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Il cielo di oggi è l’inferno di domani

Il Libro dello Zohar, capitolo “Pekudei (Quantità) ” Articolo 839: Cosi come ci sono gradi e palazzi nella parte di Kedusha, ci sono anche nella parte di Tuma’a, e sono tutti presenti a regolare nel mondo nella parte di Tuma’a. È per questo che ci sono sette palazzi opposti ai sette nomi dell’Inferno, che sono chiamati con quei nomi dei sette dipartimenti dell’Inferno, e sono tutti fermi per giudicare e procedere, per i cattivi del mondo ai quali loro hanno aderito, e che non hanno vigilato le loro vie quando si trovavano in questo mondo.

Inferno è il mio desiderio di ricevere. Può essere piccolo e debole e può sembrami non molto cattivo per me in questo momento. È contro la connessione, o non tanto per la connessione quando penso a me. Come posso trarne vantaggio, che cosa mi succederà, ecc.

In base al mio livello, il desiderio sembra ragionevole al momento, e può essere chiamato Cielo, perché grazie a esso io traggo vantaggio, io raggiungo, e mi sento bene. Ma più capirò il sistema superiore, più inizierò a vedere questo desiderio come Inferno. Perché in esso, io penso a me, “io mi brucio”, io mio separo, e sono opposto alla Luce, al Creatore.

Tutto dipende da come ogni persona vede i propri desideri. Questa è tutta la differenza tra Cielo e Inferno.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.11.2011, Lo Zohar)

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Al Congresso con un cuore ardente

Domanda: Come possiamo, in maniera pratica, unire le nostre scintille al congresso di Dicembre?

Risposta: Dovreste arrivare al congresso con le scintille già unite, la preparazione ci propone questo.

Perché andrò al congresso? Evocherò l’unità interiore con gli altri attraverso diverse azioni esterne, per essere incluso in quel vaso spirituale nel quale tutti noi stiamo aspettando la rivelazione del Creatore. Tutta la nostra preparazione è diretta all’unione di queste parti.

Tutti i miei desideri e pensieri sono diretti allo scopo, alla rivelazione del mondo spirituale, il grado superiore, l’eternità e la perfezione, qualcosa di grande e sconfinato. Devo selezionare tutte le mie speranze e portarle verso l’unità con gli altri. Solo avendo unito tutti insieme il nostro desiderio ad un grado più alto, sentiremo il vaso comune che è stato creato da questi impulsi individuali e dalla Luce che li riempie.

La preparazione è arrivare al congresso con dentro il desiderio già formato, chiarito ed ardente.

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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.11.2011, “Matan Torah (La Dazione della Torah)”

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La forza che splende in te

Noi iniziamo il nostro percorso spirituale con un risveglio dall’Alto, dal così detto “punto nel cuore”, che si sveglia in certe circostanze e ad un certo momento in una delle nostre reincarnazioni. Non sappiamo il perché, ma ad un certo momento l’uomo sente la mancanza della sensazione di riempimento nel suo desiderio di gioire, in qualsiasi cosa faccia nella vita.

Dall’altra parte, inizia a sentire un nuovo desiderio addizionale che lo porta da qualche parte. Come succede spesso nelle nostre vite, inizia a sentire simultaneamente i due punti. Diciamo che inizia a sentirsi scontento in un lavoro e che presumibilmente un’altra occupazione potrebbe dargli più soddisfazione. Diventa insoddisfatto in diverse situazioni della vita, e allo stesso tempo inizia a vedere nuove possibilità.

Anche qui accade lo stesso, ad un certo momento divento insoddisfatto della mia vita, senza che questo richieda delle circostanze drammatiche, come bancarotte o altri problemi, semplicemente non sento soddisfazione. Allo stesso tempo inizio a seguire una nuova e non chiara direzione e arrivo in un posto che sembra mi soddisfi di più.

Qual è la differenza? Fino a questo punto non c’è nessuna differenza. Molte persone si uniscono a dei circoli, società, gruppi, o movimenti spirituali new age, oppure trovano soddisfazione praticando degli sport e attività hobbistiche.

All’inizio, quando la persona trova la saggezza della Kabbalah, non gli è chiaro quello che succede e come questo sia diverso dagli altri posti. Lui sente: “Se vuoi ottenere qualche cosa, tu devi unirti al gruppo” ma quest’idea non sembra essere speciale, dato che ci sono tanti altri posti dove questa si porta avanti condizione.

Spesso viene chiesto alle persone di unirsi agli altri e questo spesso impone uno sforzo esteriore. Ogni tanto è chiesto loro di fare uno sforzo interiore per connettersi agli altri, ad esempio, diciamo in una unità militare, dove tutti devono avere cura degli altri per arrivare al traguardo chiaramente egoista.

Questo è molto diverso in un gruppo Kabbalistico, nel quale dicono: “Solo raggiungendo la dazione otterrai una forza generale per donare”. Ma dove si prende? Non dovrai soltanto lottare per connetterti con i tuoi amici, ma dovrai anche chiedere che una nuova forza speciale si riveli dentro la vostra unione.

Questa nuova forza si rivelerà come risultato delle tue nuove attività, cioè il tuo desiderio di unirti in maniera non egoista, come in un gruppo militare, ma in conformità al consiglio dei Kabbalisti, gli insegnanti che ci conducono verso una nuova dimensione superiore. Se ascoltate quello che dicono e leggete quello che scrivono sulla dimensione superiore, vi unirete al gruppo e cercherete di raggiungere l’unità con i vostri amici. Imparerete anche come amare i vostri amici, e leggerete libri che delucidano la connessione e amore tra di voi.

Dovete aspettarvi che i libri e gli sforzi per connettervi con gli altri vi rivelino una nuova forza chiamata “dazione e amore”, allora crescerete da questa forza di amore e dazione. La forza superiore che splende in voi vi conferirà questa sensazione.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 01.11.2011, Gli scritti di Rabash)

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Mille studieranno e noi arriveremo alla luce come un solo uomo

I saggi hanno detto: “Mille persone vengono a studiare, ma solo un uomo arriva alla Luce. Lo studio di mille crea l’opportunità per una persona di arrivare alla Luce, perché tutto cresce nella forma di una piramide e non c’è un altro modo.

Tutto il livello inanimato da origine ad una pianta e tutto il livello vegetale ad un animale. E’ impossibile portare qualcuno alla Luce senza che mille comincino a studiare ed entrino nel livello più basso.

Sono le mille persone che costruiscono il vaso in modo che il loro lavoro risulterà in una forza che raggiunge la Luce. In altre parole, acquisiscono la loro unità generale.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 9.11.2011, Gli Scritti del Rabash)

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Deve accadere qui e adesso

Nel momento in cui entriamo nella sala del congresso, dobbiamo connetterci immediatamente al desiderio grande e collettivo, essere pronti per il congresso ed aspettarci che succederà qui e adesso! Dobbiamo pensare che accadrà necessariamente qui e adesso (come è detto riguardo all’attesa dell’arrivo del Messia, ogni giorno). Questo crea l’azione e succede davvero.

Arrivare al congresso non è abbastanza e dobbiamo prepararci. È una buona idea studiare il materiale del congresso. Non fa parte del mio piano sorprendervi con delle nuove idee, viceversa più familiarità avrete con il materiale e parlo di cose apparentemente conosciute, in risposta al nostro desiderio diretto a quello che avete letto ascoltato e studiato, più sarò capace di portare davvero delle nuove spiegazioni.

Mi piacerebbe vedere che le persone al congresso capiscano, sentano il materiale e sappiano in anticipo cosa dirò. Gli argomenti delle lezioni e le fonti su cui si basano si possono trovare nel materiale per la preparazione al congresso. Noi dobbiamo studiarlo perché non dovrebbero esserci sorprese e tutto il nostro avanzamento dovrebbe avvenire internamente, connettendo e rivelando dei nuovi stati.

Questo si chiama avanzamento. Le parole del materiale possono essere le stesse, ma l’impressione che lasciano e la profondità che rivelano saranno nuove, e noi le sentiremo in un nuovo modo e ad un altro livello.

Quindi dovremmo studiare il materiale e le canzoni con il cuore, in modo da esserci familiari. Questo è molto importante, infatti se abbiamo assaggiato qualcosa e poi lo riassaggiamo, sembra piacevole e nuova; ma quando assaggiamo qualcosa per la prima volta, ne sentiamo appena il gusto.

Si dice la stessa cosa sul peccato: la prima trasgressione non è considerata un peccato perché l’uomo non sa cosa può succedere e l’ha semplicemente provato; ma non appena l’ha “assaggiato” e vuole continuare, come disse Adamo del frutto dell’Albero della Conoscenza: “Ho mangiato e ne mangerò ancora!”, allora è già un problema.

Dovremmo “assaggiare” i materiali del congresso in anticipo in modo tale che, durante il congresso, “continueremo a mangiare” e a scoprire il vero gusto. Non è abbastanza leggere una mezza pagina e pensare di essere pronti. Noi dobbiamo costruire i vasi, i nostri strumenti di percezione, sistemarli proprio come un impasto caldo e lavorato, per riscaldarci. Il sentire o no qualcosa dipenderà dalla preparazione generale.

Più siamo preparati, più potremo riuscire velocemente, sia nel cuore che nella mente, e realizzeremo la rivelazione se entrambi cuore e mente lavorano correttamente.

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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.11.2011, “L’Amore per il Creatore e l’Amore per gli Esseri Creati”)

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Domande sull’ego, la divulgazione, la depressione ed i teenager

Domanda: Ho capito che nel nostro mondo ci sono delle leggi e delle forze. Quale legge o forza mi impedisce di raggiungere la dazione e perché? Come posso cambiare questo dentro me?

Risposta: Il tuo egoismo ti trattiene da questo scopo ma può essere domato solo da una forza esterna che agisca solo quando studi, comunichi con gente simile a te ed insegni agli altri, perché la forza della correzione è nascosta tra noi.

Domanda: Se il 99% dell’umanità non può cambiare niente da solo, esattamente cosa stiamo cercando di cambiare in loro con i nostri sforzi per la divulgazione?

Risposta: Noi, l’1%, dovremmo correggerci attraverso l’unione nel gruppo, ed attraverso la forza della nostra unità (Arvut) uniamo tutto quel 99% che è fuori dal gruppo. Vedi “L’Introduzione al Libro dello Zohar”, articoli 70-71.

Domanda: Può essere depresso un uomo o una donna che studia e divulga la Kabbalah ed è nel nostro ambiente? Se così fosse, quale ne è la ragione? Possono studiare la Kabbalah le persone che hanno una tendenza ereditaria e genetica alla depressione o alle manie?

Risposta: Nel nostro tempo, la depressione è il fenomeno più comune, e la sua cura è un coinvolgimento maggiore nelle attività del gruppo.

Domanda: A casa ho tre teenager che si rifiutano assolutamente di ascoltare la saggezza della Kabbalah. Come e quando posso parlare loro di questo argomento?

Risposta: Non parlare della Kabbalah finché non cresceranno e desidereranno ascoltarla da soli.
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Attiva il Gruppo

Nel gruppo c’è una costante circolazione di desiderio. Per me la chiave è essere più attivi nell’analisi e nella correzione, perché la mia attitudine corretta verso gli altri ritorna a me migliore e rinforzata, introducendo così dei cambiamenti nel modo in cui il gruppo mi influenza. In base alla misura in cui valorizzo gli amici, la mia debole spinta evoca una forte retroazione.

Tutto qui dipende da quanta importanza attribuisco loro. Potrebbe essere che il gruppo sia molto grande, ma non lo stimo per niente, o potrebbe essere che sia piccolo, ma lo considero come il miglior ambiente del mondo. Questa è la mia scelta. Cambio il mio destino costruendo con loro l’attitudine corretta. Fino ad ora  è avvenuto tutto secondo il piano della natura: sono cresciuto e loro mi hanno riempito di entusiasmo, ma adesso mi è stata data l’opportunità di creare un’attitudine identica verso di loro.

E’ possibile grazie alla frammentazione dei vasi, come risultato della quale oggi vedo i miei desideri come estranei, isolati e indipendenti da me. Ho l’opportunità di correggerli esternamente ed io stesso costituisco solo il punto che il Creatore ha accesso in me.

Tutta la realtà, tutte le anime sono davanti a me ed io sono una scintilla che ha bisogno di costruire l’attitudine corretta verso di loro e di relazionarmi a loro come il Creatore si relaziona agli esseri creati, perché queste anime sono il mio vaso spirituale. Mi è stata data l’opportunità di cominciare a relazionarmi a loro consciamente, intenzionalmente, e loro in risposta mi rinforzano. Scopro così gradualmente di avere una connessione con il Creatore e ne deriva che il mio vaso è Malchut riempito di Luce superiore.

Solo qui c’è la mia sola scelta. Il gruppo, da parte sua, mi darà tutto quello che mi è necessario, ma se non coopero selettivamente e non lo voglio specificamente, il mondo mi porta al cammino della sofferenza, chiamato “a suo tempo”.

Attiva il gruppo se vuoi essere sul cammino veloce e giusto verso lo scopo, perché dall’ambiente corretto riceverai la Luce, la forza dello sviluppo accelerato.

Oggi percepisci Malchut dell’Infinito come “questo mondo”. Questa realtà ti influenza e ti cambia in base al modo in cui ti ci relazioni. Tutto dipende dalla tua attitudine, dalla misura in cui crei ed inviti su di te l’influenza degli amici. Portali nell’angolazione corretta della tua percezione e loro faranno attecchire la Luce su di te, dopotutto hai a che fare con Malchut dell’Infinito data a te per il lavoro.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.11.2011, “Matan Torà [Il Dono della Torà])

 

La percezione della vita: un sogno o una realtà?

Esiste un’antica teoria materialista sulla percezione della realtà. Che cosa percepiscono i nostri sensi: quello che sta accadendo fuori di noi o dentro di noi? Questo è il problema: è uno dei due.
Variando il raggio dei nostri sensori e presumibilmente percependo qualcosa fuori di noi, continuiamo ad osservare solo una piccola parte del disegno. Ci sono certi raggi nei quali siamo incapaci di distinguere le vibrazioni. È probabile che esistano delle vibrazioni completamente diverse, non accessibili agli strumenti di percezione che abbiamo sviluppato.

Gli attrezzi che abbiamo inventato per intensificare i nostri sensi si basano sui nostri organi di percezione. Ad esempio, per poter sentire le fluttuazioni climatiche, abbiamo aggiunto dei sensori adeguati a strumenti già esistenti. Allo stesso tempo, per poter ben differenziare tra alcune immagini visuali, abbiamo creato dei sensori ottici, e così via. Inoltre siamo incapaci di costruire strumenti per percepire qualcosa che non abbiamo mai osservato, dovuto alla mancanza di sensori appropriati. Siamo capaci di creare solamente degli strumenti addizionali che allarghino i nostri sensori esistenti e che ci aiutino a “vedere” meglio molti fenomeni.

Questo significa che, di fatto, noi percepiamo solo una piccola parte del mondo esterno. Oggigiorno è provato che esista una matteria “oscura” e alcuni altri fenomeni poco chiari. È come se sentissimo qualche cosa, ma ci sia inaccessibile.

La seconda teoria afferma che non esiste niente all’infuori di noi e che i nostri sensi di percezione rappresentino un certo tipo di “contatto” tra le nostre similitudini interiori e il mondo esterno. Secondo questa teoria, una persona è una “scatola chiusa” e al suo interno esiste un desiderio che costantemente sente qualche cosa. Noi consideriamo questo come le sensazioni della nostra vita.

In altre parole, io esisto dentro il mio desiderio, che include te, questo studio, tutto quello che c’è dentro, tutto quello che immagino, tutte le mie fantasie, idee e reminiscenze. Tutto esiste soltanto nel mio desiderio, nella mia mente, e da nessun’altra parte. Siamo una “cosa dentro e di se stessa”.

Io sono un seguace della seconda supposizione, anche se ci sono molte altre teorie. Io credo che esistiamo dentro noi stessi, veniamo fuori dai nostri desideri interiori e percepiamo un programma di sviluppo che attraversa il nostro desiderio, e questo programma è di fatto la nostra vita. In questo tempo stiamo acquisendo l’opportunità di far iniziare questo programma e di conseguenza diventare capaci di governare la nostra vita. Possiamo andare avanti e indietro, sopra e sotto, in qualsiasi direzione, seguendo qualsiasi coordinata e asse.

La natura ci consente di saltare al seguente ultimo livello di realizzazione del sistema nel quale viviamo. Questo ci permette di comprendere chi siamo e in che tipo di mondo viviamo, se si tratta di sogno o realtà, e qual è la differenza tra di loro.
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(Da un programma televisivo “Il mondo integrale” del 16.10.2011)

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E’ giunto il tempo della rivelazione

Bina di Arich Anpin esce decisamente dalla sua testa e scende verso il basso per aiutare il bambino, ZON. Binà stessa diviene piena di Luce di Hassadim (Misericordia), che non subì la restrizione, ed è per questo che è completamente libera e può essere ovunque. ZON riveste Binà, è poiché quest’ultima è divisa in due parti, anche ZON si divide in due parti: una superiore e una inferiore, GAR e ZAT.

Questa separazione comincia in Binà con le quattro fasi della Luce Diretta, quando Binà è obbligata a separare la sua parte inferiore, per usarla per donare. La parte superiore, che desidera dare, produce la parte inferiore ricevente, ZAT de Binà, così come ZON, dove questa dazione è realizzata.

Quando il Creatore crea la ricezione nella prima fase, la creatura non è d’accordo. E quando la creatura desidera diventare come il Creatore, in GAR de Binà, non ha scelta se non ritornare alla ricezione, ma questa volta per sua propria volontà. Inizia ad utilizzare la sua natura per donare.

GAR de Binà è un punto indipendente che dice al Creatore: “Io non utilizzo i desideri che Tu mi hai dato!” E poi ritorna e dice: “Bene, li utilizzerò, ma perché io ho scelto di farlo.” Questo è il luogo del punto in cui viene presa questa decisione: un limite, una sezione. Questo punto nel mezzo di Bina è chiamato il punto della libertà di scelta: il terzo medio di Tifferet.

E’ il motivo per cui anche noi ci dividiamo sempre in due, GAR (Israele) e ZAT (le nazioni del mondo), con la divisione tra loro. Sotto sono i desideri di ricevere, sopra sono i desideri di dare. Questa scala non cambia mai.

Nei nostri giorni, quando AHP, il cosiddetto 99%, sta cominciando a rivelare se stesso, abbiamo bisogno di sapere come lavorarci. Questa è la prima volta che si sta rivelando la struttura completa di tutte le Dieci Sefirot (Galgalta ve Eynaim e AHP insieme), ed è il motivo per cui sta arrivando il tempo della correzione. Ora Galgalta ve Eynaim può veramente agire perché prima d’ora era solo il periodo della preparazione, senza l’opportunità di comprenderla veramente in azione.

Galgalta ve Eynaim esiste solamente per correggere AHP. Questi desideri appartengono a Binà fin dall’inizio, che è invitata a prendersi cura di AHP.

Noi dovremmo conoscere questa separazione poiché la utilizziamo per attrarre la Luce Superiore, così come per avere una migliore comprensione di ciò che sta accadendo intorno a noi. Vedremo presto, con i nostri stessi occhi, come tutte queste cose si materializzeranno perché questa struttura superiore ha cominciato a rivelare se stessa nel nostro mondo in modo pratico. Chi sa quanto tempo ci vorrà, se saranno mesi o anni, ma noi siamo su questo percorso perché la prima rivelazione si è già verificata.
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(Dalla parte 3° della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.10.2011, TES)

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Il congresso di Arava è una disconnessione programmata da tutti i disturbi

Domanda: A cosa serve l’isolamento del gruppo al congresso nel deserto di Arava?

Risposta: Ci riuniremo qui per gettare le basi di una nuova società, il cui scopo sia quello di raggiungere l’adesione al Creatore. Al fine di riuscirci, dobbiamo raggiungere l’adesione tra di noi, e per riuscire in questo, dobbiamo unirci, disconnetterci da tutti i disturbi che arrivano dal mondo esterno. Infatti siamo piccoli e ci dobbiamo dare forza a vicenda, e non dobbiamo lasciare che il mondo interferisca con quello che stiamo facendo. Questa è la ragione per cui andremo nel deserto.

In passato certi gruppi di Kabbalisti prendevano delle misure molto più straordinarie per isolarsi dall’ambiente esterno. L’uomo deve concedersi più di libertà da questo mondo confuso e insensato per raccogliersi un po’ di più in se stesso e capire quale sia il suo destino.

Nel turbine della vita, frastornati dal baccano delle radio e delle televisioni, non possiamo far emergere la voce sottile della nostra anima o raggiungere una labile ispirazione interiore. Il fatto è che non abbiamo l’energia per farlo. Anche i Kabbalisti, che hanno vissuto centinaia e migliaia di anni fa in un mondo completamente diverso, che non conoscevano le “meraviglie” dei mezzi di comunicazione, si isolavano, togliendosi dal loro ambiente abituale, addirittura “andavano in esilio”, lasciando le loro case senza portarsi dietro niente; vagavano per anni e tiravano avanti con quel che riuscivano a guadagnarsi per mangiare.

Noi non sappiamo nemmeno cosa stiamo perdendo nel mondo moderno, che ci subissa e ci insudicia con la sua sporcizia. Vogliamo ottenere qualcosa di meraviglioso? Se lo vogliamo, allora quali sforzi stiamo facendo per scappare da queste bassezze?

Varrebbe la pena trovare il tempo per questo genere di isolamento, durante il quale sentiremo solamente le nostre forze, senza i disturbi del mondo esterno. Prendiamoci un giorno nella vita per sentire che siamo noi invece di sentire chi sono loro, questi disturbi.

Ovviamente non costringiamo nessuno a partecipare e non facciamo una lista di chi verrà e di chi no. Non spuntiamo elenchi per il futuro. Chi non vuole o non può venire, non lo faccia. In questo senso, tutto è lasciato alla libertà individuale. Però, se un uomo viene, deve partecipare alle iniziative che il gruppo ha stabilito per aiutarci a staccarci da tutto, per sentire solamente noi stessi.

Non desiderate delle volte essere soli con voi stessi? Questo è anche il modo in cui il gruppo vuole essere solo con se stesso, per sentirsi. Entriamo in una stanza, chiudiamo la porta e restiamo con i nostri pensieri. Ed è così che vogliamo fare. In realtà, questa è un’idea chiara e comunemente accettata. Ma per noi non è solamente un minuto di riposo, ma un distacco dal “livello delle donne e dei bambini” per ascendere al “livello degli uomini”.

Nell’articolo “L’importanza del gruppo” il Rabash scrive: “Quando un uomo lavora lungo il cammino della verità, ha bisogno di isolarsi dagli altri uomini. Infatti il cammino della verità richiede una certa forza di carattere perché va contro il pensiero comune. Le opinioni del mondo sono costruite sulla conoscenza e la ricezione, mentre le opinioni della Torah sono costruite sulla fede e sulla dazione. Se un uomo è distratto, allora si dimentica subito di tutto il lavoro del cammino della verità e cade nel mondo dell’amore per se stesso. Solamente nel gruppo gli amici si aiutano a vicenda, e perciò ogni uomo riceve dal gruppo la forza per combattere le opinioni comunemente accettate”.

Il mondo superiore è il nostro mondo interiore. Dobbiamo spostare la nostra osservazione dall’esterno all’interno. Perciò, con l’aiuto degli amici, proveremo ad entrare in noi stessi, a guardarci dentro, per acquisire una saggezza profonda, per raggiungere l’intimo significato della Torah. Non c’è altra scelta e ne abbiamo bisogno.

Un uomo deve essere costantemente immerso nella sua interiorità, penetrare nelle sue profondità, ed è proprio qui che rivelerà il vero mondo. Il mondo esterno ci confonde di proposito in mondo che attraverso i conflitti e la resistenza, costruiremo la nostra strada puntando all’esterno. La nostra lotta consiste nel penetrare sempre più nel profondo la realtà del mondo che abbiamo davanti ai nostri occhi, e che ci spinge verso l’esterno.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “Arvut (Garanzia Mutua”)