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Verso la Garanzia Mutua

Editoriale nelle Notizie (Dal Professor Y. Zair): Gli eventi degli ultimi giorni ci mostrano che la società israeliana resiste minimizzando la partecipazione del governo israeliano nella gestione del popolo perché le persone vogliono vivere in una società unificata che non esalta la competizione a nessun prezzo, ma supporta la garanzia mutua, l’interessamento di uno verso l’altro e una società molto più umana.

Tutte le classi sono collegate una con l’altra. La gioventù sta dando una lezione di relazione fraterna tra le persone.

Non esiste un solo partito in Israele che proclami l’uguaglianza come un valore. Forse il fenomeno che stiamo osservando in Israele è uno dei primi precursori di una nuova tendenza mondiale.

Il mio commento: Tutto quello che rimane è discernere come fare diventare questa tendenza in nuove relazioni sociali che possano rivelare il nuovo mondo superiore al loro interno.
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L’altruismo inizia dopo lo stato di neccessità

Baal Hasulam, il giornale “La Nazione(Ha Uma):  “E’ chiaro, che l’egoismo, va detto per inciso, in tutta la creazione, condiziona in realtà, tutta la sua esistenza. Senza la forza dell’egoismo non ci sarebbe stata la stessa vita. Ma questo non contraddice neccessariamente, l’altra caratteristica la forza dell’altruismo anch’essa nell’uomo. Ma vi è l’esigenza di porre forti limiti fra essi:

La legge dell’egoismo va conservato a tutti i costi ma nella misura dello stretto neccessario per vivere, e tutto il resto puo essere devoluto agli altri.”

In realtà, la soddisfazione delle minime neccessità non è egoismo. L’uomo non deve rinunziare alle sue neccessità di sopravvivenza in quanto ha anche il dovere di provvedere alle neccessità vitali degli altri. In altre parole, nel suo altruismo egli deve prima provedere ai suoi bisogni primari.

“Naturalmente chi si comporta in tal modo è considerato un’ altruista fuori dell’eccezione.
Perciò chi rinunzia alla sua ben minima parte per il bene del prossimo, mette se stesso in una situazione di pericolo-non è naturale, perchè puoi farlo una sola volta nella vita”.

Il desiderio di ricevere, la forza egoista deve essere mantenuta, e solo al di sopra di essa creerò in me la volontà di donare:

Tutto è basato sulla neccessità basilare di mantenersi in vita: questo è quello che devo ricevere, senza cadere in immaginari ” virtuosismi “. Al di sopra di tutto ciò si trovano i livelli superiori di coscienza: Dall’odio totale all’amore totale del prossimo.

Perciò la mia capacità di donare agli altri si effettua anche quando sono costretto a riempire me stesso per poter mantenere il mio essere in vita. In effetti, lo stato di neccessità devo accettarlo, al di sopra di ciò devo donare.

L’altruismo inizia più in alto, al di sopra dello stato di neccessità. Prima di parlare di pace con altri popoli, devo prima garantire la mia incolumità, dopo di chè sarò aperto alla pace. Devo prima preoccuparmi della mia esistenza, della mia salute, le mie impellenti neccessità, e dopo di chè a tutte le altre cose. Non è permesso di saltare ad occhi chiusi in dubbie e discutibili avventure.

Perciò la mia capacità di donare agli altri si effettua quando sono costretto a riempire me stesso per poter mantenere il mio essere in vita. In effetti, lo stato di neccessità devo accettarlo, al di sopra di ciò devo donare.

Provvedi prima ad un’ esistenza sicura, e dopo potrai scoprire il tuo amore per il prossimo, ma di nuovo, entro regole ben stabilite: inizia con l’ambiente che ti circonda ampliando gradatamente il cerchio. Devi agire secondo il tuo egoismo. Questo è l’ordine: l’uomo deve occuparsi di se stesso, la sua famiglia, la sua città, la sua nazione, ed infine di tutto il mondo.

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Perchè i Russi non sono nelle “tende”?

Domanda: Tu sei russo e non hai mai detto perchè i russi non partecipano alla contestazione, a proposito, sei così attivo?

La mia risposta: Si vede che essi credono che è una manifestazione inutile, oggi i partiti di destra e sinistra sono molto simili, e tutti non si sono minimamente preoccupati dei problemi sociali. Perciò gli emmigranti russi pretendono che venga abolita la “legge di regolarizzazione”
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Il popolo neccessita Garanzia Mutua

Giorni fa abbiamo inviato alla commissione Trachtenberg la nostra proposta per la risoluzione dei problemi sociali del paese. La nostra proposta è stata pubblicata nel sito ufficiale della commissione ed ha riscosso già numerose repliche e voti di sostegno. Questa la proposta:

La risoluzione a tutto. va cercata in una nuova attitudine – Garanzia Mutua!
Vediamo che insieme alla richiesta di un “equo” budget (bilancio di previsione), è neccessaria al popolo anche una giustizia sociale, non meno che una nuova distribuzione. Percio il “Movimento Arvut” (garanzia mutua),  questa è proprio la sua specializzazione, ha scelto di mettere in evidenza tale bisogno.

L’onda di queste sommosse, sono fenomeni esteriori che testimoniano le neccessità più profonde social- interiori, il desiderio di sentirsi parte di qualcosa di grandioso, sentire l’appartenenza ad una società equanime che difende, protegge il privato, il bisogno di qualcuno che ascolta, che prende atto delle nostre opinioni, ci prende in considerazione e si preoccupa di noi…La necessità di una percettività della garanzia mutua come in una sola e grande famiglia.

Questo documento espone a grandi linee l’unica atitudine che restituirà al popolo la sensazione di una giustizia sociale. Solo la creazione di un clima sociale nel quale siamo tutti una sola famiglia, seduta intorno ad una tavola rotonda per un scambievole dibattito che permetta di trovare una soluzione a lungo termine.

Gli occhi di tutti, oggi, sono rivolti alla “commissione della modifica economico- sociale ” a capo del prof. Trachtenberg, che ha il potere di risolvere i problemi dell’attuale contestazione e dare al popolo il senso di una giustizia sociale, di consenso generale, di solidarieta’. Conosciamo benissimo i pericoli di un’eventuale trasgressione del quadro budgettario.

Ma cosa potrà fare la commissione nella distribuzione per soddisfare richieste
così numerose ed una “torta” budgettaria limitata?

E’ chiaro che, non sarà possibile replicare al diluvio di richieste economico- sociali.
Il bilancio nazionale è fragile e non è abbastanza grande per soddisfare tutti, inoltre il mondo sta attraversando oggi una crisi economica che peggiora sempre di più, e potrebbe influenzare in modo negativo l’economia del paese, la dipendenza economica di Israele dai mercati esteri è alta. Un paese che esporta il 45% del prodotto lordo nazionale all’estero, è prevedibile che venga danneggiato da questa crisi e ciò si esprimerà in un calo acuto delle entrate date dalle tasse, con un aumento del debito pubblico nel caso non diminuissero le spese. L’accettazione sia pure in minima parte, delle richieste della ”giustiza sociale”, ci condurrà ad un aumento significativo delle spese pubbliche. Abbiamo di fronte, in questo caso, una via senza uscita.

L’ondata contestataria mondiale che ora è molto in voga, “la giustizia sociale”. Dicevo, quest’onda è presente anche in Israele si caratterizza anche per una necessità esistenziale come, il problema degli alloggi, le sovvenzioni agli studi, la salute, la vita cara e via dicendo, ma anche per problemi socio-interni come la modifica di patti consensuali e valori sociali.

Ed è proprio questa neccessità, che ha generato questa massiva partecipazione alla generale contestazione “delle tende”, anche di coloro che non hanno problemi di sopravvivenza.

Da un punto di vista prettamente economico, le richieste hanno un notevole costo finanziario che impone l’aumento del debito pubblico da ritenersi pericoloso per il mercato. Tuttavia, vi è una neccessità immediata di distribuire l’attuale ” torta budgettaria”, in modo almeno soddisfacente, una risoluzione temporanea ai bisogni basilari, immediati, dei settori più disagiati, bisognosi di aiuti urgenti, in accordo alle decisioni prese consensualmente intorno ad una tavola rotonda.

Le numerose richieste budgettarie, per quanto leggittime esse siano, non sarà possibile soddisfarle economicamente tutte, nel quadro coercitivo budgettario. E’ chiaro che la “coperta è troppo corta” ed ogni esigenza verrà a scapito di un’altra richiesta. Quindi , ci troviamo di fronte, “il gioco con l’ammontare (della cassa) zero” nel quale la vincita dell’uno corrisponde naturalmente alla perdita dell’altro.

Il ” finanziatore” principale del diluvio di richieste, chi dovrà subire maggiormente il carico, sarà la classe media, che oggi paga già la parte sostanziale degli introiti mediante le tasse. Sarebbe un’ulteriore colpo, senza contare la completa noncuranza, in questa manifestazione, alle sue esigenze, ciò colpisce la colonna vertebrale economica israeliana e dunque, è pericoloso per il mercato. Di nuovo arriviamo ad un vicolo cieco.

La soluzione all’impasse, si trova nell’istituzionalizzazione della nuova economia, economia sociale equilibrata, in una economia di garanzia mutua.

Il maggior risalto sarà dato alla procedura stessa e necessariamente le decisioni economiche saranno prese cercando un largo consenso, prendendo le giuste decisioni.

La sensazione di discriminazione per le doverose rinuncie, saranno in questo caso, sostituite da entusiasmanti e calorose soddifazioni alle quali dovremo dar vita, permetteremo così a tutti, di sentirsi come in una sola famiglia valutata per il 90% della soluzione economica. Una volta deliberato, si troverà forzatamente il 10% restante dal bilancio nazionale. Non solo tutto ciò accrescerà la sollecitudine alla rinuncia a favore dell’altro, ma si arriverà in seguito alla condizione che le persone vorranno da se dare il loro contributo agli altri.

Vale a dire, l‘ombrello della garanzia mutua crea un valore economico indicibile nel quale si cela la vera soluzione dei nostri problemi.

Da un punto di vista sociale, tocca alla commissione fornire al popolo un nuovo clima di giustizia sociale, altrimenti la delusione sarà terribile ed il senso di separazione e rottura sarà penoso da sopportare.

Per superare sia l’aspetto economico che quello sociale, si dovrà invitare al più presto
tutto il popolo ad un dibattito mezzo stampa collettivo e pubblico. La contestazione è del popolo e va risolta di fronte a tutto il popolo.

Si dovrà cercare di creare la sensazione di una sola famiglia nella quale tutti vogliono aiutarsi vicendevolmente e perciò rinunciano vicendevolmente. Non sarà possibile che ciascuno e tutti quanti, ricevano immediatamente quello che chiedono. Il dibattito collettivo sulla distribuzione del budget dovrà svolgersi nell’assoluta trasparenza per evitare eventuali impressioni e sensazioni di diversificazioni o di sfiducia che ora sono presenti.

Soltanto quando ciascun cittadino capirà e sentirà che fa parte di una grande famiglia, ed accetterà anzi sarà fiero di rinunciare a favore di un bambino malato e debole della famiglia. Questo dibattito collettivo dissolverà le resistenze e le opposizioni anche in coloro che cercano le separazioni e vogliono scongiurare il dibattito collettivo. La determinazione della scala delle priorità resposabilizzerà tutti.

Se non agiremo secondo queste regole, queste disposizioni, ogni settore sarà in qualche modo discriminato. La commissione finirà il suo mandato e distribuirà le risorse in maniera un po’ diversa da oggi, ma il senso di ingiustizia nel popolo non sarà risolto.

Solo un’attitudine basata su una reciproca solidarietà, che colloca tutte le parti in un collettivo dibattito nella collettiva accettazione delle decisioni, potrà sanare il clima che si è venuto a creare nel popolo.

La commissione Trachtenberg è obbligata a dare un esempio a tutto il popolo, come si può arrivare a sentirsi veramente come in “una famiglia”. I membri della commissione devono vivere questo spirito interiore del senso della famiglia e della giustizia sociale. Deve mostrare a tutti come si dibatte insieme sul futuro comune, impostando una volta per tutte una sola giustizia. Una vera giustizia può svolgersi solo entro un reciproco consenso, nella garanzia mutua. Oggi un cittadino avverte l’ingiustizia sociale, è infuriato perchè si sente “raggirato”, perché non riceve quello che chiede e crede che gli spetti.

Ogni tentativo di risolvere il problema senza riuscire a creare in ogni cittadino la sensazione che siamo tutti membri di una sola grande famiglia, non soddisferà tutti e porterà a contestazioni più violente. Il popolo deve percepire che i suoi rappresentanti lo servono, deve tornare a credere nel sistema e sentire che gli può dare speranza ed un futuro migliore.

La ristabilizzazione della giustiza al popolo, mediante il principio della famiglia riunita, si deve realizzare attraverso dibattiti collettivi aperti a mezzo stampa. Si può aprire al popolo un luogo per partecipare in modo attivo ai dibattiti, sia fisicamente, via internet o esprimendo la propria opinione con SMS.

Perché il popolo adempia al suo diritto a partecipare, sarà doveroso accompagnare i dibattiti con l’intervento di esperti che sappiano spiegare la complessità dei problemi economico-sociali con un linguaggio semplice e comprensibile. Questo processo educativo ed esplicativo inviterà il cittadino a prendere parte attiva al dibattito, accanto alla richiesta di prendere delle responsabilità su tale processo. La vera comprensione delle realtà – aiuterà a raggiungere il consenso – un consenso generale che restituirà un clima di partecipazione collettiva e con essa anche un senso di giustizia sociale al popolo.

Mobilitando anche la stampa sarà data la possibilità di creare prospetti che illustreranno i problemi, e soprattutto le proposte di soluzione verrannò spiegate per far capire fino a che unto siamo “tutti nella stessa barca“. Si possono usare pezzi teatrali, canzoni, incontri chiarificatori in tutto il paese – perché è importante capire che l’attitudine verso “una sola famiglia” che si riunisce attorno ad una tavola rotonda, predispone favorevolmente tutti, permettendo di risolvere i problemi in tempi netti e vincolanti.

Siamo, membri del “Movimento Arvut “(garanzia mutua), con esperienza collaudata in questo tipo di processi. Decine e centinaia di volte abbiamo sperimentato processi collettivi, nei quali pertecipano tutti, conseguendo il consenso collettivo, come una sola famiglia, che cambia l’equilibrio delle forze.

Quest’attitudine riduce le opposizioni nella società, associa tutti, immette un nuovo vento di giustizia ed attenua il fatto che il mio problema non sia stato risolto nell’ immediato.

La gestione di dibattiti con questa predisposizione è proprio il campo della nostra singolarità, così come abbiamo già iniziato a realizzare, sedendoci intorno ad una tavola rotonda nella tenda del “Movimento di Arvut” in via Rotshild.

Non si trattava di un’ “operazione instant” ma era neccessario istituire un processo consegeuente, metodico ed incessante e per lungo tempo, vigilando di mantenere un clima giusto nell’adempimento di tutto ciò, fino ad arrivare ad un vero consenso. Con questo saremo un esempio per tutto il mondo.

Ci troviamo nell’ora propizia, nella quale al governo ed in special modo alla commissione Trachtenberg è data l’occasione di condurre il processo sociale per costituire in Israele una società equa ed ancora più progredita.

Il “Movimento Arvut” (garanzia mutua) si vede impegnato a mettere a disposizione della commissione tutte le istituzioni a livello nazionale, sostenerla ideologicamente ed essere la “madre della famiglia” che apporta il clima giusto di  connessione nel popolo, per portare avanti un processo che istituirà alla fine e per tutti, il senso di giustizia sociale che permetterà di risolvere insieme i problemi fondamentali.

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La commissione per la trasformazione economica-sociale

Informazione: La contestazione sociale ritorna all’ordine del giorno: La commissione Trachtenberg si è riunita questa mattina (martedi) nell’istituto Wan Lear a Gerusalemme e per la prima volta si sono incontrati con vari rappresentanti del pubblico per sentire le loro proposte e le loro opinioni circa il mutamento della condizione economica-sociale.

Il prof. Emanuel Trachtenberg ha aperto il dibattito dicendo: “Oggi sono venuto per ascoltare il pubblico e se riusciremo ad agire in modo idoneo, tutte le persone in questa stanza ne traranno profitto. Forse ascolteremo cose che non abbiamo sentito prima.

Siamo convinti che le propste del pubblico sono indispensabili per consolidare i consigli della commissione.”

Ha anche aggiunto: “Sono emozionato dal fatto che una generazione di giovani si è mossa per fare sentire la sua voce, sono emozionato da questo incontro. E’ un’esperimento in tempo reale e chiedo a tutti, dunque, coraggio e fermezza, questo non è un programma di reality questa è la realtà israeliana, la realtà israeliana al suo apice.”

Nel dibattito intercorso è intervenuto anche l’uomo d’affari direttore generale del movimento “Educazione e’ Tutto”, Dov Lautman, che si è espresso in questi termini: “Se c’è un modo per dare una risposta alla disparita della società israeliana e quello di dare maggiore risalto all’educazione accrescerebbe significativamente i fondi e le opportunità”.

Parallelamente al dibattito dei membri della commissione Trachtenberg, si è riunito un “gruppo alternativo” la commissione Spibek, per un dibattito con la partecipazione di esperti in materia sociale. Nel dibattito ha detto uno dei capi della commissione, prof. Yossi Yonah, che la commissione Trachtenberg non ha il mandato”.

La mia risposta: Fin tanto che la commissione ascolta e segna le rimostranze ed i problemi, le proposte e le risoluzioni- va tutto bene…

Ma come intende proseguire? Poichè se non condurremo la società alla consapevolezza della necessità di una garanzia mutua, non si arriverà a nessuna risoluzione e nemmeno ad una giustizia sociale!

Dov Lautman ha ragione, bisogna iniziare con il sistema educativo, che deve veramente dare maggior risalto non solo all’ istruzione. L’educazione non riguarda solo i bambini ma anche i grandi.

Bisognerebbe istituire dei corsi educativi (sul tema della garanzia mutua): nei posti di lavoro, nei media – e così, verso la fine della raccolta delle proposte, si potrà arrivare ad un’equa soluzione, ad una giustizia sociale collettiva comunemente accettata da tutti.

Altrimenti, il risultato della commissione causerà solo risentimenti e cosa ancor più grave, contestazioni con sommosse!

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A loro non occorre la pace

Michael Laitman: L’articolo qui pubblicato (“Non occorre loro la pace” di Leonard Radzichovsky) dimostra ancora una volta che non c’è una risoluzione al problema del conflitto in medio oriente.

Io ho un’ opinione diversa: i valori di un’ antica saggezza di un antico sapere può offrire la risoluzione a tutti i problemi umani, risoluzione che inizierebbe in Israele, ed in seguito potrebbe “sollevare” ondate” in tutto il mondo, conducendo le persone alla consapevolezza della neccessità di una garanzia mutua, che è la condizione sine qua non, per potere risolvere tutti i problemi.

L’opinione di Leonard Radzichovsky: “La base per una pace tra gli ebrei e gli arabi (palestinesi) è molto semplice: Questi e quest’altri ricevano pari diritti, per la sicurezza, per la pace e per lo stato. In accordo alle decisioni dell’ ONU sin dall’ anno 1947, questa è l’unica base legale e internazionale per l’esistenza di Israele e dello Stato Palestinese.

Un accordo nel quale Israele riconoscerà il diritto ad un loro stato arabo (lo Stato Palestinese), e gli arabi da parte loro riconosceranno il diritto di uno stato ebraico, Israele.

Fra i due paesi saranno firmati accordi di pace, saranno fissati i confini e si creeranno rapporti normali con parità di diritti fra i due paesi  (questo vuol dire che israele non comprenderà più la Palestina, e se continuerà a farlo, sarà allora con accordi chiari e stabiliti).

Il confine sarà fissato secondo la decisione dell’ONU dell’1947 (risultato dalla guerra del 1947-1948), con una certa considerazione degli eventi di questi ultimi 65 anni, cioè: scambi territoriali.

Le agglomerazioni di insediamenti arabi in territorio israeliano passeranno ai palestinesi e viceversa per gli insediamenti israeliani –( comprendenti 300.000 abitanti) – L’area totale dei due stati sarà compatibile più o meno con la condizione che esisteva già nel 1949. Quelli sono i confini del 1949 (confini mantenuti fino alla guerra del 1967) riconosciuti dall’ONU come “base” per un accordo di pace.

Ed infine, Gerusalemme divisa. La parte orientale abitata per lo più dagli arabi, passerà ai palestinesi. Naturalmente permettendo passaggi sicuri ai credenti- ebrei e mussulmani- ai luoghi sacri, se questi luoghi si troveranno in territori esteri.

E’ logico, che i quattro milioni di “discendenti degli esiliati”, Israele non sarà pronta ne potrà, ricevere. Tutte le popolazioni del mondo sono dei discendenti di qualcuno, tutti i popoli in un qualche momento sono emigrati da un posto ad un altro…Gli ebrei non hanno scacciaato con la forza gli arabi (come in Russia per esempio, i polacchi ed i cecoslovacchi i tedeschi nella Prussia orientale ed altri ancora).

Sono fuggiti da soli. Dunque, fuggiti – fuggiti, è un loro problema. La Palestina può ricevere chi vuole. E’ difficile immaginare condizioni più semplici, chiari e giusti.

Molti ebrei dicono: Per tutti i diavoli! Abbiamo espugnato con una lotta difensiva le grandi forze nemiche – e dobbiamo restituire tutto ciò per così poco! Saranno forse molti nel mondo a farlo? I russi hanno conquistato la Siberia- l’hanno forse restituita?!

Persino le isole coralline non restituiscono – pare che il Giappone non avesse nemmeno attaccato la Russia, il cui territorio non è certo più piccolo di Israele… Gli Stati Uniti ha restituito agli Indiani d’America i territori?! E l’Australia ed il Canada?!

Allora perchè noi siamo “costretti”?! La risposta è semplice: il diritto internazionale!
Israele è nata dal risultato degli sforzi che ha impiegato, ma su basi del diritto internazionale, e “deve” attuare questo diritto. Ma nel ventunesimo secolo persino le grandi potenze, come ad esempio, Stati Uniti , Federazioni russe ed altre non si sentono più chiamate in causa nemmeno esteriormente, in considerazione di ciò …

“I tempi sono cambiati”…Israele non e tenuta a cambiarli. Non è neanche un suo interesse cambiarli. (L’interesse di Israele è considerare il diritto in questione, anche se non è certo piacevole).

A giudicare dalle ultime pubblicazione sui giornali, Israele è, in realtà,  pronta ora a proporre queste condizioni ai palestinesi (sia detto, non per la prima volta).

Non ho dubbi sul fatto che per quanto riguarda i politici israeliani, potrebbero dimostrare maggior audacia e risoluttezza per definire precisamente queste condizioni- i politici arabi invece non troveranno mai il coraggio di accettarle.

La causa è ovvia.

Israele ha bisogno della pace.

Come in ogni luogo, anche in Israele vi sono politici che hanno tutto da guadagnare dalle tensioni e dalle guerre. Ma Israele è un paese normale. I principali problemi della nazione sono social-economici. Ed i politici, per la maggior parte, sono sempre pronti a questionare fra loro in materia di pace. A proposito, proprio su questi temi il governo di Nataniau si sente abbastanza risoluto. Mentre la popolazione al 90% dorme di un sonno pesante ed è propensa a dimenticare la Palestina, quasi fosse un lontano incubo, vivendo esclusivamente la loro vita. Come se non avesse nessun legame con la Palestina.

Tuttavia , per Israele la pace – è la pace.

La Palestina non ha bisogno della pace.

Politici e terroristi dichiarati si definiscono “politici”, hanno solo da gudagnare dalle tensioni. Decine di anni dopo la”dichiarazione di indipendenza”, la Palestina non assomiglia nemmeno ad una nazione. La loro unica fonte di guadagno sono elargizioni internazionali e versamenti diretti ai terroristi sulle loro azioni “di stampo” terrorista. La popolazione locale conosce solo un sentimento cocente: odio verso gli ebrei, nutrito, ed alimentato per anni da denaro e sangue. I paesi arabi non hanno nessuna necessità di una Palestina calma.

Per loro è ” neccessario solo vendere tensioni. Come – il falso mezzo – come si sta ora rivelando, dell’ unione sociale “contro il comune nemico esterno”. Come mezzo per esporre le loro particolari esigenze arabe. Se venissero soddisfatte, e se ci sarà la pace- per quale scopo i paesi arabi necessitano un simile Stato Palestinese?! Perchè dovrebbero accettare tutto ciò gratuitamente? E non gratuitamente – a maggior ragione.

Quindi, per i palestinesi, secondo Orwell: La pace è guerra. I palestinesi non hanno bisogno di una Palestina calma e pacifica, indipendente da Israele. E neppure la distruzione di Israele (sopratutto quando è quasi impossibile). Allora di cosa neccessitano?- Proprio di quello che hanno! La condizione di ” eterni diseredati” che divorano eternamente: divoratori di denaro esterno, il denaro degli altri. Niente pace, ne guerra, neppure vita normale, ma odio, l’odio li “finanzia”, fisicamente e spiritualmente.

Vale a dire, che Israele non ha bisogno della Palestina: ma vivete senza di noi e come vi pare. Mentre i palestinesi invece – hanno bisogno di Israele, senza la lotta con Israele non avrebbero di che vivere. L’analogia migliore é: gli ebrei se la cavano anche senza gli antisemiti, ma gli antisemiti non se la cavano senza gli ebrei.

In un tale clima, nessun politico palestinese, anche se lo desiderasse, non firmerebbe nessun accordo di pace con Israele e non accetterebbe mai il diritto all’esisteza dello stato ebraico. Se lo riconoscesse perderebbe il suo diritto privato a sussistere.

Cittadini palestinesi (certamente vi sono tali, stanchi di eterne guerre) continueranno a tacere, se non vogliono che sia tagliata loro la lingua.

Gli arabi-semiti non amano gli ebrei-semiti.

Anche gli ebrei- semiti non direi che amino gli arabi-semiti. Ma la differenza sta nel fatto, che gli ebrei riconoscono il diritto degli arabi alla costituzione di un loro stato sul territorio palestinese, mentre gli arabi, sin dal lontano 1947 – non riconoscono agli ebrei il diritto ad uno stato, anzi, nemmeno al diritto di vivere in Medio Oriente. La verità è che gli ebrei hanno anche altro da fare oltre la lotta contro i palestinesi, mentre gli altri non hanno nulla oltre le lotte contro gli ebrei.

E non parliamo della “diplomazia mondiale” per la quale l’ “insolubile” risoluzione arabo-israeliana si trasformata in un “business” che promuove la distribuzione di infiniti premi, gratifiche, pubbliche relazioni e quant’altro.

Non parliamo neanche degli organi internazionali che preoccupati della difesa dei diritti dell’uomo e dei terroristi, ruotano miliardi, somme astronomiche, per il loro nobile lavoro.

Quindi Israele può tranquillamente proporre ai palestinesi la pace, senza timore perchè sarebbero gli ultimi ad accettare; il risultato di una tale proposta è già nota in anticipo.

Ma è anche più di ciò

Poichè la diplomazia e gli “obbedienti” alle leggi mondiali non son capaci di guardare la realtà e dire: ” non solo i palestinesi, ma anche noi non vogliamo la pace“, allora nessuno qui dirà la reale verità.

Vale a dire: la pace è conveniente ad Israele- ed essa la proporrà. Ai palestinesi non conviene, perciò (con il nostro aiuto) la respingono.

Ciò i politici, naturalmente, non diranno.

Ciò non diranno neanche gli intellettuali di sinistra (in occidente non vi sono altri intelettuali, tranne qualche  marginale perdenti.)

Ciò non diranno neppure i mezzi di comunicazione, in mano agli intellettuali di sinistra.

Ciò non diranno gli “ebrei illuminati” dispersi in tutto il mondo, impegnati a dimostrare che sono al di sopra delle parti, e “come tutti gli altri”, che sono di sinistra e vogliono essere accettati nei rispettabili ambienti “anti-sionisti” e ricevere se possibile qualche gratifica.

Allora cosa sarà detto?

Le solite cose già dette per decine di anni.

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