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Una domanda sul modo di giudicare gli amici

Domanda: Per quanto riguarda il problema di rivelare la nostra connessione all’interno delle attività di gruppo e praticare l’amore degli amici: cosa significa “giudicare gli amici sulla scala del merito” e tutto andrà a posto naturalmente? Questo significa che se viene percepito un problema per quanto riguarda l’amore degli amici, giudicarli sulla scala del merito risolverà le cose? La scala del merito è utilizzabile come strumento personale per la correzione? (dall’articolo “L’uomo dovrebbe vendere sempre le travi di casa sua”)

Risposta: Il punto è che prima si deve raggiungere l’unità e solo dopo si possono giudicare gli altri, trattandoli già come se fossero vostri figli o parenti, ecco perché si dice che la base della correzione è il principio di “Fare agli altri come vorresti che loro facessero a te”, e quando questa proprietà viene acquisita, la correzione sta nel raggiungere la proprietà di “Amare gli altri come se stessi”.
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Ci hanno dato una seconda opportunità

Probabilmente avete già sentito quello che l’Ari disse una volta ai suoi studenti: “Se oggi andassimo a Gerusalemme potremmo arrivare alla fine della correzione (Gmar Tikkun). Incontriamoci in un’ora e andiamo là, continuiamo cosi!”

Quando dopo un’ora gli studenti iniziarono a riunirsi, uno di loro disse che non poteva andare per un determinato motivo, un altro per un altro motivo, un altro perché sua moglie non lo lasciva andare, un altro per i suoi figli, per qualche malattia, altri problemi, quindi non si sono elevati allo stato di Gmar Tikkun.

Noi non comprendiamo come quelle interruzioni abbiano potuto fermare gli studenti dell’Ari impedendo loro di arrivare all’elevato grado di Gmar Tikkun e non comprendiamo nemmeno quali ostacoli vengono dati dall’Alto alle persone per farle avvicinare alla correzione.

Noi non siamo né più forti né più speciali, ma siamo la più debole tra le generazioni che ci hanno preceduto, però viviamo in tempi molto speciali che richiedono una grande correzione, che è possibile portare a compimento!  La forza superiore ci connette e ci spinge in avanti anche se non lo meritiamo, anche se non siamo abbastanza forti o non comprendiamo quello che stiamo facendo.

Non dobbiamo dimenticare che ciò che dobbiamo fare è provare con tutte le nostre forze! Il Creatore finirà questo lavoro per noi.
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(Dalla 1° lezione del Congresso Arvut nel Deserto di Arava del 18.11.2011)

Il desiderio che brucia la pietra

Il lavoro spirituale, non è per niente facile la rivelazione dei movimenti successivi, uno per uno, dal “meno” (quello che mi manca) al più (colui che può aiutarmi). Dall’esterno sembra irrazionale e non importa quanto avanziamo, ce ne dimentichiamo sempre perché i nostri sentimenti egoisti e la nostra mente non sono costruiti su questo principio.

Nella spiritualità tutto è organizzato in maniera diversa. Io faccio degli sforzi e trovo un luogo completamente differente. Io mi deludo, arrivo a un punto di disperazione, e un momento dopo, se non scappo via, io trovo. Trovo qualche cosa che non mi aspettavo minimamente né pensavo si potesse ottenere.

Nel nostro mondo quello spirituale che scopriamo non ha alcun analogia. Si apre un piccolo foro come quello di un ago, come una piccola pupilla del nostro occhio, una vista focalizzata che non richiede altro e, attraverso questa, entriamo in un nuovo mondo!

Il Creatore, la Luce di Hochmà (la Saggezza) apre questo foro e noi lo espandiamo poiché è stato creato da tutti i quali comprimono il proprio egoismo a zero, e tutti i nostri punti nel cuore connessi insieme. Una volta uniti, questi punti bruciano il muro, il confine tra noi e il mondo spirituale e, se si uniscono, diventano il punto attraverso il quale entriamo nel mondo spirituale.

È per questo che ci siamo riuniti qui per raggiungere la condizione in cui “Israele, la Torà e il Creatore si uniscono”. È necessario che tutti raggiungano insieme la stessa frequenza e influenza, tutti con un solo pensiero, l’unità dei nostri punti nel cuore, sopra il nostro ego, sopra questa vita corporea.

Abbiamo il diritto di dimenticare questa vita corporea per 24 ore, disconnetterci da tutte le preoccupazioni, e aspettare che venga a trovarci questa forza che sostenta questa vita. Per mezzo del nostro desiderio la forzeremo a venire più vicino a noi.

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(Dalla 2° lezione della Convenzione Arvut del Deserto di Arava del 18.11.2011)

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Consigli per la preparazione al Congresso

Al fine di prepararsi al congresso nel miglior modo possibile, è necessario andare oltre i discorsi che abbiamo fatto al congresso nel deserto Arava, chiaramente avremo ancora interessanti colloqui ed eventi, dove continueremo a sviluppare la nostra aspirazione comune verso un unico desiderio di dazione, che consiste di una moltitudine di piccoli aspirazioni individuali e aiuto reciproco. L’uomo ha veramente bisogno di guardare tutto attentamente e sentire l’intenzione.

È consigliabile acquisire in anticipo familiarità con le canzoni, il programma del congresso e i materiali che studieremo, semplicemente leggere i materiali specifici, guardare i clip e unirsi alla preparazione comune. Se arriverete con tutto il gruppo, è possibile lavorare insieme su questi elementi di unità.

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(Dalla serie di Lezioni virtuali di Kabbalah del 20.11.2011)

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Penetrare il muro

Adamo è stato il primo uomo a rivelare il segreto della vita, cercava il suo significato della sua vita proprio come noi e dopo la sua rivelazione, questo segreto iniziò a propagarsi una generazione dopo l’altra, finché arrivò ai nostri tempi.

Noi ci sviluppiamo costantemente e il nostro desiderio cresce in maniera regolare. Poiché ogni generazione arrivata era nuova e possedeva un sempre maggiore desiderio di ricevere piacere, era capace di aggiungere qualche cosa al metodo di rivelazione del segreto della vita.

Da un lato è una cosa veramente semplice, e dall’altro è incredibilmente difficile, semplice perché è vicina a tutti quanti, difficile perché risiede sotto le nostre possibilità. È come se il Creatore stringesse una corda per farci saltare, e subito mettesse un muro che renda impossibile il nostro salto.

La cosa che deve fare l’uomo è impegnarsi con sforzo mentre il Creatore farà il resto dell’azione. Tuttavia l’azione dell’uomo e l’azione del Creatore devono essere sincronizzate con il gruppo o con l’ambiente.

È molto difficile collegare questi tre componenti perché sembra che ognuno sia girato verso la propria direzione a fare i propri movimenti. Il venire per unirsi grazie allo sforzo fatto da queste tre parti è chiamato “Israele, la Torà e il Creatore sono uno”.

L’uomo chiamato “Israele” (diretto al Creatore) significa che chi anela a raggiungere il Creatore agisce in base alla radice della propria anima e al programma della creazione, supera la propria natura e desidera agire in sincronia con l’ambiente, che è una serie di movimenti che si mettono in moto insieme.

Il Creatore ha un Suo proprio movimento, dopo tutto, Lui governa tutto, ha un piano predeterminato che conduce verso un traguardo. Per questo motivo, è molto difficile collegare questi tre movimenti in un unico punto dove avviene  il contatto iniziale con il superiore. Questo contatto è chiamato adesione.

Adamo è stato il primo uomo a rivelare il metodo per ottenere l’unità con il superiore, chiaramente nella vita non ci sono delle coincidenze, è non è stata una coincidenza che lui sia stato chiamato Adamo (“simile” al Creatore), anche se i suoi genitori non erano consapevoli del motivo per il quale lo chiamarono in tal modo. Lui è stato il primo uomo a rivelare il metodo corretto per rivelare il Creatore.

Se noi collegassimo questi tre componenti in un unico punto, allora da questo punto inizieremmo a vedere una realtà diversa. Focalizziamo le cose, proprio come quando viene fatto un esame agli occhi, quando le tre linee nell’apparecchio ottico devono connettersi per poter vedere qualche cosa. Qui risiede il nostro lavoro.
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(Dalla 2° lezione del Congresso Arvut del Deserto di Arava del 18.11.2011)

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Il mondo materiale come una garanzia di sicurezza

Domanda: Perchè abbiamo bisogno dei desideri del livello animato se non li corregiamo? Qual è il loro utilizzo?

Risposta: Abbiamo bisogno di questi desideri per esistere fuori dal mondo spirituale e ci danno l’opportunità di salire senza essere dipendenti dal mondo spirituale, senza esserne corrotti.

Questo ci permette di vivere senza “favori spirituali” e decidiamo continuamente se dovremmo unirci o no ai nostri vicini, al gruppo. Alcune volte vogliamo lasciare tutto e andarcene, e ne abbiamo l’opportunità.

Dall’altra parte, se avessimo solamente dei desideri relazionati al gruppo, saremmo simili, diciamo alle formiche. Senza avere altro, vivremmo la vita della società involontariamente, e saremmo ancora nel livello animato, corporeo.

Tuttavia, io vivo nel mio corpo e posso aspirare o no alla spiritualità. Questo mi permette di essere una persona spirituale perché io raggiungo la forma di dazione per conto mio a dispetto del mio naturale e iniziale desiderio. Il Creatore ha creato in me l’inclinazione al male in modo che, una volta sormontata, io possa diventare una persona libera. Io decido se lo voglio oppure no, di mia libera scelta.

Altrimenti potrei vivere nel mondo spirituale, ma nel livello animato. Io sarei “un angelo”, un “animale spirituale” che istintivamente ama tutti quanti.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.11.2011, La Garanzia Mutua)

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Nessuno tranne NOI

Baal HaSulam, “L’Arvut (La Garanzia Mutua)” (una versione abbreviata): Rabbi Elazar dice che il mondo intero è incluso nella Garanzia Mutua, ma all’inizio, solo Israele (coloro che hanno un’aspirazione al Creatore) inizierà la correzione del mondo… (mentre gli altri, a causa del loro grande ego) non vorranno uscire dall’amore per loro stessi.

I primi che sono disposti ad essere corretti sono coloro che, al di là dell’egoismo e dei problemi tipici di questo mondo, hanno anche una chiamata speciale, una scintilla che apre loro la strada in avanti. Costoro prendono la direzione diritta verso il Creatore (Yashar-El) e sono perciò chiamati “Israele”.

Il 99% degli uomini evolvono solamente sotto la pressione della sofferenza che li spinge da dietro. Questo cerchio si chiama “le nazioni del mondo”, ma c’è anche un cerchio interiore che, al di là della sofferenza, ha un’aspirazione a muoversi in avanti. Questi uomini sono chiamati “Israele”. Naturalmente, coloro che hanno entrambe le pressioni, sia da dietro che in avanti, giungono più in fretta alla consapevolezza del sostegno reciproco, ma alla fine il mondo intero dovrà entrare nello schema della Garanzia Mutua.

“Le nazioni del mondo” hanno anche delle parti che si collegheranno a “Israele”, scoprendo all’improvviso la chiamata spirituale o il punto nel cuore, però altre non ne faranno parte non entreranno in questo cerchio, quindi, in un modo o nell’altro, il gruppo centrale deve correggersi, diventando una casa per coloro che sono dentro e che lo sostengono dal di fuori.

La conclusione è semplice: è nostro dovere compiere la correzione. Tutto spetta a noi: correggere noi ed il mondo. Non c’è niente da aggiungere.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.11.2011 “Arvut (La Garanzia Mutua)”

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Ubriachi di Luce

Tutto il nostro lavoro consiste nel raggiungere l’uguaglianza con le qualità della Luce. In rapporto a noi, la Luce si divide in 613 Luci (Taryag) e dentro di noi costruisce 613 desideri che però, alla fine, si tratta di un unico desiderio e della Luce.

Il nostro lavoro consiste nel conferire al desiderio di godere la stessa forma del desiderio di donare della Luce. Naturalmente, non possiamo trasformare il desiderio di ricevere piacere nel desiderio di donare. Prima di tutto il desiderio di ricevere piacere resta quello che è, ma noi ne riveliamo la forma: distinguiamo il desiderio di ricevere piacere dall’acqua, dal pane e così via. Tutte queste cose sono forme nelle quali il desiderio di ricevere piacere ottiene l’appagamento.

Per esempio l’appagamento che sperimentiamo in una certa forma di desiderio si chiama “pane”. L’appagamento che sperimentiamo in un’altra forma di desiderio si chiama “acqua”. L’appagamento che sperimentiamo in altre forme di desiderio si chiama “carne”, “pesce”, “dolce”, “aspro”, “amaro”, e così via. Tutto dipende dalle forme del desiderio di ricevere piacere, e lo stesso vale con ogni altra cosa, anche con la tecnologia, le onde magnetiche e gli spettri solari. Sono tutte forme di desiderio di ricevere piacere. La materia è desiderio, e tutto è determinato dalla forma che assume.

Al nostro desiderio di ricevere piacere dobbiamo dare la forma giusta, questo non significa che sarà più appropriato il desiderio di “carne” del desidero di “pane”. La forma giusta e appropriata è il modo in cui desiderio ricevere l’appagamento, che si chiama “pane, “carne” e così via. E’ il modo in cui faccio la distinzione che ancora mi proibisce di usare questi desideri a causa di una varietà di ragioni, poiché non sarei in grado donare in questa forma e di essere quindi uguale alla Luce.

Ci sono due elementi da considerare qui: il primo è il desiderio di ricevere piacere, che assume una certa forma perché altrimenti non sarebbe niente di più della materia senza forma, come è scritto: “Tutto viene dalla polvere”. Questa polvere deve assumere una certa forma perché non ha alcun valore di per se stessa. Ed io devo sentire il gusto nel desiderio di ricevere piacere. Il mio piacere dipende dalla grandezza del desiderio e dalla varietà di forme nelle quali può ricevere piacere, come il cibo, il sesso, la famiglia, il denaro, il rispetto, il potere, la conoscenza, in base alla scala di valori accettati nel mondo.

Inoltre c’è un’altra forma speciale che si riveste di questa materia: l’intenzione sia “per ricevere” che “per donare” alla quale di ci riferiamo come al lavoro del Creatore. In questa forma c’è la differenza tra la creatura ed il Creatore.

Non tutti gli uomini possono individuare questa differenza. Di regola gli uomini distinguono solamente la forma tipica che assume il loro desiderio di ricevere piacere: cosa e quanto vogliono rispetto agli altri. Tutta la loro analisi finisce qui, cioè non parlano della qualità del desiderio in relazione al Creatore.

Al fine di avere una vivida percezione spirituale rispetto al Creatore, l’uomo deve avere nel suo desiderio un altro elemento speciale, nel quale distinguerà se è prossimo alla dazione o ne è lontano, o più vicino alla verità che alla falsità. Questo elemento si risveglia in lui nella forma del cosiddetto punto nel cuore e non gli permette di sentirsi a posto con le forme che gli risultano comode rispetto al desiderio di ricevere piacere.

Egli deve sviluppare la sua strada verso la Luce che splende su di lui da lontano, in un modo che nemmeno lui sappia come e perché. Questa Luce risveglia nell’uomo il bisogno di conseguire l’uguaglianza delle sue qualità.

L’uomo gradualmente si eleva al di sopra del suo desiderio di ricevere piacere in tutte le sue forme diverse ed incomincia a prendersi cura dell’intenzione nella quale si ritrova, sia che si tratti dell’intenzione per il bene della ricezione o della dazione, e si mette alla prova rispetto a questa forma. La Luce continua a risvegliarlo e lo porta in un gruppo, attraverso il quale lo influenza, cioè la Luce lo influenza attraverso i desideri (Kelim).

L”uomo alla fine si trova in una condizione così negativa e scomoda che o prova a scappare dall’influenza della Luce che Riforma, la Luce Circostante, rifiutando di accettare le nuove forme, poiché succede sempre con una forte pressione, come se venissimo modellati come dell’argilla; oppure capisce e riconosce dalla disperazione di dover accettare la nuova forma, come conseguenza degli studi e dell’influenza del gruppo.

Egli allora comincia a lavorare nel gruppo, chiedendo alla Luce delle nuove forme per il suo desiderio. In principio si aspetta di ricevere dalla Luce delle cose belle, sperando di ricavare dalle nuove forme della Luce qualche vantaggio per il suo benessere, cioè per il suo desiderio di ricevere piacere, che è ciò che si chiama “la dazione per il bene della ricezione”.

Gradualmente e attraverso un disperato desiderio di conseguire quello che vuole e attraverso l’influenza della Luce Circostante che lo influenza per mezzo del gruppo, l’uomo raggiunge uno stato in cui non gli interessa più di nessuna condizione. Questo è ciò che viene chiamato “lavorare senza condizioni”, quando l’unica cosa che conta per lui è accettare la forma della Luce, le forme della dazione.

Egli non è in grado di comprendere precisamente cosa gli sta succedendo e perché sta vivendo questi stati, ma la natura delle forme che attraversa fanno sì che sia d’accordo ed accetti che tutto questo accada e comincia a ricevere potere al di sopra della sua ragione, come se fosse ubriaco di Luce. Desidera veramente accettare delle nuove forme e, cosa più importante, desidera sapere che gli viene garantito l’avanzamento verso la Luce, e se lo assicura partecipando al gruppo.

Quando l’uomo si prepara correttamente, facendo parte del gruppo, tentando di annullarsi davanti a lui e con l’accettazione della Luce che Riforma attraverso questo vaso comune e senza alcuna condizione, ma solo desiderando di annullarsi in modo che la Luce lo influenzi, allora questi due sforzi che compie durante lo studio ed il lavoro nel gruppo lo porteranno al successo.

Altrimenti si ritroverà in uno stato del quale è scritto: “Un pazzo seduto con le mani incrociate che mangia la sua stessa carne”, e può “divorarsi” per anni senza avanzare.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.11.2011,Lo Zohar)

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Domande sulle proprie relazioni con l’ambiente

Domanda: Negli ultimi tempi ho trovato delle persone che mi dicono che sto facendo male le cose. Sto vivendo la mia vita nella maniera sbagliata. Ho la moglie sbagliata. Il mio modo di vedere la vita è sbagliato, e altre cose sono sbagliate.

Nel gruppo gli amici mi dicono “come stanno le cose”, come se loro “conoscessero” il Creatore, come se fossero ad un livello superiore. Vedo che le persone si rivolgono a me senza rispetto per come io sono e per il contributo che do. Cerco di incontrare con rispetto le persone intorno a me e ascolto quello che hanno da dire, ed io non dico loro che stanno vivendo le loro vite nella maniera sbagliata.

Sono veramente turbato per questo e non so come riesco a sopravvivere ancora in questo mondo freddo. È solo il mio ego che mi mostra la sua faccia? Se così fosse, come posso correggerlo? (Ho urlato la mia domanda al Creatore, ma non ho ricevuto una risposta che io sia stato in grado di comprendere).

Risposta: Tutto questo è il Creatore che ti protegge dal tuo orgoglio. Sii d’accordo con tutti.

Domanda: Sono uno studente di Bnei Baruch e credo di comprendere tutti i concetti di questo blog. Tuttavia, tutti i miei tentativi di esprimere questi concetti alle persone vicine a me ma estranee alla Kabbalah, trovano diversi livelli di resistenza, del tipo “questa è un’utopia” a sfoghi di rabbia aggressivi con parole che non voglio ripetere qui.

Che cosa mi consiglia, oltre a migliorare la mia comprensione della Kabbalah e l’intenzione di raggiungere l’adesione al Creatore?

Risposta: Smetti di parlare e studia.
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Al Congresso con un cuore ardente

Domanda: Come possiamo, in maniera pratica, unire le nostre scintille al congresso di Dicembre?

Risposta: Dovreste arrivare al congresso con le scintille già unite, la preparazione ci propone questo.

Perché andrò al congresso? Evocherò l’unità interiore con gli altri attraverso diverse azioni esterne, per essere incluso in quel vaso spirituale nel quale tutti noi stiamo aspettando la rivelazione del Creatore. Tutta la nostra preparazione è diretta all’unione di queste parti.

Tutti i miei desideri e pensieri sono diretti allo scopo, alla rivelazione del mondo spirituale, il grado superiore, l’eternità e la perfezione, qualcosa di grande e sconfinato. Devo selezionare tutte le mie speranze e portarle verso l’unità con gli altri. Solo avendo unito tutti insieme il nostro desiderio ad un grado più alto, sentiremo il vaso comune che è stato creato da questi impulsi individuali e dalla Luce che li riempie.

La preparazione è arrivare al congresso con dentro il desiderio già formato, chiarito ed ardente.

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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.11.2011, “Matan Torah (La Dazione della Torah)”

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