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Solo chi è pronto a tutto sarà quello che scapperà

Rabash, Dargot HaSulam (I gradini della scala) 924: “E il Signore parlò a Mosè”: Realmente non possiamo ricevere niente dall’Alto, dalla natura, prima che una persona arrivi alla decisione che questo non può essere in natura. Solamente dopo che si dispera della natura, lui può chiedere aiuto al Cielo, in maniera che sia aiutato oltre la natura.

Dovremmo cercare di connetterci e fare delle azioni di dazione tra di noi per poter evocare la Luce che Riforma. Quando la Luce ci influenzerà sentiremo che siamo sempre meno meritevoli di connessione. È detto: “Vieni dal Faraone, poiché ho indurito il suo cuore”. Desiderando di somigliare al Creatore, ci stiamo avvicinando a Lui e allo stesso tempo sentiamo che ci stiamo allontanando da Lui.

E qui è richiesto alla persona di fare un lavoro speciale: Non scappa dalla battaglia ma comprende che questo indurimento del cuore lo aiuterà a rivelare la necessità del potere della dazione, non importa che cosa, senza condizioni preliminari. Alla fine la persona è pronta a tutto, non importa che cosa, indipendente dalle condizioni, il gruppo, il mondo. In una maniera o nell’altra la cosa principale è acquisire il potere di dazione, il potere di connessione.

-Per cosa? Che ci guadagnerai da questo?

-Niente, eccetto il potere di dazione da se.

Non è sufficiente semplicemente parlarne. Dovremmo cercare di raggiungere quest’attitudine verso gli altri lavorando nel gruppo e nella divulgazione. Non deve essere espresso esternamente, ma se una persona cerca di raggiungere gli altri, allora incontra il re d’Egitto e vede che il suo ego non gli permetterà di fare niente.

Allora la persona attraversa le “Dieci piaghe d’ Egitto” e vede come sotto l’influenza di una forza speciale dall’Alto, il suo ego si arrende gradualmente. Ogni volta che il “Faraone” alza la sua testa e insiste, lui riceve un altro colpo. Questo allontana la persona dall’ego e gli permette  di scappare finalmente da esso.

Scappare dove? La persona scappa dal Faraone, cioè, dal potere che lo separa dagli altri. Prima è solamente scappare, superarlo, e poi la persona inizia a lavorare praticamente nella connessione. In Egitto, nel desiderio di ricevere, non potrebbe fare questo. È cosi che raggiungiamo la “Ricezione della Torà”, che significa mutua garanzia, e inizia il periodo di “Quarant’anni nel deserto”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.04.2012, Gli scritti di Rabash)

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Un’apertura per la Luce

Sentire l’importanza del nostro obiettivo, deriva dalla Luce che Riforma. Non dipende affatto dalla persona. Essa deve solo lasciare che la Luce le si riveli e tutto ciò che le accade sarà fatto dalla Luce.

Tutto questo ti accadrà e sarai grande, se solo aprirai in te un posto per la Luce. Non dobbiamo pensare che questo avvenga grazie a delle abilità speciali che la persona possiede. Dobbiamo solo apprezzare e rispettare l’insegnante, non come una figura reale ma per l’informazione che trasmette, perché attraverso lui si riceve la Luce. Inoltre, dobbiamo apprezzare il gruppo, perché senza, non saresti in grado di percepire la luce, di sentirla, di capirla, e utilizzarla. Non avresti nessun posto in cui lasciarla.

Domanda: Che cosa significa “creare un’apertura per la Luce“?

Risposta: Più si aderisce alla Luce, alla fonte, e si desidera annullare se stessi, più si è inclusi con il Galgata ve Eynaim nel AHP della forza superiore.

L’AHP del superiore pieno della Luce di Hochma è il suo vaso di ricezione. Puoi essere lì se annulli te stesso. Poi, stai nuotando nelle acque di Bina e cresci. Hai tutto, il mondo intero, “da un capo all’altro”, tutto dipende solo da quanto ti annulli. Ma sei già nato con i tuoi vasi indipendenti. È necessario ridurre al minimo sé stessi in relazione allo stato in cui ti trovavi nel mondo di Ein Sof (Infinito). Questo perché il superiore è Infinito rispetto a te. Pertanto, dovresti diminuire te stesso alla tua stessa misura, che dovrebbe avere l’aspetto di un embrione.

Questa transizione è molto vicina, queste sono le doglie del parto in cui si ottiene i propri “indumenti”, invece di stare in quella superiore senza alcuna forma di te stesso e annullare solo te stesso, adesso stai acquistando la tua forma. Noi non vediamo questo nel nostro mondo, perché un embrione ha già una forma anche quando è nel grembo di sua madre. Ma nella spiritualità non è così.
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Per ricevere il Pagamento, spostati verso la Spiritualità

Baal HaSulam, Lettera 12: Ma è sciocco pensare che il Creatore sia obbligato a benedire esattamente il posto dove l’azione avrà luogo.  Al contrario, abitualmente l’azione avviene in un posto e la benedizione in un altro, in un posto dove la persona non fa niente, perché nemmeno lo sapeva e non poteva fare niente.

Noi ci esercitiamo in un posto e il risultato è rivelato in un altro posto, per cui noi non comprendiamo dove vada a finire tutto il nostro lavoro. Infatti, noi non sappiamo che tipo di lavoro stiamo facendo. Le nostre azioni sono buone o cattive? Conducono verso il traguardo oppure no? Chi le porta avanti, noi o il Creatore? Noi non comprendiamo questo perché ci troviamo in uno stato molto confuso.

Perché siamo in occultamento? Noi non sappiamo esattamente ciò che dovremmo fare con questo, non sappiamo se agiamo correttamente oppure no…Perché c’è questa nebbia, la confusione, la mancanza di comprensione, la mancanza di orientamento, o la mancanza di responsabilità reca qualche risultato in base al principio: “Ho lavorato ma non ho trovato” Perché è chiamato sforzo? Non sarebbe meglio se trovassimo scritto ciò che dovremmo fare?

No, non avviene in questa maniera. Anche se non possiamo essere d’accordo con quest’approccio, esso è descritto in spazi senza fine negli scritti Kabbalistici, in migliaia di estratti.

Il nostro lavoro è sottratto dai risultati, ed è veramente duro accettarlo. Io devo lavorare come un “muto”, come una bestia, come un folle. Mi viene offerta una bugia: abbracciarmi con gli amici, mentre io non lo voglio, di parlare dell’amore mentre io non lo sento…In breve, io devo fare quello che non comprendo.

È necessario questo dualismo in modo che possiamo elevarci da questo mondo a quello spirituale. Il mondo spirituale è opposto a questo mondo, non è familiare ed è impercettibile. Quindi, attraverso queste azioni incomprensibili acquisiamo i vasi che ci guidano verso il posto che ancora non abbiamo raggiunto.

Abbiamo bisogno degli ordini dall’Alto per soddisfare queste azioni. Vogliamo entrare nella dimensione che non va insieme ai nostri attributi in nessun modo, e, infatti, non c’è niente che ci porti in quella direzione. Noi dobbiamo agire “automaticamente”. I Kabbalisti lo dicono e noi lo facciamo.

Se una persona capisce che non c’è scelta, se vuole veramente salire ad un livello più alto, allora è consapevole del fatto che questo è un livello totalmente diverso e non è per niente un’addizione aggiuntiva.

I non sarò più intelligente né capirò di più, non riceverò più benedizioni terrene. Io agisco assumendo che questo mondo è esausto e finito. Non c’è niente che io possa aggiungere qui.

Io mi sto preparando per aggiungere qualche cosa a me stesso: un grado spirituale. Perciò, io devo essere equipaggiato con i vasi, le Luci, i discernimenti, e le Reshimot (geni di informazione) – con tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.
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(Tratto dalla lezione n.7 del Congresso di Arava, 25.02.2012)

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All’Egitto come un gruppo, dall’Egitto come una nazione

Durante la preparazione per la correzione, l’ordine del lavoro interiore è il seguente: Volendo connettermi con gli amici, faccio pressione su me stesso e faccio grandi sforzi. In risposta, la Luce, la forza che mi aiuta a connettermi, brilla su di me. Infine, completare la connessione e subito la AHP del grado superiore, il cui desiderio di ricevere è ancora più basso e più spesso del mio, si rivela. Come risultato, sento che mi trovo in un esilio ancora maggiore.

Così si scopre che più cerco di raggiungere il bene, dazione, più profondamente sprofondavo nel male. Tuttavia, questa immersione nel male è costituita da due parti: da un lato, mi ricordo ancora la connessione che è stata raggiunta, la vicinanza agli amici, e, dall’altro, si rivela ora in me un nuovo desiderio corrotto, anche peggio di prima.

Così, durante il periodo dell’ esilio, non cresco in modo lineare, ma passo dopo passo. Con il raggiungimento della connessione cado, e non di un grado, ma di due. E’ perché all’inizio mi alzai all’unificazione (+), poi sono caduto al distacco (-), e così ora sento una discesa doppia (x2). Poi tutto si ripete ancora e ancora: mi alzo e cado ancora più basso.

Non cado mai al livello precedente dell’ego, ma dal livello mi alzo. Pertanto, a causa di ogni salita, la prossima caduta è due volte peggio. Quando mi alzo, salgo in dazione, e quando cado, scendo nella ricezione e nella sporcizia.

Pertanto una persona espande i suoi vasi costruendo la giusta relazione del bene secondo il male, e grazie a ciò che avanza durante i 400 anni di esilio.

L’esilio comincia quando ci avviciniamo all’unificazione del gruppo. Si conclude quando, dopo aver dato tutti i nostri poteri per l’unificazione, si arriva ad un punto in cui non riusciamo a connetterci.

Durante questo processo ci uniamo per diventare il popolo di Israele. Non è lo stesso piccolo gruppo che, una volta sceso in Egitto a causa di conflitti interni, come il conflitto di Giuseppe e i suoi fratelli, per esempio. Una nazione unita esce dall’Egitto, anche se è ancora impossibile raggiungere la Divinità da questa unificazione. Allo stato attuale la forma di unione si rivela come il controllo del desiderio di ricevere. Solo dal nostro ultimo sforzo si intraprende la fuga, l’uscita dall’ ego, accade.

Nella spiritualità camminiamo anche su “due gambe”: dall’unione, alla separazione e poi di nuovo all’unione. Il Faraone cresce, così Mosè, di fronte a lui, e il Creatore si rivela …. Tutti questi discernimenti diventano sempre più grandi, e noi non fuggiamo da essi, ma portiamo avanti il nostro lavoro.
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Il meglio – Per gli amici

Baal HaSulamL’Arvut (Garanzia Mutua)”: Con questa responsabilità collettiva, ogni membro della nazione è stato liberato dalla preoccupazione dei bisogni del proprio corpo e può mantenere il comandamento “Ama il tuo prossimo come te stesso” nella misura più ampia, e dare tutto quello che ha a una persona bisognosa, dato che non si preoccupa più dell’esistenza del proprio corpo, perché è certo che ci sono seicentomila amanti leali che sono pronti a provvedere per lui.

Questa è la condizione: La forza superiore si rivela solo se realmente ne abbiamo bisogno per l’unificazione.

Domanda: Da dove arriva quest’accordo?

Risposta: Viene dal desiderio generale. Uno non è capace di correggere se stesso senza l’altro. La correzione si fa attraverso l’unione universale. La forza che corregge deve essere comune a tutti quanti.
La forza e la mente, lo sforzo e l’approccio, tutto deve scendere dall’Alto. Tutto si accumula in uno come se io fossi “cucito” agli altri.

È questo  ciò a cui dobbiamo pensare. Se vogliamo che questo accada, allora, prima di tutto, abbiamo bisogno della mutua garanzia. Dopo tutto, nell’inclusione mutua generale, ogni singolo punto che è saldato agli altri contiene tutto il resto.

Domanda: Il nostro pianto al Creatore è il nostro accordo a questo?

Risposta: Direi di sì. Anche se adesso non è un pianto forzato. Noi arriviamo all’accordo sul nostro stato, sulla nostra impotenza, e il bisogno di raggiungere la dazione reciproca, la mutua garanzia, la mutua connessione, la mutua assistenza e il mutuo supporto. Quando inizi a collegare tutte queste cose, scopri di non avere la forza superiore. E allora ne hai veramente bisogno, mentre precedentemente i tuoi bisogni erano di natura personale.

Tu scopri di avere bisogno della forza superiore per poter realmente soddisfare le condizioni della connessione in dazione mutua tra tutti quanti. Ma non è più un idealismo ingenuo poiché il traguardo è scoprire il vero attributo della dazione che risiede oltre ai bisogni di tutti.

Perciò, qui è richiesto l’accordo generale: Noi portiamo avanti l’unificazione ma non per il beneficio del profitto corporale. Quindi, esso arriva come risultato della nostra ricerca, il nostro lavoro nell’analizzare lo stato.

Domanda: Ma in che cosa mi completa il mio amico?

Risposta: Uno senza l’altro non siamo capaci di comprendere che quello che abbiamo bisogno di ricevere è la Luce che Riforma. Non possiamo rivelare la nostra propria mancanza se io non aiuto lui e lui non aiuta me.

Domanda: Io chiedo per gli amici?

Risposta: Io cerco di pregare per gli amici, io mi preoccupo che loro ricevano rivelazione spirituale, comprensione e sentire quello che è il mondo spirituale. Quando tutti supportano tutti, ognuno mostra il desiderio corretto.

Tu vuoi qualche cosa che per te sembra spiritualità. E non importa quanto correttamente tu la dipinga per te. Lascia che tutto sia artificiale, finché riceviamo la Luce che Riforma. E ancora, cerca di pensare agli amici: “Io desidero che loro ottengano questo prima di me”. Se fin dall’inizio tu desideri le cose più grandi per gli amici, questo è già spiritualità.
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(Tratto dalla lezione n.6 del Congresso di Arava, 24.02.2012)

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In Brasile con il mondo intero

Domanda: Come dovremmo prepararci per il Congresso in Brasile nel miglior modo possibile?

Risposta: Prima, vorrei dire che all’inizio dovremmo avere degli incontri corti con i gruppi di Colombia e Cile. Ma questo non rimpiazza assolutamente il congresso. Perciò, io invito tutti i nostri amici nel Sud America, e in generale, da tutto il mondo a questo congresso. Io raccomando fortemente che veniate in Brasile. Penso che avremmo un meraviglioso “carnevale” là.

È molto importante partecipare almeno una volta ad un congresso. Non so quando potrò visitare di nuovo il Sud America, perciò incontriamoci. Non è soltanto un incontro, ma un altro tipo di contatto, non come attraverso internet. Se non è possibile, venite in Colombia o Cile, ma se potete, venite in Brasile.

Questo congresso sarà multi-linguistico. Forse sarà più facile che vengano quelli che abitano in Australia e nel lontano oriente venire in Brasile che in altri nostri congressi, e ne vale la pena. È un problema se una persona non ha mai assistito a un congresso “fisicamente”. Dopo tutto, nel nostro mondo esistiamo in un corpo e abbiamo bisogno di questa interazione. Ancora non possiamo formare una connessione virtuale che lasci una così grande impressione.

Non è un caso che le persone si spostino nel mondo per degli incontri di affari, anche se potrebbero chiamarsi o collegarsi attraverso Skype. Ci si potrebbe chiedere perché le persone perdano così tanto tempo in voli. Sarebbe meglio stare seduti in un ufficio; si porterebbe avanti più lavoro. Ma le persone hanno ancora bisogno del contatto diretto, anche se talvolta mancano di sentimento e tepore. Aridi, astuti, e lontani dall’essere onesti, questi contatti richiedono degli incontri faccia a faccia.

Allora credetemi che per noi è molto importante. Questo è un congresso collettivo, e così dovremmo sentirlo. Ignorarlo potrebbe causare un gran danno a tutti noi. Non dovremmo sederci ad aspettare che qualcuno organizzi le cose per noi. Se questo succede, non potrai trarre profitto dal congresso in nessun modo. Senza la preparazione non ha nessun valore connettersi attraverso internet perché sarebbe come rubare, proprio come rubare. Devi fare degli sforzi e trarrai beneficio di conseguenza. Se nessuno ci pensa, se nessuno se ne preoccupa, il congresso porterà solo danno.

Tutti devono prendere parte attiva, per lo meno in qualche cosa in base alle proprie abilità. Uno dovrebbe esserne coinvolto per lo meno nel cuore: “Per quale motivo lo faccio?” Senza partecipare non avrai un vaso. E allora che cosa potrai ricevere? In quale desiderio lo ricevi? Chiaramente è solamente attraverso il nostro lavoro congiunto che stiamo creando questo vaso.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 02.04.2012, “Introduzione a TES”)

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La sintonia nel gruppo

In relazione ai nostri amici, prendiamo in considerazione non le loro proprietà personali, ma piuttosto qualcosa che appartiene al nostro percorso spirituale. Non mi preoccupo per i loro problemi quotidiani. Noi completiamo tutte queste parti disparati e dimentichiamo tutto ciò che esiste intorno a noi. Siamo interessati solo a una cosa — l’aspirazione verso l’alto! Questo è il loro punto nel cuore e io ho a che fare con questo! Questo è il mio punto di sintonia!

Non mi importa assolutamente quali proprietà hanno loro. Possono essere impazienti, buoni oppure non così buoni: non importa! Tutte queste sono le nostre proprietà animali, terrene. Tutte rimangono a livello del nostro mondo. La cosa più importante per me è unirmi con il loro punto nel cuore. Questo è ciò a cui loro aspirano nello stesso modo in cui lo faccio io.

La sintonia del gruppo è un’azione molto speciale e raffinata.
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(Dal Congresso di Vilnius 23.03.2012, Lezione 3)

L’unica opportunità del mondo

Domanda: Quando il nostro lavoro potrà creare un grande impatto nel ragionamento degli scienziati e dei ricercatori?

Risposta: Noi dobbiamo aiutarli a vedere l’intero disegno. Stanno già pensando ai segnali di un mondo integrale, ma non possono riunire le osservazioni individuali in un sistema, in una metodologia unificata.

Inoltre, hanno paura di indagare più profondamente questo tema perché l’idea di un mondo integrale li conduce a confrontarsi con chi è al potere. I governi attuali continuano ad agire in maniera egoista e individualista, senza rendersi conto che così facendo danneggiano loro stessi. Ai politici manca una percezione integrale. In maniera diversa da loro, gli scienziati guardano la natura e parlano di quello che vedono. Chi l’ascolta è un’altra storia.

C’è un altro problema: per quanto siano meravigliose le parole dette da diversi esperti e specialisti, non importa quanto pontifichino sull’interconnessione e il bisogno di unirsi, non possiedono il metodo per implementarlo. I soldi e le forze armate non possono essere d’aiuto qui. Anche se tutte le persone del mondo dicono “Si, vogliamo essere un villaggio globale!”, che cosa accadrà dopo la dichiarazione unanime del loro desiderio? Niente, eccetto una guerra mondiale. Dopo aver sentito in maniera più acuta i legami che uniscono l’uno all’altro, scateneranno una guerra per separare questa connessione.

Gli scienziati non hanno la soluzione, loro non sanno come cambiare l’uomo. E allora perché piangere pensando a quanto sia dannoso l’egoismo se non si ha il rimedio? In passato i medici non informavano i pazienti terminali del loro stato. Non c’erano i mezzi per rallentare la progressione di una malattia e di conseguenza la persona era lasciata all’oscuro per evitarle più sofferenza. “Non mettete ostacoli davanti a una persona cieca”, dice la Torà. Perché rivelare la verità se sei incapace di aiutare la persona ad affrontarla?

Allora, senza rivelare la saggezza della Kabbalah, senza il messaggio della garanzia reciproca che procede da noi, l’umanità non ha una singola opportunità di correggere niente. È questo il nostro problema adesso: in quale maniera possiamo stabilire contatto con le persone e spiegare loro che è possibile correggere l’egoismo e di conseguenza correggere il mondo.

Stiamo precisamente parlando della correzione dell’uomo. Non aiuterà nient’altro. Molti capiscono già che il male è insito nella natura umana. Tuttavia, alzano le mani: “Un essere umano è egoista e non c’è niente da fare al riguardo”. Se non forniamo alle persone il metodo per la correzione dell’egoismo, se non spieghiamo che è raggiungibile, il mondo non ha un’opportunità. E allora, abbiamo lavorato con mezzo cuore.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.03.2012, “Prefazione al Libro dello Zohar”)

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Una legge semplice

Domanda: Come inizio a sentire la forza superiore?

Risposta: Noi iniziamo a sentire la forza superiore nella misura in cui riusciamo a sintonizzare noi stessi in essa nella nostra unione. Una persona da sola non può sentire questa forza.

Sintonizzarsi con questa forza significa essere in accordo con essa. Se io lo faccio da me, sarebbe una sintonizzazione egoistica. L’ego governerebbe su di me. Come esistere in questo stato?

Io ho bisogno più del desiderio per sollevarmi da me– questo è un desiderio individuale, egoista, presente in milioni di persone nel mondo. Come faccio a sentire questa forza, precisamente questa forza? Per farlo, devo esserle equivalente.

C’è una legge molto semplice nella natura: puoi sentire alcuni fenomeni fino al punto in cui consisti in essi. Cioè, se io sento, ascolto, vedo, gusto o annuso qualche cosa è perché io possiedo alcune qualità che sono anche presenti in ciò che sento. Ci dev’essere una legge di equivalenza della forma. Io devo costruirmi uno strumento che possa percepire le onde che esistono fuori.

Supponiamo di possedere una radio. Che cosa faccio quando giro le manopole? La sintonizzo, genero in essa una certa onda. Se c’è un’onda simile all’esterno, l’antenna la percepisce in base al principio della risonanza, equivalenza, ed io sentirò dei suoni; il mio udito li percepirà.

Significa che io devo costruire in me un ricevitore che contenga delle qualità simili a quelle di questa forza. Se io semplicemente desidero di uscire da me e sentirla, non otterrò niente. Per questo motivo ci riuniamo in un gruppo dove io non solamente desidero di sollevarmi da me, ma io voglio sollevarmi da me nella qualità di dazione, nella qualità dell’amore, che è la qualità di questa forza.

Ci sono milioni di persone che vogliono sollevarsi da sé stesse. Tuttavia, ci vuole un po’ di tempo, perché oltre a sollevarsi da sé stesse possano ottenerlo mediante la costruzione della qualità di dazione…è possibile unicamente nel gruppo, tra di noi, quando inizi a unirti agli altri sul principio di “ama il tuo prossimo”. Poi inizi a diventare equivalente a questa forza e sei capace di sentirla.
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(Tratto dalla lezione n.3 del Congresso di Vilnius, 24.03.2012)

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Perchè non sentiamo il progresso? Siamo in grado di aspirare l’un l’altro per lungo tempo, cercare di organizzare un gruppo, e alla fine non otteniamo alcun risultato.

La verità della questione è che abbiamo bisogno di passare attraverso quello che viene chiamato il “periodo di preparazione.” E’ esattamente come i primi venti anni di vita di una persona, che passa dal diventare un adulto all’ entrare nella vita. Solo dopo che passa alla fase successiva comincia la correzione vera e propria.

Al nuovo livello, continuiamo a lavorare nello stesso gruppo. Tuttavia, se in precedenza abbiamo avuto il gruppo e la Luce Circostante (Ohr Makif o OM), ora abbiamo il gruppo e la luce diretta (Ohr Pnimi o OP). Qui sta tutta la differenza.

 

Naturalmente questa è una differenza enorme. Durante la preparazione, lavoriamo nelle tenebre e soffriamo costantemente con le domande. E’ proprio qui che il lavoro è più forte. Dopo tutto, lavoriamo senza avere la comprensione, nessuna conoscenza di quello che stiamo facendo.

In realtà, il lavoro più importante è realizzato a questi livelli. E’ anche così con bambini piccoli. Durante il loro processo di crescita, pongono le basi per la loro esistenza successiva, per tutta la vita. Il modo in cui una persona trascorre i suoi primi venti anni, si prepara, assorbe le buone azioni, le intenzioni, la comprensione di quanto sta accadendo, la conoscenza, e così via, questo è il modo in cui continuerà ad esistere in questo mondo. E nella spiritualità la situazione è ancora più rigorosa: Fino a quando una persona passa in questi anni, vale a dire il tempo di preparazione, non entra nel mondo superiore.

In questo modo, il periodo di preparazione richiede una domanda: Per quanti anni abbiamo bisogno di dedicarci ad esso? La risposta è semplice: Non si tratta del numero di anni, dipende da noi. Noi vediamo che molti studenti nuovi giungono al gruppo molto più preparati di quanto lo fossimo in passato. Tutto è già predisposto internamente al loro interno, ben presto colgono i principi e collegano al gruppo, come se è più facile per loro. Da questo si vede che il tempo cambia tutto.

Così, questa volta dipende solo da noi. Siamo in grado di comprimerlo, accorciarlo. Solo l’intensità dei nostri studi determina quanto velocemente ci farà progredire su questa strada, questa fase introduttiva, il tempo di preparazione.
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(Dalla quarta Lezione del Congresso in Vilnius)

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