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Tutto è dentro la nostra connessione

Domanda: Come si relaziona la rivelazione della verità con la rivelazione del sistema delle anime interconnesse?

Risposta: È la stessa cosa. La connessione reciproca è la verità. La rete della nostra unione è chiamata “vaso” (Kli). Il Creatore imprime se stesso nella materia del desiderio di ricevere e colloca la Sua immagine dentro tutto il suo spessore. Adesso, dentro di me, c’ è uno spazio vuoto con un’ immagine scolpita.

Questa immagine è composta dalle connessioni tra i desideri che il Creatore riempie se essi sono corretti. In questo caso, la sua rete si trasforma in Lui. La rete integrale di questi punti è chiamata “Malchut del mondo dell’ Infinito”.

Gradualmente, il Creatore si occulta ed abbandona il sistema delle anime, il quale comincia la discesa dei mondi. Nella misura in cui Lui scompare, le anime si sentono sempre più opposte tra loro nel passaggio al lato opposto (Sitra Achra) dove la connessione è corrotta, impoverita ed assume una natura egoista. Come risultato, ci troviamo nel mondo corporeo ed invece della connessione reciproca, invece di sperimentare il Creatore che ci soddisfa, sperimentiamo un distaccamento dagli altri.

In verità, io sento costantemente il Creatore. Dopotutto, non c’ è altro che io possa sentire poiché ci siamo solo Lui ed io. Tuttavia, nella presente realtà, Lo percepisco in accordo al mio stato egoista attuale dell’ esistenza.

Lo scopo di questo processo è trovare la verità, lo stato autentico, dopo esserci spogliati di tutta la nostra copertura. Trovando nuovamente la connessione tra di noi, in un certo punto, vedrò che questa non lega le persone ma le anime o i desideri. È nella natura di questa connessione, nella sua essenza, che il Creatore può rivelarsi davanti a noi. Non c’è altra realtà al di fuori di quella integrale, la connessione mutua. Questa impregna tutto e noi ne siamo fatti, cosicché non possiamo sentire nient’altro. Siamo all’interno di questa realtà.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 3.11.2010, “Il Creatore e Israele furono in esilio”)

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Elevati per mezzo del gruppo

Inizialmente, ho solo un desiderio materiale “l’autocompiacimento” ed un punto nel cuore, un seme dell’ attributo della dazione che anela il mondo superiore. Elevo questo punto al di sopra del desiderio incrementando la sua importanza rispetto ai desideri corporei ed allora mi rivolgo all’ambiente, ovvero al gruppo, ai testi kabbalistici ed al maestro.

In risposta ricevo da loro un desiderio incrementato e raffinato. Questo viene incrementato nei termini del suo potere e modificato nel senso che io acquisisco l’ importanza dello scopo (acquisire l’ attributo della dazione) e mi rendo conto della mia incapacità di riuscirci per conto mio.

Con questo desiderio, mi rivolgo “all’ alto”, elevo MAN (una preghiera per la correzione). Come risultato, la Luce Circondante (Ohr Makif, OM) discende “dall’ Alto” e mi riforma, mi porta di nuovo alla proprietà della dazione.

I seguenti sono stati obbligati:

1. Appello al gruppo
2. Ricevo da esso un’ aspirazione spirituale
3. Appello al Creatore
4. Ricevo la correzione

Di conseguenza, nasce un Kli, un vaso di dazione, la somma di tutti i fattori.

Domanda: Come so che la mia aspirazione è provenuta dal gruppo?

Risposta: Tu esamini il grado nel quale desideri unirti con gli amici, ma sei incapace di farlo. Se hai messo uno sforzo di gran qualità in questa necessità, elevi il MAN corretto. In altre parole, la somma di tutti i tuoi desideri diretti all’unione crea una richiesta di aiuto.

Domanda: Quali sono i segni che mi sto appellando al gruppo nella maniera corretta?

Risposta: Se lo faccio bene, vedo quanto uniti sono gli amici e quanto separato sono da loro, quanto piccolo sono io e quanto grandi sono loro, quanto magnifico è lo scopo della creazione che loro stanno cercando ed in che misura sono incapace di apprezzarlo. Per me il gruppo è un ideale, un criterio per mezzo del quale misuro le mie mancanze. Non posso prendere queste mancanze in nessun altro luogo, eccetto per chiedere al Creatore.

Quando mi dirigo al gruppo correttamente, scopro queste mancanze in me stesso, questa carenza, questi desideri senza riempimento che richiamano immediatamente la Luce che Riforma. Questa Luce non viene da un’altra galassia, viene da me, dal mio cuore. Ho solo un desiderio più profondo per sperimentarla.

Nota: il termine “gruppo” non implica aspetto e caratteristiche fisiche, ma una rete di amici “punti nel cuore” connessi in un solo sistema.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.12.2010, “Cosa significa che la creazione del mondo è stata nella donazione?”)

Hai visto sette cieli nel firmamento?

La Kabbalah prende tutte le sue definizioni dalla creazione originaria, il desiderio di ricevere piacere che resta contrario alla Luce e deve diventare identico ad essa. Per questo dobbiamo valutare il nostro desiderio in relazione alla Luce e non alle nostre esperienze attuali.

L’ uomo ha organizzato tutto un sistema di criteri del bene e del male, buono e cattivo, gradevole e sgradevole, e lo impiega. Adesso tu stai leggendo un testo kabbalistico che suppone qualcosa di totalmente differente, ma non desideri penetrare nel suo vero significato. Vuoi distorcerlo in modo che serva al tuo ego?

Stiamo leggendo gli scritti dei kabbalisti e credo che possiamo capirli con la nostra percezione attuale, visto che si adatta alle definizioni attuali di “bene” e “male”, “dazione” e “ricezione”, “superiore” ed “inferiore”, “corruzione” e “correzione”; ma in verità, non sappiamo assolutamente niente del loro vero significato.

Il libro dice “questo mondo” e credo che ciò significhi il mondo nel quale viviamo attualmente; ma aspetta, prima bisogna “vestirsi” nell’ autore e leggerlo con i suoi occhi! Per esempio, nel libro Beit Shaar HaKavanot (La porta delle intenzioni), Baal HaSulam scrive: “E i sette cieli che vediamo in questo mondo …”. Dove hai visto sette cieli qui?

In altre parole, dobbiamo capire che questo discute i significati spirituali contrapposti alla nostra comprensione attuale e fin quando non ci addentreremo nel mondo spirituale, non li capiremo, tuttavia dobbiamo sforzarci per familiarizzare con essi in qualche modo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.12.2010, “La Pace nel Mondo”)

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Trova il tuo mondo in un batter d’ occhi

Domanda: Qualunque persona che andrà al Congresso di Kabbalah sentirà allegria?

Risposta: Stiamo invitando tutti. Qualsiasi persona può venire ed unirsi a noi. Ci sono persone che stanno partecipando a questo processo da 15 anni ed hanno già raggiunto livelli molto elevati. Tuttavia, ci sono quelli nuovi e forse non si rendono neppure conto del perché verranno.

Sono molto felice per loro e li invidio. Loro possono, per così dire “trovare il loro mondo in un batter d’ occhi”. Possono venire ed unirsi agli altri, come un bambino nato nel 21° secolo che riceve tutto quello che la nostra civiltà ha preparato per lui negli ultimi venti secoli, ed è pronto a goderne. Perché è così? Perché lui è nato proprio adesso ed è un suo diritto.

Lo stesso avviene con le persone che si trovano al Congresso per la prima volta. Loro non capiscono niente, ma visto che abbiamo preparato tutta la struttura per loro, disposto tutte le condizioni necessarie e stabilito una connessione tra di noi, si connettono a noi come i neonati, senza avere idea di cosa stia succedendo, ma ciò nonostante ricevono tutti i benefici.

È per questo che mi rallegro e li invidio. Io ho dovuto fare uno sforzo tremendo, ho sudato e sofferto per ottenere qualcosa e vedo quanto sia facile per una persona nuova entrare in questo processo e capirlo. Da dove viene questa comprensione? Non viene da niente, viene solo perché si connette agli altri.
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(Dalla Kabbalah per principianti, “La felicità”, 28.10.2010)

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C’ è stato davvero un Adam HaRishon?

Domanda: Cosa ne è stato di Adam HaRishon dopo la sua trasgressione?

Risposta: Lo descriviamo come se fosse stato un Adam prima e dopo il peccato. Eva, il serpente, la mela, l’ Albero della Vita, il Giardino dell’Eden, in verità nessuno di loro esiste.

Un sistema discende dall’ Alto ed organizza i gradi spirituali sminuendo le Luci nei vasi (Kelim). Impiegando il libero arbitrio, acquisiamo un nuovo vaso, nel quale avvengono diversi fenomeni. Fino ad allora, non c’ è nient’ altro che il Creatore, Elokim.

In effetti, chi può percepire Adamo nella spiritualità? Se non esistiamo nel mondo spirituale, non esiste niente, salvo qualche idea astratta sulla quale non possiamo dire niente. Tutto esiste solamente in relazione ad una persona.

Allora, come sanno i kabbalisti della discesa del sistema dall’ Alto verso il basso? Possono farlo basandosi sulle loro autentiche realizzazioni dal basso verso l’ alto; però, può qualcuno parlare di qualcosa che è esistito prima di lui? Un kabbalista raggiunge gli avvenimenti del mondo spirituale e li descrive, dopo anche io comprendo ciò che è scritto. Per me, lui è parte dello stesso sistema di Adamo.

Qualsiasi kabbalista che mi passa la conoscenza di una realtà spirituale è un sistema anziché una persona. Dobbiamo anche vedere gli amici e tutto il mondo in questo modo; siamo un sistema. Lavorando correttamente, manifestiamo i risultati corretti, ma se agiamo in maniera sbagliata, anche i risultati saranno erronei.

I kabbalisti raggiungono le radici all’ interno di se stessi, nei loro Kelim. Non può esistere niente al di fuori del mio Kli. Dopo aver creato un Kli, si manifesta qualcosa immediatamente in esso dentro di me. Mi rendo conto che le sue radici sono nel Mondo dell’ Infinito (Ein Sof) e questo attraversa i gradi della riduzione mentre discende fino a me.

Tuttavia, se non ho un filo di connessione con l’ infinito, allora non ci sono neppure i mondi tra di noi. Essi esistono solamente se li sveglio alla vita, se voglio unirmi nel Creatore. Allora, si stabilisce immediatamente una connessione tra di noi e questo, di fatto, è il sistema dei mondi.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.12.2010. Beit Shaar HaKavanot)

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L’ eterna ricerca della spiritualità

Tutta l’ umanità, eccetto i kabbalisti, è certamente impegnata a cercare di raggiungere la spiritualità, il Creatore. Ciò si applica anche ai secolari che non hanno niente a che vedere con la spiritualità e conducono un tipo di vita semplice, animale.

Tuttavia, se guardiamo un po’ più in profondità, tutte le loro azioni ti diranno che anche loro la stanno cercando. Tutto il mondo la sta cercando a modo proprio, attraverso la cultura, la musica e la letteratura; però trattano queste cose come se fossero una specie di divinità, qualcosa di elevato, grande ed eterno. Si relazionano anche con la scienza allo stesso modo.

La ricerca di risposte scientifiche è anche adorare altri dei, perché le persone stanno cercando di raggiungere la spiritualità attraverso la scienza, scoprendo quello che è nascosto nella natura. Loro stanno cercando nel livello dei loro piccoli desideri.

Tuttavia, non sanno neppure cosa stanno facendo. In verità, oltre alla sua vita animale, l’ umanità sta cercando solo la spiritualità. La gente, semplicemente non la conosce e continua a vagare come le vacche in un prato.

Ogni persona sente che sta cercando nella maniera corretta, in accordo all’ Aviut (spessore) del suo desiderio; ma con l’ egoismo crescente di generazione in generazione, la ricerca di una persona si avvicina alla saggezza della Kabbalah; e quando si avvicina alla Kabbalah, cominciano le domande: “Qual è il significato della mia vita? Perché sto vivendo? È tutta una follia, voglio essere in un altro livello. Voglio conoscere il Creatore, voglio rivelarlo”.

Non voleva rivelare la spiritualità precedentemente? Anteriormente, credeva di poter rivelare la spiritualità scoprendo una nuova legge della natura, per mezzo della creazione dell’ arte o della letteratura, o per mezzo delle preghiere o della meditazione; ma dopo tutte queste ricerche, la gente arriva ad uno stato in cui deve semplicemente raggiungere il Creatore nei suoi nuovi organi di percezione, che si stanno rivelando. Questa è la saggezza della Kabbalah.

Abramo prese con lui gente simile. Tuttavia, non ci stiamo riferendo all’uomo che andò nella terra di Canaan, ma al desiderio di ricevere di tutta l’umanità, che è la classificazione in sé in accordo alla sua affiliazione con questi insegnamenti. Questo è proprio quello di cui ci parla la Torà: un desiderio globale, universale.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.12.2010, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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Fidati dei tuoi amici, non di te stesso

Domanda: É scritto “Non fidarti di te fino al giorno della tua morte”. Allora, cosa significa Arvut (garanzia mutua) se non posso fidarmi di me stesso né dei miei amici?

Risposta: Ovviamente non posso fidarmi di me. Ma questo non si riferisce agli amici. Il gruppo non è un’ assemblea di persone appena arrivate per la lezione. Il gruppo è l’ unità interiore tra le anime.

Il Creatore ha creato il desiderio (il desiderio di ricevere piacere, Kli), considerato come “il mondo dell’ infinito” dove risiedono le anime. Le anime sono reciprocamente connesse in un sistema collettivo, un’ anima piena di Luce dell’ Infinito.

Ma questo sistema è bloccato per te dallo schermo dell’ occultamento, un filtro attraverso il quale tu lo vedi danneggiato o rotto. All’ interno è perfetto e pieno della Luce dell’ Infinito ma attualmente lo vedi distorto. Più in là, oltre il filtro, ti sembra ancora più corrotto.

In tutto, dal primo stato, il mondo dell’ Infinito, all’ ultimo, il nostro mondo materiale, ci sono 125 gradi, o filtri, occultamenti da parte del mondo dell’ Infinito. Pertanto tu guardi il gruppo dal tuo punto di vista materiale e pensi: ad ogni modo, chi sono loro? Io non sono inferiore a loro! Sono veramente unificati? No, non lo sono. Vogliono veramente unirsi? No, non lo vogliono Davvero capiscono qualcosa? Prendiamo il gruppo di Rabbi Shimon: lì accetterei di diventare come un bebè tra sue braccia E questi…chi sono loro per me?

Ma questo non è corretto. Tutto è determinato dalla tua attitudine verso gli amici. Se una persona “penetra” attraverso di loro, desiderando connettersi non con i corpi materiali, che sono in occultamento ma considerandoli come il gruppo che risiede nell’ Infinito in completa unione, allora il lavoro è fatto: Lui aderisce a questo stato perfetto.

Per questo Rabbi Yossi Ben Kisma non poteva stare senza i suoi discepoli principianti. Loro desideravano la spiritualità anche di un piccolo grado? Questo era sufficiente perché lui entrasse nello stato spirituale attraverso di loro, dove tutti sono uno, come un uomo con un cuore, anche se loro stessi non ne sono ancora coscienti.

Questo è chiamato l’ ambiente, il gruppo. Tuttavia io risiedo nel posto dove posso immaginare me stesso. Allora io visualizzo me stesso contro l’ ambiente ideale, perfetto, dal quale non posso ricevere nulla. E soltanto attraverso questo io posso ottenere la forza.

Pertanto il gruppo non è un’assemblea fisica di uomini ma piuttosto la mia proprietà spirituale interiore.
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Un piano di costruzione “HaVaYaH”

Baal HaSulam, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”: … qualsiasi qualità spirituale si uguaglia alla qualità fisica come due gocce in uno stagno. Pertanto, le relazioni sono della più grande affinità e non c’ è separazione tra di esse, eccetto nella sostanza: lo spirituale consiste di una sostanza spirituale ed il fisico consiste di una sostanza fisica.

Se la tua materia funziona “per dare” è spirituale e sperimenti fenomeni spirituali, mentre se è “per la tua soddisfazione” è fisica. Tutta la materia è contenuta dentro di te, poiché non esiste niente al di fuori dell’ uomo.

C’ è un vuoto, uno “zero” e dentro di esso, una determinata creatura e se questa creatura ha un’ intenzione egoista “per se stessa”, questa si percepisce in una realtà sperimentata all’ interno di “questo mondo”. Se una persona ha un’ intenzione di dare, allora tutta la realtà che sente, inclusa se stessa, si considera spirituale. Fuori di questa persona, non c’è nient’ altro che esista indipendentemente. Tutto è presente unicamente nell’ uomo: nei suoi desideri egoistici o nel desiderio di dare.

Non c’ è “luogo” o realtà che esista per conto proprio. C’ è solo una Legge che non ha un’immagine definita ed è considerata come HaVaYaH (il nome del Creatore). Se siamo fisici, significa che desideriamo ricevere per noi stessi, allora sperimentiamo questa Legge come corpi materiali che vivono nel mondo fisico; e se siamo nella dazione, sperimentiamo questa Legge come mondi spirituali e noi stessi come anime.

Tanto l’ uno, quanto l’ altro, esistono solamente all’interno di una persona, mentre in realtà, ambedue i concetti sono immaginari, ma non consideriamo le forme spirituali fittizie ed illusorie, poiché tutte loro sono eventualmente raccolte e stese come se si riavvolgessero in un solo rotolo. Esse si accumulano nel processo del nostro avanzamento per portarci alla fine alla forma iniziale HaVaYaH, che è esistita da sempre, anche se solo potenzialmente.

Questo è esistito come un piano di costruzione di una futura casa, mentre noi dobbiamo realizzare questa HaVaYaH come risultato del nostro lavoro personale. Noi, come se avessimo creato noi stessi e tutta la creazione in accordo a questo piano ed il Creatore al suo interno. Dobbiamo rivelare il Creatore dentro di noi, così dove è stato Lui fino ad ora? Non sappiamo che era Atzmutò, la Sua essenza irraggiungibile, che non si veste in niente.

Abbiamo preparato un luogo per Lui ed un’ espressione concreta per la nostra realizzazione della Sua HaVaYaH nella nostra volontà di ricevere (desiderio). Pertanto, tutto esiste solo all’ interno di una persona e non al di fuori di lei, visto che non c’ è luogo, né realtà, niente.

Una persona che studia la Kabbalah capisce dove si trova, che realtà immaginaria sta vivendo, come uscire da essa verso la percezione corretta e come portare questa percezione corretta a ciò che è assolutamente autentico, alla forma perfetta.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 6.01.2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

Un materiale spirituale unico

Da cosa è costituito il lavoro della nostra organizzazione? Da un lato facciamo un lavoro interiore destinato alla nostra trasformazione, realizzato da tutti noi nel nostro cuore (desiderio). Questo lavoro è nascosto agli estranei ed al mondo e anche se parliamo molto, si svolge nel cuore, invisibile nella materia o negli atti fisici. Il resto del nostro lavoro si riferisce alla produzione di materiale e mezzi di comunicazione per far circolare la saggezza della Kabbalah, poiché siamo un’ organizzazione educativa per bambini ed adulti.

Per riuscirci, prendiamo i materiali dalle nostre lezioni quotidiane, nelle quali studiamo gli articoli scritti dal Baal HaSulam e dal Rabash. Quello che produciamo diventa la base di quello che utilizzeremo nel futuro. Di fatto, oltre a questo, non c’è niente altro al mondo che possa relazionarsi con il lavoro spirituale autentico, ovvero la rivelazione del Creatore.

Nessuno nella nostra generazione sta lavorando nella creazione di un metodo pratico di trasformazione dell’ uomo e del mondo, eccetto noi. Se non strutturiamo questo metodo correttamente, in accordo al suo contenuto interno e alla forma di comunicazione, allora non completeremo il lavoro a noi assegnato, la nostra responsabilità di fronte all’ umanità. Non dobbiamo avere paura di allontanarci a causa di queste esaltate parole, piuttosto, è cosi che dobbiamo sentirci rispetto al nostro compito.

Tuttavia, non possiamo aspettare la lezione finale per elaborare un messaggio da essa ed inviarlo al mondo. Non succederà, a meno che non lavoriamo a fondo in ogni lezione, scrivendola, analizzandola e classificandola per temi e gradi di esaltazione e percezione. I criteri di valutazione possono variare, ma la chiave è organizzare il materiale e liberarlo nel mondo.

Ad ogni modo, niente rimpiazzerà un libro. Può avere una forma diversa, ma avrà ancora il testo. Non scapperemo da questo. Se una persona desidera immergersi nel contenuto avendo ascoltato la lettura in televisione, allora deve vedere le lettere davanti i suoi occhi. Dopotutto, le lettere sono forme spirituali per essere lette dalla mente e dall’ anima.

Pertanto dobbiamo assumerci molto seriamente il lavoro della creazione di testi e considerarli come la massima priorità. Una lezione deve essere scritta, in seguito bisogna far emergere le definizioni chiave, le sue classificazioni, ed utilizzare diversi tipi di analisi del testo. È essenziale contare su un testo scritto bene, affinché la gente vi possa fare riferimento. Quanto più possono lavorare con esso, tanto più intenso sarà il loro avanzamento.

Dobbiamo essere grati di avere questo tipo di lavoro, di essere occupati in cose al di sopra di questo mondo e di non essere assorbiti dalle questioni dell’ esistenza animale. Noi divulghiamo la conoscenza del Creatore nel mondo ed è un bene se ogni tanto abbiamo delle difficoltà e ci sentiamo insicuri e confusi. Evidentemente, Lui vuole che siamo preoccupati.
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(Discorso sul rinnovamento delle lezioni del mattino del 17.12.2010)

La ribellione degli adolescenti è il salto alla spiritualità

L’ adolescenza è un punto decisivo molto importante. Questo è il tempo in cui i risultati dell’ educazione devono manifestarsi. Tutto il loro successo dipende dagli anni precedenti, tra i sei e gli undici anni, visto che i problemi iniziano a partir da quell’ età: l’ influenza degli ormoni e le lotte interiori.

Dobbiamo assicurarci in anticipo che a questo punto il bambino abbia già un metodo ed un ambiente adeguato, che lo aiutino a superare questo periodo critico e ad usare questo egoismo esplosivo come un catalizzatore per ascendere al di sopra di esso. Allora avremo immediatamente una persona spiritualmente matura.

A quest’ età i bambini possono facilmente attraversare il Machsom, sono pronti per qualsiasi cosa! Loro hanno questa disperata fermezza. Gli adulti non sono capaci di tollerare lo stesso tipo di sofferenza degli adolescenti il cui fuoco continua ad ardere. Gli adolescenti possono fare miracoli con questo.

Non è un incidente che la natura abbia impiantato questo periodo nel processo del nostro sviluppo. Tutta la nostra speranza per l’ elevazione spirituale di una persona da bambina, si trova specificamente tra i sei, sette anni, fino ai quattordici, quindici anni.

Dopo quest’ età è quasi impossibile fare qualcosa, diventa molto difficile. Loro sono entrati nella “vita” e adesso stai trattando con una persona circondata dai diversi problemi della vita: l’ età, il sesso, il lavoro, l’ esercito, e pensa solo al sesso opposto ed al successo materiale. Tutti questi schermi non le permettono più di ascoltarti.

Abbiamo bisogno di cominciare a parlare loro della Kabbalah dalla prima infanzia affinché diventi un’ abitudine che“si trasformi in una seconda natura”. Vale a dire, dobbiamo farlo prima che si immergano nella “vita adulta”. Allora i bambini attraverseranno la ribellione adolescenziale, ma la useranno correttamente!

Il Creatore provoca di proposito questa ribellione egoista affinché ci eleviamo al di sopra di essa. Quando ci eleviamo al di sopra di questo egoismo, è come se stessimo salendo la montagna dell’ odio, il Monte Sinai (“Sina” vuol dire odio) e ricevessimo un grado spirituale.

Dobbiamo approfittare di questa opportunità che ci da la natura. Sarebbe molto utile che i miei desideri bruciassero ed esplodessero oggi, come fecero qualche tempo fa nella mia infanzia; e se al tempo stesso, siamo lì, vicino ai bambini, dirigendoli adeguatamente e mostrando loro come lavorare su questo, allora possono diventare rapidamente grandi cabalisti. Spero che ci ricuciremo.

Se manchiamo di sfruttare questa opportunità che ci da la natura, sarà molto difficile recuperarli. È per questo che è scritto che allevare un bambino è la stessa cosa che scrivere su un foglio di carta bianca; è completamente diverso dallo scrivere su un foglio pieno di appunti, cercando di cancellare quello che gli altri hanno scritto.

Per questo l’ educazione deve cominciare nella più tenera età. Contrariamente, invece di crescere come esseri umani, i bambini crescono come animali, poiché si insegna loro solo a cercare il riempimento dei loro corpi, del loro egoismo. La Kabbalah definisce ciò, come allevare un animale, il desiderio di ricevere il piacere.

Solo la combinazione adeguata di due forze, la ricezione e la dazione, è chiamata umano. Così decidiamo chi vogliamo allevare e cominciamo a preparare i bambini per riuscire dall’ età più precoce (per lo meno sei o sette anni). In questo modo, saremo capaci di ricavare il beneficio più grande da tutti questi anni.

Sono convito che con una preparazione adeguata, un bambino possa entrare nel mondo spirituale ed elevarsi dalla montagna dell’ odio che si è eretta all’ improvviso in lui, sotto l’ influenza di questi impulsi interiori incredibilmente potenti dell’ adolescenza. Tutte le emozioni di una persona in crescita che cerca la spiritualità, non sono niente in confronto a questo ardore. Questa è veramente la mancanza di tutto …
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.01.2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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