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Unirsi in una sola goccia

Domanda: Cosa significa “prendere ogni cosa attraverso il gruppo?” Significa parlare al gruppo di tutti i propri problemi?

Risposta: Prendere tutto attraverso il gruppo non significa che devi dire al gruppo ogni cosa, anche se, ovviamente, questo principio si realizza parzialmente agendo in questo modo. Comunque, la cosa più importante è sentire che ti stai unendo agli amici.

Questo è un movimento interno. Li ascolti, gli parli e ti siedi con loro, tutto il tempo cercando di “entrare” dentro di loro, ad essere assieme a loro come un unico insieme, sino al punto di iniziare a sentire come si inizia ad entrare nei mondi superiori attraverso di loro.

Il sentimento del gruppo inizia con la semplice sensazione fisica della presenza degli amici. Il passo successivo è una specie di sentimento di comunità.

Poi forse, emerge un sentimento di dipendenza. Poi avviene il sentimento della connessione e di amore.

Così gradualmente, dentro di questo, una nuova entità, che è quello che noi siamo, inizia a mostrarsi, dentro di questo “noi”, inizia ad essere percepito il Creatore. Comunque questo”noi” non si relaziona a nessuno in particolare. Non è la somma di ciascuno di noi, ma l’insieme complessivo.

In modo simile, una grossa goccia d’acqua non è la somma delle goccioline precedenti da cui si è formata, per via del fatto che essa è una goccia di per se stessa. Se, per esempio, 20 goccioline si uniscono un una singola goccia, bene non ci sono divisioni entro di essa. Non è la somma delle gocce precedenti, ma un unico insieme che le include tutte. Dobbiamo giungere a questo.

Non appena saremo uniti nella prima goccia dove non ci sono divisioni, allora il Creatore si manifesterà dentro di essa immediatamente. E se siamo in qualche modo divisi entro di essa, non possiamo fonderci in una singola goccia; questo significa che ci sono dei residui della nostra frantumazione e così non può rivelarsi il Creatore. E’ così che funziona.
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(Conversazione riguardo il gruppo e la divulgazione del 21.10.2013)

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Come possiamo diventare indipendenti dal risultato del nostro lavoro?

Domanda: Cosa può aiutarci a diventare indipendenti dal risultato del nostro lavoro?

Risposta: Dovremmo spostare il risultato corporale al risultato spirituale. Il risultato spirituale è di dare piacere al Creatore. Immaginate di voler dare piacere a qualcuno, soddisfarlo, farlo felice e questo qualcuno è il Creatore.

Per descrivere più accuratamente il Creatore e sbagliarsi di meno, dovreste immaginare di voler fare felice tutta la realtà: tutta la natura inanimata, vegetativa, animata, e gli uomini, volete che stiano bene e voi vi dissolvete e scomparite effettivamente in tutti, vi dedicate a loro in ogni modo possibile, da adesso fino all’eternità, oltre il tempo, il movimento e lo spazio, in tutto quello che fate.

Al fine di essere più concreti, immaginate di essere in un gruppo e di voler provare a comportarvi in questo modo rispetto agli amici. Volete dedicarvi totalmente a loro, essere in loro, e scomparire ed essere incorporati in loro, ma questo deve essere adempiuto nella pratica, il che significa che dovreste essere pronti a fare tutto per scomparire in loro. Ciò significa che tutto scompare: le cause, le azioni, i risultati; tutto è orientato verso gli amici.

Pensateci ed immaginate questa situazione e verificate le vostre decisioni e i vostri chiarimenti nella pratica attraverso le vostre azioni. Dobbiamo chiarirci se quello che diciamo sono solamente delle parole vuote o se penetrano il vostro cuore. Questo esame lo si fa solamente attraverso le proprie azioni. Se quest’intenzione vi permette di mettervi in funzione, significa che la vostra intenzione è giusta. Ma se dovete cambiare la vostra intenzione per agire ed iniziare a fare qualcosa, allora la vostra intenzione non è ancora abbastanza seria, come si dice “senza una copertura”.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.11.2013)

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L’amico e il vuoto

Rabash, “Shlavei Sulam”, 1985/86, articolo 21, “Al di sopra della ragione”: L’invidia che egli prova verso gli amici, quando vede che loro possiedono qualità migliori delle sue, lo motiva ad acquisire le loro buone qualità, che egli non possiede e di cui è geloso.

Così, attraverso la società, guadagna nuove qualità che egli adotta vedendo che loro sono ad un livello superiore al suo, ed egli è invidioso di loro. Questo è il motivo per cui ora lui può essere più grande rispetto a quando non aveva una società, poiché attraverso la società egli acquisisce nuove forze.

Io invidio i miei amici in modo positivo. Io non voglio che siano peggio di me; voglio salire al loro grado da solo. E per fare questo, ho bisogno di essere integrato in loro.

Io non competo con loro negli studi sulla base dell’invidia. Stiamo parlando di una qualità di dazione, di avvicinarsi al Creatore, ed è per questo che devo imparare dagli amici come diventare più dazione. Non voglio riuscirci senza essere integrato in loro.

L’invidia spirituale, perciò, è opposta a quella materiale. L’invidia materiale pone una persona nella “lista nera” di coloro senza i quali la mia vita sarebbe più calma, ma l’invidia spirituale mi spinge a unirmi a lui a dispetto della mia natura, del mio desiderio. Ho bisogno di “abbracciarlo” interiormente, affinché lui mi aiuti ad elevarmi allo stesso grado. Così, l’invidia spirituale risveglia un maggiore sforzo interiore grazie al quale io rompo il mio egoismo e lo trasformo in una “leva” per l’avanzamento.

Si scopre che l’invidia in un gruppo è una grande forza che viene dall’amico che invidio; la forza che mi aiuta a salire sopra il mio egoismo e a connettermi con l’amico.

Ma a parte questo, ho anche bisogno del potere del gruppo che aiuterà a trasformare il potenziale distruttivo dell’invidia in creatività.

Dopo tutto, all’inizio, la mia invidia dell’amico è così terribile che è simile all’odio. Lui provoca un sentimento negativo in me, perché sento che lui è più alto di me. Così, egli rivela un nuovo “incavo”, un vuoto, una mancanza, un bisogno di qualcosa nel mio desiderio. E come risultato, io lo invidio, io lo odio perché è migliore di me; ha quel qualcosa in più che io non ho.

Così, l’amico crea in me un desiderio e mi spinge a progredire solo se uso correttamente la mia nuova esigenza. Come posso trasformarlo in dazione, nel corretto adempimento, nello stesso che ha lui?

Prima di tutto, abbiamo bisogno di vicinanza, di un qualche rapporto, di unione. In caso contrario, non sarò in grado di vedere nulla in lui e non avrò nulla da invidiare. Ecco perché siamo chiamati amici, perché siamo legati.

Oltre a questo, devo riconoscere che quel qualcosa in più che lui ha, a me manca. Una forte necessità si forma dentro di me, e io ne faccio tesoro. È molto importante non cancellare la sua aggiunta e il mio nuovo desiderio contro lo sfondo interiore della percezione, ma al contrario iniziare a lavorare su di esso, così che diventi lo stesso che il mio amico ha.

Così, tutto questo viene fatto attraverso il parere del gruppo. Non ci riuscirai senza di esso; né ci riuscirai senza un amico. Entrambi questi fattori mi influenzano e giocano un ruolo cruciale nel progresso.

Come regola generale, mi sento invidioso dei singoli amici, non del gruppo nel suo insieme, perché esso è “offuscato” nella mia percezione e non diretto esattamente contro il mio egoismo così da poter mirare ad una particolare proprietà.

Dopo aver compiuto le azioni che per me sono possibili, la Luce, il Creatore, completa quello che è stato avviato… La Luce “completa” sempre i nostri sforzi.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 7.07.2013, Preparazione al congresso di Sn. Pietroburgo “Principi per la costruzione di un ambiente migliore“)

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Partecipazione Totale

Domanda: Che genere di influenza hanno questi eventi come i congressi, dove cerchiamo con tutte le nostre forze di conseguire una maggiore unità, sulle azioni dei nostri amici in Israele o di altri amici che stanno vivendo adesso dei momenti difficili?

Risposta: Tutti noi, veramente tutta l’umanità, siamo collegati insieme da miliardi di fili come una sola rete. C’è un infinito numero di legami che non vengono misurati in base alla quantità, ma alla qualità. La spiritualità è misurata attraverso la qualità e non la quantità.

Il nostro congresso è costruito sulla reciproca combinazione, comprensione, e penetrazione, come quella che possiamo veramente percepire noi stessi insieme. Noi vogliamo che sia creato una sola e calorosa entità tra di noi nella quale la forza superiore, la Luce Superiore incomincerà a rivelarsi; qualcosa che esisteva nel Kli collettivo prima della sua frantumazione nel mondo superiore. Perciò attraverso il nostro riunirci in questo congresso, stiamo adesso fornendo un grande aiuto al gruppo di Israele.

E’ bellissimo che sia successo perché nessuno lo aveva programmato. Se io avessi saputo quanto duramente avremmo dovuto lavorare per la divulgazione in Israele, non avrei sicuramente organizzato il convengo per questa data.

Ma, d’altra parte, il Creatore ci organizza tutto in modo tale che molte persone siano pronte per connettersi, per riunirsi insieme, e questo è un aiuto molto grande. Mi fa molto piacere che questo congresso sia stato organizzato in questo momento in cui stiamo veramente distruggendo il muro d’acciaio che c’è tra la Kabbalah e tutta l’umanità. Tutti ne stiamo prendendo parte!
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(Dal Congresso in Bulgaria “Alba di un nuovo mondo” Primo giorno, 01.11.2013, Lezione 2)

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I problemi di un piccolo gruppo

Domanda: È così facile unirsi durante i congressi ed è così difficile nella vita. Perché per un piccolo gruppo è così difficile unirsi rispetto ad uno grande?

Risposta: Un grande gruppo si contiene, ma in un gruppo piccolo ci sono troppi pensieri e desideri che si manifestano nettamente.

Le persone sono sempre in qualche contraddizione tra loro: l’orgoglio, la gelosia, l’invidia, ecc. In effetti, tutto questo si manifesta naturalmente in modo che possiamo crescere. Ma è veramente molto difficile per un piccolo numero di persone.

Pertanto, è auspicabile che un gruppo includa almeno dieci persone. La presenza di molte donne è positiva; esse stabilizzano un gruppo, lo calmano, lo ammorbidiscono.

La cosa più importante è che gli uomini e le donne sono uguali nel gruppo. Non potete respingere le donne. Se sono uguali a voi, allora possono aiutare a mantenere la vitalità del gruppo su un buon livello.
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(Dal congresso di Bulgaria “Alba del Nuovo Mondo” 2.11.2013, Lezione 4)

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Chi appiana i conflitti nel gruppo?

Domanda: Qual è il punto più critico nel lavoro del gruppo in cui l’egoismo degli amici scoppia?

Risposta: Penso che qui le donne dovrebbero andare in primo piano.

Quando ci sono seri problemi tra gli uomini, le donne dovrebbero in qualche modo sottilmente cercare di appianare il conflitto, indicare, come una madre ad un bambino, che tutto questo è temporaneo, che questi rapporti si manifestano fra loro per uno scopo e non dovrebbero essere portati via, come i bambini, e dimenticare la causa pur essendo impigliati nelle conseguenze.

Se accade che gli uomini non sono in grado di risolvere un conflitto da soli, allora le donne possono aiutarli.

Dal canto loro, gli uomini, dovrebbero frenare le donne quando iniziano a criticarsi reciprocamente, spettegolando, e usando una “mala lingua”.
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(Dalla lezione virtuale del 24.02.2013)

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Uno scudo contro i dinosauri

Domanda: Da cosa dipende la capacità del gruppo di riunirsi ogni volta che si trova davanti ad un nuovo attacco?

Risposta: Dipende dalla sensazione che siamo sulla strada giusta e che questa è essenziale. Dobbiamo avvicinarci di più e vedere che la connessione tra di noi è l’unico posto per la rivelazione del Creatore. Tutto ciò che accade intorno al gruppo serve solo a rafforzare i collegamenti tra noi. Il Creatore non può lasciare alcuna apertura. Se sento pressione su tutti i lati: alcuni mi fanno pressione, altri urlano contro di me e mi minacciano, e improvvisamente c’è un’apertura, che significa una società, un gruppo, un certo gruppo, che mi invita a unirmi a loro e mi promette che con loro starò bene, allora io certamente correrò verso di loro. Ma è questo ciò che il Creatore vuole da me?

Egli quindi organizza un “assedio” intorno a te, così da non avere nessun posto dove scappare. I tuoi nemici ti stanno già attaccando con coltelli, stanno cercando di macellarti, e solo se non hai scelta, tu cominci a rivolgerti a Lui. Altrimenti scapperai da qualche parte sul livello di questo mondo. È come se tu entrassi in un determinato luogo e cercassi di fuggire da esso, in cerca di una via d’uscita. Ma sia la prima che la seconda porta sono chiuse. Improvvisamente trovi una porta che è sbloccata, quindi scapperai certamente in quella direzione.

Ma questo sarebbe un semplice chiarimento corporeo e non il chiarimento spirituale che il Creatore ha preparato per noi. Il chiarimento spirituale avviene quando non hai scelta e devi rivolgerti a Lui, allora Egli ti salva e ti eleva verso di Lui, ad un certo livello superiore. Quindi il chiarimento è possibile solo quando sei in difficoltà, in un punto stretto. Se tu chiami il Creatore da lì, ricevi la Luce che Riforma che ti eleva.

La salvezza, l’aiuto del Creatore, arriva sempre attraverso la Luce; la Luce raggiunge i vasi, li corregge, e tu risali immediatamente sopra tutte le interruzioni. Un attimo dopo incontrerai di nuovo degli ostacoli, questi diventeranno più forti e più sofisticati. Ancora una volta ti braccheranno da tutte le parti e tu tenterai di fuggire, alla ricerca di una via d’uscita.

Tu dovresti vedere come il Creatore organizza un assedio sofisticato per te, che nessun altro può fare. Egli opera attraverso persone diverse, attraverso eventi, e alla fine ti porta ad uno stato in cui non hai altra scelta se non rivolgerti a Lui. Solo grazie al consolidamento e alla connessione del gruppo che si rivolge al Creatore si può ricevere la Luce che Riforma.

Attraverso la connessione noi comprendiamo che tutti i nemici e le difficoltà che incontriamo non sono così cattivi e che è anche una buona cosa, dato che rappresentano un aiuto. La loro pressione ci aiuta solo a rivolgerci al Creatore. Non ci rivolgiamo al Creatore al fine di sbarazzarsi di questi disturbi. Essi non ci preoccupano più. Esiste solo una cosa importante e ora possiamo chiedere al Creatore di elevarci al di sopra della nostra natura, per assomigliare un pochino a degli esseri umani, per assomigliare al Creatore.

Quindi l’aiuto del Creatore raggiunge una persona quando questa si trova in uno stato di disperazione in cui sta per gettarsi nel Mar Rosso. È possibile, tuttavia, avanzare senza far aumentare gli ostacoli ma facendo crescere la connessione. Le sofferenze non hanno bisogno di diventare più intense, “né loro né la loro ricompensa”, questo non è il modo giusto. Io voglio sentirmi bene durante ogni parte del cammino dato che sto avanzando verso il Creatore.

La fine della correzione è uno stato in cui non mi interessa nessuna interruzione, essendo io sopra gli ostacoli. Gli ostacoli rimangono, niente scompare, i cani che mi attaccano si trasformeranno in dinosauri che mi circondano da tutti i lati. Ma io non ho paura di loro dal momento che possiedo uno scudo contro di loro, la Luce che giunge e mi salva.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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La nostra ancora

Il Creatore è il bene assoluto, scrive Baal HaSulam nell’articolo “L’Essenza della Religione e il suo Scopo. Infatti il Creatore è primario; Non ha nessuno da cui ricevere; Egli è la dazione completa. Se Egli da, da il bene. Essere primario vuol dire che Egli non ha niente di male. Questo segue sia dall’ottenimento reale, che dalle nostre conclusioni intellettuali.

Ma in questo caso, perché vediamo così tante cose terribili nel nostro mondo? Certo, “Non Esiste nulla Tranne Lui”, cioè l’unica forza che agisce. Di conseguenza, tutto arriva dal Creatore. Come può essere che sentiamo i nostri stati come negativi?

Il fatto è che Baal HaSulam spiega che la gestione del Creatore è diretto verso la meta. Per poterci insegnare, guidare verso l’apice della consapevolezza e comprensione, il Creatore ci devo far attraversare ogni tipo di stati piuttosto spiacevoli. Grazie a questi, cominciamo a discernere quello che è bene e quello che è male, non agli occhi del nostro desiderio egoistico, come all’inizio, ma in relazione al desiderio di dare.

Questa scala è così opposta a quella costruita in noi dalla nascita, che non riusciamo nemmeno a comprendere l’essenza della loro opposizione. Lo dobbiamo ancora scoprire, e durante il percorso ci sarà ripetutamente presentato sotto altre forme, sotto altri aspetti, che richiedono un approccio diverso. Dopotutto, ogni gradino è opposto a quelli adiacenti, sia inferiori che superiori.

Quindi una persona, ovviamente, non può mai essere sicuro di niente di quello che vive. Egli ha soltanto “l’ancora”, il nostro mondo. Qui, siamo distaccati dalla spiritualità ed in ogni stato ritorniamo a questa separazione perché con ogni passo dobbiamo cadere al livello più basso, almeno per un breve momento. Sentiamo come se tutto ciò di spirituale sparisse, e poi saliamo ad un gradino nuovo.

Lo stato di “questo mondo” è speciale perché qui possiamo in qualche modo esistere senza alcuna intenzione, distaccati dalla spiritualità. Ma anche se si tratta di un mondo immaginario, noi viviamo qui, per così dire. Più avanti vedremo e capiremo che questo non è esistenza, non un essere, ma una specie di “fluttuazione” Ciononostante possiamo ascendere la scala delle correzioni soltanto se siamo in questo mondo, attraversiamo vari fenomeni al suo interno, rafforziamo il gruppo e cerchiamo di fare le azioni necessarie.

Qui, ci occupiamo di divulgazione, qui vogliamo vedere la correzione. Visto che non siamo ancora nel mondo spirituale, questo mondo immaginario, materiale, diventa la “base” per noi, una base solida e incrollabile. Questo significa che la specificità del nostro gruppo, deriva anch’essa da questo mondo.

Quindi, la gestione mirata verso la meta, da parte del Creatore, ci porta ad attraversare stati orribili, insoliti per il processo di crescita, al dolce frutto sublime. É detto che il vantaggio della Luce si riconosce nel buio. Se il processo è rimandato, dimostra inoltre l’altezza e l’unicità di una creatura particolare. Dopotutto più complessa è l’anima, e più sono le fasi di crescita necessarie.

Comunque questo non è direttamente proporzionale al passo. Acceleriamo il tempo quando desideriamo un cambiamento in ogni momento. Se faccio ne faccio parte da vent’anni e non sono arrivato da alcuna parte, non dovrei rassicurarmi che ho un anima elevata che richiede più tempo. No, dovrei giudicare il mio sviluppo non dai risultati ma dalla velocità dei cambiamenti interni. É questo che determina se attraverso la Luce o attraverso l’oscurità, tramite il cammino della Torà o il cammino della sofferenza.

E qui, tutto dipende dalla preparazione da parte mia: se mi preparo per questi cambiamenti accelero il tempo e trasformo il cammino non desiderato in quello desiderato. In fatti non esiste il cammino “non desiderato”. Una persona non può ammettere, piangendo, che il Creatore lo conduce verso la meta della creazione. Non siamo un orda di schiavi che arrancano verso il bene assoluto, forzati dalla frusta. Questo è semplicemente impossibile. No, ad ogni fase, in ogni momento, ho la scelta tra il cammino della Torà e il cammino della sofferenza. La differenza tra i due è determinato dalla mia preparazione: se voglio esporre il mio stato in anticipo e vedere quanto lontano essa sia dalla meta della creazione.

E la meta è l’adesione al Creatore, cioè una completa equivalenza della forma con Lui. Com’è possibile? Lui è il desiderio di dazione e io sono il desiderio di ricevere. Siamo completamente opposti.

Il fatto è che il Creatore mi manda la Luce che Riforma, in modo che i miei desideri si “rivestono” di dazione. Questo è anche detto “lo schermo” e “la Luce che Riflette”. Quindi divento come Lui.

Ma posso assicurarmi di avanzare nella direzione giusta? Per fare questo, devo avere un gruppo dove lavorare. Se veramente mi sforzo, aspetto mentre il Creatore faccia l’azione necessario su di me, organizza “esercizi” per me. Sono pronto: voglio e accetto tutto volenterosamente, con gioia e gratidudine, benedicendo il male come il bene.

Ma come posso controllarmi in questo? Il criterio è quello che segue: quando arriva la pesantezza nel cuore, sono grato, grato di trovare un posto dove lavorare, che il Creatore non mi abbia dimenticato e mi mostri l’altezza del prossimo gradino. Ora, mi manca soltanto la Luce per salire con l’intenzione altruistica.

Quindi la pesantezza del cuore dimostra che posso ascendere alla proprietà della dazione. É questa la differenza tra il cammino della Torà e il cammino della sofferenza.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.11.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Il vagito di un bambino che scuote il mondo

Noi crediamo di non ricevere una risposta immediata alle nostre richieste e alle nostre preghiere, ma non è vero, otteniamo subito una risposta. Ci troviamo in un sistema integrale che è connesso internamente da miliardi di legami. Quindi non c’è modo di compiere una certa azione, sia con i pensieri, con le parole, e con i comportamenti che non influenzi il sistema. Ogni minuscolo cambiamento che affrontiamo internamente scuote il sistema intero. Risponde ad ogni dettaglio.

E’ come un corpo unico che risponde ad ognuna delle sue cellule, ad ogni suo desiderio. Voi siete connessi a tutti e non potete compiere una singola azione senza scuotere il sistema. Ognuno inizia a muoversi grazie a voi e voi cambiate continuamente il sistema. Le azioni meccaniche hanno una minima influenza sul sistema e anche le parole hanno un effetto molto piccolo. Ma la vostra intenzione provoca degli enormi cambiamenti nell’intero sistema, anche adesso quando la vostra intenzione non è esattamente quella giusta, ma voi state comunque tentando di arrivarci. Siete come un bambino che tenta di muoversi in avanti.

Noi non vediamo un simile effetto nel mondo fisico, ma nel mondo spirituale le persone che stanno già iniziando il loro lavoro spirituale mettono insieme una vera e potente risposta dell’intero sistema attraverso le loro azioni. In base al vostro avanzamento, piano piano crescete da persona che compie delle azioni a persona che serve coloro che compiono delle azioni, quando vi elevate al livello di Binà, Hafetz Hesed, o anche più in alto di così. Servite solamente coloro che sono inferiori aiutandoli, ma sono effettivamente loro che realizzano i cambiamenti più grandi nel sistema ed è certamente grazie a voi.

Lo stato di colui che è superiore, che sia piccolezza o grandezza, dipende da colui che è inferiore, da MAN, dalla preghiera, che viene elevata. Ma sono loro, quelli piccoli, che elevano MAN (una preghiera), e in risposta a questo, l’intero sistema viene scosso rispondendo ai loro sforzi di essere incorporati nel sistema nella capacità di capire e di sentire.
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(Dalla Preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 07.11.2013)

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Una radiografia del Mondo Integrale

Domanda: Non so se ricevo un colpo per via di una qualche mandanza di correzione se vivo in un mondo integrale. Forse mi sono allontanato dalla via ed in questo modo il Creatore mi riporta indietro, o forse sono solo dei problemi esterni che riguardano tutta la generazione. Così, come si può controllare se stessi per assicurarci di lavorare correttamente lungo il cammino?

Risposta: Il mondo integrale è un riflesso del mondo di Ein Sof (Infinito). Siamo già nell’ Ein Sof, ma questo ci è nascosto. Allora, noi ci orientiamo verso l’Ein Sof poiché è detto, “il termine dell’azione risiede nel pensiero iniziale”. Questo significa che devo capire che vedo una realtà frantumata davanti a me siccome questo è il modo con cui la percepiscono i miei sensi. Ma, infatti, è una realtà unica visto che c’è solo un’anima riempita con una sola Luce, ed una forza che sostiene tutto questo nell’unità perfetta.

Allora come posso sentire questo tramite i miei propri sforzi in tutti i momenti della vita?

Ad una persona vengono dati alcuni piccoli problemi con cui cimentarsi per quanto è possibile. Ci sono dei problemi più grandi che non può risolvere al momento.

E’ come se dovessi essere radiografato. Sono di fronte alla macchina, passano i raggi e poi mi mostrano l’immagine. In questa vedo stelle e pianeti e poi la terra e le diverse creature sulla sua superficie: la natura inanimata, vegetale, animale e le persone. Da qualche parte in lontanza ci sono stelle e galassie che stanno esplodendo. La terra sta bruciando al suo interno, e noi stiamo vivendo su questa crosta sottile appena appena coperta di vegetazione, un po’ come i capelli sulla testa. Ci sono animali e gente minuscola che camminano sulla superficie ed io vedo tutto questo nella radiografia.

Comunque mi dicono, non preoccuparti di tutto l’insieme! Mi dicono di lascar perdere tutte le stelle e la terra con la sua vegerazione e di iniziare a concentrarmi su quanto è in mio potere correggiere al momento.

Allora, metto a fuoco la mia vista e smetto di preoccuparmi del mondo intero per via del fatto che comunque non avrei i mezzi per poterlo correggere. Non c’è motivo di sedersi e piangere disperatamente per quanto sta succedendo da qualche parte ad Honolulu.

Allora, all’inizio, mi è dato un gruppo di dieci persone, per via del fatto che non posso percepire più di dieci persone nella mia mente. Devo concentrarmi su questo gruppo di dieci e decidere il mio atteggiamento verso l’intero mondo come se lo vedessi nella radiografia. Comunque, attraverso questo gruppo di dieci, posso rimanere concentrato su di loro. Mi posso relazionare con tutto il resto in modo corretto secondo la mia connessione con loro, intendo con quanto accade fuori dai limiti del gruppo.

Devo credere che, se stabilisco il giusto atteggiamento dentro il gruppo, questo sarà abbastanza per me per stabilire un atteggiamento corresto verso il mondo intero. Se le persone vengono improvvisamente a lamentarsi con me del fatto che non mi occupo di una tribu di Zulu lontana all’altro capo del mondo, Risponderò che non potevo visto che vedevo l’intero mondo attraverso il gruppo. Suggerisco che essi stessi vedano attraverso queste lenti per poter scoprire questa cosa! Dovrebbero venire, osservare e vedere che non potevo veramente far nulla, ed allora dovrebbero dire che non ho alcuna colpa.

Allora io guardo costantemente la realtà attraverso il gruppo. Se mi arrivano dei problemi attraverso l’intero gruppo. Allora forse questi coinvolgono l’intera umanità od il pianeta, ma devo sapere che mi sono stati rivelati perché io posso mantenerli a fuoco per via della mia connessione con il gruppo. Essi sono già incorporati nella figura che vedo, nelle lenti che mettono a fuoco la mia vista. Ovvero che questo evento è già nella mia vista.

Questo è il modo con cui progredisco. Nel frattempo, non posso comprendere l’intero mondo e preoccuparmi di qualunque cosa. So solo una cosa: se mi preoccupo di fare quello che devo sul mio livello, questo avrà un effetto positivo sulla realtà. Questo è tutto quello che posso fare e non mi è richiesto null’altro, proprio come ad un bambino piccolo viene richiesto quello che può secondo la sua età.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 28.10.13, Shamati 70, “Con mano forte e con scatenamento di furore”)

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