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Qual è il significato spirituale della separazione del Mar Rosso?

La storia della separazione del Mar Rosso è uno degli eventi più noti e dibattuti della storia. Per oltre tremila anni si è discusso se fosse realmente accaduto. Tuttavia, dal punto di vista kabbalistico, non ci concentriamo sul fatto che si sia trattato di un evento storico, ma piuttosto sul suo significato spirituale più profondo, ossia il processo spirituale che ogni persona subisce nel percorso di cambiamento dell’intenzione egoistica per il solo beneficio di sé, in un’intenzione di amore e dazione agli altri e alla natura.

Secondo la Kabbalah, ogni evento spirituale deve manifestarsi almeno una volta anche nel mondo fisico. Questo non significa che avvenga nella stessa forma o nello stesso tempo, ma che deve esserci un’espressione di esso. Tuttavia, lasciamo i dibattiti storici agli storici. Ciò che conta davvero è comprendere il significato della separazione del Mar Rosso nella vita di una persona che aspira al conseguimento spirituale.

Il viaggio interiore: lasciare l’Egitto e affrontare il mare 

La Torah descrive come il popolo d’Israele lasciò l’Egitto in fretta e furia dopo che il Faraone aveva concesso loro il permesso di partire. Nella saggezza della Kabbalah, l’Egitto simboleggia la natura egocentrica di una persona, uno stato in cui si è schiavi di desideri egoistici, perseguendo il piacere personale a spese degli altri. L’Esodo dall’Egitto rappresenta il momento in cui una persona inizia a liberarsi dal proprio ego, aspirando a uno stile di vita più connesso e altruistico.

Tuttavia, appena lasciamo l’Egitto, il Faraone si pente di averci lasciato andare e manda il suo esercito a inseguirci. Questo significa che, quando cerchiamo di fuggire dall’egoismo, il nostro ego non scompare semplicemente: al contrario, si risveglia con ancora più forza, cercando di tirarci indietro. Il Faraone interiore, la forza egoistica dentro di noi, non si arrende senza combattere.

Il popolo d’Israele raggiunge il Mar Rosso con l’esercito del Faraone che si avvicina alle sue spalle. Sono in uno stato di disperazione, incerti se tornare alla schiavitù o andare avanti verso l’ignoto. Questo conflitto interiore accade a ogni persona che percorre il cammino spirituale. Da un lato, c’è il conforto di tornare alle abitudini egoistiche familiari. Dall’altro lato, c’è l’aspirazione a una nuova esistenza altruistica, che si sente incerta e spaventosa.

Cosa rappresenta la separazione del Mar Rosso?

La separazione del Mar Rosso rappresenta un cambiamento fondamentale nella percezione. Il mare, nella Kabbalah, simboleggia la qualità di Bina, che è la qualità della dazione. È una forza enorme, ma finché è mescolata all’egoismo, rimane pericolosa e caotica, come le acque in tempesta. Nel momento in cui una persona è pronta ad avanzare in ciò che la Kabbalah chiama: “Fede al di sopra della ragione”, cioè ad elevarsi al di sopra del proprio ego, immergendosi nella forza della dazione, allora il mare si separa e appare il sentiero da seguire.

A Mosè viene detto di sollevare il suo bastone (“Mateh” in ebraico), che rappresenta la fede sopra la ragione. In altre parole, per attraversare il Mar Rosso dobbiamo sottomettere l’ego all’aspirazione di dazione. Dobbiamo mettere l’amore, la dazione e la connessione al di sopra dei calcoli personali di guadagno o perdita. Quando facciamo questo, le acque si separano, aprendo il cammino verso la nostra trasformazione.

Cosa succede ai desideri egoistici?

Quando il popolo d’Israele attraversa, il mare torna al suo stato naturale e sommerge l’esercito del Faraone. Questo significa che coloro che non riescono ad elevarsi sopra l’egoismo, che insistono a vivere solo per sé stessi, non possono passare alla nuova realtà della dazione. I desideri egoistici che rifiutano di trasformarsi in altruismo vengono lasciati indietro e “annegano”, perdendo il loro potere sul nostro sviluppo spirituale.

Perché l’acqua?  Il significato spirituale del mare

L’acqua rappresenta la forza della vita, la qualità del dare. Siamo tutti nati nell’acqua, che è la base della vita. Tuttavia, l’acqua può essere sia una forza di vita sia una forza di distruzione. Se è mescolata con l’egoismo, diventa turbolenta e minacciosa. Ma se è allineata alla qualità della dazione, allora nutre e sostiene la vita.

Il Mar Rosso è chiamato in ebraico “Yam Suf“, che significa “Mare della Fine”. Esso rappresenta la fine di uno stato e la transizione verso un altro. Una volta attraversato, non si torna più in Egitto. Si supera il confine tra egoismo e altruismo, entrando in uno stato in cui la dazione, e non più l’interesse personale, guida la nostra vita.

La chiave per attraversare il Mar Rosso

La lezione del Mar Rosso è che dobbiamo essere disposti a fare un salto di fede al di sopra della ragione. Ciò significa abbandonarsi alla qualità della dazione e agire in base ad essa anche quando contraddice la logica egoistica. Quando l’amore, la dazione e la connessione diventano più importanti dei guadagni egoistici, possiamo compiere tale transizione.

È per questo che il mare viene diviso dalla fede e non da Mosè stesso. Mosè, come guida, è già oltre questa transizione. Rappresenta la forza di Bina, la forza della dazione, e quindi non ha bisogno di attraversare.  Esiste già in quella qualità. Ma il popolo, che rappresenta i desideri ancora in trasformazione, deve fare il salto.

La trasformazione soprannaturale

Il miracolo del Mar Rosso non è la separazione fisica delle acque, bensì la trasformazione che avviene all’interno di una persona. È il momento in cui iniziamo a pensare agli altri più che a noi stessi, non per un tornaconto personale, ma per una nuova natura di amore e di dazione. Si tratta davvero di un cambiamento soprannaturale, perché va contro la nostra natura egoistica innata.

Attraversare il Mar Rosso significa entrare in una nuova realtà in cui il benessere degli altri viene anteposto all’interesse personale. Non si tratta di un cambiamento temporaneo, ma di un cambiamento permanente nella percezione. Una volta attraversato questo confine, tutta la nostra visione del mondo cambia. Non calcoliamo più in funzione di ciò che possiamo ricevere per noi stessi, ma in funzione di ciò che può giovare agli altri, sapendo che, così facendo, arriviamo a somigliare alla qualità spirituale dell’amore e della dazione.

Perché una persona compie questo cambiamento?

La spinta a questa trasformazione è il desiderio di somigliare al Creatore. Se non fosse per questa aspirazione, non lasceremmo mai volontariamente il nostro ego. Ma poiché la qualità del Creatore è l’amore assoluto e il dare incondizionato, chi desidera avvicinarsi al Creatore deve adottare la stessa natura. Deve attraversare questa trasformazione, non perché sia facile o comoda, ma perché è l’unico modo per diventare simili alla forza superiore.

Il punto di non ritorno

Il Mar Rosso è il “Mare della Fine” (Yam Suf) perché, una volta attraversato, non si può più tornare indietro. Chi si trasforma dall’egoismo alla dazione  rimane in questo nuovo stato. Non è più schiavo dei propri desideri personali, ma vive in un sistema completamente diverso, fatto di amore, dazione  e connessione umana positiva.

Questo è il significato spirituale più profondo della separazione del Mar Rosso. Non si tratta di dividere acque fisiche, ma di aprire un nuovo sentiero nella nostra attitudine verso gli altri e verso la realtà. È il passaggio da un mondo centrato su sé stessi a un mondo in cui la qualità del Creatore, l’amore e la dazione, governano i nostri pensieri, desideri, decisioni e azioni.

Questa è la grande transizione che tutta l’umanità dovrà infine compiere e ogni persona vivrà il proprio “momento del Mar Rosso” quando sarà pronta a spiccare quel salto.

Basato su “The Parting of the Red Sea – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’uguaglianza esiste in natura?

Per niente. In natura non esiste l’uguaglianza, né può esistere. Se tutto fosse uguale, l’esistenza stessa sarebbe impossibile.

La natura prospera grazie alla diversità, ovvero alla presenza di specie differenti, ruoli differenti e un sistema in cui ogni elemento completa e bilancia gli altri. Anche all’interno di un singolo organismo, esistono innumerevoli differenze. I nostri corpi sono costruiti sull’ineguaglianza: alcune cellule fungono da cellule cerebrali, altre da cellule muscolari, alcune trasportano ossigeno, mentre altre digeriscono il cibo. Ogni parte svolge il proprio ruolo e insieme formano un tutto funzionante.

Se la natura avesse reso tutto uguale, non ci sarebbe sviluppo, evoluzione o movimento. Le differenze generano interazione, scambio e completamento. La chiave non è cancellare le differenze, ma usarle nel modo corretto.

A livello di società umana, l’uguaglianza è stata e continua a essere uno dei concetti più discussi e combattuti. Le persone hanno rivendicato l’uguaglianza in tutti gli aspetti della vita, nella legge, nelle risorse, nell’istruzione e nelle opportunità. Rimane una questione centrale nella politica, nell’economia e nelle strutture sociali. Ma se l’uguaglianza non esiste in natura, a quale tipo di uguaglianza dovremmo aspirare, se ne esiste una?

In primo luogo, se la natura stessa ci ha reso diversi, allora dovremmo capire che cercare di imporre un’uguaglianza artificiale rendendo tutti identici va contro la natura. Invece di eliminare le differenze, sarebbe più saggio evidenziarle e utilizzarle a vantaggio dell’insieme. L’uguaglianza nella società umana non consiste quindi nel rendere tutti uguali, ma nel garantire che ciascuno dia il massimo contributo alla società in base alle proprie qualità uniche.

Una persona che è più forte, più intelligente o più capace in certi ambiti dovrebbe usare quelle forze a beneficio del tutto. Qualcun altro, con qualità diverse, contribuirà a modo suo. Questo è l’unico vero modo per raggiungere uguaglianza ed equilibrio nella società umana.

Basato sul video “Equality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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A che età si sviluppa la vergogna?

Crescendo i bambini incontrano regole ed aspettative sociali. Non possono più avere tutto ciò che desiderano e comprendono che deve esserci reciprocità ed impegno per essere ricompensati. Ed è allora che emerge una nuova consapevolezza, una distinzione tra superiore ed inferiore, tra ciò che è lodato e ciò che è condannato.

Questa consapevolezza va oltre le azioni e tocca la nostra stessa natura. Iniziamo a percepire che ci sono qualità che la società valorizza ed altre che rifiuta. Con il tempo, questo porta a un’analisi di sé sempre più profonda e complessa, in cui arriviamo a misurarci rispetto a uno standard esterno di amore e di dazione.

Tuttavia, un sentimento di vergogna più profondo non nasce da ciò che riceviamo, ma dal riconoscere che la nostra natura di ricezione è contrapposta alla qualità di amore e di dazione. È il momento in cui comprendiamo che siamo controllati da un desiderio egoistico di godere per il solo beneficio personale, mentre esiste una qualità opposta, molto più grande e nobile, che si trova fuori dalla nostra natura: una qualità di amore e di dazione. I Kabbalisti  chiamano questa qualità di amore e di dazione: “il Creatore” e la definiscono come la forza che ci ha creato e che ci dona ogni singolo momento della nostra vita e del nostro sviluppo. Il “riconoscimento del male” indica quello stato di vergogna spirituale che raggiungiamo quando ci sentiamo come se stessimo di fronte al “Creatore”.

In questa fase non ci vergogniamo solo di ricevere, ma di come riceviamo, cioè di come sfruttiamo gli altri e la natura per il nostro beneficio personale. Non si tratta di un giudizio esterno, ma di una presa di coscienza interiore ed è un momento chiave nella nostra trasformazione dal ricevere per il solo beneficio personale al diventare come la forza di amore e di dazione, come il Creatore.

Basato sul video “ Shame – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/modificato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La vergogna può svolgere un ruolo positivo nella crescita spirituale?

Nella saggezza della Kabbalah apprendiamo che il Creatore, la forza superiore dell’amore e della dazione che ha creato e sostiene la realtà, ha specificamente inserito la vergogna nel sistema della creazione perché spinge le persone alla correzione. “Correzione” significa passare dal nostro egoismo innato, il desiderio di godere solo per il proprio beneficio, a diventare come la qualità altruistica del Creatore, il desiderio di dirigere il beneficio verso gli altri e, in ultima analisi, verso il Creatore. Se non provassimo mai vergogna, non cercheremmo mai questo cambiamento.

Quando ci avviciniamo al progresso spirituale, la vergogna diventa il sentimento più acuto che ci porta verso il Creatore in modo più diretto. Quando sorge la vergogna, emerge una preghiera di correzione. Non chiediamo più cose materiali o guadagni personali, ma piuttosto una trasformazione interiore della nostra stessa natura, affinché non ci vergogniamo più di essa.

La vergogna non è quindi destinata a spezzarci. Al contrario, ha lo scopo di ricostruirci. È una tappa necessaria del nostro progresso spirituale che ci permette di ascendere spiritualmente, dirigendoci verso la dazione e allontanandoci dall’egoismo. Quando riconosciamo che la nostra natura è opposta a quella del Creatore, possiamo finalmente iniziare il processo di correzione che ci fa crescere spiritualmente.

Il metodo della Kabbalah ci insegna a gestire in modo ottimale questo sentimento spirituale di vergogna, a non sopprimerlo o a sfuggirlo, ma a usarlo per sollecitare la nostra trasformazione spirituale. Quando non proviamo più vergogna per la nostra natura egoistica, smettiamo di progredire spiritualmente. Tuttavia, quando proviamo vergogna e raggiungiamo una richiesta genuina di correggere la nostra natura egoistica e acquisire una natura altruistica come quella del Creatore, allora ci si apre la porta di una realtà estesa, bella, eterna e perfetta.

Basato sul video: “Shame – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il tasso di suicidi è aumentato così tanto negli ultimi quarantacinque anni?

Il numero impressionante di suicidi nel mondo è una conseguenza diretta della frantumazione della nostra società umana. La natura umana è il desiderio di godere. Tutti desideriamo comfort, sicurezza e felicità per noi stessi, ma ci troviamo di fronte a un ciclo infinito di sentimenti negativi e insoddisfazione. Questo ci porta alle domande esistenziali fondamentali: Qual è il senso della vita? Perché abbiamo bisogno della vita? Cosa c’è da aspettarsi? Quando ci confrontiamo con un mondo sempre più instabile, iniziamo a sentire che la vita non riserva altro che sofferenza. Il pensiero che anche tutti gli altri lottano non ci offre alcun conforto in questa situazione.

Possiamo essere portati, sia emotivamente che logicamente, a uno stato in cui toglierci la vita sembra l’unica soluzione. Se la vita consiste semplicemente nel sopravvivere a infinite difficoltà, allora cosa dovrebbe impedirci di porvi fine? L’istinto di autoconservazione non è abbastanza forte da controbilanciare il dolore opprimente e vediamo come può essere facilmente neutralizzato. La società, tuttavia, determina in larga misura il modo in cui questa equazione si manifesta in una persona. Per esempio, i Giapponesi hanno storicamente venerato la morte, elevandola a una forma di onore culturale. In America, il problema si manifesta in modo diverso, attraverso il diffuso abuso di droghe, che serve come fuga dal vuoto esistenziale.

La depressione continua ad aumentare, soprattutto nei Paesi più sviluppati. Questo non sorprende, perché più una società diventa avanzata, più sente il vuoto interiore. Non si tratta però di un problema che riguarda solo i Paesi sviluppati, ma di un problema sempre più diffuso in tutta l’umanità, man mano che ci evolviamo. Tuttavia, c’è una via d’uscita.

L’umanità raggiungerà un punto in cui molte persone preferiranno la morte alla vita e questo sarà un momento di transizione. A questo punto, le persone si renderanno conto che la loro sofferenza non è causata da forze esterne, ma dalla loro disarmonia interiore. Si renderanno conto di aver perso l’equilibrio, non solo tra di loro, ma anche con la natura stessa. Smetteranno di incolpare la natura e le cause esterne a loro stesse e inizieranno a riconoscere che il proprio approccio egoistico all’esistenza ha messo la natura contro di loro. Questa presa di coscienza richiederà un cambiamento radicale.

Quando questo accadrà, l’umanità scoprirà finalmente il metodo per cambiarsi. Le persone impareranno a raggiungere l’equilibrio, la felicità e l’armonia con la realtà circostante. Questo risveglio aprirà le porte a una nuova percezione della vita, in cui la nostra direzione verso lo scopo della vita, l’unità e una sensazione eterna e perfetta dell’esistenza sostituiranno la sofferenza.

Basato sulla trasmissione di KabTV “Close-Up. Inversione dei poli” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il 15 maggio 2011.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la radice della vergogna?

Secondo la saggezza della Kabbalah, la radice della vergogna si trova in quelle che vengono chiamate le “Quattro Fasi della Luce Diretta”, il progetto iniziale della creazione che esiste alla base della vita.

Queste quattro fasi sono quattro discernimenti e decisioni chiave che hanno avuto luogo ben oltre l’universo fisico come lo conosciamo, in una relazione primordiale tra la forza originaria dell’amore e della dazione, chiamata “il Creatore”, che ha creato un essere in forma opposta, come forza di ricezione.

La natura fondamentale dell’essere creato è stata creata come desiderio di ricevere piacere, senza alcuna consapevolezza di chi o cosa gli stia dando il suo appagamento. All’inizio, l’essere creato non riconosce nemmeno l’esistenza di chi dona. È come un neonato che prende dai genitori senza pensarci due volte. L’essere creato non avverte quindi alcuna differenza tra sé e il Creatore. Percepisce solo l’appagamento che riceve.

Tuttavia, man mano che l’essere creato si sviluppa, sorge una nuova sensazione: il riconoscimento che riceve mentre il Creatore dà. Questa consapevolezza crea un senso di disparità, la comprensione che c’è una natura superiore che dona, mentre lui prende soltanto. Questa sensazione di disparità che emerge è la prima sensazione di vergogna nella creazione, la radice della vergogna.

Basato sul video: “Vergogna – Stati spirituali con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è lo scopo della sofferenza emotiva?

Perché la sofferenza abbia uno scopo, deve portare a un risultato. Altrimenti, la incanaleremo semplicemente nella letteratura, nella musica o in altre espressioni creative. Molte grandi opere d’arte sono nate dalla sofferenza, ma al di là dell’espressione artistica, la sofferenza ci costringe a cambiare il nostro atteggiamento verso il mondo, a ripensare il nostro approccio alla vita e, così facendo, a evolvere.

La sofferenza fa progredire l’umanità. È il motore di tutte le trasformazioni e le scoperte più importanti. Senza la sofferenza, rimarremmo stagnanti, non disposti a mettere in discussione noi stessi, ciò che ci circonda o il nostro scopo.

Possiamo accettare la sofferenza? La maggior parte delle persone lo fa. La sopportano, incapaci di contrastarla, limitandosi ad assecondare le difficoltà che la vita riserva loro.

Tuttavia, ci sono persone che non si limitano a soffrire passivamente. Alcuni si elevano al di sopra della sofferenza per raggiungere un livello superiore di esistenza. Invece di annegare nel dolore, lo usano come catalizzatore per il cambiamento interiore, per l’ascesa spirituale. Questo è il vero scopo della sofferenza: farci interrogare sul suo significato e sui suoi scopi, per poi spingerci oltre i nostri limiti, verso un nuovo grado di comprensione e per vivere in un nuovo livello di esistenza.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” in onda su KabTV l’8 giugno 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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I conflitti e i disaccordi possono davvero rafforzare una relazione o sono dannosi?

La formula del progresso umano è molto semplice: le esperienze negative ci spingono verso una trasformazione positiva. Se sentiamo che qualcosa ci ostacola veramente, allora ci spostiamo verso qualcosa di migliore. È la legge della negazione: avanziamo quando incontriamo una resistenza che ci costringe a cercare uno stato migliore.

Questo processo può avvenire anche al contrario? No. È una legge di natura. Se vogliamo evolvere, abbiamo bisogno di attriti. Dobbiamo provocare dibattiti, diverbi e confronti, ma in modo amichevole. “ Parliamone!” Non potete immaginare quanta energia si sprigiona e quanta chiarezza porta. Quando le persone dialogano senza ostilità, iniziano a dirsi cose vere e a percepirsi in modo diverso. Smettono di vedersi come avversari. In un ambiente del genere, le obiezioni e le osservazioni non sono più attacchi ma percorsi di comprensione. Quando c’è cordialità, la difensiva scompare e inizia una comunicazione molto più fruttuosa.

La gente pensa di litigare per questioni banali, ma non è vero. Niente è banale. Ogni discussione è una scintilla che accende tensioni più profonde. Così come le guerre spesso iniziano per piccole dispute, ma la vera causa sono anni di tensioni irrisolte. Lo sport ha una funzione simile. Aiuta a scaricare l’aggressività accumulata. Senza momenti di conflitto, non possiamo progredire verso relazioni migliori. È una legge naturale: senza l’esperienza dell’odio, non possiamo progredire verso un livello superiore di cooperazione. Il bene non può esistere senza il male. È necessario gestirli insieme.

Come impariamo ad apprezzare il male come punto di partenza per il bene? Trattando entrambi allo stesso modo. Possiamo così mantenere l’equilibrio e utilizzare le esperienze positive e negative per progredire. E come possiamo raggiungere questo obiettivo? Elevandoci al di sopra del bene e del male. Questo è possibile in un ambiente che supporta tale ascesa. La saggezza della Kabbalah ci insegna come elevarci al di sopra delle nostre inclinazioni naturali. Con il suo aiuto, possiamo imparare a gestire la nostra natura e a progredire verso un mondo armonioso, pacifico e unificato.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman andata in onda il 25 gennaio 2020.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È sbagliato desiderare che tutti nel mondo siano felici?

Al contrario, questo pensiero semplice e sincero ha il potere di cambiare lo spazio tra le persone.

Perché? Perché quando ci poniamo in una prospettiva positiva nei confronti degli altri, senza aspettarci nulla in cambio, creiamo un nuovo tipo di legame, basato sulla dazione piuttosto che sulla ricezione. Questo cambiamento di pensiero influenza la realtà.

Potrebbe sembrare insignificante, ma è straordinario. E la cosa più incredibile è che assumendo questo atteggiamento, cioè desiderando costantemente il bene degli altri, noi stessi cambiamo. All’inizio potrebbe sembrare meccanico, come se stessimo solo seguendo le procedure, eppure, se perseveriamo, funziona.

Perché? Perché questo moto interiore trasforma gradualmente l’egoismo in altruismo. Da freddi, distaccati e indifferenti, diventiamo gradualmente gentili, calorosi e generosi. Il segreto è non abbandonare questa intenzione. Se immaginiamo costantemente come possiamo cambiare, come possiamo essere diversi in ogni circostanza in una prospettiva di desiderio di bontà e felicità per gli altri, questa visione ci rimodella dall’interno. È proprio per questo che funziona. I nostri desideri determinano la nostra realtà. Se vogliamo veramente cambiare, se alimentiamo questo desiderio e agiamo di conseguenza, la trasformazione è inevitabile.

Basato sul programma dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman trasmesso il 9 dicembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa vuole il Creatore da noi?

In effetti, cosa vuole il Creatore da noi? Qual è la Sua risposta alle nostre preghiere, alle nostre richieste? La verità è che Lui sta già rispondendo e noi non riusciamo a riconoscere la Sua risposta.

Il Creatore vuole portarci a un livello superiore di esistenza, una realtà al di là della nostra natura egoistica, in cui possiamo veramente godere della vita nel senso più completo, godere attraverso il raggiungimento della nostra somiglianza con il Creatore. Se abbandoniamo la ricerca del tornaconto personale e puntiamo alla connessione, entreremo in questo nuovo stadio di sviluppo. A quel punto, non saremo più guidati da interessi egoistici, ma dal desiderio di stare insieme, di sostenerci ed elevarci a vicenda.

È qui che il Creatore ci sta guidando, verso un mondo in cui l’uguaglianza, l’unità e la considerazione reciproca non siano semplicemente ideali piacevoli da sentire, ma il fondamento stesso della nostra vita. Inoltre, una tale evoluzione si applica all’intera umanità, tra le persone, le società e persino le nazioni. È il prossimo passo dell’evoluzione umana.

Qui sorge la domanda: Perché non vogliamo naturalmente muoverci verso questo mondo ideale? Perché il nostro ego vi si oppone. Il pensiero di prendersi cura degli altri, di vivere veramente per il bene di tutti, è innaturale per la nostra natura egoistica. Il nostro ego dà costantemente la priorità al proprio tornaconto rispetto a quello degli altri. Ogni persona si ritrae istintivamente: “Perché dovrei pensare agli altri? Non voglio e non so nemmeno come fare”.

Ma se ci rivolgiamo sinceramente al Creatore, la qualità stessa della fonte dell’amore e del dono, allora Egli ci concederà questa capacità. Per il momento, ci troviamo su una traiettoria evolutiva in cui questo risveglio del bisogno di entrare in una connessione armoniosa con l’altro emerge da una sofferenza crescente. Quando ci rifiutiamo di cambiare, veniamo spinti sull’orlo del baratro, fino a raggiungere il punto di rottura in cui finalmente gridiamo: “Dacci la capacità di stare insieme!”. Il processo si sta già svolgendo. Passo dopo passo, veniamo portati a questa consapevolezza. La scelta che abbiamo davanti è se lottare volontariamente per l’unità o essere costretti a farlo attraverso il dolore e le crisi, sotto il cosiddetto “rullo compressore evolutivo”.

Il Creatore sta aspettando che prendiamo questa decisione. Quanto prima ci muoviamo in modo consapevole per connetterci positivamente gli uni agli altri con legami di rispetto, sostegno e incoraggiamento reciproci, tanto prima sperimenteremo la nuova realtà che Egli ha preparato per noi: un mondo armonioso e pacifico con  i massimi soddisfacimenti.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il giorno 1 settembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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