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Una stazione con l’energia infinita

Domanda: Da dove traiamo l’energia infinita per il nostro lavoro interiore se dobbiamo sempre mantenere il Creatore nell’occultamento?

Risposta: L’energia viene dal Creatore attraverso il gruppo. Non esiste un’altra fonte di energia a parte Lui. Il gruppo serve come conduttore. L’energia, la Luce, si rivela attraverso la connessione nel gruppo, o nella somiglianza con il Creatore. Nell’unione degli amici c’è il Creatore.

Se tu organizzi il tuo lavoro correttamente, allora capisci che il Creatore ed il gruppo sono la stessa cosa. Il gruppo è un modello, con l’aiuto del quale, riveli questa forza interiore che si chiama “Creatore”.

È come se esistesse una fonte di energia e tu devi connetterti ad essa. Il consumatore può solo essere un contatto simile o opposto (una presa nel muro e una spina). La forza della corrente di energia dipende dallo spessore del contatto nel gruppo.

Attraverso il gruppo ricevo gli esempi dal Creatore. Comincio a vedere il gruppo, la sua struttura, come un sistema dei mondi. Al suo interno rivelo le connessioni attraverso le quali sono connesse le anime nei Mondi Superiori.

La forza interiore del gruppo, la forza che anima e mantiene questo gruppo è il Creatore, la Luce Superiore.

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La Scala di Giacobbe

Il generale ed il particolare ci connette ed unisce all’interno di ognuno. Per tanto, quelli che stanno arrivando oggi, unendosi a noi, sono capaci di utilizzare la nostra esperienza per il loro lavoro interiore e ricevere il nostro intendimento.

Siamo testimoni di quanto facilmente la nuova generazione apprenda ad utilizzare tutti i dispositivi moderni, i telefoni cellulari ed i computer che abbiamo scoperto e sviluppato con grande sforzo; ma i giovani riescono a dominarli facilmente senza prestare nessuna attenzione.

Avviene lo stesso con la spiritualità: coloro che stanno arrivando a studiare la Kabbalah saranno capaci di conseguire un successo maggiore di quello che abbiamo avuto noi, poiché loro “si appoggiano sulle nostre spalle”. Il primo ostacolo nel cammino è una disillusione sulla nostra capacità ed abilità di sentire la discesa della divinità. Questo discernimento è possibile solamente con l’aiuto della Luce Superiore, non dobbiamo farlo individualmente ma lavorando con il gruppo.

È lì che la separazione tra di noi si mostra ed è quello che dobbiamo correggere. Devo diventare un datore rispetto a questa separazione ma non sono capace di farlo. Allora la Luce viene e mi da l’opportunità di connettermi con gli altri e dentro di loro, di trovare il Creatore, per dare in questa maniera a Lui.

Questa situazione difficile si deve aprire davanti a me in tutta la sua profondità e devo aspettare la salvezza dal punto più interno. Questa è l’immagine che dobbiamo visualizzare, allora ci troveremo certamente in piedi davanti alla scala spirituale che ci conduce verso l’alto.

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Mantenere la traiettoria spirituale

Domanda: Come restare costantemente nella traiettoria spirituale, cioè nel momento di prendere una decisione, come promuovere prima lo spazio spirituale e l’unità rispetto ai guadagni materiali?

Risposta: Non appena riusciamo a creare questo tipo di connessione tra noi “uno spazio per la rivelazione del Creatore”, immediatamente scompare. È così affinché possiamo prendere questa decisione una volta e poi un’altra. Ogni momento deve essere “un inizio”. Ciò che aiuta una persona a fare costantemente questa scelta è solo un ambiente forte che le permette di mantenere una connessione (vedere Baal HaSulam, La Libertà).

È impossibile che riusciate a mantenere questa decisione per conto vostro per più di un momento. Abbiamo bisogno di integrarci nella società corretta, come piantare un seme nel suolo e ricevere lì l’impressione dell’importanza dello scopo. Allora, potrete unire i punti delle decisioni, modellandoli in una linea destra verso la meta.

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La via verso il palazzo del Creatore

Domanda: Cosa significa “apprezzare lo stato di ascesa spirituale”?

Risposta: L’ascesa è uno stato nel quale posso giustificare ciò che succede dentro di me, giustificare gli amici ed il gruppo, vedendoli come angeli che mi aiutano a realizzare il mio libero arbitrio per raggiungere lo scopo. Con gli elementi di questa condizione posso formare me stesso e la mia relazione con il Creatore, che si rivela all’interno di questo stato.

Il gruppo, la casa, il lavoro, gli studi, la salute ecc … comprendono i componenti del mio stato. Devo determinare che tutti loro sono secondari in relazione al gruppo. Devo “riunirli” tutti, salvo il gruppo ed entrare al gruppo con questo, a prescindere dal fatto che il gruppo sia solo un elemento tra gli altri. Nel gruppo, devo anche discernere i molteplici componenti fin quando seleziono solo l’unico: il desiderio di raggiungere il Creatore.

Mi addentro sempre più profondamente in questo lavoro ed in questi discernimenti, verso il centro. È come se mi stessi dirigendo al palazzo del re da molto lontano fino a che finalmente arrivo. Sto riducendo tutto e mi sto focalizzando, verificando il cammino fino a quando arrivo alla meta.

All’inizio sento che c’è tutto un mondo intorno a me. Presto, vedo che esiste solo il gruppo e le diverse situazioni al suo interno. Resta così fino a quando prendo coscienza di uno schema molto semplice: tutto ciò che mi circonda sono solamente angeli, forze che mi dirigono al Creatore e mi aiutano ad arrivare a Lui.

Cosa è questo gruppo? È un gruppo locale vicino a me o il gruppo mondiale? Il gruppo sono tutte le anime. Cominciamo con tutto il mondo e gradualmente restringiamo il cerchio.

Il gruppo per me comincia con i corpi fisici, le persone che conosco in tutto il mondo, che sento essere connesse a me attraverso lo scopo comune. Queste sono le persone che mi capiscono e mi percepiscono, a prescindere dal fatto che non le conosco di persona. Tuttavia, nel mondo spirituale, siamo in un sistema collettivo. In questo mondo, è possibile che non ci siamo mai incontrati, ma in quello spirituale siamo uniti.

È indubitabilmente un’opportunità di salvezza perché siamo connessi, ci sosteniamo e dipendiamo gli uni dagli altri. Non sono soltanto le persone della mia generazione che esistono oggi in uni stato simile in relazione al Creatore, ma tutti i cabalisti del passato, cominciando da Adamo, che fu il primo a scoprire il Creatore 5770 anni fa ed a sancire il suo libero arbitrio.

Da quel momento l’essere creato, un punto del desiderio, cominciò il suo viaggio per raggiungere la somiglianza con il Creatore. Da allora fino ad oggi, tutti i kabbalisti connessi per questo scopo, appartengono ad un sistema, non importa il loro grado nella scala spirituale. Riguardo a coloro che ancora non lavorano in questo sistema, anche essi vi appartengono, ma noi dobbiamo risvegliarli.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6 Settembre 2010 sull’articolo, E Giacobbe uscì).

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Tutte le nostre proprietà corporee sono relazionate al livello animato dell’esistenza, ma noi dobbiamo costruire il livello umano dentro di noi, il che significa diventare “simili al Creatore” (Adamo) ed esistere nella dazione che tuttavia, si può realizzare solo all’interno di un gruppo, all’interno dell’amore per gli amici, con il fine di raggiungere il Creatore. Per mezzo delle nostre relazioni, creiamo un desiderio simile al Creatore: il luogo nel quale si rivela il Creatore.

Per tanto, tutte le qualità e le capacità che sono personificate nella nostra forma corporea non hanno nessuna relazione con la spiritualità. Rispetto alla spiritualità, la persona lavora esclusivamente con il punto nel cuore e deve scartare il resto delle proprietà “terrene”. Non posso riuscire nella mia ricerca del Creatore per mezzo loro, poiché sono secondarie e servono per lavorare “al di sopra di esse”, dando sempre la preferenza alla dazione e non alla ricezione, cioè, “la fede al di sopra della ragione”.

L’essenza è il punto nel cuore. Devo connettermi agli altri, agli amici. In questo modo, adesso devo prendere la decisione corretta e la determinazione che desidero ottenere il successo non all’interno del mondo materiale, ma nell’unità dei punti nel cuore. Questo è il luogo nel quale il Creatore si rivelerà non appena divento un minimo simile al Creatore.

Devo meditare costantemente su questa questione. Solo questo determinerà il successo che conseguirò nel mio progresso spirituale.

Di conseguenza, questo punto è considerato come l’Inizio di una Trasformazione (Rosh HaShana). È la decisione che deve significare sempre un nuovo inizio.

Di fatto, la linea che segue la traiettoria lungo la quale avanziamo, consiste di molteplici punti. Un cammino spirituale è una sequenza di punti ed ognuno di essi ha un “pizzico” un “intervallo” in movimento tra i precedenti ed i successivi punti, creando così una sola linea nella traiettoria spirituale.

Con il fine di continuare a muoversi insieme agli altri nella stessa direzione, in ogni punto della traiettoria, devo essere totalmente opposto ai precedenti ed ai futuri stati dell’esistenza. Solo così potremo aderire a questa linea della traiettoria.

Di conseguenza in ogni punto, in ogni momento della mia vita, devo decidere che quello è l’Inizio della Trasformazione dentro di me.

(Dalla Quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Settembre 2010 su Rosh HaShana).

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La mia somiglianza con il Creatore

Quando Malchut vuole assomigliare al Creatore, lo fa attraverso Zeir Anpin (ZA). ZA per lei è un modello. Se vuole assomigliare a ZA è un segnale che può diventare simile a Binà.

Allo stesso modo agiamo noi. Se voglio assomigliare al Creatore, allora devo entrare in un gruppo e diventare una parte integrante di esso, partecipare assieme agli altri, influenzarli e loro in risposta influenzano me. In questo mescolamento, nell’unione tra noi, acquisisco una nuova forma di unione con le altre persone. Allora, questa forma che si veste in me sarà simile al Creatore.

Cioè, se mi vesto del gruppo, come se questo fosse un vestito, allora sarò simile al Creatore.

(Dalla lezione sul libro dello Zohar, del 7 Settembre 2010).

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Il luogo nel quale si riuniscono i cuori

La persona avanza nella misura in cui investe nello stimolatore spirituale. Non entro nello stimolatore solamente per rispondere alle domande. Le mie risposte non interessano a nessuno. Il programma può conservare un registro di quello che rispondo oppure no, se sono entrato oppure no. Non ha nessun valore. Quello che interessa è con che riverenza interiore ed apprensione sono entrato e cosa voglio lasciare lì, quale parte del mio cuore. Questo è ciò che importa.

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Lo Zohar è rivelato nell’unità

Lo Zohar, capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci), punto 51: …risulta che lei è come uno specchio lucidato, riguardando il non far vedere la sua propria forma, ma solo con la forma degli altri, quelli che l’hanno vista o quelli che stanno davanti a lei”. Somiglia a uno specchio anche perché tutta la caratteristica del vetro dello specchio si trova nel colore scuro della sua parte posteriore. Riflette i raggi del sole, dato che se fosse trasparente non si potrebbero vedere delle forme in esso. Cosi è Nukva – tutta la sua forza è nel suo Masach che trattiene la luce da splendere da lei verso il basso. Senza il Masach non ci sarebbe stata per niente la luce in lei.

Noi leggiamo Lo Zohar ma non lo comprendiamo; lo leggiamo ma non sentiamo niente. Finalmente dobbiamo arrivare allo stato nel quale la domanda “A cosa serve tutto questo?” ci porterà alla disperazione, disillusione, ad una esplosione interiore, alla comprensione del fatto che non abbiamo che la scelta di unirci, ed in questa unità interiore rivelare quello di cui parla Lo Zohar.

Non esiste un altro metodo, un altro percorso. Dobbiamo superare questa barriera. Ci sono molti ostacoli nel nostro cammino: pigrizia, mancanza di comprensione, e la mente protesta per questa sua impossibilità di comprendere. Tuttavia, non importa. Abbiamo solamente bisogno della persistenza che ci porterà ad uno stato di disperazione e comprensione di non avere altra scelta. Dobbiamo rivelare che Lo Zohar parla precisamente della nostra unità. Che quello che descrive Lo Zohar si rivela unicamente nell’unità tra di noi.

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Il principio di base dell’avanzamento spirituale

Una persona non può acquisire un vaso spirituale, il desiderio di ricevere la proprietà della dazione dall’Alto, senza annullare se stessa innanzi al gruppo. Senza questo, studierà, ma lo farà invano. D’altra parte, se si mette al di sopra degli altri, allora il suo studio diventerà “la pozione della morte” e la trasformerà in un “pipistrello nella notte”. Al contrario, se una persona si pone al di sotto degli amici, allora il suo studio la renderà “un gallo che saluta l’aurora”.

Per tanto, tutto dipende unicamente dall’attitudine verso il gruppo e gli amici. D’altra parte, la cosa più importante non è ciò che si fa esteriormente, ma ciò che sta accadendo dentro il suo cuore, cioè:

1) In che misura sente (ancora in maniera egoistica) che non raggiungerà mai la meta senza gli amici;

2) Quando lavora con il fine di vederli come più grandi di lei. Di fatto, questo è molto difficile ed una persona deve almeno capire, che questi sono gli amici che il Creatore ha scelto per lei.

Fino a che una persona non comincia a relazionarsi con gli altri come con la sua stessa famiglia, come persone importanti e necessarie per lei, la Luce non la impressionerà in maniera positiva.

Salgo il primo gradino se percepisco tutto come un “1” e me stesso come uno “0”, cioè, che in relazione a loro, sono proporzionalmente uno “0,1”, ovvero, che percepisco me stesso come 10 volte più piccolo di loro; ma nel secondo gradino, l’egoismo mi porta un “peso nel cuore” e dovrò percepirli come 100 volte più importanti di me; e nel terzo gradino, 1000 volte. Al contrario, non potrò chiedere alla Luce che Riforma che mi impressioni. Ogni volta che desidero ascendere, per prima cosa devo discendere più profondamente. Per tanto, una persona sente un vuoto più grande tra la sua persona e la società (10, 100 e 1000 volte di più).

Questo avanzamento è impossibile senza l’appoggio dell’ambiente e senza l’obbiettivo comune che arde appassionatamente all’interno di ognuno. Mediante questo, tutti acquisiscono motivazione, ispirazione, l’importanza della spiritualità e la comprensione che questa è l’unica occupazione degna nella vita.

Cominciamo con l’amore degli amici che ci aiuta ad attrarre la Luce Circondante che ci corregge e ci apporta un amore genuino verso gli altri, attraverso il quale arriviamo all’amore per il Creatore. Per tanto, questo principio si applica lungo tutta la nostra ascesa spirituale, in ogni azione, dal principio alla fine lungo il cammino.

(Estratto dalla 4° parte della lezione del mattino di Kabbalah, articolo, Ama il tuo Amico, del giorno 30 Maggio 2010).

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Il nostro lavoro è di preparare il desiderio

In accordo ai Kabbalisti, lo Zohar è la parte più efficace di tutta la Torah e di tutti i libri di Kabbalah. Perché? Questi libri sono chiamati santi (la proprietà di Binà) perché sono scritti dalle vette dell’acquisizione spirituale. Quindi, leggendoli, possiamo attrarre su di noi la Luce che ci riporta al Creatore (alla somiglianza con Lui).

Tuttavia, possiamo correggere il desiderio di ricevere solo attraverso il desiderio di correggerci perché non c’è Luce, non c’è riempimento senza un desiderio. Da qui, dobbiamo chiedere che la Luce agisca su di noi e ci trasformi. Questa Luce è chiamata “Luce Circondante” perché brilla su di noi da lontano. Sotto l’influenza della Luce, la nostra “cattiva intenzione” si trasforma in una “buona intenzione”. Allora, nella misura in cui il desiderio assomiglia alla Luce, questa lo riempie.

Dunque prepararsi allo studio della Torah significa acquisire il desiderio per la correzione. Questo desiderio è preceduto dalla comprensione che la nostra natura è cattiva (per noi). Il male nella nostra natura è la nostra incapacità ad unirci! La nostra unione è proprio il vaso in cui la nostra vita spirituale Superiore può essere rivelata.

Per questa ragione, dobbiamo tentare di stabilire una connessione reciproca ed unirci. Ciò è esposto negli scritti in cui Israele si trovava ai piedi del Monte Sinai: “come un uomo con un cuore”, “tutti gli Israeliani sono amici” e “ama il tuo prossimo come te stesso”. Dopo aver scoperto la nostra incapacità ad unirci e cominciare a sentire cosa ci impedisce di raggiungere il nostro buono stato, allora MAN, una vera preghiera, il desiderio di diventare corretto, emergerà in noi.

Cioè, la preparazione per lo studio della Torah equivale ai tuoi sforzi per unirti, sentendo quanto siamo incapaci di farlo e realizzando questo stato come cattivo, come un ostacolo sul cammino verso il bene. Cioè, lo studio della Torah viene dopo la corretta preparazione; MAN emerge da sé.

Possiamo pensare e chiarire tutto questo già mentre leggiamo Il Libro dello Zohar. Nel frattempo la Luce ci aiuterà nel nostro lavoro.