Educazione Integrale a Chicago
Alcune foto dei nostri amici mentre divulgano informazioni sull’ educazione integrale durante le proteste a Chicago.
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Alcune foto dei nostri amici mentre divulgano informazioni sull’ educazione integrale durante le proteste a Chicago.
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Domanda: I leader, di solito, sono estremamente aggressivi verso le altre persone. Colpiscono dove fa più male, ma quando ricevono un contrattacco, si offendono e vanno via. E questo succede tutte le volte.
Risposta: Se queste persone non sentono ancora la necessità di integrazione con gli altri e continuano a comportarsi in questo modo, devono essere messe in una sorta di libertà vigilata. Cioè, possono ascoltare, registrare, sintetizzare, o disegnare grafici e tabelle per molti mesi. Fare discorsi e discutere su tutto in maniera puramente teorica.
Da tutta la loro ricerca possono scrivere una tesi, ma non possono “spingere” tutto questo in sé stessi, essi non possono utilizzarlo in pratica. Devono stare da qualche parte in disparte dal praticare il gruppo in quanto quest’ultimo può iniziare con questo metodo, il sistema di integrazione, nella pratica. Quello che facciamo di solito è che a queste persone venga data l’opportunità di lavorare con i materiali.
Ogni gruppo possiede al suo interno persone simili, ed è necessario essere d’accordo riguardo a questo. La natura le ha create in questo modo. Di solito, a queste persone dò l’incarico di lavorare con i materiali.
Ed esse lavorano a questo per molti mesi. Scavano, inventano, confrontano, sistematizzano, e cercano dei brani interessanti sulla base di esempi o scene, in generale, fanno qualsiasi lavoro relativo al trattamento dei materiali. Preparano rapporti, perché esaminando varie aziende e vari movimenti sociali al di fuori di noi, entrano in contatto con il mondo.
Mentre lavorano a questi materiali, devono scrivere riguardo la connessione tra tutti i casi esterni che osservano o sugli avvenimenti che vedono nel gruppo. Diamo loro registrazioni video del gruppo in cui il gruppo discute i suoi legami integrali ancora non realizzati, esponendo tutti gli ostacoli, lo squilibrio, e le controversie tra i suoi membri. Essi elaborano tutto ciò, discutono, traggono delle conclusioni, e così via. Questo tipo di lavoro con i materiali, a poco a poco, li trasforma.
Di solito, le persone così sono estremamente egoiste e hanno un forte senso di vergogna (sappiamo che l’egoismo e la vergogna sono la stessa cosa), sono più esigenti verso gli altri e non riescono a vedere loro stesse in disparte. Queste persone, in generale, sono estremamente forti, ma gli manca totalmente la capacità di vedere oggettivamente sé stesse. Semplicemente questo gli manca per natura, ma deve progressivamente svilupparsi in loro sotto l’influenza del materiale.
Esse lavorano con il materiale, studiano, sistematizzano e quindi lo riportano a noi, e gli istruttori lo controllano. Di solito, abbiamo abbastanza persone simili che formano un gruppo separato da loro. Iniziamo a lavorare con loro, mostrando materiali dello stesso tipo a cui essi lavorano, e procediamo con le discussioni.
E poi appaiono varie sfumature, e queste persone si rendono conto di ciò che gli manca per essere all’interno del gruppo, si avvicinano ad esso, e non sono solo giudici indipendenti che stanno al di sopra di tutti gli altri (esse si mettono subito al livello degli istruttori). A poco a poco, si rendono conto che sono peggiori e inferiori a tutti gli altri del gruppo perché il resto della gente inizia già a sentire il bisogno di integrazione, inizia a vedere e indovinare la differenza tra loro, mentre loro non lo fanno. Esse possono solo vedere le altre persone in disparte, ma non sé stesse. Il lavoro consiste in questo.
Se un gruppo possiede persone simili (di solito non ce ne sono molte), queste potrebbero essere i futuri leader, perché con questa enorme carica egoistica che possiedono possono andare lontano. Ma hanno una lunga strada da percorrere. Non entrano immediatamente in un’interazione integrale. A volte hanno bisogno di anni per iniziare a sentire la necessità del gruppo, la necessità di mettersi sotto la sua influenza.
In caso contrario, non saranno in grado di raggiungere la loro nuova vita integrale sul livello di “Uomo” e rimarranno un meccanismo che osserva in disparte ma che non cambia. Dopo tutto, l’essenza del metodo è quello di cambiare la persona stessa. E questo appare gradualmente in loro.
Qualsiasi tipo di coercizione nei loro confronti è però vietata. La realizzazione della propria natura dovrebbe passare attraverso la persona e si manifesta in lui o lei senza spingere, ma solo sotto l’influenza dei “suggerimenti”, quando si dà loro i materiali e quest’ultimi lavorano su di questi.
Distinguiamo e incoraggiamo le persone di questo genere: “Vedi quanto sei speciale.” Un gruppo dovrebbe essere più o meno omogeneo, e dobbiamo mettere queste persone in un sistema separato in modo che non interferiscano con tutti le altre.
Puoi trasformarle in tuoi assistenti, ma assicurati che l’orgoglio che sentiranno non ostacoli il loro sviluppo. In molti casi dobbiamo solo essere tranquilli e aspettare che cambino.
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Domanda: Nel corso delle interazioni tra le persone possono sorgere forti emozioni. Queste possono essere positive o negative. Come e dove una persona dovrebbe esternare questi stati emotivi, dovrebbe coinvolgere il gruppo o esternarli altrove?
Risposta: Ognuno può esternare le proprie emozioni dovunque voglia, purché esse derivino da una visione integrale del mondo. Se esse derivano da una visione integrale del mondo, quella persona non può affliggere un danno ad un’ altra. La persona può parlare o gridare qualcosa di tagliente, quando vede un’azione o un risultato negativo, ma senza causare danno ad un’ altra.
Domanda: Se qualcuno ha uno sfogo e dice alcune cose dolorose, è meglio conciliare immediatamente o darle un po’ di tempo?
Risposta: È impossibile appianare tutto immediatamente dicendo: alziamo le mani e abbracciamoci. Questo deve essere chiarito. È abbastanza probabile che ognuno di noi ha il diritto di scoppiare e gli altri hanno il diritto di arrabbiarsi. Tutto questo è corretto e normale. Questo accade anche con i nostri bambini che amiamo così tanto, ma a volte il loro comportamento è così insopportabile che semplicemente non possiamo accettarlo. Questo si puo’ osservare anche con gli animali, quando una madre da uno schiaffo al suo cucciolo o lo tira per l’orecchio.
Non c’è niente di cui vergognarsi. All’interno di un quadro specifico di sfoghi e rancori sentimentali sono accettabili. Dobbiamo esaminare queste cose, dal momento che siamo ancora in fase di perfezionamento del processo di educazione e non abbiamo ancora raggiunto il suo stato finale.
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(Del Kab.TV: “Fondamenti della Società integrale”, 26.02.2012)
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Domanda: Quando il nostro lavoro potrà creare un grande impatto nel ragionamento degli scienziati e dei ricercatori?
Risposta: Noi dobbiamo aiutarli a vedere l’intero disegno. Stanno già pensando ai segnali di un mondo integrale, ma non possono riunire le osservazioni individuali in un sistema, in una metodologia unificata.
Inoltre, hanno paura di indagare più profondamente questo tema perché l’idea di un mondo integrale li conduce a confrontarsi con chi è al potere. I governi attuali continuano ad agire in maniera egoista e individualista, senza rendersi conto che così facendo danneggiano loro stessi. Ai politici manca una percezione integrale. In maniera diversa da loro, gli scienziati guardano la natura e parlano di quello che vedono. Chi l’ascolta è un’altra storia.
C’è un altro problema: per quanto siano meravigliose le parole dette da diversi esperti e specialisti, non importa quanto pontifichino sull’interconnessione e il bisogno di unirsi, non possiedono il metodo per implementarlo. I soldi e le forze armate non possono essere d’aiuto qui. Anche se tutte le persone del mondo dicono “Si, vogliamo essere un villaggio globale!”, che cosa accadrà dopo la dichiarazione unanime del loro desiderio? Niente, eccetto una guerra mondiale. Dopo aver sentito in maniera più acuta i legami che uniscono l’uno all’altro, scateneranno una guerra per separare questa connessione.
Gli scienziati non hanno la soluzione, loro non sanno come cambiare l’uomo. E allora perché piangere pensando a quanto sia dannoso l’egoismo se non si ha il rimedio? In passato i medici non informavano i pazienti terminali del loro stato. Non c’erano i mezzi per rallentare la progressione di una malattia e di conseguenza la persona era lasciata all’oscuro per evitarle più sofferenza. “Non mettete ostacoli davanti a una persona cieca”, dice la Torà. Perché rivelare la verità se sei incapace di aiutare la persona ad affrontarla?
Allora, senza rivelare la saggezza della Kabbalah, senza il messaggio della garanzia reciproca che procede da noi, l’umanità non ha una singola opportunità di correggere niente. È questo il nostro problema adesso: in quale maniera possiamo stabilire contatto con le persone e spiegare loro che è possibile correggere l’egoismo e di conseguenza correggere il mondo.
Stiamo precisamente parlando della correzione dell’uomo. Non aiuterà nient’altro. Molti capiscono già che il male è insito nella natura umana. Tuttavia, alzano le mani: “Un essere umano è egoista e non c’è niente da fare al riguardo”. Se non forniamo alle persone il metodo per la correzione dell’egoismo, se non spieghiamo che è raggiungibile, il mondo non ha un’opportunità. E allora, abbiamo lavorato con mezzo cuore.
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Domanda: Qual è il risultato della lezione di oggi ?
Risposta: Stiamo entrando in una nuova epoca. Rimaniamo davanti alla necessità di cambiare le nostre relazioni reciproche, nella transizione che passa dalla competenza egoista alla garanzia reciproca, e poi, all’ amore universale. All’ inizio, questo avviene per forza, sotto l’influenza del nostro stato attuale e sotto la pressione della natura, ma poi saremo disposti a passare alle concessioni reciproche e alla preoccupazione reciproca.
In accordo a questo, noi abbiamo bisogno di costruire il nostro sistema di educazione, spiegazione e formazione in maniera tale che si eserciti durante il lungo periodo un’ influenza sull’ individuo, i gruppi, la società, il popolo, la nazione, e su tutti i paesi del mondo, fino a che , gradualmente, tutti riceviamo un’ educazione e impariamo a vivere felici tutti insieme nella nostra unica casa.
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(Del Kab.tv da “Una Nuova Vita”, episodio 5.01.2012)
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Il sito della regione di Šiauliai e il news portal del canale televisivo della Lituania hanno pubblicato un articolo titolato “L’Università di Šiauliai ha firmato un contratto con l’Istituto ARI (Israele)”.
Il 22 marzo, nella biblioteca dell’Università di Šiauliai, il vice rettore per le Relazioni Internazionali e Sviluppo, il Professor Teodoras Tamošiūnas e il direttore dell’Istituto ARI, il Professor Michael Laitman (Israele) hanno firmato un accordo di cooperazione tra l’Università di Šiauliai della Lituania e l’Istituto ARI (Israele).
Nella conferenza con la stampa, il Professor Michael Laitman ha illustrato i principi dell’educazione integrale e crescita. Il Professor Teodoras Tamošiūnas ha affermato che l’Università di Šiauliai ha una lunga tradizione nella formazione professionale degli insegnanti, e quindi l’educazione integrale presentata dal Professore Michael Laitman, potrebbe essere sviluppata a Šiauliai. Il vice rettore ha detto inoltre che la visita del Professore Laitman all’Università di Šiauliai e la firma del contratto con l’Istituto ARI indicano la ricognizione dell’Università di Šiauliai.
Secondo la professoressa Vida Skačkauskaitė, che ha partecipato alla conferenza stampa, il sistema di educazione integrale ha lo scopo di creare un nuovo essere umano e una nuova società. Secondo lei, l’Università di Šiauliai, che ha iniziato ad applicare e a promuovere il metodo dell’educazione integrale può servire come modello per altre istituzioni in Lituania.
Dopo la firma del contratto, la biblioteca dell’Università di Šiauliai ha ospitato una conferenza, durante la quale il Professor Laitman ha tenuto una lettura intitolata “La Crescita Integrale, perché?” C’erano anche dei relatori della Francia, dell’Ucraina e di Israele.
Il Professor Michael Laitman è Professore in Ontologia ed Epistemologia MSc in biocibernetica, dottore in Filosofia. È anche membro del World Wisdom Counsil e fondatore e direttore dell’Istituto ARI. Usando delle idee innovative adatte per risolvere problemi acuti della crescita moderna, lui sta cercando un cambiamento positivo nella strategia educativa. Il Professore ha presentato un nuovo approccio all’educazione, che applica le leggi del mondo integrale interconnesso.
Michael Laitman ha stabilito nuovi punti di riferimento e ha spiegato come vivere in un nuovo villaggio globale dell’umanità – connessi più tecnologicamente nel nostro mondo interconnesso.
Il suo punto di vista racchiude diverse aree della vita umana: sociale, economica e ambientale. Inoltre, si dà un’importanza speciale all’educazione, un sistema che fornisce dei valori universali e quindi crea una società armoniosa nella nostra cosi vicina realtà connessa.
Nelle tre ultime decade il Professore Michael Laitman ha scritto oltre 40 libri che sono stati tradotti in 18 lingue.
Foto: Sigita Inchyurene
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Domanda: Il processo di educazione presso l’università è diviso in semestri, e poi ci sono gli esami. Questo è combinato all’ottenimento di un diploma, una formazione, studi post-laurea, dottorato e così via.
Quando si tratta di educazione integrale, ha senso andare da un corso all’altro oppure questo processo dovrebbe essere costante, regolare, e senza rigorose suddivisioni in semestri?
Risposta: Una chiara divisione esiste solo per i principianti, perché dobbiamo dar loro una sensazione che essi stanno avanzando: primo corso, secondo corso, certificati, diplomi, gradi, premi e così via. Ma dopo, tutto questo scompare.
Una persona diventa così tanto parte della individuale, comune e globale generalizzazione che questo si trasforma nel suo avanzamento, la sua maggiore inclusione nel sistema integrale. E qui la divisione speciale nei corsi non esiste più.
La gente spenderà tutto il tempo libero per studiare, e fondamentalmente quasi l’intera giornata lavorativa si libererà. In questo caso dopo circa 2-3 mesi di studi intensivi, una persona potrà già immaginare un certo quadro comune, una forma generale. E poi, penso, dopo al massimo sei mesi di studi, saremo semplicemente in grado di combinarli in una sola grande classe, un grande auditorium, o un gruppo, perché la cosa migliore per loro è comunicare costantemente con l’altro.
E poi, come in qualunque società, comparirà un nucleo più attivo in questo gruppo, con individui passivi e periferici di collegamento ad esso.
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(Tratto da un discorso sull’educazione integrale n.11, 16.12.2011)
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Domanda: Una persona tende a compensare le sue mancanze. Ad esempio, ogni altro conduttore radiofonico ha qualche difetto di pronuncia, le persone con un aspetto normale intraprendono una carriera in TV, e così via. Questo verrà applicato anche alle persone che lavorano all’interno del sistema dell’educazione integrale? Cercheranno di fare delle compensazioni, o forse sarà l’integralità a portare tutto in equilibrio?
Risposta: No, prima di tutto, vediamo che l’apparenza non fa alcuna differenza. Tra i nostri istruttori, spesso vediamo persone poco attraenti, non piacevoli e non di bell’aspetto. Vorrei anche dire che i loro modi sono molto semplici.
Tuttavia, quando un uomo è impegnato nel lavoro interiore, questo non lo respinge. Egli comincia, se non proprio ad amarli, almeno ad accettarli in modo dolce, come se fosse qualcuno vicino a lui. Egli ci vede in esso una sorta di fascino. Questo è ciò che accade.
La stessa cosa vale per le donne. Se emerge la sincerità, tutto il resto passa nel dimenticatoio.
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Domanda: Noi speriamo che il metodo dell’educazione integrale venga divulgato in tutto il mondo. Come vedi l’interazione del gruppo di Mosca con i gruppi del Sud America, per esempio? Conviene loro mantenere una relazione reciproca?
Risposta: Se ci sbarazziamo della barriera linguistica attraverso delle traduzioni simultanee, le persone si capiranno perfettamente. Esse capiranno i sentimenti, le canzoni, le danze e le diverse espressioni. Tu vedrai che improvvisamente loro hanno gli stessi movimenti del corpo.
Quando parliamo dell’integrazione, le persone cominciano ad esprimersi allo stesso modo, a dispetto di chi esse siano. Le differenze nazionali, etniche e razziali si disperderanno.
Per esempio, i nativi del Sud America e dell’Africa, che hanno dei movimenti di ballo completamente differenti, cominciano a muoversi in maniera sincronizzata, cercando di sentirsi reciprocamente. La loro danza non sembra più la danza moderna, dove tutti sono distanti sei piedi gli uni dagli altri e nessuno vede gli altri mentre si gira e saltella su se stesso. Al contrario, loro cercano di stare insieme, di venire in contatto, di essere più vicini, forse persino di smettere di muoversi, ma di sentirsi fisicamente e più importante, interiormente.
Loro acquisiscono un linguaggio del corpo completamente differente e direi, una nuova cultura, una nuova comunicazione ed un nuovo comportamento. Ma non è solo una cultura, è una nuova forma d’arte, l’arte della danza e dell’espressione che proviene precisamente dalla sensazione integrale.
Spero che questa cultura emerga e venga rivelata e forse attraverso di essa, l’umanità si adatterà al mondo integrale. Questo è scioccante e ci mostra che ci stiamo davvero avvicinando alla singola immagine di “Adamo”.
Questo è un linguaggio che non esisteva durante la separazione delle persone che vivevano nell’antica Babilonia, durante la loro dispersione in tutto il mondo (se accettiamo la legenda della Bibbia come un fatto). È un linguaggio instillato nei fondamenti della nostra radice persino prima che gli esseri umani emergessero, ed esso proviene dal nostro fondamento spirituale prima che si materializzasse.
Se prendiamo tutte le canzoni, le danze, tutti i tipi di musica, o qualsiasi altra forma d’espressione di diversi gruppi di diversi continenti, noi scopriremo in esse un comune denominatore, e le differenze tra di esse saranno molto minori.
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(Da un “Discorso sull’Educazione Integrale” #11, del 16.12.2011)
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Domanda: Quando un uomo sta attraversando degli stati spiacevoli, noi raccomandiamo che si connetta al gruppo e che risolva lì il suo problema, attraverso la connessione integrale con gli altri. Che cosa si può raccomandare a una donna in un caso del genere?
Risposta: Gli istruttori maschi, che insegnano nei gruppi delle donne, devono accorgersi di queste cose e aiutare le donne. Diversi uomini, e non solamente uno, devono lavorare con gli stati delle donne. Tuttavia, il lavoro costante con il gruppo conduce le donne al superamento di tali stati.
Domanda: Che cosa intende quando dice che gli istruttori maschi devono lavorare con le donne?
Risposta: Supportare, insegnare delle cose, avere delle conversazioni individuali con le donne.
Quando diversi istruttori maschi vedono che una donna si trova in uno stato molto difficile, dobbiamo lavorare con le donne, anche se questo accade raramente; abitualmente le donne superano questi stati da sé; per gli uomini è molto più difficile.
Generalmente ci dovrebbero essere due istruttori per parlare con una donna. E se abbiamo un marito e una moglie in gruppi separati, possiamo metterli temporaneamente in un gruppo in modo di poter influire sulla moglie attraverso il marito e viceversa.
Domanda: Che cosa intende con “influenzare”?
Risposta: Supporto, per esempio, se l’uomo è caduto o è diventato più debole nel suo sviluppo integrale.
Domanda: E in maniera inversa? Possiamo influire su una donna attraverso un uomo?
Risposta: Può essere fatto in una famiglia. Possiamo dire al marito di supportare la moglie, ma non deve dire a lei che gli è stato chiesto di farlo. Naturalmente le mogli decidono tutto tra di loro. In ogni situazione, noi consigliamo uno dei partner di dare in maniera non diretta all’altro partner l’importanza di ulteriore avanzamento integrale, e mostrare che questo lo fa più grande (lui o lei) agli occhi dell’altro partner, e lui o lei sono valutati molto.
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(Tratto da “Un discorso sull’educazione integrale” n.11, 16.12.2011)
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