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Perché sempre più matrimoni finiscono con il divorzio?

Se una persona decide di sposarsi, quali sono le probabilità che non divorzi? Cosa ci dice questo del livello di comprensione odierno riguardo a relazioni, famiglia e legami? Come siamo arrivati a una situazione in cui le persone sono infelici nella loro vita personale, molte persino sofferenti ed estremamente irritabili? Siamo arrivati a un punto in cui dobbiamo capire dove inizia il fallimento coniugale. In seguito, forse, potremo anche riflettere insieme su cosa valga la pena rinnovare.

Nel ventesimo secolo abbiamo vissuto cambiamenti molto significativi. La famiglia, che nel corso della storia era stata il nido in cui gli esseri umani crescevano, iniziò a perdere il suo status. Fino ad allora, una persona non avrebbe potuto sopravvivere senza una famiglia. Cibo, casa, reddito, salute, istruzione, supporto in caso di malattia o difficoltà, tutto proveniva dalla famiglia. Improvvisamente, nacquero sempre più sistemi che permettevano alle persone di vivere da sole, dai supermercati, ai forni a microonde e alle lavatrici, fino ai fondi sanitari, all’assicurazione nazionale e alle pensioni.

Allo stesso tempo, ci sono stati cambiamenti nel mondo del lavoro. Se in passato le donne stavano a casa e gli uomini lavoravano, nella nuova realtà entrambi escono per guadagnarsi da vivere. Così al mattino si alzano presto, portano i bambini all’asilo prima di andare al lavoro, nel pomeriggio devono gestire le attività extrascolastiche e, alla sera, tornano a casa esausti, tra cucina, piatti e bucato. Ognuno ha il proprio mondo nello smartphone e solo di notte, a volte, si incontrano a letto, sfiniti.

Dov’è il calore? Dov’è la sensazione di casa? Dov’è il piacere della relazione sentimentale e della vita familiare?

A quanto pare, c’erano persone per le quali era conveniente costruire per noi questo stile di vita. Che ne fossero consapevoli o meno, in fin dei conti, le norme sociali sono una sorta di imposizione. La nostra consapevolezza è plasmata da ciò che riempie le tasche dei ricchi. In un certo senso, non siamo altro che un meccanismo per generare profitto a nostre spese. Dopotutto, se una coppia viveva insieme e ora vive separata, deve immediatamente raddoppiare i propri consumi, ognuno con il proprio appartamento, più mobili e così via.

Così hanno promosso una cultura che incoraggia a vivere da soli. Il divorzio un tempo era raro, oggi è diventato la norma. Un tempo il matrimonio era scontato, mentre oggi è una questione di preferenza. Un tempo i figli si facevano con gioia, mentre oggi ci si chiede se valga la pena rimandare la carriera. In generale, non è chiaro se in un mondo così difficile valga la pena coinvolgere qualcun altro oltre a sé stessi. 

Abbiamo una lunga lista di dipartimenti governativi, tra cui quelli per la salute, la cultura e l’istruzione, e abbiamo psicologia, sociologia e intere facoltà di scienze sociali, ma dov’è la persona che è veramente felice?

In apparenza, tutto contribuisce a farci crescere in modo piacevole, ma in realtà, vediamo davvero così tanti sorrisi intorno a noi ultimamente? Viviamo nell’era dei tranquillanti.

È anche importante ricordare che l’ego umano è in continua crescita e oggi ha già raggiunto proporzioni tali che non c’è più spazio per nessun altro.

Ancora più importante, anziché continuare a descrivere i fattori che hanno portato alla distruzione del matrimonio e della famiglia, dovremmo giungere a una semplice consapevolezza: senza una rivoluzione nel modo in cui concepiamo le relazioni sentimentali e familiari, non c’è alcuna possibilità di miglioramento in questo ambito. L’uomo moderno non vede la necessità di tali relazioni nella loro forma attuale e, finché non scopriremo un nuovo obiettivo per le nostre relazioni, un significato più elevato, e non ci convinceremo che valga la pena perseguirlo, non ci sarà futuro né speranza in questo ambito.

Basato sull’episodio 27 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come mantenere vivo l’amore in una relazione a lungo termine quando la passione iniziale svanisce?

Una famiglia felice richiede impegno. Sappiamo tutti come, all’inizio di una relazione, tutto sembri roseo, pieno di fiori e farfalle. Ma col tempo, quando entriamo nella profondità di una vita condivisa, tutte quelle piccole cose carine che vedevamo nel partner improvvisamente non sembrano più così carine. Di tanto in tanto scopriamo nuovi aspetti di lui o di lei che non ci piacciono poi tanto. Cosa succede realmente? E come possiamo mantenere una buona relazione nel corso degli anni?

Nello stato ideale, non dovrebbe esserci alcuna barriera tra i partner, non dovremmo nasconderci nulla. Ma poiché non siamo ancora a quel livello, e non abbiamo la forza per discutere ogni minima cosa, “mandiamo giù” molto. Sopportiamo perché non abbiamo scelta. “Che ci vuoi fare,” dicono le persone, “questa è la vita. Ci sono i figli, la casa, i debiti, mille cose.” Tuttavia, a volte, di notte prima di addormentarci, emerge una domanda dal cuore: forse può essere diverso? Forse esiste un modo per rendere la vita veramente bella? Per raggiungere il vero amore che sentiamo di meritare?

L’amore non nasce dal nulla. I saggi dicono che l’amore si costruisce nell’arco di una vita. A tal fine, è consigliabile svolgere vari esercizi per costruire una connessione di coppia solida e una relazione positiva e reciproca. Questi esercizi vanno fatti con l’intenzione comune di preservare la famiglia, costruire amore tra di noi, relazioni calde e gentili, sostegno e aiuto reciproco.

Un esercizio consigliato è chiamato “un mucchio di spazzatura ricoperto di cioccolato”. Ci sediamo insieme, prendiamo qualcosa di buono come un caffè e una fetta di torta, magari un bicchiere di vino. Ci riserviamo almeno un’ora di tempo tranquillo e di qualità solo per noi. In generale, vogliamo comportarci come psicologi di noi stessi, osservandoci dall’esterno. Innanzitutto, parliamo in termini generali della natura umana, non di noi personalmente. Ci descriviamo a vicenda come pensiamo sia costruito il mondo interiore di una persona, quali sono le sue aspirazioni, cosa teme e così via.

Poi, passiamo a noi stessi. Ognuno si osserva dall’esterno e osserva anche il proprio partner. Prendiamo uno di noi e poniamo il suo mondo interiore all’attenzione. Descriviamo in terza persona tutto ciò che vediamo in lui: desideri, speranze, paure, tensioni, ciò che è piacevole e spiacevole. Dopo che entrambi abbiamo finito di descrivere la prima persona, passiamo alla seconda. La descriviamo anche in terza persona, nel modo più oggettivo possibile, come se non fossimo nemmeno noi.

In questo modo, ci stiamo fondamentalmente mettendo sul “banco di laboratorio” e iniziamo a esplorare, discutere e chiarire insieme nel modo più neutro possibile, senza conti in sospeso del passato né preoccupazioni per il futuro. Vogliamo mettere sul tavolo tutto ciò che non ci piace, in modo che non resti dentro di noi nascosto, e soprattutto per costruire una nuova connessione. Alla fine di questa fase, si formerà una sorta di pila di osservazioni e descrizioni. Contiene sia elementi positivi che una buona quantità di negativi, ovvero una buona dose di “spazzatura”.

Nella fase successiva, vogliamo ricoprire questa pila con qualcosa di dolce, con cioccolato, gelato e fiori, per così dire. Non vogliamo continuare a vederci attraverso questa montagna di spazzatura. Vogliamo elevarci al di sopra, amare l’altro così com’è, con occhi purificati da ogni critica. Come si fa? Ognuno di noi ricorderà il momento più magico vissuto con il partner. Forse è stato il momento in cui avete deciso di sposarvi, o un altro evento toccante. Deve essere un momento in cui il compagno ci è apparso assolutamente perfetto. Una volta identificato quel momento, lo si rivive. Si entra in esso. Non esiste nient’altro al di fuori di esso. Da questa sensazione, si inizia a descrivere al partner quanto lo si ami. Quanto è importante per noi, quali meravigliose e speciali qualità possiede. Lo si fa con serietà, senza banalità, con l’impegno comune a scoprire i tratti più profondi e preziosi nascosti nell’altro.

Dopo esserci detti a vicenda quanto ci amiamo, si passa alla fase finale: l’azione. Il ruolo delle azioni è rafforzare le belle intenzioni raggiunte. Ognuno descrive all’altro cosa desidera ricevere da lui. Si può parlare di tutto, da questioni generali a quelle più intime. Ma ciò che conta, in questa fase, è ascoltare veramente: mentre l’altro parla, dobbiamo sforzarci di sentire i suoi desideri, assorbirli nel cuore. Non pensare subito a cosa rispondere, ma solo fare lo sforzo di sentire. Dopo che uno ha finito, si fa lo stesso per l’altro. Così iniziamo a includerci l’un l’altro, a sentirci connessi in amore, in una sorta di “fusione interiore” che ci rende una cosa sola.

È utile ripetere questo esercizio di tanto in tanto. Ogni volta emergerà una certa quantità di “spazzatura”, e insieme la copriremo con una dolce copertura. A poco a poco, cominceremo a capire che il punto non è fare richieste, ma imparare a uscire da noi stessi e sentire l’altro. Se ci pensiamo bene, capiamo che i problemi relazionali non ci perseguitano solo a casa. Sono ovunque: sul lavoro, negli affari, con i vicini e conoscenti, per non parlare della società divisa in cui viviamo o delle relazioni internazionali. Oggi, tutti sono connessi a tutti e influenzano tutti, e quindi tutto si regge, o crolla, sulle relazioni.

Nell’era dell’ego smisurato, in cui tutti perdono la pazienza molto facilmente, la relazione di coppia può diventare un laboratorio domestico per sviluppare la capacità di creare connessioni e buone relazioni. Questa è la chiave di ogni successo nella vita, perché è anche la direzione in cui l’evoluzione dell’essere umano intelligente ci sta guidando. È così che ci eleviamo al di sopra della realtà piccola ed egoistica, sempre piena di problemi e sofferenze, verso una realtà in cui cresciamo e ci sviluppiamo attraverso l’amore per l’altro e l’acquisizione di nuovi desideri.

Basato sull’episodio 34 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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C’è un ammontare preciso di denaro che vi fa capire che il denaro non porta alla felicità?

Dopo aver analizzato i dati di oltre quattrocentocinquantamila Americani, gli psicologi Daniel Kahneman e Angus Deaton  hanno concluso  che la felicità ha un prezzo. Hanno scoperto che una volta che il reddito annuo di una persona raggiunge circa settantacinquemila dollari, la sua felicità quotidiana diventa stabile e non aumenta di molto con guadagni più elevati.

Ciò che hanno realmente scoperto è il limite della felicità che il denaro può comprare, ma non il limite della felicità in sé.

Non c’è limite alla felicità in sé e per sé. È infinita quando impariamo a bilanciare in modo ottimale “appetito” e “cibo”, ovvero quando abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno e solo un po’ di più a cui aspirare. È allora che tutto trova il suo posto interiore. La chiave sta in questo equilibrio interiore che possiamo imparare a raggiungere, non nelle dimensioni del nostro conto in banca.

Il denaro, nel nostro mondo fisico, serve come strumento per raggiungere obiettivi materiali. È certamente utile, ma solo entro i confini di questo mondo. Se miriamo più in alto, verso un obiettivo spirituale nel mondo superiore, allora entriamo in contatto con una forma di valuta completamente diversa. Lì, il denaro si trasforma in un mezzo di elevazione, un mezzo di dazione. Non è il denaro su cui possiamo contare qui nel nostro mondo, ma un rivestimento interiore dei nostri desideri che può portarci a una maggiore connessione con gli altri e con la natura. È lì che risiede la realizzazione autentica e duratura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 27 agosto 2024.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Gli esseri umani smetteranno mai di inventare?

L’umanità continua sempre di più a cercare nuove invenzioni perché vuole raggiungere una vita serena e piacevole. Eppure accade l’opposto. Prendiamo ad esempio l’energia nucleare. Diciamo che è per scopi pacifici, ma allo stesso tempo possiede il potere di causare distruzione di massa e morte istantanea.

La realtà è che noi esseri umani non siamo in grado di inventare nulla di veramente buono o gentile.

L’unica invenzione che possiamo considerare benefica ed eterna per l’umanità è la correzione della natura umana egoistica. Nessun’altra invenzione o scoperta ci porterà mai alla felicità.

Tuttavia, dobbiamo prima renderci conto che viviamo con una natura malvagia. Essa ci spinge a continui attriti, insoddisfazioni e disordini. Il mondo di oggi è confuso, non sa più cosa fare di se stesso.

Un tempo credevamo che il socialismo ci avrebbe salvati. Prima ancora era il comunismo, il capitalismo, il liberalismo, la democrazia: un’ideologia dopo l’altra. Abbiamo sperato che questi sistemi potessero creare un mondo migliore. Oggi vediamo già come ogni tentativo ci avvicini rapidamente alla consapevolezza del male. Nessun sistema può davvero correggere la natura umana, trasformandola da egoistica in altruistica.

Per molto tempo, l’umanità si è sviluppata lungo un percorso lineare, in cui l’egoismo cresceva, e si pensava che questo avrebbe condotto a una nuova società. Tuttavia, oggi l’egoismo si è rivolto verso l’interno. Siamo diventati come un villaggio globale, interconnessi e intrecciati gli uni con gli altri. Eppure, l’umanità continua ostinatamente le sue ricerche e invenzioni, rifiutandosi di riconoscere il male che è dentro di sé.

In ogni caso l’umanità non riuscirà a fermarsi con le sue ricerche e invenzioni. Arriveremo a un punto in cui l’umanità stessa dirà: “Sarebbe stato meglio se non avessimo inventato tutto questo”. Proprio come oggi ci chiediamo già se la scoperta dell’energia atomica sia stata una benedizione o una maledizione, allo stesso modo ci pentiremo di molto di più.

È scritto: “Chi aumenta la conoscenza aumenta il dolore” e anche: ‘Chi aumenta la ricchezza aumenta la sofferenza’. Queste parole sono oggi più che mai attuali.

Tuttavia, non possiamo fermare la ricerca della conoscenza e della prosperità. L’egoismo ci spinge senza sosta. Non ci permette di fermarci. Continua a spingerci in avanti, non verso un vero progresso, ma verso la comprensione del nostro male.

Dobbiamo capire che il mondo in cui viviamo non può essere corretto migliorandolo dall’esterno. Dobbiamo invece elevarci al di sopra di esso. Dobbiamo cambiare noi stessi. L’umanità raggiungerà questa comprensione e quel momento si sta avvicinando.

Tratto dal programma di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 aprile 2025.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che differenza c’è tra piacere e felicità?


Il dottor Robert Lustig, professore emerito all’Università della California di San Francisco, distingue tra piacere e felicità, sottolineando le loro differenze fondamentali:

  • Il piacere è di breve durata, viscerale e spesso vissuto da soli, mentre la felicità è duratura, eterea e tipicamente sociale.
  • Il piacere implica il prendere, mentre la felicità implica il dare.
  • Il piacere è indotto dalla dopamina, che può portare alla dipendenza, mentre la felicità è associata alla serotonina, che promuove il benessere a lungo termine.

Il piacere, infatti, è uno stato animato in cui il nostro corpo, il nostro desiderio di godere solo per il proprio tornaconto, trova soddisfazione. La felicità, invece, è eterna e perfetta. Richiede di uscire da noi stessi e di elevarci al di sopra di noi stessi. È legata al raggiungimento del senso e dello scopo della nostra vita, uno stato eterno e perfetto.

È possibile combinare piacere e felicità? Sì, se eleviamo tutti i nostri piaceri al livello della felicità. Allora, elevandoci al di sopra del nostro corpo e dei nostri desideri egoistici, porteremo il meglio agli altri e, così facendo, scopriremo il vero piacere e la vera felicità.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 9 dicembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In quali occasioni avete sperimentato di essere pieni di gioia?

La gioia è una delle emozioni più potenti e appaganti che una persona possa provare. Le persone trovano gioia in molti modi, sia attraverso piaceri semplici come un pasto delizioso, amicizie significative, o grandi realizzazioni come vincere una medaglia olimpica. Tuttavia, per un Kabbalista, la gioia assume un significato completamente diverso.

Un Kabbalista prova gioia non solo negli eventi positivi, ma anche nei momenti che potrebbero sembrare negativi. La sua gioia non deriva dal guadagno personale o dalle circostanze esterne. Piuttosto, essa nasce dal raggiungimento dell’equivalenza di forma con il Creatore. Quando ci uniamo agli altri e creiamo uno spazio per la rivelazione della forza superiore, la forza dell’amore, della dazione e della connessione, proviamo una sensazione piena, genuina e duratura di gioia. Più ci uniamo nel prendersi cura reciproca e nella dazione, più permettiamo alla luce superiore di fluire tra di noi, rivelando il Creatore nella nostra connessione. Questa è la forma più profonda di felicità, in quanto non è fugace, ma è una sensazione eterna di completezza.

Questa gioia spirituale è unica perché deriva dal dare piacere al Creatore e questo, al contempo, ci appaga. Il Creatore stesso non ha bisogno di nulla da noi, ma quando ci allineiamo con le sue qualità e sperimentiamo questa connessione, sentiamo che gioisce con noi. La gioia spirituale non consiste nell’accumulare felicità personale, ma nel lasciare che la forza superiore si manifesti tra noi. Quando le persone si uniscono con l’intenzione di avvicinarsi a questa forza, creano le condizioni per la sua rivelazione e nasce la gioia.

Anche nelle esperienze terrene, l’unione porta gioia. Che le persone si riuniscano per immergersi in una sinfonia, per festeggiare durante un evento sportivo o per condividere altre esperienze comuni, c’è un senso di gioia in questa connessione. Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Ashlag (RABASH), una volta indicò uno stadio pieno di tifosi che esultavano e disse: “Rispettate questo posto perché porta gioia alle persone”. Qualsiasi forma di connessione che non provochi danni è, in fondo, una forza positiva. Tuttavia, perché sia spirituale, deve essere diretta all’unità dell’umanità attraverso la quale scopriamo il Creatore.

La gioia, secondo la Kabbalah, non è statica. È un processo che può essere sempre ampliato. Non esiste uno stato in cui una persona dice: “Sono abbastanza felice, non ho bisogno di nient’altro”. La sensazione di completa realizzazione è un’illusione, perché la vita è un viaggio in continua evoluzione. Pertanto, la gioia deriva dall’avanzare costantemente verso una connessione più grande, proprio come un atleta che si sforza sempre di superare i suoi precedenti risultati.

Curiosamente, la gioia più grande spesso deriva dall’aspettativa. Le gioie future sono le più forti perché rimangono illimitate nella nostra mente. I piaceri del passato sono immagazzinati nella memoria e svaniscono con il tempo, mentre le gioie del presente sono sperimentate ma non ancora pienamente apprezzate. Tuttavia, le gioie future esistono in uno spazio illimitato di possibilità. Quando ci prefiggiamo l’obiettivo del raggiungimento spirituale, cioè di raggiungere il completo equilibrio con la natura o l’adesione al Creatore, che sono la stessa cosa, l’attesa di raggiungere questa meta ci riempie di un immenso senso di gioia.

I Kabbalisti trovano gioia anche in quelli che la maggior parte delle persone considererebbe ostacoli. Le discese e le difficoltà sono una parte naturale del processo spirituale. Tuttavia, un Kabbalista comprende che ogni discesa è una preparazione per un’ascesa più elevata. Rivelando un desiderio più grande durante questi punti bassi, creiamo il potenziale per una rivelazione di luce più significativa. Per questo motivo i Kabbalisti si rallegrano sia delle discese che delle ascese spirituali, sapendo che il percorso stesso porta a un maggiore sviluppo spirituale.

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che il lavoro stesso deve risvegliare la gioia. Non si tratta di inseguire ricompense o di aspettarsi benefici in futuro, ma di trovare la felicità nel processo di cercare di attivare le qualità spirituali nelle nostre stesse connessioni, cioè i nostri impulsi a dare, a connetterci positivamente e a prenderci cura degli altri. Possiamo coltivare questa gioia ricordandoci costantemente che siamo stati scelti per questo cammino, che il Creatore ci avvicina e che ogni momento è un’opportunità per rivelare qualcosa di più profondo.

Ma come possiamo noi esseri egoisti, che desideriamo godere solo per il nostro beneficio personale, provare gioia per qualcosa che contraddice la nostra natura? La gioia deriva dall’inserimento in un ambiente che sostiene il nostro desiderio di elevarci al di sopra del nostro egoismo e di sentire la presenza del Creatore. Come un viaggiatore attende con ansia un viaggio imminente e prova gioia ancor prima che inizi, così anche noi che desideriamo avanzare spiritualmente dobbiamo immaginare il nostro progresso spirituale come un viaggio in divenire verso un futuro incredibile.

Un altro aspetto fondamentale della gioia provata da un Kabbalista è che non si tratta di una gioia legata a un risultato individuale, ma a una dazione reciproca. Quando agiamo non per un guadagno personale ma per portare gioia agli altri, emerge un nuovo tipo di appagamento. Questo si chiama “lavorare per il bene del Creatore”, perché rispecchia la qualità di dazione assoluta della forza superiore. Quando le persone si uniscono in questo modo, creano un vaso per la rivelazione del Creatore e questa rivelazione è la fonte ultima della gioia.

Raggiungere questa gioia richiede studio e pratica. Non nasce naturalmente in un mondo guidato dall’ego. Ecco perché la saggezza della Kabbalah sottolinea l’importanza di un gruppo di sostegno, che noi chiamiamo “ decina”, in cui i suoi membri si esercitano nella reciproca dazione. Attraverso questi esercizi, iniziamo gradualmente a percepire la forza nascosta dietro la realtà, il Creatore. Proprio come un artista allena il proprio occhio a vedere la bellezza nei dettagli più sottili, una persona immersa in un ambiente che da valore al progresso spirituale inizia a percepire la gioia della dazione.

La gioia spirituale che sperimentiamo in questo processo è quindi una sensazione in continua espansione che cresce man mano che ci allineiamo con le qualità spirituali eterne e perfette dell’amore, della dazione e della connessione. Più coltiviamo queste qualità nelle nostre intenzioni, nei nostri atteggiamenti e nelle nostre connessioni reciproche, più trasformiamo la nostra percezione della realtà e scopriamo che la gioia non si trova in ciò che riceviamo dagli altri, ma nel nostro moto per uscire da noi stessi, per amare, curare e connetterci positivamente con gli altri.

Basato sul video “Joy – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché la nostra ricerca della felicità potrebbe essere imperfetta?

La ricerca della felicità, che è la grande ossessione della nostra società, porta spesso al risultato opposto: la delusione. Giudichiamo ogni cosa in base alla possibilità che ci renda felici: le nostre relazioni, il lavoro, la casa, il corpo e la dieta. Se qualcosa non ci rende felici, pensiamo di stare sbagliando qualcosa. La vita moderna pone la felicità come il bene più grande e l’infelicità come il male maggiore da evitare a tutti i costi. In realtà, la ricerca incessante della felicità aumenta la probabilità di insoddisfazione e persino di fenomeni come la depressione, la solitudine, lo stress e l’ansia.

Qual è quindi la soluzione? Se desideriamo davvero trovare la felicità, dobbiamo prima capire cos’è la felicità. Da lì possiamo procedere verso di essa.

Molti si chiedono: “La felicità viene e va, ci sfugge dalle mani. Come possiamo definirla in un modo che sia reale e duraturo, non solo un’illusione?” La risposta è che la felicità deve essere reale, non qualcosa che ognuno inventa per sé e ridefinisce continuamente. Non può essere un obiettivo mutevole, che si sposta con gli umori e i desideri di ciascuno.

Dobbiamo quindi essere sempre alla ricerca della felicità? Non dobbiamo cercarla. Dobbiamo invece definirla. La felicità esiste in una sola forma, nella comprensione del significato della vita. Non è qualcosa che fabbrichiamo in base alle nostre condizioni temporanee, ma è sia al di là di noi che nel presente.

Se sappiamo come scoprire il significato della vita, questo ci spingerà a percorrere un cammino di sempre maggiore consapevolezza, comprensione e realizzazione. Anche se dovessimo affrontare delle difficoltà, sperimenteremmo comunque la felicità perché avremmo afferrato il significato della vita. Se ci sentiamo infelici lungo il cammino, significa che non ci siamo sufficientemente sviluppati per comprendere appieno il significato della vita. Il processo di raggiungimento del significato della vita è il viaggio.

Comprendere questo ci renderà felici. Anche l’aspirazione al raggiungimento del significato della vita porta felicità. In altre parole, la consapevolezza stessa che la vita ha un significato che va al di là di noi, al di fuori della nostra esperienza soggettiva, crea un senso di appagamento.

C’è la vita e, al suo interno, c’è la felicità che possiamo trovare comprendendo il senso dell’esistenza. Anche se non lo comprendiamo ancora completamente, il solo fatto di muoverci verso di esso ci riempie già di gioia. Cominciamo ad assorbirlo, anticipando la sua piena rivelazione.

Allora la felicità che proviamo nel cammino verso il conseguimento del senso della vita è la felicità di sentire l’armonia universale. Allineandoci a questa armonia, diventiamo noi stessi armoniosi. Si può pensare che sia come entrare in un buco nero, per poi scoprire che al suo interno si rivela assolutamente tutto.

Basato sulla trasmissione “News with Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 10 giugno 2021.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Allegoria del grosso cane e del cucciolo che insegue la propria coda

Un grosso cane vide un cucciolo che si rincorreva la coda e gli chiese: “Perché corri in cerchio?”. Il cucciolo rispose: “Ho studiato filosofia, ho risolto i misteri dell’universo e ho imparato che la cosa migliore per un cane è la felicità. E la mia felicità è nella coda. Quando la prenderò, sarà mia”.

Il cane sorrise e disse: “”Figliolo, anch’io ho pensato ai problemi del mondo e sono arrivato alla stessa conclusione: la felicità è nella coda. Ma poi ho notato che ovunque vada, qualsiasi cosa faccia, la mia coda mi segue”.

Questa allegoria illustra che inseguiamo la felicità, pensando che sia da qualche parte davanti a noi, mentre in realtà è sempre vicina, sempre alle nostre spalle. Non c’è bisogno di correrle dietro.

Questo solleva domande sulla felicità: Che cos’è la felicità? Possiamo riconoscerla? La felicità non è qualcosa da inseguire. Esiste vicino a noi, dentro di noi, dietro di noi, sempre presente.

Tuttavia, viviamo in un mondo che dà valore all’inseguimento di obiettivi materialistici e alla ricerca di progressi nella conoscenza, nella scienza e nella tecnologia. Non dovremmo forse perseguire questa ricerca per progredire in questi campi? Questa ricerca non ci porta forse piacere e felicità?

Non c’è davvero bisogno di correre da nessuna parte. Non abbiamo ancora imparato che la felicità viene dal vivere tranquillamente, dall’essere in pace con la vita stessa. “Vivere tranquillamente” significa vivere senza ambizioni inutili e obiettivi irraggiungibili, vivendo semplicemente la vita così com’è, in pace. La vita stessa ci mostra la strada. Ci insegna a non pretendere troppo da essa. Prendete quello che avete, accontentatevi e date l’esempio agli altri.

Questo è il mio modo di vivere. La felicità non è inseguire, acquisire o raggiungere. Si tratta di imparare a esistere in pace e ad accettare la vita così come viene.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 13 novembre 2023.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono le sfide più significative che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi cinquant’anni?

Gli scienziati prevedono che nei prossimi 50-100 anni l’umanità affronterà sfide importanti, come:

Modificazione  genetica: Entro il 2050, i progressi nell’ingegneria genetica potrebbero consentire alle persone di migliorare se stesse e i propri figli in modi precedentemente immaginati solo nella fantascienza. (Fonte)

. Invecchiamento della popolazione: Si prevede che il numero di centenari aumenti di oltre 50 volte entro il 2100, passando da 500.000 persone oggi a più di 26 milioni. Questo creerà sfide nella cura degli anziani e potrebbe influenzare le politiche sull’immigrazione. (Fonte) 

. Città che scompaiono: L’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici potrebbe portare alla perdita di parti delle città costiere. Entro il 2050, le coste degli Stati Uniti potrebbero vedere il livello del mare aumentare fino a 30 centimetri (12 pollici). (Fonte)

. Esaurimento delle risorse naturali: Entro il 2050, ci sarà una maggiore pressione sulle risorse naturali a causa della crescita demografica, con una previsione di aumento del 54% della domanda globale di cibo e un incremento del 56% della domanda di energia. (Fonte) 

. Cambiamento climatico: In uno scenario di “business as usual”, la temperatura globale potrebbe aumentare di 3,2°C entro il 2050, portando a un peggioramento dell’inquinamento atmosferico che colpirà 4,9 miliardi di persone in più e a un maggiore stress idrico che influenzerà 2,75 miliardi di persone. (Fonte)

Tuttavia, nulla di tutto ciò accadrà nel modo in cui lo immaginiamo. Il nostro sviluppo attuale ci sta portando direttamente in un vicolo cieco. Potrebbe sembrare che possiamo affrontare questi problemi popolando altri pianeti e trasformando i deserti, tra le altre soluzioni apparenti. Possiamo costruire, distruggere o rivoluzionare il mondo, ma l’ego umano non ci permetterà di farlo in un modo che alla fine  l’umanità sia avvantaggiata.

Invece, il nostro egoismo, il desiderio di star bene a spese degli altri, renderà la vita insostenibile. Porterà a conflitti senza fine, tra membri della famiglia, genitori e figli, vicini, città e nazioni. Non importa dove o su cosa, non riusciremo ad andare d’accordo. Alla fine, diventerà così estremo che correremo per strade deserte solo per comprare del pane, armati e disperati. È a questo che ci porterà l’egoismo.

Nessuna invenzione ci salverà. Useremo ogni scoperta tecnologica per dominare, sfruttare e sottomettere gli altri. Lo vediamo oggi con i nostri progressi tecnologici. Per cosa li usiamo davvero? Per manipolare, trarre profitto e controllare.

Quindi, invece di inseguire sogni vuoti, sarebbe più saggio porsi la vera domanda: Cosa ci impedisce di essere veramente felici?

La felicità non consiste nel colonizzare pianeti senza vita, costruire auto senza conducente o allungare la vita a duecento anni. Settanta o ottanta anni sono sufficienti se vissuti in modo significativo. Non si tratta di quanto a lungo si vive, ma di come si vive. La morte è inevitabile e cercare di allontanarla è una ricerca senza senso.

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è raggiungere un senso di eternità e di perfezione mentre siamo ancora vivi in questo mondo. Questa è la vera soluzione, non perdersi in distrazioni egoistiche che alla fine porteranno tutto alla rovina.

Possiamo dire che oggi siamo più felici di quanto lo fossero cinquant’anni fa? Non avevano i dispositivi elettronici di cui disponiamo oggi, eppure questo non li rendeva meno felici. Anzi, molti studi dimostrano che oggi le persone sono più depresse, sole, ansiose e stressate, fanno più fatica che mai.

Oggi le persone cercano modi per sfuggire alla realtà, attraverso sostanze, distrazioni o un flusso infinito di intrattenimento. Se una persona vivesse per duecento anni in queste condizioni, cosa farebbe del suo tempo extra? Trascorrerebbe cento di questi anni in un sogno narcotico?

Abbiamo bisogno di creare una buona vita qui e ora e la soluzione è semplice: sviluppare relazioni positive e gentili. Se non riusciremo a stabilire questo aggiornamento delle relazioni umane, andremo dritti verso il disastro.

La gente parla di Armageddon, ma sa almeno cosa significa? Il termine deriva dal nome di una piccola montagna in Israele, Har Megiddo, dove migliaia di anni fa si svolsero delle battaglie. Da allora, il termine è diventato un simbolo della fine del mondo. Tuttavia, non dobbiamo aspettare una tale catastrofe. Possiamo scegliere di non spingerci alla sofferenza estrema. Possiamo rendere la vita pacifica, buona e appagante, non tra cinquant’anni, ma oggi.

Soprattutto, attraverso la saggezza della Kabbalah, possiamo iniziare a percepire il prossimo stadio dell’esistenza, il mondo superiore, la transizione da uno stato all’altro, da un ciclo di vita al successivo. Tutto questo è alla nostra portata. Auguro davvero a tutti di scoprire questo stato eterno di crescita e realizzazione, e di farlo al più presto, risparmiandoci molte sofferenze.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 26 ottobre 2017.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La felicità può essere misurata? Perché o perché no?

I tentativi scientifici di definire la felicità si basano spesso su indicatori esterni come un reddito medio elevato, un basso tasso di disoccupazione, la libertà economica e un mercato del lavoro aperto. Tuttavia, nonostante queste condizioni apparentemente favorevoli, la vera felicità rimane sfuggente. Anche i generosi benefici sociali e la riduzione delle disuguaglianze non garantiscono un senso di benessere. Ad esempio, la Norvegia, nonostante l’elevato tenore di vita, ha uno dei più alti tassi di suicidio.

Gli scienziati cercano di misurare la felicità attraverso l’aspettativa di vita, l’istruzione, il PIL pro capite e il potere d’acquisto, ma le persone non si sentono ancora davvero felici. Questo perché la felicità non è uno stato materiale, ma spirituale.

La felicità è la connessione con l’eternità e la perfezione, lo scopo stesso della vita verso cui possiamo continuamente calibrarci. Tuttavia, se facciamo un passo verso questo scopo ultimo, ci ritroviamo di nuovo ad allontanarci da esso e questo genera un processo continuo di aspirazione. Questa ricerca ha i suoi dolori e le sue lotte, ma non sono dolori vuoti. Sono invece le dolci sofferenze dell’amore, cioè il sentimento simultaneo di desiderio e di appagamento che insieme formano la sensazione di felicità.

Ad esempio, due persone possono desiderarsi per molti anni, soffrendo per la separazione, avvicinandosi l’una all’altra, sognando l’unione. Quando finalmente si incontrano, tutte le sofferenze passate si fondono con il momento attuale di vicinanza, creando un potente senso di felicità. Più queste due forze opposte di desiderio e appagamento crescono e si sostengono a vicenda, più forte diventa la sensazione di felicità.

Non c’è felicità senza sofferenza e la sofferenza deve inevitabilmente portare alla felicità. Per questo si chiama “sofferenza d’amore”, perché l’amore non può esistere senza l’esperienza precedente della nostalgia, della mancanza e del desiderio. Questi desideri emergono proprio nella ricerca, nel movimento verso l’amore, formando un contenitore per la sensazione di felicità. Tuttavia, quando raggiungiamo la felicità, questa comincia a svanire.

Pertanto, la felicità deve essere continuamente rinnovata. Anche se rimaniamo fisicamente con la persona amata, dobbiamo coltivare costantemente nuovi desideri e aspirazioni nei suoi confronti. Così facendo, creiamo l’illusione della distanza, riaccendendo il desiderio e la gioia della vicinanza.

La felicità esiste in equilibrio, nella linea di mezzo tra due forze. Da un lato c’è la continua rivelazione dello sforzo, del desiderio e del vuoto; dall’altro c’è la connessione, l’amore e la pienezza. La linea di mezzo unisce queste forze, assicurando che il desiderio e l’appagamento crescano insieme. Questo ci permette di sperimentare l’eternità e la perfezione, oscillando tra gli estremi ma esistendo in entrambi contemporaneamente.

Tuttavia, questa comprensione non può essere trasmessa attraverso spiegazioni esterne. Richiede uno sviluppo interiore, un affinamento della percezione che le persone non possiedono ancora. È proprio questo lo scopo della saggezza della Kabbalah, cioè la saggezza di “come ricevere” (“Kabbalah” in ebraico significa “ricezione”). Essa insegna come costruire un contenitore tale da poter provare una felicità autentica e duratura.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” in onda su KabTV il 12 maggio 2022.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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