allo studio della Kabbalah”)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 06.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 25
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 592, Lez. 31
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 125
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 6
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Desidero che abbiate un buon ruolo nel Libro della Vita

Klipat Noga è uno stato di “metà bene/metà male” ed è uno stato fragile e stressante. È come se una persona si trovasse sul punto di commettere un grave crimine, o al contrario, di realizzare una buona azione se riceve aiuto; ma oscilla, incapace di inclinarsi verso uno o l’atro lato. È come se fosse divisa in due, senza avere la forza di prendere una decisione definitiva, senza sapere su quale lato della bilancia mettere l’ultimo chicco che determinerà tutto.

Da un lato non può rifiutare il suo ego che è l’enorme desiderio di provare piacere e tutta la sua proprietà “egoista”. Dall’altro lato, capisce che se adesso non si libera di questo con l’aiuto dall’Alto, non potrà passare all’altro lato ed entrare nel mondo spirituale. In questo modo, si trova davanti all’alternativa di non sapere verso quale lato dirigersi. È come un cavaliere ad un crocevia. È in uno stato nel quale ha bisogno di prendere una decisione.

Qui solo il gruppo, solo la Luce Superiore può aiutare la persona a decidersi e mettersi nelle mani del Superiore, passando alla dazione attraverso la fede al di sopra della ragione. La preghiera, in questa situazione non è per chiedere aiuto, poiché ciò vorrebbe dire che la persona ha già preso una decisione. La preghiera riguarda lo stato nel quale è incapace di scegliere. Questo stato è il principio dell’anno o l’inizio di un nuovo cambiamento.

Da un lato, sentiamo di essere malvagi e dall’altro manchiamo della forza per rifiutare tutte queste qualità e stati egoistici. Non possiamo immaginare come sarebbe possibile vivere senza di essi o come muovere un passo per elevarci al di sopra di essi. Solo la Luce Superiore che viene a noi ci aiuta a scegliere e ci eleva verso la fede al di sopra della ragione (dazione invece di ricezione). È così che il Nuovo Anno inizia per noi e questo si chiama “un buon ruolo nell’Albero della Vita”.

La Luce Superiore, il Creatore, mette la Sua firma nel libro della vita per noi e garantisce alla persona che d’ora in avanti procederà sulla buona strada. Prima di questo, una persona deve fare tutto quello che è in suo potere per arrivare a questa decisione. Il passaggio diretto di un “Nuovo Anno (Rosh HaShana)” è “l’inizio dei cambiamenti” o la “testa dei cambiamenti”. È necessario che avvengano con frequenza per noi e sempre per il bene: fino al Creatore che è “Buono e Benefattore”.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Settembre 2010, sulla Lettera 67)

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Una lingua perfetta

L’immagine di questo mondo è sempre stata l’ultima, durante l’intero processo del nostro progresso spirituale fino al Mondo dell’Infinito. La nostra correzione è possibile solo a condizione che noi superiamo la percezione della realtà di questo livello inferiore, il nostro mondo.

Dobbiamo cercare sempre di raggiungere le radici che si trovano sopra l’immagine del nostro mondo che noi oggi percepiamo. Questo quadro non cambia: è solo che queste radici diventano più chiare e profonde, il che significa che noi raggiungiamo il Creatore (la radice dei nostri desideri) in misura maggiore.

L’immagine che ora vediamo è solo il suo ramo che è rappresentato dai nostri desideri sullo sfondo dei suoi desideri. Il mondo è l’immagine della dissomiglianza tra i nostri desideri e lui.

Attraverso il processo di raggiungimento spirituale, il nostro linguaggio non cambia, perché il quadro più basso del mondo non cambia. Parliamo con le stesse parole, indipendentemente se siamo al primo livello, nel mezzo, o alla fine del percorso. I cabalisti non hanno alcuna altra possibilità di comunicare con il prossimo, oltre “il linguaggio dei rami“.

Lo stato più basso è lo stesso per tutti, e la connessione dal ramo alla radice si estende dal Mondo dell’Infinito attraverso la stessa linea che continua da un mondo all’altro, attraverso tutti i 125 livelli e in tutti i 613 desideri.

Quindi, possiamo parlare di qualsiasi desiderio in uno qualsiasi dei 125 livelli, prendendo il nome corrispondente del ramo da questo mondo. Questo è il motivo per cui i Kabbalisti hanno scelto “il linguaggio dei rami” – perché rimane invariabile, lungo l’intero percorso del progresso spirituale. Si tratta di una lingua perfetta, e se solo conoscessimo la connessione tra la radice ed il ramo, saremmo in grado di capirlo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.10.2010

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