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In Egitto dove scorre il latte ed il miele

La gente considera la festa di Pesach come la ricorrenza dell’evento storico dell’esodo dall’Egitto. “Siamo stati degli schiavi ed abbiamo costruito le città e le piramidi per il Faraone, e poi siamo ritornati alla libertà”. Nella realtà non festeggiamo un ricorrenza storica. Infatti, la situazione attuale è molto peggiorata rispetto ad allora. Sarebbe sufficiente paragonare la situazione della nazione di Israele nell’antico Egitto con l’attuale situazione per correre a baciare di nuovo le mani del Faraone, pregandolo di riprenderci.

I giudei vivevano nella terra di Goshen, che è la parte migliore dell’Egitto con terre fertili e greggi abbondanti. Laggiù si poteva fare quello che si voleva perché il Faraone qui non aveva dominio, ma esercitava comunque la sua protezione.

Nessuno poteva torcere un capello della testa dei giudei, le loro scansie erano piene di cibo, le reti piene di pesci, e le dispense piene di scorte. Erano degli schiavi solo perché dovevano ascoltare il Faraone. Ciò significa: Esegui gli ordini del tuo egoismo, e niente di più.

I giudei avevano una vita meravigliosa, quindi non era per niente che si lamentavano con Mosè nel deserto, “Dov’è la carne ed il pesce, dove sono le cipolle e l’aglio che mangiavamo in Egitto!? Le nostre vite era stupende, e tu dove ci hai portato adesso?”

Quindi, cosa ci fa ricordare questa festa? Allora eravamo circondati da nemici come lo siamo oggi? Al contrario, avevamo a disposizione tutto quello che volevamo ed il potere del Faraone ci proteggeva dai nemici. Nel suo paese egli ci permetteva di vivere come volevamo, anche su terre separate con nostre leggi.Quindi cosa c’è di così male in tutto questo, paragonato alla nostra attuale situazione?

Come scrive Baal HaSulam, se oggi i giudei si disperdessero per il mondo a causa della Diaspora, allora quasi nessuno resterebbe in Israele. Dobbiamo capire questo: l’Egitto diventa una prigione solo quando incominciamo a pensare all’esilio spirituale, quando ci manca il Creatore. Se non fosse il bisogno della redenzione spirituale, l’Egitto di per sé sarebbe una terra dove scorre latte e miele. Qui si può avere tutto tranne che il Creatore, tranne la risposta alla domanda sul significato della vita. Si ha tutto il resto in abbondanza. Si vive la vita di un re e ci manca solamente una cosa, “Io voglio la dazione e l’amore per il prossimo”
Quando si desidera esattamente questo, allora l’Egitto ci sembrerà come un esilio.

Questa è l’unica cosa che qui manca – l’amore per il prossimo. Dunque, ne consegue che festeggiamo Pesach per commemorare la bella vita in Egitto e non la redenzione, di cui nessuno ha veramente bisogno. Infatti, uscire dall’Egitto significa gettare via tutto quello che abbiamo, tranne l’amore.

Ma noi ci sentiamo come se fossimo in esilio? No, e infatti la gente non capisce di che cosa si sta parlando. Ma l’amore per il prossimo deve diventare il nostro solo desiderio. Mosè chiede al Faraone, “Lascia andare il mio popolo! Io voglio andarmene!” Al che il Faraone risponde, “Cosa ti manca, Mosè? Sei cresciuto tra le mie braccia. Resta principe egiziano. Sii un principe! Perchè stai facendo una rivoluzione adesso? In nome dell’amore per il prossimo? Sei diventato pazzo!”
Solamente alla fine del cammino l’Egitto diventa per noi una terra d’esilio. Ma fino a quando non succede, ci sentiamo sazi di tutto tranne che della dazione.

Ne consegue che celebriamo questa festività per onorare il fatto che una volta ci mancava l’amore per il prossimo. Se solamente fosse possibile spiegare veramente questo concetto agli uomini e mostrare loro vera situazione attuale. Oggi, siamo disposti a rinunciare a tutto nelle nostre ricche vite in nome dell’amore per il Creatore, per il prossimo, per gli amici, per il bene del sostegno reciproco e della reciproca vicinanza? Ci siamo vicini? Meritiamo di celebrare la festa della redenzione?

Questa festa parla della liberazione dall’egoismo, quando l’egoismo ha tutto, tuttavia io voglio scappargli. Io odio questa abbondanza e non la desidero. Non ho bisogno di saziarmi di cibo, non ho bisogno nemmeno della sicurezza, delle comodità, nemmeno della salute – niente. Sono pronto a gettarmi nelle acque del Mare delle ristrettezze o a lasciarmi avvizzire dalla sete nel deserto – tutto pur di spezzare le catene.

Allora, vogliamo veramente uscire verso la libertà?

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011 , gli scritti del Rabash)

La prima innovazione

Scritti del Rabash, “la prima innovazione”: Tutte le innovazioni cominciano solo dopo che la persona esce dall’amor proprio. Pertanto, la Torà non può essere insegnata agli idolatri. Quando una persona è in Egitto, non può essere israeliana perché è schiava del Faraone, il re dell’Egitto. E mentre è schiava del Faraone, non può essere schiava del Creatore.

È scritto riguardo a questo, “I figli di Israele sono per Me”, loro sono Miei schiavi e non schiavi degli schiavi. Quando una persona serve se stessa, non può essere schiava del Creatore, perché è impossibile servire due re allo stesso tempo. Solo dopo che una persona esce dall’Egitto, cioè dall’egoismo, può essere servo del Creatore ed allora può ricevere la Torà. Da questo si deduce che la prima innovazione è l’uscita dall’Egitto.

La persona che si trova dentro il suo desiderio egoista è chiamata un “non Giudeo”. La persona che si eleva al di sopra del suo desiderio egoista, cioè che viene dall’Egitto, è chiamata un “Giudeo” (Iehudì) perché lei raggiunge l’unità (Ichud) con la Luce, il Creatore.

È possibile studiare la Torà, ovvero le forme della dazione, solo ascendendo, uscendo dall’Egitto. Per questo è scritto che la Torà non può essere insegnata agli idolatri, dove “non può” significa “è impossibile”. È così perché, mentre resti nel desiderio egoista, non capisci niente della spiritualità e non hai la minima possibilità di raggiungerla. Nei tuoi desideri e pensieri non puoi aggrapparti al finale di nessun tema che si estenda dal mondo spirituale.

Hai bisogno di mezzi ausiliari e solo per mezzo del loro uso corretto raggiungerai ciò che desideri. Pertanto, tutte le innovazioni ed i cambiamenti spirituali sono possibili solo dopo l’uscita dall’Egitto, cioè dall’egoismo. Fino ad allora, è impossibile capire qualcosa; fino ad allora siamo nell’oscurità totale e possiamo solo avanzare con gli occhi chiusi o seguendo le indicazioni dei kabbalisti.

Questo è tutto quello che ci resta, ovvero capire quanto opposto sia il nostro mondo a quello spirituale. Per uscire dall’oscurità verso la Luce, non ci aiuterà fare un giro di 180 gradi. È così perché la nostra oscurità è l’oscurità dell’Egitto, la quale non ha una direzione verso la Luce. Solo gradualmente, facendo le azioni corrette, possiamo arrivare al desiderio corretto. A prescindere dal fatto che questo sia egoista, tuttavia, in virtù dell’influenza della Luce, possiamo uscire dall’Egitto con l’intenzione altruista di Lishmà.

Questo ci parla di stati che sono assolutamente divisi tra loro. La persona che si trova nel mondo inferiore, cioè nello stato egoista, nell’intenzione “per il bene della ricezione”, è incapace di comprendere i piani e le azioni di coloro che sono mossi dalla dazione. Una non ha nessun contatto con l’altra, sono programmi totalmente differenti che non si incontrano in nessun modo.

In relazione al mondo spirituale, il nostro mondo non esiste. Questo si esprime solo nell’immaginazione della persona come una realtà precedente, immaginaria, necessaria per entrare nella realtà spirituale, che è l’unica che esiste. Tutto quello che vediamo ed immaginiamo qui è simile alle visioni di una persona che è in stato di incoscienza.

Pertanto, tutte le innovazioni, le realizzazioni ed i veri calcoli, cominciano con l’uscita dall’Egitto.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Scritti del Rabash)

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Il male si realizza per mezzo della comparazione

La storia dell’esodo dall’Egitto e le tradizioni ad esso relazionate sono destinate solo a dirigersi ai nostri stati interiori. Siamo in una spaccatura, in un problema, con dei colpi che cadono su di noi, in un’atmosfera di fuga, in una corsa e nell’oscurità. In sostanza, questo è il processo della nascita spirituale paragonabile alla nascita del corpo fisico.

Questo è quello che dobbiamo realizzare, ma come? Dopotutto, scappiamo sempre dalla sofferenza, allora come possiamo non sfuggire allo stato dell’uscita dall’Egitto? Nel mondo materiale posso trovarmi in una situazione nella quale c’è solo un’uscita, ma nella spiritualità tutto avviene in relazione al mio desiderio. Se non voglio sperimentare le piaghe d’Egitto, allora non le sperimento, ma più tardi prenderò il cammino spinoso insieme all’umanità sotto la tensione “della pressione dello sviluppo”. Tuttavia, voglio accelerare il cammino, quindi mi metterò io stesso sotto il colpo?

I Kabbalisti rispondono: non devi rivelare i colpi ed i problemi in qualche luogo all’esterno, ma solo nello stato presente. Come? Potrebbe essere davvero che nella mia sensazione debba “trasformare” la realtà dal bene al male? Questo è giusto! Probabilmente dirai: “Però quando sentirò il male, scapperò!”. In realtà, non lo farai. Questo è dovuto al fatto che rivelerai il male in relazione allo scopo più elevato. Devi valorizzare la spiritualità come qualcosa di desiderabile e davvero inestimabile. Allora il presente stato ti sembrerà cattivo. In questo modo sarai capace di avanzare senza abbandonare il cammino.

Risvegliamo la meta spirituale affinché questa brilli per noi. Allora desidereremo raggiungerla, mentre lo stato attuale diventerà un esilio, l’oscurità e le piaghe d’Egitto. Questo ci impedisce di elevare l’importanza della spiritualità ai nostri occhi, di elevare l’importanza della dazione, dell’amore per il prossimo e dell’unità degli amici a tal punto che l’esilio arriverà ad essere insopportabile e cercheremo di scapparne.

Domanda: Se l’uscita dall’Egitto avviene in simili condizioni difficili, come dovrebbe combinarsi questo con l’ottimismo e l’energia che ci riempiono dopo il congresso?

Risposta: Noi aspiriamo solo al bene ed allora lo stato attuale ci sembra insopportabile. Nel cammino dell’accelerazione rivelo i buoni stati in anticipo e paragonata ad essi, la situazione attuale mi sembra cattiva.

Io non devo soffrire assolutamente in un vicolo cieco, senza sapere cosa fare di me stesso. Quest’ultimo approccio si chiama “avanzare a tempo debito” fino a che sotto “la pressione dello sviluppo”, riveliamo comunque il bene in anticipo. Questo fa tutta la differenza. Paragonando lo stato attuale all’unità desiderata, all’amore per il prossimo e alla dazione, sento di essere in un problema, nell’oscurità. Così mi preparo alla percezione spirituale, formando già dei valori spirituali dentro di me. Elevando la dazione ai miei occhi, mi preparo per la redenzione ed accelero il cammino, mi spingo in avanti.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.04.2011, preparazione per l’uscita dall’Egitto)

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Disponibile solo oggi, un prestito spirituale a condizioni redditizie!

Posso dire, con speranza e fiducia, che siamo sulla soglia delle vere azioni spirituali. Se ci convinciamo che vengono rivelate nella connessione tra di noi ed è lì che il Creatore viene rivelato, se lo desideriamo, allora tutte le opportunità sono proprio davanti a noi.

L’ingresso è stato aperto per noi dall’alto e adesso è il nostro turno di fare alcuni passi per entrare. Questi passi sono abbastanza facili da fare perché sono assicurati dall’unione. Non è che ogni persona cammini in avanti per se stessa, ma va verso l’interno, verso il centro comune dove riveliamo il Creatore attraverso la nostra spinta comune verso l’amore, l’empatia e la dazione reciproca.

Il momento è veramente arrivato. Non mi sto comparando ad Abramo o Mosè, però gli stati che si sono rivelati sembrano gli stessi di allora. Facciamo degli sforzi e vedremo che questo sta succedendo davvero! Stiamo cominciando a realizzare azioni mutue che ci portano alla rivelazione della Torà, cioè alla rivelazione della Luce che corregge l’inclinazione al male e rivela il Creatore dentro di noi.

Parlo di questo seriamente, anche fino a 9 o 12 mesi fa questo non mi sembrava così realista e pratico, ma adesso vedo che siamo senza dubbio capaci di farlo. Abbiamo ricevuto il permesso dall’alto e adesso tutto dipende da noi: ce ne incarichiamo oppure no? La negligenza potrebbe essere un errore molto grave che porterebbe grandi problemi.

Ho molta speranza che la festività di Pesach, le mie visite al di fuori di Israele, il congresso di Mosca ed altri eventi serviranno come una grande e buona preparazione. Questo è possibile. Tutto è aperto a noi e tutto il mondo ci sta aiutando. Tutto quello che sta succedendo nel mondo è solo un aiuto per spingerci.

Tuttavia, dobbiamo stare attenti. In una delle sue lettere Baal HaSulam scrive quanto segue ad un suo studente: “Un anno fa il tuo stato era molto migliore, ma adesso sei in discesa. Tuttavia, non perdere la fede nella misericordia. Forse avrai successo un’altra volta”.

Adesso il tempo del risveglio dall’alto è arrivato e ci è stata data un’opportunità. Tuttavia, dobbiamo aggiungere a questo il risveglio dal basso. Non dobbiamo indugiare su questo.

Il risveglio dall’alto è un grande aiuto. Questo perché non devi convincere il Creatore che hai un buon desiderio. Egli stesso ti da l’opportunità, “Chiedimelo solo e pagherò per questo”. Puoi prendere la mercanzia, il negoziante annoterà il tuo debito sul libro e pagherai più tardi. Prima entra nella spiritualità e poi pagherai.

Così avanziamo, dopotutto non possiamo sistemarci senza la forza spirituale; quando la abbiamo, possiamo realizzare azioni spirituali e salderemo il debito più tardi. Adesso abbiamo l’opportunità di ricevere un prestito ed acquisire il mondo spirituale. Più tardi pagheremo per questo, non c’è problema. Così, speriamo di poter capire il tipo di opportunità che abbiamo davanti a noi. Sarebbe imperdonabile perderla non unendoci come dobbiamo.

Questo dipende molto da come useremo il nostro tempo. Il momento presente è molto importante e non dobbiamo guardare al mondo esterno, sperando che avanzi oggi oppure domani. Questo non dipende da noi.

(Dal discorso nella cena del 9 Aprile 2011)

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La Luce di Hanukkah nel tuo cuore

Rabash, Lettera 43: Le candele non si accendono fino a quando non siano soddisfatte tre condizioni:
1. C’è una candela, che è un vaso in cui si versa l’olio,
2. Vi è il petrolio,
3. C’è uno stoppino.

Quando queste tre condizioni si uniscono insieme, diventa possibile gioire per la luce che producono.

Queste tre condizioni che sono necessarie per la luce, riflettono anche la nostra struttura. Abbiamo costituito il desiderio di godere, che agisce egoisticamente. Quindi, quando si guarda il mondo, vediamo che è pieno di sofferenze e problemi.

Nessuno agisce onestamente, ci danneggiamo tutti l’un l’altro, e non riesco a capire perché il Creatore (se esiste ancora) ha creato un mondo così cattivo. Avrei fatto molto meglio io se fossi stato lui! Guardo tutto attraverso il mio malessere, il desiderio egoistico, ed è per questo che vedo il male dappertutto.

Tuttavia, se comincio a ignorare la mia confusione pensando che il Creatore è buono e fa tutto bene, mentre mi sento male solo perché io sono cattivo, allora tutti questi pensieri e desideri si scontrano dentro di me e si contraddicono l’un con l’altro. Questo è chiamato lo “stoppino” (Ptila) perché posso discernere dove si trova il “rifiuto” (Psolet) dal mio desiderio e ciò che è male.

La volontà è un vaso e vi è un “stoppino” al suo interno che si produce attraverso il superamento del desiderio. Questi discernimenti (Birurim) aumentano il carburante (Beirut), cioè il petrolio – la Luce di Hochma.

Queste tre componenti sono presenti anche nell’animo umano, in quali desideri è raffigurato e illuminato come una candela. Sono inoltre presenti nella candela normale, che è un simbolo dell’anima.

Il vaso o il desiderio è uno stato egoista per natura, il volere “fine a se stesso.” Questo è il modo in cui sono nato. Con l’aiuto dello studio della Kabbalah nel gruppo, creo uno “stoppino” che può illuminare perché comincio a reagire e discernere chi è il Creatore e chi sono io. Il “petrolio” è il risultato perché questo stato conduce al “carburante”.

Io conduco una lotta: voglio raggiungere la dazione, ma sono incapace di farlo. Mi butto in avanti, ma la mia natura mi tira indietro. Il faraone non mi permette di uscire dalla sua potenza. Tuttavia, è così che distinguo me e il Creatore, come pure il tipo di sistema attraverso il quale posso essere collegato a lui.

E dopo aver superato questo una persona merita la Luce del Creatore che illumina la sua anima, chiamata la Luce di Hanukkah. Questa è la rivelazione della Provvidenza Superiore, che porta la bontà alle creature.
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“Lodando il miracolo” di Hanukkah

Ho sempre una sorta di atteggiamento nei confronti di ciò che sta accadendo a me, al mio ambiente, ai miei cari e al mondo. Se aggiungo il Creatore a questo atteggiamento, allora approfondisco i discernimenti del perché sta accadendo, per che, chi trarrà beneficio, e così via.

Se faccio questo, sono incluso in un’intera guerra per ogni stato! Se discerno questi Stati “all’interno della conoscenza”, si tratta di un approccio “Greco”, significa secondo alla mia mente, sensazione, comprensione e tutti i miei concetti. In alternativa, posso avanzare da “fede sopra la ragione” e cercare la forza della dazione, desideroso di vedere tutto da questo punto di vista. In questo caso non voglio ricevere la conoscenza e la comprensione nei desideri che risvegliano in me, ma voglio venire fuori da me stesso, con l’aiuto di questi desideri. Voglio avanzare verso l’esterno, entrare altrove e ricevere tutte le conoscenze e l’adempimento di fede sopra la ragione, all’interno del Kelim di dazione.

L’adempimento che sono in grado di ricevere dentro di me è chiamato “questo mondo”. Quello che posso ricevere all’esterno, venendo fuori di me stesso verso l’esterno, viene chiamato il mondo superiore. Sto combattendo per questo approccio che desidero mantenere, e questo è chiamato la guerra dei Maccabei contro i greci. I greci sono solo un simbolo per tutto il pensiero razionale che esiste nel mondo, la mente umana, l’approccio scientifico. I Maccabei sono di sopra di questo perché essi personificano il lavoro dei preti (Kohanim) che appartengono solo alla dazione.

Una persona deve sempre condurre questa guerra fino a quando egli ascende sopra il campo di battaglia. In questa guerra hai “spie” che mandi al “mercato,” significa al luogo (desiderio) che è governato da più “autorità.” Tra i tuoi pensieri e desideri, alcuni sono ancora governati da “molti”, che talvolta si ritirano, in una direzione e talvolta un altra, tutto per motivi del loro egoismo. Questo continua fino a quando un solo potere è stabilito in tutti i vostri desideri! Quando lo fa, vuol dire lasciare il “mercato” e entrare nella vostra “casa”.

Il mercato diventa la casa e le “spie” la lasciano, come è scritto, “fino”all’ultimo piede lasciate il mercato. Tu rimani da solo con il creatore, insieme a lui, in aderenza, nel tuo desiderio o casa.

Nel mondo spirituale noi non ci spostiamo da un luogo a altro. Esiste un solo posto o desiderio. Tuttavia, potete modificarlo e costruirlo cambiando il vostro atteggiamento così questo cambia dall’essere un “mercato” ad una “casa” in cui accendi una candela “lodando il miracolo” (Persuma de Nisa).
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 1/12/10, Scritti di Rabash).

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L’accesso alla preghiera

Per poter accedere al nuovo livello io ho bisogno di acquisire un nuovo desiderio, la pesantezza del cuore. Dopo potrò esaminarlo attentamente e fare un appello con una preghiera completa, realizzando che non posso rimanere in questo egoismo, e che quello che in realtà mi manca è la qualità di dazione. Io non dico al Creatore che mi sto sentendo male ne li chiedo di migliorare le cose per me. La mia preghiera può soltanto dire questo: “é un bene che Tu mi abbia dato questo male in modo che io possa desiderare la dazione ed innalzarmi per amare gli altri”.

Non chiedo che il male mi venga tolto perché è l’unica base sulla quale io possa costruire qualcosa, altrimenti io rimarrei come una bestia. Invece, io devo esaminare questo male, questa sensazione di vuoto, per poter riconoscerlo come un aiuto contro il mio egoismo, costringendomi a collegarmi agli altri.

Io ringrazio per questo “male” e spero che rimanga perché altrimenti potrei cadere nuovamente nel mio egoismo. Ma sopra il male io voglio costruire una attitudine di dazione verso tutti quanti. Perciò, io vedo il male come un aiutante che mi libera dai miei desideri egoisti dato che il sentimento di spiacevolezza mi permette di scollegarmi da loro.

Se una persona si brucia, non vorrà più toccare l’oggetto che ha provocato la bruciatura. In modo similare, io inizio a non volere questi desideri, e su di essi io costruisco un’attitudine di dazione. Questo richiede un nuovo inizio, Rosh HaShana (il nuovo anno) uno stato dove io non desidero più i riempimenti del passato perché li sento come male.

Per il contrario, al di sopra io adesso voglio costruire un’attitudine di dazione verso gli altri. Questa trasformazione, la transizione da una all’altra, viene chiamata l’Inizio del nuovo anno.

E allora, dopo aver verificato che sono incapace di farlo da me, io arrivo a Yom Kippur, avendo soltanto il desiderio ma sentendo la mancanza della forza. È cosi che arrivo alla preghiera, e questo è chiamato Il giorno di espiazione. In questo stato non giudico il Creatore, ma piuttosto me stesso per la mia mancanza di forza di dazione, ed è li che risiede il mio peccato.

Questo è quello che io grido quando in Yom Kippur io faccio ammenda di tutti miei peccati: “Il vero significato del Giorno di espiazione è la rivelazione del Kli che è pronto per la correzione. È una svolta a Rosh HaShana quando io decido di rifiutare il vecchio desiderio ed avvicinarmi e decidere di lottare per la dazione. E adesso, per la prima volta, mi volto verso il Creatore con una genuina richiesta ed acquisisco contatto con Lui.

Questa richiesta arriva finalmente a Lui perché io non chiedo riempimento, ma soltanto la forza di correzione. E cosi io arrivo alla porta della preghiera.

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Un meraviglioso ponte dentro Lo Zohar

Abbiamo difficoltà nel percepire Il Libro dello Zohar perché anche se Rashbi lo scrisse per i nostri tempi, lo fece dall’altezza della sua anima ed utilizzò uno stile antico di duemila anni fa. Ovviamente questo libro non si adatta a noi in questa forma perché siamo alla fine dell’esilio finale, completamente staccati dal mondo spirituale. Per cui non sappiamo come aprire questo libro e come utilizzarlo per lavorare su di noi.

È per questo che Baal HaSulam ha creato la “scala” (Sulam) per noi, affinché possiamo salire con essa verso l’altezza del Libro dello Zohar. Questa scala è scritta in modo che ci sia un commentario su ogni frammento del Libro dello Zohar. E non importa quanto comprendiamo di questo libro! La verità è che non comprendiamo il commentario o il libro stesso. Ciò nonostante, il commentario crea un collegamento tra me ed il testo originale dello Zohar.

Succede la stessa cosa ad ogni livello. Mentre ascendiamo per i diversi gradi, entriamo nel Libro dello Zohar attraverso il Commentario Sulam. Senza questo commentario sarebbe impossibile collegarci al Libro dello Zohar.

Il Sulam non è necessario per comprendere, ma per far si che noi raggiungiamo l’unità interiore. Anche se io non capisco il Commentario Sulam o il Libro dello Zohar, ma io li utilizzo per collegarmi alla fonte, Lo Zohar inizia ad influenzarmi.

Al inizio il Sulam è necessario per poter collegarci alla Luce che Riforma. Senza di questo non avremmo nessuna possibilità di usare questo mezzo meraviglioso.

Mentre leggo, io sono influenzato dalla Luce attraverso la lettura, lo studio ed il gruppo, e la Luce risveglia in me delle nuove qualità. Queste nuove qualità mi abilitano a ristabilire realmente il collegamento con il Libro dello Zohar e ad iniziare a sentire quello che succede li, quello che c’è scritto. Solo allora possiamo parlare di capire Lo Zohar.

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Il giorno di espiazione è un giorno di gioia

Yom Kippur, il giorno di espiazione è uno stato nel quale il Kli (desiderio) che noi dobbiamo correggere è rivelato. Rabash scrive in molti articoli che una persona arriva al giorno di espiazione d’accordo al proprio stato interiore, che può essere rivelato senza nessun collegamento alla data della festività per quanto riguarda il calendario.

Ognuno di noi attraversa questo stato del nostro sviluppo, includendo le ascese chiamate Rosh HaShana (l’anno nuovo), Yom Kippur (giorno dell’espiazione) ed altri. Yom Kippur è uno stato molto elevato. Una grande Luce deve influenzarci in modo di rivelare questo livello in noi ed è richiesta una intera serie di azioni. Una persona deve esercitare un grande sforzo nel gruppo, nella nostra unificazione, dove la rottura ha avuto luogo. Il posto della rottura ci viene donato per far si che noi possiamo correggerlo. Allora capiremo quello che viene chiamato correzione, cosa sia la struttura di questo posto, e come la Forza Superiore lo abbia creato e continui a supportarlo. Come risultato, noi scopriamo il Creatore.

In modo di compiere questo, noi esercitiamo uno sforzo d’accordo con la principale regola della Torà “Ama il tuo prossimo come a te stesso”. Come i Kabbalisti ci avvertono, noi lo attualizziamo inizialmente in uno o diversi piccoli gruppi piuttosto che in tutta l’umanità, dato che sarebbe impossibile. Cercando di applicare questa regola nell’unificazione tra di noi d’accordo al metodo dei Kabbalisti, noi andiamo dall’amore per gli essere creati all’amore del Creatore e scopriamo fino a che punto non siamo nella qualità di amore e dazione.

Non stiamo parlando sulla vita in questo mondo e di quanto ci possiamo sentire bene o male. Non consideriamo bene e male d’accordo a questo, ne arriviamo al giorno di espiazione in questa maniera. Soltanto stando in un gruppo, aspirando al collegamento tra di noi, e al risveglio della Luce che Riforma io mi rendo conto di quanti io sia logorato dall’ odio e dal rifiuto verso i miei amici, che stanno cercando di unirsi con lo scopo di rivelare il Creatore all’interno del gruppo.

Io rivelo la forza della separazione, della rottura all’interno di me, e solamente con riguardo a questa forza posso rivelare di avere rivelato il male. Allora, con questo male, io posso venire dal Creatore e chiedere a Lui la correzione. Il giorno di espiazione diventa un giorno di gioia perché posso rivelare il disturbo dell’egoismo, nella mia natura che deve essere corretta. Io rivelo la condizione “io ho creato l’egoismo” e adesso posso chiedere al Creatore la Torà, che è la forza per correggerlo. È scritto “io ho creato l’egoismo ed io ho creato la Torà per la sua correzione perché la Luce in essa ci porta alla Fonte (al Creatore).

Prima dobbiamo lavorare con molto impegno sull’unificazione tra di noi, e dopo la Luce Superiore splende su di noi dal livello di ELUL (che sta per “io sono del mio Amato ed il mi Amato è mio”. Poi arriviamo a Rosh HaShana, lo stato in cui desideriamo un nuovo inizio, nuovi cambiamenti nel percorso, unità tra di noi, la nascita di un nuovo sistema o di un nuovo essere umano (Adamo) in noi. E solamente dopo avere attraversato tutto questo noi arriviamo a uno stato dove noi verifichiamo le nostre dieci qualità. Nel decimo giorno dopo l’anno nuovo, che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso, noi arriviamo al giorno di espiazione.

A questo punto, da una parte siamo veramente in uno stato di completa disperazione e mancanza di forza, e dall’altra noi sperimentiamo grande gioia perché possiamo finalmente urlare al Creatore chiedendogli di aiutarci con la certezza che Lui ci aiuterà. Abbiamo questa certezza perché abbiamo già controllato noi stessi e raggiunto la realizzazione del fatto che dimoriamo nel male, incapaci di farci niente. Ma adesso, in virtù del collegamento tra di noi, abbiamo la certezza che il Creatore ci aiuterà e sta aspettando questo momento.

Baal HaSulam scrive “Non esiste un momento più bello nella vita di una persona di quando scopre quanto sia assolutamente impotente e perde fiducia della propria forza dato che ha esercitato tutti gli sforzi che è stato capace di fare, senza arrivare a niente. Questo è cosi perché precisamente in questo momento, durante questo stato, lui è pronto per una completa e chiara preghiera al Creatore!” Questo momento è chiamato il giorno di espiazione. Da questo momento in poi, una persona può essere sicura di ricevere la Luce della Correzione.

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Il giorno dell’espiazione

Fra alcuni giorni osserveremo un giorno speciale chiamato Yom Kippur (Giorno del Giudizio). Tuttavia, una persona non sa quale stato interiore sentirà un cabalista in quel giorno e quando avrà lo stato chiamato “Giorno del Giudizio”. Gli stati interiori di una persona non arrivano in accordo al calendario.

Gli stati che qualsiasi persona attraversa possono essere personali o generali. A livello generale, le persone seguono le tradizioni comuni di ogni giorno festivo. Quando un gruppo di kabbalisti arriva all’unità e attraverso questa, ottiene un certo stato interiore chiamato “giorno di festa”, questo stato non sarà relazionato al giorno festivo generale osservato da tutte le persone. Il giorno festivo interiore avviene in accordo al personale stato interiore della persona, mentre il giorno di festa generale ha luogo secondo il calendario. Le tradizioni ed i costumi, così come ogni specifico giorno, hanno una radice spirituale più elevata. Pertanto, un kabbalista desidera anche seguire le tradizioni insieme agli altri, come è scritto: “Il Creatore resta con il Suo popolo”. Tuttavia, allo stesso tempo, i kabbalisti restano nel loro personale stato interiore.

Le persone religiose seguono costumi e tradizioni, mentre i kabbalisti compiono azioni interiori nelle loro anime, nel connetterle ad altre anime nell’anima comune di Adamo. Facendolo, danno piacere al Creatore e si correggono. La correzione è possibile solo unendosi agli altri, come è scritto: “Ama il tuo prossimo come te stesso, questa è la grande legge della Torà”.

Le persone di tutto il mondo pregano il Creatore (ognuno di loro dirigendosi al suo Signore) e chiedono il perdono; ma forse vale la pena spiegare loro che il pentimento funziona solo rispetto ad “ama il tuo prossimo” e dipende se sei “a favore” o “contrario”. Possiamo renderci conto se pecchiamo oppure no, comparandoci con questa regola. Questa è l’unica legge che dobbiamo seguire, come è scritto: “Ama il tuo prossimo come te stesso è la regola principale della Torà”.

Se tutta l’umanità si riunisse virtualmente per chiarire cosa è “ama il tuo prossimo”, tanto fortemente quanto il Creatore lo esige da noi e per chiarire quanto lontani siamo ancora da questo stato, questo sarebbe un vero giorno dell’espiazione (Yom Kippur) e ci porterebbe fino al Purim (in ebraico Kippur ha lo stesso significato di Purim), la correzione completa.

Quando le persone pregano per il perdono, per loro è molto importante sapere cosa chiedere. Ci lamentiamo e supplichiamo per tanti anni, ma questo non aiuta. Il Creatore non può sentire le nostre preghiere in questa maniera. È così perché la maniera di dirigersi è opposta al pianto corretto; non stiamo pregando per sentire l’amore per il nostro prossimo ed il Creatore non ascolta nessun’altra richiesta. In questo modo, voltiamo le spalle all’Unico che può redimerci e gridiamo nella direzione opposta. Questo è il Giorno dell’Espiazione per la maggioranza delle persone.

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