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I Kabbalisti sul lavoro spirituale nel gruppo, Parte 6

Cari amici, per favore, fate delle domande su questi passaggi dei grandi kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’ottenimento della grandezza del Creatore attraverso l’ambiente

E mentre una persona vede come il suo ambiente disprezza il Suo lavoro e non apprezza la Sua grandezza in maniera adeguata, non può superare l’ambiente. Pertanto, la persona non può ottenere la Sua grandezza, né disprezzare durante il proprio lavoro, come fanno loro.

E visto che la persona non ha la base per ottenere la Sua grandezza, ovviamente non sarà capace di lavorare per dare piacere al Creatore, né a se stessa. È così perché la persona non avrebbe la motivazione per sforzarsi … E la sua scelta sta solo nel decidere se lavora per se stessa o se non lavora assolutamente, visto che per lei, dare soddisfazione al Creatore non sarà equivalente alla ricezione.

La misura della grandezza del Creatore proviene dall’ambiente, il quale si preoccupa per la grandezza del Creatore. Solo allora tutti avranno l’energia per agire per il bene del Creatore.

Baal HaSulam, “Un discorso sulla conclusione dello Zohar”

Gli amici devono parlare in primo luogo della grandezza del Creatore.

Rabash, Gli Scritti Sociali, “Cosa si deve cercare nell’Assemblea degli Amici”

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I Kabbalisti sul lavoro spirituale nel gruppo, Parte 5

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Il conseguimento della grandezza del Creatore attraverso l’ambiente

Quanto più grande è il numero della collettività, più efficace è il potere del collettivo. In altre parole, loro producono un’atmosfera più forte verso la grandezza e l’importanza del Creatore. Ogni persona sente che valorizza fortemente tutto quello che desidera fare per il Creatore. In quel momento, ogni piccola cosa che fa, la riempie di allegria e di piacere per il fatto che adesso ha qualcosa con cui servire il Re.

E se il gruppo mantiene costantemente in sé la grandezza del Creatore, ciò evoca la stessa sensazione in tutti, e tutti possono essere riempiti con l’allegria ed il piacere dell’opera del Creatore.

-Il Rabash, Gli Scritti Sociali, “L’ordine di seduta della società

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I Kabbalisti sul lavoro spirituale nel gruppo, Parte 4

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Il conseguimento della grandezza del Creatore attraverso l’ambiente

C’è un punto sul quale dobbiamo lavorare, sull’apprezzamento per la spiritualità.

-Rabash, Gli Scritti sociali, “L’ordine di seduta della società

Fatti un Rav (un maestro) e comprati un amico”. Questo significa che uno deve creare per se stesso un ambiente che possa aiutarlo ad ottenere la grandezza del suo Rav affinché … la sua dazione al Rav diventi ricezione e per dare la propria energia per agire per il bene del Creatore. Un individuo da solo non può fare niente al riguardo.

Baal HaSulam, “Un discorso sulla conclusione dello Zohar”

Possiamo ricevere il piacere dalla dazione solo nella misura in cui apprezziamo la dazione. Pertanto, solo la grandezza del Creatore ci darà la forza di dare … Quindi, dobbiamo cercare persone che abbiano idee affini, quelle che anche stanno cercando di elevare l’importanza di qualsiasi contatto con il Creatore, di ricevere il loro aiuto, di realizzare atti di dazione e sentire il Creatore.

-Rabash, Gli Scritti Sociali, “L’ordine di seduta della società

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I Kabbalisti sul lavoro spirituale nel gruppo, Parte 3

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Lo Scopo della Società

Ognuno di noi non ha altro che una meta: (unirsi) affinché la divinità (la rivelazione del Creatore, la proprietà dell’amore e della dazione) dimori tra noi.

-Rabash, Gli scritti sociali, “Lo scopo della Società (1)”

Dobbiamo ricordare che la società è stata fondata solamente sulla base dell’ottenimento dell’amore per gli altri, e che questo sia il trampolino per l’amore per Dio.

-Rabash, Gli scritti sociali, “Sull’amore per gli amici

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Da che cosa inizia l’uomo

L’uomo inizia dall’unione dei pensieri e dei desideri a livello minimo di consapevolezza ed in seguito si aggiungono sempre nuovi livelli di coscienza e cresce fino a raggiungere i massimi livelli, vale a dire a modificarsi e divenire uomo.

Quest’ unione di mente e cuore, si costruisce da tutte le parti separate che si trovano in ciascuno di noi, poichè ogni particella comprende mente e cuore.

La connessione di queste forze è simile alla modellazione della materia durante tutta la nostra evoluzione ed in tutte le sue fasi diversificate, dal livello inanimato a quello vegetale ed animato.

In effetti la materia ha iniziato ad unirsi nello stesso modo. Quando iniziamo a congiungere tutte le nostre parti, anche noi attraversiamo le suddette fasi.
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I Kabbalisti sul lavoro spirituale nel gruppo, Parte 2

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Lo Scopo della Società

Ci siamo riuniti qui (sotto la guida del nostro maestro) per stabilire una società (una connessione al di sopra del nostro egoismo) nella quale ognuno di noi segue lo spirito della dazione verso (l’amore per) il Creatore (attraverso gli amici). Per raggiungere la dazione verso il Creatore, dobbiamo dare all’uomo, il che è chiamato “amore per gli altri”.

E l’amore (disinteressato) agli altri può essere dato solo attraverso la rinuncia a se stessi (l’intenzione “verso se stessi”). Pertanto, da una parte, ogni persona deve sentirsi inferiore (in relazione ai membri del gruppo) e dall’altra, essere orgogliosa del fatto che il Creatore ci abbia dato l’opportunità di essere in una società nella quale ognuno di noi non ha altro che un’unica meta: che la Divinità sia tra di noi (rivelare dentro di noi il Creatore, la proprietà della dazione e dell’amore assoluto).

-Rabash, Scritti della Società, “Lo Scopo della Società (1)”

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Il gruppo interiore, non esteriore

Domanda: Come possiamo effettuare i nostri chiarimenti in relazione al gruppo: parlare con loro, agire insieme, o essere fisicamente in un posto?

Risposta: “Tutto si chiarisce nel pensiero”, e niente può essere visto dall’esterno. Una persona può apparire indifferente, perfino maleducata, impaziente, e non esprimere la propria buona attitudine verso gli altri. Probabilmente è il suo carattere, o lo fa di proposito per non indebolire i propri sforzi interiori.

Uno deve cercare l’immagine interna del gruppo, il luogo dove tutti i nostri desideri, pensieri, traguardi, e comuni speranze esistono, e aderire a questo. Giudicando dalle manifestazioni esteriori, renderebbe difficile per te accettare il gruppo. Accadrà più tardi, quando smetterai di prestare attenzione all’esterno poiché “l’amore copre tutti i peccati”.

Tu vieni in questo posto perché le persone che ci si riuniscono hanno i punti nel cuore, per cui, avvicinati di più a questi punti interiori.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.05.2011, Gli scritti di Rabash)

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I Kabbalisti sul lavoro spirituale nel gruppo, Parte 1

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Lo scopo della Società

Noi (che sentiamo il punto nel cuore) ci siamo riuniti qui per stabilire una società (una connessione tra di noi al di sopra dell’egoismo di ognuno) per tutti quelli che desiderano seguire il cammino (verso la rivelazione del Creatore) ed il metodo di Baal HaSulam, il cammino lungo il quale salire i gradi dell’uomo (“Adam” dalla parola “Edame” o simile al Creatore) e non restare come una bestia (se una persona resta nella sua proprietà naturale egoista).

-Rabash, Gli scritti sociali, “Lo scopo della Società (1)”

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Nascosto nella mia stessa ombra

L’uomo è stato creato con il desiderio di ricevere che aspira ad essere riempito, si sente imperfetto se ciò non avviene e vede tutto il significato della sua esistenza in questo. Oltre a questo, l’uomo non ha sensazione. Tutte le nostre sensazioni vengono esclusivamente dai piaceri che vediamo davanti a noi, cioè, da ciò di cui è costruito il nostro mondo. La realtà è composta dalle immagini dei piaceri che la nostra immaginazione ci dipinge.

Vediamo intorno a noi il mondo inanimato, quello vegetale, quello animato ed le altre persone, perché il nostro desiderio si compone di quattro livelli nei quali sperimentiamo le immagini di tutti i piaceri possibili; però se non vogliamo vivere tra queste illusioni e desideriamo vedere il mondo reale, dobbiamo vederlo non partendo dal desiderio di ricevere, ma dal desiderio di dare. Di fatto, è lì che troviamo la nostra radice e la nostra relazione con questa, cioè col Pensiero della Creazione, col suo programma ed il suo proposito. Il desiderio egoista però ci separa da tutto questo, dalla vera conoscenza, dalla sensibilità e dallo scopo.

Abbiamo un’opportunità unica di avvicinarci all’immagine reale, di mettere un velo sul quadro dipinto per noi dal nostro egoismo. Non è che dobbiamo smettere di vedere tutto questo, ma smettere di dargli tanta importanza come facciamo oggi. Invece di questo, dobbiamo cercare l’immagine delle radici che giacciono dietro, ciò che emerge nei desideri stessi se essi cambiano direzione dalla ricezione alla dazione.

Il desiderio è uno, ma tutte le sue parti (quella inanimata, vegetale, animata ed umana) devono trasformarsi in dazione ed allora vedremo le radici di questa immagine che viene vista nel nostro desiderio di ricevere piacere per noi stessi.

Questo viene fatto per mezzo “dell’ombra della santità”. Dopotutto, quando una persona si sforza per questo tipo di ombra, cerca di farla lei stessa, ma presto scopre che è incapace di farlo; trova che suo il volo dal desiderio di ricevere ed il cercare di mettere “un’ombra” su questo, ovvero provare a fare lo schermo, la restrizione ed il lavoro al di sopra di essa, è impossibile senza l’aiuto esterno. È richiesto un miracolo!

Un miracolo è qualcosa che è al di fuori delle mani della persona e non è disponibile direttamente per lei come un mezzo ovvio. Gradualmente arriva alla conclusione che la stessa radice, la forza superiore che vuole rivelare, deve aiutarla e darle l’occultamento.

Tuttavia, dato che la persona lo chiede per sua propria volontà, le viene contato come se avesse creato quest’ombra. Così occulta il suo desiderio di ricevere sempre di più, il che viene considerato come “non fare agli altri ciò che è odioso per te”, ed acquisisce la proprietà di Binà, dazione per dare (Chafetz Chesed).

Quando finisce il lavoro e si eleva al Monte Sinai al di sopra di tutti i suoi desideri egoistici, comincia a lavorare, anche a ricevere per dare, “nell’amare il suo prossimo come se stesso”. Gradualmente ogni desiderio diventa dazione e così via fino alla fine della correzione.

Tutto questo si ottiene per mezzo dell’occultamento o di quella che viene definita “modestia”. Si tratta del lavoro nel quale la persona cerca la maniera di occultare il suo desiderio di ricevere, di non utilizzarlo direttamente, in maniera egoistica e certamente di non utilizzarlo istintivamente senza pensare, ma solo dopo rigorose analisi e prove. Questa è la prima tappa del nostro lavoro.

Se l’essere umano in noi impara ad occultarsi dal desiderio di ricevere in noi, si separa da questo desiderio e si eleva al di sopra dello schermo. In questo momento, è connesso alla radice e compie dei calcoli al di sopra della ragione. Così continua il cammino ed avanza.
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Versione Audio

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 25.07.2011, Shamati 39)

“Momenti di preparazione” – Giocare alla spiritualità

Al momento noi ci stiamo solo preparando a compiere davvero le azioni spirituali descritte nel libro “Shamati” (Ho udito). Leggiamo della dazione, della fede al di sopra della ragione, dei diversi stati spirituali e lo immaginiamo attraverso la nostra percezione materiale, all’interno del nostro desiderio egoista, ed in questo modo avanziamo.

Proprio questo è ciò che si chiama “momenti di preparazione”, quando sto solo giocando alla spiritualità, come se fossi già in questo luogo, perché in realtà è ciò che desidero.

Ma siamo realisti, come posso desiderare qualcosa che non so cosa sia? A volte la gente mi domanda: “Quando succederà, in un colpo solo?”. Vi posso solo dire che se volete dare, nessuno ve lo impedisce. Questa è la spiritualità.

Anche così non sappiamo cosa sia. Il nostro stato attuale, questa tendenza, è un regalo che abbiamo ricevuto dall’alto, per preparare il vaso all’illuminazione superiore. Questa è una tappa preparatoria che nasce grazie al desiderio ed alla Luce che lo provoca, queste due cose insieme si chiamano “punto nel cuore”.

Questo è qualcosa di nuovo, che si crea a partire dal desiderio e dalla Luce che arriva. Insieme formano una sensazione che ci dirige lungo il cammino spirituale. Se vogliamo sviluppare questo desiderio il più possibile, dobbiamo averne cura allo stesso modo del feto nell’utero di sua madre, fornendogli l’ambiente adeguato, i libri e lo studio.

Avanziamo solo grazie alla divulgazione della Kabbalah, aiutando e preoccupandoci per gli amici. Baal HaSulam scrisse che l’uomo può avanzare lui stesso o aiutare gli altri affinché ci riescano. Anche se una persona non è potuta avanzare spiritualmente ma ha aiutato gli altri a farlo, allora riceverà una piena ricompensa spirituale.

Lo vediamo nell’esempio di Yehuda Ben Nun, il quale si elevò al grado di Moshe ed entrando nella terra di Israele, divenne suo discepolo e leader del popolo, solo perché era suo aiutante, anche se non studiava.
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(Estratto della lezione sull’articolo del libro “Shamati” del 2 Agosto 2011)

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