Pubblicato nella 'Lavoro interno' Categoria

Vuoi navigare nella rete? Prima compra un computer

Domanda: Le mie sensazioni e stati spirituali si riflettono nella realtà che vedo intorno a me. Questo significa che posso giudicare l’interiorità in base all’esteriorità?

Risposta: Assolutamente no! È detto: “ Il mondo vive secondo un piano”. Nel mondo corporale attraverso diversi stati e relazioni, alcuni sono più piacevoli degli altri, ma non posso mettergli delle “etichette spirituali”.

Devo afferrarmi allo scopo spirituale sopra tutte le sensazioni del mondo materiale. Perfino se il Creatore mi fa qualcosa di orribile, anche così io devo rimanere afferrato. Non ho coscienza di quello che mi sta accadendo. Sono intrecciato con altre anime, eventi e stati dei quali non ho idea.

Mi manca ancora la sensazione di tutto il sistema che mi permette di investigare questi temi. È sciocco da parte mia pensare che io possa creare una connessione tra la spiritualità e il corporeo. Non sono esperto in nessuna di queste cose.

Nessuno strumento d’investigazione è disponibile per me in questo momento: non possiedo l’ intelletto, la sensibilità o l’acutezza. Non posso osservare il sistema superiore (mondo), il sistema inferiore (mondo), ne posso creare una connessione tra di loro. È ancora molto lontano da me. Non lo capisco nemmeno nel primo livello spirituale. Non lo posso capire ancora perché è basato nell’annullamento del proprio ego. Sono incapace di chiarire questo dato che non ho ancora, questo desiderio, perfino se desidero essere incluso nel sistema superiore.

Che cosa ho oltre l’egoismo? C’è qualcos’altro che io debba raggiungere oltre la dazione? Per questo devo annullare il mio proprio ego e dirigere il lavoro interiore nel gruppo con i miei amici. Costruiamo la nostra unità interiore per ottenere una forza comune che esiste fuori ognuno di noi e che ci appartiene a tutti.

Perché fantastico sulla spiritualità e l’essenza occulta di una malattia, di problemi familiari o finanziari, o di un conflitto con il mio capo? È sciocco! Ancora non sono pronto per questo tipo di calcoli.

Un computer nuovo è soltanto un pezzo di metallo finché non gli installo il sistema operativo, lo metto in azione, scorro i programmi e inserisco i dati. Soltanto quando avrò dimestichezza con il software sarò capace di iniziare a lavorarci.

Finché non abbiamo i Kelim (computer)! E non parliamo del software! Per questo non possiamo capire l’interiorità osservando l’esteriorità.
[25885]

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 11.04.2011, scritti di Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Un vero ambiente virtuale
Laitman blog: Il futuro dipende del Gruppo Virtuale

I rappresentanti del mondo superiore

Oggigiorno abbiamo tutte le possibilità di progredire spiritualmente e di far circolare la saggezza della Kabbalah in tutto il mondo. Unificandoci nel nostro gruppo in tutto il mondo, attraverso la connessione delle nostre scintille spirituali, “i punti nei cuori”, agiamo come rappresentanti del sistema superiore, spirituale nel nostro mondo. Inoltre, facciamo circolare la saggezza della Kabbalah insieme. Non abbiamo bisogno d’altro.

Ci troviamo nella cima di una piramide dello sviluppo dell’umanità. In base alla misura nella quale ci uniamo, questa influenzerà il mondo intero. Dobbiamo anche portare tutto il mondo più vicino a noi.

Tuttavia, non dobbiamo pensare che tutto il mondo debba studiare la Kabbalah, o che tutte le persone siano destinate a comprendere quello che essa sia. No, assolutamente! Questo è simile a un corpo umano, del quale il 99% è composto di materia governata dal cervello. Intanto, il cervello è il popolo che lotta per la spiritualità.

Il resto accetterà questa struttura del mondo, questa coscienza gli dominerà, e loro si avvicineranno a noi. Ma, nella stessa maniera nella quale nel mondo attuale la maggior parte delle persone vive una vita normale e non hanno bisogno di grandi conquiste, cosi in futuro il resto delle persone parteciperanno passivamente nel processo spirituale.
[39623]

(Dalla prima lezione del Congresso WE! 01.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il mondo intero è come una piramide
Laitman blog: Guida per Il Libro dello Zohar: L’entrata nel Mondo Spirituale

Il male si realizza per mezzo della comparazione

La storia dell’esodo dall’Egitto e le tradizioni ad esso relazionate sono destinate solo a dirigersi ai nostri stati interiori. Siamo in una spaccatura, in un problema, con dei colpi che cadono su di noi, in un’atmosfera di fuga, in una corsa e nell’oscurità. In sostanza, questo è il processo della nascita spirituale paragonabile alla nascita del corpo fisico.

Questo è quello che dobbiamo realizzare, ma come? Dopotutto, scappiamo sempre dalla sofferenza, allora come possiamo non sfuggire allo stato dell’uscita dall’Egitto? Nel mondo materiale posso trovarmi in una situazione nella quale c’è solo un’uscita, ma nella spiritualità tutto avviene in relazione al mio desiderio. Se non voglio sperimentare le piaghe d’Egitto, allora non le sperimento, ma più tardi prenderò il cammino spinoso insieme all’umanità sotto la tensione “della pressione dello sviluppo”. Tuttavia, voglio accelerare il cammino, quindi mi metterò io stesso sotto il colpo?

I Kabbalisti rispondono: non devi rivelare i colpi ed i problemi in qualche luogo all’esterno, ma solo nello stato presente. Come? Potrebbe essere davvero che nella mia sensazione debba “trasformare” la realtà dal bene al male? Questo è giusto! Probabilmente dirai: “Però quando sentirò il male, scapperò!”. In realtà, non lo farai. Questo è dovuto al fatto che rivelerai il male in relazione allo scopo più elevato. Devi valorizzare la spiritualità come qualcosa di desiderabile e davvero inestimabile. Allora il presente stato ti sembrerà cattivo. In questo modo sarai capace di avanzare senza abbandonare il cammino.

Risvegliamo la meta spirituale affinché questa brilli per noi. Allora desidereremo raggiungerla, mentre lo stato attuale diventerà un esilio, l’oscurità e le piaghe d’Egitto. Questo ci impedisce di elevare l’importanza della spiritualità ai nostri occhi, di elevare l’importanza della dazione, dell’amore per il prossimo e dell’unità degli amici a tal punto che l’esilio arriverà ad essere insopportabile e cercheremo di scapparne.

Domanda: Se l’uscita dall’Egitto avviene in simili condizioni difficili, come dovrebbe combinarsi questo con l’ottimismo e l’energia che ci riempiono dopo il congresso?

Risposta: Noi aspiriamo solo al bene ed allora lo stato attuale ci sembra insopportabile. Nel cammino dell’accelerazione rivelo i buoni stati in anticipo e paragonata ad essi, la situazione attuale mi sembra cattiva.

Io non devo soffrire assolutamente in un vicolo cieco, senza sapere cosa fare di me stesso. Quest’ultimo approccio si chiama “avanzare a tempo debito” fino a che sotto “la pressione dello sviluppo”, riveliamo comunque il bene in anticipo. Questo fa tutta la differenza. Paragonando lo stato attuale all’unità desiderata, all’amore per il prossimo e alla dazione, sento di essere in un problema, nell’oscurità. Così mi preparo alla percezione spirituale, formando già dei valori spirituali dentro di me. Elevando la dazione ai miei occhi, mi preparo per la redenzione ed accelero il cammino, mi spingo in avanti.
[40267]

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.04.2011, preparazione per l’uscita dall’Egitto)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il miracolo dell’esilio dall’Egitto
Laitman blog: Tutta l’umanità sta uscendo dall’Egitto

Una scatola da mendicante per la Luce Superiore

Rabash, “Spiegazione all’articolo, Prefazione alla saggezza della Kabbalah”: Baal HaSulam una volta raccontò un’allegoria: due uomini che erano amici di infanzia erano separati da adulti. Uno di loro diventò re e l’altro povero. Dopo molti anni, il povero sentì che il suo amico era diventato re e decise di andare nel regno del suo amico e chiedere aiuto. Impacchettò le sue poche cose e partì.

Quando si incontrarono, il povero disse al re di essere un diseredato e questo toccò il cuore del re. Il re disse al suo amico: “Ti darò una lettera affinché il mio tesoriere ti permetta di avere accesso al tesoro per due ore. In queste due ore, ciò che puoi raccogliere è tuo”. Il povero andò con il tesoriere, munito della sua lettera e ricevette il permesso anelato. Entrò al tesoro con la scatola che era solito usare per mendicare, in cinque minuti riempì la scatola fino al bordo ed uscì felicemente dalla stanza del tesoro.

Il tesoriere però, gli tolse la scatola e ne rovesciò il contenuto. Poi disse allo sconsolato povero: “Prendi la tua scatola e riempila un’altra volta”. Il poveruomo entrò nella stanza del tesoro un’altra volta e riempì la sua scatola; però uscendo, il tesoriere rovesciò il suo contenuto come in precedenza.

Il ciclo si ripeté per la durata delle due ore. L’ultima volta che il mendicante uscì, disse al tesoriere: “Ti supplico, lasciami quello che ho riunito. È finito il tempo e non posso avere accesso al tesoro un’altra volta”. Così il tesoriere gli disse: “Il contenuto di questa scatola è tuo ed anche tutto quello che ho rovesciato dalla tua scatola nelle passate due ore. Ho rovesciato tutto il tempo il tuo denaro perché volevo farti del bene, poiché ad ogni occasione uscivi con la tua piccola scatola e non avevi spazio per nient’altro”.

Siamo incapaci di ricevere tutta la Luce dell’Infinito in un solo colpo. Pertanto, tutto il nostro lavoro di ricevere la Luce è diviso in molte fasi e stati.

In aggiunta, tutti i nostri stati passati dei cicli di vita precedenti si accumulano e si riuniscono in uno stato comune nel quale tutti i desideri (Kelim) e tutte le Luci si riuniscono fino a che arriviamo alla correzione finale (Gmar Tikkun). In questo stato tutto si fonde in uno e Malchut dell’Infinito, pieno della Luce eterna, si rivela una volta ancora.
[30360]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.02.2011, “spiegazione dell’articolo, Prefazione alla saggezza della Kabbalah”)

Un ascensore per il mondo spirituale

Rabash, Gli Scritti del Rabash, Shlavei HaSulam (I gradini della scala), Articolo “Cosa cercare nella Riunione degli Amici”: La risposta è che l’amore degli amici, che è costruito sulle basi dell’amore degli altri, attraverso il quale essi possono raggiungere l’amore del Creatore, è l’opposto di ciò che normalmente viene considerato amore degli amici. In altre parole, l’amore degli altri non significa che gli amici mi ameranno. Piuttosto, sono IO che devo amare gli amici.

Di regola, ci avviciniamo all’amore degli amici in modo naturalmente egoistico: “Lasciamo che loro siano i primi ad amarmi, e poi io li amerò.” Mi aspetto che loro siano un esempio per me, e solo allora sarò disposto a seguirli. E’ uguale a preparare delle domande al Creatore: “Prima devi farTi vedere, e poi farò quello che desideri.”

Se io sostengo il gruppo o il Creatore su ciò che hanno iniziato, dopo che si sono già rivelati, significa che sto agendo egoisticamente. Devo chiedere al gruppo solamente la grandezza dello scopo. Nessuno può raggiungere la consapevolezza della grandezza da solo; ne parliamo solamente per elevarci artificialmente a questo livello. E questo è ciò che ci fa crescere in modo indipendente.

Se l’amore degli amici mi fosse rivelato in anticipo, la mia reazione si baserebbe su considerazioni puramente mercantili. Mi rivolgerei agli amici come a dei qualsiasi uomini con cui sono in affari. Infatti, sarebbe un piacere per me fare affari con loro. Perciò, non dovrei cercare alcun segno di un atteggiamento favorevole del gruppo verso di me.

Il Libro dello Zohar parla dei discepoli di Rabbi Shimon: ogni volta che erano insieme, all’inizio sentivano un reciproco odio, e poi iniziavano a studiare superandolo. Quindi, dobbiamo incominciare a convincere noi stessi: “Qualunque cosa veda, la vedo nello specchio del mio ego.” Ognuno giudica in base ai propri difetti. Solo dopo arriviamo all’amore autentico che si trova al di sopra dell’odio.

Perciò, la chiave è non fidarsi dei propri occhi e del proprio cuore. Semplicemente non mi devo concentrare sugli altri; lasciamo che facciano quello che vogliono. Per quanto riguarda la mia specifica condotta, devo comportarmi come dice il mio maestro. Se incomincio ad aspettarmi qualcosa dagli altri, non li vedrò mai fare qualcosa di buono. Il Creatore fa così intenzionalmente, in modo che io veda sempre i difetti nel gruppo, poiché vedo gli amici attraverso il prisma del mio egoismo.

Sento risentimento e repulsione verso gli amici; non ho il minimo desiderio di unirmi a loro, di sedermi, e di parlare con loro, e ho un migliaio di scuse per rifiutarmi di farlo. Pur tuttavia, devo mettere da parte tutti gli ostacoli e capire che è un gioco che si sta giocando con me per uno scopo.

Se sono arrivato in una cerchia di persone che hanno un desiderio spirituale, significa che il Creatore mi ha scelto. E poiché Egli li ha scelti, io devo “aderire” a loro. E’ “l’utero” dove crescerò. Non ho scelta: devo connettermi con gli amici, credere che essi sono di fatto i più grandi della generazione, i migliori rappresentanti dell’umanità, che sono arrivati per innalzarmi. Il gruppo è l’ascensore che mi porta nel mondo spirituale.
[39930]

(Dalla 5.a lezione del corgresso WE! 04.02.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Invidiare gli amici
Laitman blog: Cerco I miei fratelli…

Vi piacerebbe un po’ di “Manna dal cielo”?

Perchè dicono che la “manna dal cielo” è stata trovata al mattino al posto della rugiada? Non cade dal cielo; appare sulla terra. Grazie alla preghiera-MAN, che sono Binà e Malchut connesse, noi eleviamo i nostri desideri e chiediamo la correzione attraverso la proprietà della dazione.

Risvegliare i nostri desideri per ascendere, pregando il Creatore di essere uguali a Lui nell’amore e nella dazione, è considerato come la preghiera-MAN. Questo è esattamente il modo in cui un uomo appaga se stesso dopo che si è staccato dal suo egoismo.Io ridò la vita alla mia anima attraverso il fatto che godo della dazione e del desiderio di essere colmato con Binà, il Creatore.

Perciò, mi faccio delle domande: Lo voglio oppure no? Sono in grado di appagarmi? L’appagamento egoistico mi soddisfa come succedeva in passato, quando lo si descriveva come “le ciotole riempite della carne che mangiavo in Egitto?”

Qualche volta sì, qualche volta no. Tutti gli stati che una persona affronta nel percorso dell’evoluzione spirituale sono stabiliti. La Kabbalah ci parla dei minimi dettagli di cui ognuno di noi deve fare esperienza. Dunque, così dicono i saggi: “Scrivete la Torà sulle pareti del vostro cuore.” Il cuore è il nostro desiderio, e ogni desiderio deve essere sottoposto a tutte le trasformazioni che la Kabbalah descrive.

Quando ci rendiamo conto di non volere “la manna dal cielo”, e che invece preferiremmo ritornare alla carne che mangiavamo in Egitto, significa che stiamo svelando dentro di noi gli stati che incontriamo durante il nostro lavoro spirituale. E’ nel momento in cui facciamo il massimo sforzo per avanzare che scopriamo i desideri che non sono stati ancora corretti e chiariti. Grazie al fatto che un desiderio si svela, lo esaminiamo, lo afferriamo come un serpente che spinge fuori la sua testa, lo tiriamo fuori da dentro, lo trasformiamo, e ce ne liberiamo.
[39978]

(Dalla lezione sulla Porzione Settimanale della Torà del 13.01.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: MAN: La preghiera che contiene tutto
Laitman blog: La vita sembrerà meravigliosa

La chiave per aprire lo Zohar

E’ perfino difficile immaginare in quale misura la prima stesura del Libro dello Zohar sia paragonabile al testo che abbiamo a disposizione oggi. E’ circa 20 volte inferiore. La maggior parte del libro è andata persa. Ma i Kabbalisti scrivono che non abbiamo bisogno di averne di più. Il ricordo del libro che era serve a noi, perché ci fornisce la necessaria assistenza.

E’ molto difficile discutere del Libro dello Zohar in quanto è un testo assolutamente straordinario. Inoltre, è scritto in un modo veramente singolare. Baal HaSulam spiega che ci sono due tipi di anime: Un tipo ha la radice nella Luce Interiore e l’ altro nella Luce Circostante.

Noi ci troviamo nel sistema completo delle anime, e la connessione tra di noi si sviluppa lungo una corrente interiore tra le anime e anche nello spazio circostante. Ogni sistema elettrico è costituito in questo modo, con delle resistenze (circuiti di resistenza), condensatori e fili di induzione. Tutti questi elementi funzionano insieme, con i campi elettromagnetici e le resistenze in mezzo. Alcune parti di questo sistema accumulano energie dentro di sé, mentre le altre trasformano la corrente elettrica in un campo magnetico e vice versa, il campo in corrente elettrica che scorre al suo interno.

Il sistema delle anime funziona nello stesso modo. Anche gli autori del Libro dello Zohar dovevano avere questi due tipi di anime. Questa è la ragione per cui essi studiavano seguendo un modo molto specifico. Si sedevano in cerchio. Rabbi Shimon parlava di ciò che stava conseguendo, mentre i suoi discepoli ascoltavano, discutevano ciò che rivelava, gli ponevano delle domande e ricevevano delle risposte. Rabbi Aba ascoltava quello che si diceva e lo metteva per iscritto.

Tutto questo avveniva durante la conversazione. Naturalmente, la conversazione consisteva nella trasmissione delle forze e delle Luci tra queste anime, che avevano origine sia dalla Luce Interiore che da quella Circostante. L’anima di Rabbi Shimon originava dalla Luce Interiore, e quella di Rabbi Aba dalla Luce Circostante. Dunque, Rabbi Aba fu in grado di registrare tutto ciò che Rabbi Shimon diceva in forma criptata, in modo che oggi ogni uomo può comperare Il Libro dello Zohar, leggerlo, e non capirci niente.

Per arrivare al cuore di questo libro, un uomo deve realizzare una certa preparazione nella connessione con gli amici. Essi devono formare tra di loro lo stesso esatto modello di relazione che c’era tra gli autori dello Zohar. Nell’organizzare un gruppo come questo (non è una regola che ci devono essere solo 10 persone, ce ne potrebbero essere anche 10,000), nello sforzo di unirsi e di scoprire di cosa parla il Libro a proposito della loro reciproca connessione, essi diventano uguali al gruppo di Rabbi Shimon. E poi essi ricevono l’influenza della Luce dal gruppo stesso.

Poiché alcuni di noi si trovano nella Luce Interiore ed altri nella Luce Circostante, incominciamo a riceverne l’influenza come una radio riceve le onde. Allora incominciamo ad ascoltare che ciò che il Libro dice, al livello di Bina (sentire è il livello di Binà) e anche a vedere (al livello di Hochmà), in base al nostro livello spirituale. E se non abbiamo raggiunto la reciproca connessione al livello di Binà, vuol dire che ci stiamo ancora preparando per arrivarci.

Perciò, si ha un segno di avanzamento spirituale quando, come gruppo, mentre si legge Lo Zohar, si incominciano a percepire attraverso questo testo le forze e le proprietà che il testo stesso descrive. Questa è l’essenza propria del Libro. Questo libro è una guida, un manuale di istruzioni. L’uomo che riesce a penetrarlo sente quanto è in grado di innalzarsi con questo libro e scopre i livelli spirituali, come se di fatto stesse salendo lungo una scala.

Spero davvero tanto che nel corso delle nostre lezioni, quando incominceremo a leggere Il Libro dello Zohar, tutti insieme adotteremo la giusta intenzione per ottenere il massimo possibile da questa fonte.
[39994]

(Dalla 4 lezione al congresso WE! del 02.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Rabbi Shimon: Un uomo invisibile
Laitman blog: La Luce dello Zohar

Il Creatore è dappertutto

Domanda: Dove è il Creatore in tutto il sistema dei mondi?

Risposta: Il Creatore è dappertutto. Questo sistema dei mondi esiste solo in relazione a noi. Diciamo che esisto nel centro e tutti i gradi mi circondano come gli anelli del campo di espansione della forza superiore.

Il Creatore riempie tutto l’universo. Per Lui non esiste grande o piccolo, interno o esterno. Tutte le divisioni esistono solo in relazione a me. Io esisto nel punto centrale e devo ampliare me stesso, i miei sensi e le mie correzioni per captare un mondo, poi un altro, un terzo e così via. Ogni volta il mio ego cresce dal livello zero al 1°, 2°, 3° e 4° livello. Correggo il mio egoismo e così raggiungo la dazione.

In questo modo devo includere tutti i mondi dentro di me. Precedentemente questi esistevano apparentemente al di fuori di me, ma adesso li riporto a me, ai miei desideri.
[40066]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.04.2011, Scritti del Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Tutti i mondi in uno spiedo
Laitman blog: Che la luce continui il suo corso

Invidiare gli amici

Una delle leggi che riguarda il lavoro nel gruppo è molto singolare e, a prima vista, estremamente egoista: dobbiamo coltivare l’invidia dentro di noi. E’ detto: “Contrasta l’invidia, aumenta la saggezza.”

Dovrei invidiare tutti i miei amici con un “buon” tipo di invidia. Desiderare di vederli tutti come dei grandi per essere come loro. Non sono “verde dall’invidia” poiché non voglio che loro perdano i loro vantaggi. Al contrario, desidero diventare uguale a loro.

Questa invidia è assolutamente positive e necessaria. Vale la pena coltivarla dentro di noi. In sostanza, un simile approccio è accettabile anche dal nostro egoismo – basta non oltrepassare il limite tra l’invidia positiva e negativa. Come faccio a riconoscere la differenza?

Se invidio qualcuno in modo negativo, non amo questa persona. E nel caso contrario: quando ho un’invidia positiva, io provo dell’amore. Invidiare un altro uomo in un modo giusto mi aiuta ad ascendere e ad avanzare, in quanto percepisco la sua influenza correttamente.

Negli Scritti del Rabash, Shlavey HaSulam (I gradini della scala), articolo “a proposito di Al di Sopra della Ragione,” il Rabash scrive:

“L’invidia che egli sente verso gli amici quando egli vede che essi hanno delle qualità migliori delle sue. Questo lo spinge ad acquisire le loro buone qualità, che lui non possiede e delle quali è geloso.

Dunque, attraverso la società-il gruppo, egli acquista delle nuove qualità che adotta vedendo che sono ad un livello superiore del suo, ed egli ne è invidioso. Questa è la ragione per cui ora egli può essere più grande di quando non aveva una società-un gruppo, dal momento che acquisisce dei nuovi poteri attraverso la società-il gruppo.”

Guardando agli amici, un uomo dovrebbe provare a vedere in loro le buone qualità che a lui mancano. E’ un test molto positivo. Ovviamente, non guardiamo a ciò che si vede fuori. Un uomo può essere bravo a cantare, un altro a cucinare, un altro ad organizzare, ma non dobbiamo prendere in considerazione queste cose. La chiave è vedere quanto cuore gli amici mettono nello scopo e nell’ambiente circostante. L’amico vuole conseguire la spiritualità, e questo è ciò di cui dovrei essere invidioso.

Se io vedo questa cosa in tutti gli amici, avanzo verso l’ingresso nel mondo spirituale. Incominciamo a metterci alla prova: cosa provo per l’ambiente che mi circonda? Invidiamo gli amici in modo positivo? Diamo loro il giusto valore? Se sì, ci stiamo muovendo in avanti.

Se, invece, non abbiamo ancora smesso di disprezzarli e ancora pensiamo che non siano gli amici con cui unirci, vuol dire che siamo assolutamente lontani dallo scopo. Ognuno lo rifiuta in base ai propri difetti. Il Rabash ne scrive in un altro articolo in Shlavey HaSulam, “A proposito dell’importanza degli amici”:

“Dunque, se un uomo vede delle colpe nel proprio amico, ciò non vuol dire che il suo amico abbia queste colpe, ma queste colpe sono invece in lui, in quanto egli manca dell’amore per gli amici, e così egli vede le colpe nel suo amico. Da quanto detto sopra ne consegue che egli non dovrebbe aver cura della correzione delle colpe del suo amico che lui gli attribuisce, ma egli stesso ha bisogno di correggere il difetto che egli ha creato nell’amore per gli amici. E quando egli si corregge, egli vedrà solamente i meriti del suo amico e non le sue colpe.”
[40005]

(Dalla 5 lezione al Congresso WE! DEL 02.04.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Essere determinati lungo il cammino
Laitman blog: Cerco I miei fratelli…

Innalzarsi al di sopra del problema per risolverlo

Nel livello umano di questo mondo possiamo studiare, conoscere e in qualche maniera controllare i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Anche se non nel migliore dei modi, comunque, siamo capaci di comprendere e di cambiare la natura fino ad un certo punto.

Tuttavia, non possiamo controllare l’umanità, la società umana, e questo si manifesta sempre più chiaramente in tutto quello che facciamo. Siamo incapaci di allevare una generazione, i nostri figli, nella maniera corretta. Prima non pensavamo a questo, ma oggigiorno stiamo affrontando il problema: la giovane generazione è completamente indipendente da noi e siamo incapaci di fare qualcosa con i giovani.

Se potessimo farli diventare delle persone ragionevoli, delle buone persone (anche se non sappiamo esattamente cosa significhi questo), perlomeno i nostri figli avrebbero una buona vita. Tutte le generazioni hanno avuto la speranza che le loro vite difficili sarebbero state compensate dai successi dei loro figli. Ma adesso siamo in un periodo di transizione: noi, come se ruzzolassimo nella cima della fiducia, iniziamo a scendere, abbiamo perso tutta la speranza che la vita della nuova generazione sia migliore della nostra. Ed è per questo che le persone non vogliono più formare delle famiglie e avere dei figli.

Essenzialmente siamo di fronte a questo problema: se vogliamo costruire una vita normale per sette miliardi di persone in un livello semplice, corporale, dobbiamo esistere nel piano spirituale. Trovandomi nel grado umano (4) io posso governare i livelli più bassi: inanimato (1), vegetativo (2), e animato (3). Tuttavia, per mantenere il mio grado sotto controllo, devo innalzarmi al di sopra di questo, al livello spirituale (5). Allora, partendo da quest’ultimo sarò capace di governare il mio grado umano (4).

Perciò lo stato di questi stati è molto semplice: per riparare l’educazione, la famiglia, le relazioni interpersonali, gli affari, l’ecologia, l’economia, per fare fronte a nuove malattie, virus, io devo capire da dove deriva tutto questo, per quale motivo, quali sono le forze che regolano il livello umano. Queste forze non esistono qui. Ciò significa che devo innalzarmi a un livello più alto.

Questo è il motivo per il quale Baal HaSulam fu felice dell’opportunità di rivelare la saggezza della Kabbalah a tutto il mondo, e non solo per se stesso, per una manciata di discepoli. E anche se questa “manciata” di discepoli è aumentata a pochi milioni di persone che seguono le nostre lezioni, parliamo di tutti nel mondo.

Presto raggiungeremo uno stato che non siamo in grado di descrivere. Senza la conoscenza elementare su come governare il mondo dal quinto livello, l’uomo non riuscirà ad avere successo in nessuna delle aree della vita sociale. Perfino adesso, i programmi che l’umanità inizia a beneficio della famiglia, il paese e il mondo, s’intasano e falliscono.

Pertanto, la Kabbalah è necessaria non soltanto per aiutare me e te ad entrare nella spiritualità. La crisi massiva si accumula in un sistema molteplice di crisi che spinge il mondo intero verso l’ascesa a un livello più alto.

Ci distinguiamo dal resto dell’umanità poiché, essendo nel quarto livello, riceviamo il “punto nel cuore”, il desiderio di entrare nel quinto livello. Siamo motivati ad andare avanti da una buona spinta, mentre il resto del mondo viene spinto da grosse sofferenze che arrivano da dietro. Veniamo ingannati con una “caramella”, l’aspirazione a qualcosa di buono, mentre il resto del mondo si muove attraverso la disperazione, spinti da un ”bastone”. Sono animali che non sanno dove andare né come far fronte ai disastri che succedono dappertutto. E questo è solo l’inizio.

[39591]

Materiale correlato:

Laitman blog: Saggio amore
Laitman blog: Perché quando sembra che ho tutto mi sento male?