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Lezione quotidiana di Kabbalah – 11.09.2011

Scritti di Baal HaSulam, Shamati, Articolo 98 “Spiritualità è chiamata quello che non sarà mai perso”
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Libro dello Zohar, VaYikahel (Mosè raccolse), Pag. 71, “I Cieli sopra Malchut”, Punto 339, Lezione 19
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Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Libro dello Zohar, Pagina 407, Punto 4, Lezione 2
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Scritti di Baal HaSulam “La Nazione”, (Inizia con “Al fine di scoprire…) Lezione 16
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Scritti di Rabash, Articolo 10
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Scritti di Rabash, Articolo 875
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Scritti di Rabash, Articolo 301
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Lasciamoci guidare dalla luce

Domanda: Qual è il significato di “necessità”, della quale dobbiamo sempre interessarci?

Risposta: Una necessità per me è quella di sentire sempre la connessione con la Luce che mi guida come un adulto guida un bambino tenendolo per mano. Questa è la maniera nella quale desidero essere in connessione con la Luce per poter sentire costantemente che mi guida in avanti.

Vi ricordate quando eravate trascinati dalla mano della vostra madre? Lasciamo che la Luce ci conduca nella stessa maniera!
[43062]

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.05.2011, Gli scritti di Rabash)

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Il canale diretto della Luce

Baal HaSulam, Lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, Tabella delle risposte sul significato delle parole, domanda 47: cos’è Kav (linea)? Kav indica un discernimento dall’alto verso il basso che prima lì non c’era. Designa anche una He’arah (emanazione) più fragile di quella precedente.

“Una linea” è una sensazione costante. Io mi sento più piccolo di qualcuno che è al di sopra di me. Inoltre una linea è la restrizione della mia ricezione, in accordo alla “misura” ed al “peso”. Cioè, sono limitato da due condizioni: l’elevatezza qualitativa del livello nel quale sono ed il suo valore quantitativo che posso scoprire ed accettare.

Questa è una sensazione che si trova al di sopra di me, esiste un’altra scala intera, dei gradi più alti e delle proprietà più elevate. Dall’altro lato, sento che non ricevo all’infinito in ogni lato, ma che sono limitato e posso comunicare con il Creatore solo nella forma di un canale diretto, di un tubo che si estende dall’alto verso il basso, il quale è chiamato “linea”.

In altre parole, non dobbiamo visualizzare una linea geometrica, ma le restrizioni che il desiderio di ricevere sperimenta. Tutti i concetti devono essere tradotti in sensazioni; però non ci sono emozioni nella forma di una linea. Una linea è un segnale accordato dal sentimento che si suppone che io evochi in me.

Supponiamo che io lavori in una fabbrica o in un’organizzazione e sul mio posto di lavoro e nel luogo nel quale sono, mi trovo sotto tutta la gerarchia dei capi più importanti di me. Quindi, mi sento al di sotto di loro in quanto a proprietà. Inoltre, esiste una differenza nella loro capacità di agire o di ottenere ogni genere di beneficio e di stipendio (riempimento) sul lavoro, vale a dire che in relazione a loro, sono limitato in termini quantitativi. Pertanto, sento una restrizione verticale, in funzione dell’elevatezza (dall’alto verso il basso), quanto una restrizione quantitativa in ogni luogo (orizzontalmente).

Una linea indica un discernimento dall’alto verso il basso che prima lì non c’era. Cioè, sento cosa significa essere “al di sopra” poiché ho “delle loro raccolte”, dei dati informativi (Reshimot). Così, posso compararlo al mio stato presente. Capisco la differenza tra la linea al di sopra e la mia posizione che sento nel presente. Questa produce una restrizione nell’elevatezza, cioè rispetto al Creatore e si compara alle Sue proprietà.

Designa anche un’emanazione più fragile di prima. Dopotutto, precedentemente, lui stava ricevendo in cima (nella testa) senza limitazioni nella linea, mentre adesso, nella sua fine o nel mezzo, è ristretto nella ricezione.

Queste sono due esperienze totalmente differenti. La sensazione che ti trovi ai piedi della linea è dovuta alla mancanza di adesione con il Creatore. Una sensazione di quanto piccola sia la mia capacità di ricevere dovuta alla mancanza della capacità di dare. Ciò significa che una limitazione è qualitativa e l’altra quantitativa.
[50121]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 7.07.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Esclusivo e unico

Ognuno di noi sente di essere esclusivo e unico, come se fosse l’unico a esistere in questo mondo e il mondo intero fosse progettato per se. Mentre le generazioni si sviluppano, ogni persona sente se stessa sempre di più, l’egoismo aumenta e richiede alla persona di essere sempre più auto-sufficiente e a sentire di essere il centro del mondo. Invidia, paura e vanità ci forzano ad agire in modo che gli altri pensino che noi siamo superiori a loro. Ci piacerebbe arrenderci solamente se non avessimo altra scelta e siamo anche stanchi poiché per ottenere qualche cosa affrontiamo una battaglia senza fine. Tuttavia il desiderio e lo stimolo di affermare se stessi davanti agli altri continua a bruciare nelle persone.

Vediamo che la propria sensazione della propria esclusività invita le persone a “montare sugli altri”, a pestarsi uno con l’altro, costruendo la piramide umana dai governanti in cima, ai più bassi giù in fondo. Tutto dipende da quanto una persona senta la propria esclusività, cosi come le condizioni e qualità con le quali sia nata e da quello che abbia ricevuto dall’ambiente nel processo del suo sviluppo.

In un modo o nell’altro, le persone raggiungono qualcosa nella società umana solamente mediante l’uso della propria esclusività. Questa qualità viene dal Creatore: Lui è Uno, e quindi ognuno di noi, che è separato dal desiderio comune che è stato creato dal Creatore, si sente unico.

Siamo come un disegno olografico, dove ogni parte contiene l’intero. Siamo stati un’anima singola, similare al Creatore, che poi si ruppe e tutti i pezzi contengono la singola forma dell’anima comune, ma in forma opposta dovuta alla rottura. C’è una forma integrale dell’anima comune nascosta dentro di me, e quindi compressa dalla forza della rottura. Io mi sento intero e chiedo a tutto al mondo intero e al Creatore di essere a mia disposizione. Chi o che cosa può avere la mia stessa importanza?

Come risultato, la nostra auto-espressione in questo mondo è costruita solamente sulla qualità dell’esclusività che opera in ogni persona. Dove dirigo tutti i miei desideri, pensieri e abilità? A diventare sempre più unico ed esclusivo. Ogni persona fa questo percorso attraverso le proprie forze, qualità e velocità e anche in base a quanto l’ambiente lo sproni.

La cosa più importante è: Per il beneficio di chi io utilizzo tutte le “mie” qualità, e in generale – la mia esclusività? Se sono unico in questo mondo, allora per chi sto agendo? Eventualmente una persona decide che il fatto di usare se stessa in modo corretto significa servire il mondo, proprio come il Creatore. È allora che diventa umano, similare al Creatore, e il mondo diventa il luogo dove il Creatore e la creatura si trovano. Lì si uniscono e si fondono uno nell’altro, servendo altre anime.

Da questo vediamo che la qualità dell’esclusività può avere un doppio ruolo: all’inizio la persona lotta per conquistare il mondo come ha fatto Napoleone e di usarlo alla propria misura, in opposizione al Creatore, ma alla fine rivela la necessità di cambiare e acquisire similitudine con il Creatore. L’esclusività può essere usata per il proprio beneficio oppure per quello del prossimo.

Questo è quello che determina la posizione della persona nella scala spirituale.

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2011, “Pace nel Mondo”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 09.09.2011

Scritti di Baal HaSulam, Shamati, Articolo 98 “Spiritualità è chiamata quello che non sarà mai perso”
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Scritti di Baal HaSulam “La Nazione”, (Inizia con “Al fine di scoprire…) Lezione 16
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L’amarezza della disuguaglianza

Domanda: Come possiamo spiegare alla gente il vero significato della giustizia sociale?

Risposta: Insieme alle richieste esterne, la gente sente dentro di sé l’amarezza della disuguaglianza, dell’ingiustizia sociale e nazionale, di diverse differenze. La persona si valuta non per quello che è, ma in comparazione agli altri. Non lo avevamo mai vissuto prima come oggi, ma quando guardiamo gli altri, ci sentiamo male.

Certamente, ci sono persone che vivono davvero “di assegno in assegno” ed il loro livello di vita deve essere elevato immediatamente al livello minimo. Comunque, tutti gli altri squilibri devono essere riempiti principalmente per mezzo dell’unione reciproca.

La “distribuzione giusta” non aiuterà qui, ma aggraverà solamente i conflitti. Qualunque aggiunta a qualcuno può risvegliare rumori e critiche, malcontento e risentimento. Cerca di aumentare i salari in uno dei settori e questo sarà odiato. Anche se non si fa a spese mie ed anche se non si suppone che io ottenga di più, continuo a chiedere perché il denaro è stato dato a loro e non a me.

In quale caso sarò felice del fatto che ad una persona venga dato un aumento di salario? Solo se sono connesso a lei per mezzo di legami. Così, in primo luogo, mi devono insegnare l’attitudine corretta affinché io la prenda in considerazione. Per cominciare, anche prima di arrivare alla garanzia mutua, dobbiamo capire che dipendiamo completamente dagli altri.
[53201]

(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31.08.2011, “La Nazione”)

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Sull’importanza delle nostre riunioni

Domanda: All’inizio di Settembre avremo un congresso nel Nord di Israele. Oggi, con tutti i nostri sforzi diretti alla divulgazione esterna, qual è l’importanza di queste riunioni “interne”?

Risposta: L’una non esclude l’altra. Come gruppo, noi studiamo la scienza della Kabbalah: le radici della creazione, la loro correzione e le azioni spirituali che sono dietro le azioni materiali della persona. Nella sua interazione con gli altri, che lo voglia oppure no, la persona attiva un enorme meccanismo con il quale non ha familiarità. Noi studiamo questo meccanismo ed impariamo a capire ed operare le nostre azioni interne per mezzo delle azioni esterne. In essenza questo è il proposito del nostro studio.

Noi stiamo studiando il sistema e troviamo i punti nei quali siamo connessi ad esso, dove termina il sistema spirituale dandone la forma ad uno materiale, ovvero i corpi e le forze del nostro mondo. La connessione di questi due sistemi si trova nel mio desiderio: se io lo cancello in relazione all’altro, lo vedo nella spiritualità. Se io abbasso la testa davanti all’altro, lui o lei comincia ad essere il mio Kli spirituale (vaso). In questo modo io ascendo alla spiritualità.

L’essere umano è al di sopra del mio attuale “io”, al di là del Machsom (la barriera che ci separa dalla spiritualità). Se io lo tratto allo stesso modo in cui tratto me stesso, ascendo al suo livello e cominciamo ad essere un tutt’uno. In questo modo io attraverso il Machsom.

Io trasferisco all’altro mondo dei nuovi pezzi della mia inclinazione al male, che ho quaggiù, in questo mondo. Per prima cosa, impregno la mia attitudine verso di esso con la dazione per il bene della dazione, correggendo quelli che chiamiamo “errori”. Più tardi cambio per correggere le “trasgressioni”. In questo modo io muovo il mio punto nel cuore verso l’alto, rivelando l’inclinazione al male in me. Come risultato, per mezzo di un’adeguata connessione con gli altri, mi elevo ad un grado superiore.

“Gli altri” sono l’umanità. La regola di amare il prossimo come se stessi si applica alla gente comune. Sembra come se mi fosse stato dato un esercizio: cambiare la mia attitudine verso di loro. Senza la sua conoscenza, sto trasferendo il mio “io” nel mondo spirituale, realizzando la tappa di passaggio. La scienza della Kabbalah spiega questo usando dei termini speciali, ma per metterla semplicemente: in questo modo noi acquisiamo una vita buona e sicura per noi ed i nostri figli.

Ritornando alla domanda, il beneficio dei nostri congressi sta nello studio e la cosa più importante, nella connessione interna e l’unità. Solamente quando siamo connessi, quando ci avviciniamo sempre di più, quando ci annulliamo l’uno di fronte all’altro, solo allora abbiamo qualcosa con cui dirigerci al mondo.

In primo luogo, noi stiamo portando lo spirito dell’unità. È per questo che abbiamo bisogno degli eventi di unità, nei quali gli amici si riuniscono per alcuni giorni. Noi stiamo pianificando di realizzare una grande riunione internazionale a Dicembre. Senza questo, non avremo il potere dell’unità per trasmetterla.

Io spero che il nostro congresso di Dicembre si realizzi in un nuovo livello. Allora, tutti gli amici di tutto il mondo avranno tanta forza da poter dirigere la divulgazione della Kabbalah mondialmente così come tutti gli eventi che stanno avendo luogo adesso in Israele e che con il tempo avranno luogo in altri paesi. Ci sarà la necessità del metodo, anche inconsciamente, la disperazione che opprimerà le persone farà aprire i loro cuori all’unità.
[51691]

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.08.2011, “La nazione”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 08.09.2011

Scritti di Baal HaSulam, Shamati, Articolo 127
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Libro dello Zohar, VaYikahel (Mosè raccolse), Pag. 67, “I Cieli sopra il Giardino dell’ Eden”, Punto 321, Lezione 18
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TES, Parte 2, Capitolo 2, Histaklut Pnimit, Capitolo Otto, Punto 86/a, Lezione 27
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Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Pagina 618, Punto 120, Lezione 52
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Scritti di Baal HaSulam “La Nazione”, (Inizia con “L’ Umanità è guidata lentamente e gradualmente verso l’ Alto…) Lezione 15
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Preghiera e gratitudine

Gli scritti di Rabash, Lettera 25: Uno dovrebbe sempre camminare su due percorsi che si negano uno con l’altro, sentendo mancanza e perfezione, cioè, preghiera e gratitudine.

La chiave è quella di ottenere un desiderio corretto. Iniziamo con una scintilla, senza avere un’idea di quello che realmente vogliamo. Veniamo portati in un luogo dove studiano Kabbalah senza comprendere quello che viene studiato, e per quale motivo dovremmo appartenerci.

Tuttavia, gradualmente, mentre facciamo ogni sorta di cose che non comprendiamo, iniziamo ad avere un’idea, un sentimento, una conoscenza. Mettiamo in chiaro la nostra attitudine verso tutto questo e realizziamo chi siamo, quello che dovremmo fare, dove siamo, e attraverso quali processi stiamo passando.

Quindi, da uno stato di totale ignoranza, mancanza di conoscenza e comprensione, da un desiderio ardente, inconscio e istintivo, facciamo una transizione graduale a uno stato dove otteniamo molta chiarezza e vediamo molti dettagli in più, cosa li abbia causati e per quale motivo siano necessari.

A questo punto iniziamo a vedere cosa sia più o meno importante per noi, e mentre leggiamo i libri, cerchiamo di leggere dentro di noi. Iniziamo a valutare se abbiamo nozioni di dazione, ricezione e desiderio di donare al Creatore, che sembra totalmente artificiale e irreale per noi. Non comprendiamo le nozioni dell’amore e connessione con gli amici che vengono discusse.

L’unica cosa che dobbiamo ancora aspettarci è la Luce che Riforma. Tutte le trasformazioni nel percorso spirituale, dallo stato zero, il punto nel cuore, in avanti, accadono unicamente in virtù della Luce. Se la persona pensa di poter fare qualsiasi altra cosa per progredire in qualche altro modo, fa un grosso sbaglio che potrebbe fermarlo nel percorso, o addirittura tentennare.

Perciò, uno deve fare del suo meglio per imparare sulla sua connessione con il gruppo: fino a che punto lui sia incapace di mantenerla, di non sentirne il bisogno né ricordarla poiché non gli piace pensare a questo, e in primo luogo ne è spaventato. Uno deve valutare tutte queste cose negative su se stesso senza annegarci.

Piuttosto, ogni volta che ti sono rivelate queste cose, cerca di superarle. Anche se sei incapace di dominare questo risentimento in modo naturale e di impiegarlo per fare il lavoro, va bene lo stesso. La chiave è quella di sentirlo per un istante, senza tirarti indietro, e di continuare ad andare avanti.

In questi sforzi che fai verso l’avanzamento, nonostante il tuo sdegno, risentimento e rifiuto, adesso c’è una specie di preghiera, che attrae verso di te la Luce Circostante. Sotto l’impatto della Luce, il tuo odio si mostra più concreto e definito, e inizi a capire meglio di cosa e per quale motivo sei risentito e disgustato. In altre parole, inizi a capire la tua vera natura.

Essenzialmente, studiamo solamente noi stessi in relazione a una certa forza considerata come la Luce superiore. Non è la Luce stessa che studiamo, ma noi contro di essa come sfondo. Non è la Luce quello che sentiamo, ma la nostra opposizione a essa. Cosi facendo, siamo pronti per pregare, per chiedere. Dopo tutto, dobbiamo correggere questi flussi interiori, superarli, e andare avanti nonostante tutto. In questa maniera la nostra preghiera per la Luce diventa più concisa e mirata con più precisione.

Quindi, la Luce esegue il suo lavoro e rivela il nostro desiderio egoista, “l’inclinazione al male”. Tutto questo è illuminato per noi dalla Luce che coltiva il nostro desiderio sia qualitativamente, sia quantitativamente, e in questo modo progredendo verso lo scopo.
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(Dalla prima parte della lezione e quotidiana di Kabbalah del 15.05.2011, Gli scritti di Rabash)

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Lascia andare il mio popolo!

Domanda: Fino a dove deve andare l’umanità per rendersi conto che il vero problema è l’ego?

Risposta: Dovremo andare fino alla fine e già vedo che gli economisti cominciano a dire le parole della Kabbalah e comparano il nostro ego ad un tumore cancerogeno.

Qual è il limite che il mondo deve raggiungere prima di arrivare a questa coscienza? Vicino alla completa autodistruzione, poiché è così che funziona il nostro ego. È come la storia del Faraone: immagina una terra grande e bella, una vera oasi nel mezzo del vecchio mondo miserabile, che si rovina completamente dopo le dieci piaghe d’Egitto e l’unica ragione è che il nostro ego testardo insiste nel mantenersi sulla sua posizione.

È incapace di fare altro perché non sente o capisce che c’è una soluzione. Possiamo utilizzare questo esempio per vedere che dobbiamo andare sempre dall’ego e chiedere: “Lascia andare il mio popolo!”.
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