Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah – 03.12.2012

Preparazione alla Lezione
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KFS, Rav Yehuda Ashlag, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 339, Punto 54, Lezione 16
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Emor”, Punto 259, Lezione 21
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TES, Volume 3, Parte 8, “Causa ed effetto” Punto 4, Lezione 46
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Il Potere della mutua garanzia: Provala e vedrai

Tutti gli esìli che il popolo d’Israele ha attraversato erano tutti esìli dalla mutua garanzia. E ogni volta, le sofferenze aumentavano in misura tale che il gruppo di Abramo si riconnetteva nuovamente. Ma alla fine il desiderio di ricevere crebbe così tanto che l’amore fraterno si trasformò in odio infondato. Il Tempio fu distrutto, la garanzia mutua venne spezzata, e le persone si ritrovarono nell’ultimo esilio che continua fino ai giorni nostri.

Oggi, come ci dice Baal HaSulam, il popolo di Israele è come un sacco di noci, che sono insieme solo a causa di circostanze esterne. L’odio da parte delle altre nazioni, in una certa misura, li costringe a connettersi, ma questa connessione non esiste interiormente o nelle connessioni fisiche, che sono tipiche delle altre nazioni. Tra il popolo di Israele, esisteva solamente la connessione della mutua garanzia quando il loro riconoscimento, la comprensione, e i loro sforzi erano diretti a stare insieme.

Ogni altra nazione è unita da una forza naturale “istintiva”, mentre la nazione israeliana deve lavorare sulle sue connessioni, altrimenti questo lavoro viene fatto dall’odio di coloro che si trovano intorno ad essa, non lasciandole altra scelta. In tal caso, la nazione di Israele è connessa solo al livello della natura, non si sviluppa e rimane in esilio poiché di per sé non avanza verso la connessione, di propria iniziativa,e non desidera scoprire la qualità della dazione e dell’amore, che è “il campione del mondo” (אלוף), la lettera ebraica Aleph (א) fa la differenza tra l’esilio (גלות – Galut-diaspora) e la redenzione (גאולה – Gheula).

Quando i figli di Israele aspirano a scoprire la dazione e l’amore nella connessione tra di loro, escono dall’esilio. Così oggi sono in esilio e non sono ancora una nazione. Li tiene insieme solo una serie di problemi, in modo che non si disperdano, affinché siano in grado di svolgere il loro ruolo trasmettendo questo messaggio a tutto il mondo, portando, infine, soddisfazione al Creatore.

Questa è la situazione attuale. Ciò significa che i figli di Israele dovrebbero investire in questo tutto il loro potere, per passare dalla pressione esterna alla pressione interna. Quando la pressione interna li obbligherà a connettersi più dei missili e delle altre rivelazioni di odio generale, la pressione esterna si arresterà. Il popolo d’Israele deve essere costantemente obbligato a connettersi, per superare la pressione di fattori esterni.

Ma oggi la gente è pronta a parlare di connessione ed è semplicemente una vergogna. È la situazione sbagliata quando il Creatore evoca la connessione tramite i nemici delle nazioni del mondo. Questo non è il vero lavoro della nazione israeliana e non c’è niente di cui essere orgogliosi. La gente non stabilisce buone relazioni tra loro e le forze esterne compiono questo lavoro. Nel frattempo, dobbiamo sviluppare i nostri poteri interiori trasformandoli in connessione e quindi tutta la pressione esterna si fermerà. Scomparirà semplicemente.

È molto facile testare questo in quanto la connessione interna reciproca non costa niente, non ha bisogno di nulla, tranne per un desiderio e una decisione. Quindi cerchiamo di provare e vedere quali vantaggi porterà. Non vi è alcun dubbio che guarirà la società, sarà utile al paese, e sarà benefico per tutti. Il numero degli incidenti stradali e della criminalità si ridurranno. Al tempo stesso, seguiremo e vedremo se esso aiutera’ ad aumentare il nostro senso di sicurezza e se colpira’ i nostri nemici. Io sono per provarlo.
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(Dalla quarta parte della lezione di Kabbalah del 16.11.2012, Scritti di Baal HaSulam)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 02.12.2012

KFS, Rav Yehuda Ashlag, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 336, Punto 44, Lezione 15
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Emor”, Punto 247, Lezione 20
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TES, Volume 3, Parte 8 “Causa ed effetto” Punto 1, Lezione 45
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KFS, Pagina 65 “Esilio e Redenzione”, Lezione 4
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Nomi con un contenuto interiore

Baal HaSulam, L’Essenza della Saggezza della Kabbalah: le cose reali si trovano anche nella realtà corporea sotto i nostri occhi, anche se non abbiamo né la percezione né l’immagine della loro essenza. Tali sono l’elettricità e il magnetismo.

Tuttavia, chi può dire che questi nomi non sono reali quando conosciamo vividamente e in maniera soddisfacente le loro azioni? Non potremmo essere più indifferenti al fatto che non abbiamo la percezione dell’essenza del soggetto stesso, vale a dire l’energia elettrica stessa.

Nell’ “Introduzione al Libro dello ZoharBaal HaSulam ci dà l’esempio dell’acqua, che può essere raffreddata fino a quando non diventa solida o che può essere portata allo stato di vapore fino a non essere vista. In altre parole, non si può giudicare in base alla nostra percezione se qualcosa esiste o meno, non importa quello che è. Ciò è particolarmente vero nei nostri tempi, quando abbiamo scoperto diverse frequenze, fenomeni quantistici, batteri e altri fenomeni che non possono essere sentiti.

In effetti si vede che è molto più complicato rispetto al quadro che è rappresentato dai nostri grossolani cinque sensi. Non posso limitare oltre il mondo  questi sensi. Il mondo intero, in effetti, non è materia, ma onde ed energia, e sono anche la stessa cosa.

Attraverso lo studio di diversi fenomeni, assegnamo loro un nome in base ai nostri sentimenti. In passato, ad esempio, una persona guardò una montagna e disse: “È una buona idea quella di far crescere alberi di ulivo sulle pendici di questa montagna”. Da allora quel monte si chiama: “Monte degli Ulivi”. C’è un realizzazione spirituale in tutto questo? No. Ma d’altra parte, l’idea non è venuta a caso, ma secondo l’ordine delle Luci dei vasi. Non vi è alcuna possibilità, i nomi provengono sempre da qualche realizzazione, in questo caso una realizzazione corporea. I Kabbalisti scoprono fenomeni della realtà spirituale nei loro sentimenti e di conseguenza li chiamano con nomi. Per di più, questi nomi sono riempiti con un ricco contenuto interiore che si è stabilizzato in diversi aspetti, processi, e componenti.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.11.2012, L’essenza della Sagezza della Kabbalah”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 30.11.2012

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, Articolo 21
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Emor”, Punto 226, Lezione 19
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TES, “Histaklut Pnimit” Volume 1, Parte 1, Lezione 1
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KFS, Rav Yehuda Ashlag, Articolo “La Pace”, Pagina 261, Lezione 1
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Workshop di Unità
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Workshop con Rav, Solo Domande
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Workshop di Unità
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Scritti di Baal HaSulam, Volume 3, TES, Parte 8
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Scritti di Rabash “L’ Uomo come un tutto”
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Preparazione alla Lezione
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Conversazione sul Ruolo di Israele
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Workshop con Rav, Solo Domande
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Ottenere la massima abbronzatura sotto la Luce Circostante

Una persona arriva a studiare perchè vuole sapere, capire, e sentire il mondo spirituale. Nel frattempo, però, non capisce davvero cosa siano il riceve per se stesso e il dare agli altri. Lui solo sa come prendersi cura di se stesso, agire secondo il suo desiderio di ricevere, tutto il suo lavoro è quello di eseguire azioni che disegneranno la Luce che Riforma.

L’unica cosa a cui dovremmo pensare è il modo di aprirci alla Luce e di dare una possibilità di operare e di impressionarci e cambiare le nostre caratteristiche. Dobbiamo costantemente preoccuparci solo di come raggiungere il miglior stato per questo tipo di dazione, aumentare intenzionalmente le nostre connessioni con il gruppo, e organizzare tutto ciò che è necessario.

Il nostro ruolo è implementare questa intera quantità di condizioni nel miglior modo possibile, in modo che la Luce ci colpisca. La Luce è fissa, e devo girare costantemente per mettermi sotto la sua influenza, una volta da una parte e una volta dall’altra parte nei miei pensieri, le mie intenzioni, e le mie azioni, nel lavoro con i libri, con il gruppo, con me stesso, nei miei rapporti con le persone che sono vicine o distanti da me, in tutto.

Se una persona pensa continuamente a questo e basa tutte le sue speranze su questo, comprende che nessun altro lo aiuterà ad eccezione dell’influenza della luce, raggiunge il risultato molto presto. Ciò significa che egli è “in attesa della Luce del Creatore”, come se si aspettasse l’alba. Egli sente come i suoi valori cambiano e si trasformano in dazione e amore, uscendo da se stesso verso gli amici, verso il concetto di gruppo, verso la sua forma interiore e immagine.

È per questo, che comincia a vedere la sua vita. Sente che ci sono due desideri in lui: uno è il naturale desiderio egoistico di ricevere, che rimane in lui per il momento. L’altro desiderio è la fame che cresce a poco a poco in lui, il bisogno, il vuoto, la mancanza, che vuole riempire con la sua nostalgia per la connessione.

Dopo che una persona sente i due desideri in lui, grazie alla Luce che ha creato uno spazio vuoto in lui, può già ricevere qualche direzione. Prima ha avuto solo un punto che non aveva senso, e ora tra questi due vuoti, c’è un collegamento, che determina le direzioni da “me stesso” agli “altri”, e quindi una persona avanza.

La cosa principale è trasformarsi costantemente puntando alla massima influenza della Luce che Riforma, nel modo più efficiente possibile.
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(Preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.11.2012)

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Una guerra mondiale per un “click” della coscienza

Domanda: Se tutte le fasi del mio percorso sono predeterminate, posso cambiare un certo evento della mia vita attraverso il libero arbitrio? In che modo sarebbe diversa la mia vita, con o senza la saggezza della Kabbalah?

Risposta: C’è un’enorme differenza.

Supponiamo che io non voglio andare a scuola e così vengo “picchiato” dai miei genitori. Qui è la stessa cosa: mi sono rotto una gamba, il mio paese è in guerra, ci sono le catastrofi naturali, l’ “atteggiamento genitoriale” si fa sentire, ma in modo più realistico. Con questi problemi io farò ancora quello che sono tenuto a fare. Per di più, se qualche volta sono riuscito a sfuggire alla punizione scolastica, qui non ci sono sconti, non c’è nessun posto in cui scappare.

Io mi trovo tra la “via della Torà” e la “via della sofferenza”, e questa scelta cambia la mia vita. In realtà si tratta di una questione di vita o di morte, anche se lo percepiamo con diversi tipi di sofferenze. Se qualcuno voleva vincere un milione di dollari alla lotteria, ma vince solo un centinaio di migliaia di euro e qualcun altro è costretto a letto per 15 anni, entrambi i casi sono sentiti come sofferenze.

Domanda: Ma ancora, dovevo rompermi una gamba?

Risposta: Se questa è l’unica cosa che cambierà il tuo atteggiamento verso lo scopo della creazione, allora sì. Ma tu puoi seguire il percorso di “accelerare il tempo” e correggere il suo atteggiamento e poi non dovrai romperti una gamba, dal momento che potrai trascendere le sofferenze dal livello animale al livello del parlante.

Le Luci e i vasi devono trovarsi uno di fronte all’altro. A livello animale si esprime, diciamo così, rompendo una gamba o perdendo lo stipendio, o con un incendio, una grave malattia, ecc. Ma se eleviamo le sofferenze a livello del parlante, se provi dispiacere del fatto che tu ora non riesci a dare, questo è il tuo problema, e questo è ciò di cui soffri. La Luce che Riforma ti dà questa sensazione e poi non ci sarà più bisogno dei disastri corporali.

Inoltre, sono richiesti molti più problemi corporei di quelli spirituali. Ad esempio, essere malati per mille anni senza alzarsi dal letto è come vivere un momento di pene d’amore: “Perché non amo il Creatore?” Questa è la differenza tra i livelli, che cosa può fare un bambino piccolo rispetto ad un adulto, se va via la luce a casa? È incomparabile.

Guarda come la crisi si sta diffondendo: nessuno è protetto e al sicuro. Il mondo è minacciato da terribili sofferenze che hanno lo scopo di rompere l’uomo, solo per mettere un piccolo interruttore attraverso il suo buon senso. Poi, dopo una terza guerra mondiale egli scoprirà che è sotto l’influenza della natura. Poi la quarta guerra mondiale andrà a sostituire un altro piccolo interruttore: “Ahh, devo essere bilanciato con la natura.” Una quinta guerra mondiale gli mostrerà la necessità di dare agli altri, al fine di raggiungere l’armonia con la natura, e così via.

Disastri mostruosi, anni di problemi, serviranno solo ad accendere in lui ciò che la luce potrebbe accendere in un paio di mesi. Attraverso studi corretti, una persona potrebbe capire in un mese che non vi è altra scelta. Quindi dobbiamo portare il nostro messaggio al mondo il più rapidamente possibile.
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(Dalla quarta perte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.11.2012, L’essenza della saggezza della Kabbalah)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 29.11.2012

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KFS, Rav Yehuda Ashlag, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 336, Punto 42, Lezione 14
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Emor”, Punto 204, Lezione 18
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TES, Volume 3, Parte 8, Punto 14, Lezione 43
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Articolo “Esilio e Redenzione”, Lezione 3
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Libertà da tutte le condizioni dell’ego

Stiamo parlano abbastanza diffusamente dell’ importanza dello scopo e della grandezza del Creatore senza il quale non possiamo lavorare, visto che abbiamo bisogno della sua potenza. Però rimane la questione, per cosa ho bisogno della grandezza del Creatore? E’ forse una condizione secondo la quale sarò d’accordo nel dare o per cui desidero ottenere la dazione e per far questo ho bisogno della grandezza del Creatore? In questo consiste tutta la differenza: sto lavorando entro la ragione o sotto di essa, oppure sto lavorando con la fede sopra la ragione?

Sono in una condizione per cui desidero sentire la grandezza del Creatore visto che altrimenti non sarò capace di lavorare, questa è un’azione entro la ragione. Ma se dico che devo raggiungere la dazione perché è la cosa più importante per me, e chiedo la potenza di cui al momento non dispongo così che possa essere in grado di dare, e per me è soltanto un mezzo, questo significa che desidero questa grandezza solo per poter lavorare con la fede sopra la ragione.

Questa è una differenza molto sottile, che bisogna chiarire internamente. Non è possibile esprimerla a parole visto che queste ci confondono e basta.

Rabash dice: “Così quando una persona non sente la grandezza del Creatore, il corpo non può annullarsi dinnanzi a Lui nel pieno del suo cuore e della sua anima. E’ una legge: il desiderio di ricevere si arrende solo dinnanzi alla grandezza del Creatore.

“Ma se una persona si mette nella condizione di essere d’accordo nel lavorare per il Creatore solo se ne vedrà l’importanza e la grandezza, già succede che costui desidera qualcosa dal Creatore.” Questo significa che una persona desidera il fardello che dovrà portare per essere leggero. Se sai che una valigia appartiene ad una persona importante, allora non è difficile per te portarla”. Altrimenti non si desidera lavorare con tutto il cuore, per via del fatto che una persona è limitata e sotto il dominio dell’occultamento  non è libera di dire che non vuole nulla se non solamente dare”.

Se una persona ritiene che la grandezza del Creatore sia un prerequisito per il suo lavoro, allora questo stato non può essere un stato di Bina e non può servire come un’arca per lui nel quale essere salvato da tutti i dubbi ed i problemi che gli sono inviati dalla linea di sinistra.

Così l’attributo di Bina è Hafetz Hesed, che non ha bisogno di ricevere nulla; quindi è libero. Solo quelli che hanno bisogno di ricevere qualcosa sono limitati e soggetti all’opinione degli altri. Se qualcuno lavora con i suoi occhi chiusi e non ha bisogno della grandezza o di qualunque altra cosa, ciò è detto libertà.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 31.10.2012, Scritti del Rabash)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 28.11.2012

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KFS, Rav Yehuda Ashlag, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 334, Punto 37, Lezione 13
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Emor”, Punto 198, Lezione 17
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TES, Volume 3, Parte 8, Punto 13, Lezione 42
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Articolo “Esilio e Redenzione”, Lezione 2
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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