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“Il giorno del Creatore”

Il “Giorno del Creatore” è lo stato di una persona che non sente la mancanza di nulla ed è pronta a rimanere in quello stato per tutta la vita e oltre, a una condizione: che abbia continuamente il desiderio di dare al Bore. E questo senza alcuna risposta, conoscenza o compenso; è semplicemente per il gusto di fare qualcosa di buono per il Creatore, anche senza che nessuno sappia, nemmeno il Creatore stesso, che la persona si sta impegnando per il Suo bene.

La prova di ciò è la gioia e la sensazione di perfezione. Ciò significa che la persona è già alla fine della correzione, perché non desidera altro che questo. Questo stato è chiamato il Giorno del Creatore. Ogni persona, ovunque si trovi, può immaginare questo stato e impegnarsi costantemente per raggiungerlo. Altrimenti non si chiamerebbe giorno o perfezione.

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Da una conversazione sul tema “La fede al di sopra della ragione”

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Fare domande

Domanda: Tu affermi che anche se una persona non dà voce alle  proprie domande ma   si limita a scriverle, le sta comunque immettendo nel sistema e alla fine riceverà risposte.  È importante dare voce alla domanda o è sufficiente pensarci e scriverla?

Risposta: Entrambe le cose sono necessarie: pensarci, esprimerle e scriverle. Ci sono diversi livelli di espressione di sé, scritto o verbale. Quando raggiunge il livello scritto è già una cosa seria e, se può raggiungere anche il livello verbale, allora è ancora più seria. È così nella spiritualità. Nella corporeità, è l’opposto.

Commento: Quindi prima viene il pensiero, poi l’elaborazione.

La mia risposta: Elaborare il pensiero per iscritto e poi esprimerlo verbalmente.

Domanda: Scrivere le domande rafforza il lavoro di uno studente che studia la Kabbalah, rispetto al semplice ascoltare come avviene al cinema?

Risposta: Certo. Ecco perché distribuiamo matite, penne e carta agli studenti durante le lezioni. Per favore, sedetevi e prendete appunti. Io incoraggio tutti a lavorare come veri studenti, formulando quindi i propri pensieri e scrivendo una breve relazione. Vogliamo creare un simulatore che incoraggi le persone a studiare di più.

Domanda: Ma le informazioni che emergono durante una lezione hanno già una certa forza? Intendo dire, se una persona scrive un articolo basandosi su di esse, ha una grande forza?

Risposta: Certo che ha una grande forza, perché come minimo, diverse migliaia di persone sono presenti insieme durante la lezione e sono permeate da queste informazioni. Questa è una forza enorme nel mondo.

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Dal programma “Ho ricevuto una chiamata. Fai domande” di KabTV del 20/08/2010

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Cosa ci sarà dopo la morte?

Oggi stiamo raggiungendo un punto di radicale rivalutazione dei valori. Ciò che un tempo sembrava prezioso, per il quale abbiamo combattuto, vissuto e trovato la morte, che abbiamo cercato di preservare e trasmettere alle generazioni future, sta perdendo il suo significato e sembra sempre più privo di significato.

Che cosa, allora, avrà veramente valore?

Solo il pensiero.

All’inizio potrebbe sembrare un concetto troppo astratto per una persona. Ma se ci pensiamo bene, cosa non è astratto nella nostra vita?

Il pensiero è ciò che rimane con noi. Non perisce con il corpo. I desideri, le paure e i beni del corpo svaniscono, ma il pensiero rimane.

Qual è dunque il genere di pensiero che dovremmo sviluppare? È un atteggiamento positivo nei confronti degli altri e del mondo. Questo pensiero non scompare mai. Rimane sempre con noi perché è al di fuori del raggio d’azione ristretto e passeggero del nostro egoismo, cioè del nostro desiderio di godere per il solo beneficio personale. Questo egoismo muore e si decompone con il corpo. Il pensiero di un atteggiamento positivo verso gli altri e verso il mondo vive invece nella qualità altruistica opposta all’egoismo, cioè nelle qualità positive che riusciamo ad acquisire nel corso della nostra vita. Queste qualità, come la gentilezza, l’amore e la premura, ci portano in un altro mondo, quello delle forze positive dell’amore, della dazione e della connessione che vanno oltre la nostra esistenza materiale.

Esistiamo proprio per accumulare emozioni, pensieri, desideri e aspirazioni positive che derivano dall’atteggiamento costruttivo che esercitiamo nei confronti degli altri e della natura. Questo è ciò che portiamo con noi.

Quando lasceremo questo mondo, vorremo aver trasmesso, per quanto possibile, un atteggiamento positivo nei confronti della vita, del mondo, delle persone, dei nostri figli, dei nostri nipoti e letteralmente di chiunque altro.

Questa è la mia missione e non solo la mia, ma di tutti noi. È così che i Kabbalisti di tutte le generazioni hanno inteso il nostro scopo. Oggi vediamo orrori, odio e divisioni ovunque e capiamo che questa oscurità ci spinge a riconoscere ciò che dobbiamo coltivare e trasmettere. Veniamo allontanati dall’oscurità per passare a un pensiero positivo, armonioso e pacifico di connessione.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 giugno 2020.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Entrare nel libro dello Zohar

Commento: Dici che Il Libro dello Zohar deve essere compreso, ma è molto difficile! Anche gli israeliani, che in linea di principio…

La mia risposta: Gli israeliani cosa? Che differenza fa se si è israeliani o meno? Non ha importanza! Ciò che conta qui è il raggiungimento. Bisogna entrare in questo libro. Per farlo, devi sentire il mondo che descrive, niente di più.

Domanda: Quindi inizia a funzionare efficacemente solo per una persona che è nella spiritualità?

Risposta: Sì, questa è una condizione naturale e necessaria.

Domanda: Supponiamo che tu distribuisca questo libro in tutto il mondo. Come farà  la gente a percepirlo se non è in quello stato?

Risposta: Con il suo aiuto, inizieranno ad avvicinarsi al mondo superiore e gradualmente vi entreranno attirando su di sé la luce superiore.

Al punto 155 dell’Introduzione a Lo Studio delle Dieci Sefirot è scritto che una persona che, anche senza capire nulla, legge del mondo superiore, della sua struttura, delle sue connessioni, del suo funzionamento, ne attira l’influenza su di sé, perché è già all’interno di quella struttura, anche se in uno stato non ancora nato. Tuttavia, nel farlo, cerca di risvegliarsi, di suscitare l’influenza del sistema su di sé. È così che funziona.

Commento: Fondamentalmente, stai parlando di qualcuno che cerca intenzionalmente di fare questo. Ma ora stai dando molto materiale del Libro dello Zohar a persone che non si occupano di spiritualità, per esempio organizzando congressi ed eventi diversi.

La mia risposta: È esattamente così che dovrebbe essere! Dopo tutto, anche loro hanno bisogno di essere influenzati da questo libro. Altrimenti, come si avvicineranno alla spiritualità? Come si svilupperanno?

Commento: Ma è difficile per le persone. Tu stesso lo vedi.

Risposta: Che differenza fa se è “difficile”?

Se ho un bambino piccolo, gli propongo costantemente dei compiti, cerco di provocarlo con dettagli nuovi e sconosciuti di questo mondo in modo che possa conoscerlo, scoprirlo. Cerco di accendere il suo interesse in modo che sorgano in lui delle domande: “Che cos’è questo? A cosa serve? Perché?”. Solo così una persona si sviluppa.

Perciò, naturalmente, devo mostrare l’ignoto e indicare che è l’ignoto. Guardalo, esploralo; prima trova la domanda e solo dopo cerca la risposta.

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From KabTV’s “I Got A Call. Zohar is Book №1” 7/8/10

 

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Il Campo dell’Amore

Domanda: Ricordo che quando venni a un congresso per la prima volta, provai un forte desiderio di attraversare il Machsom. Fui sopraffatto da una sensazione di una determinata unificazione, come se ci si aggrappasse agli altri e si volesse sentire qualcosa.
Non so se si tratti di una sensazione psicosomatica o di una sensazione inconscia e temporanea di un tutt’uno. È questa la sensazione di cui parli o è solo un’autosuggestione?

Risposta: È anche una sensazione psicologica creata da te insieme agli altri, ma a un livello molto modesto, basso e animato. È qualcosa che si può fare in un qualsiasi gruppo.
Il Bore non vi partecipa, quindi non è spirituale. In essa non è ancora stato percepito un unico campo d’amore.

L’amore non è ciò che immaginiamo nel nostro mondo. L’amore è una qualità di dazione assoluta; è quando i tuoi desideri e quelli degli altri si fondono in un tutt’uno e rimane una sola intenzione: soddisfarli partendo da te stesso, per donare agli altri. Questo è l’amore.

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Da “I Got A Call. Field of Love” di KabTV, 4/7/10

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Un Gioco a costo della Vita

Domanda: Le persone possono letteralmente impazzire quando giocano, perché si lasciano coinvolgere così tanto da questa attività che possono passare giorni interi senza staccarsene. Questo vale in particolare per la generazione attuale, che praticamente vive su Internet.

Come possiamo creare lo stesso livello di coinvolgimento nello sviluppo spirituale? Non forzando se stessi, ma presentandolo come una caramella deliziosa che ti attira verso l’interno.

Risposta: Entra nello sviluppo spirituale e vedrai che è il gioco più affascinante che esista. È il gioco della vita, un gioco con il Creatore! Sei tu a crearlo!

Qualsiasi gioco è una debole imitazione di ciò che la Kabbalah ti offre: la possibilità di creare, cambiare, modellare le cose con le tue mani. È per questo che ci immergiamo così tanto nei giochi. Perché contengono un atto di creazione, anche se si tratta di distruzione, non importa. È comunque creazione: stai dando vita a qualcosa di nuovo. In un certo senso sei tu il padrone, hai il potere tra le mani, la scelta, la tensione, la gioia, la risoluzione, una sorta di estasi.

Tutti questi sono frammenti minuscoli del processo che la Kabbalah ti dona quando acquisisci la capacità di cambiare i mondi dentro di te. È un gioco che nessun computer potrà mai eguagliare!
Io siedo davanti al testo del Libro dello Zohar, da cui voi mi avete appena distratto, e attendo solo una cosa: che vi stanchiate di parlare con me, così posso tornare al testo. E così è per 20 ore al giorno.

Faccio brevi pause per camminare, mangiare, fare qualcosa solo per sostenermi. Ma per tutto il resto del tempo, sono pronto a stare lì. È un processo così affascinante, un cammino avvolgente e inaspettato che niente può sostituire!

Da giovane vivevo a Leningrado ed ero come ogni altro studente: ragazze, Preference (un gioco di carte), feste, canzoni, gite. Lavoravo volontariamente come tecnico del suono per una band rock che si chiamava Nomads. Una volta abbiamo persino vinto il primo premio nella nostra città.

Ma il conseguimento spirituale non si può paragonare a nulla! In un videogioco ti vengono date più possibilità che nella vita reale. Devi andare da qualche parte, strisciare, fare qualcosa. Alla fine è tutto difficile e richiede molto tempo prima di ottenere qualcosa.

Questo non è conforme al nostro egoismo, che vuole tutto subito, immediatamente, il più in fretta possibile, in modo brillante e controllato. È per questo che tutto si è spostato nel mondo virtuale del computer.

Ma qui, nel mondo spirituale, tutto è miliardi di volte più luminoso. E non è un gioco, non è un’illusione: spegni il computer e tutto scompare. Il mondo virtuale è stato creato da qualcuno per guadagnare o perché si diverte a giocarci.

Ma nella spiritualità non stai giocando. Tu costruisci, crei! Sei stato fatto per questo! È il soddisfacimento più naturale, l’esperienza più intensa che si possa avere! Non può essere paragonata a nulla. Il nostro mondo, con tutte le sue attrattive? È solo…

Per questo, dopo tutte le ossessioni con il computer, il livello successivo è soltanto la Kabbalah, solo l’introduzione di una persona nel vero mondo spirituale. Altrimenti annegherà in un mondo irreale, virtuale, e non avrà bisogno di altro che una pillola narcotica per immergersi nel suo computer e basta.
Ed è proprio così che sarà: attraverso il riconoscimento del male, attraverso la consapevolezza dell’inganno di quelle illusioni.

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Da KabTV “Ho ricevuto una telefonata – Un gioco a costo della vita” 29/07/2010

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La missione umana

Domanda: Una persona può decidere la propria missione? Non inventarla, ma rivelarla chiaramente?

Risposta: Bisogna sentirla da soli. Penso che in questa questione non si possa ascoltare nessuno, solo il proprio cuore. Guardare all’essenziale. Cosa vuoi lasciare dietro di te? Come puoi contribuire a questo grande processo che si sta svolgendo con l’umanità, anche con le anime? Cioè, con l’umanità, non nel nostro mondo, ma in uno spazio più perfetto.

Domanda: Supponiamo che tu abbia degli studenti che vengono, studino e vadano via, e ci siano quelli che si impegnino in determinati percorsi. Come possono coloro che vengono a studiare trovare la loro funzione? O la loro funzione è semplicemente quella di studiare?

Risposta: Prima di tutto, studiando la Kabbalah, correggi contemporaneamente te stesso e il mondo e avvicini altre anime al punto in cui anch’esse iniziano a rivelare il mondo superiore e il Creatore. Studiare la Kabbalah è già un’attività in sé.

Tuttavia, in linea di principio, quando un Kabbalista è coinvolto in altre questioni quotidiane e interagisce con il mondo, queste attività esercitano comunque un’influenza positiva sul mondo. Anche sul posto di lavoro, indipendentemente da ciò che fa o da come comunica con le persone, porta avanti inconsciamente la sua linea, la sua influenza positiva sul mondo.

Domanda: Quindi non è necessario uno sforzo esplicito per investire nella divulgazione, per avere un forte impatto sul mondo?

Risposta: No, se è dato, è dato; se non lo è, non lo è. È semplicemente la missione di ognuno. Non è colpa mia se sono così come sono. Se tu mi chiedessi: “Cosa ti piacerebbe fare?” forse sarei più coinvolto nello sviluppo, nella scrittura e nella creazione di un’altra metodologia. Non solo un’altra, ma un’area meno pratica.

Capisco che ciò che mi è stato dato è il più adatto a me; è solo che non me ne rendo pienamente conto ancora. Ma sono attratto meno dalle azioni pratiche in cui mi impegno (lavorare con un gruppo di studenti, la televisione, i libri e tutto il resto) e più dallo studio profondo, interiore del materiale.

Ma probabilmente le necessità del mondo e dei tempi mi spingono verso le azioni pratiche. Anche Rabash me lo disse.

Quindi non c’è nulla da fare. Ognuno ha la sua missione e deve adempiere ad essa. Non vedo nulla di grandioso nella mia missione. Non penso che sia visibile in me l’orgoglio o il valore di ciò che faccio. Non c’è nulla del genere nella Kabbalah, queste cose vengono rimosse immediatamente.

Il fatto è che tutto lo spazio è colmato solo dal Creatore; mentre ti dissolvi in Lui, il tuo “Io” non è tuo. Un Kabbalista può solo dire che sta adempiendo al volere del Bore e questo è tutto. Non ha un proprio desiderio, non ha se stesso perché il suo desiderio è già allineato con il desiderio del Creatore.

Domanda: Hai detto che sei attratto da uno studio più profondo e interiore del materiale. Cosa intendi?

Risposta: Personalmente, studierei molto più a fondo il materiale Kabbalistico. Non so se riuscirei a descriverlo come Baal HaSulam ha fatto in Lo studio delle dieci Sefirot o nei suoi articoli. Molto probabilmente, non sarei in grado. Ma sono attratto da un’analisi più profonda, nel rivelare connessioni, non per rivelarle al mondo, ma prima di tutto a me stesso. È difficile per me esprimerlo.

Per esempio, presentare la metodologia come fece Rabbi Shimon nel Libro dello Zohar, ma descriverla in un modo che sia più vicino a noi, alle persone in un modo più emotivo, più psicologico.

Purtroppo, per mancanza di tempo, non posso impegnarmi in questo.
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Dal programma KabTV “I Got A Call. La Missione di una Persona” 14/07/10

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Ogni cosa ha il suo posto nel mondo

Domanda: Durante la registrazione delle nostre conversazioni siamo continuamente interrotti da persone che si rivolgono a te con varie domande. Come possiamo trasformare questa situazione in “ Non esiste nulla tranne Lui”? Qual è lo scopo di questi disturbi?

Risposta: In primo luogo, non c’è nulla di male nel fatto che ogni venti o trenta minuti, inevitabilmente, qualcuno venga da me per un consiglio o con una domanda. Non ci vedo nulla di strano. Tutto scorre naturalmente, con un ritmo regolare.

In secondo luogo, mi dà l’opportunità di fare un passo indietro e di guardare l’argomento da un’angolazione diversa, per capire se continuare o meno. Accetto tutto come necessario per un ulteriore sviluppo. Perché criticare tutto? Ogni cosa ha il suo posto nel mondo, anche le cose peggiori. Tutto ha bisogno di essere corretto, non distrutto.

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Dalla trasmissione di KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Quando il Creatore si rivela” 5/4/10

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Sentire il Contatto con il Creatore

Domanda: La cosa più importante è sempre la ricerca dell’unità delle intenzioni? L’ascesa si verifica solo quando si entra in contatto con il Creatore?”

Nel percorso del lavoro spirituale, a volte si riesce ad afferrare questo contatto, ma poi scompare, lo si ritrova di nuovo e poi svanisce. Prima o poi questo dovrebbe portare a un’adesione permanente con Lui, o queste disconnessioni continueranno sempre a verificarsi?

Risposta: Le disconnessioni devono avvenire per scuoterti, affinché tu non ti convinca di avere sempre un contatto con il Creatore e in modo che tu possa naturalmente andare oltre la percezione di questo mondo e iniziare a sentire il mondo superiore.

Perciò, il nostro compito è elevarci al di sopra di noi stessi ed accedere alla percezione del Creatore.
L’uomo riceve sempre l’opportunità di avanzare di un grado rispetto a prima. Dobbiamo essere pronti a questo: voglio sentirlo nel cuore e nella mente, in modo da poter sperimentare veramente il contatto con il Creatore.

Domanda: Il timore cresce man mano che ci si avvicina a questo?

Risposta: Di solito sì.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 22/02/25, “Proseguire il Congresso con un Avanzamento”

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Pensare all’intero Kli mondiale

Domanda: Al congresso c’è un’altissima concentrazione di amore e tutti lo sentono. Abbiamo letto che dobbiamo risvegliare i cuori dei nostri amici.
Cos’altro possiamo fare affinché questa concentrazione possa essere percepita ovunque nel nostro Kli mondiale e soprattutto da coloro che non sono potuti venire?

Risposta: Basta pensare a loro, scrivere e contattarli.

Domanda: È venuta qui tutta la nostra decina eccetto un amico, ed è stato come se una parte del mio cuore fosse rimasta lì con lui. Come possiamo raccogliere qui tutte le nostre parti, compreso quell’amico?

Risposta: La cosa più importante è che, se tu e i tuoi amici immaginate di essere in un unico desiderio, volete sentire solo questo. Allora tutto funzionerà.

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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17/2/25, Preparazione per l’apertura del cuore al Congresso

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