Pubblicato nella 'Lavoro di gruppo' Categoria

La fede contro la ragione

Domanda: Come avanziamo veramente in “la fede al di sopra della ragione?”

Risposta: sebbene abbiamo avuto modo di sapere che stavamo avanzando durante il congresso, noi abbiamo anche ricevuto un’altra grande aggiunta. Ora noi non soltanto crediamo nell’insegnante e nel nostro avanzamento corretto, ma capiamo che, in aggiunta a quello adesso dobbiamo avanzare in maniera maggiore in “la fede al di sopra della ragione”.

Significa che grazie al messaggio ricevuto, possiamo anche avanzare adesso in una fede più grande.

Se avanziamo correttamente incontreremo problemi più grandi perché l’ego ci tira più forte indietro e dobbiamo inoltre avanzare sia sopra che contro l’ego. “Fede al di sopra della ragione” significa la fede contro la ragione.

Come possiamo avanzare contro la ragione? Quando avanziamo nella spiritualità, ogni livello annulla quello precedente secondo la legge spirituale di “negazione del negativo”. Ogni volta cresciamo, diventiamo più saggi e più intelligenti e nostra la conoscenza sul livello successivo è opposta alla conoscenza del livello precedente.

Ogni Partzuf è fatto di dieci Sefirot, da Keter a Malchut. Malchut del superiore diventa Keter dell’ inferiore, significa che cambia i suoi attribuiti negli attributi opposti. Di conseguenza quando ascendiamo, Keter del più basso diventa Malchut della parte superiore, e quindi diviene anche il contrario.

Malchut è l’attributo di ricezione e Keter è l’attributo di dazione. Allora ogni volta che ascendiamo, dobbiamo cambiare la ricezione in dazione, a “fede al di sopra della ragione”. Quando si risale per i prossimi dieci livelli, poiché il tuo Keter è diventato Malchut, è come se vengono negate tutte le tue conoscenze precedenti e tutte le dieci Sefirot che avevi sui livelli precedenti diventano l’opposto e non sono corrette nello stato successivo. E’ come parlare a un bambino che vede le cose dal suo livello, mentre tu vedi le cose in modo completamente differente. Le ragioni e le azioni sono diverse, anche se si vede lo stesso risultato.

“La fede al di sopra della ragione” è la fede contro la ragione. Questa nega sempre la ragione precedente e si dovrebbe avanzare contro di essa, il che significa al di sopra. Ho la conoscenza precedente e ancora avanzo secondo la fede.

Quando Rabash mi ha spiegato che cos’ è “la fede al di sopra della ragione” lui mi ha dato l’esempio seguente: ”Supponiamo che un amico ha preso in prestito mille dollari da un altro amico e vuole dare indietro il denaro. Quando dà indietro i soldi si scopre che c’è un dollaro in meno nella busta. Lui si chiede se l’amico ha restituito tutti i soldi e il suo amico gli dice che lo ha fatto. Ora egli comincia a pensare chi ha ragione? No. Se l’amico ha detto che ci sono mille dollari, lo accetto come mille dollari. Questo significa che io non credo a quello che vedo, dato che ho gli occhi del mio amico invece dei miei. Non credo ai miei sentimenti e a quello che so; avanzo in “la fede al di sopra della ragione”.

Ciò che mi ha detto il mio amico significa che i vasi esterni, gli attributi esterni sono più importanti per me e io li accetto come informazioni più precise che sono più chiare e più corrette delle mie. Allora se il gruppo decide qualcosa, lo accetto immediatamente e anche se a me è chiaro che ci sono meno di mille lire, le accetto come mille. E’ un sostituto per me. Nel complesso questo sembra totalmente illogico e irreale, ed è davvero così.

Baal HaSulam dice che certe persone possono sembrare malvagie ed altre giuste secondo le loro caratteristiche e poi possiamo vederle in maniera opposta, certe persone sembrano ricche e altre povere e poi le vediamo in modo opposto, certe persone sembrano intelligenti e altre sceme e poi l’opposto. Tutto dipende da noi. Nel mondo spirituale cambiamo il quadro completamente cambiando i nostri attributi. I corpi e le connessioni fra loro si rivelano in maniera totalmente diversa.

Allora “fede al di sopra della ragione” è il mezzo con cui avanziamo e saliamo la scala spirituale. Non possiamo fare oltre! “Fede al di sopra della ragione” è fede opposta a quello che sapevamo in precedenza. Se non abbiamo fede contro quel che sapevamo prima, non saliremo mai da un Partzuf (stato) a un’altro dal secondo al terzo, e così via. La transizione avviene in questo modo.

Se ci hanno dato il messaggio e sentiamo di essere sulla strada giusta durante l’ultimo convegno e che il nostro insegnante ci guida correttamente, anche se non abbiamo davvero credere ciò,adesso abbiamo un problema. Allora dov’è la nostra fede? Come possiamo chiudere i nostri occhi e ignorare ciò che sappiamo? Se non lo facciamo, avanzeremo egoisticamente. Per la prima volta ci è data una reale possibilità di conquistare il nostro prossimo livello in un attacco “sopra la ragione”.
[112963]

(Dalla 1a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.07.2013, “La Fede al di Sopra della Ragione”)

Materiale correlato:

Un’operazione in “Fede al di sopra della ragione”
Fede al di sopra della ragione

Le regole sono le stesse per tutti

Domanda: Le regole dei nostri workshop sono adatte ai workshop che teniamo per il 99% dell’umanità?

Risposta: Assolutamente. Le regole sono uguali a tutti i livelli, solo le espressioni dovrebbero essere scelte in modo da non allontanare persone. La legge è la stessa in tutti i mondi, compreso il nostro mondo. E tutto sommato, le connessioni tra di noi sono le stesse. Solo non parliamo della Luce, del Kli (vaso), di MAN, MAD, ecc. Lo presentiamo utilizzando termini di uso comune come: connessione, amore, alienazione, convergenza.

La saggezza della Kabbalah era considerata un segreto e non è stato rivelata fino a quando la gente non ha cominciato ad averne bisogno. E non appena è apparsa la necessità, e il mondo è stato mostrato come integrale, globalmente smontato, e rotto, la saggezza della Kabbalah è stata subito rivelata, e ora dobbiamo raccontare a tutti di questo, ma solo utilizzando termini usuali del nostro mondo.
[117248]

(Dal congresso di Stoccolma “Joy in Unity” 31.08.2013, Lezione 4)

Materiale correlato:

Un Workshop è un discorso da cuore a cuore
Gli Workshop: dibattiti non solo verbali ma un’ascesa verso l’unione

L’Università in cui solo un gruppo può entrare

Domanda: Solo dopo che un figlio è cresciuto, riesce a comprendere la ragione per il quale suo padre è stato severo con lui. Tuttavia, come possiamo comprendere il Creatore nel momento in cui Egli ci manda della sofferenza e non aspettare che il tempo passi?

Risposta: Io, me stesso, non sono in grado di giustificare mio padre che è severo con me. Inizialmente, mi sono immerso nella mia vita “animale” e se mi sento male, la fonte di questo male diventa automaticamente cattiva ai miei occhi. Non mi piace fino al punto di odiarlo.

Quindi, la domanda è: come posso valutarlo in modo diverso? In linea di principio, è impossibile. Sono stato creato in questo modo. Il desiderio egoistico mi costringe a scappare dalla sofferenza e a ricercare il piacere.

Allora, che cosa vogliono da me? Come posso mostrare un atteggiamento mirato verso i problemi e, in sostanza, valutare obiettivamente Colui che li manda? Come posso capire che Egli opera sulla mia natura, come posso desiderare che dentro di me cresca qualcosa di più grande in modo che invece di un “animale”, da me venga fuori un essere umano?

Per fare questo, ho bisogno di un nuovo spirito e un nuovo senso in aggiunta a quelli vecchi che misurano solo il piacere e la sofferenza. Fino ad ora, come tutti gli egoisti di questo mondo, ho imparato solo come raggiungere il piacere e trarre profitto da esso, e viceversa, scappare dalla sofferenza, per quanto possibile e proteggere me stesso al massimo. Queste sono le norme egoistiche del nostro mondo. Il successo, qui, viene raggiunto da coloro che sono più forti, più ricchi, e più furbi, e quelle persone sono orgogliose di esser riuscite nella vita solo perché sanno come evitare il male e in che modo raggiungere il bene.

Quindi, non possiedo la forza di far crescere dentro di me qualcosa di più grande. Per questo, ho bisogno di una scintilla dal livello che si chiama uomo (Adamo), in modo che io possa svilupparmi verso un nuovo livello nel rapporto con il Padre. Lui mi manda problemi e devo essere consapevole del loro punto centrale.

Nel nostro mondo, mio padre è severo in relazione a me affinché io impari a livello materiale, ad ottenere piacere e ad evitare la sofferenza. Questo non è altro che addestrare l’ “animale”.

D’altra parte, per il progresso spirituale, ho bisogno di una scintilla che proviene dal livello più alto successivo. Questa scintilla è chiamata il “punto nel cuore“.

Inoltre, ho bisogno di persone che trasmettano questo messaggio: L’ambiente che mi aiuterà nel cammino, mi supporterà, e rafforzerà la mia comprensione che i miei problemi sono orientati verso uno scopo. Allora, non voglio cadere nella cieca ribellione sotto il peso della sofferenza, non voglio dare la colpa al padre che li manda, e ad ogni passo, interpreteremo correttamente il nostro rapporto. Capirò che Egli fa questo per dirigermi costantemente verso la meta e non importa ciò che Egli manda, se sotto forma di problemi o piacere.

Il rapporto tra il Creatore e la creatura è costruito in questo modo a livello della natura inanimata, vegetale ed animata, e poi, superiore a livello umano. Per questa fase cruciale di sviluppo, abbiamo bisogno:

  • Di una scintilla iniziale – il punto nel cuore.
  • Di un insegnante che possa spiegarmi perché il Creatore mi tratta così male sul piano materiale e verso quale scopo Egli mi dirige, come un padre che prende misure rigorose per preparare suo figlio per l’università.
  • Di un ambiente che alzi continuamente l’obiettivo ai miei occhi dicendomi quanto sia importante entrare in questa università e quanto mio padre mi ami, inviandomi dei problemi al di fuori dal suo amore. In questo ambiente, vedo gli esempi dei miei amici e posso seguire il percorso insieme a loro. Ci muoviamo in avanti, creando un gruppo di studenti dello stesso Padre e dello stesso insegnante, uno solo per tutti noi.

Se tutte queste condizioni vengono soddisfatte, la persona diventa davvero in grado di capire cosa sta succedendo. Con l’aiuto del gruppo, cerca di relazionarsi correttamente a tutto ciò che egli fa nella vita, e vede che tutto è per il suo bene. Anche se, con l’arrivo dei problemi, si sente in disaccordo a livello animale, ma se, dentro di sé, si alza immediatamente al livello dell’essere umano (Adamo), sente la gratitudine, e così continua per la sua strada

[107158]

(Da una conversazione sull’ “Importanza della riunione” 10.05.2013)

Materiale correlato:

Il linguaggio attraverso il quale il Creatore ti parla
La gioia è un chiaro segno della dazione

Lavorare o filosofeggiare?

La Spiritualità non è conseguita con il lavoro della mente, come è detto: “La saggezza tra le nazioni- credete, la Torà tra le nazioni – non credete”. Ciò significa che la Luce che Corregge non è tra di esse. Perciò esse sono chiamate le nazioni del mondo e non ancora Israele. Questo è ciò di cui tratta tutta la discussione: Chi consegue il Creatore e chi no? Che cos’è il conseguimento?

Nella misura in cui acquisiamo i vasi della dazione e abbiamo delle percezioni in essi, conseguiamo il Creatore, che significa che i fenomeni avvengono nei nostri vasi della dazione. Non è possibile conseguire niente altro, tranne che le percezioni nei nostri vasi. Il primissimo semplice desiderio di ricevere si espande ed acquisisce un nuovo ordine. Prima, era stato frantumato in tanti pezzi contraddittori che si percepivano essi stessi come Israele e le nazioni del mondo, parenti ed estranei lontani.

Tutto questo apparteneva al mio desiderio di ricevere, ma a me sembrava come tutto un mondo che avevo intorno in forme diverse. Il mio ruolo è di connettere tutto questo in una cosa sola, di raccogliere tutti i pezzi e attaccarli a me trattandoli con amore. Devo capire che tutto mi è stato dato per correggere me stesso, il mio punto nel cuore, attraverso il quale acquisisco la giusta intenzione verso tutti i miei nemici, coloro che mi odiano e gli estranei, quando incomincio a percepirli come parti della mia anima.

E’ dentro di me che devo trovare il giusto atteggiamento verso di essi e allora correggerli. Se io realizzo questa correzione dentro la predisposizione interiore, vedo che tutto funziona. Tutti i nemici ed i miei problemi sono solamente una replica del mio stato interiore. E’ l’atteggiamento con cui divido tutta la realtà tra la Terra di Israele, il Libano, la Siria, la Giordania, la città di Babilonia, e i diversi paesi e le nazioni distanti, che significa che essi sono tutti i livelli del mio desiderio: inanimato, vegetativo e la natura animata, e il livello parlante.

Una volta c’era un unico desiderio, il mondo di Ein Sof (l’Infinito), ed ora esso è diviso in molte parti, che sentono di essere lontane tra loro e si odiano. Tutto questo può essere connesso in una sola forma, e in questo sta tutta la correzione dell’uomo e del mondo come una cosa sola.

Tutto questo si può realizzare solamente se chiedo la correzione. Tutta la differenza sta nel fatto se faccio della filosofia al riguardo usando la ragione o in contrasto ciò che vedo e alla repulsione che sento attraverso tutte queste parti, nella fede al di sopra della ragione, come parti della mia anima, sebbene sembrino così distanti e anche odiose. Allora incomincio ad avvicinarmi alla spiritualità, lavorando nel gruppo al di sopra del mio desiderio ed in questo modo lo risveglio sempre di più.
[115028]

(Dalla 2.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.08.2013, Il Libro dello Zohar — Introduzione)

Material relacionado:

Sono abbastanza intelligente per non essere troppo intelligente?
La lettera e lo spirito

Le tentazioni della linea di sinistra

Quando una persona non è strettamente connessa all’ambiente giusto comincia ad allontanarsi dal lavoro spirituale, dato che la linea di sinistra è così allettante!

Non si tratta unicamente delle tentazioni fisiche che ti distraggono temporaneamente, a cui puoi lavorarci e tornare al lavoro spirituale, ma si tratta anche di tentazioni come il controllo, la ricchezza, il rispetto, la lode e la conoscenza.

Probabilmente puoi immaginare che se le persone che studiano la saggezza della Kabbalah sono state autorizzate a ricevere una grande ricchezza, non vi è dubbio che chiunque potrebbe resistere a questa tentazione. Se a loro sono stati dati palazzi, yacht, e un esercito di servi, questo precederebbe qualsiasi altro desiderio che possono avere. Questo è il modo in cui ad una persona viene fatto il lavaggio del cervello. Si trasforma in un animale in una gabbia d’oro.

Ad essa può anche essere dato il controllo illimitato. Supponiamo che qualcuno vi dica: “Abbiamo bisogno che tu sia il presidente del mondo. Vogliamo che una persona gestisca tutto. Tutto ciò che desidera sarà immediatamente effettuato in tutto il mondo, attraverso l’intera gerarchia umana”. Allo stesso tempo non si tratta della correzione del mondo e della gente, ma di evoluzione tecnologica ordinaria.

Che cosa può fermare una persona? Niente.

Puoi anche essere sottoposto a esame non dalla ricchezza o dal dominio, ma dalla fama: ti viene detto che ti sei aggiudicato il premio Nobel per la Pace o che sei stato invitato a parlare davanti a una prestigiosa platea. Sei circondato da adulatori che ti lodano e si complimentano con te. Tutti guardano a te e vengono colpiti da te! Il Creatore può presentare davanti a te questo tipo di spettacolo.

E la cosa più importante è sapere che la società ti vede come il più saggio, il più intelligente, la persona di maggior talento di tutti. La conoscenza non è la ricchezza, né il potere né la gloria. La conoscenza umana ordinaria è coprire l’intero universo; tutti guardano a te come l’unico che comprende i segreti dell’universo. Qui il culto è molto più significativo dal momento che avviene in realtà tra l’ego e il livello successivo.

Lungo il nostro cammino spirituale è molto difficile evitare tentazioni come il dominio, la ricchezza, la fama; in effetti, è impossibile. Dobbiamo custodire e proteggere gli studenti che sono attratti da questo. Pertanto, in tutte le religioni e in molte società, il figlio è di solito accanto a suo padre in modo che egli possa passare a lui l’occupazione della sua vita. Il figlio non potrà mai opporsi e lo sosterrà sempre mantenendo la linea del padre in quanto vuole preservare il suo nome e il suo carattere.

Educare gli studenti in modo che saranno fedeli a te come fossero tuoi figli è molto complesso. Per fare questo, devi essere un tiranno per loro, in modo che non rompano con te, in modo che riceveranno il maggior numero possibile di colpi durante gli anni che sono con te, e cominciare a capire il motivo per cui avvicinarsi o allontanarsi: per il rispetto, per la conoscenza, o per la ricchezza? In questo modo, almeno, cominceranno a sentire queste cose.

Credo che gli studenti deviano dalla retta via in base alla loro distanza interiore da me, e secondo il disprezzo che provano per se stessi. In questo caso devo mostrare loro che non sono loro ad allontanarsi da me, ma che sono io che mi allontano da loro. Se uno studente si sviluppa correttamente, capirà che in realtà non viene allontanato, ma è sempre più vicino a me e poi supererà tutto. Se non lo fa, allora non accadrà nulla.
[115100]

(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 24.06.2013)

Materiale correlato:

Chi è più vicino al maestro?
L’ unico modo di studiare

Tutto inizia dal gruppo

Abbiamo bisogno di costruire il nostro lavoro secondo una disposizione precisa.

  1. Non posso rivolgermi al tutto, al grande pubblico, prima che sia incluso con il gruppo (gruppo di dieci)
  2. Solo dopo che mi sono incluso in esso, ricevo la Luce circostante (Ohr Makif).
  3. Dopo di che influenzo l’intero, la gente, quello che noi chiamiamo “educazione”
  4. Ci uniamo a loro.
  5. Io porto il tutto al gruppo, che si chiama portare le “nazioni del mondo” a “Israele”, e tutti meritano la scoperta del Creatore.

Dal gruppo trasferisco al tutto (←) e dal tutto ritorna al gruppo (→), e per mezzo della luce Circondante riceviamo la Luce Interiore (Ohr Pnimi). Perché ora abbiamo un Kli, il desiderio di ricevere, insieme con l’intenzione.

Io mi trovo semplicemente nel mezzo, migliorando l’operazione. Io lavoro in un gruppo con Galgalta ve Eynaim (GE), e con il pubblico, che è l’AHP, e io sono rimasto a metà del terzo superiore (1/3) di Tifferet dove  c’è libera scelta.

Pertanto, se non sono incluso in un gruppo, non so da dove cominciare. Ognuno dei miei passi deve partire da questa inclusione e questa è l’azione più importante e il fondamento di tutte le azioni. Se vi è l’inclusione, allora è possibile continuare ad agire, se non c’è inclusione, allora è impossibile continuare. Infatti, dopo questo non agisco con le mie forze, ma in particolare per la forza della mutua inclusione che ho ricevuto dal gruppo, grazie alla sottomissione. La mia forza individuale è egoista e solo attraverso l’annullamento del mio ego, attraverso l’inclusione tra gli amici (1), posso ricevere da loro la forza di dazione, con il cui aiuto mi rivolgo al pubblico (2).

E poi io lavoro con esso anche in base a come ho lavorato con il gruppo di dieci. Il mio inserimento all’interno della società è come l’inclusione con il mio bambino a cui voglio dare tutto il bene. Io non condiscendo, anzi, chino il capo davanti al pubblico con l’amore.
[115151]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.08.2013, conversazione riguardo le decine)

Materiale correlato:

Che cosa determina lo statuto del gruppo?
Crescere nel gruppo

Non costruire un “Vitello d’Oro”

E’ molto difficile convincere una persona, sebbene abbia già cominciato a studiare la Kabbalah, che dobbiamo connetterci con gli altri. Essa non ha un desiderio o un bisogno per loro. Al contrario, la persona media preferisce avvicinarsi ai suoi vicini e ad altri. Dopo tutto, sente che per lei è preferibile mantenere dei buoni rapporti ed evitare conflitti in modo da avere una vita più sicura.

Ma una persona che ha ricevuto un desiderio personale di scoprire il potere più alto, per scoprire il mondo e conoscere il significato della vita, diventa molto individualista. Non vuole essere connessa con nessuno, sente che la domanda essenziale si trova dentro di lei. Dunque le è molto difficile sentir parlare di connessione, che le appare come un gioco per bambini ed incomprensibile in qualsiasi forma.

E’ per questo che oggi sono molto felice per essere riuscito ad iniziare a parlare di questo. Siamo giunti vicini a trovare il punto fondamentale. Se saremo preoccupati di ciò tutto il tempo, tutto il resto sarà rivelato mediante essa al suo interno, all’interno della connessione fra di noi.

La nostra unità è quel punto nero attraverso cui passiamo la barriera (Machsom) verso un altro mondo, “la cruna dell’ago” di cui il Creatore dice: “Aprite un varco per me come la cruna di un ago”. Dopo esserci collegati con un solo cuore, in un unico desiderio, noi siamo connessi ad un punto. Tutti i nostri punti sono connessi ad un punto che crea un’ apertura come la cruna di un ago. Se ci prepariamo in questo modo, allora apriamo un passaggio verso il nuovo mondo, quindi il livello più alto sarà rivelato a noi, questo è il primo passo sulla scala spirituale.

Questa esigenza di connessione è preparazione per il ricevimento della Torà. E’ chiaro che non realizzeremo la connessione se non con l’aiuto del potere superiore. Ma il nostro lavoro è di sentire i bisogni di connessione e di costruire una preghiera comune.

E’ logico che non abbiamo nulla per cui pregare, sia privatamente sia collettivamente, fatta eccezione della necessità di raggiungere la connessione. E così scopriamo tutti i risultati positivi di cui abbiamo bisogno. Ma se decido da solo che devo capire di più, per avere più successo, o anche ad amare di più, questo dimostra la mia superbia. E’ necessario chiedere soltanto per la connessione, e di diverso da questo, nulla: questa sarà la nostra preghiera comune.

La “preghiera dei molti” non può essere diversa da questo –soltanto di unità. E non fa alcuna differenza quello che viene fuori da questo, i risultati saranno precisamente in base alla disposizione della scala o dei livelli che dobbiamo salire sempre più in alto. Non stabiliamo la loro disposizione; piuttosto decidiamo soltanto che dobbiamo connetterci sempre più forte tra tutti noi.

Questa significa che non chiedo una ricompensa. Essa verrà da sé, si scoprirà nella società, vale a dire nella connessione fra noi, e che stiamo cercando solo questo. Questa è una verità molto semplice, ma continua a scivolare perché il nostro ego si rinnova continuamente. Siamo ripetutamente forzati a ritornare alla ”preghiera dei tanti” nella quale siamo uniti come uno, in un’unica richiesta.

E se vogliamo aggiungere le altre richieste a questo, anche gli obiettivi spirituali più alti, come il successo nell’educazione integrale e l’attrazione di tutte le persone ad essa, ma poniamo questo come nostro obiettivo personale, allora ciò non è corretto. Questa volta è ancora lo stesso orgoglio che ci forza a decidere che tipo di connessione deve esserci fra noi. Così si costruisce un “vitello d’oro”.

Il “vitello d’oro” non è soltanto il lavoro di una persona per il bene del suo ego. Non dicono nulla di ciò nella Torà. Il “vitello d’oro” è il desiderio della persona di stabilire per se stesso la forma del suo avanzamento spirituale personale invece di desiderare semplicemente la connessione. Il “punto nel cuore” raccoglie tutti i punti e sale la montagna in modo da ricevere la Torà, la Luce che Riforma. E poi tutti i desideri che sono raccolti ai piedi della montagna si collegheranno allo stesso punto e spariranno nel punto di connessione.

Ma, nonostante tutto questo, una persona è attratta dal decidere qualcosa da sola, per aggiungere una sorta di richiesta privata che gli è indispensabile per il suo avanzamento a servizio del Creatore, questo è chiamato un “vitello d’oro”. Questi sono livelli spirituali molto elevati. L’intero sistema spiegato nella Torà di come ci dobbiamo muovere in modo da raggiungere il completamento della correzione, dall’inizio alla fine, è soltanto con la forza di connessione e con nient’altro.
[112907]

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 26.07.2013, Scritti di Baal HaSulam)

Materiale correlato:

Penetrare il nuovo mondo attraverso la cruna di un ago
Passare la correzione al mondo

Il Creatore in ogni oggetto del nostro mondo

Domanda: Com’è possibile arrivare a sentire che attraverso la cooperazione con un altro uomo io sto dando soddisfazione al Creatore?

Risposta: Perché succeda abbiamo bisogno di immaginare che dietro ad ogni amico, dietro al gruppo, si trovi il Creatore, che “non c’è nessun altro tranne Lui”, e che tutte le nostre relazioni sono infatti con Lui e non con nessun altro, è solo il quadro del mondo che mi confonde.

Adesso le persone sono sedute davanti a me. In questo io devo sentire che sono collegato a loro; sono collegato al Creatore. Più mi comporto rispetto a loro in una forma sempre più chiara e diretta, più intensamente io mi annullo davanti a loro, più intensamente mi annullo rispetto al Creatore. Dall’altra parte, più provo a donare loro correttamente, di portarli in questo stato, allora più sarò come il Creatore. Vale a dire, mi relaziono con loro sia come persone più grandi di quello che sono io (superiore) o come persone che sono più piccole di quello che sono (inferiore), ed io mi ritroverò sempre nel mezzo, tra questi e quelli.

In conclusione, sia con gli uni che con gli altri, questa è la mia relazione con il Creatore. E questo è ciò che mi viene dato in modo che io possa vedere il Suo rapporto rispetto a noi attraverso gli altri; è stabilito in questo modo affinché sia più facile per noi riuscire a lavorare con loro. Tutto dipende dalla nostra motivazione.
[116149]

(Dal Congresso di Stoccolma “Gioia ed Unione” 30.08.2013, Giorno Uno, Lezione 2)

Materiale correlato:

Conferire con la legge della perfezione del sistema analogico
Fate strada alla Luce!

Il modo per sentire l’anima collettiva

Domanda: Lo stato del mio gruppo è uguale a ciò che acquisiamo con lo “Schermo“? Lo stato del gruppo è lo “Schermo”?.

Risposta: Quando spingo il mio ego, il mio “io” lontano da me, e voglio prendere parte al gruppo con tutta la mia volontà, allora conseguo il mio stato corretto. Se ognuno di noi fa la stessa cosa, allora incominciamo a creare ciò che è chiamato un “gruppo”.

Questa intenzione condivisa che è la somma (?) delle nostre intenzioni (Kavana), è chiamata “Neshama” (Anima). E’ completamente nostra.

Con la divulgazione del metodo integrale, il 99% dell’umanità inizierà a percepire quest’anima attraverso di voi. Tutto ciò che si trova sopra di voi è il gruppo, compresi i Kabbalisti delle precedenti generazioni e tutti coloro che sono veramente più in alto di voi. E tutto ciò che si trova al di sotto di voi è il 99% dell’umanità. E voi diventate il canale, il conduttore, tra il livello superiore e quello inferiore.

Domanda: E’ possibile dire che nel preciso momento in cui inizio a sentire che le informazioni stanno passando da me a loro, il gruppo incomincia a formarsi? E’ come se io fossi responsabile per coloro verso i quali faccio divulgazione, ed essi entrano automaticamente nello stato di gruppo?

Risposta: Essi sono collegati a te, diventano parte del sistema generale del mondo, sebbene non consciamente, come dei bambini piccolini. E lentamente, nella misura della loro partecipazione a questo, essi raggiungono la consapevolezza, la sensazione dell’anima collettiva.
[116155]

(Dal congresso in Stoccolma “Gioia ed Unione” 1° giorno 30.08.2013, Lezione 2)

Materiale correlato:

Priorità assoluta: Educazione Integrale
Portando l’educazione integrale al mondo

Lo Zohar: Il programma di controllo del “Computer” della creazione

Il Libro dello Zohar, “La Notte della Sposa,” Paragrafo 145: La parola HaVaYaH è scritta sei volte, e ci sono sei versi da “i Cieli dichiarano” e fino a “La Torà del Creatore è perfetta” (Tehilim [Salmi], 19:2-8). E questo è il segreto della parola BERESHIT, che è composta di sei lettere: “IL CREATORE HA CREATO ET (I) CIELI E LA TERRA,” sei parole in tutto.

Lo Zohar spiega il programma: “C’è un programma davanti a te. Leggilo, parlane, e discutine. Coloro che ci riescono, lo ricordano, e coloro che non ci riescono, lo dimenticano; non importa. Lavoraci. In ogni caso non lo comprenderai. Ma, impegnandoti in questo programma, leggendolo e volendo conoscere di cosa si tratta e di cosa parla, lo stai piano piano mettendo insieme dentro di te, dentro i tuoi vasi, nei tuoi discernimenti.”

Questa è la ragione per cui leggiamo del programma di funzionamento. Esso si riveste in noi nella misura in cui noi vogliamo che lo faccia. Il testo stesso ci aiuta ad essere in qualche modo connessi a questo programma.

Ci sono anime differenti. Per la prima generazione il programma che è stato scritto nella forma della Torà era sufficiente, le generazioni che sono seguite hanno avuto bisogno di aggiunte, i Profeti, la Mishnà, Gemarah, e sempre più nuovi libri. Nel complesso, però, essi spiegano tutti il programma iniziale, i cinque libri della Torà, aiutandoci a desiderare di mettere insieme questo programma dentro di noi di modo che inizieremo effettivamente a funzionare in base a questo programma.

Domanda: Se seguiamo l’analogia del computer e del programma, allora l’hardware è il nostro desiderio di ricevere. Cosa fa il programma con il desiderio di ricevere, come lo fa funzionare in modi diversi?

Risposta: Nel nostro caso l’ hardware, il desiderio di ricevere, non cambia. Rimane lo stesso. A giudicare dall’Hardware il computer è perfetto. Tutta la differenza tra i programmi sta nelle connessioni, nei loro numeri, nella loro capacità di connettersi.

Il software connette solamente tutte le parti del computer, dà un numero ad ogni casella di memoria, in base alla sua importanza, e collega tutte le celle. Di conseguenza, ogni cella di memoria contiene alcune informazioni e sono tutte collegate in base ad un certo ordine. Questo ordine può anche cambiare, ma fa tutto parte dello stesso software.

Questo è ciò che effettivamente abbiamo. Tutte le celle adesso contengono uno e zero e tutto dipende dalla connessione tra queste celle. Questa è la vita, questo è tutto il software, tutto il programma di funzionamento, e tutto ciò che c’è. Non prendiamo in considerazioni le attuali celle di memoria, non lo zero e non l’uno in ogni cella. Cos’è importante e cosa determina le cose è l’ordine della connessione tra le stesse e la dinamica delle reciproche connessioni che cambiano costantemente, poiché questo è ciò che determina il flusso di informazioni che viene percepito in noi come il flusso della vita. La stessa cosa succede adesso nel nostro corpo.
[113298]

(Dalla 2.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.07.2013, Il Libro dello Zohar — Introduzione)

Materiale correlato:

Libri con un sottotesto spirituale
Una guida per la realtà superiore