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È fallito il capitalismo occidentale?, Parte 2

Opinione: (Lord Desai, Membro della casa dei Lord, emerito professore della Scuola di Economia di Londra): “Il capitalismo è vivo e sta bene, ma non nelle regioni occidentali – è emigrato a est.”

“Il capitalismo russo è qualcosa di vecchio e ha bisogno di una riparazione urgente, ma lo spirito del capitalismo – prendersi dei rischi, risparmiare, investire e duro lavoro – tutte quelle virtù sono emigrate e vivono felicemente e al riparo in Cina, India, Indonesia, Korea e Giappone – le nazioni che non hanno mai pensato di poter uscire dalla povertà.”

“Il capitalismo occidentale ha avuto probabilmente mezzo secolo di sovrastimata indulgenza –prosperità continua, alta occupazione, crescita quasi assicurata – e quello a sua volta ha significato che i nostri costi siano andati in su e la manifattura industriale sia emigrata fuori, mentre la finanza ha provato a essere un’amicizia incostante.”

“Dobbiamo ripensare il nostro modello, i nostri valori, dobbiamo acquisire virtù fuori moda, poiché il capitalismo non andrà più veloce.”

“Se l’Asia ha un capitalismo energico e vigoroso e noi abbiamo un capitalismo stanco e vecchio finiremo per pagare un prezzo molto alto e commerceremo la nostra prosperità con la loro .”

“Cambia la sua forma, emigra, è totalmente globale. Adesso comprendiamo finalmente cosa significa globalizzazione – significa che siamo semplicemente importanti come tutti quanti. Se non lavoriamo duro, perderemo la nostra importanza.”

“Questa è la lezione del mondo contemporaneo.”

“Il capitalismo vive attraverso la crisi. È cosi che si rinnova e rinvigorisce se stesso.”

“Per nostra sfortuna, il capitalismo si è rinnovato emigrando a est. Siamo agli sgoccioli e dobbiamo fare qualche cosa per tirarci fuori dalla crisi, ma quello deve essere nello spirito del capitalismo, e non contro di esso.”

Il mio commento: Qui l’economista non vede la fine del precedente stadio dello sviluppo, non soltanto dell’economia, ma della società nel suo insieme, ma vede piuttosto una crisi temporanea. La causa di questo sbaglio è che le persone non sono familiarizzate con il piano generale della natura, che può essere rivelato totalmente unicamente attraverso la saggezza della Kabbalah. È per questo che la Kabbalah ha tanti oppositori, ma gradualmente, mentre la società si sviluppa, loro vedranno la luce.
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La Crisi Finanziaria ha prosciugato la forza del mondo

Nelle Notizie (tratto da World Economic Forum’s Global Risks 2011, Sesta Edizione): “La crisi finanziaria ha prosciugato la capacità del mondo di affrontare gli shock. La frequenza e la gravità dei rischi per la stabilità globale si sono amplificate, mentre l’abilità dei sistemi di governo globale di affrontarli non l’ha fatto. Queste sono le conclusioni del Rischi Globali 2011 del World Economic Forum, lanciato [il 12 gennaio 2011] . . .

“Il Rischi Globali 2011 conclude che tre gruppi chiave di rischio stanno creando significative passività per il decennio a venire:

Rischi macroeconomici: la crisi finanziaria globale fu costruita su debolezze strutturali di più lungo termine nell’economia globale. Squilibri macroeconomici, crisi fiscali nelle economie sviluppate, enormi debiti sociali privi di fondi e mercati finanziari deboli formano un nodo complesso di rischio economico.

“L’economia illegale: più numerosi stati falliti e fragili, livelli crescenti di commercio illecito, crimine organizzato e corruzione formano un legame di rischio criminalità. Un mondo collegato in rete, errori nel governo e disparità economica creano opportunità per il prosperare dell’illegalità.

“Limiti delle risorse per la crescita: il mondo affronta difficili limiti al più basilare livello in termini di acqua, cibo e energia. L’aumento delle popolazioni e dei consumi e il cambio del clima guidano questa sfida, mentre l’interconnessione tra questi problemi rende difficile la risposta.

“ ‘I sistemi del Ventesimo secolo stanno fallendo nel gestire i rischi del Ventunesimo secolo; abbiamo bisogno di nuovi sistemi di rete per identificare e affrontare i rischi globali prima che essi diventino crisi globali.’, ha detto Robert Greenhill, Amministratore Delegato e Chief Business Officer al World Economic Forum.

“L’interconnessione e la complessità dei problemi significa che abbondano conseguenze inattese, e che i tradizionali meccanismi di risposta al rischio spesso spostano semplicemente il rischio su altri azionisti o parti della società.”

Il mio commento: Gli studi mostrano che noi esistiamo nel nuovo sistema delle relazioni sociali. Noi non siamo capaci di comprendere questo sistema, figuriamoci gestirlo. Ma in questo caso, il nostro futuro è imprevedibile, e noi non sappiamo cosa fare in ogni momento. Ecco perché è meglio per noi non agire del tutto finché non impariamo questo sistema .

Tuttavia, durante il periodo che si è esteso dall’inizio della crisi (il Club di Roma ne divenne consapevole negli anni Sessanta), noi non abbiamo compreso la natura dei cambiamenti nel nostro mondo e nella nostra società. Noi ci sentiamo sempre più come ciechi in uno spazio sconosciuto. Ci mancano i sensi per comprendere la nuova rete di relazioni tra parti del mondo e della società differenti.

Definiamo questo nuovo sistema di relazioni come globale e interconnesso, ma noi stessi non siamo stati creati in un tale sistema e non vi siamo adattati internamente. La ragione è che non siamo in grado di comprendere il nuovo mondo, figuriamoci governarlo.

Tramite la forza d’inerzia, noi vogliamo applicare le leggi del vecchio mondo al nuovo mondo.

Le leggi del nuovo mondo sono le leggi della garanzia reciproca. Noi le conosciamo dalla Kabbalah. Questo è il motivo per cui viene rivelato nei nostri tempi. Finché il mondo non familiarizza con queste leggi, la crisi va avanti…
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Sul capitalismo oggi

Opinione: (Chandran Nair, fondatore e capo esecutivo dell’Istituto Globale per il domani di Hong Kong): “E’ importante capire che i principi fondamentali del capitalismo –che gli esseri umani sono razionali e che i mercati si comportano razionalmente, e che i mercati assegneranno i prezzi – si sono incrinati. È altresì importante capire le radici del capitalismo moderno.”

“Si potrebbe argomentare che la schiavitù sia stato il primo tentativo per avere risorse sottovalutate. Quando la schiavitù fini, ci fu il colonialismo, che a sua volta fu ancora un tentativo del modello capitalista per avere risorse economiche. Con la fine delle colonie, abbiamo la globalizzazione, argomento di crescita economica e dopo, la globalizzazione della finanza.”

“Quello che abbiamo bisogno di riconoscere oggi, è che adesso il mondo è un luogo molto diverso a quello che era 100 anni fa, quando c’erano due miliardi di persone.”

“Quel gioco è finito e abbiamo bisogno di una ristrutturazione fondamentale – essenzialmente su come devono vivere le persone, e dobbiamo spostarci oltre nozioni semplici sulla crescita verso discussioni più sofisticate e sfumate sul progresso umano.”

“Questo non è possibile ed è qui dove il capitalismo ha essenzialmente battuto contro il muro, e una conversazione molto diversa deve essere fatta.”

Il mio commento: La mancanza di risorse nel mondo, da una parte, e la naturale aspirazione di crescita dall’altra, ci lasciano soltanto l’opportunità di un riempimento illimitato: la soddisfazione senza acquisizioni materiali. È possibile suscitare questo desiderio attraverso la corretta educazione dei cittadini. Il sogno di tutti diverrà vero attraverso il riempimento non materiale.
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È fallito il capitalismo occidentale? Parte 1°

Opinione: (Angel Gurria, Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OECD)) “È fallito il capitalismo occidentale”?

La mia risposta a questa domanda sarebbe no. Ma mi chiedo se il capitalismo si stia chiedendo di proseguire.

“Abbiamo fallito come regolatori, abbiamo fallito come supervisori, abbiamo fallito come manager di corporazioni governative, abbiamo fallito come gestori del rischio e abbiamo fallito anche nella gestione dei ruoli e delle responsabilità per le organizzazioni economiche internazionali”.

“Alcune organizzazioni internazionali avevano previsto l’arrivo della crisi, alcune sono perfino riuscite a dare degli avvertimenti, ma non sono riuscite a coordinare le loro valutazioni, non hanno parlato a voce alta”.

“Sono state ignorate in un’atmosfera di grande prosperità dove tutti avevano guadagnato molti soldi e tutti pensavano che innovazione fosse il nome del gioco, e avvertendo che qualche cosa stesse andando male, avresti sentito di rallentare il progresso”.

“C’era anche la filosofia che i mercati dovessero funzionare con la minima intervento governativo possibile. Ma questo non significava che potessero lavorare senza alcun intervento, né significava necessariamente che tale azione potesse essere un tocco talmente leggero da non essere capaci d’identificare alcun rischio”.

“La crisi ha quindi lasciato un’eredità disastrosa: disoccupazione alta, enormi deficit fiscali che sono tuttora difficili da controllare, e un accumulo di debito pubblico che ha già raggiunto il 100% di GDP di media nelle nazioni OECD”.

“È molto importante inviare segnali chiari su come indirizzare questo problema del debito senza sacrificare la crescita e l’occupazione.”

“Per restaurare una crescita sostenibile,  le cose che devono essere oggetto della nostra focalizzazione primaria nel contesto della strategia a lungo termine sono: le riforme nei mercati della produzione e del lavoro, l’educazione, l’innovazione, la crescita degli spazi verdi, la competizione, le tasse e la salute”.

“Questo creerebbe lavoro e affronterebbe il debito”.

“Dobbiamo anche ‘andare al sociale’ e concentrarci nelle politiche innovative per proteggere i più vulnerabili”.

Il mio commento: Vediamo come accechi la persona la mancanza di comprensione dell’evoluzione sociale, il suo prossimo stadio di sviluppo, la graduale unificazione in un unica comunità globale, e come continui a ‘vedere se stesso’, e la precedente immagine del mondo.

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Non è il mondo dei disoccupati, è dei liberi

Opinione: l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), nella nuova ricerca aperta “Il mondo del lavoro 2011” avvisa che il mondo si trova sull’orlo di una nuova recessione del mercato del lavoro, che può sollevare agitazioni sociali. Prima dell’apertura del Summit “G 20” si parla di questo. Il 75% dei paesi sviluppati e il 50% che si stanno sviluppando dimostrano già il rallentamento della crescita dell’occupazione. La disoccupazione globale ha raggiunto il livello record di 200 milioni di persone. In 45 paesi su 118 cresce la possibilità di agitazioni sociali e i primi sarebbero i membri dell’Unione europea e i paesi arabi.

Il mio commento: Nel mondo ci si aspetta una crescita continua della disoccupazione. La natura ci obbligherà a una società di consumo ragionevole, quando noi ragionevolmente produrremo ed utilizzeremo soltanto  il necessario.

Con la tecnologia esistente che si sta sviluppando, scopriamo che ad ogni abitante adulto della terra basterà dedicare al lavoro una-tre ore al giorno, il resto del tempo tutta la popolazione della terra, indipendentemente dall’età, sarà obbligata a studiare continuamente la vita nella nuova società integrale. L’uomo riceverà tutto il necessario per l’esistenza per questo lavoro e studio. Inoltre lo studio sarà obbligatorio per tutti.

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La ricetta fondamentale per l’uscita dalla crisi europea

Opinione (M. Delyagin, direttore dell’istituto dei problemi di globalizzazione): Esiste un algoritmo basilare economico per l’uscita dall’attuale fase europea di crisi economica internazionale?

Un algoritmo del genere c’è. La sua essenza consiste nello spostamento nel baricentro dal settore economico “virtuale” della borsa, di nuovo nel suo settore reale. E con questo è indispensabile assicurare un graduale fallimento delle banche investitrici in tuto il mondo (anche sulle basi di compromesso) e salvare le banche, che hanno un’importanza sociale. Ma le banche investitrici non vogliono fallire volentieri quindi a loro tocca fallire attraverso la crisi. La terza guerra mondiale non è una cosa definitiva, ma ci è assicurata una recessione a lungo termine.

Il mio commento: Certamente sia la contrizione delle banche investitrici, sia tutta la struttura economica si deve scuotere e ricostruire sul compiacimento di una politica socaile giusta, generale e mutua garanzia. Gradualmente diminuire la produzione delle merci e servizi fino al necessario per il livello di esistenza normale.

Tutto il tempo e le risorse liberate, indirizzarle sulla formazione ed educazione di tutta la popolazione, verso la comprensione dei nuovi rapporti sociali e la loro creazione da parte di tutti. Di questo se ne occuperà ognuno, tranne l’investimento nelle industrie e nei servizi necessari.
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Il mondo senza l’euro

Opinione (D. Kornblum, il consigliere di Noerr LLP): Per i creatori dell’Euro, la fine della guerra mondiale (1990) è stato il tempo delle preoccupazioni: si sveglieranno nella Germania unita le vecchie predisposizioni nazionalistiche che potranno far apparire di nuovo il pericolo della guerra?

Ogni leader europeo di quel tempo vedeva in un’unica valuta un progetto politico importantissimo, destinato al rinforzo dell’unione dell’Europa ed all’allontanamento di questo pericolo. Per loro, il mondo senza l’Euro sarebbe stato un mondo minacciato dai conflitti in cui sarebbe stata possibile perfino la guerra.

Da queste paure il progetto Euro è stato elaborato molto velocemente, senza gli accordi degli istituti politici, e avrebbe trasformato l’Europa veramente in una zona economica unica. Invece di essere liberi dalla politica, il controllo della valuta è diventato un gioco politico.

Invece di agire con fermezza, i governi europei si sentono rinchiusi nel perimetro degli obblighi per “Europa”. Questa paura insuperabile del conflitto interno, è un’eredità della seconda guerra mondiale. I politici europei possono non essere specialisti in finanze, ma conoscono i loro elettori. È meglio non fare niente che rischiare la stabilità ottenuta con fatica. Qualunque domanda riguardo l’Euro è ancora una domanda sulla guerra …

Il mio comento: caso, finché le persone non conosceranno la loro completa interdipendenza, la paura della guerra non sparirà dalla loro coscienza. Soltanto la garanzia reciproca salverà il mondo dalla paura della guerra e ci innalzerà alla sensazione dell’eternità.
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Rivolte della fame

Nelle Notizie (da Technology Review): “Se noi non invertiamo l’attuale tendenza nei prezzi dei generi alimentari, Arriviamo fino all’Agosto 2013 prima che la protesta sociale spazzi il pianeta, dicono i teorici della complessità …

“Marco Lagi e compagni all’Istituto dei Sistemi Complessi del New England a Cambridge dicono che loro hanno trovato un singolo fattore che sembra innescare rivolte nel mondo.

“Quest’unico fattore è il prezzo del cibo. Lagi e compagni dicono che quando sale sopra un certo livello, la rivolta sociale spazza il pianeta.

“Questo chiaramente sembra mostrare che quando l’indice del prezzo del cibo cresce sopra un certo livello, il risultato è il problema in tutto il mondo.

“In altre parole, alti prezzi del cibo conducono ad un certo punto di non ritorno quando quasi un nonnulla può innescare una rivolta, come un fiammifero acceso in una foresta secca.”

Il mio commento: Certo questi fenomeni sono indesiderabili, ma forse necessari affinché la gente cominci ad ascoltare la sola soluzione corretta: creare il sistema dell’istruzione integrale globale e dell’educazione.
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L’Europa è vicina a una completa crisi bancaria

Opinione: (Mohamed A. El- Erian, della Pacific Investment Management Co.): “Associazioni come il Fondo Monetario Internazionale devono agire con le banche europee con il rischio di inabissarsi nella crisi del debito sovrano della regione.

“Ci stiamo avvicinando a una completa crisi bancaria in Europa….siamo in un rallentamento globale sincronizzato. C’è poca fiducia nella politica economica fatta sia in Europa sia negli Stati Uniti.”

Il mio commento: Anche se i partecipanti delle assemblee dell’IMF e della Banca Mondiale sono scontenti delle loro abilità, non vedono altre opinioni. Di che cosa hanno bisogno per sentirci? Io penso che sia la voce del popolo. Quando i fondi disponibili per risolvere la crisi saranno finiti, le proteste inizieranno nelle nazioni Europee sviluppate e negli Stati Uniti. La rivoluzione avrà luogo nelle menti delle persone: Loro comprenderanno di affrontare il problema “oltre loro stessi”, il quale non possono risolvere, e allora sentiranno la voce del Movimento della garanzia mutua.
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La realizzazione dello scenario del crollo della zona euro

Opinione (Е. Turzhanskiy , Germania Federale Kalit-Finance): Il governo Greco si prepara al referendum riguardante la rinuncia dell’euro e il ritorno alla valuta nazionale. Sembrerebbe che la crisi si evolva secondo lo scenario peggiore. Gli Outsider vengono “pressati” dettando condizioni impossibili per avanzare.

Nel caso dell’uscita della Grecia dalla zona euro , il prossimo paese nella lista è l’Italia. Una crisi pesantissima del paese si rifletterà su tutti , senza esclusione dei governi europei. In conclusione l’attività economica nella zona euro potrà essere indebolita nel giro di qualche anno. La fuga di massa del capitale dall’Europa indirizzerà grandi flussi di risorse negli USA, sul mercato del debito americano. In questa maniera la domanda del finanziamento di un grande debito statale sarà tolto “dall’ordine del giorno”.

Il mio commento: Avevo già pubblicato una nota , che dice che la legge dell’egoismo superiore è “Muori tu oggi , e io domani” . Tutti in UE capiscono questo , ma per la legge della forza dell’egoismo, gli USA fanno ciò che gli è conveniente , gli europei tacciono e sorridono in maniera diplomatica … E’ così il nostro mondo per adesso.
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